Citazioni · Frasi

FRASI SULLA VELOCITA’

VELOCITA'

Viaggia più veloce chi viaggia da solo.
Rudyard Kipling
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Quando si pattina su ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità.
Ralph Waldo Emerson
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Oltre che impossibile, è anche indesiderabile viaggiare più veloci della luce, visto che, a quella velocità, il cappello continua a volare via.
Woody Allen
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La velocità non è pericolosa. Più forte vai, prima raggiungi il punto in cui sei finalmente al sicuro.
Maurice Trintignant
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La velocità è piacevolissima per se sola, cioè per la vivacità, la forza,la vita di tal sensazione. Essa desta realmente una quasi idea dell’infinito, sublima l’anima, la fortifica.
Giacomo Leopardi, Zibaldone
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Il problema è mantenere una velocità di pensiero che sia superiore alla velocità della macchina
Walter Röhrl
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Computer: cretino ad alta velocità in dotazione, spesso, a cretini molto lenti.
Stefano Benni
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Il tempo scorre lentamente con una velocità impressionante.
Pino Caruso, Ho dei pensieri che non condivido
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Il pensiero viaggia alla velocità del desiderio.
Malcolm de Chazal, Senso plastico
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Pattinando sopra un ghiaccio sottile, la sola speranza di salvezza sta nella velocità.
Ralph Waldo Emerson, Saggi
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Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.
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L’insostenibile leggerezza dell’essere
Milan Kundera
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Lento vuol dire preciso, preciso vuol dire veloce!
Shooter , film
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La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo.
Milan Kundera, La lentezza
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C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio.
Milan Kundera, La lentezza
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La velocità incontrollata è costosa, e sono sempre meno quelli che possono permettersela. A ogni incremento della velocità di un veicolo cresce il costo della propulsione e della rete stradale e – cosa più drammatica di tutte – aumenta lo spazio che il veicolo divora col suo movimento. Oltrepassata una certa soglia nel consumo di energia per i passeggeri più veloci, si crea una struttura di classe, su scala mondiale, di capitalisti di velocità. Il valore di scambio del tempo diviene dominante, rispecchiandosi anche nella lingua: il tempo si spende, si risparmia, s’investe, si spreca, s’impiega. Quando una società segna un prezzo sul tempo, tra l’equità e la velocità veicolare si stabilisce una correlazione inversa.

L’alta velocità capitalizza il tempo di poche persone a un tasso spropositato, ma paradossalmente lo fa deprezzando il tempo di tutti gli altri. A Bombay solo pochissime persone posseggono un’auto; esse possono raggiungere in una mattinata la capitale d’una provincia e fare questo tragitto una volta la settimana. Due generazioni addietro ci sarebbe voluta un’intera settimana per lo stesso viaggio, ch’era possibile solo una volta l’anno. Adesso spendono una quantità maggiore di tempo per un maggior numero di spostamenti. Ma quelle stesse poche persone, con le loro auto, scompigliano il flusso di traffico delle migliaia di biciclette e di taxi a pedali che circolano nel centro della città a una velocità effettiva tuttora superiore a quella possibile nel centro di Parigi, Londra o New York. La spesa complessiva di tempo assorbita dal trasporto in una società cresce assai più in fretta del risparmio di tempo conseguito da un’esigua minoranza nelle sue veloci escursioni. Il traffico aumenta all’infinito quando diventano disponibili mezzi di trasporto ad alta velocità. Al di là d’una soglia critica, l’output del complesso industriale costituitosi per spostare la gente costa alla società più tempo di quello che fa risparmiare. L’utilità marginale dell’aumento di velocità d’un piccolo numero di persone ha come prezzo la crescente disutilità marginale di questa accelerazione per la grande maggioranza.

Oltre una velocità critica, nessuno può risparmiare tempo senza costringere altri a perderlo. Colui che pretende un posto su un veicolo più rapido sostiene di fatto che il proprio tempo vale più di quello del passeggero di un veicolo più lento. Oltre una certa velocità, i passeggeri diventano consumatori del tempo altrui, e per mezzo dei veicoli più veloci si effettua un trasferimento netto di tempo di vita. L’entità di tale trasferimento si misura in quanta di velocità. Questa corsa al tempo depreda coloro che rimangono indietro e, poiché questi sono la maggioranza, pone problemi etici d’ordine più generale della lotteria che distribuisce dialisi renali o trapianti di organi.

Oltre una certa velocità i veicoli a motore creano distanze che soltanto loro possono ridurre. Creano distanze per tutti, poi le riducono soltanto per pochi. Una nuova strada aperta nel deserto brasiliano mette la città a portata di vista, ma non di mano, della maggioranza dei contadini poveri. La nuova superstrada ingrandisce Chicago, ma risucchia chi è ben carrozzato lontano dal centro, che degenera in ghetto.

Contrariamente a quanto spesso si afferma, la velocità dell’uomo è rimasta invariata dall’età di Ciro fino a quella del vapore. Con qualunque mezzo venisse portato il messaggio, le notizie non potevano viaggiare a più di centosettanta chilometri al giorno. Né i corrieri inca, né le galee veneziane, né i cavalieri persiani, né i servizi di diligenza istituiti sotto Luigi XIV superarono mai questa barriera. I soldati, gli esploratori, i mercanti, i pellegrini percorrevano al massimo trenta chilometri al giorno. Per dirla con Valéry, Napoleone era ancora costretto al passo lento di Cesare: Napoléon va à la méme lenteur que César. L’imperatore sapeva che on mesure la prospérité publique aux comptes des diligences («la prosperità pubblica si misura dagli incassi delle diligenze»), ma poteva fare ben poco per sveltirle. Per andare da Parigi a Tolosa ci volevano ai tempi dei romani circa duecento ore; nel 1740, prima che si aprissero le nuove strade regie, la diligenza ce ne metteva ancora 158. Solo l’Ottocento accelerò l’uomo. Nel 1839 la durata del viaggio era scesa a 110 ore, ma con un nuovo costo: in quello stesso anno si ribaltarono in Francia 4150 diligenze, causando la morte di più di mille persone. Poi la ferrovia provocò un brusco mutamento. Nel 1855 Napoleone III sosteneva di aver toccato i 96 chilometri orari viaggiando in treno da Parigi a Marsiglia. Nel giro di una generazione la distanza media percorsa annualmente dai francesi aumentò di centotrenta volte, e la rete ferroviaria britannica raggiunse la sua massima espansione. I treni per passeggeri toccarono il costo ottimale, calcolato in termini di tempo dedicato al loro impiego e alla loro manutenzione.

Con l’ulteriore accelerazione, il trasporto cominciò a dettar legge al traffico mentre la velocità erigeva una gerarchia di destinazioni. A questo punto, ogni gruppo di destinazioni corrisponde a uno specifico livello di velocità e definisce una certa classe di passeggeri. Ogni circuito di punti terminali degrada quelli che vengono raggiunti a una media oraria inferiore. Coloro che devono spostarsi con forza propria si trovano riclassificati come emarginati e sottosviluppati. Dimmi a che velocità vai e ti dirò chi sei. Se puoi accaparrare per te le tasse che servono ad alimentare il Concorde, sei sicuramente al vertice.
Elogio della bicicletta
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Resistere alla più alta velocità possibile per una strada così lunga è la cosa più bella che una mente umana possa produrre. La mente non è il cervello, la mente è il sistema del corpo che pensa.
Mauro Covacich
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Quando si pattina su ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità
Ralph Waldo Emerson
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Sulla strada per eccellere non ci sono limiti di velocità
David J. Johnson
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Se il mio dottore mi dicesse che mi rimangono solo sei minuti da vivere, non ci rimuginerei sopra. Batterei a macchina un po’ più veloce
Isaac Asimov
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