Mai sconfitti

giugno 20th, 2013

La sconfitta è un qualcosa che può nascere dentro ognuno di noi. Se la accettiamo, allora saremo eternamente sconfitti, ma se la rifiutiamo neanche l’uomo più astuto potrà mai batterci.

Isac Randazzo

 

 

Lupo malinconico

giugno 20th, 2013

Famelico, ti aggiri in un bosco

 

d’illusioni, di sogni, come un

 

lupo dalle bianche fauci alzi il

 

pelo mentre brividi caldi ti

 

ricordano il tuo giaciglio di foglie

 

tra le rocce che vuoto aspetta

 

quelle ore d’amore che hanno

 

inebriato le tue notti di luna.

 

Esci allo scoperto, emergi dai

 

cespugli, triste fiera dei boschi,

 

fatti avvicinare, una carezza farà

 

intenerire quel tuo cuore solitario…..

 

Senti la primavera è tornata, la natura

 

si sveglia, arriverà l’amore scioglierà

 

la magica neve che ti avvolge e s’alzerà

 

un dolce canto!

 

 

 

(Mirella Narducci)

 

Lupo malinconico

 

 

 

 

 

CHIUDO LE PORTE

giugno 20th, 2013

Chiudo le porte della mia vita solo a coloro che mi hanno fatto del male, o che mi hanno rappresentato come merda, ma le tengo aperte solo a coloro che, voglio bene e che prendono tempo per capirlo…

(Ejay Ivan Lac)

PORTE

 

NEL PROFONDO

giugno 20th, 2013

Nel mio percorso artistico ho sempre incontrato, e incontro ancora oggi, persone interessanti, che comunicano con la mia musica, la mia arte, alcune di queste persone sono di passaggio, altre invece, rimangono con me nel mio lungo percorso, ci si aiuta insieme per crescere e creare, si colora mano per mano questo quadro bianco fatto di insidie, ostacoli, lacrime e paura, ma alle volte mi coinvolgo troppo, e capita, che il mio cuore si prenda per una di loro, alcune volte va bene, altre volte rischio di rovinare tutto, forse perchè sono troppo vero, e incontro spesso cuori che vedono sempre nero, che odiano il bene o l’amore delle persone, perchè lo ritengono falso e contornato da menzogna, e che fanno della solitudine e l’orgoglio un’arma vincente, di quello che non riescono a essere.

Le stesse persone che poi davanti ad un bicchiere d’acqua si sentono maledentamente sole, ma si auto convincono che così va bene, e continuano a bere, ed io perdo tempo, a seguirle e capirle, perchè sono reale, perchè, ho vissuto anche io davanti a quel bicchiere, mentre bevevo, ho capito che avere paura delle persone è solo una lama gelida che ti taglia lo stomaco, senza motivo, ed è così che cerco di trovare qualcuno che mi faccia star bene, e lo cerco nel mio percorso artistico, una fonte in grado di fondersi con la mia energia, con quello che faccio, potrebbe essere un ragionamento sbagliato, ma mi manca un pezzo, ed io voglio completarlo….

Quando accade che questa persona se ne va da me, lascia un vuoto, cerco di abbituarmi al rifiuto e di aiutarla lo stesso, ma è solo energia persa, perchè la sua stupidità arriva oltre la sua consapevolezza, sono cattivo, stronzo, bastardo, ma riesco anche a voler bene, e questo non lo capisce, e quando penso a quel che è successo provo in superficie un odio tremendamente forte verso la sua anima, un odio deciso, verso il suo cuore, ma nel profondo, dove nessuno riesce a vedere, quella persona mi manca da morire……

(Ejay Ivan Lac)

Tastiera

TOGLIAMO IL DISTURBO, saggio sulla libertà di non studiare * PAOLA MASTROCOLA

giugno 20th, 2013

cover
Questo libro è una battaglia, perché la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto.
È anche un atto di accusa alla mia generazione, che ha compiuto alcune scelte disastrose e non manifesta oggi il minimo pentimento.
Infine, è la mia personale preghiera ai giovani, perché scelgano loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e soprattutto famigliare. E perché, in un mondo che li vezzeggia, li compatisce, e ne alimenta ogni giorno il vittimismo, essi con un gesto coraggioso e rivoluzionario si riprendano la libertà di scegliere se studiare o no, sovvertendo tutti gli insopportabili luoghi comuni che da almeno quarant’anni ci governano e ci opprimono.
Paola Mastrocola, Togliamo il Disturbo

Ci sono norme dell’interazione sociale che non hanno neanche bisogno di essere scritte tanto sono scontate: non si inzuppa la propria brioche nel cappuccino altrui! Così come non si va in mutande al ristorante, e non si fa la lingua ai passanti.
Non si fa, ecco, appunto. Mi sono spesso sentita così, scrivendo questo libro: come una che al bar prende una brioche e la intinge nel cappuccino di un altro. Mi sono sentita scorretta e storta, inappropriata e sconveniente, e fuori posto. Mi girava in testa un costante, opprimente «non si fa», un’autocensura preventiva che però non preveniva un bel niente, un sottile senso di colpa senza effettive colpe… Non stavo trasgredendo le normali regole del vivere civile; certo è, però, che stavo pensando cose che non bisogna pensare, né dire, né vedere.
Ma io le vedevo. Come facevo a non dirle? E come facevo a non pensare le cose che mi veniva da pensare, vedendo quel che vedevo?
Paola Mastrocola, Togliamo il Disturbo

esiste oggi un culturally correct ingombrante, greve. Siamo intrisi fino al midollo di idee sulla cultura e sulla scuola neutralmente buone, quiete, grigie, tranquille, che si possono cioè tranquillamente avere, che vanno sempre bene perché le abbiamo tutti, e quindi non si fa brutta figura a dirle, anzi, aprono ogni porta e non increspano mai il mare della nostra vita sociale. Idee che però, secondo me, non abbiamo mai veramente pensato. Idee ricevute, non nostre. Nel senso che le abbiamo
ricevute da altri, ma non sappiamo più bene né da chi né quando. Forse erano già lì da qualche parte, pronte all’uso: una specie di prêt à penser. Le abbiamo indossate, e adesso fanno parte di noi e non le mettiamo mai più in discussione: e infatti dominano il nostro mondo. Col tempo, hanno formato strati e strati, fino a costruire una specie di cappa pesante che adesso ci opprime. Come il guscio di una tartaruga opprime la tartaruga (non a caso va così lenta…), ma le fa anche da casa. Eh sì, perché le idee comuni non nostre sono anche molto calde e protettive, rassicuranti, consolanti. Viviamo tutti sotto una cappa, come in una confortevole casa sottovetro, un enorme barattolo cosmico comune. Che però è invisibile.
Non mi piace vivere sotto una cappa e fare la tartaruga. Lo trovo soffocante. Soprattutto una cappa così massiccia, stratificata da anni e anni di incrostazioni mentali collettive. Volevo provare a uscire, andare a guardare il sole, e così mi sono permessa di avere delle idee culturalmente scorrette. Anche a costo di rimanere lì, inerme, senza guscio.
Paola Mastrocola, Togliamo il Disturbo

Comunque, dovrei smetterla. Non va bene che uno debba sgolarsi tanto a dimostrare che sarebbe meglio sapere la propria lingua piuttosto che non saperla. Essere costretti a dire cose ovvie procura un senso di nausea. Ci sono cose nella vita che avrebbero una loro intrinseca evidenza, che non sarebbe il caso di star tanto a spiegare, come invece sto facendo. Anche se, è pur vero, io le dico così a naso, solo col buon senso di una che per mestiere insegna, e scrive. Null’altro so dire, di più scientificamente provato e inconfutabile, sull’enorme importanza di ortografia e grammatica. Ho studiato altro. Perciò basta così, vedete voi se ho ragione o no.
Solo una richiesta: ditemi se le devo ancora insegnare queste cose o no. Forse, se i ragazzi non sanno più l’italiano, vuol dire che la scuola non ha più ritenuto che fosse il caso di insegnare l’italiano. Forse tutti in Italia (o meglio, in Europa) hanno deciso questo: che non è più utile insegnare la propria lingua, e si sono dimenticati di dirlo anche a me, e allora io sono l’ultima a fare una cosa che non interessa più a nessuno, e quindi è bene che smetta.
Paola Mastrocola, Togliamo il Disturbo

Incredibile come si sia evoluta l’arte del peluche: quand’eravamo piccoli noi, c’era giusto l’orsacchiotto o, proprio per gli originali, la scimmietta e il cagnolino, stop. Invece adesso abbiamo reso peluche anche i pesci, i pappagalli, i serpenti e le lumache, animali che col pelo, a essere sinceri, hanno ben poco a che vedere, e che tutto suscitano tranne il desiderio di stringerli affettuosamente al petto la notte mentre dormiamo. Te lo vedi un serpente boa come compagno della nanna?
Paola Mastrocola, Togliamo il Disturbo

Otto meno cinque, diventano un’orda. Che si sposta compatta e inesorabile, se sbagli il tempo ti travolge.
Io a volte sbaglio il tempo e vengo travolta. Noi insegnanti non abbiamo il pass per l’aldilà, siamo uguali ai nostri allievi, tutti fratelli, pari. Nessuno ci fa passare, offre un varco, si scosta. Non ci vedono neanche e se ci vedono è come aver visto l’aria: non siamo nulla. Veniamo assorbiti e sospinti. Come i puledrini presi in corsa nel mezzo della mandria. Nel selvaggio West. Così mi sento le mattine che sbaglio il tempo, un puledro. Vecchio.
Travolta dall’Orda procedo sospinta, inerme. Sono stretta dagli studenti-orda, a un passo, anche meno. È così che, passandoci in mezzo, li vedo. Li vedo meglio da vicino, attraverso con gli occhi i loro corpi, i giubbotti, gli zaini. E mi accorgo di quanto sono vestiti bene. Soprattutto le ragazze: jeans attillati, scarpina giusta con un po’ di tacco, cinturina viola o di lamé, golfino con scollo a V, T-shirt bordata di pizzetto, collanina di perline, fermacapelli con il fiore, orologino Armani, piccolo tatuaggio alla caviglia, minutissimo brillantino alla narice destra, maquillage, contorno-occhi, leggero fard.
Ed è a questo punto che nasce in me un pensiero acuminato: penso che ci vuole tempo. Ci vuole un tempo lunghissimo a prepararsi così per venire a scuola. E ci vuole anche arte, e pazienza. E un’infinita attenzione.
Di colpo mi rendo conto che è un lavoro delicato e complesso: si chiama «prepararsi per andare a scuola». Trovare le cose giuste, indossarle bene, combinare i colori insieme. Nulla lasciato al caso.
I ragazzi fanno tutto questo, impiegano tutto questo tempo e pazienza e abilità, proprio per venire a scuola. Ecco, è questa frase, questa finale implicita che mi illumina: si vestono così per venire a scuola. In vista della scuola. Affinché. Al fine di.

Paola Mastrocola, Togliamo il Disturbo

Persa nei suoi pensieri…..

giugno 20th, 2013

 

Lei con la sua età, guarda il cielo

con occhi cisposi,son cirri che

non si vogliono aprire, stanchi di

tutta quella luce che abbaglia  la

vista.

Il tempo, le ha fatto dono di solchi

che rigano il viso, inaspriscono i

lineamenti.

E’ cambiata non più si riflette negli

specchi per cercare un passato dove

si trovava bella.

La carta crespa del volto la mette al

riparo dai clamori delle lotte, rassegnato

è il suo animo come le ormai poche

lacrime che scendono nei rivoli nati

dalla pazienza, dagli anni, che lei più

non sente, perchè tornata bambina

e più non conta!

(Mirella Narducci)

 

Persa nei suoi pensieri

Litha

giugno 19th, 2013

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Che possiate sempre vivere della Gioia della Madre )O(

 

 

LaSoffittadelleStreghe )O(

PER TUTTA L’UMANITA’

giugno 19th, 2013

L’uomo dovrebbe imparare a creare qualcosa per soddisfazione, bravura e intelligenza, e rendere il suo creato un bene per tutta l’umanità, essere riconosciuto come colui che ha creato quella determinata cosa, in questo modo si potrebbe vivere in un mondo senza soldi.

(Ejay Ivan Lac)

MONDO

Ti ho solo incontrato nella vita….

giugno 19th, 2013

 

Passi leggeri scalzi lasciano orme,

soffici ombre sulla mia anima.

Sei venuto a svegliare il mio cuore

addormentato in una fiaba antica,

ci sono dentro in questo mondo

fantastico, non riesco a destarmi,

vorrei contemplare la vita con i tuoi

occhi, vedere il mare, i giorni frizzanti,

scrutare quegli orizzonti senza confini.

Vorrei allontanare le delusioni, gli errori

i fallimenti, mettere a tacere il risentimento

della donna forte che forte non è.

Spesso non piange ma le sue lacrime nascono

e muoiono dentro di lei.

Geisha disegnerà il sorriso sul suo volto per

confonderti e non udrà il tuo richiamo le

mancherà il coraggio, amala così com’è, non

chiederle niente perche i suoi occhi ti diranno

in silenzio che lei soltanto è la scrittrice della

sua vita, e all’ultima parola, solo lei metterà

il punto e nessun altro!

 

(Mirella Narducci)

 

Ti ho solo incontrato nella vita

 

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni