Riflessioni Sulla Vita

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30 COSE DA FARE A 30 ANNI

maggio 28th, 2014

30

1) Abbraccia i tuoi genitori.

2) Abbi il coraggio di fare delle scelte.

3) Almeno una volta all’anno concediti un week end fuori porta con gli amici.

4) Goditi il piacere del cibo, assaporalo, non avere fretta.

5) Smettila di pensare “è troppo tardi per …”, i 30 anni sono solo l’inizio.

6) Credi nell’amore, ma non perderti, impara dai 20, dai 25 e anche dai 28.

7) Coltiva le tue passioni e ritrova quelle abbandonate durante il cammino.

8) Esci il venerdì sera, non farti prendere dalla stanchezza del lavoro.

9) Concediti 10 minuti di silenzio al giorno per ascoltarti.

10) Non accontentarti, nel lavoro, in amore, non accontentarti.

11) Chiamala, non scriverle su whatsapp, chiamala e portala fuori a cena.

12) Metti da parte dei soldi per guardare com’è il mondo lì fuori, viaggia, anche solo qualche km oltre il tuo naso.

13) Non ascoltare chi cerca di demoralizzarti, o buttarti giù, tu hai il diritto di credere nei tuoi sogni.

14) Guarda in faccia i tuoi obiettivi, affrontali, prendili a schiaffi.

15) Ascolta le storie degli anziani di oggi, quella generazione non tornerà più, e le loro parole sono tesori.

16) Non elogiare i tuoi successi, condividili con chi ami, e lascia che siano loro a parlare per te.

17) Fai un bilancio di quello che hai fatto fino ad adesso e di cosa vorrai fare.

18) Ascolta i consigli di chi ti vuol bene.

19)  Guarda i filmini di quand’eri bambino, ricorda sempre da dove hai iniziato e perditi nei tuoi ricordi.

20) Sposa l’uomo o la donna che ami, non esiste altro motivo per dire “sì”.

21) Cerca di esserci per chi ha bisogno di te.

22) Piangi se hai voglia di farlo, sfogati, ma non commiserarti.

23) Se vuoi un figlio cercalo con tutto te stesso, ma ricorda sempre che è il frutto dell’amore, non dell’ossessione.

24) Cresci i tuoi figli facendoli sentire liberi, le ali spiegate rendono felici.

25) Spogliati dei tuoi alibi, sii onesto con te stesso, 30 anni è l’età giusta per farlo.

26) Goditi la tua famiglia, sempre, anche quando vorresti scappare.

27) Coltiva la tua storia d’amore, non “sederti” mai sulle abitudini.

28) Abbandonati alle tue emozioni e non avere paura di guardarle negli occhi.

29) Se non sei felice, cambia, evolvi, inverti il tuo cammino!

30) E ricorda … “Dai 30 anni in su puoi fare tutto … o quasi.”

Stefania – da I Trentenni, dai 30 in su puoi fare tutto …o quasi.

FA PARTE DELLA VITA

maggio 25th, 2014

Fate sesso, fatelo con tutti senza discriminazione, fatelo da innamorati, fatelo da amici, è nato con noi, fa parte della vita…

(Ejay Ivan Lac)

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QUANDO IL COSMO CI METTE LO ZAMPINO

maggio 15th, 2014

Maria infranzi

Capita speso di innamorarsi di chi non ricambia. Capita sia agli uomini che alle donne, credo sia una legge del cosmo.

Ho conosciuto uomini subire le peggiori angherie da streghe in terra e continuare a stargli dietro come se fossero le uniche al mondo. Ho visto donne maltrattate e insultate da vermi senza un briciolo di cervello ed ho visto, queste stesse, onorarli come dei.

Le cose sono due: o siamo un popolo di idioti o, come preferisco pensare, c’è una legge cosmica che regola certi equilibri.

Mi immagino un uomo e una donna che si amano alla follia stare insieme: esplosivi. Non esplosivi nel senso di “wow che belli che sono”, no, esplosivi pericolosi! Ma li immaginate?

Coccole e baci a profusione, peluche ovunque, fiori da far andare in crisi Olanda e Sanremo, “ciccì e cocò”, “picci picci” e “pucci pucci”… un vero incubo!

La legge cosmica non consente a due che potrebbero amarsi alla follia di stare insieme, sarebbe troppo dannoso, ci consente di stare con qualcuno che ci sta comodo, di stare abbastanza bene ma non da farci impazzire; se dovesse capitarci di impazzire per qualcuno allora stiamo pur certi che sarà il partner ad essersi accontentato e a non ricambiare l’amore con la stessa intensità.

Altra motivazione per cui la legge cosmica opera in questo modo: immaginatevi un mondo in cui tutti amano la propria anima gemella, un mondo in rovina.

 Non esisterebbero le canzoni d’amore, quelle belle e struggenti, non sarebbero stati girati fantastici film, di quelli che fanno piangere lacrime amare, non esisterebbe gran parte dell’arte, addirittura non esisterebbero figure professionali come “l’avvocato divorzista”, non esisterebbe il matrimonio perché amando al massimo e sinceramente non ci sarebbe bisogno di stipulare un contratto con vincoli, non esisterebbe la lingerie sexy per ammaliare un uomo titubante e non esisterebbero i fiori per conquistare la donna dei desideri.

Se tutti si amassero al 100% sarebbe tutto piuttosto noioso, ci ha pensato bene il Cosmo a disordinare un po’ le cose e a far si che in vita incontrassimo stronzi e stronze.

© Maria Infranzi

UN’ETICA D’AMORE

maggio 6th, 2014

 

LOVE

Ci vuole coraggio per vivere secondo i principi di un’etica d’amore, perché per farlo bisogna imparare ad affrontare le proprie paure. Non è detto che la paura se ne vada, semplicemente non ci sarà più di ostacolo. Chi ha già scelto di adottare un’etica d’amore sa che quando lasciamo risplendere la nostra luce attiriamo a noi chi risplende della stessa luce e ne vaniamo attratti. Non siamo soli.

Bell Hooks, Tutto sull’Amore

Che meraviglia il cielo…

maggio 2nd, 2014

Il cielo è bello anche quando il sole si sveglia e nasce l’aurora.
E’ bello quando la luce è talmente forte da costringerci a chiudere gli occhi.
E’ bello quando con i raggi del sole, magicamente, fa risplendere il mare, come una distesa di diamanti.
E’ bello anche quando è coperto di nuvole e il sole, a fatica, si fa spazio per farci sentire la sua luminosa presenza.
E’ meraviglioso quando bacia il mare ed esplode la magia del tramonto.
E’ sempre uno spettacolo guardare la natura…
(© Alessia S. Lorenzi da “Come il Canto del Mare”)

(Tutti i diritti riservati – E’ vietata la riproduzione, anche parziale, del testo o parte di esso senza la citazione dell’autrice)

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Un seme, una vita

aprile 24th, 2014

Se mai quel seme avesse schiuso le ali

voglioso di conoscere la vita

quanti dolori avrebbe risparmiato

ai fragili germogli appena nati.

Volgendo le sue braccia verso il cielo

credeva fosse facile quel volo:

favole con fate e gnomi, senza lupi.

Solo tempeste  fu quel suo cammino

nuvole bianche, nuvole scure

e il perdersi in stupide paure.

Diversi orizzonti, diverse le mète

senza complicità e condivisione

l’albero soffre la sete!

Parole mute, gettate al vento

che arrivano lassù fino alla luna

che accoglie e placa quel tormento

illuminando quella notte buia.

Se quel seme si fosse addormentato

lascandosi cullare dalla madre terra

non ci sarebbe stata tanta guerra

inerme nella culla,

nell’oasi del nulla.

https://www.youtube.com/watch?v=57Q1qU8nS_U

Copia di 20 se quel seme si fosse addormentato

La goccia che goccia

marzo 24th, 2014

Goccia dopo goccia…

dove non c’è drenaggio

affoga il messaggio

e il bocciolo non sboccia.

Goccia dopo goccia…

senza un attimo di sosta

tumultuosa sommossa

che scalfisce la roccia.

Goccia,

il tuo continuo plin plin

indebolisce la mente

il corpo  è qui

ma l’anima è distante

me ne volo leggera leggera

abbracciando la primavera.

Il plin plin ora si confonde

col tubar delle colombe!

Goccia, hai ragione

la vita non è un mare calmo

nemmeno una prigione

tra un gioco e un salmo

si recita il copione

una commedia, tanti attori

amore, gioia,

sempre di più i dolori.

Goccia,

tu che con ferrea costanza

ti lasci lentamente cadere

un po’ di tregua per piacere

riposati, vai in vacanza…

Un eco nella stanza

una forte risonanza

poi  silenzio vellutato

il plin plin se n’è andato!

https://www.youtube.com/watch?v=vvhoOtFQoNc

Copia di poi

LA PRIMAVERA E L’INCONTRO CON L’ALTRO

marzo 20th, 2014

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Siamo stati(e) educati(e) a fare nostro tutto ciò che ci piace, tutto ciò che è vicino a noi, fa parte della nostra intimità.

Sia a livello della conoscenza sia a quello dei sentimenti facciamo nostro tutto ciò che accostiamo, che si avvicina a noi.

Il nostro modo di ragionare, il nostro modo di amare corrisponde ad un’appropriazione. La nostra cultura, la nostra istruzione scolastica, vogliono che imparare e sapere equivalgano a far nostro attraverso strumenti di conoscenza capaci, lo crediamo, di apprendere, di capire, di dominare tutta la realtà, tutto ciò che esiste, tutto quello che percepiamo con i nostri sensi e ciò che è al di là di essi.

Vogliamo avere l’intero universo nella nostra testa, talvolta l’intero mondo nel nostro cuore. Non vediamo che un tale gesto trasforma la vita del mondo in qualcosa di finito, di morto in un certo senso, perché il mondo perde così la sua propria vita sempre estranea a noi, esterna a noi, altra da noi.

Farò un esempio. Se capissimo esattamente quello che fa la primavera, perderemmo probabilmente la contemplazione stupita davanti al mistero della crescita primaverile, perderemmo la vita, la vitalità alle quali tale rinascita universale ci consente di partecipare senza che possiamo conoscere né controllare donde ci arrivino la gioia, la forza, il desiderio che ci animano. Ammesso che fosse possibile analizzare ogni elemento di energia che avviene nell’esplosione della primavera, ne perderemmo lo stato globale che proviamo quando siamo immersi(e) in essa con tutti i nostri sensi, il nostro intero corpo, la nostra anima.

Questo stato, mi permetterò di dire: questo stato di grazia, che ci procura la primavera, lo conosciamo talvolta, per lo meno parzialmente, quando ci troviamo in un nuovo paesaggio, in una manifestazione cosmica straordinaria, in un ambiente che ci è insieme percettibile e impercettibile, conosciuto e sconosciuto, visibile e invisibile. Siamo situati, in tal caso, in un’atmosfera, in un evento che sfuggono al nostro controllo, alla nostra competenza, alla nostra intenzione, al nostro stesso immaginario. La nostra risposta a tale «mistero» allora può essere la sorpresa, l’incanto, la lode, talvolta l’interrogazione, ma non può essere l’appropriazione, la riproduzione, la ripetizione.

Lo stato – fisico o spirituale – che produce in noi la primavera, certi paesaggi, certi fenomeni cosmici, può accadere all’inizio di un incontro con altri. L’altro ci commuove in tal modo nei primi momenti di un incontro, toccandoci in maniera globale, non conoscibile, non padroneggiabile. Poi, troppo spesso, lo facciamo nostro – o la facciamo nostra – attraverso la conoscenza, la sensibilità, la cultura. Entrando nel nostro orizzonte, nel nostro mondo, l’altro perde la stranezza della sua attrazione. La sua presenza ci circondava di un certo mistero, comunicandoci un risveglio sia corporeo sia spirituale, ma lo riconduciamo a noi, lo conglobiamo a nostra volta. Al limite, non lo vediamo più, non lo udiamo più, non lo percepiamo più. Fa parte di noi. A meno che non lo respingiamo.

L’altro è dentro o fuori. Non è dentro e fuori, facendo parte della nostra interiorità ma rimanendo anche fuori, esterno, estraneo a noi, altro. Svegliandoci con la sua alterità, con il suo mistero, con l’infinito (in due parole: non l’assoluto) che rappresenta per noi. E proprio quando non lo conosciamo, o quando accettiamo che resti per noi non conoscibile, che l’altro ci illumina in qualche modo, ma di una luce che ci rischiara senza che sia possibile afferrarla, capirla, analizzarla, farla nostra.

La totalità dell’altro, come quella della primavera, ci tocca al di là di ogni conoscenza, di ogni giudizio, di ogni riduzione a noi, al nostro, a ciò che ci è in qualche modo proprio. In termini un po’ eruditi, potrei dire che l’altro, l’altro in quanto tale, in quanto altro, esiste al di là di ogni predicato attribuito da noi: non è mai un questo o un quello assegnato a lui/lei da noi. E proprio quando sfugge a ogni giudizio da parte nostra che l’altro emerge come un tu, sempre altro e inappropriabile dall’ io.

Luce Irigaray, Tra Oriente e Occidente

ODIO LA PAROLA FINE

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