Le mie lacrime nascoste

ottobre 12th, 2013

Hai mai pianto per amore?

Mai.

Allora non hai mai amato.

E invece no!!

Ho amato tanto.

Ho amato cosi tanto che le lacrime che ho inghiottito mi hanno scavato l’anima.

Ho amato cosi tanto che il mio cuore dimostra vent’anni in più.

Ho amato cosi tanto da rinunciare all’amore, andarmene, per paura di non poterlo crescere.

Ho amato si, e tanto. Ho visto l’amore allontanarsi, scomparire come se fossi un tramonto, al di là delle mie speranze. Ho amato in silenzio senza disturbare la sua anima. Ho amato l’amore nelle mani altrui. Ho amato tutto ciò che poteva essere impossibile, rendendolo possibile. Ho amato senza cercare la compassione, ma la passione. Ho amato tanto, perchè sono cresciuto con le favole, e quando cresci con la frase “e vissero felici e contenti” l’amore e i sogni te li porti anche da grande, come se fossero tatuaggi marchiati a fuoco sulla pelle. Ho amato, e ho amato ancora di più quando c’era il nulla da stringere, quando non potevo danzare con le stelle o raccontare i miei sogni alla luna. Ho amato quando la malinconia voleva le mie lacrime, quando chiudevo gli occhi e mi facevo accarezzare dal vento, perchè l’amore è come il vento, non puoi imprigionarlo, ma lo puoi sempre respirare. Nei ricordi. Ho amato senza mai versare una lacrima, perchè noi non siamo per sempre, ma l’amore si. Ho amato i miei occhi che non hanno mai pianto, perche in quelle lacrime c’eri tu, e se avessi pianto saresti andata via per sempre.

(Davide Bianco)

 

DINOSAURO, COLTELLINO, PICCOLO UOMO…

ottobre 11th, 2013

DINOSAURO, COLTELLINO, PICCOLO UOMO…

È come se in questi momenti così, bisogna uccidere definitivamente un grosso dinosauro, di pelle e ricordi, con un piccolo coltellino tra le mani sul bordo di un precipizio, noi confronto a lui siamo piccoli uomini.

(Ejay Ivan Lac)

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UNO SGABELLO, UN PULSANTE A DUE MANI, BUIO

ottobre 11th, 2013

UNO SGABELLO, UN PULSANTE A DUE MANI, BUIO

Fa paura, perché non mi sono mai trovato in questo spazio così buio, aver costruito un pulsante a due mani è comunque stato difficile, ma sono riuscito, devo solo trovare il modo di spingerlo, ma stare sopra uno sgabello e restare in equilibrio, nel buio, non è semplice, ho tempo… Troverò il modo di vedere il vero colore di questa stanza, quello mi renderà felice e trovare la porta.

(Ejay Ivan Lac)

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CAMMINARE, CORDA, NODO, OLIO

ottobre 11th, 2013

CAMMINARE, CORDA, NODO, OLIO

Spesso ci si ritrova a camminare su una corda, con la mente ricca di domande senza risposta, siamo tanto piccolini davanti a questo nodo, vorrei solo la forza di usare una goccia, di quella bottiglia d’olio…

(Ejay Ivan Lac)

nodo

FRASI ALICE MUNRO

ottobre 11th, 2013

ALICE MUNRO, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA *2013*

ALICE_MUNRO

Peter Englund, segretario permanente dell’Accademia Svedese, ha annunciato il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura per questo 2013: la scrittrice canadese Alice Munro.

Vincitrice per tre volte del Governor General’s Award, il più importante premio letterario canadese. I suoi racconti indagano le relazioni umane analizzate attraverso la lente della vita quotidiana. Sebbene la maggior parte delle sue storie sia ambientata nel Southwestern Ontario, la sua fama come scrittrice di racconti è internazionale, infatti è considerata uno dei maggiori scrittori di racconti vivente.

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ecco una raccolta di FRASI E CITAZIONI DI ALICE MUNRO

I bambini attribuiscono al verbo «odiare» significati diversi. Può voler dire che hanno paura. Non che si sentano in pericolo di un’eventuale aggressione – come mi succedeva, ad esempio, con certi bambini grandi e grossi che, in bicicletta, si divertivano a tagliarmi la strada strillando come indemoniati, mentre passeggiavo sul marciapiede. Non è una minaccia fisica che si teme – o che io temevo nel caso di Verna – quanto piuttosto un sortilegio, una malevolenza. È una sensazione che, da molto piccoli, si può provare anche riguardo alle facciate di certi edifici, o a dei tronchi d’albero e, spessissimo, a cantine umide o armadi a muro profondi.
ALICE MUNRO, TROPPA FELICITA’
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Hai mai notato che quando qualcuno dice che gli dispiace dire qualcosa, in realtà non vede l’ora di dirla?
ALICE MUNRO, Nemico, amico, amante…
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Era quello il genere di bugia che speravo di non dover mai più dire, il disprezzo che mi auguravo di non dover mai più mostrare, quello per le cose davvero importanti per me. E per evitarlo, dovevo in pratica stare alla larga dalle persone di mia conoscenza.
ALICE MUNRO, Nemico, amico, amante…
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Una sola goccia d’odio nell’anima si può diffondere come una goccia d’inchiostro nel latte. L’immagine mi colpì e avrei voluto fare la prova, ma sapevo di non dover sprecare il latte.
ALICE MUNRO, IL PERCORSO DELL’AMORE
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Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede,  fare le cose che devi fare richiede sempre più tempo e concentrazione. Pagare le bollette, ricordarti quando passa il camion della spazzatura, fare la raccolta differenziata, donare soldi a tutte quelle buone cause che hai promesso a te stessa di sostenere. Mantenere l’ordine intorno a te. Il disordine è molto più minaccioso di una volta – non è più perdonabile e disarmante, né un segno della propria creatività, ma una prova dell’arrivo della demenza senile, decisamente poco affascinante. In effetti è meno affascinante, la demenza, nelle donne che negli uomini. Lo stesso vale per l’aspetto fisico da mantenere presentabile. Richiede sempre più sforzo, non tanto arrestare il deterioramento quanto rallentarlo in modo che risulti accettabile a te stessa e agli altri. Tutte le pillole e gli esami e gli esercizi. Non puoi più martellare sui tasti, rapita alle tre di notte dal finale di una storia. Non puoi più essere il grande scrittore, quello con il brutto carattere e le cattive abitudini e la genialità graffiante dei vecchi film. Non che io lo sia mai stata (in effetti non ricordo che nessuno di questi geni sia mai stato una donna), ma l’idea è sempre sopravvissuta da qualche parte nella mia testa, come qualcosa che un giorno avrei potuto provare a essere. Insomma: smetterei di scrivere per avere una vita più gestibile. E poi so che è molto raro produrre un capolavoro in questi ultimi anni di vita, e uno o due libri in meno non sarebbero una gran perdita per nessuno. Di sicuro non mi mancherà quel tormento – i tentativi a vuoto necessari perché una storia sia buona – o il vero e proprio orrore che provo nell’attesa che il libro venga pubblicato, per poi dar fondo al mio coraggio e uscire di casa ed esserne responsabile nel vasto mondo (in realtà sembra che sia vasto, ma il mondo dell’editoria, della critica letteraria, del pubblico dei lettori, è così piccolo che la maggior parte della gente che vive nel tuo paese, perfino nella tua cittadina, non saprà mai il tuo nome).
ALICE MUNRO, SCRIVERE O SMETTERE DI SCRIVERE, LUG 2005
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Aveva quarantadue anni, e fino a poco prima ne aveva sempre dimostrati meno. Neal ne aveva sedici di più. Perciò Jinny aveva ritenuto che, secondo il corso naturale delle cose, sarebbe toccato a lei il ruolo che adesso era di Neal, e qualche volta si era anche chiesta con apprensione come se la sarebbe cavata. Una sera a letto, prima di addormentarsi, mentre gli teneva la mano, una mano calda e viva, aveva pensato che almeno una volta nella vita avrebbe stretto nella sua, toccato, la mano di Neal ormai morto. E non sarebbe stata in grado di farsene una ragione. Di credere al fatto che lui potesse essere morto e inerte. Per quanto prevedibile e prevista fosse quella condizione, lei non sarebbe mai riuscita ad accettarla. A credere che, in fondo a qualche misterioso abisso, lui non fosse consapevole di quell’istante. Di lei. Pensare a lui privo di quella facoltà le procurava una specie di vertigine emotiva, la sensazione orrenda di precipitare.
E al tempo stesso, una forma di eccitazione. L’ineffabile eccitazione che si prova quando un disastro imminente promette di sollevarci da ogni responsabilità collegata alla vita. In quei casi, un senso di pudore costringe a darsi un contegno e a restare immobili.
– Dove vai? – le aveva chiesto lui, sentendola ritirare la mano.
– Da nessuna parte. Mi giro soltanto.
ALICE MUNRO, IL PONTE GALLEGGIANTE

 

La mente

ottobre 10th, 2013

“A volte anche la mente ha bisogno di ‘occhiali corretivi'”

Salvio Corelli

occhiali

Sensibilità

ottobre 10th, 2013

“La sensibilità è quella qualità che, anche se non comprendi appieno ciò prova la persona che ti è accanto, ti permette di ascoltarla davvero e di stargli vicino”

Salvio Corelli 

Sensibilità

PROVERBIO DEL GIORNO

ottobre 10th, 2013

Se c'è un rimedio, perché te la prendi? E se non c'è un rimedio, perché te la prendi?

Se c’è un rimedio, perché te la prendi? E se non c’è un rimedio, perché te la prendi?
PROVERBIO CINESE

CHI ENTRA IN UN LABIRINTO SA CHE ESISTE L’USCITA

ottobre 10th, 2013

LABIRINTI

Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro… Non ci si butti mai a capofitto nell’azione, che non si subisca passivamente la situazione, che si coordinino le azioni, che si facciano scelte ragionate, che ci si propongano, a titolo d’ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l’itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute.

Norberto Bobbio, Autobiografia

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni