Sperando che il mondo aldilà delle nuvole sia più colorato

agosto 25th, 2016

La vita continua, si dice così vero? Si dice così quando veramente fai fatica ad accettare una realtà cruda, come la natura certe volte. Ma in un modo o nell’altro alla fine bisogna fare spazio alla ragione. E allora ci si deve aggrappare a qualsiasi sentimento pur di andare avanti. Ce chi ti dice, il destino, ma ogni tanto bisognerebbe spiegare al destino che sbaglia strada, che la sua fede nei confronti degli altri è sbagliata,
che ci sono persone ancora che un destino non lo hanno ancora scelto, come i bambini. Io mi immagino sempre la vita di un bambino, di quanta gente incontrerà nel suo cammino. Di quanti amici, di quanti amori, di quanti destini incrocerà, rendendoli diversi…
Ogni bambino che muore, poteva cambiare la vita di chi poteva incontrare, poteva cambiare un percorso di chi poteva amare, ogni bambino che muore muoiono altre vite che rimangono in vita, muore una generazione che non nascerà mai, non ne muore solo uno, no, quando muore un bambino non se ne va solo una vita. Se ne va un mondo che non vedremo mai…
E allora ti dicono che devi pregare, ci si affida alla preghiera, la fede, ma bisognerebbe dire alla preghiera (Proteggi sempre quelli che ancora non hanno peccati) poi certo, possiamo anche accettare (Sia fatta la tua volontà) 3027674-poster-p-1-banksy-and-idris-elba-stand-with-victims-of-syrian-civil-war-in-this-animated-video

Quello che non siamo..

agosto 19th, 2016

Preghiamo un Dio tradito da un bacio quando in realtà siamo tutti figli di giuda…

Noi del Sud

agosto 15th, 2016

Poi ci sono quelli della prima volta al Sud, la prima volta al mare..
Quelli che al pensiero di andarci avevano quel timore, quello della brutta gente, dei terroni. Poi lì vedi tornare e sembrano più terroni dei terroni stessi. Ti raccontano che la gente quando si incontra con le macchine si fermano a parlare bloccando la strada e nessuno suona, ti dicono che ogni tanto qualcuno bussa e ti da olio pomodori e arance. E tu che sei un terrone nostalgico gli dici. Lo so lo so.
“Poi senti questa, devo raccontarti anche questa”
(E intanto l’entusiasmo sale, come i bambini che vanno sulla giostra per la prima volta.)
“Dimmi”
Entro in un supermercato piccolino, c’era un po’ di gente prima di me, e la signora mi dice, prego, allora rispondo che c’erano gli altri prima di me, lei mi dice, nun ti preuccupari, Comincio con il dire, mi dia questo poi quell’altro, e mi fa.
Di unni si.
Milano, e comincia a parlare, io preoccupato cerco di parlare poco, penso, cazzo perde pure tempo già mi ha fatto passare davanti a tutti, finisco e in cassa andavo di fretta, mettevo i prodotti nelle buste come uno che stava per perdere il treno, e la cassiera mi fa:
Ma chi c’hai u trenu ca sta pattiennu?
No signora, ma visto che mi ha fatto passare davanti a tutti cercavo di non rubare del tempo agli altri.
Sai com’è finita?
Come.
Sono stato lì un oretta, mi ha fatto assaggiare un po’ di prodotti locali senza la presunzione di acquistarli, offerti come vecchi amici che si conoscevano da vent’anni, poi gli altri si sono infilati nei discorsi, il bambino intanto mangiava pane e pomodoro, naturalmente offerto, perché nell’aspettare aveva detto che aveva fame, c’è poco, ma quel poco lo dividono sempre.
Incredibile come il tempo usato bene possa fare del bene a te e agli altri.
Sai, il prossimo anno ci ritorno, ho bisogno di questi ritmi rallentati, e poi la gente, ci ritorno ci ritorno.
Adesso capisci perché un terrone anche se ha girato il mondo vuole sempre ritornare?

NOTTE DI FERRAGOSTO

agosto 15th, 2016

16 - 1

 

Saranno le stelle

a pronunciare l’esplosione

calda dell’estate

L’atmosfera della notte

si accende

al frastuono dei fuochi d’artificio

al ritmo dei canti

attorno ad un falò

viviamo la magia  fino all’alba

la notte di Ferragosto !

 

La mamma.

agosto 7th, 2016

Ti culla e ti bacia.
Ti ama prima, quando ancora non conosce il tuo viso.
Piange e gioisce insieme a te,
Ti ama nel mentre non la ami, e anche dopo continua a farlo per il resto dei suoi giorni.
La più alta forma di poesia è la mamma, inutile cercare altrove un amore incondizionato,
non ci saranno versi che potranno mai sostituirla.

La felicità..

luglio 30th, 2016

Io me la ricordo la felicità, era fatta di operai che andavano al mare quel giorno di agosto, tutti. Con le macchine senza aria condizionata, con i portapacchi piene di valigie e le autostrade senza bollini neri. Erano gli anni dove i pensionati potevamo permettersi la giusta ricompensa dopo una vita di sacrifici, erano gli anni delle spiagge con i tavolini e le paste al forno, e quei contenitori frigo, più forniti dei supermercati. La felicità, con quelle sedie pieghevoli e quei caffè nei termos a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme a fine pranzo, i bambini che facevano i bambini. Le città deserte, per il pane dovevi andare alla stazione centrale perché tutti sapevano che lì c’era un supermercato sempre aperto. Aveva un altro sapore la felicità, le discoteche in spiaggia, fatte di legno con le lampadine colorate, le ragazze sedute che aspettavano l’invito per ballare quei lenti e conoscersi meglio, eravamo più estranei e molto più intimi senza sapere ancora il nome. Noi, con una chitarra e un fuoco in spiaggia, avevamo il paradiso, noi in cerchio e una bottiglia che girava trovavamo un bacio, e porca puttana ti capitava sempre quella che non ti piaceva.
Noi, figli dei francobolli e delle cartoline “tanti saluti dal mare” che li spedivamo sempre l’ultimo giorno, forse per questo avevano il sapore amaro quei francobolli quando li leccavi, perché le vacanze finivano, ma si tornava a casa felici, senza bollette arretrate nei cassetti, con le cartoline che arrivavano in autunno, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.
Invece oggi il 15 agosto i centri commerciali sono sempre aperti, le città sempre più popolati, i pensionati li vedi lì, sotto qualche albero per un po’ di fresco. Ci facciamo sempre più foto senza il bisogno di andarle a sviluppare, e qui, ci hanno fregato l’attesa, andiamo in spiagge organizzate e devi rispettare i limiti, e qui, ci hanno fregato gli spazi. Abbiamo voluto di più ma abbiamo ottenuto di meno. Abbiamo ottenuto un smartphone per parlare con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità, rimaneva a te, sulla pelle, e non aveva nessuna password..

VIVERE PER UN TEMPORALE

luglio 25th, 2016

Se ogni goccia di pioggia potesse cancellare ogni brutto pensiero, allora passerei un’ora intera faccia a faccia con un temporale, ogni sensazione, graffio, ed ogni goccia di sangue verrebbe spazzata via, ogni sorriso ed ogni sguardo che in passato, mi ha fatto perdere la testa, ogni sogno infranto e le milioni di delusioni che la vita ha marchiato su questa pelle, ormai troppo sporca per risporcarsi un’altra volta.

Vivrei sotto il temporale, guardare gli alberi che si spezzano e i tetti che si aprono, le strade d’acqua e la sua furia su di me che mi abbraccia, e non mi distrugge, vorrei sentirmi come lui, capace di usare la furia contro il mondo, e ripulire quei luoghi in cui ho camminato, come grandine al sole, sciogliere ogni ghiaccio nel mio sangue, come vento rabbioso sotto un manto di nuvole nero carbone, fermo, in quel campo troppo grande ma così piccolo, aprire le mie braccia alla sua potenza e lasciarmi…. Pulire, gridare forte insieme ai suoi tuoni e liberarmi, dai fulmini che stringono l’anima!

E dopo…

Dopo lasciarmi cadere a terra, con lo sguardo al cielo, mentre si apre, lasciando passare i raggi del sole, che tentano di asciugare ogni disastro, e ridere…

Aspettando un altro mio temporale… un altro ancora!

(Ejay Ivan Lac)

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IL TEMPO CHE VIVI

luglio 25th, 2016

È bellissimo guardare la notte che arriva e il sole che torna, sapere che la terra gira e che il tempo è solo una nostra scelta, quel tempo che accompagna le nostre vite, quel tempo, che spesso non riusciamo a sfruttare e che allunghiamo troppo.

Quel tempo che consumi a guardare fuori dalla finestra, aspettando quelle risposte che non arriveranno mai, e lo sai, quel tempo, che passi a sprecare parole invece di ascoltare il cuore, che consumi a piangere invece di accendere i più bei sorrisi che hai, quel tempo, usato solo per farti capire da chi non ti ascolta o che passi in solitudine per paura, di rimettere l’anima e il cuore, nelle mani della persona sbagliata…

Quel tempo, che aspetti, e che arriva troppo piano, il tempo che si ferma e quello che corre veloce, quel tempo che occupi con la persona che ti cattura, il tempo delle scelte e quello delle cazzate, il tempo che passi troppo nei tuoi pensieri invece di agire, il tempo in un bagno di paure e una doccia di pessimismo, piuttosto che una piscina di coraggio e un mare di bei pensieri…

Quel tempo, che rovina spesso la tua felicità, e che cancella dai tuoi occhi le scelte giuste e le buone sensazioni!

Non vivere nel tempo, tu vivi solo nel presente, perché il tempo, è solo invenzione…

(Ejay Ivan Lac)

tempo

Bisogna vivere sempre

luglio 15th, 2016

Dopo i diciotto anni il tempo vola, ti ritrovi a trenta già con i figli e quei consigli (vedrai quando arriverai alla mia età)
I giorni passano, gli anni volano, ti giri un attimo fai due commissioni e ne hai già quaranta. Poi arrivano gli ultimi quindici giorni prima di andare al mare, e lì il tempo si ferma, sembra l’ergastolo dopo la sentenza, un giorno sembra un anno, come i bruchi ci si trascina dell’alba al tramonto, incazzati ci perdiamo gli attimi i sorrisi le gentilezze per un desiderio che aspettiamo e desideriamo.
Poi arriva il giorno della partenza, e quello sai com’è? E come quando ti scappa da pisciare e dopo due ore trovi il benedetto bagno con la vescica già infiammata (finalmentee)
Di colpo come i bruchi diventiamo farfalle per volare quindici giorni all’anno.
Farfalle per quindici giorni, perché poi arrivano le ripartenze, e al casello di melegnano già si perdono due gradi di abbronzatura, partono i primi vaffanculi, l’antidoto vacanziero comincia a sfumare, ritorniamo bruchi, schiavi della vita quotidiana. Arrivi a casa con le valigie da disfare guardi le foto e già ti sembra che sia passato un anno, lo stomaco comincia a riprendersi le contrazioni. Un paio di giorni e arriva il colpo di grazia. La sveglia.
Il tempo vola, fai altri due commissioni e ti ritrovi già a sessanta.
Ma ne vale la pena?
Bisogna vivere come il giorno prima di una partenza, di una vacanza, bisogna andare a lavorare come se fosse il giorno delle valigie, non si può “vivere” quindici giorni all’anno, perché è vero che il tempo vola, ma è anche vero che il tempo finisce, e quando è finito se hai vissuto settant’anni e lo moltiplichi per quindici giorni all’anno di soli emozioni non hai vissuto un cazzo..
Bisogna essere farfalle sempre, perché per essere bruchi abbiamo l’eterno riposo..

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni