Frasi sull’immaginazione

marzo 23rd, 2015

Senza titolo-1

La ragione non è nulla senza l’immaginazione.
Cartesio
***

La realtà è immaginazione.
Stephen Littleword

***

La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.
Albert Einstein
***

André Breton considera i pazzi delle creature «vittime della loro immaginazione» che dall’immaginazione attingono un grande conforto e ne esalta, in uno slancio dai connotati velatamente romantici, il desiderio di rivolta, l’inosservanza delle regole della società borghese, il rifiuto della censura, dell’autorità e della ragione.
Paolo Albani,     Forse Queneau
***

mi è stato insegnato, sul mio mondo natale, quand’ero bambino, che la Verità è una questione d’immaginazione.
Ursula K. Le Guin , La mano sinistra delle tenebre
***

L’immaginazione è “la pazza di casa”, m’insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio.
Giosualdo Bufalino, Il malpensante
***

L’immaginazione è la qualità più tipicamente umana, quella che consente di creare, inventare, capire. È la qualità che consente all’uomo di trovare un margine di libertà, di sfuggire, in parte, alla sua condizione di marionetta mossa dai fili genetici e ambientali.
Piero Angela, Da zero a tre anni
***

Non bisognerebbe mai immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l’immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere.
Andrea De Carlo, Due di due
***

Non soffocare la tua ispirazione e la tua immaginazione, non diventare lo schiavo del tuo modello.
Vincent Van Gogh
***

Sono passato attraverso momenti davvero terribili nella mia vita, alcuni dei quali sono realmente accaduti.
Mark Twain
***

UN SOLO UOMO

marzo 23rd, 2015

padre

Perché tuo padre è quell’uomo che ti ha insegnato ad andare in bicicletta tenendoti il sellino da dietro per non farti cadere. E’ quell’uomo del quale ti ricordi solo all’ultimo momento di farti una foto con lui ai tuoi compleanni e se invece al suo ti scordi di farti gli auguri non ci rimarrà male perché lui lo sa che non l’hai fatto apposta. Sappi che quell’uomo, quando uscirai per la prima volta con un ragazzo, non dormirà tutta la notte aspettando il tuo ritorno, e il giorno dopo non ti chiederà com’è andata non perché non gli interessa ma perché ha paura che tu ti sia trovata bene con un ragazzo che con te non c’entra niente. E’ quell’uomo che quando trovi una sua foto da giovane, ti sembra sempre fichissimo e ti dispiace di non averlo potuto conoscere allora quando faceva lo scemo con tua madre. E’ un uomo che ogni volta che esce con la macchina spera che piova per incontrarti e darti un passaggio. Tuo padre è quell’uomo che quando tornavi troppo tardi ti sgridava ma dentro ti voleva solo abbracciare. Può litigare con chiunque per tutta la vita ma con te vorrà sempre fare pace in un attimo perché è quell’uomo che ti amerà come non ha mai amato niente nella sua vita. E ricordati, che se una volta quando sarai una donna, dovessi attraversare un momento difficile in cui ti sentirai sola come mai ti è successo e non troverai nessuno accanto, dovrai girare la testa per guardare dietro di te. E troverai un solo uomo.

Tuo padre.

QUANTI REGNI CI IGNORANO

marzo 20th, 2015

5411_3d_space_scene_hd_wallpapers
Che cosa è il desiderio di gloria negli uomini, a bordo di questa terra che naviga nello spazio infinito dove un giorno farà naufragio? Mi sembra di vedere, su una grossa nave destinata al naufragio, o piuttosto il cui naufragio è continuo e già iniziato, numerosi passeggeri, non uno dei quali arriverà a destinazione: i primi morti nutrono il folle desiderio di occupare la memoria dei superstiti, di coloro cioè che a loro volta scompariranno quanto prima negli abissi. È vero che, a vederlo da vicino, il vascello è immenso, i passeggeri di un ponte non conoscono quelli dell’altro, la poppa ignora la prua: per questo nasce l’illusione. È vero anche che, mentre in un angolo della nave si muore, non molto lontano si danza, si celebrano matrimoni, si festeggiano nascite. E’ vero che l’equipaggio si riproduce e non diminuisce di numero. Ma che importa? Nonostante questo, il tutto è votato a una sola e medesima fine. Nessuno uscirà da questa massa galleggiante per andare a depositare il suo nome, o quello dei suoi simili, sulle costiere sconosciute, sui continenti e le isole senza numero che punteggiano il meraviglioso azzurro. Tutto accade qui dentro e a porte chiuse. Vale la pena? – La mia è una lunga parafrasi, ma Pascal ha reso questi pensieri con una sola frase: “Quanti regni ci ignorano!”.

Charles Augustin de Sainte-Beuve

IL MONDO SAREBBE….

marzo 20th, 2015

Il mondo sarebbe migliore, se tutti riuscissero ad amare le anime, e non i corpi!

(Ejay Ivan Lac)

amore al tramonto

COLPA DELLE STELLE * John Green, G. Grilli

marzo 15th, 2015

50374

Sugli opuscoli che parlano di tumori o nei siti dedicati, tra gli effetti collaterali del cancro c’è sempre la depressione. In realtà la depressione non è un effetto collaterale del cancro. La depressione è un effetto collaterale del morire.
***
Come ti senti? oh! a meraviglia! sono una montagna russa che va solo in salita, amico mio.
***
Le mie paure? ho paura dell’oblio, ne ho paura come il proverbiale cieco aveva paura del buio
***
Verrà un tempo in cui tutti noi saremo morti. Tutti. Verrà un tempo in cui non ci saranno esseri umani rimasti a ricordare che qualcino sia mai esistito o che la nostra specie abbia mai fatto qualcosa. Non ci sarà rimasto nessuno a ricordare Aristotele o Cleopatra, figuriamoci te. Tutto quello che abbiamo fatto, costruito, scritto, pensato o scoperto sarà dimenticato, e tutto questo non sarà servito a niente. Forse quel momento sta per arrivare o forse è lontano milioni di anni, ma anche se noi sopravvivessimo al collasso nel nostro sistema solare non sopravviveremmo per sempre. E’ esistito un tempo prima che gli organismi prendessero coscienza e ce ne sarà uno dopo. E se l’inevitabilità dell’oblio umano ti preoccupa, ti incoraggio a ignorarla. Sa il cielo se non è quello che fanno tutti.
***

Abbiamo recitato insieme quello stupido mantra: VIVERE OGGI LA NOSTRA VITA MIGLIORE
***
Siamo letteralmente nel cuore di Gesù. Qualcuno dovrebbe dirglielo, a Gesù. Dev’essere un bel rischio per Lui tenere nel cuore dei ragazzini malati di cancro.
***
Perchè mi guardi così?
Perchè sei bella. Mi piace guardare la gente bella, e poco fa ho deciso di non negarmi i semplici piaceri della vita.

***
Voglio dire, se avevi un dannato cancro, dai soldi a una multinazionale del tabacco in cambio della possibilità do farti venire ancora pià cancro? oh mio DIO; Ma lascia solo che ti dica che non essere in grado di respirare sai cosa fa? SCHIFO. che delusione. che delusione torale. […]
Non ti uccidono se non le accendi. e non ne ho mai accesa una. E’ una metafora: ti metti la cosa che ti uccide tra i denti, ma non le dai il potere di farlo.

***
Sono un devoto credente della metafora!

***

IL GRANDE ALBERO *SUSANNA TAMARO

marzo 14th, 2015

albero

Questa storia comincia tanti, ma tanti anni fa, quando un piccolo seme alato si staccò da una pigna sospesa su un ramo e, dopo aver volteggiato per un po’ nell’aria, planò nel bel mezzo di una grande radura.

Era un mattino di tarda primavera, dalle alte cime giungeva ancora l’odore freddo della neve e i ruscelli scendevano a valle gonfi delle acque del disgelo.
All’alba, gli uccelli cantavano come un’unica straordinaria orchestra. Pettirossi, lucherini, fringuelli, organetti, ciuffolotti si contendevano il ruolo di voce solista.
Presto l’aria si sarebbe riempita di insetti: era tempo, dunque, di cercare una compagna e di circoscrivere i confini di quello che sarebbe stato il piccolo regno della famiglia.
Durante il giorno, frenetici voli attraversavano i pascoli. Davanti alle foglie e ai licheni le coppie più giovani esitavano: andava bene quel rametto, era abbastanza lungo? E se prendessimo anche quel filo di lana, quei crini impigliati nel rovo?
Mettere su casa la prima volta era sempre fonte di grande ansia. Staranno abbastanza calde le uova qui? E i piccoli, crescendo, non saranno troppo stretti? E se ne nascessero più del previsto?
Le coppie di lunga esperienza provavano tenerezza davanti a tanti timori.
«Non abbiate paura» dicevano loro, intrecciando abilmente il muschio con gli sterpi, «fidatevi! È già tutto nel vostro cuore».
Dopo una settimana non c’era ramo, fronda o cespuglio del bosco in cui non fosse celata la piccola sfera accogliente di un nido.
Alcuni erano tondi e minuscoli, soffice muschio fuori e morbida lana dentro. Altri, più grandi, intrecciati soltanto con stecchi. Altri ancora – un groviglio di licheni, foglie secche e rametti – pendevano dagli alberi come calze della befana.
Ognuno era stato progettato e costruito secondo le necessità dei nascituri, con sponde alte e robuste per mantenere il tepore nelle notti ancora fredde e resistere alle intemperanze dei pulcini più intraprendenti, proteggendoli, nello stesso tempo, dalla vista dei predatori.
Un bel giorno, all’indaffarata frenesia della costruzione, nel bosco seguì il tenero silenzio della cova.
Mentre i maschi andavano in giro alla ricerca di cibo per le loro spose, ci furono giorni di forte pioggia.
La pioggia sferzò gli alberi e i prati, bagnò i tronchi e nutrì il suolo, e i semi, in paziente attesa nella terra, cominciarono a gonfiarsi. Dopo la pioggia tornò il sole e la cuticola – che li avvolgeva come un vestito troppo stretto – si strappò.
Anche il piccolo seme alato si aprì, ancorandosi con la minuscola radice nella terra e lanciando una tenera piumetta verso l’alto, alla ricerca della luce.
Nel bosco cominciarono le nascite.
I piccoli nidiacei pigolavano in attesa dei genitori, nascondendosi alla minima ombra minacciosa: anche i corvi, gli sparvieri, i gufi avevano dei piccoli da nutrire.
Ancora nudi, i ghiri, gli scoiattoli e i moscardini sonnecchiavano nelle tane mentre i giovani toporagno muovevano i primi passi nei cunicoli sotto il muschio e le piccole bisce sgusciavano fuori dalle loro uova cilindriche.
Quando poi le giornate iniziarono ad allungarsi, le piogge, da sferzanti, diventarono miti e al mattino la rugiada copriva i prati e i fiori con un manto di gocce luminose.
Il tramonto sembrava non finire mai. Con la sua luce rosata accarezzava ogni cosa, come a voler testimoniare lo splendore racchiuso nel mondo.
Alla fine giunse l’estate con la sua quiete appagata e il sottobosco si riempì di mirtilli.
Gli uccelli avevano lasciato i nidi per andare incontro all’avventura della vita, e la stessa cosa, sulle loro zampe traballanti, avevano fatto i cuccioli della terra.
Era arrivato il tempo del silenzio e del riposo.
Poi, un mattino, sulle cime più alte comparve la neve. Copriva le rocce, i canaloni e la vegetazione scura e bassa dei pini mughi.
L’odore dell’aria era cambiato, le rondini della fattoria vicina cominciarono a raccogliersi in volo per raggiungere i paesi più caldi e sul soffice manto di aghi del bosco iniziarono a spuntare funghi di ogni forma e colore.
Quando il re dei cervi scese nella radura per sfidare i pretendenti al trono, i larici si erano già trasformati in piccole fiamme ardenti e – nel bel mezzo della radura – era spuntato un piccolo abete.
Era ancora così piccolo e flessibile che si confondeva con l’erba.
Fu solo per questo che riuscì a sopravvivere ai furiosi tornei del branco.
Il primo spettacolo della sua lunghissima vita.

NEL NOME DEL PADRE * GIACOMO CELENTANO

marzo 12th, 2015

566-3396-2_301422160aea084d7ba054425117e0e0

La natura è da sempre il mio amore più grande, il primo, per il quale ho sempre avuto un forte trasporto che dura tuttora.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Sono un peccatore. E tuttavia ho completa fiducia nella divina e infinita misericordia di Dio.
San Giovanni nella Sacra Scrittura dice che se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa, Dio è più grande e misericordioso del nostro cuore.
Questo è il nostro Dio, un Dio amore, e questo amore lo si evince anche guardando la natura che ci circonda.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Fin da bambino sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza della natura, che ci avvolge nel suo abbraccio dall’origine dei tempi. Mi ricordo che all’età di dodici anni circa, mamma mi regalò una piccola cinepresa Super 8 con la quale cominciai  immediatamente a filmare gli eventi atmosferici, i temporali, l’arcobaleno e la neve, che è sempre stata la mia grande passione; ero attratto e lo sono
tutt’ora, da quei cristalli di ghiaccio che, leggeri e soffici, dolcemente ondeggiano in cielo fi no a posarsi sul suolo; ciascuno diverso dall’altro, racchiusi in un gelido mistero!
Il candore della neve e l’idea di purezza che ispira mi regala una sensazione di immenso piacere.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

La natura, opera del Signore ed eccelsa impronta del Creatore in ogni cosa, si manifesta nei variopinti colori di un fiore, nella maestosità del mare, nell’imponenza delle montagne, nelle nuvole candide che si stagliano nel cielo, nell’abbraccio caldo del sole…
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Tutto mi parla di te, o Signore, e del tuo amore con il quale hai circondato questo capolavoro della
creazione che è l’uomo. Già perché l’uomo è il capolavoro di Dio, tutto Egli ha voluto sottomettere all’uomo a patto che esercitasse il suo dominio con rispetto e amore; questo concetto sfugge oggi alla maggior parte di noi, l’uomo sfrutta la Terra e le sue risorse naturali senza valutarne prima le eventuali conseguenze, i cui terribili risvolti sono ormai evidenti.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

San Paolo dice: «La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo».
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Ho sempre amato la luce. Come un pittore anelo a lei, la cerco e la riproduco sulla tela che è la mia
vita. Impalpabile, rarefatta, la luce crea la differenza fra un dipinto e un’opera d’arte, fra un’esistenza marginale e una vita trascorsa in pienezza.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

E se Dio è la vita dell’uomo, la preghiera è il respiro dell’anima
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

AMATE I FIGLI CHE LA PROVVIDENZA VI MANDA

marzo 12th, 2015

allattamento-1

Amate i figli che la Provvidenza vi manda; ma amateli di vero, profondo, severo amore; non dell’amore snervato, irragionevole, cieco, ch’è egoismo per voi, rovina per essi.
(Giuseppe Mazzini)

QUALSIASI FORMA D’AMORE

marzo 11th, 2015

Ogni essere umano deve essere libero in amore, bisogna smettere di guardare la diversità delle altre persone…

risultate stupidi…

Ogni essere umano, in amore, ha il diritto di essere felice, un uomo con un uomo, una donna, con una donna, un ragazzo brutto con una ragazza bellissima, una ragazza brutta, con un ragazzo bellissimo…

Un uomo di colore, con una donna bianca, un uomo bianco, con una donna di colore…

Qualsiasi forma abbia la diversità, rende ogni giorno, diverso da un altro, la bellezza della vita…

è fatta di questa sostanza.

Che poi, parliamoci chiaro, nessuno è bello e nessuno è brutto, siamo fatti tutti, con la stessa forma!

(Ejay Ivan Lac)

koala

« Prev - Next »



LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni