FELICE PASQUA

aprile 5th, 2015

pasqua

Ogni persona, penso, nel corso degli anni si è trovata di fronte a delle soglie, delle vie a senso unico, delle porte che rappresentano l’inizio o la fine di qualcosa e il cui attraversamento è segnato da emozioni che si imprimono sul cuore come un marchio.
I nostri occhi sono lo strumento attraverso il quale possiamo ammirare il fantastico spettacolo di un sole che entra o esce dal nostro cielo.
Il nostro cuore è lo strumento che ci permette di commuoverci ai tramonti di QUEI giorni che finivano e delle albe di QUELLI che iniziavano.
Il tramonto per esempio di quando ti viene a mancare una persona che amavi, subito fai fatica ad accettarlo, ti sembra impossibile, ma poi la verità che, fredda, spietata, si rivela in un attimo, in un secondo e nella sua inequivocabilità la rende un fardello così pesante da sopportare.
O l’alba della prima volta che fai l’amore con la ragazza che ami con tutta l’anima. Ogni carezza, gesto, parola, acquista un valore particolare che cresce all’accumularsi di quella moneta coniata prima dell’inizio del tempo: l’amore con l’emozioni che l’accompagna. Poi il tramonto dell’ultima dell’ultima volta che le hai parlato, la rabbia, il rancore di cui oggi vorresti chiedere scusa, perché frutto di quell’atteggiamento sbagliato per cui “io sono l’unico a provare emozioni vere, gli altri non mi capiscono, perché vivono in un mondo materialista” e anche perché se è verissimo che ognuno vive nel proprio mondo è altrettanto vero che condividiamo lo stesso universo. E il tramonto di un giorno la cui data non dimenticherai mai.
Il tramonto di quando lasci la persona che ti amava con tutta, la sua, di anima, dopo anni passati insieme. Il dolore che dal suo, di cuore, volava nell’aria e si infiltrava nel proprio, di cuore, trasformandosi in una cascata di lacrime. E quella mano, incredula, che non trovava la forza di aprire quella porta, sapeva che sarebbe stata l’ultima. E, poi, magari, l’alba di qualche giorno fa, quando ricapitano in mano le vecchie lettere. Pensi di rileggerle, in realtà le leggi per la prima volta. Quando pensi che l’altro non ti capisce, in realtà sei tu che non hai mai capito te stesso. E poi sei felice di averle rilette e sei felice che le abbia scritte. Quando guardi il cielo la notte, le stelle, è affascinante pensare che quelle stesse luci che noi vediamo provengono da tanto lontano. Ci vuole molto tempo perché la luce faccia tutta quella strada, tanto da far pensare che oggi noi vediamo molte stelle, che in realtà, si sono già estinte. Ed è così che puoi vedere oggi quella ragazza che amava così tanto, come una stella che, in realtà, non c’è più nel cielo, ma che con la sua luce riesce ancora oggi ad illuminare, ad aiutare.
Oppure l’alba di quella volta che tieni in braccio tuo figlio di pochi giorni. Il cuore che trabocca di “neanche so io cosa”. La voglia di stringerlo forte, e la paura di stringerlo troppo forte. E quegli occhi curiosi che ti guardano chiedendoti: “tu chi sei?” e tu che cerchi di rispondere, con i propri occhi: “sono il tuo papà!” (e ti immagini che pensi: “azz, che culo! Iniziamo bene!”).
Il tramonto di quel giorno che una persona cara malata ti dice: “ma perché non ti fermi qualche altro giorno?” e sei troppo indaffarata a pensare alla tua vita per poter rispondere di sì. Il giorno dopo te ne vai ed è l’ultima volta che la vedi in vita. E in quella domanda c’era racchiusa la consapevolezza della cosa. E, oggi, il rimorso di non aver avuto neanche la decenza di regalare qualche altro giorno della tua vita, di questa vita spesso ricca di giorni inutili. E domani ti mancherà per sempre.
Il tramonto del pomeriggio prima di un’operazione importante. Il coraggio di trattenere le lacrime, da dove proviene non si sa! E l’alba del giorno dopo, dopo, magari, ore di intervento, della felicità “moderata”, controllata da un limitatore chiamato scaramanzia.

L’alba per scoprire un tesoro nascosto, non per la ricchezza oggettiva che porta, ma per il mistero che l’accompagna.

E qua ognuno a rivivere le proprie… e a chiederci quanti anni ha il nostro cuore… così ricco di… albe e tramonti.

Buona Pasqua a tutti di vero amore!

P.F. (rev.4/4/2015)

Scriverò di te. …

aprile 4th, 2015

I momenti più belli?
Sono stati quando l’inchiostro toccava le nostre anime, quando quello che scrivevo ci regalava sogni e brividi, quando tu ancora non avevi un viso ai miei occhi, un respiro sulle mie labbra, un battito sul mio cuore, e noi ogni giorno lì, a tremare senza avere freddo; era come un sogno in un cassetto sempre aperto, era la speranza che da qualche parte, ovunque tu fossi, io potevo amarti.
Avrei voluto vivere con te le mie poesie, i miei racconti, i miei pensieri, ma la realtà non è mai un sogno, e i sogni appartengono al cielo, e se ti toccano o ti sfiorano, c’è sempre la sensazione che non durano per sempre.
Il mio amore per te è infinito, troppo grande, non ci sta tutto sul mio cuore non ci sta sui miei occhi, devo piangere quando scrivo di te, devo farti uscire un po’, e sentirti sulle mie labbra. Tu sarai sempre la mia stella, quella che brillava da lontano, tu sarai sempre il mio sogno impossibile, quello irraggiungibile, e i sogni vanno lasciati lì, dove nessuno può entrare. Le mie parole appartengono al mio cuore, e non è stato difficile scriverti ti amo, ma è stato impossibile viverlo, viverci, è stato come se di colpo il sole lasciasse spazio alle nuvole, e la pioggia portasse via tutti quei momenti pieni d’inchiostro. Ormai vivrò senza di te, ma non senza amore, niente sarà perso fino a quando un sogno vivrà dentro le mie vene, scriverò ancora, quando il petto mi farà male, scriverò il mio sogno, il mio desiderio, scriverò a te, che mi penserai o non lo farai, che mi amerai o mi odierai, scriverò ancora l’impossibile, come quando tremavamo, scriverò che ti amo, ovunque tu sia…..

Il tempo finito. ..

aprile 2nd, 2015

Il nostro tempo era finito
come le lancette di un orologio che si fermano di colpo
era ormai finito
senza respiro.
Noi,
e il nostro tempo che apparteneva già al passato
ostinati a vivere
senza futuro
come un tarassaco al vento
con le anime ormai altrove. ….

E’ SEMPRE ESISTITO

aprile 2nd, 2015

Ti dico che, l’universo è sempre esistito, e che lui, non è mai nato.

Siamo troppo piccoli per credere di aver capito tutto, riguardo alla vita e il creato, pensare che, l’universo sia nato con noi è semplicemente egoista, siamo noi quelli nuovi, lui è semplicemente stato gentile a darci una posizione nella sua grandezza.

(Ejay Ivan Lac)

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PORTA CON SE LE STELLE

aprile 2nd, 2015

L’universo porta con se, un numero incomprensibile di stelle, ed ogni stella porta per noi, la giusta direzione per il nostro futuro, ogni stella è una possibilità di vincita.

Dobbiamo solo essere abili, ad afferrare la stella giusta per noi!

(Ejay Ivan Lac)

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PERSO L’AMORE NON RESTA CHE BERE

marzo 31st, 2015

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Perso l’amore, non resta che bere.

L’endecasillabo perfetto.

Un poeta solo con un solo verso.

E io di versi ne ho scritti così pochi… Però ne ho emessi a volontà!

Uooh! Uooh! Uooh!

Versi. Conati. Sbocchi. Rigurgiti. Spurghi. Macché, nemmeno riesco a vomitare.

Le cose non vanno per il verso giusto. Per certi versi. Per un verso o per l’altro. Mi faccio il verso.

Verso? Verso cosa? lo non sto andando da nessuna parte.
***

Torno a casa. Lo tiro fuori e vedo che la macchiolina è diventata rosa. Forse avevano ragione i ragazzi. Era solo lo strofinamento. Forse sono sano: ci penserò più tardi.

Più tardi.

Ma sì.

E ora?

Ora sì che bisogna fare qualcosa.

Più tardi.

Ora devo uscire.

L’unica cosa che devo fare è uscire.

La prima e l’ultima cosa che devo fare è uscire.

Perso l’amore, non resta che bere.

L’endecasillabo perfetto.

A noi due.
***

Le telefonate mi perseguitano. Tutti stanno male. Nemmeno fossi Cristo risorto, mi cercano tutti. E io non so dire di no, perché anch’io non sto bene, e a volte da solo, a casa, mi trastullo con l’idea di smetterla con la vita di questi mesi, anche solo per una settimana. Penso di potercela fare, di prendere una pausa da queste anime in pena, per pensare a tutto quel che è stato. A volte ho davvero voglia di tirare il freno. Scendere. Respirare.

Invece no.

Alla fine esco, perché un po’ si ride e un po’ si rimanda tutto al giorno dopo, che è lontanissimo. Lontano quanto una notte di sbronze, dove il tempo si dilata all’infinito sotto le luci soffuse di un locale, nei riflessi scarlatti o ocra del bicchiere, nel mormorio degli avventori, nello specchio dietro al bancone che riflette sagome sfocate, nelle grida dei lunatici sbronzi, nel fumo delle ultime sigarette, nei vecchi senza più denti e capelli e vita che ti siedono accanto, nei brindisi sghembi e nei sorrisi forzati, nei borbottii di una canna fumata al freddo, nelle camminate per una città divorata dal gelo, in un’ora abbandonata come l’alba, mentre rincasiamo con i geloni e vediamo accendersi le prime luci, tanto calde da commuoverci, al pensiero del tepore di una famiglia, un bacio sul collo, un colpo di tosse e un caffè.
***

«Un infarto?» ha detto con un filo di voce. E poi: «Come. Non capisco».

Un padre, un genitore, ha paura di mille cose: gli incidenti di macchina, la droga, le amicizie pericolose, la delinquenza, l’anoressia, la bulimia, la depressione, il suicidio, l’assenza di motivazioni, la ribellione, la mancanza di rispetto, la disoccupazione, il ripudio della famiglia, le nevrosi, gli abusi, l’incertezza sessuale, la devianza, il suicidio, anche l’omicidio. Ma l’infarto! Lo so cosa vorrebbe dire mio padre: «Ascolta, c’è stato un equivoco! Sono io che vado a giocare a tennis due volte alla settimana per non schiattare prima degli ottanta! Sono io che non fumo da trent’anni per agevolare la circolazione! Sono io che bevo con moderazione per non affaticare le coronarie! Sono io che controllo ogni anno il colesterolo! Che cazzo c’entri tu! Tanto vale che mi metta un giubbotto di pelle, dei jeans sdruciti, un bandana in testa e vada in discoteca a calarmi rischiando la vita alle tre di notte sulla tangenziale!»

«Papà, quello è Fonzie. Io non vado in giro vestito così».

«Dicevo per dire. Il concetto è chiaro».

Ma mio padre non è incazzato: solo non sa cosa pensare. Mi guarda.

Secoli di generazioni assennate buttate nel cesso, vorrebbe forse dire.

FRASI DA Orange Is the New Black

marzo 31st, 2015

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Lei era l’unica cosa che contava, l’unica persona che contava…. tutto il resto era solo AMBIENTE.
***

Grazie a Dio ho il cancro. Nessuno ti rompe il cazzo se hai il cancro.
***

Non parlerò di come ho toccato il fondo perché il fondo lo sto toccando proprio ora. Siete tutte fantastiche…ma ecco, non ho mai pensato che sarei finita qui. Capite, credevo…credevo che avrei avuto sempre tutto sotto controllo. Ed è stato così per un po’, finchè l’eroina la spacciavo soltanto, cioè in realtà non la spacciavo, la importavo. Ma…sì, stavo affrontando una separazione e ce l’avevo a portata di mano. Anzi, a voler essere precisi sono stata abbandonata. Comunque sia ho iniziato a farmi. L’eroina era la migliore compagna che avessi mai avuto: mi faceva sempre sentire così bene ed era sempre disponibile. Ma anche le compagne migliori ti fottono, giusto?
***

TI MANCA? Ah, non sai quanto, cazzo. Più di un buon caffè, più di dormire al buio, più di una bella gonna…
****

Combatti il potere! Fanculo chi comanda!
***

io credo che se hai un rapporto con qualcuno non scompare mai del tutto. In un attimo si è di nuovo importanti l’uno per l’altro, come se non fosse mai finita.
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L’avventura è soltanto una difficoltà che si è montata la testa.
***

Io sono come te, Dina. Sono debole anch’io. Non ce la posso fare qui senza qualcuno da toccare, senza qualcuno da amare. È perché il sesso attenua il dolore? È perché sono un malvagio mostro sessuale? Io non lo so. Quello che so è che ero qualcuno prima di entrare qui. Ero una persona con una vita che avevo scelto per me stessa e adesso…adesso è tanto se finisco la giornata senza piangere. E ho paura. Ho ancora paura. Ho paura di non essere me stessa qui dentro…e ho paura di esserlo, credimi. Non sono gli altri a farti più paura in prigione. È il trovarti faccia a faccia con quello che sei. Perché una volta che sei tra queste mura non c’è dove correre anche se tu potessi correre. La verità ti raggiunge qui dentro, Dina. Ed è la verità a fare di te la sua puttana.
***

Probabilmente molti di voi ci sono passati. Inizia con due persone innamorate. Vi fate un sacco di promesse. Vi ripetete che siete diversi dagli altri, l’eccezione. Per un paio di mesi fate lunghe chiacchierate ed ogni argomento sembra nuovo ed eccitante. Un modo per conoscersi a un livello più intimo. Poi lentamente, così lentamente che quasi non ve ne accorgete, le chiacchierate lasciano il posto a chiamate perse e messaggi pieni di risentimento e alla fine arriva il giorno in cui ammettete che, no, non siete l’eccezione. Che stare lontani dalla persona amata è, nel migliore dei casi, difficile. Impossibile nei momenti peggiori.
***

Per avere un atteggiamento zen, sai a volte, si deve sentire qualcosa dentro.
***

No, vedi, io non ho dubbi. Credo nella scienza, credo nell’evoluzione credo in Nate Silver e Neil deGrasse Tyson e Christopher Hitchens, anche se potrebbe essere uno stronzo. Non posso seguire un Dio che interviene ai premi Tony mentre un milione di persone viene ucciso con un macete. Non credo che un miliardo di indiani va alla’inferno o che ci venga il cancro per imparare una lezione di vita o che i giovani muoiano perché Dio ha bisogno di un angelo. Sono tutte stronzate! Ne siamo tutti consapevoli! […] Senti, io capisco che la religione renda più facile affrontare tutte le cose brutte e oorende che capitano a tutti noi. E vorrei tanto poter credere anch’io. Di sicuro sarei più felice. Ma non posso. I sentimenti non bastano. Ho bisogno che sia reale

LE STORIE MAI COMINCIATE

marzo 30th, 2015

Le storie che non sono mai cominciate, sono quelle che ti rimangono nella mente, storie, che rimangono sospese, tagliate dal silenzio e murate, da quella persona che fa battere il nostro cuore.

Sono quelle persone a cui, ogni volta, rivolgiamo il nostro pensiero, questo perché, sono sospese in aria, non sono mai scese e mai salite, rimangono lì, nel loro distacco, ma che in qualche modo, sono ancora sedute senza risposta, nel nostro cuore.

Cancellarle, perché? Il cuore ha tanto spazio, e poi…

Le porte del cuore si aprono solo da un lato, e noi, troviamo più semplice, nella notte, a fantasticare su quella storia, che non è mai cominciata, chiedendo a noi stessi se primo o poi, quella persona, sarà in grado di capire quanto bello sia, camminare nel nostro cuore, invece di restare li seduta…

in silenzio!

(Ejay Ivan Lac)

disegno

DOLCE E’ ASPETTARE

marzo 27th, 2015

 

Amore son qui che aspetto…..

nulla mi è più dolce dell’attesa

di ciò che è passato e sentirne

il ritorno.

Intuirne i brividi delle emozioni

vissute.

Aspetto di vedere oltre il buio

dell’oggi, il bacio oltre le labbra

oltre i ricordi aspettando sfioro

ciò che non posso vedere, non

posso sentire…….

Aspetto amore, con lacrime di perla

che misurano il tempo che passa.

Ti aspetto senza futuro,senza passato

mi cullo nel vento, nei mari di ciò che fu.

Nel presente mi accorgo che non sono

io che aspetto, ma è il mio amore

che aspetta me.

 

DOLCE  E'  ASPETTARE

 

 

 

(Mirella Narducci)

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni