Il mio cielo

ottobre 12th, 2014

Rubo i colori ai prati ai monti al mare

per dipingere il mio cielo

quello che racchiude i miei sogni

che ammiro appena sveglia

quello che respiro ogni giorno

che ha il colore dei miei occhi

che illumina i momenti bui

che mi dona speranza

che mi ruba sorrisi

quello del sereno dopo la tempesta

quello dai mille tramonti

che accarezza i miei pensieri

che mi dona il silenzio della notte e

che riflette la luce della mia anima

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ESSERE SEMPRE SE STESSI

ottobre 12th, 2014

Essere sempre se stessi si rischia di non cambiare mai, fare sempre gli stessi errori, essere sempre la persona di sempre, senza mai chiedersi se per la vita che vogliamo siamo adatti!
(Ejay Ivan Lac)

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LIBERI DI SCEGLIERE

ottobre 12th, 2014

Possiamo imparare dagli eventi passati, belli o brutti che siano, siamo liberi se scegliere di mangiare, bere e camminare nel passato, o fare lo stesso nel presente per un futuro migliore, o se, piuttosto, usare il nostro passato per diminuire le novità del nostro avvenire!

(Ejay Ivan Lac)

EVENTI

 

CAMICETTE

ottobre 12th, 2014

Fino a quando non arriverai a farmi battere il cuore, io continuerò a sbottonare camicette…

(Ejay Ivan Lac)

Saziami

ISTINTI

ottobre 12th, 2014

Io l’amore non l’ho ancora trovato, e quando pensavo di averlo, mi ha lacerato l’anima, a volte pensavo non esistesse, ma so nel silenzio che da qualche parte esiste…

Ti chiedi dove, ma non si hanno le risposte, a questo punto agisco per istinti, è più facile trovare sesso che amore, è più facile un amante, che trovare amore, posso essere quel bastardo che hai sempre sognato, che per una notte ti sbatte sul letto e tratta i tuoi desideri sessuali per ciò che siamo, animali…

(Ejay Ivan Lac)

ISTINTI

BOLLIRE L’ANIMA

ottobre 12th, 2014

Continuare a piangere per chi non ti ama, equivale a perdere tempo nella vita…

Se ne hai voglia, posso portarti stanotte in un mondo diverso, mi aiuterai ad alleviare il dolore, io ti aiuterò a farti bollire l’anima!

(Ejay Ivan Lac)

anima calda

PER PORTARE LA PACE SULLA TERRA * SWAMI KRIYANANDA
NON FINIRA’ PRESTO

ottobre 10th, 2014

Hai mai provato… quella sensazione che si avverte quando qualcuno che ti affascina, e ti guarda fisso negli occhi, ti fa sentire il cuore caldo che si agita e ti viene voglia di baciare le sue labbra?

Lo so che ti piace, se adesso ti prendo il viso senza dire niente e ti bacio sulle labbra, prendendoti dai polsi e girarti di schiena, poggiando le tue mani verso il muro, con le mie mani che spostano i tuoi capelli per baciarti dietro al collo, la schiena, le spalle…

Appoggiato a te, ti piace se ti prendo il viso da dietro poggiando la tua testa sulla mia spalla, e le mie labbra assaporano il tuo orecchio, ti senti calda, senti ogni tuo contatto con la realtà che si spegne, vivendo solo di vibrazioni piacevoli che ti portano a sbottonare il vestito, il tuo respiro diventa più profondo, il tuo cuore… il tuo cuore è agitato, e nella tua mente passano solo pensieri che non avresti mai pensato di avere con me…

Ti accompagno verso il letto, ti sei lasciata togliere il vestito che ora è buttato sul pavimento, mi guardi negli occhi mentre ti guido in questi minuti diversi dal solito, ormai non ti chiedi più perché lo fai con me, ormai ti lasci andare, da questo calore che avverti ogni volta che ti bacio il corpo, quando ti tocco, luci che bruciano sotto la pelle e scaldano le guance, ad occhi chiusi, godi, respiri, assaggi ogni profumo di questa notte intensa…

Non finirà presto, mi terrai stretto al tuo seno e in ogni parte del tuo corpo, Fino a quando non vedremo risorgere il sole…

(Ejay Ivan Lac)

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FRASI DI PATRICK MODIANO, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2014

ottobre 10th, 2014

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PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2014: JEAN PATRICK MODIANO

Erano passati una dozzina d’anni da quando non mi chiamavano più “Bijou” e mi trovavo alla stazione del metrò Châtelet nell’ora di punta. Ero tra la folla che percorreva il corridoio senza fine, sul tapis roulant. Una donna indossava un cappotto giallo. Il colore del suo cappotto aveva attirato la mia attenzione e la vedevo di spalle, sul tapis roulant. Poi camminava lungo il corridoio in direzione Château-de-Vincennes. Eravamo ora immobili, stretti gli uni contro gli altri a metà scala, aspettando che la porta si aprisse. Lei stava accanto a me. Allora l’ho vista in faccia. La somiglianza di quel volto con quello di mia madre era così sorprendente che ho creduto fosse lei.
Mi era ritornata in mente una fotografia, una delle poche di mia madre che ho conservato. Il volto è illuminato come se un riflettore lo avesse fatto affiorare dall’oscurità. Ho sempre provato fastidio nel guardarla. Nei miei sogni diventava, ogni volta, una fotografia antropometrica che qualcuno – un commissario di polizia, un addetto dell’obitorio – mi porgeva perché potessi identificare la persona ritratta. Ma io restavo in silenzio. Non sapevo niente di lei
Jean Patrick Modiano, Bijou

***

Si era stupito che tra i milioni di abitanti presenti in una grande città come Parigi, ci si potesse imbattere nella stessa persona, a distanza di tanto
tempo, e ogni volta in un luogo molto lontano dal precedente. Aveva chiesto un parere a un amico che faceva calcoli probabilistici, per giocare alle
corse, consultando i numeri del giornale «Paris
Turf» degli ultimi venti anni. No, non c’era nessuna spiegazione. Allora Bosmans aveva pensato che il destino a volte insiste. Incontri due, tre vol te la stessa persona. E, se non le rivolgi la parola, allora peggio per te.
Jean Patrick Modiano, L’Orizzonte
***

A New York oggi nevica. Dalla finestra del mio appartamento nella 59ª strada guardo il palazzo di fronte, dove si trova la scuola di danza che dirigo. Dietro l’ampia vetrata, le allieve in body hanno smesso gli esercizi sulle punte e gli entrechat. Mia figlia, che lavora con me come assistente, ha concesso loro una piccola pausa e sta mostrando un passo su un brano di musica jazz.
Fra poco le raggiungerò. Tra quelle allieve c’è una ragazzina che porta gli
occhiali. Prima che cominciasse la lezione li ha posati su una sedia, come facevo anch’io quando avevo la sua età, alla scuola di danza di Madame Dismaïlova. Non si può ballare con gli occhiali. Mi ricordo che all’epoca di Madame Dismaïlova, durante il giorno mi esercitavo a stare senza occhiali. Allora cose e persone per- devano i contorni. Tutto diventava sfumato, persino i suoni si facevano sempre più attutiti. Il mondo, quando lo guardavo senza occhiali, non aveva più asperità, era morbido e soffice come un grosso cuscino nel quale affondavo la guancia, e alla fine mi addormentavo.
– Cosa stai sognando, Caterina? – mi chiedeva papà.
– Dovresti metterti gli occhiali.
Io gli ubbidivo e tutto intorno a me ritrovava la durezza e la nitidezza di sempre. Con gli occhiali vedevo il mondo così com’era. Non potevo più sognare.
Qui a New York, per alcuni anni ho fatto parte di una compagnia di balletto. In seguito ho diretto una scuola di danza insieme a mia madre. Poi lei è andata in pensione e io ho continuato da sola. E adesso lavoro con mia figlia. Anche mio padre dovrebbe andare in pensione, ma non riesce a decidersi. In pensione da cosa, poi? Non ho mai saputo esattamente che mestiere faccia papà. Ora lui e la mamma vivono in un appartamentino del Greenwich Village. Insomma, non c’è granché da dire su di noi, siamo newyorkesi come tanti altri. L’unica cosa un po’ strana è questa: prima che ci trasferissimo in America, ho trascorso la mia infanzia a Parigi, nel X arrondissement. Sono passati quasi trent’anni, da allora.
Jean Patrick Modiano, Caterina Certezza

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