LA PORTA CHIUSA

settembre 19th, 2013

Sappi che un giorno piangerai, la persona che credevi meravigliosa farà lacrimare i tuoi occhi, io ti auguro tutto il bene e tutti i sorrisi di questo mondo, ma piangerai, e quando accadrà, penso che la mia porta sarà chiusa, e se tu tenterai di venire a bussare io con le lacrime agli occhi terrò stretta la maniglia, per non farti entrare, per farti capire che hai sbagliato tutto, è facile poi ricredersi, ma non è facile tornare indietro, perchè le persone vanno ascoltate nel vivo della loro sofferenza e sincerità, non dopo aver provato un’avventura che non ha dato le speranze che volevi….

Sarà chiusa, e anche se mi chiederai scusa, io continuerò a stringere la maniglia, se tenterai di spingere la porta, io continerò a rimanere saldo ad essa, farò fatica, ma basterà non guardarti per essere forte, per essere me stesso, per non perdere la testa e ritornare indietro, ti farò un sacco di domande, e tu risponderai, forse potrei ripensarci, se vedo cadere le tue lacrime dagli occhi, ma io la chiave per restare da questa parte te l’ho data, non hai saputo tenerla, non hai saputo dagli una possibilità…

E so che poi tu te ne andrai, e quando sentirò silenzio io crollerò ancora, ed aprirò questa dannata porta, ma tu non ci sarai più, da li potrò capire, che in fondo, non hai mai lottato abbastanza per volere cambiare le cose…

(Ejay Ivan Lac)

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IL LINGUAGGIO DELL’AMORE

settembre 19th, 2013

IL LINGUAGGUI DELL'AMORE STA NEGLI OCCHI

IL LINGUAGGUI DELL’AMORE STA NEGLI OCCHI

Il linguaggio dell’amore sta negli occhi.
Phineas Flecher

 

Voce di una margherita

settembre 19th, 2013

M’ama, non m’ama…

tra l’erba strappata

e una canzone stonata

una margherita spogliata

 

Gocce di rugiada…

ci voleva una cascata

per una sete mai dissetata

solo nel sogno appagata.

 

Ogni petalo un idea…

un idea mai sviluppata

creatività bloccata

capacità negata.

 

Destino o fatalità

alibi o fragilità

m’ama o non m’ama

una voce chiama

è tempo di mutar la trama.

http://www.youtube.com/watch?v=Lm077bFQBWQ

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PANINO BERTOLINO

settembre 18th, 2013

  scuola
Panino Bertolino
Scolaretto sopraffino
La cartella sulla spalla
Alla scuola corre e balla.

Ma un incontro non previsto
Lo distoglie dal suo intento.
Nicolino il bullo tristo
Col cappello controvento

A vederlo è ben contento
Se di palla è già provvisto.
La squadretta del rione,
Di calcetto già campione,

Gepi, Coco, il Sellerone
E Peppino il peperone
Tralasciata la tracolla
Lo attendevan sulla soglia.

Ora basta! È un tiramolla!
Hai deciso? Andiamo via?
Zitto tu! E cosi sia.

E la scuola e lo scrittoio
Per incanto o per magia
Si allontanano a chi voglia,
Disertando il corridoio,
Cambiar meta in allegria.

G. Brevetto, Op. Cit.

Quella notte……

settembre 18th, 2013

Da quella notte ti cerco,
la follia prevalse sulla
ragione che mi cavò gli
occhi per farmi dimenticare
quelle dolci carezze gli aliti
i sospiri, i desideri sensuali.
Le tue mani che mi cercano, il
tuo sesso che m’impone un estasi
travolgente per tutta la notte finchè
non diventa  alba.
Sola, in questo giorno che mi ride in
faccia, nel trovarmi ancora al buio
nella stanza, aspettando il calore del
tuo corpo, attesa peggiore della morte,
una guerra senza vinti, un grido senza
voce.
Non ho più ali per  volare  e cieli  da
raggiungere, da questa notte il tempo
si  è  fermato.

(Mirella Narducci)

Quella notte.......

 

LA SCELTA GIUSTA* Francesca Gino

settembre 18th, 2013

LA SCELTA

Le nostre scelte si innestano in un equilibrio delicato di fattori che spesso non riusciamo a comprendere e dominare. Ci ritroviamo a desiderare ardentemente di compiere una scelta giusta ma in realtà agiamo come se non sapessimo dove appoggiare il piede per il prossimo passo. Questo crea confusione, rabbia e spesso ci lascia con un pugno di mosche in mano di fronte a piccoli grandi eventi della vita.
Quante volte ci si trova a fare questa domanda: “perché i mie progetti vanno storti e come posso cercare di restare sul binario giusto?”
La capacità di scegliere in modo corretto e consapevole è possibile. Sì, si puo’ fare la scelta giusta, come?

Secondo la teoria di Francesca Gino, nel suo libro “La scelta giusta”, esistono tre diverse tipologie di forze che influenzano le nostre decisioni secondo modalità che normalmente ci sfuggono: forze che provengono da noi stessi, forze originate dai nostri rapporti con gli altri e forze dal mondo esterno.

Comprendere le dinamiche che sottendono questi tre diversi fattori ci permette di agire con consapevolezza e nel farlo, attuare strategie decisionali efficaci.

Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: La Scelta Giusta

Preparati all’atterraggio

settembre 17th, 2013

Quanto più vicino sarai al tuo obbiettivo, tanto più ti sembrerà di cadere. In realtà, starai solo volando… Le vertigini si hanno soltanto ad alta quota. Perciò, proseguì il volo tranquillo e preparati all’atterraggio!

Isac Randazzo

Aerofobia-quando-si-ha-paura-di-volare

IL VERBO

settembre 17th, 2013

La parola m’incanta
ha una potenza infinita
quale forma più bella
per esprimere i nostri
sogni, ciò che siamo.
E’ un magico strumento,
solo a noi concesso, attenti
ad usarla lei è un seme fertile
per la mente, scegli sempre il
seme dell’amore per divulgarla.
Le parole possono essere incantesimi
non usarle per far nascere l’odio, per
creare panico perche si trasformano
in magia nera.
Difficile uscirne una volta presi nella
sua rete, solo la verità potrà renderci
liberi…..
Parola di Dio:” In principio era il verbo e
il verbo era con Dio” nel Vangelo.
Parola non è solo suono, parla di tutto ma
con amore!!!

( Mirella Narducci)

 

IL VERBO

PENSARE LA SCUOLA * RAFFAELE MANTEGAZZA

settembre 17th, 2013

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Pensare la scuola è un compito difficile e urgente
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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La crisi della forma scuola è anche e soprattutto crisi di pensiero
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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la scuola così come è strutturata oggi ha ancora presa sui mondi vitali dei ragazzi e delle ragazze, è ancora capace di emozionarli e soprattutto di far loro compiere un’esperienza di apprendimento.
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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La formazione degli insegnanti, sia in epoca moderna e contemporanea, sia in epoche antecedenti, è stata marcata dalla difficoltà di definire con chiarezza un ruolo professionale e le specifiche competenze: tale confusione, oltre a comparire sovente nei documenti ministeriali, si è riverberata nella difficoltà a definirne con chiarezza il curriculum formativo (basti pensare alla sovrapposizione fra doti “morali” o preparazione religiosa e preparazione pedagogica presente ancora in epoca contemporanea) e il profilo professionale, sovente investito dell’alone di missione salvifica o, al contrario, di quello di “ingegnere” del processo di apprendimento. Questa dicotomia si è intrecciata e rispecchiata in maniera significativa con l’immagine di scuola che ha contraddistinto le teorie e i modelli pedagogici nel corso del tempo, immagine che vedeva il ruolo della scuola stessa come luogo di trasmissione neutra di conoscenze (pensiamo alla scuola antica, al modello dei collegi rinascimentali) oppure come luogo di educazione e di formazione dell’individuo. Tale dicotomia ha causato anche quella scissione fra cognitivo e affettivo, che ancor oggi affligge la scuola italiana.
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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È necessario, invece, superare la fuorviante e pretestuosa contrapposizione fra educazione e istruzione, ricordando che il compito della scuola è quello di istruire e che se essa realizza un’adeguata ed efficace trasmissione delle conoscenze e delle competenze, rispettosa dei ritmi di apprendimento, fondata su metodologie diversificate, conscia degli aspetti relazionali, attua anche implicitamente un processo di educazione: l’educazione è, infatti, trasversale alle discipline e non può essere, invece, la sostituzione delle discipline stesse. L’enfasi su un’educazione svincolata dai contenuti, oltre a comportare un abbassamento dei livelli di istruzione, finisce per trasformare la scuola in un luogo psichiatrizzante e terapeutico e gli insegnanti in “missionari” apparentemente onnipotenti. L’esaltazione della dimensione della “cura”, ormai imperante in molti ambiti, pare celare una modalità consolatoria di fuga dalla crisi di valori, di ideali, di ideologie, che sta attraversando l’Occidente, o dalla consapevolezza della conflittualità presente nella realtà, facendo dimenticare che la “cura” non può essere contrapposta alla “cultura”, ma può solo costituire una modalità per promuoverla.

RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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Leggere, scrivere, far di conto; quella che gli americani chiamano la regola delle tre R – (w)Rite, Read, Reckon – costituisce ancora il mandato fondamentale dell’istruzione scolastica. L’alfabetizzazione, che a tutti i livelli e gradi della scuola costituisce il suo vero e unico fine, si declina attorno a queste tre parole chiave. La scuola in questo senso è ancora il mondo dei libri, degli alfabeti ordinati in sequenze riconoscibili dove il “dopo” spiega il “prima” e le pagine si susseguono secondo un ordine prestabilito e preciso; il libro, oggetto desueto e secondo alcuni superato, è invece secondo noi ancora oggi il fulcro dell’esperienza scolastica, e lo ribadiamo soprattutto oggi, quando la logica dei cosiddetti new media, che sempre più giungono a ridefinire la nostra esperienza del mondo, si distingue per la caratteristica della simultaneità, che tende sempre più a sostituire la sequenzialità nell’approccio alle dimensioni narrative, tipica invece appunto del libro.
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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A scuola ci sono i libri, dunque, e ci sono adulti che mediano il nostro (primo?) incontro con questi strani oggetti, nei quali da secoli la specie umana deposita la sua cultura: a scuola li si incontra, li si ama e li si odia, si impara a giocare con essi e a rispettarli, a entrare nella loro logica con stupore, fatica e divertimento
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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Ma allora, a che cosa serve la scuola? Dove sta la sua differenza specifica nei confronti delle altre istituzioni e degli altri luoghi della contemporaneità? La risposta a questa domanda non si può dare in sede pedagogica: la scuola è sempre funzionale a un progetto politico, nel senso nobile di gestione democratica della polis o nel senso ottuso e violento di condizionamento dittatoriale. Per questo i regimi totalitari non hanno potuto fare a meno di allungare le mani sulla scuola, anzi ne hanno fatto il relais fondamentale dei loro dispositivi di potere. Dunque il senso della scuola si decide in sede politica, e in una democrazia rappresentativa come l’Italia la scuola deve essere legata alla decisione politica (fatta dai padri costituenti e messa alla base della convivenza democratica) di creare persone critiche e aperte al dialogo. La scuola italiana non educa alla democrazia, all’intercultura, al dialogo interreligioso perché lo decidono gli/le insegnanti, ma perché lo dice il patto fondamentale sul quale lo Stato si basa e all’interno del quale (e solo all’interno del quale) l’esistenza di una scuola pubblica ha senso. Allora, per educare alla democrazia esistono diverse istituzioni, ma la scuola mette in campo una esperienza unica, un qualcosa che in questo senso c’è solamente a scuola: l’esperienza della metariflessione e della metacomunicazione. I ragazzi e le ragazze non imparano solamente a scuola: imparano dai genitori, a catechismo, dalla Tv e all’allenamento di calcio: ma c’è solamente un posto dove essi/e possono mettere in fila i diversi apprendimenti, confrontarli, capire dove e come si impara, e questo posto è l’aula scolastica.

RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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