WITH MY OWN EYES

novembre 1st, 2013

With my own eyes, I could give you something real, with your eyes I could look a better world!

(Ejay Ivan Lac)

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MANGIAMI

novembre 1st, 2013

Gli ho fatto provare qualcosa di cui ha sempre avuto vergogna, ma io la misi a suo agio, con il viso rosso e le mani un po agitate mi guardava negli occhi, semi sdraiata sul suo letto, presi la crema e ne versai un po sui suoi capezzoli, chiuse gli occhi quando cominciai ad assaggiare il suo seno, fuori si sentivano gli alberi muoversi dal vento, sembrava di vedere il suo respiro muovere le foglie di quel tardo pomeriggio, così vicino al suo petto riuscivo a sentire il suo cuore.

Ne misi ancora, facendo scivolare la crema sul suo ombelico, con la bocca seguivo la scia, leccavo ogni sua cellula e sentivo il sapore del suo sudore, eccitante e perverso, era il mio cibo, era il mio peccato di gola che ho sempre desiderato avere in bocca, non ne ero mai sazio, misi il barattolino tra le sue mani e gli dissi:

“Mangiami tu ora”

(Ejay Ivan Lac)

MANGIAMI

 

 

TRA QUELLE MURA

novembre 1st, 2013

Mentre le mura di quella sala si tingevano di un colore caldo, il rossore del camino che ballava, e il buio della notte, coloravano la sua pelle e la rendevano lucida e morbida, resistergli era impossibile, le sue gambe nude e la sua lingua che mi baciava, mi tolsi la maglietta, mi misi inginocchiato davanti a lei che era seduta sul divano, le aprii le gambe e la portai vicino al mio viso, mentre il fuoco bruciava le mie spalle io con la lingua, sfogavo il suo respiro…

(Ejay Ivan Lac)

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SO GIA’

novembre 1st, 2013

Se mi stringerai forte, io non ti lascerò cadere nel buio, mangerò i loro cuori se solo provano a sfiorarti, non prometto mai nulla, so già quel che farò per te…..

(Ejay Ivan Lac)

PROVERBIO DEL GIORNO

ottobre 31st, 2013

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Beato colui che riesce a dare ai propri figli ali e radici.
(Proverbio arabo)

FRASI SULL’AMORE MATERNO

ottobre 30th, 2013

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Ogni madre ama il proprio bambino,
ma solo le madri che amano davvero riescono a liberare i propri figli al proprio destino. Qualsiasi esso sia.
Francesco Patera
***

Quale amore è più forte, intenso, autentico, carnale, di quello di una mamma per il suo bambino?
Dovremmo amare sempre il prossimo in questo modo, incondizionatamente.
Anton Vanligt
 
***

 Le madri di Plaza de Mayo costituiscono un esempio straordinario non solo di coraggio, umanità e libertà, ma anche di grandioso e razionale realismo politico, come documentano l’avvincente libro di Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, e altre testimonianze della loro vicenda. L’esempio di una «follia» che è chiara, intrepida e amorosa intelligenza delle cose, posta al servizio dell’universale umano. Dopo il golpe del 24 marzo 1976, che instaurò la dittatura militare in Argentina, veri e presunti oppositori – circa trentamila – vennero fatti sparire, talora insieme agli avvocati che li assistevano, in un’orgia di criminalità e nell’eclissi di ogni certezza del diritto, che colpiva pure persone inizialmente non avverse a un governo autoritario. La storia di quelle infamie, di quelle torture, di quelle eliminazioni, di quelle complicità con gli aguzzini è nota ed era stata denunciata allora, con particolare forza, da Giangiacomo Foà sul «Corriere». [...]

Tutto questo è storia, nota anche se rimossa o scordata. La resistenza delle madri non nasce quale movimento politico, bensì da un’elementare universalità umana; si tratta di donne di diversa estrazione sociale, ma perlopiù modesta, cresciute e formatesi tradizionalmente nei valori famigliari, nel rispetto dell’autorità e nel desiderio di un normale ordine sociale che permetta una normale vita quotidiana. Quando i loro figli iniziano a sparire, in un’assenza e in un’incertezza più angosciose della morte, il loro amore materno non si piega e non si rassegna; non si limita alle lacrime ma trova gli artigli ed esse iniziano la loro ricerca, la loro lotta indomabile. Come Antigone , si ribellano alla legge iniqua (o meglio alla selvaggia anarchia, perché ogni violenta tirannide è caos e disordine) che nega i fondamentali valori umani.

Nelle testimonianze – e, prima ancora, nella prassi – di queste donne la maternità non rimane allo stadio di strazio viscerale, di lutto privato. Queste donne scoprono che la loro tragedia personale è un tassello di una criminale tragedia collettiva; che non solo il figlio dell’una o dell’altra, ma migliaia di persone sono state fatte delittuosamente sparire. L’immediato sentimento materno si universalizza, diviene chiaro concetto della responsabilità più generale. Ognuno di quegli scomparsi diventa allora il loro figlio, così come ogni vittima è realmente il fratello di ognuno di noi, perché sempre si tratta del nostro destino comune e tanto peggio per chi, prigioniero di un’ottusa aridità o di una sentimentalità posticcia, non se ne accorge e non si accorge dunque di lavorare alla propria rovina. Quando si è portato un figlio in grembo – dice una delle madri, Hebe de Bonafini – lo si porta per sempre. Queste donne non la danno vinta alla morte, smontano la sua falsa aureola di potenza invincibile; i loro figli – ripetono – sono vivi, continuano a far parte della storia del mondo e quei trentamila sono tutti figli di ognuna di loro.
Claudio Magris, La storia non è finita

***

 - Si mette alla prova chi si ama.

- No. Si protegge chi si ama.

- Quello è amore materno

Amélie Nothomb , Barbablù

Scrivere……..

ottobre 30th, 2013

Davanti a me un foglio bianco
sembrava aspettarmi
nel suo candore, vergine pagina
m’invitava, mi chiedeva confidenze
parole……..le avrebbe accolte nel
suo magico candore, le avrebbe rese
eterne.
Dovevo fidarmi, lei custode dei miei
amori, delle mie passioni, muta impresse
teneva le mie frasi che rigo dopo rigo
formavano un discorso a volte gioioso e
a volte amaro, ma quella è la mia storia
che lei leggera pergamena custodiva  gelosa.
Solo ora mi accorgo quanto caro sia quel foglio,
dopo che ho letto dell’amore e ho pianto!

( Mirella Narducci )

 

Scrivere.......

Ricordati di essere felice…

ottobre 30th, 2013

Per ricordarsi di essere felici devi prima ricordarti l’infelicità, devi ricordarti dei sogni che non si sono avverati, delle porte chiuse in faccia, delle lacrime che hai dovuto asciugarti da solo, dei fallimenti, devi ricordare l’altra faccia della felicità, l’opposto…La felicità è come il cioccolato, devi prima assaggiare quello amaro per poter apprezzare quello dolce.

Ricordati di essere felice. Questa frase non l’ho mai condivisa.

Mi è rimbalzata un sacco di volte davanti agli occhi, e chi la scriveva vedevo sempre che felice non lo era mai. Una volta ci ho provato anch’io a ricordarmi di essere felice, a cominciare la giornata e dire…”Oggi devo essere felice” Mi impegnavo, e ci mettevo tutte le mie forze, anche quando arrivava qualcuno che la felicità cercava di togliermela, e allora ricordavo sempre a me stesso la promessa che mi ero fatto appena svegliato. “Ricordati di essere felice.” “Ricordati di essere felice”

Ma che cos’è la felicità? Una promessa che fai a te stesso? Truccarsi la realtà per essere felici non è mai stato lo stato d’animo desiderato. E come mentire a noi stessi, e come mettersi una maschera con il sorriso, e poi dentro ci piangi. Ho sempre pensato che essere felici non debba essere un bisogno da dimostrare agli altri. Le persone felici le riconosci subito, e non sono quelli pieni di gioielli o dell’ultimo vestito alla moda. Le persone felici le riconosci nei volti che hanno assaporato la tristezza, la felicità la vedi negli occhi di quelle persone che sono stati sospesi tra la vita e la morte. La vedi in quelle mamme che hanno dato la luce il proprio figlio, dopo tanto “dolore” …ecco che arriva di colpo la felicità, la gioia. La felicità è un salvadanaio della nostra vita. Più che ricordarsi di essere felici bisognerebbe trovare un momento ogni giorno per chiudere gli occhi, e ricordare il giorno più felice della nostra vita. O gli attimi che lo sono stati. La felicità è il sogno di ognuno di noi che abbiamo raggiunto e che ricordiamo. La felicità appartiene alle persone che c’è l’hanno fatta, ognuno con i propri motivi. Tutto il resto è vita.

 

Mi chiedete di spiegarmi, ma sono talmente lontana dalle parole

ottobre 30th, 2013

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“Mi chiedete di spiegarmi, ma sono talmente lontana dalle parole, dalla logica, dal pensiero discorsivo, dall’intelletto[.. ]Più entrate dentro di me, più vi attraggo. Non vi è nulla di chiaro in me. Sono senza fondo, sono tutta sfumature, mi estendo nel regno dell’ombra. Sono un pantano dall’incommensurabile ricchezza, contengo tutti i totem, gli Dei preistorici, i tesori dei tempi passati e futuri.
Sono la matrice. Al di là dell’Inconscio sono la creazione stessa. Sfuggo a qualsiasi definizione.
So che mi hanno adorata. Da quando gli esseri umani hanno sviluppato una scintilla di Coscienza, mi hanno identificato con essa. Come un cuore d’argento perfetto, illuminavo le tenebre della notte. Ero la luce che secondo il loro vago sospetto regnava nel profondo delle anime cieche. Mi ero tuffata in tutte le oscurità dell’universo [...]

(“La via dei Tarocchi” – Alejandro Jodorowsky)

La Soffitta delle Streghe )O(

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