Primavera

aprile 4th, 2014

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Cielo e fiori al mattino
mi s’aprono dinanzi in festa.
Sboccia la Primavera, e io con lei!

Tanya Bì ©

FRASI GIOVANNI PAOLO II

aprile 3rd, 2014

PAPAGIOVANNI

Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell’era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell’uomo.
Papa Giovanni Paolo II
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Violentare le coscienze è un grave danno fatto all’uomo. È il più doloroso colpo inferto alla dignità umana. È, in un certo senso, peggiore dell’infliggere la morte fisica, dell’uccidere.
Papa Giovanni Paolo II
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Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.
Papa Giovanni Paolo II
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Oggi, grazie ai progressi della medicina nonché alle migliorate condizioni sociali ed economiche, in molte regioni del mondo la vita si è notevolmente allungata. Resta, però, sempre vero che gli anni passano in fretta; il dono della vita, nonostante la fatica e il dolore che la segnano, è troppo bello e prezioso perché ce ne possiamo stancare.
Papa Giovanni Paolo II – Lettera agli anziani 1999

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Riandare al passato per tentare una sorta di bilancio è spontaneo alla nostra età. Questo sguardo retrospettivo consente una valutazione più serena ed oggettiva di persone e situazioni incontrate lungo il cammino. Il passare del tempo sfuma i contorni delle vicende e ne addolcisce i risvolti dolorosi. Purtroppo crucci e tribolazioni sono largamente presenti nell’esistenza di ciascuno. Talvolta si tratta di problemi e sofferenze, che mettono a dura prova la resistenza psicofisica e magari scuotono la stessa fede. L’esperienza però insegna che le stesse pene quotidiane, con la grazia del Signore, contribuiscono spesso alla maturazione delle persone, temprandone il carattere.
Papa Giovanni Paolo II – Lettera agli anziani 1999
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Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Papa Giovanni Paolo II, Lettera alle Donne
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Il Libro della Genesi parla della creazione in modo sintetico e con linguaggio poetico e simbolico, ma profondamente vero: « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27). L’atto creativo di Dio si sviluppa secondo un preciso progetto. Innanzitutto, è detto che l’uomo è creato « ad immagine e somiglianza di Dio » (cfr Gn 1, 26), espressione che chiarisce subito la peculiarità dell’uomo nell’insieme dell’opera della creazione.

Si dice poi che egli, sin dall’inizio, è creato come « maschio e femmina » (Gn 1, 27). La Scrittura stessa fornisce l’interpretazione di questo dato: l’uomo, pur trovandosi circondato dalle innumerevoli creature del mondo visibile, si rende conto di essere solo (cfr Gn 2, 20). Dio interviene per farlo uscire da tale situazione di solitudine: « Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile » (Gn 2, 18). Nella creazione della donna è inscritto, dunque, sin dall’inizio il principio dell’aiuto: aiuto – si badi bene – non unilaterale, ma reciproco. La donna è il complemento dell’uomo, come l’uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La femminilità realizza l’« umano » quanto la mascolinità, ma con una modulazione diversa e complementare.

Quando la Genesi parla di « aiuto », non si riferisce soltanto all’ambito dell’agire, ma anche a quello dell’essere. Femminilità e mascolinità sono tra loro complementari non solo dal punto di vista fisico e psichico, ma ontologico. È soltanto grazie alla dualità del « maschile » e del « femminile » che l’« umano » si realizza appieno.

Papa Giovanni Paolo II, Lettera alle Donne

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Ciascuno è chiamato a meditare sul tempo che passa secondo il metro del dono di Dio

Papa Giovanni Paolo II
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Questa città, come tante altre “megalopoli” del mondo intero, non appare ai nostri occhi, ed anche agli occhi degli stranieri, come uno dei tanti “ambienti laicizzati” dell’attuale secolarizzazione?

È difficile trovare una risposta univoca!

Tuttavia, non cessano di venire qui numerosi pellegrini, da diversi paesi e continenti.

Roma non cessa di parlare e non cessa di irradiare la luce che qui, una volta, è stata portata dalla riva del Giordano. E non si può mettere questa Luce “sotto il moggio”.

E dinanzi a tutti i sintomi e le statistiche dell’economia umana non cessa di agire la verità di queste parole di San Paolo: “Ubi abundavit peccatum, superabundavit gratia” – super-abundavit!

Secondo questo metro Dio stesso fa i conti con la storia dell’uomo sulla terra; anche con la storia di questa città.

E perciò l’ultima parola della nostra comune preghiera di oggi – della comune preghiera di Roma – è il “Te Deum”.

L’adorazione di Dio.

Papa Giovanni Paolo II
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Ci stiamo, purtroppo, abituando a vedere il peregrinare sconsolato degli sfollati, la fuga disperata dei rifugiati, l’approdo con ogni mezzo di migranti nei Paesi più ricchi in cerca di soluzioni per le loro tante esigenze personali e familiari. Ecco allora la domanda: come parlare di pace, quando si registrano costantemente situazioni di tensione in non poche regioni della Terra? E come il fenomeno delle migrazioni può contribuire a costruire fra gli uomini la pace?
Nessuno può negare che l’aspirazione alla pace sia nel cuore di gran parte dell’umanità. Proprio quello è il desiderio ardente che spinge a ricercare ogni via per realizzare un futuro migliore per tutti. Ci si va sempre più convincendo che occorre combattere il male della guerra alla radice, perché la pace non è unicamente assenza di conflitti, ma un processo dinamico e partecipativo a lungo termine, che coinvolge ogni fascia della società, dalla famiglia alla scuola, alle varie Istituzioni e Organismi nazionali ed internazionali. Insieme si può e si deve costruire una cultura di pace, atta a prevenire il ricorso alle armi e ogni forma di violenza. Per questo vanno incoraggiati gesti e sforzi concreti di perdono e di riconciliazione; occorre superare contrasti e divisioni, che diversamente si perpetuerebbero senza prospettiva di soluzione. Va poi ribadito con vigore che non ci può essere vera pace senza giustizia e senza rispetto dei diritti umani. Esiste, infatti, uno stretto legame tra la giustizia e la pace, come già evidenziava nell’Antico Testamento il Profeta: “Opus iustitiae pax” (Is 32,17).
Papa Giovanni Paolo II
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Nessuno resti insensibile dinanzi alle condizioni in cui versano schiere di migranti! Si tratta di gente in balìa degli eventi, con alle spalle situazioni spesso drammatiche. Di tali persone i mass-media trasmettono immagini toccanti e qualche volta raccapriccianti. Sono bambini, giovani, adulti ed anziani dal volto macilento e con gli occhi pieni di tristezza e solitudine. Nei campi dove vengono accolti sperimentano talora gravi restrizioni. E’ però doveroso, a questo riguardo, riconoscere il lodevole sforzo compiuto da non poche organizzazioni pubbliche e private per alleviare le preoccupanti situazioni venutesi a creare in più regioni del Globo.
Papa Giovanni Paolo II

Come si scrivono le lacrime.

aprile 2nd, 2014

In questa dolce notte riaffiora il desiderio inappagato del giorno trascorso, questi pensieri infiniti ti fanno domande a questi perché.
Non trovo risposte, mi affido alla luna, alle stelle, al riflesso del mare, lontani immensi queste meraviglie ti fanno sognare.
Un’ altra notte va… Senza  te, affido il mio corpo in un caldo lenzuolo dove sogni renderanno realtà quel desiderio mancato.
Una leggera malinconia mi sta assalendo ti devo lasciare. Un ultima domanda mi sfiora la mente.
Come si scrivono le lacrime!!!

la morte d’un cigno

aprile 1st, 2014

In quel lago nel verde

un cigno leggiadro

scivolava lento.

Delizia per gli occhi il suo

andare, degno di regine

si specchiava nell’acqua.

Funesto il giorno che il lago

prosciugò, si tramutò in arida

zolla.

Il cigno ferì i piedi palmati

raspando il secco rigagnolo

bruciato, dal torrido caldo

assassino!

Le bianche piume strascinava

al suolo, aprendo appena il becco

bagnando convulso le ali nella polvere.

Esausto in posa di covata reclinò il capo

mentre gli occhi cercavano una folgore

in cielo, speranza di pioggia e di vita.

(Mirella Narducci)

La morte d'un cigno

 

Pesce D’Aprile

aprile 1st, 2014

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Il primo giorno del mese d’aprile è notoriamente conosciuto in tutto il mondo come il “giorno del pesce d’aprile“; quello in cui ogni scherzo risulta lecito, nel privato, tra amici e parenti, e nel pubblico, dove i media si danno da fare per organizzare la burla più colossale. Non tutti, però, sono dotati di senso dell’umorismo, quindi lo scherzo, pur se “legittimato” dalla ricorrenza, potrebbe non risultare gradito. Probabilmente bisogna andare molto indietro nel tempo per scoprire il primo pesce d’aprile della storia: si narra che un giorno d’inizio primavera del 40 a.C. , Cleopatra sfidò l’adorante Marco Antonio ad una gara di pesca. Per non sfigurare agli occhi della sua bella, questo ordinò ad un servo di fiducia di attaccare al suo amo (ovviamente di nascosto) il pesce più grosso che avesse trovato. La regina d’Egitto scoprì in tempo il piano del romano e così fece sostituire quel pesce grosso con uno finto, molto vistoso, realizzato in pelle di coccodrillo. E’ certo che il “pesce d’aprile” miete le proprie vittime fra i creduloni e a tale proposito i proverbi si sprecano. I romagnoli, ad esempio, usano dire: «È prem de ‘d’abril / totti agli öch al va in zir», cioè «il primo giorno di aprile tutte le oche (i creduloni) vanno in giro». Le origini del tradizionale pesce d’aprile, tuttavia, sono incerte e non si conosce esattamente il periodo in cui ebbe inizio, né per opera di chi. Secondo una vecchia leggenda, il pesce d’aprile risalirebbe addirittura alla Genesi del mondo quando il Signore, completata la Creazione, ritornò in cielo. I primi uomini, comprensibilmente disorientati, cominciarono a vagare in cerca di cibo e di un riparo per la notte, intralciati, però, dai più inetti del gruppo. Gli sciocchi dicevano “Questa pianta è troppo brutta! Non può essere buona da mangiare!”, togliendo dalle mani degli uomini intelligenti una bella carota; “Questo posto è troppo buio!”, dicevano i paurosi, impedendo agli uomini intelligenti di entrare in una grotta calda e ospitale. A quel punto, secondo la leggenda, i più scaltri, per poter lavorare meglio, ebbero un’idea: inviare gli sciocchi alla ricerca di una pianta buonissima, ma inesistente, chiamata “Succulenza”, che cresceva nel posto esatto dove tramonta gli sole.
PRIMO APRILELa prima notizia che sembra avere un minimo di fondamento storico sull’origine del “pesce d’aprile” rimanda alla Francia di Carlo IX, secondogenito di Enrico II e di Caterina de’ Medici che, nel 1564, attraverso il decreto di Roussilon, sancì l’adozione del Calendario gregoriano, facendo diventare il 1 gennaio primo giorno dell’anno. Verso la metà del XVI secolo, in tutta la Francia, le celebrazioni del nuovo anno cominciavano il 25 marzo e finivano una settimana dopo, il 1 aprile appunto. La leggenda vuole che molti francesi o contrari a questo cambiamento o che semplicemente se ne dimenticarono, continuarono a scambiarsi regali, festeggiando durante la settimana che terminava con il 1 aprile. Molto comune anche la spiegazione che associa il 1 Aprile all’inizio della stagione della pesca, evento accolto come una grande festa, con ilarità e scherzi,ma c’è anche chi sostiene che, durante le pesche primaverili, agli inizi di aprile, i pescatori che di frequente tornavano a mani vuote per l’assenza di pesci sui fondali venivano scherniti dai compaesani. Il pesce d’aprile, “poisson d’avril” in Francia, “pescado de abril” in Spagna, conosciuto anche come “April Fool’s day”, è una festa dedicata agli scherzi che si celebra in Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, fino ad arrivare in Giappone.
PRIMO APRILE COPQuesta giocosa ricorrenza è legata, forse, allo zodiaco: qualsiasi evento accaduto in questa data era relazionato al fatto che il Sole lasciava la costellazione dei Pesci… da qui l’usanza di festeggiare in modo insolito che, diffusasi in tutto il mondo, ha assunto connotazioni differenti nei vari paesi. I francesi, ad esempio, utilizzano simbolicamente l’immagine del sole, nel suo passaggio dal segno dei Pesci a quello dell’Ariete; gli anglosassoni definiscono questa giornata con l’espressione “april’s fool day“, letteralmente “il giorno dello sciocco di aprile”, utilizzando la parola fool, che indica il folletto delle corti medievali; nella Scozia delle highlands invece, il pesce d’aprile ha una curiosa appendice nel taily day, ovvero “giorno delle natiche”, durante il quale, ci si diverte ad attaccare sulla schiena dei malcapitati un cartello con la scritta kick me (dammi un calcio). Insomma, un po’ ovunque, in Europa e nel mondo, quella del “pesce d’aprile” è una sottile evasione, un modo per sdrammatizzare gli eventi e “prendere la vita” con più leggerezza. Il pesciolino più dispettoso che si conosca sta già mietendo le sue “vittime” (in senso ironico) nei social network, in cui i naviganti si scambiano immagini decisamente all’insegna del sorriso… in fin dei conti, il 1 aprile il giorno in cu tutti possono dire o fare qualcosa di sordido, per poi esclamare ” Pesce d’aprile!” con un un sorriso gengivoso e di sicuro terapeutico!

la Soffitta delle Streghe

La Luna Nuova

marzo 31st, 2014

 

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La luna nuova marca l’inizio di un nuovo ciclo, quindi, questo particolare periodo lunare è ottimale per formulare le nostre nuovi intenzioni, le nostre nuove idee, un nuovo lavoro o un nuovo amore. Qualcosa di nuovo accade sempre. Come la Luna muove le maree, muove anche le nostre emozioni.

Occorrente
Un foglio di carta bianca
Una penna
Una candela bianca
Incenso (quello che preferite)
Musica

Procedimento
In posto dove siete tranquilli, e siete sicuri che nessuno possa disturbarvi, create il vostro tempio sacro, spazzate via l’energie negative, accendete dell’inceso purificatore, aprite il vostro cerchio pieno di energia positiva e luminosa. Sedetevi ora al centro e rilassatevi, fate dei respiri profondi, meditate e radicatevi con l’energie del posto. Dovete diventare una cosa sola con il vostro cerchio.
Accendete la Candela bianca, che simboleggia la Dea. Immaginate di accendere il vostro desiderio, e immagine che la Dea, fanciulla vi sorrida.
Prendete il fogliettino, scrivetene una parola chiave, e bruciatelo sul fuoco della candela accesa. Dite queste parole, non importa se le urlate o se le sussurrate, l’importante è sentire la magia che vi innalza.

“Accetto queste nuove cose
questi nuovi eventi nella mia vita,
miglioro me, e tutto ciò che è accanto a me”

Rimanete nel cerchio, Meditate, chiudete tutto, ringraziate la Dea, e lasciate che la sua veste bianca(ovvero la candela, illumini tutta la vostra camera).

La soffitta delle streghe

Ci vediamo lì. Al solito posto…

marzo 31st, 2014

Ci vediamo lì, al solito posto.

Dove un tempo eravamo amici.

Dove ci siamo innamorati.

Lì. Dove un tempo ci siamo baciati.

Dove un tempo ci siamo amati.

Ci vediamo lì…

Dove si chiudevamo gli occhi

Dove abitavano i nostri silenzi

Dove il sole d’inverno ci scaldava

Dove i ricordi ti fanno piangere.

Dove i ricordi ti fanno vivere.

Dove la rabbia non può entrare.

Ci vediamo lì..

Dove abbiamo lasciato una lacrima

dove si è dissetata la terra.

Dove non c’era niente.

Lì. Dove e cresciuto un fiore.

Dove un tempo eravamo noi.

Dove il tempo si è fermato

Ci vediamo lì… al solito posto.

Dove l’amore non muore mai.

Volevo te dentro il mondo…

marzo 31st, 2014

Io non volevo il mondo, volevo te dentro il mio mondo. Volevo una sorpresa, di quelle che ti svegli la mattina e pensi che la vita abbia ogni giorno un regalo, inatteso, da aprire, da scoprire. A me bastavi tu dentro il mondo? Si. Mi bastavi. Come la goccia d’acqua in un deserto. Mi bastavi che ci fossi ogni tanto. E cosa mi importava se c’era il sole o la pioggia. A me bastava un ciao, con amore, con gioia. Mi bastava cosi poco? Me lo sarei fatto bastare, come quella goccia d’acqua, che non ti fa morire. Forse.

Favola Russa

marzo 30th, 2014

tumblr_n1a0ubG2sx1qdfcgso1_500La Dea ha ricamato il mondo
con il suo ago. In primo luogo
ha ricamato la luna
e poi, le stelle lucenti
e poi il bel sole e
le nuvole calde sotto.
Poi i pini bagnati nel bosco,
i pini con gli animali selvatici al di sotto,
quindi le onde lucenti del mare,
le onde splendenti con i pesci sotto.
Così la dea ha ricamato
il mondo. Il mondo è fiorito
dalla sapienza dell’ago della Dea.

Siate Benedetti.

la soffitta delle streghe )O(

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