Intanto la notte è già qui…

luglio 2nd, 2013

Buonanotte..

a chi è impegnato  con gli amici,

a chi è fuori col suo amore,

a chi prepara la valigia per partire,

a chi è ancora all’aeroporto per tornare…

E a chi contempla il cielo cercando la sua stella.

Intanto la notte è già qui…

Una magica notte

a chi ha la sua stella vicino

e a chi la deve ancora trovare…(Alessia S. Lorenzi)

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Che m’importa

luglio 2nd, 2013

Che m’importa del tuo colore

se siamo amici?

Che m’importa del tuo vestito

se siamo amici?

Che m’importa se

sei ricco o povero

se sei mio amico?

L’unica cosa di cui mi importa

è che tu senta nel cuore

la mia  amicizia per te. (Alessia S. Lorenzi da “Come il Canto del Mare”)miofm9

 

LUNGO CAMMINO VERSO LA LIBERTA’ * NELSON MANDELA

luglio 2nd, 2013

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Oltre alla vita, a un fisico robusto, e a un antico legame con la casa reale thembu, l’unica cosa che mio padre mi ha conferito alla nascita è stato un nome: Rolihlahla. In xhosa Rolihlahla significa letteralmente «che tira il ramo di un albero», ma il suo significato colloquiale potrebbe esser reso più felicemente con «attaccabrighe». Non credo che il nome rappresenti il destino di una persona, né che mio padre abbia in qualche modo divinato il mio futuro, ma negli anni a venire amici e parenti ebbero spesso ad ascrivere al mio nome i non pochi scompigli che ho causato o ai quali sono riuscito a scampare
***

Mio padre era un uomo alto e di pelle scura, con un portamento dritto e solenne che mi piace pensare di aver ereditato. Proprio sopra la fronte aveva un ciuffo di capelli bianchi: da ragazzo, per imitarlo, prendevo della cenere bianca e me la strofinavo tra i capelli. Mio padre era severo nei modi, e non risparmiava il bastone quando si trattava di imporre la disciplina tra i suoi figli. Sapeva essere oltremodo ostinato, un altro tratto che può essersi malauguratamente tramandato di padre in figlio.
***

Nella cultura africana i figli e le mogli delle proprie zie e dei propri zii sono considerati fratelli e sorelle, non cugini. Noi non pratichiamo le stesse distinzioni tra parenti in uso tra i bianchi. Non abbiamo fratellastri o sorellastre. La sorella di mia madre è mia madre; il figlio di mio zio è mio fratello; il figlio di mio fratello è mio figlio, o figlia.
***

A quel tempo la mia vita, e quella della maggior parte degli xhosa, era modellata dalla tradizione, dai rituali e dai tabù. Questi erano il principio e la fine della nostra esistenza, e nessuno osava metterli in discussione. Gli uomini seguivano il sentiero tracciato per loro dai padri; le donne conducevano la vita che avevano condotto le madri. Senza che nessuno me ne avesse parlato, imparai presto le regole che governavano i rapporti tra uomini e donne. Scoprii che un uomo non può entrare in una casa dove una donna ha di recente partorito un bambino, e che una donna fresca di matrimonio non può varcare il recinto della sua nuova casa senza un elaborato rituale. Imparai anche che non curarsi degli antenati porta sfortuna e fallimento nella vita. Se uno disonorava in qualche modo gli antenati, l’unico mezzo per rimediare al torto era quello di rivolgersi a un guaritore tradizionale o a un anziano della tribù, i quali comunicavano con gli antenati e presentavano loro profonde scuse. Tutte queste credenze mi sembravano perfettamente normali.
***

Una notte – avevo nove anni – percepii nella casa un insolito movimento. Mio padre, che visitava a turno le sue mogli e di solito si fermava da noi circa una settimana al mese, era arrivato. Però la scadenza non era la solita, perché sarebbero mancati ancora alcuni giorni alla data prevista per il suo arrivo. Lo trovai nella capanna di mia madre, coricato sul pavimento, squassato da un interminabile accesso di tosse. Perfino ai miei occhi inesperti fu chiaro che mio padre non sarebbe stato più a lungo di questo mondo. Aveva qualche grave malattia polmonare, ma una diagnosi precisa non era mai stata fatta, perché si era sempre rifiutato di andare dal medico. Restò nella capanna vari giorni senza mai muoversi né parlare, poi una sera sembrò volgere al peggio. Lo assistevano mia madre e la più giovane delle mogli di mio padre, Nodayimani, che era venuta a stare con noi. Quella notte, sul tardi, mio padre chiamò Nodayimani e le disse: «Portami il tabacco». Mia madre e Nodayimani si consultarono e conclusero che non era saggio che fumasse in quelle condizioni. Ma egli pregò insistentemente finché Nodayimani riempì la pipa, la accese e gliela portò. Fumando, si calmò. Continuò a fumare per circa un’ora e infine, la pipa ancora accesa, morì.
Non ricordo tanto il dolore di quella perdita, quanto la sensazione di sentirmi perso. Benché mia madre fosse il perno della mia esistenza, lui era per me un modello. La sua morte mi cambiò completamente la vita.
***

Appena ottenute le carte per il divorzio da Evelyn, dissi a Winnie che doveva andare da Ray Harmel, la moglie di Michael Harmel, a farsi fare un abito da sposa. Oltre a essere un’attivista, Ray era un’ottima sarta. Chiesi a Winnie quante damigelle volesse avere e le consigliai di andare a Bizana per informare i suoi genitori del fatto che stavamo per sposarci. Scherzosamente, Winnie raccontava alla gente che io non le avevo fatto la domanda; ma io dicevo che gliel’avevo chiesto al nostro primo appuntamento, e che da quel momento lo avevo dato semplicemente per scontato.
***

Abitai a Johannesburg nella casa di un medico, dormendo la notte negli alloggi della servitù e lavorando di giorno nello suo studio. Se qualcuno arrivava durante il giorno sgusciavo fuori in cortile e fingevo di essere il giardiniere. Poi trascorsi una quindicina di giorni in una piantagione di zucchero nel Natal, vivendo con un gruppo di braccianti africani e le loro famiglie in un piccolo villaggio di nome Tongaat, sulla costa vicino a Durban. Abitavo in una pensione fingendomi un tecnico agrario venuto per conto del governo a valutare i terreni.
L’organizzazione mi aveva fornito gli attrezzi del mestiere, e per una parte della giornata raccoglievo campioni del suolo e facevo delle prove. Capivo poco quello che facevo, e non penso di essere riuscito a ingannare gli abitanti di Tongaat. Ma quegli uomini e quelle donne, per la maggior parte contadini, erano naturalmente discreti, e non fecero domande sulla mia identità neppure quando incominciarono a vedere che di notte venivano da me delle persone, tra cui alcuni noti politici locali. Spesso partecipavo alle riunioni di notte e dormivo di giorno, un orario un po’ insolito per un tecnico di agricoltura. Ma anche se mi dedicavo ad altre faccende, mi sentivo vicino alla piccola comunità che mi ospitava. La domenica assistevo alle funzioni, e mi piaceva lo stile antiquato di quei preti cristiani sionisti che battevano i pugni sulla Bibbia. Stavo quasi per decidere di partire quando un giorno mi fermai a ringraziare un vecchio che mi aveva aiutato. Egli disse: «Tu sei naturalmente il benvenuto, ma dicci per favore, Kwedeni [giovane], che cosa vuole il capo Luthuli?». Fui colto alla sprovvista, ma subito risposi: «Bene, sarebbe meglio che tu glielo chiedessi personalmente, non credo di poter parlare per lui, ma come io l’ho capita vuole che ci venga restituita la nostra terra, che i nostri re riprendano il potere, e che la gente sia in grado di determinare il proprio futuro e di decidere la vita che vuole condurre».
«E come farà a ottenere tutto questo se non dispone di un esercito?» disse il vecchio.
Avrei voluto dire a quel vecchio che mi stavo impegnando proprio per costruire quell’esercito, ma non potevo. Anche se i sentimenti del vecchio mi furono d’incoraggiamento, cominciai tuttavia a temere che anche altri avessero indovinato la mia missione. Di nuovo ero rimasto troppo a lungo in un posto, e la notte successiva partii in sordina così come in sordina ero arrivato.
***

Molti hanno una visione idealistica della natura egualitaria della società africana, e anche se in generale sono d’accordo che lo sia, sta di fatto che gli africani non sempre si trattano da eguali. L’industrializzazione ha svolto un ruolo importante nell’introdurre gli africani delle città alla percezione della condizione sociale comune ai bianchi. Per quegli uomini io ero un inferiore, un servo, una persona senza mestiere, e quindi da trattare con disprezzo. Facevo così bene la mia parte che nessuno di loro sospettò mai che fossi qualche cosa di diverso da quello che sembravo.
***

I momenti più belli alla fattoria erano quando mia moglie e i miei figli venivano a trovarmi. Quando i Goldreich si furono installati, Winnie veniva a trovarmi nei fine settimana. Eravamo attentissimi riguardo ai suoi movimenti: un autista passava a prenderla e la faceva scendere in un certo posto; lì veniva raccolta da un altro autista, che infine la recapitava alla fattoria. In seguito venne da sola in macchina con i bambini, prendendo una strada il più possibile indiretta. Ancora la polizia non seguiva tutte le sue mosse.
Talvolta in quei fine settimana sembrava che il tempo si fosse fermato, che quelli non fossero momenti rubati ma la normalità della nostra vita. Paradossalmente, godevamo di maggiore intimità a Liliesleaf che non a
casa. I bambini potevano correre e giocare all’aperto e, per quanto provvisoriamente, in quella nicchia idilliaca eravamo al sicuro.

Il nuovo “Francesco”

luglio 2nd, 2013

Un uomo vestito di bianco

s’è allontanato…stanco..

Difficile abbattere quel muro..

caste..intrighi..ipocrisie

“lui” fragile e insicuro

ha scelto altre vie.

Tu Karol ce lo avevi consigliato

ma s’è ammalato…

Preoccupato, ci hai dato una altra mano..

ed ecco venir da lontano

colui che del potere

ha un altro bel vedere.

Lui riprende il tuo cavalcar sull’onda

Il tuo carisma,la tua impronta…

Semplice eppur forte

sta spalancando tutte le porte

scardina dorati cancelli

propone nuovi modelli.

Il suo parlare fresco e gioioso

in questo tempo cupo e teso

è una boccata d’aria pura

che attutisce la paura.

Mi piaci “Francesco” piaci a tutti

con te raccoglieremo buoni frutti!

Grazie.. Karol Wojtyla..

stavamo messi male caro mio

tu hai parlato a Dio e…

per aiutare il papa novello

ha mandato giù un noto fraticello

per affiancarlo  al Gesuita Bergoglio

e far si che al suo già ricco bagaglio

si aggiungesse il suo:

“Amore.. Perdono.. Fede.. Verità

Speranza.. Luce.. Carità.. Gioia!”

Col tuo permesso, San Francesco d’Assisi..

ne aggiungo uno io “tanti tanti sorrisi!”

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due papi

FRASI Su Aver Ragione

luglio 2nd, 2013

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La ragione è dei mediocri.
Stephen Littleword

*

Avere ragione non è mai la cosa più importante.
Stephen Littleword

*

È probabile che ti lasci assorbire completamente da occupazioni autodistruttive perché preferisci avere ragione piuttosto che essere felice. Se sei affezionato al ruolo di vittima e raccogli, sia sul piano emotivo che su quello materiale, i frutti di un’ipocrita indignazione nei confronti di persone o poteri che ti opprimono, è probabile che tu decida di continuare a farti vessare per dimostrare che hai ragione. Così facendo, confermi che il tuo destino è quello di essere un perdente.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

Quando si ha ragione, bisogna far valere il nostro punto di vista con gentilezza, con tatto, e quando si ha torto – cosa che si verifica con sorprendente frequenza, se siamo onesti con noi stessi – ammettiamo l’errore subito e spassionatamente. Non solo questa tecnica produce risultati sensazionali ma, che ci crediate o meno, è molto più divertente, a seconda delle circostanze, che cercare di difendersi a ogni costo.
Ricordate il vecchio proverbio: “Lottando si ottiene sempre poco; cedendo si ottiene sempre di più di quanto si sperava.”
Dale Carnegie, Come Trattare gli Altri e Farseli Amici

*

La noia mortale che emana da quelli che hanno ragione e lo sanno. Chi è veramente intelligente nasconde di aver ragione.
Elias Canetti, La provincia dell’uomo

*

Provare che ho ragione significherebbe riconoscere che posso avere torto.
Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, Il matrimonio di Figaro

*

Hanno Tutti Ragione Hanno Tutti Ragione

Paolo Sorrentino

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Usare la logica, abusarne e difendersi
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Preferisci avere Ragione o essere Felice? Preferisci avere Ragione o essere Felice?
La forza straordinaria della comunicazione nonviolenta svelata dal suo ideatore
Marshall B. Rosenberg, Gabriele Seils

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Domani….

luglio 2nd, 2013

Ti ricordi quando ti dicevo (ci sentiamo domani?)

In realtà non te lo dicevo perchè volevo sentirti

Ma per essere sicuro che domani c’eri….

Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci! Alan Cohen

luglio 2nd, 2013

LA SCELTA

Un libro forte, tenace, ironico, ma incisivo, va dritto al punto: ti piace la tua vita?
Beh, se fa schifo o ti piacerebbe dirlo ma non hai il coraggio, forse è arrivato il tempo in cui fare alcune considerazioni. Fermarsi un attimo e accorgersi di cosa ti fa dire questo.
La tua vita fa schifo?

Se in qualche modo la tua vita è un fallimento; se l’esistenza che conduci “fuori” non corrisponde con ciò che senti di essere dentro di te; se stai male e ti senti impotente, questo libro ti offre una mappa per uscire dall’incubo. Puoi decidere di continuare a sopportare il dolore e di morire un pezzettino alla volta, mentre ti allontani disperato dai sogni e dai desideri del tuo cuore; oppure, puoi trovare una via d’uscita e incominciare a vivere davvero.

Sei nato per provare gioia e spesso ci viene insegnato che è solo giusto soffrire e arrovellarsi in una vita non degna di cio’ che siamo.

Prendi in mano la tua vita… e accorgiti che forse in fondo, non è così male.

*

Frasi tratte dal libro:

Il gioco della vita prevede che tu sappia fare il miglior uso possibile della tua energia. La domanda non è: “C’è vita dopo la morte?”. La domanda è: “C’è vita prima della morte?”. Per trovare una risposta al quesito e metterla in pratica, devi smettere di fare cose che ti svuotano della tua energia e devi iniziare a fare quelle che la espandono.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

I prigionieri della paura preferiscono rimanere rinchiusi nei sotterranei di cui hanno disegnato la mappa, anziché avventurarsi in un castello inesplorato.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

Ci lasciamo coinvolgere da questioni di poco conto e rimandiamo le cose importanti a quando avremo tempo. Tuttavia, se non sei tu a crearti il tempo necessario, non lo troverai mai. Alla fine, le cose che trovi sono quelle che tu stesso crei.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

Se la tua vita si fonda sull’amore, crei il punto di incontro tra la terra e il cielo.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

Anche la vita può accanirsi. Se la vita infierisce su di te, forse dovresti cercare di capire il perché, in modo da poter fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Mano a mano che affronti le falle e che le chiudi, i problemi si trasformano in doni.
Insieme, possiamo tramutare la tragedia in trionfo e rendere tutto una vittoria.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

Ma quando la tua vita fa schifo, non puoi limitarti ad abbandonarla. Non puoi metterla da parte per dedicarti a qualcosa che ti fa sentire meglio.
Se la tua vita fa schifo, la faccenda è seria.
È un importante campanello d’allarme. È un invito a fare qualcosa di diverso, a non ostinarti a ripetere gli stessi errori. Se le monete continuano a cadere da un buco nella tasca, la soluzione non è mettersi alla ricerca di un secondo lavoro. La soluzione è chiudere il buco.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

La vendetta ha un effetto minimo sui tuoi oppressori, e massimo su di te. Quando vivi opponendo resistenza, mini il tuo potenziale creativo e ti allontani dalla tua missione e dalla gioia. In definitiva, la tua missione è la gioia.
Alan Cohen, Perchè la tua Vita fa Schifo.. e cosa puoi farci!

*

Perchè la Tua Vita Fa Schifo Perchè la Tua Vita Fa Schifo
…e cosa puoi farci
Alan Cohen

Compralo su il Giardino dei Libri

*

Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Perchè la tua Vita fa Schifo

Il nostro Cupido è cieco

luglio 2nd, 2013

In rete c’è di tutto anche l’amore!!

Ma amore non è……

E’ un amore cieco, ti guarda con occhi

immaginari, sembra che veda, ma

non vede, sei perfetta così, ti crede non

ha prove è un amore cieco, illusorio

potrebbe essere qualunque sconosciuto.

Mi parla come un amante che non vede,

si concede, si apre in un astratto mondo

e infine quando toglie la maschera di

stolto amante non ti rimane nulla……

Perche ti dico che l’amore vede, ed ama

ciò che vede…..

Quello che si perde nello spazio non si può

chiamare amore…Se è cieco, che amore è!!

 

(Mirella Narducci)

Il nostro Cupido è cieco

 

 

Nei tuoi sogni

luglio 2nd, 2013

Fammi entrare nei tuoi sogni

nel tuo mare d’acqua cheta

me ne sto lì.. quieta quieta

ranicchiata tra gli scogli.

Fammi entrare nei tuoi pensieri

in quei verdi sentieri

nel tuo cielo tra le stelle

per respirare la tua pelle.

Dischiudi la tua soglia

ad ali di farfalla

intrisa del tuo sorriso

prelude il paradiso

Ogni notte..mentre dormi

fammi entrare nei tuoi sogni

me ne sto lì..senza far rumore

ascolto il battito del tuo cuore…

4 ranicchiata tra gli scogli

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni