Riflessioni Sulla Vita

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UN UOMO DI PACE

maggio 27th, 2012

Un uomo di pace non è un pacifista, un uomo di pace è semplicemente un lago di silenzio.
Emana nel mondo un nuovo tipo di energia, canta una nuova canzone.
Vive in un modo totalmente nuovo, la sua stessa vita è grazia, preghiera, compassione.
Crea una maggiore energia di amore in chiunque rimanga toccato da lui.
L’uomo di pace è creativo.
Non è contro la guerra, perché essere contro qualsiasi cosa è essere in guerra.
Non è contro la guerra, semplicemente comprende perché la guerra esiste.
E da quella comprensione diventa pieno di pace.
Solo quando ci sono molte persone che sono laghi di pace, di silenzio, di comprensione,
la guerra sparisce.
Soltanto laghi di pace in tutto il mondo…
molti, molti buddha, potranno far nascere una nuova vibrazione, una nuova onda, una nuova consapevolezza,
in cui la guerra diventa impossibile,
in cui tutta l’energia si manifesta in senso creativo,
tutta l’energia si dirige verso l’amore.

Osho

Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato

maggio 27th, 2012

Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato
gli amori, gli umori, i rumori, gli odori…
se mi volto m’incanto..
E’ una sensazione meravigliosa, di tenerezza, di protezione.
A volte è angosciante, triste, di smarrimento.
Il passato ha una certezza: è stato.
E quel che è stato non si modifica.
Il passato ha la sua utilità: è servito ad essere me stesso oggi.
Il passato però dev’essere qualcosa che segue la mia opposta direzione.
Un sentiero alle mie spalle, ben conosciuto dai miei occhi, tanto bene da non aver più bisogno di guardarlo.
Se vivi intensamente il tuo presente, se godi di ogni istante concentrandoti su ciò che è qui ed ora, non avrai bisogno di voltarti indietro, invocando un momento ormai finito, ne’ di maledire ciò che fu un tempo.
Vivere intensamente qui ed ora significa avere la consapevolezza di aver fatto il possibile per andare incontro al futuro con la coscienza pulita, sapendo che nel bene e nel male, negli alti e bassi di questa vita, nel viverla sei stato te stesso.
Il mondo però è fatto di gente, e l’incrocio delle azioni ci porta su sentieri imprevedibili. Non c’è una mappa per non perdersi, non c’è un manuale che ci distingua ciò che è giusto dall’errore….
La mia bussola è il mio sentire.
Quando mi sento bene con me stesso, sono sicuro che anche al mondo sto portando energia positiva.
Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato, m’incanto…. ma perdo un po’ di quello che dovrei invece vivere al massimo adesso: ME nel MIO PRESENTE
Anton Vanligt

VIVI PIENAMENTE la tua VITA ogni singolo giorno. Fai esperienze, gioisci, sogna!

maggio 27th, 2012

Vivi pienamente la tua vita ogni singolo giorno. Fai esperienze, gioisci, sogna!
Abbi cura di te e dei tuoi amici. Divertiti, fai il pazzo, non aver paura di essere considerato strano. Esci, viaggia, impara! Vai dove desideri e godi ogni singolo istante, ogni singolo passo. Cogli l’opportunità di imparare dai tuoi errori, non essere così cocciuto da credere che non li farai. Immagina la vita come tu la vuoi e costruiscila un mattoncino al giorno, te la meriti!
Non cercare di essere sempre perfetto, perchè ti do una buona notizia, nessuno lo è. Sii semplicemente un buon esempio per chi ti sta intorno.
Ama le cose che fai e sii felice.
Stephen Littleword, La tecnologia dell’ovvio

Aspetti psicologici della fede in un Dio Padre

maggio 26th, 2012

Tutti siamo a conoscenza che uno dei due architravi della fede cristiana è la Fede in Dio, mentre la seconda è l’amore per il prossimo.
Mentre sulla seconda c’è in genere una buona accoglienza in tutti gli ambienti, anche quelli atei, essendo tutti più o meno d’accordo che la benevolenza e il rispetto per il prossimo sono cosa buona, sulla prima ci sono molte riserve , resistenze ed ostilità anche.
La cosa è dovuta essenzialmente a tre elementi: la non credenza di Dio (atei, non teisti, agnostici). La non condivisione del concetto antropomorfico di “padre” e terzo, l’avversione all’idea di “padre” in sé.
Le religioni teistiche hanno molto insistito sul concetto di Dio come essere esistente nella Storia e in possesso di tutta una serie di attributi e di potestà senza limiti che dovevano dare nel complesso uno spirito di riverenza verso questa “presenza” che nel mondo ebraico – cristiano è stato reso dall’espressione “timore del Signore”.
Già questa espressione portava in sé, in nuce, un problema di non poco conto, se tradotto nel rapporto che il fedele doveva avere con “Lui”.
Il problema si è vieppiù accresciuto alla luce della predicazione e del messaggio evangelico che rivelava un Dio di Amore e misericordia, molto molto diverso dai tratti caratteristici dell’Ebraismo, dove la patriarcalità della figura di Javhè era assai più marcata.
E’ infatti difficile conciliare un Dio Amore con un Dio di cui avere timore, in quanto anche a chi non è fine psicologo, non sfugge che aver paura ed amare sono due cose che non vanno molto d’accordo. Gli esegeti del Nuovo Testamento hanno cercato di porre rimedio a questa discrasia emozional-devozionale, introducendo il concetto di “timore” come “reverenza” in questo richiamando un po’ il rapporto che nell’Induismo si dovrebbe instaurare tra maestro e discepolo, ed in verità questo escamotage semantico non è del tutto scorretto e abbastanza vicino anche alla più autentica spiritualità ebraica.
Ma resta il fatto che, anche per spurie letture dell’Antico Testamento e la cattiva abitudine invalsa nel tempo, di imporre dai pulpiti idee di Dio minacciose e punitive soprattutto nei secoli passati, l’idea di un divinità amorevole si è un po’ persa per strada.
Parallelo a questo confinamento del concetto del Padre in un empireo da Giudizio Universale (nell’alto dei Cieli, circondato da angeli armati e con lunga barba bianca), si è andata affermando l’esigenza di una divinità più amorevole e comprensiva dei dolori e delle sofferenze umane, soccorritrice e consolatoria. Questo ruolo è andato sempre più a concretarsi nella figura della Madonna, madre di tutta l’umanità sofferente.
E così è avvenuto che la figura che avrebbe dovuto essere centrale nelle fede cristiana che è Dio Padre ( e non Gesù Cristo, come Lui stesso ha insegnato) è stato relegato in un angolo escatologico…un po’ fine a se stesso.
Perché ciò è avvenuto?
Perché di fondo la figura patriarcale e paterna sono state vissute male dalle generazioni che si sono succedute. Una cultura fortemente maschilista che ha permeato la storia anche nel mondo cristiano, ha creato intere generazioni con un cattivo rapporto con la figura paterna, vissuta troppo spesso o con vera paura, talvolta addirittura terrore, o con malsano attaccamento a concetti di forza e protezione.
Nell’uno come nell’altro caso il lato amorevole, comprensivo, di aiuto e sostegno si sono stemperati fino a scomparire sullo sfondo.
Tali modelli educativi hanno permeato una concezione di padre troppo lontana dal Dio amorevole, rendendo di fatto assai problematica la teorica richiesta di fede in Dio.
Ma in realtà il concetto di fede in Dio è molto più elevata e spersonalizzata di quello che la religiosità popolare ha introiettato.
La fede in Dio, soprattutto alla luce della predicazione evangelica, è una fede in un Dio che è Amore, in modo quasi esclusivo, e Dio è in effetti qualcuno che non è in carne ed ossa, non ha immagine (il divieto di immagine presente nell’Ebraismo e nel Musulmanesimo ha a che fare non con un divieto fine a se stesso, ma proprio all’idea di appoggiare la fede su qualcosa che non possa essere limitato nel tempo e nelle spazio, che non possa essere circoscritto da un’immagine che insomma non sia in alcun modo limitato nella sua “infinitezza”) ed è ovunque.
Tale idea di Dio, e qui ecco la vicinanza alla spiritualità orientale, non consente di antropomorfizzare il concetto stesso di Dio e quindi lo espande all’infinito facendolo coincidere con il concetto di “Sorgente” di “Forza” con quindi una Presenza, (come direbbe un personaggio di Guerre Stellari) che permea l’intera galassia.
Questo concetto di Dio dovrebbe essere un più corretto modo di concettualizzare l’Assoluto e consentirebbe di uscire da un’immagine, quella di Padre, che troppo richiama ai concetti di padre terreno, associandone i non sempre piacevoli ricordi.
Appoggiare la propria “fede” su un Dio declinato come Presenza omnipervasiva, amorevole, omnipotente consente all’uomo di avere un “forza-fede” interiore capace di spostare le montagne, evitando al contempo di sviluppare arroganza e ipertrofia dell’ego; rischio che si correrebbe nel pensare che la fiducia-fede sia cosa di propria creazione.

(Elitheo Carrani)

OGNUNO SIA COME UN SETACCIO PER DISCERNERE

maggio 26th, 2012

OGNUNO SIA COME UN SETACCIO PER DISCERNERE – Riflessi d’acqua

“Le parole hanno un enorme potere.
Con le parole si comunica, le parole servono ad informare, a raccontare, a comporre versi, ad esempio.
Servono a coinvolgere ma servono anche a manipolare, servono a dire il vero o a mistificarlo e celarlo.
Oggi, ampliate dai mezzi di comunicazione e dalla rete, le parole, di per sé incolpevoli come lessico, acquistano nel bene e nel male un potere enorme proprio per la velocità con cui possono raggiungere tantissime persone. Per cui, oggi più che mai, quando si legge e si ascolta, occorre tenere sempre ben vigile il proprio senso critico ed il discernimento.
Occorre non essere mai “tabulae rasae”, lavagne ben pulite dove ognuno può scriver ciò che vuole, non essere come imbuti a becco largo che fanno passare di tutto.
Occorre invece essere come attenti setacci a maglia stretta che riescono bene a separare il grano dalla pula, e la farina da grumi e impurità, facendo passare solo ciò che vale far passare, e non tutto quello che si vorrebbe riversare magari per manipolare, o confondere, o coartare volontà e coscienze.
Occorre rendersi sempre padroni della propria mente e delle proprie capacità critiche e deduttive e quindi prendere ogni cosa che vien detta “cum grano salis” come dicevano i latini cioè con molta sagacia e con il beneficio dell’inventario.
Il che non è sinonimo di pregiudizio, ma, al contrario è una difesa contro pregiudizi inculcati e conculcati.
E soprattutto occorre fare molta attenzione ai tanti “pifferai di Hamelin”!
E’ proprio dei dogmatismi, o dei totalitarismi, o delle sette, oppure dei fondamentalismi chiedere a chi ascolta di azzerare tutte le difese critiche della propria mente, di creare quel vuoto mentale da “tabula rasa” per poter meglio coartare, mentre una mente aperta e criticamente ricettiva è l’unico vero baluardo di libertà”

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la paura di fidarsi

maggio 25th, 2012

La paura è sempre legata ad un evento temuto, altrimenti non sarebbe. E il problema è proprio in quel evento temuto. Fidarsi completamente di un’altra persona significa mettere nelle mani di questa il nostro equilibrio e la nostra felicità….perchè sarà lei ad avere le chiavi del nostro essere….significa mettersi nello stato psicologico del bisogno, quello che gli psicologi chiamano il bambino interiore. Ma tali proiezioni sono entrambe trappole. La paura è dovuta al fatto che abbiamo messo la nostra realizzazione fuori di noi e quindi fuori dal nostro controllo, mentre dal lato positivo, la fiducia poggia su gambe malferme perchè poggia su un altro essere umano che può cedere, tradire, oppure semplicemente cambiare. Vorremmo noi avere la totale responsabilità della felicità di un altro? Essere gli artefici di una dipendenza? No. Se siamo saggi. Allora ancora una volta il problema non è fidarsi od avere paura, due lati della stessa falsa moneta , ma avere equilibrio e fiducia non condizionati ad eventi, ma da essi indipendenti. Se diventiamo capaci di serenità anche senza la proiezione sull’altro, la paura cesserà e la fiducia poggerà sulla roccia.

(Elitheo Carrani)

PERLE DI SAGGEZZA SULLA VITA* Belle Perle di Saggezza

maggio 15th, 2012

Non commettere mai l’errore di pensare che ci sia qualcosa nella vita d’immutabile.
Tutto cambia. Qualcosa finisce, tante cose scompaiono, molte crescono, crescono…
comunque sia non restano mai identiche a quando sono nate.
Vivi il cambiamento, giorno dopo giorno, serenamente.
Perchè anche tu non sei lo stesso di ieri… e sarai altro domani!
Anton Vanligt

***

Vivere la vita all’Estremo significa viverla fino al limite, ma esistono tre maniere di farlo e compete ad ogni anima superiore sceglierne una.
Si può vivere la vita all’estremo attraverso il suo possesso estremo, con il viaggio ulissico attraverso tutte le sensazioni vissute, attraverso tutte
le forme di energia esteriorizzata. Sono, però, rari in ogni epoca del mondo coloro che possono chiudere gli occhi colmi di una stanchezza che
è la somma di tutte le stanchezze, coloro che hanno posseduto tutto in tutte le maniere
Fernando Pessoa, il libro dell’inquietudine
***

Che stupidi che siamo,
quanti inviti respinti, quanti…
quante frasi non dette,
quanti sguardi non ricambiati…
tante volte la vita ci passa accanto
e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
dal film “Le fate ignoranti”
***

La scienza ci da l’illusione di farci scoprire i misteri della vita, quando in realtà dimostra che la vita è un vero mistero se non osservato con gli occhi dell’intuito e del cuore.
Stephen Littleword, Aforismi
***

Pochi, quindi, possono esigere dalla vita, riuscendovi, che essa si offra loro anima e corpo; che riescono a non esserne gelosi, perché
provano per lei un amore totale. Ma questo, senza dubbio, deve essere il desiderio di ogni anima superiore e forte.
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine
***

*

La vita, talvolta, sa essere cinicamente assurda.
La vida es una herida absurda!
Gianfranco Pecchinenda, Essere Ricardo Montero

*

E’ vero, la vita può essere dura e piena di sfide. Ma se queste sfide ci sconfiggono o se ci fanno grandi, dipende solo da noi.
Possiamo scegliere di sentirci destinati alla disperazione e pensare pensieri che ci portano ad una vita disperata.
Oppure possiamo scegliere di sentirci meritevoli del meglio e pensare pensieri che ci portano alle infinite opportunità che abbiamo.
E’ una nostra scelta ed una nostra responsabilità verso noi stessi..
Abbracciodiluce

Il giudizio primo forgia l’uomo allo schifo, prossimo, venturo

maggio 11th, 2012

 

Talvolta getti l’ancora e ti soffermi a riflettere sulle vicissitudini della vita, anche le meno tangibili…
A volte ti fai un’idea di una persona già il primo giorno e dentro di te vorresti fosse sbagliata…
Tenterà di convincerti di essere diversa da come tu la vedi…e provi a crederle.
E’ anche giusto farlo.
Spesso la nuda verità non tarda e venire a galla e ti rendi effettivamente conto di chi hai avuto davanti.
Però, stavolta, ironia della sorte, la delusione sarà tutt’altro che longeva, non ne rimarrai stupito…
In fine dei conti, lo sapevi già.

Per i graditi ospiti al mio umile desco ho sintetizzato la digressione di cui sopra, con un aforisma crudo, essenziale ed illuminate;   mi auguro suoni più come un promemoria…

IL GIUDIZIO PRIMO FORGIA L’UOMO ALLO SCHIFO VENTURO“.

M.
(L’uomo dei difetti…)

 

Uomo

maggio 11th, 2012

Se mi colpiranno porrò l’altra guancia , se sarò chiamato in giudizio e mi chiederanno di togliermi la tunica , io lascerò anche il mantello e se mi chiederanno di fare un miglio a piedi , io ne farò due con loro . Ma dopo che io ho fatto tutto ciò , dopo che mi hai umiliato , picchiato e depredato che cosa ti rimane se non le mie vesti lordate di sangue e le mie scarpe logore ?
Ho imparato che se si accoglie la teoria dell’occhio per occhio e dente per dente , il mondo diventa cieco ed incapace di nutrirsi .
Ho imparato che i granelli di sabbia , seppur minuscoli ed impalpabili , contribuiscono a creare immense spiagge ed infiniti deserti .
Ho imparato che uno scoglio non può arginare il mare e che una fonte non può abbeverare un uomo , perchè egli desidera i filtri più infami della vita .
Ho imparato che chi non comprende il mio silenzio non potrà in alcun modo afferrare le mie parole .
Ho imparato che la malattia più spietata è l’insoddisfazione e che non esiste morte se si è vivididi nei ricordi , poiché essi non permetteranno mai alla ferita del tempo di chiudersi .
Ho imparato… La storia di ogni uomo si dovrebbe concludere con queste parole , non credete ?

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