CUORI CON ALTRI CUORI

novembre 11th, 2012

Nella tua vita, incontrerai tante persone, tanti occhi che ti daranno molta emozione, tanti cuori che battono e milioni di carezze, in questo lungo percorso incontrerai anche persone particolari, che ti hanno fatto battere il cuore più velocemente di altre, alcune le puoi avere, altre invece, anche se le vorresti, hanno già qualcuno che fa battere i loro cuori come il suo sguardo fa battere il tuo, e ti senti impossibilitato a reagire, ti trovi in una via senza uscita, cerchi altrove, è la cosa migliore, ma sai perfettamente che, quella persona, potrebbe essere tutto per te, l’unica cosa che puoi fare è lasciare andare questo step, anche se può darti fastidio è un tassello vibrante e incerto.

Forse puoi avere la forza di provarci e mandare a fanculo il mondo, forse, invece, puoi solo lasciare andare lontano il battito del suo cuore, ad ogni uno il suo, datosi che la sua anima ne ha già uno, tu puoi solo sperare nel suo bene, e con una lacrima sul viso allontanarti, lontano, per sempre.

(Ejay Ivan Lac)

Il camino e ……..l’inverno.

novembre 11th, 2012

Sento bussare alla porta del tempo, c’è fuori il vecchio inverno, è dietro l’uscio stanco, conta i suoi giorni che passeranno in fretta, vuole sedersi qui accanto al mio camino, che non ha occhi e non ha orecchie ma scalda il cuore. Anche lui prima di lasciarci, ci confessa che il freddo e il gelo fa paura, ma non è colpa sua se ha giorni tristi. Ci lascia il grano sotto le sue coltri, il giorno dell’evento, il gusto di castagne, c’invita al brindisi ogni volta che un nuovo anno lo spinge fuori e lento coi suoi strascichi di brina si dilegua. Rimani gli ho detto, fermati lascia che il mondo si muova intorno a te, c’è chi ti vuole bene, questa è zona franca, quando vai via, l’unica ombra che ti lascerai dietro, sarà la bocca nera del camino.

(Mirella Narducci)

Non ancora

novembre 11th, 2012

…non ancora. Un giorno davvero ti incontrerò, quando saranno asciugate tutte le lacrime e i cuori si saranno fusi in una armonia di colori. Non ancora. Il tempo scorre come un fiume senza fretta apparente sotto il ponte della vita, inarrestabile e pieno di parole ancora tutte da dire. Non ancora amore mio. Penso ai baci rubati dietro vecchie mura che custodiscono amori millenari…non ancora.

Francesco

FRASI ALLUVIONE

novembre 11th, 2012

Non aspettare l’alluvione per ripristinare gli argini.
Stephen Littleword, Aforismi

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Gli effetti di un’alluvione sono devastanti, non per quello che l’acqua sradica con la sua forza, ma per tutto il dolore che si poteva risparmiare con una giusta prevenzione.
La miglior politica del risparmio, è la politica della prevenzione responsabile.
Stephen Littleword, Aforismi

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Passa il tempo, cambiano le cose, cambia la natura, cambia la vita. Cose belle o brutte eventi casi alluvioni terremoti, l’uomo, il vecchio, il bimbo, una ruota che gira. Il tempo passa cambia la natura cambiano le persone, gli eventi sono tanti, ma la vita si vive. Ma il tempo cambia, nel bello o nel brutto pioggia o ciel sereno, un’aiuto abbi fede, fede in dio.
G.Luigi Galbiati, tratto da le mie poesie

*

La storia delle alluvioni, è una storia che si ripete e l’uomo deve ancora imparare.
Forse le alluvioni ci insegnano che gli errori dell’uomo sono i migliori insegnanti, vanno ascoltati con quell’impegno che poi porta all’azione.
Stephen Littleword, Aforismi

*

Alluvione: un superiore grado di umidità.
Ambrose Bierce

*

Ogni anno si ha la certezza che pioverà, quel tanto che basta per gonfiare gli argini, non trasformiamo la certezza di un fatto naturale nell’incubo di un’alluvione.
Stephen Littleword, Aforismi

*

Leggi anche: Frasi Sulla Pioggia

Tu sarai per me…

novembre 11th, 2012

Tu sarai per me
la tempesta e la quiete,
mia terza madre
dagli occhi neri e tetri.
Aspettami
con un sorriso
allo zenit
di una luna austera.
Il tempo
smetterà
di contendermi il cuore.
Dormirò d’un fiato
l’eterno,
sotto un cielo
di stelle
angosciate,
io,
come sempre,
quale attonito
spettatore.

La finestra sul cielo interiore

novembre 11th, 2012

Oggi raccolgo brandelli di cielo,
sorrido al nuovo giorno che si accinge a splendere,
raccolgo le forze come fossero coralli sulla spiaggia,
e ne faccio tesoro per l’intera giornata.
Apri le porte al cambiamento e vivi intensamente,
disegna una finestra tra i pensieri più bui
e farla diventare la tua finestra sul cielo interiore.
Che sia un giorno splendido,
uno di quei giorni dove il sole splende,
dentro e fuori di te.
Stephen Littleword, Piccole cose

NON FIDARTI DI CHI ti dice che sei importante, fidati di chi te lo dimostra

novembre 11th, 2012

Non fidarti di chi ti dice che sei importante, fidati di chi te lo dimostra!

Un angelo per te

novembre 11th, 2012

Sarò il tuo angelo, ogni mattina quel leggero soffio tra i capelli, sarà la mia ala che come ventaglio ti sfiorerà. Ti cercherò ogni notte, coprendoti col mio candore, ti scalderò quel cuore, mentre le tue mani  mi cercheranno per trovare non l’angelo ma la donna. Fiuterai  le mie essenze per entrare in sintonia con la realtà, non vuoi l’angelo del sogno, vuoi la tua femmina, con labbra incandescenti, sangue, energia, pronta ad intrecciarti  la mente. Scioglierà col suo calore i pensieri e  in simbiosi  con te cercherà ospitalità  tra le  emozioni, così anche per questa notte avrai avuto il tuo angelo fra le braccia.

(Mirella Narducci)

UNA VITA COME LE ALTRE *ALAN BENNETT

novembre 10th, 2012

«C’è stato qualche altro caso di malattia mentale nella vostra famiglia?». Lapenna di Mr Parr indugia sopra la casella Sì/No del questionario; mio padre,che lascia rispondere me, abbassa gli occhi sul suo cappello e tace.«No» dico io, sicuro, e papà si rigira il cappello tra le mani.«Comunque,» prosegue Mr Parr garbato, ma, come sappiamo tutti e tre,con più tatto che sincerità «la depressione non è proprio una malattia mentale. Ne vedo tanta…».Mr Parr ne vede tanta perché è l’assistente sociale dei servizi di salute mentale del distretto di Craven, e questa sera di fine settembre 1966 io e papà siamo seduti nel suo ufficio spoglio con il pavimento di linoleum, sopra lastazione di polizia di Settle, a spiegargli di mia madre.«Quindi non ci sono precedenti?».«No» rispondo tranquillo, senza esitazioni. Dopotutto in famiglia sonoio quello che ha studiato. Sono stato a Oxford. Se ci fossero stati«precedenti», lo saprei. «No, non è mai successo nulla».«Be’,» interviene papà, e l’informazione è destinata tanto a me quanto aMr Parr «una volta in effetti ha avuto qualcosa. Appena prima di sposarci». Emi guarda con aria contrita. «Ma era più una faccenda di nervi. Diversa daquesto».Il «questo», diverso dall’altro, era un improvviso, sconcertantemutamento della personalità di mia madre. Nel giro di qualche settimanaaveva perso tutta la sua vitalità e tutto il suo spirito diventando irritabile,apprensiva, refrattaria ai ragionamenti e alle rassicurazioni. Di giorno ingiorno il suo umore si faceva più nero, accompagnandosi a fantasie efissazioni: la casa era spiata, mio padre doveva parlare sottovoce perché c’era qualcuno sul pianerottolo, la tazza del water (sempre centrale nella sua concezione del mondo) veniva monitorata ogni volta che si tirava lo sciacquone. Aveva iniziato a dormire con la borsetta sotto il cuscino, come se si trovasse in un albergo sconosciuto e pericoloso, finché una volta era scappata di casa in camicia da notte. Papà l’aveva ritrovata per strada ed era riuscito a riportarla indietro solo dopo una certa resistenza.A Leeds, dove i miei avevano sempre vissuto, questo comportamento sarebbe potuto passare inosservato. Invece la depressione di mamma iniziò quando si trasferirono in un minuscolo villaggio nella zona dei Dales – lì si conoscevano tutti, e perciò la sua condotta non poteva rimanere nascosta.
ALAN BENNETT* UNA VITA COME LE ALTRE
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«Il dottore le ha dato delle pasticche,» disse papà al telefono «solo che non funzionano». Le pasticche funzionavano di rado, anche quando si capiva in anticipo che cosa stava per succedere e si interveniva presto. La crisi si apriva con mamma che si sedeva su sedie insolite: lo sgabello di sughero in bagno, la sedia di ferro nell’ingresso, che era lì solo per bellezza e che nessuno usava mai se non per appoggiarci l’ombrello. Ammutolita dall’infelicità e dall’angoscia, si appollaiava in corridoio e mi faceva segno di non entrare nel salotto vuoto, perché c’era qualcuno.«Non devi dirlo a nessuno…» sussurrava.«Non devo dire a nessuno che cosa?».«Quello che ho fatto».«Non hai fatto nulla».«Ma tu non glielo dirai, vero?».«Mamma!» sbottavo, esasperato, ma lei mi copriva la bocca con lamano indicando la porta del salotto, dopodiché su un foglio scriveva PARLANO a lettere tremolanti, scrollando la testa senza fiatare.Con l’andar del tempo queste inutili conversazioni diventarono menoconfidenziali e meno affettuose. La loro topografia si espanse notevolmente: spesso i due protagonisti non erano nemmeno in stanze attigue. Papà sedeva davanti al caminetto in salotto mentre mamma, in lacrime, stava piantata sulla soglia della dispensa. In mezzo c’era la cucina, vuota.
ALAN BENNETT* UNA VITA COME LE ALTRE
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Si potrebbe obiettare che la pazzia non c’entrava; che, come aveva detto Mr Parr, si trattava di depressione, e quindi di una cosa assai diversa. Ma per quanto ci aggrappassimo alle sue parole, era difficile non considerare folli le fissazioni di mamma, e la tenacia con cui vi si attaccava, le difendeva e vi insisteva era l’essenza stessa dell’irrazionalità. Forse era ingenuo da parte nostra aspettarci che riconoscesse di essere malata o che era anormale
starsene immobile come una statua sul pianerottolo per ore e ore. Ma era il suo implacabile proselitismo a rendere insopportabile il suo comportamento.
ALAN BENNETT* UNA VITA COME LE ALTRE
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«Fosse per me, non ci baderei,» diceva papà «ma lei cerca sempre di portarmi sul suo terreno». Mio padre non percepiva le assurdità di mamma come sintomi della malattia, e quindi non aveva altro rimedio che il buonsenso.«Te lo sei sognato!» diceva spalancando la porta dell’armadio. «Dov’èquesto tizio? Fammelo vedere! ».Secondo lui l’assenza del fantasmatico intruso avrebbe dovuto intaccarela certezza di mamma, convincerla del suo errore. Invece mamma, con undito sulle labbra (adesso l’uomo nell’armadio era misteriosamente migratonel bagno), lo trascinava alla finestra per indicargli il furgone del pescivendolo, e lo guardava con spaventevole sicumera, addirittura con aria di trionfo. Papà vedeva certo che il destino da lei temuto, qualsiasi esso fosse,li avrebbe presto inghiottiti entrambi
ALAN BENNETT* UNA VITA COME LE ALTRE
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Eppure il medico e tutti gli altri continuavano a dire che la depressione era diversa dalla follia. Sarebbe passata. Sarebbe tornata la luce. Ma quando?
ALAN BENNETT* UNA VITA COME LE ALTRE
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Seguendo il regolamento e le sue crudeltà, dopo l’accettazione leavevano fatto il bagno e lavato i capelli senza pettinarglieli e farle la piega,quindi ora le stavano tutti ritti, come un’aureola delirante. Eccola arruolata tra le fila dei dementi. Il cambiamento era così drammatico, la cancellazionedella sua persona così completa e assoluta, che riportarla anche a unaparvenza di normalità appariva impossibile. Era pazza perché aveva l’aspettodi una pazza.Papà si sedette accanto al letto e le prese la mano.«Walt, che cosa mi hai fatto?» disse lei.«Su, Lil» disse lui, e le baciò la mano. «Su, amore».E con quel bacio e quel chiamarsi per nome i miei genitori si mostrarono spogliati di ogni difesa. Perché loro si baciavano di rado. Erano una coppia tenerissima e affiatata, ma non avevo mai visto mio padre fare
una cosa così intima come baciare la mano a mia madre, e da quand’ero bambino li avevo uditi raramente chiamarsi per nome. Io e mio fratello lichiamavamo «mamma» e «papà», e loro facevano lo stesso tra loro, riservando il nome di battesimo alle occasioni migliori. O alle peggiori.
ALAN BENNETT* UNA VITA COME LE ALTRE
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