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FRASI DOTTOR MOZZI

aprile 5th, 2014

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La domanda che mi faccio spesso, come uomo oltre che come medico, è che cosa lasceremo in eredità alle generazioni future. Più che il denaro sarebbe importante consegnare loro il pianeta in buono stato, cioè con il minor tasso d’inquinamento possibile.
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Il cibo è all’origine di molte patologie.
Perché il cibo sono sostanza che entrano a stretto contatto con il nostro sistema immunitario e se noi siamo programmati per tollerarle ci daranno un grande aiuto altrimenti ci daranno dei grossi problemi.
È che nessuno vuole capire che la vita è regolata da leggi semplici, noi siamo degli ingranaggi della natura, ogni cosa in natura ha il proprio ruolo.
La dieta del gruppo sanguigno è una grande intuizione che poi non va preso come un dogma. Il gruppo del sangue è l’espressione del nostro sistema immunitario che è caratteristico di ognuno di noi. E dietro a questo sistema immunitario c’è scritto ciò che possiamo o non possiamo tollerare.

Questa è una verità che purtroppo viene disconosciuta.
In base al proprio gruppo sanguigno ci sono delle famiglia di alimenti che non sono adatte alla nostra salute e altre che lo sono. Ormai ci alimentiamo in base a ciò che l’industria alimentare ci propone, a ciò che la cosiddetta scienza dice che è adatto a noi.
Il glutine è un nemico individuato. I cereali non sono adatti a questo tipo di vita, specie alla vita sedentaria, e soprattutto una vita che non è più governata dalla selezione naturale, ma è governata dalla medicina che praticamente tiene in vita tutti quanti.

Una delle leggi supreme della natura è quella della selezione naturale.
Oggi ci sono molti celiaci perché non c’è più la selezione naturale che cancellava dal pianeta i portatori di un DNA che non tolleravano il glutine. Da quando sono comparse le allergie respiratorie inesistenti, da quando è sorto l’allattamento artificiale (al cui interno ci sono delle malto destrine che sono ricavate dai cereali) da quando vengono dati alimenti ricchissimi di glutine, (a cominciare dai biscottini sciolti nel latte ed anche le pastine agglutinate).
Possiamo salvare qualche cereale ma con molta parsimonia:
Quelli con il glutine: frumento, farro, kamut, orzo, avena, segale
Quelli senza glutine: quinoa, grano saraceno (sviluppa pressione alta e glicemia), mais, amaranto, riso, miglio (il miglio contiene molto amido quindi o lo smaltiamo oppure si accumula)

Siamo programmati per fare un sacco di attività fisica, come tutti gli animali.

Il latte e i latticini possono rappresentare un grave pericolo per la salute (creano infertilità sia femminile che maschile). Il latte contiene degli ormoni di specie che entrano in conflitto con quelli umani. Contiene delle proteine, degli zuccheri e soprattutto degli ormoni che sono altamente specifici per ogni specie animale. Quindi il latte bovino è altamente specifico per i bovini. Quindi gli ormoni del latte vaccino contrastano con i nostri, soprattutto con quelli femminili, andando a colpire l’apparato riproduttivo.
La frutta contiene zucchero, e come tutti gli zuccheri, sono carboidrati, quindi o li si smaltiscono o possono creare dei problemi, specie alle persone del gruppo zero.

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Ci sono in circolazione diverse pubblicazioni sulla relazione fra alimentazione, salute e gruppo sanguigno, però quasi tutte dicono le stesse cose, e tutte mancano della semplicità e della praticabilità. La gente deve capire che quando una persona mangia una cosa, il suo corpo gli manda a dire tutto: è un fatto e l’ho constato in tanti anni di visite.
L’introduzione di materiale non è tollerato può scatenare tutta una serie di reazioni da parte del nostro corpo: questo è ciò che la gente percepisce, vede, si riconosce. le persone mi dicono: “Sì ho mangiato questo e quest’altro e mi viene quello”. Questi sono i segnali che la natura ha messo a disposizione di in ogni essere umano, segnali che fino ad ora non erano stati collegati in modo preciso con l’introduzione di determinate sostanze.
Non lo dico per vantarmi, ma ho curato decine di migliaia di persone e fra le altre cose ho sempre cercato di mettere in relazione il sintomo con l’alimentazione. Ho impiegato tantissimi anni e con tanta cautela ho scritto questo libro, perché non c’è nulla di più importante della salute.
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Ogni essere vivente ha un suo DNA ben preciso. Il DNA governa tutto. Dal comportamento, al modo di reagire, al carattere. Lo stesso accade con i vari alimenti. Appena introduciamo una sostanza nel nostro corpo, il sistema immunitario viene allertato. Se la sostanza è giusta, c’è l’ok del sistema immunitario, la sostanza entra e viene trasformata. Se invece la sostanza è dannosa, il corpo si ammala.

Poi dipende, ovviamente se il contatto è sporadico la reazione è impercettibile, ma se è prolungato nel tempo allora arrivano i problemi.
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all’alba delle nostre origini, i primi uomini che hanno popolato la terra erano cacciatori-raccoglitori, onnivori con un’alimentazione basata sulle proteine animali, le bacche, i semi, i frutti spontanei della terra. Con questo voglio dire che l’uomonon è programmato per consumare cerali. La natura non ha previsto campi di grano e di riso da nessuna parte. La natura ha messo uccelli nell’aria, animali sulla terra, pesci nell’acqua, bacche, radici, germogli, foglie. Un consumo eccessivo di cereali non si adatta con la struttura antica del corpo umano. Conseguentemente mi preme anche dire che il modo generico in cui viene demonizzata la carne – soprattutto da una certa parte dell’oncologia – è a mio parere assurdo.
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Per me l’obiettivo fondamentale è essere custode e tenere in ordine il mio angolo di pianeta
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FRASI SULLE FARFALLE

aprile 4th, 2014

farfalle

Passa una farfalla davanti a me
E per la prima volta nell’Universo mi accorgo
Che le farfalle non hanno colore né movimento,
Così come i fiori non hanno profumo né colore.
E’ il colore che ha colore nelle ali della farfalla,
Nel movimento della farfalla è il movimento che si muove.
E’ il profumo che ha profumo nel profumo del fiore.
La farfalla è solo farfalla
E il fiore è solo fiore.
Fernando Pessoa, Poemi di Alberto Caeiro
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Farfallina, farfallina,
tu che voli birichina
da un fiore giallo a un fiore blu
con le tue ali volte all’insù,
vieni a posarti sulla mia mano
non andar via, così lontano.
Giochiamo insieme a nascondino
ora ti vedo, sei qui vicino.
Ancora un passo, due…tre…
e sarò lì vicino a te
potrò vedere i tuoi colori che si
confondono con i fiori.

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La felicità è come una farfalla: se l’insegui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te.

Nathaniel Hawthorne

Dovrò pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle
Antoine de Saint-Exupery , Piccolo Principe

Noi farfalle si vive un giorno solo e quando son le sei di sera si han già le palle piene
Altan
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La mente umana e’ paragonabile ad una farfalla che assume il colore delle foglie sulle quali si posa… si diventa cio’ che si contempla.

Gustave Flaubert
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Adoro le farfalle.
Probabilmente le invidio.Loro riescono a volare e sono imbellettate di colori come l’arcobaleno.
Le invidio perchè hanno quella polverina che le cosparge e gli permette di andare via con un semplice e soffice battito d’ali.In silenzio,nelle strade del mondo.
Alessia Auriemma
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La farfalla non conta i mesi ma i momenti e ha tempo a sufficienza
Tagore
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Che cosa può essere un fatuo senza la sua presunzione? Se togliete le ali a una farfalla, non resta che un verme.
Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri
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E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali.
Alda Merini
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Figlioli, questa notte ho sognato che ero una farfalla: ora io non so se ero allora un uomo che sognava d’essere farfalla, o se io sono ora una farfalla, che sogna di essere uomo. So che l’una o l’altra risposta sono parimenti logiche. Vi prego di meditare molto prima di scandalizzarvi.
Chuang Tzu
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La farfalla che svolazza intorno alla lampada finché non muore è più ammirevole della talpa che vive in una galleria oscura
Gibran
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Se le tempeste vengono provocate dal battito d’ali delle farfalle come suggerisce la teoria del caos, forse potremmo eliminare gli uragani uccidendo tutte le farfalle
R. Lee Park
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Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d’estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant’anni comuni non potrebbero mai contenere
J. Keats
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FRASI GIOVANNI PAOLO II

aprile 3rd, 2014

PAPAGIOVANNI

Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell’era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell’uomo.
Papa Giovanni Paolo II
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Violentare le coscienze è un grave danno fatto all’uomo. È il più doloroso colpo inferto alla dignità umana. È, in un certo senso, peggiore dell’infliggere la morte fisica, dell’uccidere.
Papa Giovanni Paolo II
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Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.
Papa Giovanni Paolo II
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Oggi, grazie ai progressi della medicina nonché alle migliorate condizioni sociali ed economiche, in molte regioni del mondo la vita si è notevolmente allungata. Resta, però, sempre vero che gli anni passano in fretta; il dono della vita, nonostante la fatica e il dolore che la segnano, è troppo bello e prezioso perché ce ne possiamo stancare.
Papa Giovanni Paolo II – Lettera agli anziani 1999

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Riandare al passato per tentare una sorta di bilancio è spontaneo alla nostra età. Questo sguardo retrospettivo consente una valutazione più serena ed oggettiva di persone e situazioni incontrate lungo il cammino. Il passare del tempo sfuma i contorni delle vicende e ne addolcisce i risvolti dolorosi. Purtroppo crucci e tribolazioni sono largamente presenti nell’esistenza di ciascuno. Talvolta si tratta di problemi e sofferenze, che mettono a dura prova la resistenza psicofisica e magari scuotono la stessa fede. L’esperienza però insegna che le stesse pene quotidiane, con la grazia del Signore, contribuiscono spesso alla maturazione delle persone, temprandone il carattere.
Papa Giovanni Paolo II – Lettera agli anziani 1999
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Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Papa Giovanni Paolo II, Lettera alle Donne
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Il Libro della Genesi parla della creazione in modo sintetico e con linguaggio poetico e simbolico, ma profondamente vero: « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27). L’atto creativo di Dio si sviluppa secondo un preciso progetto. Innanzitutto, è detto che l’uomo è creato « ad immagine e somiglianza di Dio » (cfr Gn 1, 26), espressione che chiarisce subito la peculiarità dell’uomo nell’insieme dell’opera della creazione.

Si dice poi che egli, sin dall’inizio, è creato come « maschio e femmina » (Gn 1, 27). La Scrittura stessa fornisce l’interpretazione di questo dato: l’uomo, pur trovandosi circondato dalle innumerevoli creature del mondo visibile, si rende conto di essere solo (cfr Gn 2, 20). Dio interviene per farlo uscire da tale situazione di solitudine: « Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile » (Gn 2, 18). Nella creazione della donna è inscritto, dunque, sin dall’inizio il principio dell’aiuto: aiuto – si badi bene – non unilaterale, ma reciproco. La donna è il complemento dell’uomo, come l’uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La femminilità realizza l’« umano » quanto la mascolinità, ma con una modulazione diversa e complementare.

Quando la Genesi parla di « aiuto », non si riferisce soltanto all’ambito dell’agire, ma anche a quello dell’essere. Femminilità e mascolinità sono tra loro complementari non solo dal punto di vista fisico e psichico, ma ontologico. È soltanto grazie alla dualità del « maschile » e del « femminile » che l’« umano » si realizza appieno.

Papa Giovanni Paolo II, Lettera alle Donne

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Ciascuno è chiamato a meditare sul tempo che passa secondo il metro del dono di Dio

Papa Giovanni Paolo II
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Questa città, come tante altre “megalopoli” del mondo intero, non appare ai nostri occhi, ed anche agli occhi degli stranieri, come uno dei tanti “ambienti laicizzati” dell’attuale secolarizzazione?

È difficile trovare una risposta univoca!

Tuttavia, non cessano di venire qui numerosi pellegrini, da diversi paesi e continenti.

Roma non cessa di parlare e non cessa di irradiare la luce che qui, una volta, è stata portata dalla riva del Giordano. E non si può mettere questa Luce “sotto il moggio”.

E dinanzi a tutti i sintomi e le statistiche dell’economia umana non cessa di agire la verità di queste parole di San Paolo: “Ubi abundavit peccatum, superabundavit gratia” – super-abundavit!

Secondo questo metro Dio stesso fa i conti con la storia dell’uomo sulla terra; anche con la storia di questa città.

E perciò l’ultima parola della nostra comune preghiera di oggi – della comune preghiera di Roma – è il “Te Deum”.

L’adorazione di Dio.

Papa Giovanni Paolo II
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Ci stiamo, purtroppo, abituando a vedere il peregrinare sconsolato degli sfollati, la fuga disperata dei rifugiati, l’approdo con ogni mezzo di migranti nei Paesi più ricchi in cerca di soluzioni per le loro tante esigenze personali e familiari. Ecco allora la domanda: come parlare di pace, quando si registrano costantemente situazioni di tensione in non poche regioni della Terra? E come il fenomeno delle migrazioni può contribuire a costruire fra gli uomini la pace?
Nessuno può negare che l’aspirazione alla pace sia nel cuore di gran parte dell’umanità. Proprio quello è il desiderio ardente che spinge a ricercare ogni via per realizzare un futuro migliore per tutti. Ci si va sempre più convincendo che occorre combattere il male della guerra alla radice, perché la pace non è unicamente assenza di conflitti, ma un processo dinamico e partecipativo a lungo termine, che coinvolge ogni fascia della società, dalla famiglia alla scuola, alle varie Istituzioni e Organismi nazionali ed internazionali. Insieme si può e si deve costruire una cultura di pace, atta a prevenire il ricorso alle armi e ogni forma di violenza. Per questo vanno incoraggiati gesti e sforzi concreti di perdono e di riconciliazione; occorre superare contrasti e divisioni, che diversamente si perpetuerebbero senza prospettiva di soluzione. Va poi ribadito con vigore che non ci può essere vera pace senza giustizia e senza rispetto dei diritti umani. Esiste, infatti, uno stretto legame tra la giustizia e la pace, come già evidenziava nell’Antico Testamento il Profeta: “Opus iustitiae pax” (Is 32,17).
Papa Giovanni Paolo II
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Nessuno resti insensibile dinanzi alle condizioni in cui versano schiere di migranti! Si tratta di gente in balìa degli eventi, con alle spalle situazioni spesso drammatiche. Di tali persone i mass-media trasmettono immagini toccanti e qualche volta raccapriccianti. Sono bambini, giovani, adulti ed anziani dal volto macilento e con gli occhi pieni di tristezza e solitudine. Nei campi dove vengono accolti sperimentano talora gravi restrizioni. E’ però doveroso, a questo riguardo, riconoscere il lodevole sforzo compiuto da non poche organizzazioni pubbliche e private per alleviare le preoccupanti situazioni venutesi a creare in più regioni del Globo.
Papa Giovanni Paolo II

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la morte d’un cigno

aprile 1st, 2014

In quel lago nel verde

un cigno leggiadro

scivolava lento.

Delizia per gli occhi il suo

andare, degno di regine

si specchiava nell’acqua.

Funesto il giorno che il lago

prosciugò, si tramutò in arida

zolla.

Il cigno ferì i piedi palmati

raspando il secco rigagnolo

bruciato, dal torrido caldo

assassino!

Le bianche piume strascinava

al suolo, aprendo appena il becco

bagnando convulso le ali nella polvere.

Esausto in posa di covata reclinò il capo

mentre gli occhi cercavano una folgore

in cielo, speranza di pioggia e di vita.

(Mirella Narducci)

La morte d'un cigno

 

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Pesce D’Aprile

aprile 1st, 2014

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Il primo giorno del mese d’aprile è notoriamente conosciuto in tutto il mondo come il “giorno del pesce d’aprile“; quello in cui ogni scherzo risulta lecito, nel privato, tra amici e parenti, e nel pubblico, dove i media si danno da fare per organizzare la burla più colossale. Non tutti, però, sono dotati di senso dell’umorismo, quindi lo scherzo, pur se “legittimato” dalla ricorrenza, potrebbe non risultare gradito. Probabilmente bisogna andare molto indietro nel tempo per scoprire il primo pesce d’aprile della storia: si narra che un giorno d’inizio primavera del 40 a.C. , Cleopatra sfidò l’adorante Marco Antonio ad una gara di pesca. Per non sfigurare agli occhi della sua bella, questo ordinò ad un servo di fiducia di attaccare al suo amo (ovviamente di nascosto) il pesce più grosso che avesse trovato. La regina d’Egitto scoprì in tempo il piano del romano e così fece sostituire quel pesce grosso con uno finto, molto vistoso, realizzato in pelle di coccodrillo. E’ certo che il “pesce d’aprile” miete le proprie vittime fra i creduloni e a tale proposito i proverbi si sprecano. I romagnoli, ad esempio, usano dire: «È prem de ‘d’abril / totti agli öch al va in zir», cioè «il primo giorno di aprile tutte le oche (i creduloni) vanno in giro». Le origini del tradizionale pesce d’aprile, tuttavia, sono incerte e non si conosce esattamente il periodo in cui ebbe inizio, né per opera di chi. Secondo una vecchia leggenda, il pesce d’aprile risalirebbe addirittura alla Genesi del mondo quando il Signore, completata la Creazione, ritornò in cielo. I primi uomini, comprensibilmente disorientati, cominciarono a vagare in cerca di cibo e di un riparo per la notte, intralciati, però, dai più inetti del gruppo. Gli sciocchi dicevano “Questa pianta è troppo brutta! Non può essere buona da mangiare!”, togliendo dalle mani degli uomini intelligenti una bella carota; “Questo posto è troppo buio!”, dicevano i paurosi, impedendo agli uomini intelligenti di entrare in una grotta calda e ospitale. A quel punto, secondo la leggenda, i più scaltri, per poter lavorare meglio, ebbero un’idea: inviare gli sciocchi alla ricerca di una pianta buonissima, ma inesistente, chiamata “Succulenza”, che cresceva nel posto esatto dove tramonta gli sole.
PRIMO APRILELa prima notizia che sembra avere un minimo di fondamento storico sull’origine del “pesce d’aprile” rimanda alla Francia di Carlo IX, secondogenito di Enrico II e di Caterina de’ Medici che, nel 1564, attraverso il decreto di Roussilon, sancì l’adozione del Calendario gregoriano, facendo diventare il 1 gennaio primo giorno dell’anno. Verso la metà del XVI secolo, in tutta la Francia, le celebrazioni del nuovo anno cominciavano il 25 marzo e finivano una settimana dopo, il 1 aprile appunto. La leggenda vuole che molti francesi o contrari a questo cambiamento o che semplicemente se ne dimenticarono, continuarono a scambiarsi regali, festeggiando durante la settimana che terminava con il 1 aprile. Molto comune anche la spiegazione che associa il 1 Aprile all’inizio della stagione della pesca, evento accolto come una grande festa, con ilarità e scherzi,ma c’è anche chi sostiene che, durante le pesche primaverili, agli inizi di aprile, i pescatori che di frequente tornavano a mani vuote per l’assenza di pesci sui fondali venivano scherniti dai compaesani. Il pesce d’aprile, “poisson d’avril” in Francia, “pescado de abril” in Spagna, conosciuto anche come “April Fool’s day”, è una festa dedicata agli scherzi che si celebra in Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, fino ad arrivare in Giappone.
PRIMO APRILE COPQuesta giocosa ricorrenza è legata, forse, allo zodiaco: qualsiasi evento accaduto in questa data era relazionato al fatto che il Sole lasciava la costellazione dei Pesci… da qui l’usanza di festeggiare in modo insolito che, diffusasi in tutto il mondo, ha assunto connotazioni differenti nei vari paesi. I francesi, ad esempio, utilizzano simbolicamente l’immagine del sole, nel suo passaggio dal segno dei Pesci a quello dell’Ariete; gli anglosassoni definiscono questa giornata con l’espressione “april’s fool day“, letteralmente “il giorno dello sciocco di aprile”, utilizzando la parola fool, che indica il folletto delle corti medievali; nella Scozia delle highlands invece, il pesce d’aprile ha una curiosa appendice nel taily day, ovvero “giorno delle natiche”, durante il quale, ci si diverte ad attaccare sulla schiena dei malcapitati un cartello con la scritta kick me (dammi un calcio). Insomma, un po’ ovunque, in Europa e nel mondo, quella del “pesce d’aprile” è una sottile evasione, un modo per sdrammatizzare gli eventi e “prendere la vita” con più leggerezza. Il pesciolino più dispettoso che si conosca sta già mietendo le sue “vittime” (in senso ironico) nei social network, in cui i naviganti si scambiano immagini decisamente all’insegna del sorriso… in fin dei conti, il 1 aprile il giorno in cu tutti possono dire o fare qualcosa di sordido, per poi esclamare ” Pesce d’aprile!” con un un sorriso gengivoso e di sicuro terapeutico!

la Soffitta delle Streghe

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La Luna Nuova

marzo 31st, 2014

 

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La luna nuova marca l’inizio di un nuovo ciclo, quindi, questo particolare periodo lunare è ottimale per formulare le nostre nuovi intenzioni, le nostre nuove idee, un nuovo lavoro o un nuovo amore. Qualcosa di nuovo accade sempre. Come la Luna muove le maree, muove anche le nostre emozioni.

Occorrente
Un foglio di carta bianca
Una penna
Una candela bianca
Incenso (quello che preferite)
Musica

Procedimento
In posto dove siete tranquilli, e siete sicuri che nessuno possa disturbarvi, create il vostro tempio sacro, spazzate via l’energie negative, accendete dell’inceso purificatore, aprite il vostro cerchio pieno di energia positiva e luminosa. Sedetevi ora al centro e rilassatevi, fate dei respiri profondi, meditate e radicatevi con l’energie del posto. Dovete diventare una cosa sola con il vostro cerchio.
Accendete la Candela bianca, che simboleggia la Dea. Immaginate di accendere il vostro desiderio, e immagine che la Dea, fanciulla vi sorrida.
Prendete il fogliettino, scrivetene una parola chiave, e bruciatelo sul fuoco della candela accesa. Dite queste parole, non importa se le urlate o se le sussurrate, l’importante è sentire la magia che vi innalza.

“Accetto queste nuove cose
questi nuovi eventi nella mia vita,
miglioro me, e tutto ciò che è accanto a me”

Rimanete nel cerchio, Meditate, chiudete tutto, ringraziate la Dea, e lasciate che la sua veste bianca(ovvero la candela, illumini tutta la vostra camera).

La soffitta delle streghe

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Favola Russa

marzo 30th, 2014

tumblr_n1a0ubG2sx1qdfcgso1_500La Dea ha ricamato il mondo
con il suo ago. In primo luogo
ha ricamato la luna
e poi, le stelle lucenti
e poi il bel sole e
le nuvole calde sotto.
Poi i pini bagnati nel bosco,
i pini con gli animali selvatici al di sotto,
quindi le onde lucenti del mare,
le onde splendenti con i pesci sotto.
Così la dea ha ricamato
il mondo. Il mondo è fiorito
dalla sapienza dell’ago della Dea.

Siate Benedetti.

la soffitta delle streghe )O(

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FRASI SULLE SUOCERE

marzo 30th, 2014

suocera

Guardami in faccia e ascoltami bene: a me di quello che dice o pensa tua madre non me ne frega niente. Non la sopporto, non l’ho mai sopportata. Non sono mai stata felice di andare a pranzo da lei, nemmeno una volta. È sempre stata una condanna per me. Lei e tutte le sue frasi del cazzo: “Ma dai da mangiare a mio figlio? Sembra così sciupato. Tieni, amore, mangia”. “Ma quanti strati di pasta metti quando fai le lasagne? Non comprerai mica la besciamella già pronta?” “Ma
perché prendete le marmellate confezionate e non le fai tu? Non è difficile, anche tu puoi farcela. Te ne ho preparate due, una di fichi e una di pesche.” Sono più le volte che le ho buttate perché fanno schifo. Sì, Paolo, la marmellata di fichi di tua madre fa schifo, mi spiace ferirti, ma è immangiabile, ha il sapore di gomma bruciata. Se domani vengo da tua madre, giuro che è la volta che le dico tutto. Tutto! Come ti tiene in scacco con i sensi di colpa, o riempiendoti lo stomaco di  ualsiasi cibo si ritrovi tra le mani. E tu, alla tua età, non sei ancora riuscito a dirle basta.
Non sei ancora riuscito a farti trattare da uomo e non da bambino incapace di comprarsi anche solo un paio di mutande. Paolo, tua madre ti compra ancora le mutandeeeee! E tu non ti ribelli mai a nulla, nemmeno a questa situazione tra noi. Ma come fai a far finta che vada tutto bene? A fingere pur di non affrontare le cose? Non sopporto più né tua madre né il nostro matrimonio!»

FABIO VOLO, LE PRIME LUCI DEL MATTINO
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Quando la suocera è alla porta, l’amore volavia dalla finestra
H.Rowland
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Ogni donna ha in sé una suocera.
Jules Renard, Diario
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Mia suocera è una donna che vive nel suo passato, quando era moglie e mamma a tempo pieno. Raccontava continuamente aneddoti che ormai conoscevo a memoria: erano sempre gli stessi e li ripeteva come un disco rotto. Quando parlava del marito, invece, c’era una specie di mitizzazione e le frasi iniziavano sempre con il se: “Se ci fosse ancora tuo padre questa cosa non sarebbe successa…”; “Se tuo padre fosse ancora qui ci avrebbe pensato lui…”; “Se tuo padre ti sentisse dire queste cose ti raddrizzerebbe lui la schiena…”.
A me la mamma di Paolo non era simpatica, l’ho scritto un sacco di volte nel diario, e lei non faceva niente per farsi voler bene. Odiavo come diventava Paolo in sua presenza. Tornava figlio bambino, incapace di contraddire, di dire no a qualsiasi richiesta. E poi non ho mai sopportato l’abitudine di afferrarti un braccio e stringerlo quando ti parla, come se avesse paura che tu possa scappare. Con me, poi, non era gentile. Criticava sempre tutto: come cucinavo, come facevo la spesa, dove la facevo, come lavavo, come mi vestivo. Quel giorno, appena ci siamo seduti a tavola, ha esordito così: «Ma non gli stiri le camicie che è sempre in maglietta e maglione? Sta così bene con le camicie… Paolo, vuoi che te ne compri un paio qui sotto al negozio?». «No, mamma, ne ho abbastanza di camicie e poi abbiamo la donna che le stira, non le stira Elena. Lo sai che lavora tutto il giorno anche lei» ha provato a replicare. «Anch’io lavoravo, ma non avevamo la possibilità di avere una donna. Toccava fare tutto a me, e tuo padre guai se non trovava le camicie stirate bene, era una tragedia, te lo ricordi? Ah, a proposito del negozio qui sotto, ho preso sia a te che a tuo fratello delle mutande in offerta. Sono di un cotone bello…» «Mamma, la smetti di comprarmi le mutande?» è sbottato Simone. «Te l’ho già detto che non voglio.» «Stai zitto, che a te non va mai bene niente.» Si è alzata da tavola, è andata nell’altra stanza ed è tornata con due sacchetti. «Vuoi che me le metta adesso mentre mangiamo, così sei contenta?» ha ironizzato il fratello di Paolo lanciando il suo sacchetto sul divano. A volte Simone mi faceva veramente ridere. Paolo, invece, dopo aver ringraziato, ha osservato per bene le sue mutande davanti e dietro, mi ha guardata e mi ha chiesto: «Ti piacciono?». Io ho fatto mestamente cenno di sì con la testa, lui le ha ripiegate, le ha rimesse nel sacchetto e lo ha appoggiato vicino all’ingresso, per paura di dimenticarlo.
FABIO VOLO, LE PRIME LUCI DEL MATTINO
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Il rispetto e timore con cui il selvaggio considera la propria suocera sono tra i fatti più noti in antropologia.
James Frazer, Il ramo d’oro
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Suocera e nuora insieme ci stanno proprio come due mule selvagge alla stessa mangiatoia.
Giovanni Verga, Vita dei campi
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Secondo me non è necessario inasprire le pene per bigamia. Un bigamo ha due suocere: come punizione mi pare che basti

Sir Winston Churchill
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Sei una persona di successo solo se lo afferma tua suocera.
Wiet van Broeckhoven
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Dà un bacio sulla guancia alla suocera e, sentendo la pelle ruvida di lei contro la sua, immagina questa donna come, letteralmente, la mappa genetica di suo marito, fino alla barba.
A.M. Homes
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L’odio tra la suocera e la nuora ha ispirato sentenze che neppure nei momenti di massima tensione tra la destra e la sinistra (pardon, tra centro-destra e centro-sinistra: come ha insegnato il filosofo René Girard, il potere distruttivo della rivalità non si può davvero esplicare fino in fondo se non tra simili, tra uguali) avrebbero potuto trovare adeguato corrispettivo nel mondo della politica: la suocera è come i pesci: a casa della nuora, dopo tre giorni puzza; la vipera morsicò la suocera e morì avvelenata; se vuoi far morir la nuora di crepacuore, dille che la suocera è giovane ancora; o peggio di tutto: buona sorte: la suocera morta, la cognata ricca e che mangi poco.
Valter Boggione , Chi dice donna…
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Perché ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell’uomo a cui presentarono le spese del funerale della suocera.
Jerome K. Jerome
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Non tutti i mali vengono per suocere!
Totò a Parigi

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RIDO…di Xavier Wheel

marzo 29th, 2014

maschera allegria
Rido, perché se piangessi
le mie lacrime non sarebbero di felicità.
Rido, perché non mi piego ad un destino avverso,
che vorrebbe vedermi avvilito e perso.
Rido, perché chi ride genere allegria,
mentre chi piange solo commiserazione
e il mondo è già saturo di dolore.
Rido, anche di fronte alla tragedia e alla sciagura,
forse nel tentativo vano
di cancellare dal mio cuore la paura.
Rido, e a chi penserà che io abbia perso il senno e la ragione,
in faccia riderò dicendo loro:
“Non ho bisogno della vostra comprensione,
di ciò che pensate poco mi importa,
perché voi ignorate che ridere è l’unico rimedio che io conosca
che dal mio male un poco mi conforta.”
Del loro giudicare però
non gliene farò colpa,
in quanto sono abituati
a non vedere l’uomo,
ma solo l’abito che porta.
Rido…
perché se levassi la maschera che indosso,
il mio dolore, come un morbo, infetterebbe
le persone nel cui cuore ho conquistato un posto,
mentre un sorriso illuminerebbe il volto,
di chi vive la felicità altrui come un torto,
per questo il sorriso che mi son cucito addosso,
non me lo leverà nessuno,
nemmeno quando sarò morto,
anzi dall’al di la riderò a più non posso,
ripensando ai futili motivi,
che mi hanno reso ceco e sordo
alle bellezze di questo meraviglioso mondo.

Xavier Wheel

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