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FRASI CARINE ♣♣♣ Frasi Straordinarie Da Scrivere a chi Ami! Dedica una Frase Significativa, una Frase Carina e Straordinaria, FRASI SIGNIFICATIVE! Scegli le Tue FRASI!



FRASI SUL GUERRIERO

settembre 30th, 2014

guerriero della luce

La pazienza, una calma sopportazione, una calma determinazione di arrivare fino in fondo e trionfare, queste sono le qualità che ora esigiamo da voi, ossia quelle virtù meno spettacolari, ma più solide del guerriero
Sri Aurobindo
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il Guerriero è il simbolo dell’uomo che vive la vita come continua ricerca di autenticità che non si accontenta di assistere allo scorrere degli anni sulla sua pelle in maniera passiva e rassegnata.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il Guerriero è un uomo profondamente spirituale, ma spesso non viene ritenuto tale perchè non si uniforma ai canoni riconosciuti
Non ha atteggiamenti ascetici, rifiuta il concetto di peccato e di colpa, considera il corpo e la materia mezzi di trasformazione e di consapevolezza e non ricettacoli del “peccato”.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il seduttore guarda alla vita come fa il guerriero. Vede in ogni individuo un castello cinto da mura da assediare.
Robert Greene, L’arte della seduzione
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Il Guerriero è una matafora che incarna un particolare atteggiamento verso la vita che amerei definire sacrale e che sempre di più emerge nel nuovo millennio.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il Guerriero parla poco e ascolta molto. Quando parla fa nascere le parole dal centro del cuore, dalla radice della coscienza. In lui c’è il desiderio di comunicare e condividere. Parla vedendo chi gli sta di fronte e si pone sulla frequenza e sul suo livello. Cerca parole semplici e significative. Pianta piccoli semi che possono germogliare anche a distanza di tempo. Parla soltanto se sente che l’altro vuole ascoltare, parla se l’altro esprime una domanda o una richiesta.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il tempo e la pazienza sono gli attributi più grandi di tutti i guerrieri.
Lev Tolstoj
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Il Guerriero impara a tacere, se l’altro non è in grado di comprendere.
Sa che ci sono parole che possono fare male a chi non è pronto a riceverla. Sa che ci sono conoscenze che vengono travisare dall’ignorante e usate per danneggiare gli altri.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il guerriero è umile. Ma l’umiltà non ha il senso che gli viene comunemente attribuito.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il Guerrieri è un archetipouniversale che si trova nei miti e nelle leggende di ogni epoca e cultura. E’ l’eroe che parte alla ricerca del Tesoro e che affronta numerose prove.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il Guerriero aderisce consapevolmente alla trama del Sacro e cerca di rendere sacro ogni atto della sua vita.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il Guerriero ha un rapporto intimo ed individuale con il Divino. Si sente contemporaneamente immerso nel Sacro e parte di Esso. Sentendosi goccia nel mare, non fa distinzioni di un dentro e di un fuori nel flusso cosciente della Vita. Se si immerge dentro di sé, si ritrova anche fuori di sé; se si espande fuori di sé, si ritrova anche dentro di sé.
Roberto Maria Sassone, Il guerriero interiore
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Il vero guerriero sa che perdere una battaglia migliora la sua abilità nel tenere la spada. La prossima volta saprà combattere più abilmente.
Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce
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Un guerriero della luce non conta solo sulle proprie forze. Usa anche l’energia dell’avversario.
Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce
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Un guerriero della luce non imbroglia mai, ma sa distrarre il suo avversario.
Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce
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Coraggiosi, noncuranti, beffardi, violenti – così ci vuole la saggezza: che è femmina e sa amare solo il guerriero.
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra
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Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore.
Paulo Coelho – tratto da Il manuale del guerriero della luce
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I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere.
Sun Tzu
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Un guerriero non ha bisogno di una storia personale. Un giorno scopre che non gli è più necessaria, e la abbandona.
Carlos Castaneda
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La Morte è la nostra costante compagna. Sta sempre alla nostra sinistra, non più lontana della lunghezza di un braccio, ed è l’unico consigliere saggio di un guerriero. Ogni qualvolta sente che tutto va male, e che sta per essere annientato, il guerriero può rivolgersi alla Morte e chiederle se è davvero così. La Morte gli risponderà che si sbaglia, e che al di fuori del suo tocco nulla ha importanza. Gli dirà: “Non ti ho ancora toccato”.
Carlos Castañeda

IL POTERE DELLE DOMANDE * LUCIA GIOVANNINI

settembre 29th, 2014


Che cosa ti fa sorridere? Come puoi sorridere di più? Impara a sdrammatizzare e a prenderti in giro.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Che cosa puoi cominciare ad accettare e ad amare di te? Ama e accetta TE STESSO.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Come puoi dimostrare il tuo amore a coloro che ami? Dimostra il tuo amore.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Quali nuove sfide vuoi affrontare per crescere? Sfida te stesso.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Quale passo, anche piccolo, puoi fare oggi per avvicinarti ai tuoi obiettivi? Fai un passo ORA.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Pensa a un tuo limite o a una tua ferita. Perchè potrebbe diventare una tua forza? Valorizza le tue cicatrici.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Se avessi ancora un solo anno da vivere cosa faresti di diverso? Come vorresti essere ricordato? Interroga l’eternità.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Se potessi ricominciare da capo, cosa cambieresti? Come puoi ricominciare ora? Cambia ciò che vuoi.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Che cosa ti fa sentire più vivo? Che cosa ami fare? Quali attività ti fanno perdere il senso del tempo? Mantieni accesa la fiamma della passione.

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Che cosa vuoi fare di diverso o di nuovo per andare verso i tuoi sogni? Lotta per i tuoi sogni.”

Lucia Giovannini, il potere delle domande

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Le domande sono il vero motore dell’attività mentale: un uomo che non si pone domande, o che si contenta delle risposte, non va molto lontano.
Piero Angela
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Il potere delle domande è la base per tutto il progresso umano.
Gandhi
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Le persone di successo si fanno domande migliori e, come risultato, ottengono risposte migliori.
Anthony Robbins

 

FRASI SULLA CONTENTEZZA

settembre 28th, 2014

felicita

È felice chi giudica rettamente. È felice chi è contento della sua condizione, qualsiasi essa sia, e gode di quello che ha. È felice chi affida alla ragione la condotta di tutta la sua vita.
Lucio Anneo Seneca, Sulla felicità
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Ero contento. Quella sera avevo un appuntamento. Qualcuno da toccare, da guardare, con cui parlare. Con cui dimentícare la morte, pane quotidiano.
La donna mi piaceva. Mi era piaciuta fin dalla prima volta che l’avevo vista in un caffè di Panama City. In quell’occasione accompagnava l’uomo corpulento che ci aveva dato le istruzioni necessarie e le parole d’ordine per passare in Costa Rica, e da li proseguire fino al confine settentrionale dove ci saremmo uniti al grosso della brigata.
La donna non aveva preso parte alla conversazione. Anche al momento dei saluti era rimasta in silenzio. Una forte stretta di mano, nient’altro.
Pablo era con me quel giorno, e una volta che i contatti se ne furono andati ci facemmo diversi giri di cubalibre.
«Ti è piaciuta», mi disse.
«Certo. E’ normale, no? C’è sempre qualche donna che ci piace.»
«Occhio, fratello. E’ meglio che la dímentíchi.»
«Non ho detto di esserne innamorato.»
«Meglio così. Non pensare più a lei.»
Pablo morì pochi giorni dopo aver varcato il confine e fui contento di non essere con lui quando accadde. Fu orribile, come tutte le morti. Venni a saperlo grazie a un comunicato di guerra, e in seguito dalla bocca di un compagno che mi raccontò i particolari.
La colonna di Pablo era riuscita ad avanzare per vari chilometri da Peñas Blancas verso Rivas. Scendeva la sera quando scoprirono una capanna abbandonata e, dopo aver fatto un’ispezione, decisero di passarvi la notte. L’unico sopravvissuto, quello che mi raccontò la storia, era riuscito a salvarsi solo per un colpo di fortuna. Il comandante della colonna gli aveva ordinato di restare di sentinella fuori dalla capanna. Accadde tutto molto in fretta. All’interno trovarono un po’ di legna, e fra i pezzi la guardia aveva piazzato una trappola acchiappa-babbei. Qualcuno della colonna decise di accendere un fuoco e, quando sollevò un legno, l’esplosione li uccise tutti.
Non pensavo a Pablo mentre mi dirigevo nel posto concordato. Pensavo alla donna.
Erano già molti mesi che non abbracciavo un corpo tiepido, un corpo morbido, qualcuno che mi facesse domande, qualcuno che rispondesse alle mie. Era passato troppo tempo senza dare né ricevere un po’ di tenerezza. Il tempo giusto per trasformarsi in una bestia in mezzo alla guerra.

Eravamo a Rivas, ed era la terza volta che prendevamo la città in meno di due mesi. A quanto pareva adesso la guardia era abbastanza indebolita e saremmo rimasti lì per un breve periodo prima di proseguire alla volta di Belèn, dove ci saremmo divisi per attaccare contemporaneamente Jinotepe e Granada.
Era stata lei a rivolgermi la parola mentre stavamo in fila per ricevere i rifornimenti.
“Tu e io ci conosciamo. Ricordi?”
“Certo che mi ricordo. Posso dirti quante gambe aveva il tavolo del caffè a Panama City.”
Lei aveva riso.
“A volte la memoria non è una buona compagnia. Bisogna saper dimenticare in fretta”.
Dopo aver preso le nostre provviste, eravamo andati a sederci nella piazza, all’ombra.
“Questa dev’essere una città molto bella quando non c’è la guerra. Una città in cui godersi il tramonto con la brezza del lago che ti accarezza la schiena.”
“È una bella città. Io sono del posto.”
“Hai famiglia qui?”
“Preferisco non parlarne.”
“Va bene. Se non ti va… Un’ultima domanda. Dov’è il compagno del nostro incontro a Panama?”
“Morto”, aveva risposto lei.
L’uomo aveva ricevuto istruzioni di avanzare verso est, la sua colonna doveva chiudere la tenaglia che si stringeva su Bluefields. Le forze di Pastora attaccavano da San Juan del Norte e l’uomo, dopo sette anni di lotta su quelle montagne, conosceva molto bene la zona. C’erano state alcune scaramucce, poi avevano occupato Juigalpa e da lì avevano proseguito fino a Rama, dove la guardia aveva teso loro una trappola, obbligandoli a ripiegare in una zona paludosa. Dopo vari attacchi dell’aviazione somozista, era stato catturato assieme a pochi altri sopravvissuti. Prima di dar loro il colpo di grazia, li avevano sgozzati vivi tutti quanti.

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Faceva un freddo che ti costringeva a camminare ripiegato su te stesso, con le mani in tasca, e a cercare un po’ di calore nei minuscoli negozi di artigianato e antiquariato.
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Il libro mi aspettava in una vetrina, e il suo primo segnale fu di saltarmi agli occhi nella mia stessa lingua. Non è frequente trovare volumi in spagnolo nei paesi dell’Est europeo, tantomeno nelle librerie di seconda mano.
Era un volume sottile, rilegato in tela scarlatta, con la copertina ornata da un rigo dorato, in parte sbiadito, che incorniciava due filigrane, anch’esse dorate, le quali concludevano le loro capricciose volute tracciando cardi e altri fiori che ricordavano i dipinti di Hieronymus Bosch. Nella parte inferiore della copertina, tra le filigrane, c’era un’ellissi orizzontale con la scritta: «Biblioteca scelta per la gioventù». Al centro, in una specie di pergamena dispiegata a metà, era impresso il titolo, “Storia della macchina a vapore”, e sotto dei caratteri massicci indicavano il nome della casa editrice: Fratelli Garnier, Parigi.
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Lei è sotto la doccia. L’acqua le cade sul corpo e vi indugia formando repentine stalattiti nell’abisso di quei seni che hai baciato per ore e ore.
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Grande serenità di spirito possiede colui che non bada alle lodi né ai rimproveri della gente; giacché, se ha la coscienza pulita, si sentirà facilmente contento e tranquillo.
T. da Kempis
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Io ti ringrazio, Amore, d’ogni pena e tormento, e son contento ormai d’ogni dolore.
Poliziano
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Val più una casetta e cuor contento che un palazzo pien di vento.
Proverbio
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Ed ero contentissimo
in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo…
In fondo eri contentissima
quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva…
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l’ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora
Tiziano Ferro, ero contentissimo
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Sono contento di averti accanto
di notte e di giorno
e ogni volta che torno
io sono contento perché non rimpiango
le donne che ho avuto
e non ho mai amato davvero
lo so, sembra strano però
sembra il sole a mezzogiorno
che ci scalderà
sembra l’acqua che è nel mare
e che poi pioverà
sembra tutto un altro mondo
e spero, tornerai con me.
Alex Britti, sono contento

FRASI SULL’IMMAGINAZIONE

settembre 25th, 2014

Senza titolo-1

La ragione non è nulla senza l’immaginazione.
Cartesio
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La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.
Albert Einstein
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André Breton considera i pazzi delle creature «vittime della loro immaginazione» che dall’immaginazione attingono un grande conforto e ne esalta, in uno slancio dai connotati velatamente romantici, il desiderio di rivolta, l’inosservanza delle regole della società borghese, il rifiuto della censura, dell’autorità e della ragione.
Paolo Albani,     Forse Queneau
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mi è stato insegnato, sul mio mondo natale, quand’ero bambino, che la Verità è una questione d’immaginazione.
Ursula K. Le Guin , La mano sinistra delle tenebre
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L’immaginazione è “la pazza di casa”, m’insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio.
Giosualdo Bufalino, Il malpensante
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L’immaginazione è la qualità più tipicamente umana, quella che consente di creare, inventare, capire. È la qualità che consente all’uomo di trovare un margine di libertà, di sfuggire, in parte, alla sua condizione di marionetta mossa dai fili genetici e ambientali.
Piero Angela, Da zero a tre anni
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Non bisognerebbe mai immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l’immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere.
Andrea De Carlo, Due di due
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Non soffocare la tua ispirazione e la tua immaginazione, non diventare lo schiavo del tuo modello.
Vincent Van Gogh
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Sono passato attraverso momenti davvero terribili nella mia vita, alcuni dei quali sono realmente accaduti.
Mark Twain
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DALAI LAMA * LA STRADA CHE PORTA AL VERO

settembre 23rd, 2014

dalai lama

Due sono le strade per ottenere la felicità. La prima è esteriore. Procurandoci un’abitazione migliore, abiti e amici migliori, raggiungiamo in una certa misura felicità e soddisfazione. La seconda passa attraverso lo sviluppo mentale, che assicura la felicità interiore. Tuttavia, questi due approcci non sono equivalenti. La felicità esteriore non può durare a lungo senza la sua controparte. Se nel tuo orizzonte manca qualcosa – se ti manca qualcosa nel cuore – per quanto tu sia circondato da ricchezze, non sarai felice. Se invece hai raggiunto la pace mentale, puoi trovare la felicità anche nelle circostanze più difficili.
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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Ognuno di noi nasce privo di difese. Senza la gentilezza di un genitore non potremmo sopravvivere né tanto meno crescere bene. Quando i bambini vivono in una condizione di paura costante, senza un punto d’appoggio, soffrono per tutta la vita. Poiché i bambini piccoli hanno una mente molto sensibile, in loro il bisogno di gentilezza è particolarmente accentuato.
Anche gli esseri umani adulti hanno bisogno di gentilezza. Se qualcuno mi accoglie con un bel sorriso, esprimendo un atteggiamento sinceramente amichevole, glie ne sono estremamente grato. Anche se si tratta di persone che non conosco, e la cui lingua mi è ignota, la loro cordialità mi apre immediatamente il cuore. D’altro canto, avverto subito la mancanza di gentilezza, che riscontro anche in persone appartenenti alla mia stessa cultura e che conosco da anni. La gentilezza e l’amore, il sentirsi veramente tra fratelli e sorelle, sono estremamente preziosi. Rendono possibile la convivenza e svolgono, dunque, un ruolo cruciale all’interno della società.

Dalai Lama, La strada che porta al vero
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Coltivando un atteggiamento di cordialità possiamo trasformare anche gli altri. Se diventiamo esseri umani più buoni, i nostri genitori, nostra moglie o nostro marito, i nostri figli, i nostri vicini e amici saranno meno inclini alla rabbia. Diventeranno più cordiali, compassionevoli e armoniosi. L’ambiente intorno a noi sarà più sereno, il che favorirà la buona salute e forse una vita più lunga.
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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Si può essere ricchi, potenti e colti ma, senza l’influsso benefico della felicità e della compassione, non avremo la pace in noi né in famiglia, e di questo soffriranno anche i bambini.
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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Non cedere. Se sei pessimista fin dall’inizio, non ce la farai di certo. Se sei fiducioso e ottimista, in qualche misura il successo ti arriderà. Non è importante vincere la medaglia d’oro, ma fare del proprio meglio.
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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C’è un unico modo per conquistare una pace duratura: coltivare la fiducia reciproca, il rispetto, l’amore e la gentilezza. È l’unica maniera. I tentativi delle potenze globali di dominarsi a vicenda con la corsa alle armi – nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali che siano – sono controproducenti. Come può un mondo pieno d’odio e di rabbia conquistare una pace vera?
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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I litigi, l’inganno e l’arroganza ci hanno intrappolato nella nostra attuale situazione; per trovare una via d’uscita dobbiamo addestrarci a pratiche nuove. Per quanto possa sembrare arduo e idealistico, non abbiamo alternative alla compassione, al riconoscimento del valore degli uomini e dell’unità del genere umano: è questo l’unico modo per accedere a una felicità duratura.
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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Ci sono esperienze passeggere, come ad esempio mangiare del buon cibo, che sembrano di per sé gradevoli ma che, se ti abbandoni a esse senza sosta, si trasformano in dolore: questa è la sofferenza del cambiamento. Quando una situazione passa dal piacere al dolore, rifletti sul fatto che ti si è rivelata la natura profonda di quello che in origine era un piacere. L’attaccamento a piaceri così superficiali non potrà che produrre altro dolore.
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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Metti gli altri al primo posto. Funziona anche da un punto di vista egoistico. lascia che ti spieghi perché. Tu aspiri alla felicità e non alla sofferenza. Ora, se offri agli altri gen¬tilezza, amore e rispetto, si comporteranno allo stesso modo e sarai più felice. Se agli altri offri rabbia e odio, ti ricambieranno con la stessa moneta, facendoti perdere la felicità. Per questo motivo dico che, se sei egoista, devi essere saggiamente egoista. Il normale egoismo si concentra soltanto sui tuoi bisogni mentre, se sei saggiamente egoista, tratterai gli altri esattamente come coloro che ti sono vicini. Que¬sta strategia finirà per renderti più soddisfatto e felice.
Dalai Lama, La strada che porta al vero
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SIAMO CIO’ CHE PENSIAMO * LORENZO LOCATELLI

settembre 22nd, 2014

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La comunicazione è la base fondante di ogni relazione, e le relazioni sono quanto abbiamo di più caro e importante nella vita
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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Siamo testimoni ogni giorno di quanta sofferenza generi l’incapacità di esprimere sentimenti, di condividere con flessibilità  e apertura opinioni, convinzioni,  valori, di restare aperti aperti e curiosi di fronte alle diversità, dell’altro che spesso ha da insegnarci più di quanto immaginiamo.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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praticare la PNL significa chiedersi come noi, o chi ci sta di fronte, facciamo o pensiamo determinate cose.  A differenza della psicologia o della psichiatria tradizionale, la PNL non si interroga su ciò che non funziona (la patologia) ma su ciò che funziona. Il suo obiettivo è estendere , o esportare, i processi mentali efficaci per modellare gli schemi, consci e inconsci, che ognuno di noi utilizza per pensare e agire, in modo da avanzare verso lo sviluppo e l’accrescimento del nostro potenziale. Ognuno di noi può applicare la PNL su se stesso per avviarsi a un percorso di crescita personale , e aiutare gli altri a superare i propri limiti e a spezzare le proprie catene.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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Stress e ansia pesano sul secondo cervello, sull’intestino, e ne alterano il funzionamento; ma è vero anche il contrario, cioè che ii cibi che assumiamo o il modo in cui li assumiamo possono influenzare i nostri pensieri e le nostre emozioni. Secondo la  neuroscienza moderna gli ultimi studi della PNL nella pancia c’è un cervello che assimila e digerisce non solo cibo, ma anche informazioni ed emozioni che provengono dal mondo esterno.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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Ciò che è importante ricordare, ma che spesso viene dimenticato o confuso, è che il cervello non è la mente. Non si possono identificare, Il cervello permette il pensiero e la somma dei pensieri crea la mentalità. Per cambiare mentalità dobbiamo cambiare i nostri pensieri e il nostro modo di pensare, non il nostro cervello. Il cambiamento è possibile ed è a portata di mano.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo 

FRASI SULL’AMORE PER GLI ANIMALI

settembre 21st, 2014

animali
Chi ama gli animali conosce l’Amore Universale, quel tipo di amore disinteressato, che travalica le barriere del dare e dell’avere. Non esiste domanda e non esiste offerta nella legge di Dio. Chi è capace di leggere negli occhi di un cane, per esempio, sa che in quei occhi c’è scritta la legge più importante di tutte, quella dell’Amore. Da questo tipo di Amore l’uomo, deve prendere la propria forza, la propria energia. Tutto il resto … è il nulla.
Francesco Patera, Francesco’s core

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Per vivere felici, basta guardare come fanno i bambini e gli animali.
Stephen Littleword, Nulla è un caso

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Fratelli, amate ogni creatura e tutto l’universo, ogni granello di sabbia, ogni fogliolina, ogni raggio di sole.
Fëdor M. Dostoevskij
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Non giudico le persone solitamente, ma sto ad osservare attentamente come trattano gli animali, ciò dice molto su come sono.
Stephen Littleword
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Il tuo dolore è il mio dolore, la tua gioia è la mia gioia. Perché siamo Tutti nati dallo stesso Respiro di Vita.
Valentina Suyren
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Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici che siamo pronti a fare per loro.
Konrad Lorenz

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Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
M.Gandhi
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La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono.
Charles Darwin
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Una gran parte delle emozioni più complesse sono comuni agli animali più elevati ed a noi. Ognuno può aver veduto quanta gelosia dimostri il cane se il padrone prodiga il suo affetto ad un’altra creatura; ed io ho osservato lo stesso fatto nelle scimmie. Ciò dimostra che non solo gli animali amano, ma sentono il desiderio di essere amati.
Charles Darwin
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Perché amo gli animali? Perché io sono uno di loro. Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,il panico del cervo che scappa, sono il tuo oceano grande e sono il più piccolo degli insetti. E conosco tutte le tue creature: sono perfette in questo amore che corre sulla terra per arrivare a te.
Alda Merini
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Noi ci affezioniamo molto a cani, gatti e cavalli, ci prendiamo cura di loro e quando muoiono viviamo un autentico lutto. Ma ai maiali, ai vitelli, alle galline riserviamo un trattamento brutale, di sfruttamento, lontano da qualsiasi forma di affetto, essendo essi parte di un sistema produttivo, il cui unico scopo è produrre la maggior quantità di cibo al minor costo. Per giustificare questo comportamento, gli animali sfavoriti devono essere considerati inferiori, indegni di un attaccamento affettivo. Se dovesse sorgere il dubbio che anche gli animali sfruttati abbiano un certo valore proprio, nascerebbe un conflitto irrisolvibile. Un modo sicuro per evitare il sorgere di tale conflitto è tenere le due categorie di animali, privilegiati e sfruttati, in ambiti della nostra mente completamente separati.
Rupert Sheldrake
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Come la potenza della natura può smuovere montagne e creare arcobaleni, così la potenza degli esseri umani è altrettanto illimitata. Ogni giorno, noi siamo liberi di cambiare la nostra vita. Infatti quando trattiamo con cura e rispettiamo gli animali, stiamo donando al mondo la pace.
Ruby Roth

FRASI DI PAPA FRANCESCO SULLA SCUOLA

settembre 15th, 2014

FRASIAFORISMI

Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. Questo è bellissimo!
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Se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!
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Gli insegnanti – ha aggiunto – sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà, con la mente sempre aperta a imparare!
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Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno ‘fiuto’, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, ‘incompiuto’, che cercano un ‘di più’, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è il primo motivo per cui amo la scuola
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La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello”, che “non sono mai dimensioni separate ma sempre intrecciate
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La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita!
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Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!
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La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello che dice: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti! Vi piace questo proverbio africano? Vi piace? Diciamolo insieme: per educare un figlio ci vuole un villaggio! Insieme! Per educare un figlio ci vuole un villaggio!
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E poi amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. E nell’educazione è tanto importante quello che abbiamo sentito anche oggi: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! Ricordatevelo! Questo ci farà bene per la vita. Diciamolo insieme: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca. Tutti insieme! E’ sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana. In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, e ci apre alla pienezza della vita!
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Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!

FRASI SU MILANO

settembre 13th, 2014

milano piazza del duomo

Non è vero che sono brutta. Non è vero che sopra di me c’è sempre la nebbia. Non è vero che sono fredda e penso solo ai soldi. [..] Per chi mi avete preso? Io sono Milano. E sono una bella signora.
Un giorno a Milano – Raffaella Rietmann, Michele Tranquillini
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Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche volta c’è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle sue seduzioni, e restare al lavoro. Ma queste seduzioni sono fomite, eccitamento continuo al lavoro, sono l’aria respirabile perché viva la mente; ed il cuore, lungi dal farci torto non serve spesso che a rinvigorirla. Provasi davvero la febbre di fare; in mezzo a cotesta folla briosa, seducente, bella, che ti si aggira attorno, provi il bisogno d’isolarti, assai meglio di come se tu fossi in una solitaria campagna. E la solitudine ti è popolata da tutte le larve affascinanti che ti hanno sorriso per le vie e che son diventate patrimonio della tua mente.
Giovanni Verga
***

Vorrei che Milano tornasse la città insorta del 1848, piena di virgulti e voglia di cambiamento, una Milano dove l’interesse privato e particolare venisse messo da parte per fare spazio al bene comune.
Antonio Scurati
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Una volta girovagavo nei desolati quartieri periferici e vagabondavo lungo i terrapieni delle ferrovie, affascinato dal pittoresco romantico di Porta Ticinese, dei canali. Adesso c’è la metropoli dei grattacieli, la city un po’ avveniristica, un po’ provinciale: un misto tra il risotto e l’acciaio, che mi diverte.
Alberto Lattuada
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Se quand’era tempo avessi potuto compiacere ad un mio desiderio, io sarei andato a vivere alcuni anni a Napoli, alcuni a Milano. Queste due città, una per la sua grande popolazione, l’altra per molte particolari condizioni, sono da qualche tempo la stanza del pensare filosofico in Italia. Esse furono abitate da quasi tutti i nostri scrittori che s’innalzarono ad una certa elevatezza d’idee, ed abbracciarono una certa estensione di principii.
Giuseppe Bianchetti
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Milano è una città utilitaria, demolita e rifatta secondo le necessità del momento, non riuscendo perciò mai a diventare antica.
Guido Piovene
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Milano è una città piatta. Le sue uniche colline sono artificiali, come il Monte Stella, la “montagnetta di San Siro” creata con le macerie di guerra, o i terrapieni dei ponti ferroviari. In teoria, lo sguardo dovrebbe riuscire a spingersi fino a molti chilometri di distanza, ma altre caratteristiche di Milano vi si oppongono: la nebbia d’inverno, la foschia e l’afa d’estate. Lo spettacolare arco delle Alpi a nord e a ovest di Milano dovrebbe essere il suo orizzonte abituale, ma in realtà le montagne “appaiono” solo qualche volta all’anno. Milano è intimamente legata, nell’immaginario collettivo, al suo clima: la cappa soffocante nei mesi estivi e la nebbia d’inverno. Si dice che un vero milanese nasca “con la nebbia nei polmoni”. Spesso, Milano è letteralmente invisibile, una città in bianco e nero dove pochi, occasionali colori riescono a farsi notare: le diverse sfumature di rosa del Duomo, gli azzurri brillanti dei cieli primaverili. La si ricorda soprattutto come una città grigia, come le sue periferie. Milano viene universalmente considerata una città brutta: la sua bellezza è nascosta, privata, si cela dietro ai portoni sbarrati, negli interni dei cortili, nelle “poche piazze discrete”.
John Foot; Milano dopo il miracolo
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Milano è ossessionata dal lavoro e dal denaro. Le capacità di integrazione della città, il suo carattere cosmopolita (“la piccola mela”) e le sue qualità “americane” di dinamismo, profitto e fascino derivano da questa sua abilità nel produrre, investire e far circolare il denaro. Il mercato azionario italiano ha sede a Milano, in piazza Affari. Da sempre, è qui che le principali industrie e le banche più importanti hanno i loro uffici direttivi, la maggior parte intorno a piazza Cordusio. Dopo la rivoluzione industriale della prima metà del Novecento e il boom, Milano diventa il cuore della rivoluzione postindustriale, e le nuove industrie della moda, della pubblicità e dell’editoria diventano il traino dell’economia regionale.
John Foot; Milano dopo il miracolo
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Milano è per antonomasia la città italiana in cui i diversi passaggi della civilizzazione capitalistica, dalla prima industrializzazione al fordismo fino all’ipermodernità del postfordismo, si sono presentati nella loro dimensione più pura. Milano ha sempre giocato nell’immaginario nazional-popolare il ruolo di simbolo del movimento, della trasformazione, della modernità.

E tuttavia questa città non ha mai dismesso la sua capacità di memoria, di connessione con la sua storia. Lo testimonia il lavoro di un autore, per molti versi “anomalo”, come Giovanni Testori, il quale descriveva l’Apocalisse culturale prodotta dall’industrializzazione fordista raccontando il “Fabbricone” dalla prospettiva della comunità originaria di Novate Milanese, allora comune ella periferia di Milano oggi pezzo della città infinita. Oppure come negli anni ’30 un altro grande lombardo Carlo Emilio Gadda, osservando l’irrompere del gene egoista dell’impresa nell’antropologia della borghesia, scriveva che «negli illuminati salotti della borghesia pacchianissima, si udivano lodi dell’attività pratica, inni allo scaldabagno, ditirambi verso le maniglie di ottone stampato».
Aldo Bonomi , Milano ai tempi delle moltitudini
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Uno spaccato della storia milanese è corso Buenos Aires, uno dei posti più milanesi di Milano.

Corso Buenos Aires è chiamato anche “la galleria dei poveri”.

È la seconda “vasca” di Milano, intendendo per vasca il contenitore all’interno del quale fanno avanti e indietro gli avventori, quando non si ha nulla da fare e per fortuna, allora, si guarda Milano (le sue vetrine).

A piedi, si arriva a corso Buenos Aires dal Duomo, attraversando il “Corso” (Vittorio Emanuele, “la galleria dei ricchi”) fino a piazza San Babila e da lì verso corso Venezia (un tempo corso di Porta Orientale, fuga dal centro alla campagna), a fianco dei giardini pubblici, fino a piazza Oberdan dove, ramificato da un susseguirsi di stradine che lo collegano alla stazione Centrale, inizia corso Buenos Aires, che si estende fino a piazzale Loreto, uno dei luoghi più incomprensibili del mondo.

Il sabato e la domenica è difficile camminare per corso Buenos Aires. Arriva gente da tutta la provincia di Milano, e camminano avanti e indietro. Arrivano anche, in buona parte, dal Giappone.
A Milano ci sono i giapponesi e i piccioni, tanti.
Non solo loro, ovviamente.
Però ci sono tanti giapponesi e tanti piccioni che fanno avanti e indietro.
I piccioni volano, i giapponesi corrono.
Le due cose si fondono armonicamente, o provano a farlo, in piazza Duomo. Come in una parodia di piazza San Marco a Venezia, ci sono i venditori di mais che fanno le foto ai turisti che danno da mangiare ai piccioni; nelle foto, generalmente, si vedono corpi abbozzati sotto una quantità incongrua di piccioni svolazzanti. Solo i giapponesi si fanno ritrarre mentre nutrono i piccioni.
È una cultura turistica massimalista.
Quella delle magliette “Sono stato in Italia”.
E quindi piazza San Marco a Venezia, il Duomo di Milano la mole Antonelliana piazza del Campo il Colosseo il Vesuvio.
La foto con i piccioni in piazza Duomo.
Sono opere espressionistiche spicciole, inconsapevoli, con la funzione di souvenir massimalisti.
I giapponesi li noti perché sono in gruppi, quasi sempre, e si muovono compatti. Fotografano tutto.
È stato calcolato che chiunque ha un suo ritratto, involontario, in un album di fotografie giapponese.
Un turista giapponese, fotografando tutto, ha fotografato anche te, che del tutto sei parte e sai che di te rimane testimonianza, in un appartamento di Shibuya, ad esempio.
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Roma è un grande pianeta.

Milano è una stella.

La più grande.

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Bonvesin de la Riva era un maestro di grammatica nato verso la metà del Duecento e morto nel 1313. Si chiamava così perché “la riva” era la ripa di Porta Ticinese, il quartiere di Milano dove abitava e insegnava.

Bonvesin lo si studia, a volte, nelle scuole superiori e se ne cita la sua vividissima descrizione dell’inferno, un luogo puzzolentissimo dove i diavoli mestolano nei pentoloni i peccatori e se li mangiano.

Ma oltre a questa visionaria descrizione pulp del tenebroso aldilà, Bonvesin de la Riva ci ha consegnato un’opera fondamentale per farci un’idea di come vedesse Milano un erudito di ottocento anni fa: il De magnalibus Mediolani (Le meraviglie di Milano), che riassumeremo qui in parte.

Milano, ci racconta Bonvesin, è una città meravigliosa, ma i milanesi (già allora) hanno troppa fretta e non se ne accorgono. Milano è la città più bella d’Italia. È come il Sole tra i corpi celesti. Secondo Bonvesin, questo dimostra che il papa dovrebbe stare a Milano, e non a Roma, perché Milano è più importante di Roma.

Roma è un grande pianeta.

Milano è una stella.

La più grande.

Così diceva Bonvesin.

Perché?

Perché non ha paludi fetide e schifose, ma limpidi fiumi, e acque molto buone da bere, saporite e leggere.

Le acque di Milano sono meglio del vino.

Bonvesin era fissato, con l’acqua. Ma a quei tempi era normale, perché le reti idriche erano messe malissimo.

Il clima, dice poi Bonvesin, a Milano, è temperato tutto l’anno, e fino a mezzanotte non fa mai freddo.

A Milano, le persone muoiono molto vecchie.

Le strade sono larghe.

I palazzi sono belli.

Le case sono numerose e tutte attaccate.

Le case sono circa dodicimilacinquecento.

La città è rotonda, e al centro c’è una corte con un bellissimo palazzo.

La città è cinta di mura e ha sei porte. Ogni porta ha due torri. Ci sono duecento chiese e quattrocentottanta altari. Ci sono centoventi campanili e duecento campane. Chi sale sulla torre del palazzo al centro della città vede dei bellissimi paesi, tra i quali Monza. Oltre a Monza ci sono altri centocinquanta paesi che circondano Milano, e sono tutti belli.

Ci sono tante cascine, fiumi, eremi, frutteti.

Chi visita Milano e i suoi dintorni, dice Bonvesin, “anche girando il mondo intero non troverà mai un simile paradiso di delizie”.

I milanesi maschi e femmine sorridono sempre e non ingannano.

Vivono con decoro e si vestono bene.

Sono molto religiosi.

La popolazione si espande in continuazione, perché l’acqua è buona.

I malati possono andare negli ospedali, che in città sono dieci e in periferia quindici. Tutti i malati poveri vengono curati gratis.

Ci sono quattrocento frati che vivono di elemosina.

Diecimila preti.

Centoventi giudici.

Millecinquecento notai.

Sei trombettieri.

Ventotto medici.

Cento cinquanta chirurghi.

Otto professori di grammatica.

Centocinquanta cantanti.

Settanta maestri.

Seicento fornai.

Mille mercanti.

Quattrocentocinquanta macellai.

Quattrocento pescatori.

Trenta fabbricanti di campanelle per cavallo.

Cento nobili che vanno a caccia di falconi.

Più di cento fabbricanti di corazze per soldati.

Duemila morti sepolti in tombe di marmo o di selce.

Milano, continua Bonvesin, produce ceci, fagioli, grano, segale, miglio, lenticchie, rape, ciliegie aspre, ciliegie dolci, prugne bianche, prugne rossicce, fichi grossi e nocciole piccole adatte alle donne, pesche, pere, pomodori, castagne, bietole, lattuga, sedano, prezzemolo, finocchio, zucche, trifogli, viole, rose.

Ci sono buoi, pecore, capre, cavalli, muli, asini.

Alberi, fave, olio, pane, vino, carne, galline, pavoni, fagiani, cani, allodole, merli, arieti, anatre, miele, ricotte, latte, gamberi, pesci grossi appetitosi, lino, seta, pepe, sale.

Quattro volte all’anno ci sono i mercati generali.

Due volte alla settimana i mercati di rione.

Nessuno sta mai fermo.

C’è tanto da fare.

Gli uomini corrono di qua e di là.

Le donne sposate corrono di qua e di là.

Le donne vergini corrono di qua e di là.

I fanciulli corrono di qua e di là.

Aldo Nove, Milano non è Milano
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Milano è come la punta di un iceberg.
Sotto, immensa, c’è la sua storia. Ogni tanto un’onda ne scopre un frammento, prima che le acque, nell’opera di corrosione inarrestabile che questa città si è proposta per esistere sempre presente a se stessa, nel presente, lo riportino sotto.
Millenni underground.
Per conoscerla, bisogna avere la pazienza di ascoltarla.
Con lo stetoscopio.
Come pulsa dentro.
Bisogna saperla sentire.
Suo malgrado.
Dove rivela la sua memoria. Diceva Nietzsche che la vitalità non trae giovamento dalla storia. Chi vive, se vuole andare avanti, deve dimenticare.
Il suo passato.
E Milano si dimentica, si trasforma come la divinità azteca con cui abbiamo iniziato questo libro.
Per sopravvivere a se stessa.
Aldo Nove, Milano non è Milano
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