Siamo donne…

giugno 8th, 2014

Donne, dolcissime
creature….
quadri imbevuti di
tinte pastello.
Malinconiche, allegre
come aquiloni
cercate rifugio nel cielo
accarezzando l’aria.
Fiori di carta di riso, scendete
ondeggiando nell’impalpabile
brezza.
Come petali leggeri, testimoni
d’amore cadete su l’umanità
che senza le vostre emozioni
non è che un ammasso fangoso
pieno di ortiche.
Donne, madri, figlie essenziali
per uomini che hanno bisogno
di pazienza, intelligenza, ascolto
sorrisi e amore.
Se pensi che lei non sia necessaria
potrai allontanarla…ma non
trascorrerà molto tempo che
tornerai a cercarla, anche in capo
al mondo…..
Il suo destino è legato al tuo.

(Mirella Narducci)

Siamo donne....

FRASI SUI VAMPIRI

giugno 8th, 2014

VAMPIRO

Esistono creature particolari, chiamate vampiri. Qualcuno di noi ha prove della loro esistenza. Nonostante noi non abbiamo assoluta certezza riguardo alla nostra triste esperienza, gli insegnamenti e le testimonianze del passato sono prova sufficiente per persone con occhi ben aperti.

Bram Stoker, Dracula
***

Il vampiro continua a vivere e non può morire solo perché gli anni passano. Può acquistare forza quando riesce a ingrassare se stesso con sangue di vivi. Di più, noi abbiamo visto che può addirittura ringiovanire, che le sue facoltà vitali possono aumentare e sembrano quasi che si rinnovano quando riesce a trovare in abbondanza suo particolare nutrimento.

Bram Stoker, Dracula
***

ome vampiri, i creativi succhiano il sangue da qualsiasi forma di vita. Sentono per caso una parola, una frase o un concetto e, come una lampadina che si accende, si accorgono che era proprio quello che stavano cercando. E non pensano che stanno rubando, pensano che sia semplicemente lì per loro.

Fabio Volo, Il tempo che vorrei
***

Dinnanzi a me sono trascorsi dieci secoli di storia come su di uno schermo. Per noi il mondo dei mortali è una lanterna magica, uno spettacolo divertente da seguire. A volte interveniamo. Ho tirato io la freccia nella testa di re Harold ad Hastings, e ho succhiato il suo occhio. Ho visto martiri friggere per mano di tiranni, bisbigliandoli nelle orecchie che razza di idioti fossero. Ho leccato il sangue dalle lance Sioux. Mi sono aggirato tra i fuochi di Dresda come un lupo, mangiando la carne dei neonati arrostiti — per poi alzarmi in volo con nuove ali, azzannando i paracadutisti che lasciavano i bombardieri in fiamme. E tutto questo è solo una parte. [...] Ero presente all’alba del nucleare! Me ne sono beato!! Sicuro all’ombra del fungo, nascosto dalla pira atomica che oscurava il sole, ho percorso le strade di Nagasaki ingozzandomi di fetido sangue contaminato. Perché? Perché potevo. Perché posso. Un’infinita, illimitata indulgenza. Questa è la vita del vampiro.
Hitman

***

Che mondo è questo, dove nemmeno i vampiri sono al sicuro?
Matteo Gambaro
**

“credevo stesse morendo e invece dormiva, credevo stesse dormendo e invece moriva”

da Dracula di Bram Stocker
***

“Il male é un punto di vista, Dio uccide indiscrimatamente e cosi’ faremo noi, perché nessuna creatura di dio é come noi, nessuno simile a lui quanto noi ”
Tratto dal Film Intervista Col Vampiro

***

Bevi da me e vivrai per sempre
film Intervista col vampiro

***

the blood is the life… il sangue è la vita
film dracula

***

.. i vostri uomini umili e impotenti, con i loro sciocchi incantesimi non vi proteggeranno dal mio potere.. io vi condanno all’eterna fame di vitale sangue e alla vivente morte..
film Dracula di Bran Stoker
***

Mille volte buonanotte, ci siamo scambiati……… aspettando che le lunghe ore del giorno trascorrano per ritrovarci  nel segreto della notte, chiusi in un sogno ad amarci.  Sotto le coltri chiudo gli occhi e riesco a sentire le tue mani, strumenti di un amore che rifiuta il sogno, tu come vampiro nell’oscurità  ti disseti del mio rosso sangue, vuoi fondermi in te, sentirmi tua e nel buio trovare il coraggio di  dirmi  per mille volte: amore mio ti amo.  Mia  inumana  creatura  il mondo si sta svegliando, il sole  ti  è nemico, brucia sulla pelle, l’alba si approssima  cancellando  il  nostro sogno rimasto appeso nell’eternità della notte. Domani nell’ora più tarda, la finestra troverai aperta…………..buonanotte!!

Mirella Narducci
***

il vero Vampiro, naturalmente, è lo scrittore. I libri sono i suoi inviati, sono nugoli di pipistrelli lanciati avidamente contro il lettore.
Il libro dei vampiri, Fabio Giovannini
***

Il suo vampiro è  la scrittura, che quando ama  non si spaventa davanti a nessuna croce.
Joseph Sheridan Le Fanu
***

Non c’è dubbio che Poe sia un vampiro, egli possiede la donna uccidendola deliberatamente, e come un vampiro fa di questa morte la metamorfosi verso la nascita di qualcosa di più bello: il ritratto
Il libro dei vampiri, Fabio Giovannini
***

***

Nel silenzio ci sei tu

giugno 8th, 2014

Disorientata in questo silenzio
che non conosce parole, e si
nutre di gesti, sguardi, movimenti
lasciandomi perduta, dubbiosa
ignara….
Sola come le corde d’un violino, pronta
a vibrare ad un semplice cenno fino nel
profondo dell’anima.
Il silenzio mi dice: Non sei una solista, io
sono la pioggia che ti bagna, sono il vento
che soffia ad est, sono il fruscio dell’ala
degli uccelli, sono quella stella che brilla
nella notte.
In questo oblio mi ritrovo ogni volta
chiudo gli occhi, non odo suoni
il silenzio mi sta parlando……
L’ascolto con malinconia perche dai suoi
taciti occhi, attraverso le sue lacrime, vedo
passare il mio cuore…….

(Mirella Narducci)

Nel silenzio ci sei tu

L’onestà non è un sentimento che puoi comprare

giugno 7th, 2014

Trovo più oneste le persone che se ne vanno, quelle che capiscono che non c’è più strada insieme da percorrere, quelli che fanno silenzio, che non continuano. Le trovo onesti nei loro comportamenti indifferenti, nella loro sofferenza buia. Nella voglia di non vendicarsi, nell’eleganza in cui ti girano le spalle, dove non ti danno neanche il loro sguardo di addio. Li trovo maledettamenti onesti, quando vedono le lacrime di chi hanno amato, e rimangono indifferenti. Quando al continuo di frasi amorevoli rimangono indifferenti, freddi, che poi freddi non lo sono. Li trovo onesti quelle persone che non usano il loro rapporto finito, per costruirsene altri. Che cercano compassione e consigli per crearsi il loro mondo dorato. Io li vedo onesti quelle persone lì. Quelli che non ti diranno più ti amo, quelli che se ne fregano. Li preferisco, lì c’è l’onesta del comportamento. Li preferisco a quelli che invece continuano a dirtelo quel ti amo,  come una sorta di poesia da imparare a memoria. Cinque lettere buttate lì… Da non dimenticare. Solo parole. Nessun sentimento. Preferisco le persone che se ne vanno. Che sanno farlo. Non quelle che rimangono con te…e con tutti gli altri.

FRASI SUL TORNARE

giugno 7th, 2014

TORNARE

C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sé stessi non si può fuggire.
Andrej Tarkovskij, Tempo di viaggio

Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
Jose’ Saramago, Viaggio in Portogallo

Un’altra volta ti rivedo, | città della mia infanzia paurosamente perduta… | città triste e lieta, un’altra volta sogno qui… | Io? Ma sono lo stesso che qui ha vissuto, e qui è tornato, | e qui è tornato a tornare, e a ritornare. | E qui di nuovo sono tornato a tornare? | O siamo tutti gli Io che sono stato qui o sono stati, | una serie di chicchi-enti legati da un filo-memoria, | una serie di sogni di me, di qualcuno fuori di me?.
Fernando Pessoa,   Lisbon revisited 1926

Sono sulla strada di casa ed è mattina. L’automobile sta divorando i chilometri; oltre il cofano aggressivo, vedo la linea dolce della campagna punteggiata di olivi e di cipressi. Devo tornare, tornare. Sono partito troppo tardi, o troppo presto. Ci sono troppe cose incomprensibili, ormai; non riesco a capire se sono troppo giovane o troppo vecchio per queste cose
Mauro Senesi, Aspetta un po’ che la bambina cresca

«Voglio tornare».
Queste parole le affiorarono alla mente non appena l’odore raggiunse il suo naso. Non sapeva come le fosse venuta in testa quell’idea, né dove voleva tornare. Ovviamente non nella casa da cui era appena uscita. Perché non voleva tornare a casa? E dove avrebbe voluto andare? La sensazione di avere smarrito la strada
Natsuo Kirino,     Le quattro casalinghe di Tokyo

«Cosa fai ancora qui?». La sua voce non era cattiva, ma non era neppure gentile; Sylvie si stava irritando.
«E dove dovrei essere?» chiese Irena.
«A casa tua!».
«Vuoi dire che qui non sono più a casa mia?».
Naturalmente non voleva cacciarla dalla Francia, né farla sentire una straniera indesiderabile: «Sai benissimo cosa voglio dire».
«Sì, lo so, ma ti sei dimenticata che qui ho il mio lavoro? la mia casa? i miei figli?».
«Senti, conosco Gustaf. Farà di tutto perché tu possa tornare nel tuo paese. E le tue figlie… Non raccontarmi storie! Ormai hanno la loro vita! Dio santo, Irena, quel che sta succedendo da voi è così affascinante! In una situazione del genere le cose si sistemano sempre».
«Ma Sylvìe! Non ci sono solo gli aspetti pratici, il lavoro, la casa. Vivo qui da vent’anni. La mia vita è qui!».
«C’è una rivoluzione da voi!». Lo disse in un tono che non ammetteva repliche. Poi rimase zitta. Con quel silenzio, voleva dire a Irena che quando accadono grandi cose non si deve disertare.
«Ma se torno nel mio paese non ci vedremo più» disse Irena per mettere l’amica in imbarazzo.
Questa demagogia dei sentimenti andò a vuoto. La voce di Sylvie si fece calorosa: «Ma cara, verrò a trovarti! Te lo prometto, davvero!».
Erano sedute l’una accanto all’altra davanti a due tazze di caffè vuote da un pezzo. Irena vide lacrime di emozione negli occhi di Sylvie, che si chinò verso di lei e le strinse la mano: «Sarà il tuo grande ritorno». E di nuovo: «Il tuo grande ritorno».
Ripetute, le parole acquistarono una tale forza che, dentro di sé, Irena le vide scritte con la maiuscola: Grande Ritorno. Smise di ribellarsi: fu stregata da immagini che d’improvviso affiorarono da vecchie letture, da film, dalla sua memoria e forse da quella dei suoi antenati: il figlio perduto che ritrova la vecchia madre; l’uomo che si ricongiunge all’amata cui l’aveva strappato una sorte feroce; la casa natale che ciascuno porta dentro di sé; il sentiero riscoperto dov’è rimasta l’impronta dei passi perduti dell’infanzia; Ulisse che rivede la sua isola dopo anni di vagabondaggio; il ritorno, il ritorno, la grande magia del ritorno.
Milan Kundera , L’ignoranza

Ma leggere vuol dire uscire da sé solo per rientrarvi, tornare dentro di sé arricchiti, scossi, forse per sempre strappati al torpore quieto e stagnante, svegliati dal sonnambulismo del quotidiano.
Franco Ferrarotti, Leggere, leggersi

Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte
Alessandro Baricco, Oceanomare

LETTERE A MILENA * FRANZ KAFKA

giugno 6th, 2014

 Santo cielo, Milena, se Lei fosse qui, e tu, povero cervello, incapace di pensare! Per giunta sarebbe una menzogna se dicessi che sento la mancanza di Lei, è la magia più perfetta, più dolorosa, Lei è qui esattamente come me e più ancora; dove sono io è Lei, come me e più ancora. Non è uno scherzo, talvolta mi figuro che Lei, che pure è qui, senta qui la mancanza “di me” e si domandi: “Dove è mai?
***

la giornata è molto breve, con Lei e soltanto con qualche altra inezia è bell’e passata e terminata. E’ molto se rimane un po’ di tempo per scrivere alla vera Milena perché quella ancor più vera era qui tutto il giorno nella camera, sul balcone, nelle nuvole.
***

Che ne pensa? Potrei ricevere una lettera entro domenica? Certo sarebbe possibile. Ma è insensata, questa smania di lettere. Non basta una sola, non basta sapere una volta per tutte? Certo che basta, ma ciò nonostante reclino la testa è bevo le lettere e so soltanto che non vorrei smettere di bere. Me lo spieghi Lei, Milena, maestra!

non ho letto bene le Sue lettere, vi ho soltanto girato intorno come il moscerino intorno alla luce, e mi sono bruciato più volte la testolina, del resto sono, come ho già scoperto, due lettere del tutto diverse, l’una per essere bevuta, l’altra per provare terrore, ma quest’ultima penso che sia scritta dopo

Come faccio a esprimere la differenza? Uno giace nel sudiciume e nel puzzo del suo letto di morte ed ecco arrivare l’angelo della morte, il più beato di tutti gli angeli, e guardarlo. Può l’uomo trovare il coraggio di morire? Egli si gira, affonda più che mai nel suo letto, non gli è possibile morire.

nella Sua ultima lettera Lei era così forte che stetti a guardarLa come dalla mia sedia a sdraio starei a guardare gli alpinisti, se da qui li potessi distinguere lassù nell a neve.

Ho letto un’altra volta la lettera di domenica, è più terribile di quanto non pensassi dopo la prima lettura. Bisognerebbe, Milena, prendere il Suo viso fra le mani e guardarLe fermamente negli occhi, affinché negli occhi dell’altro Lei riconosca se stessa e da questo momento non sia più capace neanch e di pensare cose come quelle che ha scritte là.
***

Quando finalmente si raddrizzerà un poco il mondo rovescio? Di giorno si va in giro con la testa bruciata – qui ci sono dappertutto bellissime rovine sui monti, e si pensa di dover diventare altrettanto belli – ma a letto invece del sonno vengono le migliori idee.
***

Certo anche quella [lettera] di martedì ha la sua spina che si apre la via incidendo il corpo, ma tu la conduci e quale cosa – questa è beninteso soltanto la verità di un istante, di un momento tremante di dolore e di felicità -quale cosa, se viene da te, sarebbe difficile sopportare?
***

Che bella cosa aver ricevuto la Sua lettera, doverLe rispondere col cervello insonne. Non so scrivere niente, mi aggiro soltanto fra le righe, alla luce dei Suoi occhi, al respiro delle Sue labbra come in una bella giornata felice che rimane bella e felice anche se la testa è malata e stanca
***

ma è una preoccupazione come se avessi qui Lei sotto la mia sorveglianza, nutrissi anche Lei col latte che bevo, rinforzassi anche Lei con l’aria che respiro, che mi arriva dal giardino, no, sarebbe molto poco, rinforzassi Lei molto più di me.
***

Continui a volermi bene!
F.

***

Credo, Milena, che noi due abbiamo una particolarità in comune: siamo tanto timidi e ansiosi, quasi ogni lettera è diversa, quasi ciascuna si spaventa della precedente e,
più ancora, della risposta. Lei non lo è per natura, lo si vede facilmente, e io, forse, nemmeno io lo sono per natura, ma ciò è quasi diventato natura, e si dilegua soltanto
nella disperazione, tutt’al più nell’ira e, da non dimenticare, nell’angoscia.
Talora ho l’impressione che abbiamo una camera con due porte, l’una di fronte all’altra, e ognuno stringe la maniglia di una porta e basta un batter di ciglia dell’uno perché l’altro sia già dietro la sua porta e basta che il primo dica una sola parola e il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere. Egli riaprirà,
sì, la porta, perché si tratta di una camera che forse non si può lasciare. Se non fosse esattamente come il secondo, il primo starebbe tranquillo, preferirebbe, in apparenza, non guardare neanche verso il secondo, metterebbe lentamente in ordine la camera, quasi fosse una camera come qualunque altra, ma invece fa esattamente la stessa cosa presso la sua porta, talvolta persino tutti e due sono di là dalle porte e la bella camera è vuota.
[...]
.
Non pretenda da me che sia sincero, Milena. Nessuno lo può pretendere più di me stesso, eppure molte cose mi sfuggono, sì, forse tutto mi sfugge. Ma l’incoraggiamento in questa caccia non m’incoraggia, anzi, al contrario, non sono più in grado di fare un passo, a un tratto ogni cosa diventa menzogna e gli inseguiti strozzano il cacciatore. Sono
incamminato per una via molto pericolosa, Milena. Lei sta ritta accanto a un albero, giovane, bella, il lampo dei Suoi occhi abbatte il dolore del mondo. [...] io striscio nell’ombra da un albero all’altro, mi sto spostando,
Lei mi manda una voce, m’indica i pericoli, vuole farmi coraggio, si spaventa al mio passo incerto, mi rammenta (a me!) la serietà del giuoco – io non posso, cado, so
no già a terra. Non posso udire le terribili voci dell’intimo e contemporaneamente Lei, ma posso ascoltarle e confidarlo a Lei, a Lei come a nessun altro al mondo.

Suo F.
***

e non so come abbracciare la felicità con parole, occhi, mani e col povero cuore, la felicità che tu sei qui e mi appartieni. E dire che in fondo non amo te, ma piuttosto la mia esistenza donatami da te.
***

E’ vero che per un racconto non c’è sorte più bella che scomparire, e proprio in questo modo. Anche il narratore, questo buffo psicologo, sarà pienamente d’accordo perché deve essere lui il vero povero suonatore che suona questo racconto nella maniera meno musicale possibile, esageratamente compensato dalle lagrime dei tuoi occhi.
***

E non è gelosia, è soltanto un girare intorno a te,perché voglio afferrarti da tutti i lati, dunque anche dal lato della gelosia, ma è sciocco e non avverrà, sono soltanto i sogni malsani dell’esser solo
***

Ma perché sono un uomo con tutti i tormenti di questo stato quanto mai oscuro e orrendamente pieno di responsabilità? Perché non sono, ad esempio, il
felice armadio nella tua camera che ti può guardare in faccia quando stai sulla sedia a sdraio o alla scrivania, o ti metti a letto o dormi
(sia benedetto il tuo sonno!).
Perché non lo sono? Perché mi schianterei dal dolore se ti avessi visto nella pena degli ultimi giorni o se addirittura – tu dovessi partire da Vienna.
***

Oggi, si può dire, non ho fatto altro che star qui seduto, leggiucchiare qualcosa, soprattutto però non ho fatto niente, o sono stato ad ascoltare un dolore leggero leggero che mi rodeva le tempie.

***

E ora, nonostante tutto, i “migliori saluti”; che importa se cadono a terra già al cancello del giardino, la Sua forza è forse tanto maggiore.

Oggi finisce la scuola.

giugno 6th, 2014

Oggi finisce la scuola. Oggi finisce la scuola. Oggi finisce la scuola.

Su nove mamme otto hanno sbuffato, e una ha guardato il cielo.

Ma i figli che stanno a casa sono un peso? E su nove mesi che vanno a scuola, ti pesano proprio questi tre mesi? Dove puoi svegliarli senza fretta, magari con un bacio. Dove puoi viverli la mattina, parlarci e confrontarti, visto che in nove mesi hai avuto quelle poche possibilità per farlo. E poi mamma, hai mai visto tuo figlio alle nove del mattino cosa fa? Che sguardo ha…? Puoi sempre andare a fare la spesa con tuo figlio, magari alle nove. Puoi portarlo al parco, di lunedi, alle nove. Se non ti va di giocarci, puoi sempre passeggiarci, se proprio vuoi un po’ distrarti, puoi anche sederti mentre lui gioca, e tu puoi sempre vedere cosa c’è su facebook. Ma non farlo alle nove dai. Dalle nove alle undici stringi i denti, due ore insieme a tuo figlio. Magari senza sbuffare. Certo nove mesi sono pochi per una mamma impegnata a fare shopping, ma ce la puoi fare. Come quando per nove mesi lo tenevi in pancia, e quando scalciava ti emozionavi, e lì mamma, ricordi? Non era un peso. Non lo era quando facevi la spesa. Quando facevi le scale. E se lo era, lo accarezzavi. E lo amavi….

Dai mamma che sbuffi, i c…. tuoi puoi sempre cominciarteli a fare a settembre….

Adesso ricordati che nove mesi sono stati tanti perchè venisse al mondo. E se la tentazione di essere “libera” si fa spazio dentro di te, ricordati che ci sono donne come te, che mamme non lo sono diventate, che volevano esserlo, magari lo sono stati in una sala parto per pochi minuti…Ricordati che loro darebbero la vita per poterli svegliare alle nove del mattino, ed esultare insieme a loro la fine della scuola.

Non sbuffare. Ce la puoi fare. Dai mamma.

 

Devi credere di essere abbastanza

giugno 6th, 2014

credere in te

Devi credere di essere abbastanza.
Se credi di “non essere abbastanza”, finirai con il creare una realtà nella quale non hai abbastanza.
Ma se credi di essere più che abbastanza, creerai più che abbastanza in ogni sfera dell’esistenza.

Harv Eker, I segreti della mente milionaria

E POI LE DONNE PIANGONO

giugno 6th, 2014

E poi le donne piangono, perché ripetono sempre la solita frase che, l’uomo che cercano non esiste, e non si rendono conto che quando arriva lo chiamano amico, facendolo scappare via, prendendo per mano l’ultima persona che dovrebbero baciare…

Si comportano così, perché quando trovano l’amicizia trovano l’amore, quando trovano l’amore la chiamano amicizia, e si tirano la zappa sui piedi, rientrando a casa, si sdraiano sul letto con il cellulare in mano, e si addormentano, dopo aver postato su Facebook l’ultima frase riflessiva che in poche lettere riassume il loro stato d’animo, deluso, pensieroso e con una linea che sottolinea la perdita di speranza…

Poi succede questo, che il loro amico, gli scrive la buona notte, dopo averla ascoltata, mentre il loro amore, si addormenta…

Scrivendo la buona notte ad un’altra!

(Ejay Ivan Lac)

DONNE

 

« Prev - Next »