Il mio uomo

dicembre 9th, 2013

Il mio uomo è quello che non
nasconde mai i pensieri,
quello che adora il brivido del
tuo desiderio.
Che ti stringe al petto, facendoti
male, che con la mano ti solleva
il mento per scrutare i tuoi occhi.
Un uomo che sa cosa vuole e come
ottenerlo.
Un uomo che se non ti vede ti viene
a cercare, che ti prende con un sorriso
e tramuta lo scherzo in un intimo
amplesso.
Il mio uomo spudorato e bambino, mai
sazio pretende l’amore.
Vulnerabile cedo al suo volere mi
entra nel sangue, linfa vitale, mi
mantiene in vita.
Lui è gioia che ama!

( Mirella Narducci )

 

E’ questa la verità

dicembre 9th, 2013

E’ freddo c’è gelo intorno.
Isola, il mio cuore
lento non si riprende.
Vorrei poter urlare, insane
parole ma tutto è inutile.
Questo amore che si spegne
in una melanconica agonia
non ha più voglia d’esistere,
colpi su colpi arranca verso
incerti paradisi che promettono
illusioni e tu con occhi da
bambina cerchi di trovare la verità
che si nasconde nei ricordi e più
non vuol tornare.
Quello specchio che contempli
ogni volta si maschera per te e a
stento puoi riconoscerti,
solo il cuore in te batte regolare
mai immutato e brama e vuole
l’attenzione.
Tu con pazienza gli parli di
rassegnazione lo richiami al dovere,
gli imponi condotte severe, ma lui
palpita e ti sussurra:
Vivi….vivi…….

( Mirella Narducci )

E' questa la verità

Frasi Sui Regali

dicembre 8th, 2013

 

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Adesso vorrei farti una richiesta molto seria:
Me lo regali un sorriso sincero?
[…] arcuare la bocca e mostrare i denti è semplice, fin troppo,
e la gente ti vede, e ci crede, ma non è di una maschera che ho bisogno nè di retorica. […]
Un sorriso vero possiede in sé un valore immenso solo se arricchito da gioia autentica.
Sorridimi, dimmi adesso, che almeno un po’ sei felice
Anton Vanligt
***

Alcuni suggerimenti per un regalo di Natale:
Al tuo nemico, perdono.
Al tuo avversario, tolleranza.
A un amico, il tuo cuore.
A un cliente, il servizio.
A tutti, la carità.
A ogni bambino, un buon esempio.
A te stesso, rispetto.

(O.Arnold)

*

Il segreto dell’amore è fare quotidianamente qualche piccola azione per fare felice la persona che ami: un’azione servizievole o un piccolo regalo, una parola di apprezzamento o un affettuoso, inaspettato, sorriso.

Swami Sivananda
***
La gente ricca riceve molti più regali di quella povera; e quello che deve proprio comprare, lo ha sempre molto più a buon prezzo.

Heinrich Böll, Opinioni di un clown
***

Ho imparato ad amarmi. E visto che stando insieme a te ti donerò me stesso, cercherò di rendere il mio regalo più bello possibile ogni giorno
Fabio Volo, è una vita che ti aspetto
***

La Vita è uno strano Regalo. All’inizio lo si sopravvaluta, questo regalo: si crede di avere ricevuto la vita eterna. Dopo lo si sottovaluta: lo si trova scadente, troppo corto, si sarebbe quasi pronti a gettarlo. Infine ci si rende conto che non era un regalo ma solo un Prestito.
Allora, si cerca di Meritarlo.

Eric Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama in rosa

***
È successo. Dopo anni di deserto sentimentale, popolato solo da rari e consumati cialtroni, mi sono innamorata.

È una sensazione magica, mi sembra che tutto sorrida, persino Torino è diventata allegra, una città piena di vita e di progetti. Dettaglio non trascurabile, mi sento una ventina d’anni in meno. A dire il vero, anche un po’ sperduta e stordita come quando avevo diciotto anni e il futuro davanti a me appariva immenso, francamente troppo. E sai bene quanto abbia paura a essere felice. Senso dei propri limiti? Controllo del delirio di onnipotenza? Chi lo sa, ma di questo parleremo un’altra volta, adesso friggo per raccontarti la novità. Lui.

Non ho mai odiato un uomo a tal punto da restituirgli i gioielli ricevuti in regalo.

Zsa Zsa Gabor, su The Observer
***

Non so quanto dovrò pagare per questo regalo, ma siccome mi è stato recapitato con tanto di fiocco (sogni a occhi aperti), me lo tengo. Finché dura. Ahi, fa male solo a dirlo. Comunque, sto a vedere che cosa accadrà. Assieme a te, naturalmente.
Alessandra Appiano , amiche di salvataggio
***

Chi regala qualcosa di grande non trova riconoscenza, perché chi lo riceve ha già troppo peso nell’accettarlo.

Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano
***

Chip appese la cornetta senza risponderle, staccò la suoneria e schiacciò la faccia contro il telaio della porta. Aveva risolto il problema dei regali di Natale ai famigliari nell’ultimo giorno utile per spedirli, quando, in tutta fretta, aveva preso dagli scaffali vecchi libri in offerta e remainders e li aveva avvolti nella carta stagnola e legati con un nastro rosso, rifiutandosi di immaginare come suo nipote Caleb di nove anni, tanto per fare un esempio, avrebbe reagito all’edizione Oxford commentata di Ivanhoe, che si poteva definire un regalo soltanto perché era ancora avvolta nella pellicola di plastica. Gli angoli delle copertine avevano subito lacerato la stagnola, e quella che aveva aggiunto per nascondere i buchi non aveva aderito bene agli strati sottostanti, creando l’effetto di una buccia fragile, come pelle di cipolla o pasta sfoglia, che aveva cercato di attenuare appiccicando su ogni regalo gli adesivi natalizi della Lega per il Diritto all’Aborto ricevuti insieme al kit annuale di socio. Quel lavoro gli era sembrato cosi rozzo e infantile, cosi mentalmente squilibrato, a dire il vero, che aveva buttato i pacchetti in un vecchio scatolone da fruttivendolo, semplicemente per toglierseli dalla vista. Poi aveva spedito lo scatolone via FedEx a Philadelphia, a casa di Gary. Si sentiva come se avesse fatto un’enorme cagata: per quanto fosse una cosa sporca e sgradevole, adesso almeno si era liberato, e quella situazione non si sarebbe ripresentata tanto presto.
Jonathan Franzen , Le correzioni
***

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.

Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamano anima.
E questa è l’unica voce
che manca nell’inventario.

Wislawa Szymborska

***

GINOCIDIO, DANIELA DANNA

dicembre 7th, 2013

 ginicidio

Forse c’è stato un tempo in cui uomini e donne hanno vissuto in armonia. Forse quando gli esseri umani veneravano la dea madre come simbolo di fertilità, di continuità della vita, questa devozione costituiva la trasposizione sul piano ideale e rituale del rispetto esistente nelle relazioni tra i sessi: il linguaggio della dea (Gimbutas 1990). Purtroppo lo ignoriamo: di quell’epoca di caccia e raccolta restano pitture rupestri, incisioni e statuette, troppo poco per non dover ricorrere a mere supposizioni, a fantasie molto più rivelatrici del mondo culturale di chi le propone che della vita sociale di quell’epoca preistorica. Nel nostro tempo invece i luoghi in cui le regole sociali prescrivono il rispetto e la reciproca stima tra il sesso maschile e quello femminile sono scarsi, limitati, circoscritti. Le pessimiste dicono: inesistenti, o comunque in via di estinzione, come piccole comunità delle foreste dell’India o degli altipiani della Nuova Guinea. Nella maggior parte delle culture, a chi appartiene al gruppo degli uomini si insegna la superiorità su chi appartiene al gruppo delle donne e su quei maschi che assumono sembianze o comportamenti etichettati come «femminili». Viceversa, a chi appartiene al sesso femminile si insegnano sottomissione, docilità e regole molteplici, poi interiorizzate, che impongono di controllarsi, di modificarsi per apparire desiderabili e innocue, e soprattutto di badare alla propria castità. Mentre al maschio tutto è dovuto, la femmina non ha diritto a nulla.
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

Questa rigida separazione tra i sessi con la prescrizione della subordinazione del sesso femminile a quello maschile è la radice della violenza che vogliamo chiamare ginocida. È la violenza rivolta contro il femminile allo scopo di affermare la superiorità maschile, è lo stupro che collega al piacere sessuale un’aggressione intima contro la vittima che viene «posseduta», è l’annichilimento della volontà della partner nei maltrattamenti familiari, è l’omicidio per gelosia, per «passione», in cui la pretesa di amare la vittima nasconde la manifestazione suprema del possesso: la distruzione. Tale violenza è presente, oltre che negli atti individuali di aggressione, anche nelle norme sociali che giustificano questi atti, ad esempio dandone la colpa alla «scarsa moralità» della vittima, punendola per non aver adempiuto al ruolo femminile, e in quelle che prescrivono violenze espressamente mirate al sesso femminile, come l’uccisione per adulterio, le mutilazioni genitali (che hanno proprio lo scopo di costruire la versione socialmente accettata del sesso femminile), la sistematica denutrizione e discriminazione delle figlie femmine. Ed è il risultato di un’educazione maschile che esalta l’aggressività, di un ideale di virilità violenta in cui vengono cresciuti i maschi. La violenza ginocida è una categoria che comprende anche la violenza che i maschi scatenano contro quegli uomini, adolescenti, bambini che non adempiono il loro ruolo maschile e vengono giudicati deboli, perdenti, simili alle donne, ovvero effeminati – forse ancora più degradati delle donne stesse, poiché hanno perso la loro posizione dominante mentre le femmine, per definizione, non possono raggiungerla.
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

Le parole «ginocidio», «femicidio», «femminicidio» sono state coniate dal femminismo negli anni Settanta – Jane Caputi, Mary Daly (2005), Andrea Dworkin, Antoinette Fouque (1989), Diana Russell e molte altre – per indicare non solo gli assassinii di donne ma anche tutta la violenza che si rivolge contro l’essere donna, contro il femminile, a causa del disprezzo sociale e della brama di controllo sui corpi femminili da parte del sistema di potere maschile, il patriarcato. E dunque gli esecutori di questa violenza, che certo può spingersi anche fino all’omicidio, possono essere uomini ma anche donne (un esempio sono le anziane che eseguono le mutilazioni genitali sulle bambine).
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

La creazione di una particolare categoria di «violenza ginocida» è importante perché le statistiche mostrano una prevalenza di vittime maschili di omicidio e di aggressioni: se ne dovrebbe concludere che sia il sesso femminile a godere di vantaggi e protezione. Ma questa «protezione» del genere femminile è semplicemente la limitazione del movimento delle femmine negli spazi pubblici da parte di norme sociali oppressive o semplicemente della paura degli uomini.

Infatti, così come la violenza sugli uomini viene esercitata in massima parte da altri uomini, anche le donne vittime di violenza lo sono per mano maschile. Gli stessi «protettori» delle donne, i loro compagni, familiari e amici maschi, sono coloro che perpetrano la maggioranza delle violenze ginocide. Le femmine vengono rinchiuse nelle case per proteggerle (o per proteggerne «la virtù»), ma per loro è la casa il luogo più pericoloso.
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

La violenza apertamente esercitata è comunque un indicatore molto imperfetto della condizione femminile, che è quello che realmente importa. Là dove vi è sottomissione assoluta, là dove la donna non ha possibilità di vita se non si assoggetta, là dove si identifica pienamente nel ruolo subordinato socialmente imposto, la rassegnazione evita minacce e percosse. Tale assenza esteriore di violenza ha lo stesso significato della violenza più estrema: qui la schiavitù è la più assoluta.
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

Riflettere sulla sottomissione e sulla rassegnazione pone quindi il problema della soggettività della definizione di violenza (come del resto della definizione di tutti i fenomeni umani): la violenza è importante solo se soggettivamente percepita? Se osservatrice e osservata hanno parametri di giudizio diversi, a chi dar credito? Può esistere una definizione oggettiva di violenza?
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

Un atto di violenza è un atto finalizzato, attraverso il dolore fisico o psicologico, a piegare la volontà di una persona, a sottometterla al proprio volere. Non importa quanto il perpetratore o la vittima siano convinti della sua rispondenza a norme sociali: per l’osservatore che vede i fatti e le loro conseguenze, questo atto è senza dubbio un’azione violenta.
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

Se la violenza subita è ritenuta legittima, se è l’unico modo di interazione sperimentato (come accade ai figli di un padre violento), essa non sarà per questo priva di conseguenze sul benessere non solo fisico ma anche e soprattutto psicologico di chi la subisce, e questo anche nel caso in cui la vittima la accetti, non se ne lamenti, non cerchi neppure una via di uscita proprio perché ritiene che sia questa la normalità.
DANIELA DANNA, GINOCIDIO

Soltanto il tuo cuore conosce le tue emozioni

dicembre 7th, 2013

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Per quanto si possano registrare immagini o suoni con appositi strumenti, le emozioni, così come le nostre intenzioni, possono essere registrate soltanto dal nostro cuore: e soltanto esso può captarle.
Isac Randazzo

L’indifferenza

dicembre 6th, 2013

“Gli occhi dell’indifferenza rendono invisibile tutto ciò che vedono…”  (Fabio Ambrosino)

Io sono una Strega )O(

dicembre 6th, 2013

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Io sono una Strega.
Il vento che mi carezza il volto, i corsi d’acqua fresca, le grandi montagne, la natura e tutta le loro creature sono miei fratelli. In tutti loro si completa la mia essenza. Gli alberi sono il mio rifugio, la fortezza del mio cuore. Ogni volta che verso una lacrima o che sorriso loro sono li ad ascoltare il mio cuore. La loro linfa è il continuo fluire del rinnovamento dell’interno cosmo che si riversa su di me. Sono capanna e rifugio del mio essere, dove trovo rifugio ogni volta che ne ho bisogno.

Io sono una strega.
Riconosco una Madre e un Padre, una Dea e un Dio, in loro c’è vita, in loro c’è la mia stessa vita. Non vi sono nomi con cui li chiamo, ormai tutti i nomi e le strade del mondo mi conducono a loro. Rispondono sempre alle mie parole, anche se sono lievi come un sussurro, anche se è solo un sospiro. Loro mi avvolgono in un amore infinito, insegnandomi che la magia è amore. Un grande amore. L’amore è in ogni cosa, in ogni giorno, in ogni esistenza. Oltre all’amore mi insegnano la paura e il dubbio perché io sia in grado di trovare le risposte di cui ho bisogno dentro di me. Mi donano sofferenza e tristezza affinché io cresca nel mio sentiero, affinché io provi e apprenda la lezione della vita e dell’esistenza per rendermi migliore, forte e unica. Mi donano fantasia, magia e mistero, così che io possa continuare ad essere nel perpetuo ciclo dell’esistenza, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, diventando donna, diventando uomo.

Io sono una Strega.
Celebro il mutare di tutte le stagioni. Ne seguo il ciclo mai interrotto ma sempre continuo. Attraverso ciò la Madre vi avvolge nel suo abbraccio di vita, mi fa crescere nella Luce, nel ghiaccio, nel sangue, nella rugiada, nel grano, nell’erba, nei sentieri perduti del tempo. Io onoro ogni cambiamento della vita. Credo nell’inizio della crescita, nella rinascita dei fiori, nell’amore e nella passione, nel profumo del primo raccolto, nei frutti, nella fine e nel passaggio, nel continuo ciclo di vita, morte e rinascita. Le stagioni mi vestono e si infilano nella mia pelle, nei miei polmoni le respiro, ascolto la loro voce e i mie occhi si colorano della loro essenza magica.

Io sono una strega.
Venero la Dea Madre. La Luna. Il suo potere, il suo riflesso. In lei vedo e vivo me stessa. Lei è mia Madre, mia sorella, la mia amante. Lei è colei che mi ascolta sempre. Lei è colei che mi sa consigliare ogni cosa. Seguo i suoi cicli, cosi come le sue maree influenzano ogni cosa, influenzano anche la mia anima. Io sono sua figlia. Io sono una sua ancella. Io sono una sua sacerdotessa. Sono donna, anziana e bambina quando mi cullo nel suo volto. Sono sua figlia e sono grata ogni giorno delle sue benedizioni su di me.

Io sono una Strega
Ho imparato l’arte antica. Ho imparato l’armonia. Ho imparato ad amare. Ho imparato che la vita è un dono. Un dono che dobbiamo dare, condividere, portare, vivere, essere. Ho imparato che il male che farò a qualcuno segnerà cicatrici sulla mia pelle. Ho imparato a commettere errori e rialzarmi. Ho imparato ad essere umile, ad essere donna, a essere viva ad essere ciò che sono. Ho imparato a danzare in un cerchio. Ho imparato ad usare tutti i messi della Natura. Ho imparato che io sono una figlia dell’Antica Madre. Perché io sono una Strega.

Siate sempre Benedetti nel nome della Grande Dea Madre )O(

Copyright La soffitta delle streghe )O(

Frasi Sul Cenone Di Capodanno

dicembre 6th, 2013

capodanno
Siamo al 31 dicembre […] ogni volta che mi sintonizzo sui telegiornali della Rai, che si prende qui via cavo, cado immancabilmente  su un interminabile discorso sul “cenone” di capodanno. Cosa mangerete di qui, e che cosa cenerete di là. E giù con immagini e vari temi sul cenone di fine anno. Quello che non riesco a capire è come mai la totalità delle persone intervistate rispondano esclusivamente  su “cenone”: chi parla di tacchino, chi parla di polenta, chi di braciole di maiale e chi se lo può permettere di ostriche e champagne. Ci fosse uno solo intervistato che abbia per puro caso risposto: ma quale cenone? pensiamo piuttosto agli altri, ai poveri, pensiamo ai disoccupati, ai senzatetto, pensiamo alla nostra anima, pensiamo piuttosto a questo paese che va a rotoli. Ma no: tutti fissati dal mangiare, mangiare, mangiare.
Il ritorno di Neanderthal
 Di Roberto Dana
***

Sembra che non esista nient’altro al mondo nella vita di ogni singolo individuo in casa in Italia, che la cena di Capodanno e il solito rituale di vai “divertimenti” annessi e connessi complice la nostra tivù, complice i giornali e complice soprattutto una  grossa parte dell’inzana, martellante ossessionante pubblicità televisiva. questo a mio modesto avviso è davvero una prova di estrema superficialità d’animo.
Il ritorno di Neanderthal
 Di Roberto Dana
***

Il 31 dicembre, ultimo dell’anno,
si festeggia la notte di Capodanno;
si prepara il cenone
con lenticchie e zampone,
carne o pesce a volontà
per l’anno che verrà;
si preparano veri arsenali
di fuochi artificiali.
Una notte allegra e danzante
con panettoni, pandori e spumante;
negli utlimi secondi si fa la conta,
e la bottiglia da stappare è pronta;
quando i festeggiamenti finiranno,
saremo già nel nuovo anno.

Filastrocche del cuore, scegli tu il colore
 Di Carolina Casacchia
***

Il cenone di capodanno in casa mia è una cosa semplice, qualche festone drappeggiato sulle mensole, tra i libri, qualche candela  sul tavolo apparecchiato con la tovaglia bianca.
Il rovescio del buio
 Di Francesca Petrizzo
***

Anche la preparazione dei vermicelli con le vongole veraci – piatto obbligatorio per il cenone di Natale e di Capodanno – ha bisogno del suo tempo. Le vongole, infatti, è meglio farle stare una nottata intera in ammollo in acqua salata per permettere lo spurgo di eventuali impurità. Eduardo de Filippo considerava la cucina un’arte. La rispettava a tal punto da darla un ruolo da protagonista nel suo teatro […] chi non ricorda il Natale in casa Cupiello. […] anche per me la cucina è importante, è arte, è poesia nella vita. La cucina è anche un modo per stare insieme. Quando ero ragazzo a casa c’era il rito del pranzo della domenica e dei cenoni di Natale, Capodanno e Pasqua. I miei genitori compravano, di ritorno  dalla messa e dalla passeggiata, il cartoccio con le pasterelle fresche: roccocò, mustacciuoli, susamielli e struffoli, tutti avvolti nella carta lucida della pasticceria.
Questo sono io.

di Gigi d’Alessio,
***

Il Capodanno Il Capodanno è euforia di brindisi, scambi di auguri, promesse per il nuovo anno ma anche momento di riflessione su ciò che è stato e ciò che sarà. E di buon auspicio a Capodanno, oltre che arricchire il cenone con le lenticchie da sempre simbolo di prosperità, scambiarsi gli auguri e il bacio sotto il vischio, usanza più nordica che nostra ma già presente in molte case perchè primette felicità in amore.
Auguri e parole per ogni occasione
 Di AA. VV.
***

Sua madre stava in cucina dalle cinque di mattina a preparare il fottuto cenone di San Silvestro. Ma chi glielo fa fare? si domandò senza trovare risposta. Aveva organizzato un cenone esagerato per Mario Cinque, il portiere della palazzina.

*

Piccole Cose Stephen Littleword Piccole Cose
Aforismi d’Autore, Dediche Speciali
Stephen Littleword

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FRASI DI NELSON MANDELA

dicembre 5th, 2013

Nelson-Mandela

Nelson Rolihlahla Mandela, 1918 – 2013

*
Noi ci chiediamo: ‘Chi sono io per essere così brillante, così grandioso? Pieno di talenti, favoloso?’ In realtà chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio.
Nelson Mandela

*

L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall’altra.

NELSON MANDELA

***

Oltre alla vita, a un fisico robusto, e a un antico legame con la casa reale thembu, l’unica cosa che mio padre mi ha conferito alla nascita è stato un nome: Rolihlahla. In xhosa Rolihlahla significa letteralmente «che tira il ramo di un albero», ma il suo significato colloquiale potrebbe esser reso più felicemente con «attaccabrighe». Non credo che il nome rappresenti il destino di una persona, né che mio padre abbia in qualche modo divinato il mio futuro, ma negli anni a venire amici e parenti ebbero spesso ad ascrivere al mio nome i non pochi scompigli che ho causato o ai quali sono riuscito a scampare

Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà

***
È la nostra luce, non la nostra ombra, quella che ci spaventa di più
NELSON MANDELA

***

Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente.”
NELSON MANDELA

***

Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati.
NELSON MANDELA

***

Non vi è alcuna strada facile per la libertà.
NELSON MANDELA

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Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare se stessi
NELSON MANDELA

***

Non c’è niente di più incoraggiante per un detenuto politico del sapere che la sua vita non è andata sprecata.
NELSON MANDELA

***

Una notte – avevo nove anni – percepii nella casa un insolito movimento. Mio padre, che visitava a turno le sue mogli e di solito si fermava da noi circa una settimana al mese, era arrivato. Però la scadenza non era la solita, perché sarebbero mancati ancora alcuni giorni alla data prevista per il suo arrivo. Lo trovai nella capanna di mia madre, coricato sul pavimento, squassato da un interminabile accesso di tosse. Perfino ai miei occhi inesperti fu chiaro che mio padre non sarebbe stato più a lungo di questo mondo. Aveva qualche grave malattia polmonare, ma una diagnosi precisa non era mai stata fatta, perché si era sempre rifiutato di andare dal medico. Restò nella capanna vari giorni senza mai muoversi né parlare, poi una sera sembrò volgere al peggio. Lo assistevano mia madre e la più giovane delle mogli di mio padre, Nodayimani, che era venuta a stare con noi. Quella notte, sul tardi, mio padre chiamò Nodayimani e le disse: «Portami il tabacco». Mia madre e Nodayimani si consultarono e conclusero che non era saggio che fumasse in quelle condizioni. Ma egli pregò insistentemente finché Nodayimani riempì la pipa, la accese e gliela portò. Fumando, si calmò. Continuò a fumare per circa un’ora e infine, la pipa ancora accesa, morì.
Non ricordo tanto il dolore di quella perdita, quanto la sensazione di sentirmi perso. Benché mia madre fosse il perno della mia esistenza, lui era per me un modello. La sua morte mi cambiò completamente la vita.

Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà

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Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso.
NELSON MANDELA

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Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri.
NELSON MANDELA

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Non c’è passione nel vivere in piccolo, nel progettare una vita che è inferiore alla vita che potresti vivere.
NELSON MANDELA

***

Nel mio paese prima si va in prigione e poi si diventa Presidente
NELSON MANDELA

***

Non nego […] di aver progettato un’azione di sabotaggio. Non l’ho fatto per sconsideratezza, o perché io ami la violenza in qualunque forma. L’ho fatto sulla base di una valutazione ponderata e sobria della situazione politica prodotta da lunghi anni di tirannia, sfruttamento e oppressione inflitti dai bianchi al mio popolo. […] È un fatto incontestabile: in cinquant’anni di nonviolenza il popolo africano ha guadagnato soltanto leggi sempre più repressive, anzi ha perso uno alla volta quasi tutti i suoi diritti. […]

Vogliamo gli stessi diritti politici dei bianchi, perché in caso contrario le nostre invalidità si cronicizzeranno. […] Non è vero che estendere a tutti il diritto di voto porterà al dominio razziale dei neri. La discriminazione politica basata sul colore della pelle è artificiale e arbitraria, e quando sparirà quella sparirà anche il dominio di un gruppo razziale sull’altro. Da mezzo secolo il Congresso nazionale africano lotta contro il razzismo. La vittoria non ci farà cambiare idea.

Il razzismo è il nemico contro cui il Cna combatte. La sua lotta è una lotta autenticamente nazionale. È la lotta del popolo africano, e si nutre delle sue sofferenze e della sua esperienza. La posta in gioco di questa lotta è il diritto di vivere. Ho consacrato tutta la mia vita alla lotta del popolo africano. Ho combattuto la dominazione bianca esattamente come ho combattuto la dominazione nera. Ho coltivato in me l’ideale di una società democratica e libera nella quale tutti sarebbero vissuti fianco a fianco in armonia, godendo delle stesse opportunità. È un ideale al quale voglio consacrare anche il resto della mia esistenza, nella speranza di giungere alla meta. È un ideale per cui sono pronto anche a morire, se necessario.

Nelson Mandela, che ha trascorso quasi trent’anni della sua vita in carcere, pronunciò queste parole in apertura del processo per sabotaggio intentatogli dallo stato. Il Congresso nazionale africano aveva cercato di opporsi all’apartheid con strumenti pacifici fino al Massacro di Sharpeville del 1960, che aveva portato all’uccisione di 69 manifestanti neri. Mandela era a capo del suo braccio armato, Umkhonto we Sizwe (la “Lancia della nazione”), fondata proprio all’indomani dell’incidente.
Andrew Hsiao , il libro del dissenso
 

***

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