IL VERBO

settembre 17th, 2013

La parola m’incanta
ha una potenza infinita
quale forma più bella
per esprimere i nostri
sogni, ciò che siamo.
E’ un magico strumento,
solo a noi concesso, attenti
ad usarla lei è un seme fertile
per la mente, scegli sempre il
seme dell’amore per divulgarla.
Le parole possono essere incantesimi
non usarle per far nascere l’odio, per
creare panico perche si trasformano
in magia nera.
Difficile uscirne una volta presi nella
sua rete, solo la verità potrà renderci
liberi…..
Parola di Dio:” In principio era il verbo e
il verbo era con Dio” nel Vangelo.
Parola non è solo suono, parla di tutto ma
con amore!!!

( Mirella Narducci)

 

IL VERBO

PENSARE LA SCUOLA * RAFFAELE MANTEGAZZA

settembre 17th, 2013

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Pensare la scuola è un compito difficile e urgente
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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La crisi della forma scuola è anche e soprattutto crisi di pensiero
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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la scuola così come è strutturata oggi ha ancora presa sui mondi vitali dei ragazzi e delle ragazze, è ancora capace di emozionarli e soprattutto di far loro compiere un’esperienza di apprendimento.
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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La formazione degli insegnanti, sia in epoca moderna e contemporanea, sia in epoche antecedenti, è stata marcata dalla difficoltà di definire con chiarezza un ruolo professionale e le specifiche competenze: tale confusione, oltre a comparire sovente nei documenti ministeriali, si è riverberata nella difficoltà a definirne con chiarezza il curriculum formativo (basti pensare alla sovrapposizione fra doti “morali” o preparazione religiosa e preparazione pedagogica presente ancora in epoca contemporanea) e il profilo professionale, sovente investito dell’alone di missione salvifica o, al contrario, di quello di “ingegnere” del processo di apprendimento. Questa dicotomia si è intrecciata e rispecchiata in maniera significativa con l’immagine di scuola che ha contraddistinto le teorie e i modelli pedagogici nel corso del tempo, immagine che vedeva il ruolo della scuola stessa come luogo di trasmissione neutra di conoscenze (pensiamo alla scuola antica, al modello dei collegi rinascimentali) oppure come luogo di educazione e di formazione dell’individuo. Tale dicotomia ha causato anche quella scissione fra cognitivo e affettivo, che ancor oggi affligge la scuola italiana.
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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È necessario, invece, superare la fuorviante e pretestuosa contrapposizione fra educazione e istruzione, ricordando che il compito della scuola è quello di istruire e che se essa realizza un’adeguata ed efficace trasmissione delle conoscenze e delle competenze, rispettosa dei ritmi di apprendimento, fondata su metodologie diversificate, conscia degli aspetti relazionali, attua anche implicitamente un processo di educazione: l’educazione è, infatti, trasversale alle discipline e non può essere, invece, la sostituzione delle discipline stesse. L’enfasi su un’educazione svincolata dai contenuti, oltre a comportare un abbassamento dei livelli di istruzione, finisce per trasformare la scuola in un luogo psichiatrizzante e terapeutico e gli insegnanti in “missionari” apparentemente onnipotenti. L’esaltazione della dimensione della “cura”, ormai imperante in molti ambiti, pare celare una modalità consolatoria di fuga dalla crisi di valori, di ideali, di ideologie, che sta attraversando l’Occidente, o dalla consapevolezza della conflittualità presente nella realtà, facendo dimenticare che la “cura” non può essere contrapposta alla “cultura”, ma può solo costituire una modalità per promuoverla.

RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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Leggere, scrivere, far di conto; quella che gli americani chiamano la regola delle tre R – (w)Rite, Read, Reckon – costituisce ancora il mandato fondamentale dell’istruzione scolastica. L’alfabetizzazione, che a tutti i livelli e gradi della scuola costituisce il suo vero e unico fine, si declina attorno a queste tre parole chiave. La scuola in questo senso è ancora il mondo dei libri, degli alfabeti ordinati in sequenze riconoscibili dove il “dopo” spiega il “prima” e le pagine si susseguono secondo un ordine prestabilito e preciso; il libro, oggetto desueto e secondo alcuni superato, è invece secondo noi ancora oggi il fulcro dell’esperienza scolastica, e lo ribadiamo soprattutto oggi, quando la logica dei cosiddetti new media, che sempre più giungono a ridefinire la nostra esperienza del mondo, si distingue per la caratteristica della simultaneità, che tende sempre più a sostituire la sequenzialità nell’approccio alle dimensioni narrative, tipica invece appunto del libro.
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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A scuola ci sono i libri, dunque, e ci sono adulti che mediano il nostro (primo?) incontro con questi strani oggetti, nei quali da secoli la specie umana deposita la sua cultura: a scuola li si incontra, li si ama e li si odia, si impara a giocare con essi e a rispettarli, a entrare nella loro logica con stupore, fatica e divertimento
RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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Ma allora, a che cosa serve la scuola? Dove sta la sua differenza specifica nei confronti delle altre istituzioni e degli altri luoghi della contemporaneità? La risposta a questa domanda non si può dare in sede pedagogica: la scuola è sempre funzionale a un progetto politico, nel senso nobile di gestione democratica della polis o nel senso ottuso e violento di condizionamento dittatoriale. Per questo i regimi totalitari non hanno potuto fare a meno di allungare le mani sulla scuola, anzi ne hanno fatto il relais fondamentale dei loro dispositivi di potere. Dunque il senso della scuola si decide in sede politica, e in una democrazia rappresentativa come l’Italia la scuola deve essere legata alla decisione politica (fatta dai padri costituenti e messa alla base della convivenza democratica) di creare persone critiche e aperte al dialogo. La scuola italiana non educa alla democrazia, all’intercultura, al dialogo interreligioso perché lo decidono gli/le insegnanti, ma perché lo dice il patto fondamentale sul quale lo Stato si basa e all’interno del quale (e solo all’interno del quale) l’esistenza di una scuola pubblica ha senso. Allora, per educare alla democrazia esistono diverse istituzioni, ma la scuola mette in campo una esperienza unica, un qualcosa che in questo senso c’è solamente a scuola: l’esperienza della metariflessione e della metacomunicazione. I ragazzi e le ragazze non imparano solamente a scuola: imparano dai genitori, a catechismo, dalla Tv e all’allenamento di calcio: ma c’è solamente un posto dove essi/e possono mettere in fila i diversi apprendimenti, confrontarli, capire dove e come si impara, e questo posto è l’aula scolastica.

RAFFAELE MANTEGAZZA, PENSARE LA SCUOLA

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SISTEMA PROGRAMMATO

settembre 17th, 2013

Viviamo in un sistema programmato, dove le notizie non sono quello che devono essere, è sempre meglio informarsi tra di noi per scoprire la verità, le morti, gli omicidi, le guerre, la crisi e la disperazione, sono il frutto amaro di una realtà preimpostata.

(Ejay Ivan Lac)

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UN TRIANGOLO

settembre 17th, 2013

Il compito di chi ci osserva da un triangolo è quello di dividerci l’uno con l’altro, ci tolgono l’amore, la sicurezza, ci tolgono il coraggio, ti senti confuso, triste e stanco, riempiono la tua vita di paura e voglia di uccidersi, lasciarsi andare ad un percorso che sembra non avere destinazione.

È facile manipolare un popolo confuso e che si odia, un popolo pieno di incomprensioni, che non comunica, che non si ascolta e non si aiuta, basterebbe così poco per riprenderci la nostra natura, la libertà di scegliere e vivere con il nostro pianeta, prendersi per mano, senza colore, senza forma, provare amore e cominciare a comunicare in pace tra di noi, per combattere e distruggere chi dell’umanità ne fa uso nocivo.

(Ejay Ivan Lac)

ILLUMINATI

 

NOTE E RITMI

settembre 17th, 2013

Un suono, una melodia, note e ritmi, che si fondono, quando creo qualcosa parla il mio cuore, emozioni che non riesci a raccontare con la voce.

(Ejay Ivan Lac)

AMORE SONG

 

QUANDO PERDI QUALCUNO

settembre 17th, 2013

Quando perdi qualcuno, il pavimento ti crolla sotto i piedi, ti ritrovi sotto, nel buio, senti i suoi occhi scivolare fuori dal cuore, senti la sua anima alzarsi e svanire dai tuoi pensieri, guardando il suo corpo disteso, dimmi dove andrai? dimmi cosa farò, senza di te, senza, noi due nel mondo.

Ti senti abbandonato, ti senti, solo in questo pianeta che gira, le strade che percorrevi non hanno lo stesso sapore, la tavola che guardi, non ha lo stesso calore, il letto, senza il suo corpo risulta freddo, come il suo sangue, come la sua pelle, e noi? noi come dobbiamo reagire a questo male? legarci a quel buio profondo per tutta la vita non aiuterà a far brillare i nostri occhi ancora, continuare a pensare alla sua scomparsa non aiuterà a sentirci, vivi, perchè le persone non muoiono davvero, restano nell’aria, restano nei cuori, sulla pelle che hanno toccato, nei pensieri che hanno lasciato.

Chi muore ti guarda, e più sarai in quel buio, e più renderai la loro scomparsa sempre più dolorosa, perchè quando ti vedono piangere vorrebbero toccarti, funziona così sai? presto li rivedrai, ma il tuo compito adesso, è quello di far tornare il tuo cuore a sorridere e i tuoi occhi a guardare, quanto di meraviglioso il mondo ha da offrire, perchè la tua esistenza è uno dei regali che non puoi tenere al buio, tocca le pareti di quel burrone e con le unghie e la forza del tuo essere, risali, da dove crollò quel pavimento, ritorna a far scaldare il sole sulla tua pelle, ritorna, ad amare e far sorridere chi ti sta accanto, perchè così quando ritroverai chi hai perso ti abbraccerà e sarà fiero o fiera di te.

(Ejay Ivan Lac)

solitude

Una gita su due ruote

settembre 16th, 2013

Difficile capire

decifrare quel parlare

e il dubbio ti assale.

Chi è costei..

sono io o è lei?

Giorni attesi

sguardi protesi

nuvole negli occhi

indelebili solchi.

Segreti violati

mai biasimati..

Ricordi…

come non ricordare:

parte di me

riflessa in te..

Quella voglia muta

e la mente confusa

richiamo al dovere

abbandonando il piacere.

È quasi il tramonto

salto sulla bicicletta

un immenso girotondo

lentamente…senza fretta

il sogno ci aspetta…

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TORNARE A SCUOLA

settembre 16th, 2013

BENTORNATI

L’estate è ormai passata
e la scuola è già iniziata!
Tutti insieme nei nostri banchi
e non siamo per niente stanchi.
La vacanze è un ricordo lontano
che ci lascia piano piano.
Tornare a scuola è bello lo so
perchè i miei compagni ritroverò.
Le mie mestre mi aspettano già
e nulla più ci separerà.
Tante cose belle e interessanti imparerò
E per altri anni in questa scuola mi fermerò.
Tutti insieme cresceremo
e ogni giorno ci ritroveremo
per conoscere in allegria
e volerci bene in armonia.

SCUOLA

LE VOSTRE MENTI

settembre 16th, 2013

Le vostre menti sono ormai offuscate da un sistema che ci governa, le vostre scelte, i vostri sentimenti, la vostra rabbia e le vostre paure, fanno tutte parte di un programma preciso, rendervi schiavi e privi di tranquillità, impossibilitati a ragionare e migliorare la vostra vita.

(Ejay Ivan Lac)

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