La speranza dentro

agosto 1st, 2014

Io non le ho mai promesso niente. Eppure ci sono state circostanze dove avrei trovato il bisogno di tingere nell’anima altrui il mio amore, quello davanti ai tramonti, quello dei momenti suggestivi, rari, quello dei momenti che senti dentro di te per sempre. Ma non l’ho mai fatto. Io lo solo amata, anche quando non meritava di esserlo, ogni giorno, senza mai prometterle un futuro, sono cosi, lo sono sempre stato, e neanche il tempo mi ha cambiato, mi sono disegnato l’amore e ci sono rimasto fedele, anche quando l’amore non era quello sognato, sperato. Rassicurare l’amore non fa per me, l’amore non bisogna rassicurarlo, l’amore lo devi amare, devi amare quello che senti, quello che hai dentro, devi amare anche la delusione delle speranze sepolte quando arriva, devi amare il tuo domani, anche quando oggi vorresti finisse tutto…

Frasi Sulle Risate

agosto 1st, 2014

Ridere a squarcia gola coccola l’anima, accarezza lo spirito. Ridi!
Stephen Littleword, Aforismi

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Quando ridi cambi e quando tu cambi, tutto il mondo cambia con te.
Dr. Madan Kataria, Lo spirito interiore della risata

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Chi sa far ridere ha il più bello dei poteri.
Paola Felice

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La risata apre il cuore e placa lo spirito.
Nessuno dovrebbe prendersi sul serio al punto di non riuscire a ridere di se stesso.
Robin Sharma, Il monaco che vendette la sua Ferrari

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Nella risata c’è sempre tanta verità. Colui che si prende seriamente e continua solennemente a dire la verità, si ritroverà con le foglie non più rivolte verso il sole, non più nutrite dalla luce e dall’amore.
Usate il tocco leggero, ognuno lo faccia nei propri confronti.
Amate con passione, e ardete per i vostri ideali più alti, ma non per le vostre prestazioni e comportamenti personali. Potete ridere di questi, perché essere umano ed essere sciocco è come dire la stessa cosa. Sarete degli sciocchi. Gioitene, perché è ciò che vi permette di avere così tanta attenzione, fin troppa, che vi porta a rischiare tutto e a saltare nel vuoto completamente ignari, tutto per causa di questo vostro amore per un mistero che conoscete solo attraverso la fede e la speranza.
Carla Rueckert, Il manuale dell’errante

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Ricorda bene queste parole:
Nessuno mai avrà il diritto di controllare la tua felicità.
A nessuno dovrai permettere di provare a dosare i tuoi sentimenti.
La tua gioia non deve avere confini, è già tanto difficile trovarne un po’, spesso ci accontentiamo di surrogati, di sorrisi striminziti, di manifestazioni di euforia appena accennate.
Quando avrai la possibilità di ridere di gusto, fallo fino alle lacrime.
I giorni in cui avrai riso davvero coloreranno di vita i tuoi futuri ricordi!
Anton Vanligt, Mai troppo folle

FRASI SUL RIMPIANTO

agosto 1st, 2014

RIMPIANTO

II rimpianto è il passatempo degl’incapaci.
Ugo Ojetti

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Non ho nessun rimpianto nessun rimorso,
soltanto certe volte capita che
appena prima di dormire
mi sembra di sentire
il tuo ricordo che mi bussa
e mi fa male un po’…
883, nessun rimpianto
***

Lasciarono la villa con rimpianto, giacché avevano sentito lieve, tra quelle mura, la sorte di amarsi.
Alessandro Baricco
***

La poesia ha eco profonda ed intensa nel cuore della gioventù, in cui l’amore deve ancora nascere. È allora come il presagio di tutte le passioni, mentre più tardi non ne è più che il ricordo e il rimpianto. Fa piangere così ai due stadi estremi della vita: giovani, di speranza; vecchi, di rimpianto.

Alphonse De La Martine
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Rimpianto: Ciò che sedimenta nella coppa della vita.
Ambrose Bearce
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Ci sono momenti, nella vita, che sono accompagnati da una luce che ci appare diafana e smarginata, come dopo un temporale ai tropici.

C’è già il sole, ma ancora sta piovendo: ci si sente troppo giovani per avere nostalgie o rimpianti, e troppo vecchi per coltivare aspirazioni plausibili. Bisogna augurarsi allora che in breve tempo il sole si imponga vincitore o, in alternativa, che torni a piovere decisamente, perché noi uomini non siamo fatti per reggere a lungo a questa luce particolare.
Enrico Baraldi, Psicofarmaci agli psichiatri
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… Non abbiamo rimpianti per i nostri educatori. Forse talvolta li abbiamo rispettati troppo, ma questo faceva parte dell’educazione che abbiamo avuto e, se ho baciato ogni sera la mano a “Mère préfète”, senza ribellarmi mai, è che qualche volta, oltre alle regole, vi è anche la voluttà. La voluttà dell’ obbedienza. Ordine e sottomissione, non si può sapere quali risultati daranno nell’età adulta. Si può diventare dei criminali o, per usura, dei benpensanti. Ma un marchio l’abbiamo ricevuto, soprattutto quelle ragazze che hanno passato dai sette ai dieci anni di internato. Non so che fine abbiano fatto, non so più nulla di loro. È come se fossero morte. Soltanto una, lei Frédérique, l’ho cercata dappertutto, perché lei mi precede. E ho sempre aspettato una sua lettera. Lei non fa parte dei morti.
Fleur Jaeggy, I beati anni del castigo
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In greco «ritorno» si dice nóstos. Algos significa «sofferenza». La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall’impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio. Il che, in inglese, si dice homesickness. O, in tedesco, Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l’islandese, distingue i due termini: söknudur: «nostalgia» in senso lato; e heimfra: «rimpianto della propria terra». Per questa nozione i cechi, accanto alla parola «nostalgia» presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d’amore ceca: styská se mi po tobe: «ho nostalgia di te»; «non posso sopportare il dolore della tua assenza».
Milan Kundera , l’ignoranza
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Non serve rimpiangere quel che non si è letto, o inseguirlo insensatamente e con immane fatica: quello che non si è letto non era stato scritto per noi.

Antonio Castronuovo
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Se scopri qualcosa che ti scombussola, ti conviene andare sino in fondo. Se fai finta di niente, non saprai mai che cosa sarebbe potuto succedere, e per molti versi questo è peggio che scoprire di esserti sbagliata sin dall’inizio. Perchè dopo uno sbaglio puoi continuare a vivere, ma se non altro non hai il rimpianto di non sapere come sarebbe potuta andare
Le parole che non ti ho detto – Nicholas Sparks

LA MENTE E I BRUTTI SCHERZI

luglio 30th, 2014

Spesso la mente gioca brutti scherzi, scatena paure, tristezza, ansia e brutti pensieri, anche se intorno a noi non esiste nulla di tutto questo!

Non ascoltiamoci ogni volta, spesso mentiamo a noi stessi, dobbiamo andare verso l’obbiettivo fregandocene del mondo e del nostro essere…

(Ejay Ivan Lac)

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IL POTERE PIU’ GRANDE

luglio 30th, 2014

Il potere più grande è quello di imparare a conoscere se stessi, per poi imparare a conoscere gli altri, riuscire a conoscere l’essere umano nella sua forma e nel suo pensiero!

Capisci i suoi sbagli, perché deve imparare, e se sei in grado di sistemare la sua mente aprirai anche le tue strade più segrete!

(Ejay Ivan Lac)

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UCCIDERE IL PASSATO

luglio 30th, 2014

Ho ucciso il mio passato, l’ho chiuso dentro ad una porta con tutte le sue persone dentro, e gli ho dato fuoco…

Per far spazio ai miei sogni!

(Ejay Ivan Lac)

FIAMME

 

E SE MENTRE…

luglio 30th, 2014

E se mentre guardi la televisione, sei distratto da altro… Sei fottuto!

Se mentre tiri su un grosso respiro, e senti qualcosa di strano… Sei fottuto!

Se cammini per casa, esci, corri, ti muovi per scaricare adrenalina, e sei comunque nervoso… Sei fottuto!

E se per ogni piccolo suono, anche diverso dal solito tiri fuori il tuo cellulare…

Sei completamente fottuto!

(Ejay Ivan Lac)

uomo-innamorato

FRASI SUL VOLERE

luglio 28th, 2014

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Se non puoi essere un pino in cima alla collina.
sii un arbusto nella valle, ma sii
il miglior, piccolo arbusto accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.
E se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio , allora sii solo un pesce persico:
ma il persico più vivace del lago!
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche equipaggio.
C’è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.
Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella.
Non é grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.
Douglas Malloch, “The Best of Whatever You Are”
***

Si, voglio essere io la vita che hai deciso di prendere per mano, io.
Io che voglio essere la prima della fila, io che la sera prima di dormire ho bisogno di pensarti e sorridere.
Voglio essere quella a cui pensi mentre fai colazione, quella che ti distrae dai libri mentre stai studiando.
Io, quella che quando ti vede arrivare già sente il cuore che esplode.
E voglio mancarti, voglio sapere che mi pensi, voglio sapere che in fondo per te non c’è niente di meglio, di me. Di me che son fragile, di me che se litighiamo piango.
E voglio essere io quella strada da percorrere per mano, tra tanti baci e mille abbracci dentro a un letto.
Perchè io voglio sapere che se alla mattina apri gli occhi e sorridi, è perchè ci sono anch’io, con te.
Con te tutta la vita, con te anche quando non ci sono. Con te dentro al cuore, nella mente e nelle ossa. Con te dappertutto.
E voglio essere io ad amarti, io a riempirti di sorrisi e di quelle risate che ti rendono bello come nessuno.
E voglio che sia tu ad amarmi, tu a prendermi per mano. E voglio che sia tu, per tutta la vita. {C
***

Voglio Volere. Io Voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho.
L.Ligabue

***

Voglio diventare un barcone, vedere capire e sentire il peso di chi porto, poi imparare a non capovolgermi mai. Voglio diventare un politico europeo o italiano, salire su quel barcone, fare lo stesso tragitto al contrario e non perchè mi obbliga qualcuno e mi manda alla deriva o a morire così imparo, ma per imparare da solo davvero a sapere cosa vuol dire, e cosa è quel tragitto: forse è quello che manca per inventare una nuova legge o decidere di fare qualcosa usando il veramente. Voglio diventare un bagnino e mettermi sulla riva coi binocoli, per scrutare se c’è qualcuno da salvare in mare, poi voglio girarmi e vedere se anche sulla terra c’è qualcuno da salvare da quelle onde alte delle politiche che annegano gli uomini e le loro decisioni prese da troppo lontano a certi vicini. Voglio diventare un numero di vittime e cambiarmi, diventare più piccolo, avvicinarmi allo zero. Voglio diventare un giornalista, un attore, uno scrittore, e piangere o pregare prima di parlare, informare o raccontare, senza sentirmi accusare di non saper fare il mio mestiere, di non saper contenere il dolore, di non essere composto davanti ai corpi in decomposizione. Voglio diventare un’accusa e assaporare la mia eventuale indifferenza, accidia, incompetenza. Voglio diventare un innocente e avere qualcos’ altro da raccontare ai miei simili un po’ meno innocenti. Voglio diventare una vergogna, provarmi, poi sentire cosa sentono quelli che mi provano o non riescono a provarmi. Voglio diventare sabbia per sopportare i chili di morti che si appoggiano a me almeno per la fine. Voglio diventare un sub per vedere se c’è qualcosa sotto quei natanti, cosa c’è sotto l’Europa, sotto gli uomini, cosa c’è in fondo alla morte. Voglio diventare un centro di accoglienza e star benissimo. Voglio diventare un euro, chiamare tutti gli altri euro possibili, e servire a chi servo, non a chi parla di cosa serve. Voglio diventare un Papa e cominciare anche a predicare, senza essere accusato di predicare, o di volermi paragonare a un Papa .Voglio diventare una colpa e darmi un nuovo senso, voglio diventare un senso e aggiungerlo ai primi cinque ormai non bastanti. Voglio diventare una paura e passare, voglio diventare uno stronzo più di quel che sono, per andare fino in fondo, risalire, e cercare di farmi salvare da chi non lo sarà mai più o non lo è mai stato. Voglio essere una guerra e scoprire come mi moltiplico e perchè credo nel continuamente. Voglio diventare una parola e smettere di farmi solo pronunciare. Voglio diventare.
Alessandro Bergonzoni
***

Io non voglio essere guidata nella mia vita dalla paura, ma voglio essere guidata dal coraggio. Il coraggio che ho sempre avuto nella mia vita
V.Luxuria
***

Io sono chi Voglio Essere!
Paolo Borzacchiello
***

Voglio essere un dettaglio, quel dettaglio che migliora.
Lo zucchero a velo sul croissant, la panna sul caffè, il pezzo preferito di una canzone, il ciondolo di un braccialetto.
Non voglio essere essenziale, perché non c’è nulla di cui in realtà non si possa fare a meno o non possa venir sostituito.. Voglio essere un dettaglio.
tumblr

Frasi Sui Papaveri

luglio 27th, 2014

papaveri

 

Dormi sepolto in un campo di grano | non è la rosa non è il tulipano | che ti fan veglia dall’ombra dei fossi | ma sono mille papaveri rossi.
Fabrizio De André
***

Il fiore di papavero è generoso.
Kurt Cobain

***

io sono il piccolo papavero,
vivo nel prato, tra le spighe di grano
sorrido, sorrido, sempre,
anche quando il vento e la pioggia,
cercano di abbattere me..
i bambini mi amano, e io gioco con loro,
sono l’allegria di ogni, prato!

daniela cesta
***

Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti, | e tu sei piccolina, e tu sei piccolina, | lo sai che i papaveri son alti, alti, alti, | sei nata paperina, che cosa ci vuoi far…
Nilla Pizzi

***
Su un campo di grano che dirvi non so, | un dì Paperina col babbo passò | e vide degli alti papaveri al sole brillar… | e lì s’incanto’. | La papera al papero chiese: | “Papà, pappare i papaveri, come si fa?” | “Non puoi tu pappare i papaveri” disse Papà.

Nilla Pizzi
***

In un tempo lontano accadde un giorno che il Sole, mentre camminava
attraverso la volta celeste, cominciò a dolersi dicendo:
“Oh! Questi giorni d’estate sono così lunghi,
e nemmeno una nuvoletta che mi faccia compagnia.
In questi giorni il tempo sembra, non passare mai !

Gli spiriti dell’aria che udirono le sue parole, non sapendo cosa fare,
decisero di chiedere aiuto ai folletti dei boschi.
Questi si riunirono e discussero a lungo, perché era veramente difficile
trovare qualcosa di così bello e sempre nuovo,così da vincere la malinconia del sole.

Pensa e ripensa, discuti e ridiscuti, alla fine tutti si convinsero che non
c’era niente di più bello e vario dei fiori.
“Chiederemo alla terra di inventare un nuovo fiore”, disse uno,
ma il folletto più vecchio e saggio disse:

“Il fiore che doneremo al Sole, in segno di ringraziamento, dovrà essere
un fiore speciale, un fiore nuovo e mai visto, dovrà nascere dai sogni di un bambino”.
Fu dunque deciso. Tutti partirono alla ricerca di fiori, sognati, inventati,
o disegnati dai bambini di tutta la terra.

I giorni passarono e dopo un lungo cercare, si ritrovarono nel cuore del bosco.
Ognuno portava con sé le immagini bellissime dei fiori sognati dai bambini
che avevano incontrato nel loro peregrinare.

Erano fiori grandi e piccoli, umili e sfarzosi, fiori di carta o di seta, fiori di cristallo
o di semplici fili d’erba intrecciati, fiori d’oro o d’argento.
Era veramente difficile scegliere il fiore più bello, tanto che i folletti
cominciarono a discutere e a litigare tra di loro.

Ma ecco, che la porta si aprì lentamente, cigolando, nel silenzio improvviso che
regna nel cuore della foresta: nessuno dei folletti si era accorto che il più
piccolo di loro non era ancora ritornato dal suo viaggio.
Lo videro entrare ancora affannato e stanco per il lungo cammino, e con sé,
non aveva che una piccolissima scatola.

Tutti lo osservarono con curiosità, e pensando che tanta fatica lo aveva portato
a quella scatolina insignificante, scoppiarono in una fragorosa risata.
Ma il più vecchio e saggio, li zittì, chiedendo al piccolo Evelino,
di raccontare per primo la sua storia.

Ancora ansante e un poco intimorito, Evelino cominciò il suo racconto:
“Ho viaggiato nei sogni dei bambini, ed ogni volta credevo di aver
trovato il fiore più bello, così lo raccoglievo e lo portavo con me.
Ma quando lo riponevo nel cesto con gli altri fiori, rimanevo stupito e
guardando il cesto rimanevo incantato e non sapevo più riconoscere il più bello.
Così continuai a cercare, e cercare ancora, e il mio cesto fu presto colmo.

Decisi allora di ritornare, quando un vento dispettoso venne e cominciò a soffiare
e soffiare sempre più forte, finché perduto il mio cammino, turbinando mi portò con sé.
Quando la bufera si placò, mi ritrovai nei pressi di una capanna, sperduta tra i monti.
Qui viveva un bambino molto povero; non aveva i soliti giocattoli
delle vetrine di città, ma era ricco di fantasia e ogni volta sapeva inventare o
creare nuovi giochi, usando sassi, fili d’erba e pezzi di legno.

Lo vidi correre e saltare nel suo piccolo regno, quand’ecco trovò fra l’erba del
prato un foglio di carta leggera che il vento aveva lasciato cadere.
Lo raccolse, lo porto in casa e lo colorò con l’unico pastello che possedeva,
di un bel rosso vivo. Ritagliò i petali delicati e li cucì tra loro con un
sottile filo nero. Ne nacque un fiore così bello, come non ne avevo mai visto.
Lasciai in dono al bambino il cesto con tutti i fiori raccolti, e gli chiesi in cambio
quel suo unico fiore.

Intanto che raccontava, il piccolo folletto aprì la piccola scatola,
e alla vista di quel fiore tanto intenso quanto delicato, tutti rimasero incantati.
Allora il più vecchio disse:”Piccolo Evelino, hai scelto col cuore.
Il fiore che hai portato verrà dato alla Terra, perché lo custodisca,
e possa farlo nascere.
Esso fiorirà nei campi di grano, e tra le spighe selvatiche sul ciglio dei fossi;
mischierà il suo colore a quello del sole, perché sempre si ricordi che nacque
per portare gioia e serenità.”

Quando poi il sole vide il nuovo fiore rosseggiare tra le spighe dorate,
commosso per il dono ricevuto,lo ricambiò donandogli la sua luce.
E ancora oggi, nel tramonto delle sere d’estate, i papaveri,
come fiammelle accese, portano memoria di quel tempo che fu.

Marco Giussani
***

Chiazze di rosso
fra campi di grano..

ondeggiano papaveri
lunghi esili steli
dondolano corolle
di purpurea seta.

Par sussurrino
al vento
passione ed ardore
invitano gli amanti
ad amarsi finchè c’è tempo,
di non perdere l’occasione.

Ma al cuore, ferito d’amore,
ben altro è il lor significato…

fior della consolazione
il papavero è anche chiamato
per aver alleviato
con il sonno
di Demetra, la disperazione
sopendone il dolore.
LM Citarei

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