SENZA SESSO SI PUò

aprile 26th, 2015

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È faticoso e complicato, ma piace a tutti. Può costarti la vita, ma se non lo fai i tuoi geni sono spacciati. Ci sarebbero soluzioni più economiche per scongiurare l’estinzione, eppure tantissime specie ricorrono a questa. Come si fa è noto, ma perché abbiamo iniziato a farlo molto meno. Senza, non ci sarebbero alcune delle più colorate e commoventi espressioni della natura. Charles Darwin, nel 1862, ammise che le ragioni della sua evoluzione erano ancora avvolte nella più totale oscurità. Stiamo parlando del sesso.

Il sesso è l’invenzione evoluzionistica forse più ingegnosa ed elusiva di tutti i tempi. Certamente è una delle più rivoluzionarie. Sfida ancora le nostre conoscenze come un rebus, ma sono in molti a scommettere che, dietro le sue origini, si nasconda un messaggio importante su come funziona l’evoluzione nel suo complesso. L’uso stesso del termine «origine» espone a scivolose controindicazioni, perché sembra alludere a un momento fatidico d’inizio, quando in realtà l’evoluzione è un processo incessante di trasformazione. La storia naturale, poi, spiazza sempre per la sua esuberante eterogeneità di soluzioni. E infatti, combinare la metà dei propri geni con un’altra metà proveniente da un individuo del sesso opposto, per mettere al mondo una prole e moltiplicarsi, non è una strategia univoca.

Numerose specie alternano il mix genetico di due sessi con la riproduzione asessuata: femmine che producono uova non fecondate, per esempio, da cui nascono altre femmine. I maschi diventano piccole parentesi in mezzo a una discendenza di amazzoni che fanno tutto da sole per partenogenesi. Anche molte piante rinunciano completamente alla riproduzione sessuata e scelgono una propagazione per via vegetativa a partire da gemme e propaggini, da cui si staccano discendenti geneticamente identici. Per riprodursi, un organismo può quindi clonare se stesso, o anche più semplicemente dividersi in due, come fanno batteri e parameci. Si dà, quindi, in natura la possibilità di riproduzione senza sesso (nei microrganismi, nelle piante, in molti invertebrati e in alcune decine di vertebrati). Certi animali come le stelle di mare si dividono in più parti. Altri, come spugne e tunicati, rilasciano gemmule che danno origine a nuovi individui.

Alcune specie scelgono, invece, il processo opposto: sesso senza riproduzione. In molti organismi unicellulari, oltre alla moltiplicazione per divisione, si assiste alla coniugazione tra due individui, cioè a uno scambio di materiale genetico in orizzontale attraverso ponti citoplasmatici. L’antica sessualità batterica senza riproduzione offre un indizio interessante: il risultato del processo è una coppia d’individui geneticamente diversi da quelli di partenza. In questo modo, essi acquisiscono la potenzialità di adattarsi a condizioni ambientali differenti da quelle iniziali. Ecco forse svelato il suo segreto. Il sesso è il veicolo per la produzione di diversità.
Il maschio è inutile, Plevani e Taddia

COLORATO MALE

aprile 24th, 2015

Tu hai paura, anche se non ti vedo e non so chi sei, io so, che tu ne hai tanta, perchè stai leggendo le mie righe, perchè la notte, tieni gli occhi aperti, i pensieri ti uccidono e non riesci a dormire…

Tu, hai paura perchè domani ritorna il sole, e forse, riesci a tenere il tuo cuore rilassato solo la notte, quando non vedi nessuno, perchè tutti dormono, il desiderio che tutto, rimanga in questo stato, a volte, non ti senti all’altezza della situazione, tremi, quando vorresti migliorare la tua situazione.

Si ha paura anche quando non esiste il reale momento per averne, è normale, la vita è fatta così, noi, siamo fatti così, e pensa che domani, quando ti sveglierai, non sarai l’unica creatura del pianeta ad avere paura.

Puoi trovare il conforto nelle mie parole, ma dentro di te, si nasconde quella porta che solo tu puoi aprire, non serve nessuno che ti dia la chiave, se chiudi i tuoi occhi, puoi aprirla in un istante, perchè dentro di lei, c’è un mondo che ti aspetta, fuori, c’è un mondo che ti aspetta, tutto quello che vedi e senti, è solo un flusso animato che hai creato tu, con i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti, negativi e positivi, e solo tu, con la matita che hai tra le dita, puoi cancellare e ridisegnare a tuo piacimento…

Prova… è un gioco divertente.

Allora dopo, capisci, che la paura che sentivi, era tutta una menzogna, e che bastava una semplice punta, per ricostruire e sistemare, li, dove il disegno era colorato male…

(Ejay Ivan Lac)

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NORMALI E DIVERSI

aprile 24th, 2015

La diversità rende il mondo più bello, la diversità, rende gli uomini più veri, perchè gli umani hanno perso il contatto con il loro essere, guardano ogni cosa cercandone i difetti, desiderando solo la normalità delle cose.

E poi, si accorgono che la normalità è noia, e si trovano ad odiare e deridere la diversità del mondo, perchè la loro monotonia porta solo tristezza e angoscia, mentre gli altri, quelli veri, ridono e scherzano su tutto e su ogni cosa, questo per uno normale, è un fastidio, perchè cerca di capire il motivo, e si chiede…

Perchè tutti cercano di essere uguali, se poi sono tristri? mentre i diversi, hanno mille colori su cui vivere, e sono felici di questo?

(Ejay Ivan Lac)

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Sul palco della vita di Xavier Wheel

aprile 23rd, 2015

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Ognuno scrive e riscrive il suo copione, lo recita, caratterizzando il personaggio che crede di dover interpretare in quell’opera monumentale, a tratti tragica, drammatica, sentimentale, romantica e a volte persino comica, chiamata vita. Ognuno sale su quel palco e si deve ritagliare una parte, piccola o grande che essa sia poco importa, perché in quel momento, quello è il suo tempo, in quell’attimo lui, per lui diviene il protagonista assoluto, padrone della scena, questo a prescindere se sia solo comparsa o grande attore, perché ci mette l’anima e ci aggiunge anche il cuore. Perché come è risaputo, questo è il teatro della vita, un’opera sempre in cartellone, senza mai concedere una replica o una pausa di riflessione. Dove non ci sono spettatori, perché siamo tutti perennemente attori. E’ vero c’è chi dimentica la battuta e resta silenzioso, o chi non sa più quale sia il suo ruolo, ma la recita va avanti e di quel silenzio e di quello smarrimento nessuno se ne avvede, perché pensano che faccia parte del mestiere, dell’attore consumato che perde il filo e dove meglio crede lo riallaccia, solo per rendere più vera, più autentica, la sua faccia.

Xavier Wheel

PERDIAMO LE PAROLE

aprile 20th, 2015

Spesso perdiamo le parole, proprio quando abbiamo deciso di usarle, perchè le abbiamo tenute dentro di noi, per paura, per frustrazione, per mancanza di coraggio, quel coraggio, che serve per riuscire a dare alle nostre domande, le adeguate risposte.

Ci pensi, mentre bevi il tuo caffè, mentre consumi il tuo pranzo o la tua cena, ci pensi, anche quando sei in solitudine nella tua città, quel attimo, una vibrazione dentro te, ti fa prendere il cellulare tra le mani, e speri, di riuscire a fare quel che devi…

Senza pensieri… ne paranoie!

E poi, accade, che non fai più niente, e le parole che volevi esprimere svaniscono così, da sole, nel vuoto dell’ambiente che ti circonda.

E’ forse è meglio così, a volte, le risposte arrivano con il silenzio!

(Ejay Ivan Lac)

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PETALI LEGGERI

aprile 20th, 2015

Petali, che entrano dalle finestre, dalla porta, volano, sopra ogni albero e tetto, della mia e della tua città…

Petali, neri, che sorvolano le persone, camminano sul pavimento e la notte, quando tutto è in silenzio, sfiorano il tuo corpo, e indicano ai tuoi pensieri la strada da fare, mentre tieni gli occhi chiusi per dormire, o ad occhi aperti.

E sono gli stessi…

Sono uguali…

Gli stessi petali che hanno toccato me, toccano anche te, per parlarti di noi, che siamo tutti uguali, sospirano nel tuo orecchio, baciandoti la pelle, sfiorandoti le labbra, mentre il tuo corpo tace nel buio, e dorme, tranquillo nel letto, guardando quel sognio che speri sia infinito, ma che svanisce al mattino.

E non ti accorgerai di nulla, non li vedrai, ma se ti concentri, prima di addormentarti, puoi sentirli entrare nella tua stanza, petali senza anima, petali, senza rumore, come un leggero soffio sui peli della tua pelle, sopra ogni tua cellula, leggeri e quasi impercettibili…

Scrivono di noi, scrivono, di un mondo che soffre, un mondo in via d’estinzione, e cercano di darti, nella loro leggerezza, la forza di alzarti domani, e guardare gli occhi di ogni creatura, è sarà come guardare…

Se stessi.

(Ejay Ivan Lac)

PETALI

Il mediterraneo

aprile 20th, 2015

Io me lo ricordo il mediterraneo, me lo ricordo azzurro a tratti schiumoso dalle tante mareggiate, guardavo l’orizzonte e pensavo sempre; chissà dove finisce il mare, chissà cosa c’è dall’altra parte, forse ci saranno i sogni, forse si può toccare il sole quando se ne va a dormire.
Io me lo ricordo così il mediterraneo, con il suo fondale pieno di pesci,
non era rosso e non c’era carne per i pesci, me lo ricordo così, con i papà che insegnavano a nuotare i propri figli, e le mamme sulla riva ad aspettare, come le onde che arrivavano da lontano e la speranza di poterli abbracciare…

BUONANOTTE

aprile 18th, 2015

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Non addormentarti mai senza un sogno e non avegliarti senza uno scopo!
*Buonanotte*

Not in my name * Linda Bimbi

aprile 16th, 2015

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Il futuro di pace non solo è possibile ma è l’unica alternativa realistica, oltre che razionale, al futuro di guerre e violenze prospettato dalle attuali politiche dominanti.
Not in my name * Linda Bimbi

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Il cambiamento delle strutture mentali tra la gente comune, nell’oceano attuale di parole insignificanti che tradiscono il valore semantico del discorso, è una sponda proponibile e ragionevole.
Not in my name * Linda Bimbi

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L’essere umano, cui è toccato in sorte vivere l’inizio del terzo millennio, è sperduto e impaurito: sperduto dal bombardamento di informazioni false e contraddittorie, impaurito in quanto percepisce l’imminenza strisciante di una stagione di follia, che è la guerra omnium contra omnes. Come illustra Richard Falk, la follia è il conflitto globale tra entità globali, tra gli Usa nuovo Stato globale e il terrorismo globale.
Not in my name * Linda Bimbi
***

Non sono un esperto, di mestiere faccio il chirurgo, però ho un’impressione: mi sembra di vivere in un mondo in cui sta cambiando – anzi in qualche misura è già cambiato – il senso delle parole e diventa difficile capirsi, ci troviamo in una specie di torre di Babele.

La prima parola alla quale è stato cambiato il significato è la parola guerra. Abbiamo assistito a un cambiamento del contenuto della parola: il contenuto della guerra è rappresentato dalle sue vittime. Nel primo conflitto mondiale le vittime civili sono state il 15% del totale dei morti, nel secondo conflitto mondiale le vittime civili sono salite al 65 % rispetto al totale, negli ultimi decenni, in tutti i conflitti interni o internazionali, le vittime civili sono state oltre il 90%. Ho l’impressione che usare la stessa parola per definire fenomeni casi radicalmente diversi, e anche statisticamente opposti, sia fonte di confusione.

L’altra parola a cui è stato cambiato senso è la parola terrorismo. Forse a questa parola noi non vogliamo dare il significato appropriato perché nella nostra testa, e nella testa di milioni di esseri umani, alla parola terrorismo viene associato solo quello che ci è stato fatto vedere del terrorismo: le immagini ripetute in modo ossessionante della caduta delle torri gemelle a New York. Nessuno però ha mai visto nemmeno uno dei 5.000 morti civili caduti in Afghanistan dopo il 7 di ottobre 2001 e nei mesi successivi; non li hanno fatti vedere, ma ci sono stati. In Afghanistan noi li abbiamo visti e non ci è stato permesso di parlarne, perché ogni volta che si cercava di raccontarlo venivamo tacciati di essere amici dei terroristi.

Credo che anche la parola democrazia abbia oggi un senso profondamente diverso. Faccio fatica a utilizzare questa parola per molti paesi che definirei democratici, primo tra tutti gli Stati Uniti d’America, perché alla mia nozione di democrazia è associata in modo inscindibile la nozione di partecipazione delle persone. Quando vedo lo Stato militarmente piú potente e probabilmente piú ricco, nel quale solo un cittadino su tre partecipa all’attività elettorale e nel quale, alla fine del periodo elettorale una Corte dichiara, «non si contano i voti alle elezioni, ha vinto lui», il mio concetto di democrazia entra in crisi. Ed entra in crisi anche il mio concetto di diritto quando vedo spacciare per diritti quelli che sono i privilegi di pochi, che per un puro caso sono anche i piú potenti, i piú ricchi e i piú armati. Entra in crisi il mio concetto di diritto anche quando osservo le istituzioni internazionali: oggi nel mondo ci sono molte decine di conflitti nei quali i civili vengono ammazzati, si compiono massacri – genocidi in alcuni casi – e molti di questi massacri non solo sono stati organizzati, incoraggiati, finanziati, nei decenni passati, dalle cosiddette democrazie, ma, in questi conflitti, l’85% delle armi con le quali vengono uccisi degli esseri umani sono vendute direttamente dai cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Ecco il problema: mi ritrovo oggi con un dizionario in cui le pagine sono state strappate e rimescolate come in un mazzo di carte.

Not in my name * Linda Bimbi

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