Il “Pastore tedesco”

febbraio 11th, 2013

notizia che raggiunge le vette,

suscitando sorpresa e stupore,

dispiacere, dolore.

“Lui” semplice e pacato,

sembrava freddo e distante

perché umile e poco eclatante.

Da Teologo intelligente,

ha conquistato oltre il cuore,

anche la mente

Fortemente spirituale,

solitario e intellettuale,

ha saputo affrontare con coraggio,

i peccati della chiesa,

condannando senza disagio,

facendo luce su ogni piccola cosa.

Discepolo di Sant’Agostino,

che seppe cambiare il suo destino,

ha sempre lottato per la conversione:

“l’essenzialità della fede cattolica,

che è in Gesù Cristo e la sua passione”.

Ciao Benedetto XVI ti vogliamo bene!

Negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

febbraio 11th, 2013

Negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Papa Benedetto XVI
Joseph Ratzinger

TESTO delle Dimissioni PAPA BENEDETTO XVI

febbraio 11th, 2013

“Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa.
Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – prosegue il testo – sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

“Carissimi Fratelli vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.

Papa Benedetto XVI

BOLLETTINO N. 0089 – 11.02.2013 3 Dal Vaticano, 11 febbraio 2013 BENEDICTUS.

Soli nella stanza

febbraio 11th, 2013

Impreparata a questo incontro
provo a guardarti mentre ti
spogli.
Dai tuoi gesti misuro il tuo
desiderio
appena un fascio di luce
scopre il tuo fisico asciutto,
geometrico.
Nella penombra la tua voglia,
si concretizza, nel silenzio
mi hai appena sfiorata.
Il tuo ispezionare la mia pelle
con piacevoli carezze, mi fa
crescere quel sottile dolore
di amare.
Sei vicinissimo, smussi i miei
pensieri, spezzi gli indugi,
franeremo in questa passione
l’uno nell’altro, dimenticando
il cuore nel petto, pegno di
gratitudine.
La barriera è caduta, in questa
realtà di sogno siamo ancora
senza parole,come cancelli arrugginiti
chiusi, negando l’ascolto.
Inutili le parole quando a parlare
è l’amore.

(Mirella Narducci)

 

La pazzia dell’amore….

febbraio 11th, 2013

Ogni tanto perdo la ragione, e lei mi dice, mattooooo,

quando mi dice che sono matto penso: Chissà se guarirò, o se anche lei con il tempo dovesse diventare matta? Ci arresteranno, ci rinchiuderanno dentro un manicomio, lo so, immagino la sentenza (pazzi per amore)

Immagino già delle visite guidate, noi lì ad ascoltare le parole dei ciceroni ( questi due sono impazziti..si sono innamorati e poi amati)

Quante persone impazziscono senza motivo, quante. Noi almeno un motivo per diventare pazzi c’è l’abbiamo, pensa amore, ci verranno a trovare i nostri familiari, la domenica magari, come si fa con i defunti.

Dai io sono già sulla buona strada sai? Parlo da solo, ballo da solo, ti vedo nei quadri, ti parlo al telefono anche quando non ci sei, ti vedo in una stella al buio, riesco anche ad immaginarti se non ci fossimo mai visti, mi guardo allo specchio e mi vedo con il tuo viso ( non sto male con i capelli lunghi) e non sorridere, che ti vedo sai? In fondo che matto sarei?

Pensi che sia grave? Aspetta non dir nulla.

Ti dico solo che se tu vorresti andartene perche la pazzia ti fa paura, vai, scappa sei ancora in tempo, tu non sei ancora cosi grave…..

Ma ti prego lasciami la possibilità di poter diventare pazzo del tutto, di poterci sognare, lì,

tra le nuvole, tra le stelle, ti prego dammi la possibilità di poterti amare,

e se una domenica vorresti venirmi a trovare, vieni pure, ma fallo quando ormai la mia pazzia non ricorderà più il tuo volto,

portami solo le tue lacrime, cosi io possa asciugarle con la mia bocca e quando attraverseranno il cuore capirò il motivo perche sono diventato pazzo del tutto….

La melodia…..

febbraio 11th, 2013

Sai ho bisogno di truccare la realtà,

magari starai pensando (ci siamo) (lo sapevo) ma ho bisogno di sentirti tra le mie braccia, di annullare la coscienza, ho voglia di ballare con te, questa melodia, magari nudi in una stanza buia, penserai: perche nudi? Perche quando si è nudi mi sembra di essere senza peccati, senza quel bisogno di nascondersi,

vorrei perdermi nei tuoi occhi con questa melodia( KENNY G THE MOMENT) in una stanza piena di persone che ci guardano ballare, noi con le anime scoperte, senza il bisogno di nasconderci,

vorrei vedere lo stupore negli occhi della gente, le loro domande ( guarda quei due sono senza vergogna) e intanto vedere l’invidia nei loro occhi,

vorrei essere in quella stanza senza un soffitto con petali di rose che scendono dal cielo come se vorrebbero vestirci,

una cornice meravigliosa, io e te, i nostri corpi, i nostri occhi, le nostre anime che si perdono in quel ballo,

magari quando leggerai queste parole dirai: ( questo è pazzo)

magari scapperai, o rimarrai in silenzio, magari sentirai il cuore scoppiare come adesso io, ma ho bisogno di truccare la realtà anche solo per cinque minuti,

ho bisogno di annullare tutto quello che fino adesso è stato. Non te l’aspettavi è?

Visto? Anch’io so perdere la mia coscienza, anch’io riesco a spogliarmi e spogliarti per riuscire a sentire il tuo ventre contro il mio. Non penserai mica che pratichi l’auto erotismo vero? Se cosi fosse stai tranquilla, non riesco a pensare a noi due che facciamo l’amore, riesco solo a pensare a noi due che ci amiamo….

 

NON SO CHI SONO, QUESTA E’ LA REALTA’

febbraio 11th, 2013

Quando cadde la notte in pieno giorno a Barcellona e si scatenò quel temporale di pioggia e vento, Federico Mayol, che aveva passato una settimana sull’orlo dell’abisso e che quel pomeriggio girovagava senza meta, non poté far altro che rifugiarsi in un bar di plaza Letamendi, mentre mormorava la parola “disperazione”. Nel bar, si disse che era giunta l’ora di affrontare una volta per tutte la situazione catastrofica in cui si era venuta a trovare la sua vita da quando la moglie, una settimana prima, gli aveva detto nell’oscurità della cucina:

— Se non ti temessi tanto, se il mio carattere fosse più forte, adesso oserei dirti quanto mi piacerebbe…

Mentre sgranava piselli nella cucina bagnata dalla luce dell’imbrunire, si era interrotta proprio per il timore che aveva del marito e lui allora, con aria di sufficienza, le aveva ordinato di continuare.

— Va bene, — disse, guardando assorta i piselli cadere ritmicamente nel recipiente di porcellana — l’hai voluto tu, caro. Adesso ti direi quanto mi piacerebbe che ti allontanassi da me, che te ne andassi da questa casa per sempre e mi lasciassi sola. Sì, ti direi questo. Vattene Federico. Lasciami sola, voglio sapere chi sono, ne ho bisogno.

Pensò che scherzasse, anche se era molto strano sentirla parlare in quel modo. Si chiese se non fosse ubriaca, ma era improbabile perché non aveva mai bevuto in vita sua. Cercando di calmarsi, arrivò alla conclusione di trovarsi semplicemente di fronte a uno di quegli scatti di lieve malumore in lei molto rari.

— Ho sentito bene? — disse con un tono di voce un po’ malinconico che da sempre usava per mantenere di fronte a lei il controllo delle situazioni.

A Federico Mayol — Mayol per gli amici — ciò che più piaceva della casa, la sua seconda dimora, era il luogo in cui si trovavano in quel momento, uno spazio senza nome, qualcosa di simile a un cortile parzialmente coperto, tra la cucina e il giardino, che avevano ammobiliato poco a poco. Lì si sentiva piuttosto felice perché, tra le altre cose, poteva contemplare l’orto che lei gli aveva chiesto di avere quando per loro sarebbe arrivata la vecchiaia.

— Ripeto. Ho sentito bene? — disse Mayol aumentando il tono intimidatorio.

Ottenne il contrario di quanto voleva. La moglie, forse spinta dalla stanchezza di aver sopportato per tanti anni quella voce minacciosa, reagì con rabbia, all’improvviso perse un po’ della sua paura.

— Certo che hai sentito bene. Finora te l’avevo solo suggerito, ma adesso lo esigo. Voglio che te ne vada da questa casa e da quella di Barcellona. Da tutte e due, hai capito? Voglio che mi lasci in pace.

— Ma sei impazzita?

Lei guardò malinconicamente l’orto. Poi, parlando piano, mentre cercava di dominare la paura che ancora le era rimasta in corpo, disse:

— So benissimo quello che dico. Hai sempre pensato che in amore non amare molto fosse un modo sicuro per essere amati. E ti sei sbagliato, mio povero Federico. Anche se tardi, me ne sono resa conto. Voglio che tu esca dalla mia vita, ci ho pensato molto, voglio rimanere sola, ne ho bisogno.

Mayol la guardò sforzandosi di credere che fosse tutto un incubo irreale. Lei rimase assente, rilassata dopo le ultime parole, con la serenità di un fiume tranquillo e profondo, imperturbabile in tutta la sua estensione di fronte al tramonto. In silenzio guardò oltre l’orto, verso la luce più lontana del crepuscolo dove forse vedeva riflesso il tramonto del suo matrimonio.

— Ma ragioniamo un attimo, Julia. Dimmi che stai scherzando. Che lo fai perché ti annoia sgranare piselli.

Queste ultime parole dovettero sembrarle un’umiliazione. Reagì con violenza.

— Come te lo devo dire? Vedi di lasciarmi in pace. Voglio godermi in libertà i pochi anni di vita che mi restano.

La sera prima avevano festeggiato a Barcellona le nozze d’oro e neanche la mente più perspicace avrebbe potuto intuire che il giorno seguente avrebbe avuto luogo una simile scena coniugale. Era sempre stata un esempio di moglie fedele, e in ogni momento, per mezzo secolo di matrimonio, perfetta madre cristiana dei suoi tre figli e sposa ideale, una donna discreta ed elegante che aveva dedicato tutta la sua vita a Mayol.

– Lo so cosa succede. Sei impazzita qui in campagna. Be’, te l’avevo detto. Come saremmo stati bene se fossimo rimasti tranquillamente a Barcellona a parlare di quello che è accaduto ieri. O è per via delle lattughe? — Da giorni trascinavano una discussione stupidissima per colpa di certi cespi di lattuga che lei aveva seminato in uno spazio libero tra le piante di melanzane, senza pensare che ai maggiolini le foglie di melanzana sarebbero piaciute ancor di più di quelle di patata. Per colpa delle lattughe non si poteva fumigare con l’arsenico. – Certo, è per via delle lattughe. Be’, Julia, non sono disposto a continuare la discussione. Magari fossimo a Barcellona e non qui a sgranare piselli e a guardare di continuo quest’orto di merda.

— I pochi anni che mi restano — disse lei con parole che apparivano molto meditate, tremendamente serie — voglio godermeli in libertà. Sono stata troppo legata a te, a tutte le tue decisioni, al tuo egoismo. Guardami se puoi. Non ho una personalità, ho solo un orto e, come se non bastasse, ti metti a insultarlo. Ho solo un povero orto e sono un triste vaso da fiori vuoto. Sarai contento. Non so chi sono: questa è l’unica realtà. E soprattutto non so che donna avrei potuto essere se non fossi stata tutta la vita al tuo servizio. Ho deciso, nei pochi anni che mi restano, di provare a capire chi sono realmente, o perlomeno, chi avrei potuto essere e non sono stata. Ne ho bisogno.

ENRIQUE VILA MATAS, IL VIAGGIO VERTICALE

DUBLINESQUE * Enrique Vila-Matas

febbraio 11th, 2013

Si considera tanto lettore quanto editore. Lo ha costretto a ritirarsi dall’editoria fondamentalmente la salute, ma gli sembra che in parte sia stato anche il vitello d’oro del romanzo gotico, che ha forgiato la stupida leggenda del lettore passivo. Sogna il giorno in cui la rottura dell’incantesimo del best-seller lascerà spazio alla ricomparsa del lettore di talento e al siglare di nuovo i termini del contratto morale tra autore e pubblico. Sogna il giorno in cui potranno respirare di nuovo gli editori letterari, quelli che si fanno in quattro per un lettore attivo, per un lettore sufficientemente aperto da comprare un libro e permettere che nella sua mente si faccia strada una coscienza radicalmente diversa dalla sua. Ritiene che se si pretende talento da un editore letterario o da uno scrittore, lo si deve pretendere anche dal lettore. Perché non ci si deve ingannare: il viaggio della lettura passa molte volte attraverso strade impervie che esigono la capacità di emozione intelligente, il desiderio di comprendere l’altro e di avvicinarsi a un linguaggio diverso da quello delle nostre tirannie quotidiane. Come dice Vilém Vok, non è così semplice percepire il mondo come lo percepì Kafka , un mondo in cui si nega il movimento e in cui risulta impossibile persino andare da un villaggio all’altro. Le stesse capacità necessarie per scrivere, sono necessarie per leggere. Gli scrittori deludono i lettori, ma succede anche il contrario e i lettori deludono gli scrittori quando in loro cercano solo la conferma del fatto che il mondo è come lo vedono…

 Enrique Vila-Matas  * DUBLINESQUE

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Il mondo è molto noioso o, ed è la stessa cosa, ciò che vi accade manca di interesse se non c’è un bravo scrittore a raccontarlo.

 Enrique Vila-Matas  * DUBLINESQUE

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Qual è la logica tra le cose? Davvero nessuna. Siamo noi a cercarne una tra un segmento e l’altro di vita. Ma questo tentativo di dare forma a ciò che ne è privo, di dare forma al caos, sanno condurlo in porto solo i buoni scrittori. Per fortuna è ancora in amicizia con alcuni di loro, anche se è altrettanto vero che ha dovuto organizzare il viaggio a Dublino per non perderli. Dal punto di vista amicale e creativo, è con l’acqua alla gola da quando ha chiuso la sua attività. In fondo gli manca il contatto continuo con gli scrittori, quegli esseri così assurdi e strani, così egocentrici e complicati, nella maggior parte dei casi così imbecilli. Ah, gli scrittori. Sì, è vero che gli mancano, anche se erano molto pesanti. Tutti così ossessivi. Ma non si può negare che lo abbiano sempre intrattenuto e divertito molto, soprattutto quando – e qui sorride maliziosamente – pagava anticipi più bassi di quelli che poteva dare loro contribuendo così a renderli ancora più poveri. Maledetti disgraziati.

 Enrique Vila-Matas  * DUBLINESQUE

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Se non avesse messo freno all’alcol e agli affari, sarebbe andato di certo verso una fine come quella di Brendan Behan: povero in canna e perennemente ubriaco. Pensa a quello scrittore irlandese e ai bar di New York che frequentava. E torna a pensare che oggi, dopo tutta quella attività bancaria, se non fosse che l’ha proibito a se stesso, ora, così su due piedi, si prenderebbe un bicchiere del liquore più forte.

“Liquori forti / come metallo fuso” diceva Rimbaud, certamente il suo scrittore preferito.

È stato un impulso suicida, ma cosa ci può fare se la sete è grande e lunga l’ombra della tentazione. E lunga ancora la vita così breve.

 Enrique Vila-Matas  * DUBLINESQUE

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Sono già anni che conduce una vita da catalogo. E difatti gli risulta ormai molto difficile sapere chi è veramente. E, soprattutto, quel che è ancora più difficile: sapere chi avrebbe realmente potuto essere. Chi era l’uomo che stava lì prima che iniziasse a fare l’editore? Dove si trova quella persona che gradualmente era rimasta nascosta dietro al brillante catalogo e la sistematica identificazione con le voci più attrattive dello stesso? Gli vengono ora in mente alcune parole di Maurice Blanchot, parole che da tempo conosce molto bene: “E se scrivere fosse, nel libro, farsi leggibili per tutti, e indecifrabili per se stessi?”.

Della sua attività di editore, ricorda un punto di inflessione il giorno in cui lesse queste parole di Blanchot; a partire da quel momento, cominciò a osservare come i suoi autori, pubblicando libro dopo libro, si facevano sempre più drammaticamente indecifrabili per se stessi mentre al contempo diventavano sporcamente molto visibili e leggibili per il resto del mondo, a cominciare da lui, il loro editore, che vedeva nel dramma dei suoi autori un’ulteriore conseguenza dei rischi del mestiere, in questo caso, dei rischi del pubblicare.

“Ah,” disse loro un giorno, con grande cinismo, a una riunione a cui partecipavano quattro dei suoi migliori autori spagnoli, “il vostro problema è stato pubblicare. Siete stati molto insensati a farlo. Non so come non abbiate presentito che pubblicare vi avrebbe reso indecifrabili a voi stessi e vi avrebbe inoltre collocato sulla strada di un destino da scrittore, che nel migliore dei casi contiene sempre le strane sementi di una sinistra avventura.”

Dietro a queste ciniche parole, Riba nascondeva il suo dramma personale. Condurre una vita da editore gli aveva impedito di sapere chi era la persona che gradualmente rimaneva sempre più nascosta dietro al brillante catalogo.
 Enrique Vila-Matas  * DUBLINESQUE

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L’AMORE VERO, LA VERA AMICIZIA

febbraio 11th, 2013

Spesso ci chiediamo quale sia il vero amore o la vera amicizia, molte volte troviamo la persona giusta, altre volte invece, quelle persone a cui diamo tutto il nostro cuore, ci mangiano come leoni affamati, strappandoci il cuore dal petto staccandolo dalle sue vene.

Ma perchè succede questo? inanzi tutto, quando accade non dobbiamo darci la colpa di nulla, queste persone, si comportano così perchè stanno attraversando un periodo grave, fatto di paura e confusione, spesso perdono il coraggio a tendere per bene la loro mano verso qualcun’altro, perchè hanno subito dolori, ansie, delusioni forti, che li portano a non ragionare più, alla disperazione, all’inizio sono disponibbili, ma poi succede qualcosa, e si spaventano quando gli dimostriamo che noi proviamo vero interesse, vero amore o amicizia.

Hanno paura che, il quadro che gli colorava amore e bene un tempo, e che poi si è distrutto, lasciandoli in lacrime, possa ripetersi un’altra volta, ed è così che hanno paura di dimostrare ancora amore o amicizia, perchè un tempo hanno tremato, hanno pianto e versato lacrime sui loro cuscini, un tempo sono state creature deluse e non hanno mai avuto modo di sentirsi come volevano, così, loro, i delusi, cominciano a fare del male, ma non ne sono consapevoli, alle persone che le amano o che le sono amiche davvero, lo fanno per proteggersi, e cominciano a tirare fuori tante scuse, per allontanarvi da loro, per far si che, il vostro cuore cessi di battere per loro, sono in grado di lacerare le anime di chi gli vuole davvero bene, inconsapevoli che, facendo così, si rovinano la loro vita, e rischiano di uccidere qualcuno, e inoltre, stupidamente, come degli stolti, i delusi allontanano quelle persone che potrebbero davvero cambiare la loro vita, che sia amore, che sia amicizia.

Ma voi non dovete dare retta, se un deluso vuole allontanarvi, allora dimostrate il vostro bene, rispettando la sua scelta, solo così capirete se quella persona vi vuole davvero bene, o se invece, senza di voi la sua vita non cambia, perchè se un deluso dopo un po’ di tempo ritorna indietro, allora il suo amore o la sua amicizia è stata vera e sincera, e voi dovrete aprire il vostro cuore e rimetterlo dentro di esso, se invece non ritorna, allora quell’amore o amicizia è stata solo una comodità o una semplice falsa.

Avvolte i delusi non capiscono quanto sia importante avere una persona affianco, in grado di aiutarli ad andare avanti, avere una persona vicino che ci ama e che ci vuole bene, significa rendere il quadro più semplice da guardare, in due ci si tiene la mano, in due ci si da coraggio, in due ci si asciugano le lacrime che bagnano i vestiti o quelle che per timidezza non escono mai dagli occhi, quando c’è qualcosa di vero e lo si accoglie nel cuore ci si aiuta, ci si accetta per quello che si è, in ogni difetto, anche se commettiamo degli errori, verso noi stessi o verso gli altri, il vero amore o la vera amicizia ci sta vicino e ci fa capire i nostri sbagli, non si allontana, ma resta comunque nostro alleato.

Ci si scrive, ci si guarda negli occhi dandosi forza e coraggio l’uno con l’altro, e se capita che non ci si vede spesso, per qualsiasi motivazione, si dimostra comunque che il battito del cuore di entrambi, riesce ad arrivare a lunghe distanze, facendo tremare il pianeta, pur di farci capire che c’è, e che non ci lascia soli.

Se amate o volete essere amici di un deluso, fategli capire che voi esistete, e che siete veri, che non avete intenzione di abbandonarli, come hanno fatto gli altri, e che siete consapevoli che le vostre parole possono risuonare come già sentite, ma le vostre sono vere, e non fanno male, ma ricordate sempre che se non vogliono sentire ragioni, lasciate andare queste creature, perchè continuerete a farvi del male, se, nonostante tutti i vostri sforzi, loro non hanno ancora capito di essere nel torto, fatevi coraggio e andate avanti per la vostra vita, perchè la loro se già fermata, e non dovete fermare anche la vostra.

Fate di queste parole un punto di riferimento, e se state soffrendo, sappiate che non ha senso, come non ha senso che loro rinuncino a voi, chiudete i vostri occhi e fate un lungo respiro, perchè gli esseri umani sono molti, ma quelli veri, al giorno d’oggi, sono pochi, e sentitevi orgogliosi di esserlo!

(Ejay Ivan Lac)

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni