La rotta della vita

ottobre 3rd, 2012

Ci sono momenti in cui ti accorgi di essere come una nave, in mezzo al mare, in balìa del vento e delle onde; sali in cima all’albero maestro e intorno a te non vedi nulla, soltanto onde gigantesche che ti stanno trascinando lontano da tutto quello in cui avevi creduto fino ad ora..
In questi momenti la tua idea di stabilità è un concetto relativo, una speranza vana, che si dissolve come i pezzettini di una lettera strappata in una giornata ventosa..

Non sai cosa fare, sei preda dei tuoi stessi pensieri, delle paure che ti assalgono quando meno te lo aspetti, del vento che forse ha già deciso la tua rotta nel mare della vita..

Poi, come un lampo che illumina per un istante la tua nave, vedi il timone, e capisci che il compito di dirigerla spetta solamente a te, e che nonostante le onde e il vento puoi avere ancora una possibilità di cavartela in quella tempesta..

Afferri il timone, e con tutta la tua forza inizi a dirigere la tua nave in modo da evitare le onde peggiori, seguendo il vento, anche se non sai dove ti stia portando..

..e con il tempo scopri di avere una completa padronanza delle onde, le sai affrontare, le sai evitare quando serve, le guardi dall’alto verso il basso consapevole della tua superiorità su di loro, ma dentro di te sai di essere ancora insoddisfatto..

..si tratta del vento: fino ad ora ti ha portato dove ha voluto lui, ma è ora di cambiare; cambi le vele, fai qualche ritocco alla tua nave, e inizi ad affrontare anche lui, dapprima con moderazione, poi sempre più deciso a spingerti oltre, a dare una direzione precisa alla tua nave.

Passa un altro pò di tempo e i risultati sperati si fanno vedere: hai una rotta tua, una buona nave e una grande abilità nel saper prendere le onde; sei soddisfatto di questa situazione, ma come tutte le cose, non è destinata a durare..

Tutto ad un tratto scopri che il vento si è fermato, e tu ti ritrovi fermo in mezzo al mare; le onde, senza il vento ad alimentarle, sono inesistenti; e la tua nave è immobile, senza rotte da seguire..

..ti accorgi che ti manca ancora qualcosa, qualcosa da cui sei scappato per tutto il tempo, qualcosa che prima ti spaventava, ma di cui ora senti la mancanza come se fosse una parte di te che ti è stata tolta..

..senti il desiderio di voler affrontare una nuova tempesta, nuovi stimoli per andare avanti con la tua nave, per avere ancora qualcosa in cui sperare e con cui rimetterti in gioco, perché è la tua natura, la natura di tutti gli uomini;

..e questa tempesta arriva quando meno te l’aspetti, per metterti nuovamente alla prova, a vedere se saprai superare anche questa volta le difficoltà che ti manderà incontro, ma tu, con la tua convinzione maturata nel tempo di saper affrontare onde e venti, pecchi di presunzione: pensi di riuscire a piegare al tuo volere quella tempesta, ma non ti accorgi che lentamente la tua nave sta affondando, che lei sta prendendo il controllo su di te e sulla tua nave, e tu non puoi fare niente per impedirlo, se non andare avanti nella speranza che si calmi il vento, e che le onde non prendano il sopravvento..

..ma se alzi la testa e ti guardi intorno scopri che in una tempesta simile ci siete in tanti..alcuni ne sono usciti sconfitti, con la nave distrutta, altri vittoriosi, ma in ogni caso l’avete affrontata tutti almeno una volta..

Questo però non ti consola affatto, desideri solamente uscire da questa nuova tempesta, pur sapendo che un giorno ti mancherà, sapendo che era da tempo che l’aspettavi, che aspettavi di essere messo alla prova e di superare tutto brillantemente;

ma ora sei tu, con la tua nave, solo in mezzo al mare, nuovamente in balia del vento e delle onde, e non ce la fai più a resistere; vorresti mollare tutto e tornare sulla terraferma, ma non puoi, perchè non esistono magie, non esistono vie di fuga, per arrivare dove desideri dovrai affrontare altre tempeste, altri periodi di mare piatto, altre giornate di vento favorevole..

Allora capisci che rischi di diventare tu stesso parte di quella tempesta, parte di quel “tutto” che ti circondava, in cui non ti sei mai riconosciuto..

..e inizi a riflettere se sia meglio lasciarsi trascinare da quella tempesta, o cercare di uscirne nuovamente distrutti, per ricominciare tutto da capo..

Denny Biasiolli

ESCI DALLA MIA VITA!

ottobre 3rd, 2012

Questo è successo? Sono stata solo un accessorio in un culto privato?
Forse cambi donna a ogni stagione, e questa è stata “l’estate di Myriam”, a cui seguirà l’inverno di chissà chi… Forse misuri il tempo in donne, e io ero soltanto una lancetta che segna il trascorrere di un’altra ora… Forse la tua vera conversazione non si svolge con noi, povere e piccole figlie di Eva, bensì con Sua Maestà il tempo…
Esci dalla mia vita.

 

CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO, DAVID GROSSMAN

COME CI SEI RIUSCITO?

ottobre 3rd, 2012

Un pensiero che non mi abbandona: dove mi sorprenderà la prima pioggia della stagione? A casa? Per strada? In classe, durante una lezione? E in che parte del corpo mi colpirà la prima goccia? Di notte l’orecchio è teso a cogliere ogni più piccolo rumore.
Ma ci sono anche altre possibilità: rifiutare questa tortura. Non collaborare. Smettere di tormentare la ferita di questa attesa.
Alla lista delle cose perdute aggiungo stamattina, col cuore pesante: la libertà interiore.
Un altro giorno. Non ci sei. Non smetto di guardare il cielo. Come sei riuscito a trasformare il mondo intero in un’enorme morsa che, a poco a poco, si stringe intorno a me? Basta, basta, basta!

CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO, DAVID GROSSMAN

CI VORREBBE UN UOMO NUOVO, CHE RINUNCIA AD AVERE PER ESSERE

ottobre 2nd, 2012

La funzione della nuova società è di incoraggiare il sorgere di un uomo nuovo, la cui struttura caratteriale abbia le seguenti qualità:

Disponibilità a rinunciare a tutte le forme di avere, per essere senza residui.

Sicurezza, sentimento di identità e fiducia fondate sulla fede in ciò che si è, nel proprio bisogno di rapporti, interessi, amore, solidarietà con il mondo circostante, anziché sul proprio desiderio di avere, di possedere, di controllare il mondo, divenendo così schiavo dei propri possessi.

Accettazione del fatto che nessuno e nulla al di fuori di noi può dare significato alla nostra vita, ma che questa indipendenza e distacco radicali dalle cose possono divenire la condizione della piena attività volta alla compartecipazione e all’interesse per gli altri.

Essere davvero presenti nel luogo in cui ci si trova.

La gioia che proviene dal dare e condividere, non già dall’accumulare e sfruttare.

Amore e rispetto per la vita in tutte le sue manifestazioni, con la consapevolezza che non le cose, il potere e tutto ciò che è morto, bensì la vita e tutto quanto pertiene alla sua crescita hanno carattere sacro.

Tentare di ridurre, nei limiti del possibile, brama di possesso, odio e illusioni.

Vivere senza adorare idoli e senza illusioni, perché si è raggiunta una condizione tale da non richiedere illusioni.

Sviluppo della propria capacità di amare, oltre che della propria capacità di pensare in maniera critica, senza abbandonarsi a sentimentalismi.

Capacità di rinunciare al proprio narcisismo e di accettare le tragiche limitazioni implicite nell’esistenza umana.

Fare della piena crescita di se stessi e dei propri simili lo scopo supremo dell’esistenza.

Rendersi conto che, per raggiungere tale meta, sono indispensabili la disciplina e il riconoscimento della realtà di fatto.

Rendersi inoltre conto che una crescita non è sana se non avviene nell’ambito di una determinata struttura, ma in pari tempo riconoscere le differenze tra la struttura intesa quale un attributo della vita, e l’« ordine » inteso quale un attributo della non vita, di ciò che è morto.

Sviluppare la propria fantasia, non quale una fuga da circostanze intollerabili, bensì quale un’anticipazione di possibilità concrete, quale un mezzo per superare circostanze intollerabili.

Non ingannare gli altri, ma non lasciarsene neppure ingannare; si può accettare di essere definiti innocenti, non ingenui.

Conoscere se stessi, intendendo con questo non soltanto il sé di cui si ha nozione, ma anche il sé che si ignora, benché si abbia una vaga intuizione di ciò che non si conosce.

Avvertire la propria unicità con ogni forma di vita, e quindi rinunciare al proposito di conquistare la natura, di sottometterla, sfruttarla, violentarla, distruggerla, tentando invece di capirla e di collaborare con essa.

Far propria una libertà che non sia arbitrarietà, ma equivalga alla possibilità di essere se stessi, intendendo con questo non già un coacervo di desideri e brame di possesso, bensì una struttura dal delicato equilibrio che a ogni istante si trova di fronte alla scelta tra crescita o declino, vita o morte.

Rendersi conto che il male e la distruttività sono conseguenze necessarie del fallimento del proposito di crescere.

Rendersi conto che solo pochi individui hanno raggiunto la perfezione per quanto attiene a tutte queste qualità, rinunciando d’altro canto all’ambizione di riuscire a propria volta a « raggiungere l’obiettivo », con la consapevolezza che un’ambizione del genere non è che un’altra forma di bramosia, un’altra versione dell’avere.

Trovare la felicità nel processo di una continua, vivente crescita, quale che sia il punto massimo che il destino permette a ciascuno di raggiungere, dal momento che vivere nella maniera più piena possibile al singolo, è fonte di tale soddisfazione, che la preoccupazione per ciò che si potrebbe o non si può raggiungere ha scarse probabilità di rendersi avvertita.

ERICH FROMM, AVERE O ESSERE

UNA LETTERA NASCOSTA

ottobre 2nd, 2012

Lo sai? forse sarò uno stupido ma, a distanza di tempo, guardo ancora le tue foto come se fosse la prima volta, quella sensazione di averti già vista da tempo, nelle mie fantasie, nei miei pensieri e magie, sai, ancora rileggo nella notte quello che ci siamo scritti, specie quando il mondo e triste e piove, come ora la fuori, scorro le nostre lunghe conversazioni, le nostre fantasie, i nostri pensieri, rileggo quei sentimenti confessati, tremando, nel letto, la paura di esprimermi, quella sensazione viva e amara di sbagliare tutto, ma poi, con le tue risposte tutto tornava piacevole e rilassante, e mi dicevo a me stesso di andare piano, perchè le sofferenze passate mi hanno lacerato, graffi, dove il sangue scivola via dalla pelle, il suo picchiettio sul pavimento si confonde con il gridare della pioggia su l’asfalto, il tetto e le finestre, ma con te tutto era diverso, ed ora non c’è più niente.

Sai che, ancora adesso, la mia mente mi riporta alla tua voce, i miei occhi su tutto quello che scrivi, e alle volte ti sogno, ma resto in silenzio, anche se la mattina sono tranquillo perchè i miei sogni sono vivi e accesi, è come se ti vedessi davvero, ed ogni volta che lo sguardo cade sulla tua immagine, il mondo dietro si zittisce, e il cuore comincia a scaldarsi, è una brutta sensazione ma allo stesso tempo una bellissima vibrazione, vederti sorridere mi piace, ma sapere che non sono io a disegnare quel sorriso mi fa tremare, di solitudine, di nostalgia, di delusione.

Avrei voluto che le cose fossero andate diversamente, anche se io sono ancora predisposto a farlo, ma nulla è come la prima volta, vedo intorno a me migliaia di occhi, di mondi, ma nessuno di essi, per quanto possano essere belli, mi fa battere il cuore, possono essere speciali per qualcun altro, ma non saranno mai come gli occhi che ho cercato per tutta una vita, quelli che speri sempre di trovare primo o poi, quelli che, si materializano davanti al tuo percorso, uscendo dai nostri sogni, quella voce che ti aspettavi di sentire da tempo, sei quell’anima che, quando la sfiori ha quel sapore tanto atteso, quella persona complessa che ha bisogno di essere guidata, con la forza, con l’amore e con la sincerità, la creatura che non ti vergogni a portare in giro, sei quella persona che ama il tempo e la vita senza guardare il futuro da vicino.

Anche ora che sei lontana, mi accorgo che sei ancora il sogno che mi porto dentro da tempo, mi accorgo che, anche se sei ancora davanti a me, mi manchi più dell’acqua, più del sole e della luna, sono solo senza te, ma se hai paura di tutto questo, allora me ne starò in silenzio, accontentandomi di vederti sorridere, e di vederti scrivere.

E mentre fuori la pioggia ha smesso di gridare ritorno nel mio letto, chiudo gli occhi, e comincerò a sognare.

(Ejay Ivan Lac)

Rimpianto

ottobre 2nd, 2012

Amore che rimpiango, sciolto dai miei nodi,  ti stai disegnando una nuova vita, cercherai nuovi volti,  nuove voci,  labbra rosse, nuovi corpi  d’accarezzare.  Mi fa male non saperti mio, le  emozioni  e i ricordi  mi  si sono aggrappate all’anima. Per quanto  cancelli ogni traccia di  te non riesco  a terminare quel  gioco iniziato insieme, dove eravamo felici, ma come ogni gioco finisce, lo trasformerò  in favola ed  ogni  notte la vivrò con te. Sarà  incompiuta perche  la parola fine in questa  fola  e nel   mio sogno non la voglio, a domani amore………

(Mirella Narducci)

La vita è ESSERE: ESSERE TE STESSO!

ottobre 2nd, 2012

La vita non è giocare a nascondino, né imparare le cose che hai dimenticato; non è nemmeno ricordarle. La vita è ESSERE: ESSERE TE STESSO! Sei nato per espandere l’infinita natura di Dio.
Vivi soltanto per essere quello che sei ora. Sei la prima e ultima speranza della creazione di indossare i panni che solo tu puoi foggiare, e passerà un’eternità prima che questa possibilità si ripeta.
Tu sei il sogno di una lezione prima di te che ha passato la fiaccola della consapevolezza del tempo e dello spazio affinchè la tua mera esistenza potesse arricchire in modo incommensurabile tutto cio’ che esiste: Dio. Con il tuo semplice ESSERE realizzerai quel sogno, centrato sul qui e ora, dove tutti i sogni diventano veri, dove risiede la verità, dove nasce la comprensione…
Tu sei perfetto, questo è quanto. La tua luce rara e preziosa ha illuminato, e sempre illuminerà, i mondi che tu stesso hai creato, i mondi che ora aspettano il tuo benedetto ESSERE.
Mike Dooley, L’arte di far accadere le cose

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L'Arte di Far Accadere le Cose L’Arte di Far Accadere le Cose
Come creare la realtà che hai sempre desiderato
Mike Dooley

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Pace per gli uomini

ottobre 2nd, 2012

Non me la tolgo più dagli occhi, più la  rivedo e più mi turba, violata libertà, calpestata innocenza, porta una data  11 settembre 2001.  La guardo in faccia la paura,  l’allontano, cerco fra quelle polveri che soffocano,  il grido  disperato della parola,  Pace.  Negli  schianti  e  infuocati  tralicci, smunti volti  sparuti come fantasmi  vagano  distrutti, la pace ha il  loro  volto e tra tutte le  grida  è quella non udita, gettata  sotto  i  detriti, calpestata,  affianca  i  morenti  innocenti di quel tragico giorno, flebile  lamento come una preghiera, sale  nel  cielo azzurro,  Pace!

(Mirella Narducci)

A volte basta il mare

ottobre 2nd, 2012

a volte basta il mare per ricordarci che siamo parte di un disegno molto più grande!

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