La mamma.

agosto 7th, 2016

Ti culla e ti bacia.
Ti ama prima, quando ancora non conosce il tuo viso.
Piange e gioisce insieme a te,
Ti ama nel mentre non la ami, e anche dopo continua a farlo per il resto dei suoi giorni.
La più alta forma di poesia è la mamma, inutile cercare altrove un amore incondizionato,
non ci saranno versi che potranno mai sostituirla.

La felicità..

luglio 30th, 2016

Io me la ricordo la felicità, era fatta di operai che andavano al mare quel giorno di agosto, tutti. Con le macchine senza aria condizionata, con i portapacchi piene di valigie e le autostrade senza bollini neri. Erano gli anni dove i pensionati potevamo permettersi la giusta ricompensa dopo una vita di sacrifici, erano gli anni delle spiagge con i tavolini e le paste al forno, e quei contenitori frigo, più forniti dei supermercati. La felicità, con quelle sedie pieghevoli e quei caffè nei termos a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme a fine pranzo, i bambini che facevano i bambini. Le città deserte, per il pane dovevi andare alla stazione centrale perché tutti sapevano che lì c’era un supermercato sempre aperto. Aveva un altro sapore la felicità, le discoteche in spiaggia, fatte di legno con le lampadine colorate, le ragazze sedute che aspettavano l’invito per ballare quei lenti e conoscersi meglio, eravamo più estranei e molto più intimi senza sapere ancora il nome. Noi, con una chitarra e un fuoco in spiaggia, avevamo il paradiso, noi in cerchio e una bottiglia che girava trovavamo un bacio, e porca puttana ti capitava sempre quella che non ti piaceva.
Noi, figli dei francobolli e delle cartoline “tanti saluti dal mare” che li spedivamo sempre l’ultimo giorno, forse per questo avevano il sapore amaro quei francobolli quando li leccavi, perché le vacanze finivano, ma si tornava a casa felici, senza bollette arretrate nei cassetti, con le cartoline che arrivavano in autunno, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.
Invece oggi il 15 agosto i centri commerciali sono sempre aperti, le città sempre più popolati, i pensionati li vedi lì, sotto qualche albero per un po’ di fresco. Ci facciamo sempre più foto senza il bisogno di andarle a sviluppare, e qui, ci hanno fregato l’attesa, andiamo in spiagge organizzate e devi rispettare i limiti, e qui, ci hanno fregato gli spazi. Abbiamo voluto di più ma abbiamo ottenuto di meno. Abbiamo ottenuto un smartphone per parlare con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità, rimaneva a te, sulla pelle, e non aveva nessuna password..

VIVERE PER UN TEMPORALE

luglio 25th, 2016

Se ogni goccia di pioggia potesse cancellare ogni brutto pensiero, allora passerei un’ora intera faccia a faccia con un temporale, ogni sensazione, graffio, ed ogni goccia di sangue verrebbe spazzata via, ogni sorriso ed ogni sguardo che in passato, mi ha fatto perdere la testa, ogni sogno infranto e le milioni di delusioni che la vita ha marchiato su questa pelle, ormai troppo sporca per risporcarsi un’altra volta.

Vivrei sotto il temporale, guardare gli alberi che si spezzano e i tetti che si aprono, le strade d’acqua e la sua furia su di me che mi abbraccia, e non mi distrugge, vorrei sentirmi come lui, capace di usare la furia contro il mondo, e ripulire quei luoghi in cui ho camminato, come grandine al sole, sciogliere ogni ghiaccio nel mio sangue, come vento rabbioso sotto un manto di nuvole nero carbone, fermo, in quel campo troppo grande ma così piccolo, aprire le mie braccia alla sua potenza e lasciarmi…. Pulire, gridare forte insieme ai suoi tuoni e liberarmi, dai fulmini che stringono l’anima!

E dopo…

Dopo lasciarmi cadere a terra, con lo sguardo al cielo, mentre si apre, lasciando passare i raggi del sole, che tentano di asciugare ogni disastro, e ridere…

Aspettando un altro mio temporale… un altro ancora!

(Ejay Ivan Lac)

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IL TEMPO CHE VIVI

luglio 25th, 2016

È bellissimo guardare la notte che arriva e il sole che torna, sapere che la terra gira e che il tempo è solo una nostra scelta, quel tempo che accompagna le nostre vite, quel tempo, che spesso non riusciamo a sfruttare e che allunghiamo troppo.

Quel tempo che consumi a guardare fuori dalla finestra, aspettando quelle risposte che non arriveranno mai, e lo sai, quel tempo, che passi a sprecare parole invece di ascoltare il cuore, che consumi a piangere invece di accendere i più bei sorrisi che hai, quel tempo, usato solo per farti capire da chi non ti ascolta o che passi in solitudine per paura, di rimettere l’anima e il cuore, nelle mani della persona sbagliata…

Quel tempo, che aspetti, e che arriva troppo piano, il tempo che si ferma e quello che corre veloce, quel tempo che occupi con la persona che ti cattura, il tempo delle scelte e quello delle cazzate, il tempo che passi troppo nei tuoi pensieri invece di agire, il tempo in un bagno di paure e una doccia di pessimismo, piuttosto che una piscina di coraggio e un mare di bei pensieri…

Quel tempo, che rovina spesso la tua felicità, e che cancella dai tuoi occhi le scelte giuste e le buone sensazioni!

Non vivere nel tempo, tu vivi solo nel presente, perché il tempo, è solo invenzione…

(Ejay Ivan Lac)

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Bisogna vivere sempre

luglio 15th, 2016

Dopo i diciotto anni il tempo vola, ti ritrovi a trenta già con i figli e quei consigli (vedrai quando arriverai alla mia età)
I giorni passano, gli anni volano, ti giri un attimo fai due commissioni e ne hai già quaranta. Poi arrivano gli ultimi quindici giorni prima di andare al mare, e lì il tempo si ferma, sembra l’ergastolo dopo la sentenza, un giorno sembra un anno, come i bruchi ci si trascina dell’alba al tramonto, incazzati ci perdiamo gli attimi i sorrisi le gentilezze per un desiderio che aspettiamo e desideriamo.
Poi arriva il giorno della partenza, e quello sai com’è? E come quando ti scappa da pisciare e dopo due ore trovi il benedetto bagno con la vescica già infiammata (finalmentee)
Di colpo come i bruchi diventiamo farfalle per volare quindici giorni all’anno.
Farfalle per quindici giorni, perché poi arrivano le ripartenze, e al casello di melegnano già si perdono due gradi di abbronzatura, partono i primi vaffanculi, l’antidoto vacanziero comincia a sfumare, ritorniamo bruchi, schiavi della vita quotidiana. Arrivi a casa con le valigie da disfare guardi le foto e già ti sembra che sia passato un anno, lo stomaco comincia a riprendersi le contrazioni. Un paio di giorni e arriva il colpo di grazia. La sveglia.
Il tempo vola, fai altri due commissioni e ti ritrovi già a sessanta.
Ma ne vale la pena?
Bisogna vivere come il giorno prima di una partenza, di una vacanza, bisogna andare a lavorare come se fosse il giorno delle valigie, non si può “vivere” quindici giorni all’anno, perché è vero che il tempo vola, ma è anche vero che il tempo finisce, e quando è finito se hai vissuto settant’anni e lo moltiplichi per quindici giorni all’anno di soli emozioni non hai vissuto un cazzo..
Bisogna essere farfalle sempre, perché per essere bruchi abbiamo l’eterno riposo..

IL CONCETTO DI NATURA

luglio 14th, 2016

Gli esseri umani hanno perso il concetto di natura, la natura ha dato ad ogni creatura, il piacere, l’unico strumento in grado di formare qualcosa di vero, l’unico strumento reale per avere una fusione di piacere con qualcuno…

Ora invece basiamo tutto su parole, regali, false promesse e finti sentimenti, solo perché non si ha il coraggio di esprimere il bisogno primario, che madre natura ci ha programmato…

Il sesso!

(Ejay Ivan Lac)

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UN GIORNO PENSERAI…

luglio 14th, 2016

Un giorno penserai a tutte le stronzate che hai fatto, e a quelle che non hai mai osato fare, a quelle a cui hai rinunciato, e quelle che hai rifiutato…

Un giorno ci penserai molto, e sarà troppo tardi, perché tutti invecchiano, e sarai troppo avanti per recuperare, non avrai nessuna possibilità di scelta, se non quella di morire…

Quella, è la stronzata più grande!

(Ejay Ivan Lac)

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COME ACQUA IN BOTTIGLIA

luglio 14th, 2016

Le parole e le sensazioni, gli impulsi e i desideri sono come l’acqua in una bottiglia chiusa, sotto una cantina buia…

Se non vengono tirate fuori, diventano muffa!

(Ejay Ivan Lac)

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QUELLO CHE E’

luglio 14th, 2016

Le nuvole, i tuoni, la luce che si abbassa, il sole che si nasconde, la prima pioggia sull’asfalto e l’odore del bagnato, il vento e il fruscio degli alberi, i pensieri per la testa e il whisky nel bicchiere che scioglie ogni dilemma.

L’amico che ti scrive, i fans con i loro like, i messaggi in inglese e quelli in giapponese, lo sguardo verso il soffitto e la mano sul cellulare, la vita che scorre, le strade da scegliere, quelle giuste e quelle sbagliate, i problemi del passato e i mille del presente, la curiosità del futuro, la curiosità del come andrà a finire, i successi, gli insuccessi, i progetti nuovi e le loro ansie, il denaro che arriva, e quello che fugge, il cuore che batte, e la voglia di baciare il suo corpo.

Le persone che non riescono a fare a meno della mia musica, il mio sound che entra nelle case ogni giorno, i miei scritti che sanno di veleno altri che sanno di bellezza e verità, gli invidiosi, gli inutili, i falsi e i giusti, che mi cercano, che mi evitano, il ramo di un albero che sbatte sulla mia finestra, forse mi avvisa, o è solo stanco…

Donne che mi scrivono, e io che ultimamente le evito, gli inviti alle feste, gli inviti alle cene, persone che incontro, star che incrocio, e vip che riconosco, il web che mi cerca, il web che mi odia, la mia stanza d’albergo, o quella di casa mia, il mio letto lucido, e l’alcol che bevo, la droga che evito, i ricordi d’America, e gli amici di oltre mare… la paura, il terrore, i brutti pensieri e l’angoscia della notte, l’artista dannato che sono, l’artista amato che ascoltano…

Che leggono…. che condividono!

(Ejay Ivan Lac)

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