Dignità di Xavier Wheel

giugno 26th, 2013

Aforisma Xavier Wheel Dignità

A chi vorrebbe vederti triste, angosciato e sconfitto, tu semplicemente sorridi, anche se hai l’inferno che ti arde dentro. Sorridi non per stupido orgoglio, ma solamente perché la tua dignità ha un prezzo che a loro non sarà mai permesso pagare.

 

Amore impossibile Amore

giugno 26th, 2013

Non ti svelerò il segreto delle

emozioni che sopravvivono al

dolore di questo abbandono.

Ti lascio, mi lasci ma il giorno

continua a vivere pur non

incontrando mai la notte, così

il mio amore esisterà senza

mai averti.

Le nostre vite viaggiano in binari

diversi, ma non nego alla speranza

che quelle rotaie si schiantino in

una collisione.

Forse aspetterò per sempre e quel

rimpianto sarà soltanto mio perche

è stata mia la forza di eclissarmi

negandoti la gioia.

Cos’è per me quest’amore impossibile

è il tuo viso, il tuo sguardo che non

mi apparterranno mai………

 

(Mirella Narducci)

Amore impossibile  Amore

 

 

 

La vita è solo questione di fortuna….

giugno 26th, 2013

La vita è un bivio, è una strada piuttosto che un’altra, la vita è un momento di debolezza e uno di coraggio, chi nella vita ha sbagliato ha avuto la possibilità di farlo, di trovarsi lì dove non doveva, chi nella vita ha sbagliato non è diverso da chi non l’ha fatto, chi non ha sbagliato e solo stato più fortunato degli altri, gli altri chi? Chi per caso quel giorno non è uscito, chi per caso ha trovato un lavoro prima di un’altro, chi non è stato costretto a rubare un pezzo di pane per sfamarsi, chi non si è drogato perchè in quel momento ha avuto la forza di non farlo o semplicemente non si ci è solo trovato, non ci sono brave persone o brutte persone, c’è la vita con le sue strade, e se la tua vita scorre liscia come l’olio a volte è solo una questione di sola fortuna.

Non bisogna guardare chi nella vita ha sbagliato come un diverso, la vita è fatta per sbagliare e riprendersi la strada giusta, la vita è fatta di persone che ti giudicano e ti criticano, ma è anche fatta di persone che ti aiutano, che capiscono che questa vita non ha solo una possibilità ma ne ha più di una, la vita è solo una questione di fortuna, e se tu non hai mai sbagliato sei solo stato più fortunato verso chi stai guardando diverso e giudicando…

CAPITA SPESSO

giugno 26th, 2013

Capita spesso di mettermi a pensare, seduto sul terrazzo con lo sguardo sulla strada, la notte, mentre tutto tace e la luna con la sua tela, cattura le stelle, tanta bellezza nella sua luminosità, mi fa pensare, mi fa riflettere, troverò mai quel cuore innamorato di me? quelle mani da toccare, quelle labbra sincere che non sanno solo baciare, ma riescono anche a parlare, quello sguardo che rassicura, quella voce, che mi consola, mi chiedo come mai in questo mondo, che racchiude tanta bellezza non mi porti quella persona, che completa la mia esistenza.

Nulla è mai arrivato, solo anime di passaggio, che non hanno lasciato nulla, ma solo graffi sul cuore, lo chiedo al mondo, lo chiedo guardando lo sfondo, di questa notte dove i pensieri sono molti, perchè è più facile ascoltarli, mentre fuori tutto tace, e il mondo dorme.

(Ejay Ivan Lac)

PENSARE3

MAI DAL VIVO

giugno 26th, 2013

Si incontravano nei sogni, ogni volta che chiudevano gli occhi, navigavano in mondi meravigliosi, e quando si svegliavano, sentivano la mancanza e non vedevano l’ora di riaddormentarsi per ritrovarsi, ma pensavano fosse solo un sogno, così non si cercarono mai nel mondo, gli anni passavano e diventavano vecchi, e poi, morirono…..

E non si conobbero mai dal vivo!

(Ejay Ivan Lac)

SOGNO

C’ERA UNA VOLTA …MIO PADRE

giugno 25th, 2013

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C’era una volta un bambino e c’era una casa vecchia vecchia e povera povera e un paese addormentato che tante ne cullava di case come quella. Il bambino aveva solo un paio di scarpe, ma tanto camminava poco e aveva una mamma sognatrice, un papà che urlava forte e tre fratellini. Si svegliava sempre all’alba e tutte le mattine preparava i fratellini per portarli all’asilo, poi correva a scuola, tornava a prendere i fratellini, mangiava un pezzo di pane e una scorza di formaggio, faceva i suoi compiti e quelli del vicino di banco e non riusciva neanche a immaginare cosa ci avrebbe fatto con le dieci lire che il vicino di banco per quei compiti gli avrebbe dato il giorno dopo, che era già venuta l’ora di aprire il negozio e ficcarsi dietro alla cassa, mentre suo padre affilava i coltelli dietro al bancone. E precisamente qui che questa storia ha inizio, nella pizzicheria di Sor Antonino e ancor più precisamente nel barattolo in cui il bambino sembrava aver incollato gli occhi. Non c’era niente di speciale e nemmeno di bello in quel barattolo, c’erano solo due salamini che galleggiavano sott’olio, ma speciale era la promessa che si facevano quegli occhi di bambino: mai, mai avrebbero accettato di vedere la loro vita e il loro futuro ridotti in quello stato, non ci sarebbero finiti sott’olio, loro. Se lo ripeteva tutti i giorni e tutte le notti: «Io un giorno me ne andrò via di qua, oltre la montagna e allora la amerò, quella montagna che ora odio perché serve solo a fare tanta ombra, la amerò perché la supererò e ricorderò sempre che sarà dalla sua cima che potrò dire di aver visto il sole per la prima volta.» Lo sapeva, il bambino, quale poteva essere la sua unica via di scampo ed era pronto, era pronto a far finta di andare a letto, ogni notte, e poi, quando tutti dormivano, riaccendere il lumicino per assicurarsi che cinque per dodici faceva ancora sessanta, era pronto a riempire pagine e pagine di più e di meno, a cantilenare fino all’esaurimento che la nebbia agli irti colli piovigginando sale sale sale sale le scale della vecchia casa il bambino e alla sua famiglia dice: «Sono pronto.» «Sono pronto» disse il bambino che era ora un bambino un po’ cresciuto e col suo diploma spiegazzato in mano, spalle troppo piccole e occhi troppo grandi per la città fu lì che invece finì.
Roma non è poi così diversa da un paesino se la si guarda dalla
finestra della Casa dello Studente che non è uno studente, ma appunto lo Studente, quello che non potrebbe procurarsi nemmeno un libro se le sue suole bucate non fossero rese solide dalla volontà di camminare.
Arrivato a Roma, il bambino aveva solo cominciato la scalata della sua montagna. I pomeriggi di studio diventarono anche notti e albe e una rincorreva l’altra, perché bisognava fare in fretta, però nella camera vicina a quella del bimbo un po’ grande c’era un altro bimbo un po’ grande e in quella dopo un altro ancora e quando fermavano per un attimo quella folle corsa, prima timidi, poi sempre più arditi si riunivano – due, tre, dieci, venti… – e parlavano e si scoprivano e scoprivano che ognuno di loro aveva avuto nell’infanzia un barattolo da fissare e allora il nostro bimbo prendeva coraggio e parlava anche lui, ammutolito i primi tempi dal fare cittadino di un compagno o dalla radio nella stanza di un altro, parlava anche lui e non solo poteva farlo, doveva farlo, perché il dialetto del suo paese forse le storpiava, sì, ma le sue idee erano comunque preziose e belle e degne di venire ascoltate ascoltate ascoltate – Ascoltate! Compagni di università, come vostro rappresentante prometto di impegnarmi esclusivamente in nome del vostro interesse, sono deciso e sono…
– Sono fresco di laurea, sì signore, e proprio perché questa roba l’ho studiata solo sui libri sporcarmene le mani non sarà solo un mio dovere, ma un piacere…
– Piacere, mi chiamo Vito Gamberale…
– Gamberale. Sì, questo è il mio terzo impegno…
– Impegno e costanza. Come nuovo dirigente non vi chiedo che di rispondere a queste due regole precise e chiare…
– Chi ha responsabilità nell’azienda non sono solo io, come direttore generale, ma ognuno…
– No, non posso dirmi arrivato. Non si arriva mai.
Abbiamo tutti il diritto e il dovere di essere ogni tanto un po’ patetici e se questa specie di favola lo è, lo è perché è la storia di mio padre. Di un uomo che ora è al potere e che tutte le mattine, fatta colazione, non riesce ancora a buttare il tovagliolo di carta che ha usato e lo ripone nel cassetto sporco di caffè.
Io lo amo e lo ammiro come non amo e ammiro nessun altro e voglio diventare esattamente come lui.
Non perché è al potere ma perché riutilizza il suo tovagliolo di carta.
Questa giornata di vittoria e di giustizia io la dedico a mia figlia.

CHIARA GAMBERALE, UNA VITA SOTTILE

Amami

giugno 25th, 2013

Amami non per solitudine

amami per quello che valgo,

no per come sembro.

Amami per quello che trovi

nel mio cuore,

senza cercare altrove.

Amami senza fare promesse

che non sai di mantenere.

Amami come quella rosa di

cui ne respiri il profumo.

Amami d’istinto senza paura,

ti accorgerai quanto siano

simili i nostri sogni……..

Nulla potrà svanire, l’amore

se vero sfiderà il tempo!

Amami.

 

(Mirella Narducci)

Amami

 

 

FUORI DAL MONDO

giugno 25th, 2013

Vorrei che riuscissimo a respirare anche fuori dalla terra, e portarti con me, per poter raggiungere la luna e camminare su di essa, o appendere una grossa altalena al polo sud, e dondolarci di sotto, tenere i piedi a penzolo, nello spazio profondo, possiamo raggiungere gli anelli di saturno, usarli come scivolo senza la paura di cadere di sotto.

Riuscire a costruire una grossa barca, è raggiungere le più belle nebulose e guardare da lontano altri soli, altri buchi neri, restare fuori dalla terra il più allungo possibile, per far vedere ai nostri occhi che la fuori, oltre a te, esiste qualcosa che mozza il fiato…

(Ejay Ivan Lac)

fuori

Essere felici…

giugno 25th, 2013

Tutti abbiamo il diritto alla felicità,

tutti abbiamo il diritto di cercarla,

ma non possiamo distruggere quella degli altri

per costruire la nostra. (Alessia S. Lorenzi)

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