Amore o Libertà?

ottobre 12th, 2012

Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore.

Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto,

sono due ali dello stesso gabbiano.»

Cosa vuol dire per un bambino crescere nella fiducia?

ottobre 12th, 2012

La via delle ricompense e delle punizioni è la via preferenziale per portare i nostri bambini alla vergogna, alla paura, alla competizione e alla manipolazione. L’alternativa è un metodo basato sulla fiducia.

Crescere nella fiducia riguarda il mondo che c’è dietro il concetto di giusto e sbagliato, una dimensione dove nessuno infrange il loro innato senso della moralità, la loro brama di apprendimento e la loro capacità naturale di ringraziare.

Questo non significa lasciare i bambini a se stessi, ma riguarda il prendersi cura di noi stessi ed essere chiari rispetto a ciò che vogliamo per il loro bene e attenti a cosa accade al loro mondo interiore.

“Promessa a se stesso”

ottobre 12th, 2012

“Affinché l’impossibile diventi possibile dovrai far ricorso a tutte le tue forze, anche a quelle che non hai. Solo allora la realtà si nutrirà dei tuoi stessi sogni e la tua vita sarà unica, profondamente tua.”

L.G.

le donne …. (rita levi montalcini)

ottobre 12th, 2012

Foto

LE DONNE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO,

NON HANNO MAI AVUTO BISOGNO DI MOSTRARE NULLA,

SE NON LA LORO INTELLIGENZA.

(RITA LEVI MONTALCINI)

credere …

ottobre 12th, 2012

Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stesso.
 
/Peter O’Connor\

un amico ….

ottobre 12th, 2012

“Un amico è colui al quale puoi rivelare i contenuti del tuo cuore, ogni grano e granello, sapendo che le mani piu’ gentili li passeranno al setaccio e che solo le cose di valore verrano conservate, tutto il resto verrà scartato con un soffio gentile”

Proverbio arabo

DIVENTARE FIGLI E DIVENTARE GENITORI

ottobre 12th, 2012

Come in tante situazioni, cercare il senso di una parola può voler dire scoprire quante altre parole sono racchiuse in essa. Ed è così anche per il termine adozione. Adottare contiene due parole latine: “ad” che vuol dire per; e “optare” che vuol dire scegliere. Scegliere per: per sé, per altri, per crescere insieme. E il termine è ancora da esplorare comprendendo che nella operazione di adottare c’è il muoversi, muoversi verso: verso qualcuno, verso una storia, verso un orizzonte. E c’è anche il capire. Significa incontrare, mettere in azione una conoscenza che non è semplicemente guardarsi, è anche andare oltre lo sguardo e mettere insieme tanti elementi che non si trovano in un istante: hanno bisogno del tempo, di una lunga strada, di un percorso.

Adozione è questo e altro ancora. Ma se la prima parola contenuta è quella dello scegliere, dobbiamo anche riflettere su quanto questo termine rischi di essere strapazzato dal consumismo, perché la scelta si fa guardando un catalogo di prodotti, guardando un banco di oggetti e dicendo: «Questo fa per me!», «Questo me lo posso permettere», «Per questo posso anche fare un debito, tanto poi quello che prendo è mio!». E dal momento che dico che è mio ne posso fare quello che voglio.

La parola “scelta” è quindi sottoposta a questa forte influenza di un mercato che si vuole liberalizzato, vale a dire non schiavo, non sottoposto a molte regole. L’adozione, se così fosse, rischierebbe di diventare una sorta di conquista di una piccola proprietà e quindi di far diventare un soggetto padrone e l’altro sua proprietà. La scelta, così espressa, troverebbe inutili i vincoli relativi alla regolamentazione dell’adozione perché sarebbe guidata da una pretesa di amore che è capace di superare tutte le regole. La scelta – ancora – diventerebbe un affare privato, un punto di non ritorno della volontà di una coppia, di una famiglia, di alcuni individui. Di non ritorno apparente e forse provvisorio perché, dal momento che fosse un affare privato, questa scelta potrebbe anche giustificarsi nel tornare sulle proprie decisioni e nel rimettere l’oggetto che si è fatto proprio là dove era stato trovato.

Ma l’adozione non è questa scelta. L’adozione può rappresentare davvero uno degli elementi più interessanti e importanti per capire quanto la nostra vita debba avere una collocazione sociale e non possa autodeterminarsi con una libertà che rischia di essere solo di un soggetto contro la libertà degli altri soggetti. Intanto c’è da domandarsi se una parola che contiene tante e così importanti altre parole possa essere affare di un individuo solo. O se non richieda un intreccio di individui, e quindi un percorso ben organizzato, con compiti precisi per ciascuno.

Sono solito, per ragionare su simili temi, fare riferimento al linguaggio. Quando nasce un bambino o una bambina entra in un contesto, in una comunità di persone che hanno già un linguaggio che ha regole, convenzioni e possibilità di essere accolto e utilizzato con una intenzionalità del tutto originale da ognuno dei soggetti, a patto che il suo utilizzo avvenga secondo le convenzioni e le regole. Chi nasce entra in un linguaggio fatto di grammatica e sintassi, di regole, di parole che sono già codificate, che possono essere reinvestite dalla creatività di ciascuno. Proprio come tale, la creatività è il dare un senso nuovo a qualcosa che è già codificato. Non sarebbe immaginabile una creatività che avvenisse in un contesto linguistico privo di regole e di convenzioni.

Questa indicazione relativa al linguaggio permette anche di capire che cosa vuol dire libertà. Non è la libertà di inventare soggettivamente una lingua totalmente nuova, ma di dare un significato originale alla lingua che ha le regole accettate dalla comunità che la utilizza. E, quindi, entrare ed accettare dei vincoli per poter godere di una libertà.

L’adozione percorre lo stesso itinerario in maniera ancora più profonda. Non quindi una scelta che fa diventare proprietari di un oggetto. Quando si dice che una persona è padrona del linguaggio, si intende che sa usare così bene le regole linguistiche, da poter dare il proprio senso originale a ciò che dice o scrive. Così è per l’adozione: è una scelta in un contesto regolato, per mettere nella propria vita un nuovo soggetto e conoscerlo sviluppando un percorso insieme, camminando insieme.

ANDREA CANVARO, dal libro SIAMO TUTTI FIGLI ADOTTIVI di Luisa Alloero

 

 

LA COSA PIU’ IMPORTANTE IN UNA FOTOGRAFIA

ottobre 12th, 2012

La gente ora scatta degli ‘snaps’: molti scatti nella speranza che uno sia buono, e finiscono solo con un mucchio di immagini dalla cattiva esposizione che hanno bisogno di essere aggiustate.
Non molto tempo dopo aver cominciato a studiare la fotografia digitale ho imparato che la cosa più importante nella creazione di una fotografia perfetta è l’immagine che esce dalla macchina fotografica.

Francois Cleroux

LA COMPOSIZIONE IN FOTOGRAFIA

ottobre 12th, 2012

Penso che la composizione in fotografia sia molto simile al ritmo in musica. Se si dispone di grande ritmo si ha anche un grande senso della composizione. La composizione è un’eredità classica. Cioè, come le cose si collocano nell’ambiente, il loro posto e la loro grandezza, le relazioni tra gli oggetti e le persone, tra il fotografo e il suo soggetto – questi sono tutti elementi di un sentire classico.
Nella poesia, il pentametro giambico ha una cadenza simile ai ritmi del corpo. Ecco perché la metrica piace, perché ci si sente comodi, a proprio agio. Il ritmo entra in risonanza con il battito del cuore.

Rodney Smith

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