Frasi

FRASI CARINE ♣♣♣ Frasi Straordinarie Da Scrivere a chi Ami! Dedica una Frase Significativa, una Frase Carina e Straordinaria, FRASI SIGNIFICATIVE! Scegli le Tue FRASI!

Flash back…

aprile 30th, 2012

 

Incolore è la profondità del silenzio che m’ invade,
troppo leggero ed impalpabile per capirne la direzione.
Stanotte la neve ha ricoperto i miei quadri con orsi polari…
e le tue impronte vagano per la stanza sporcando le pareti
con FANTASMI..e quel che resta tra le pagine nostre…
non sono altro che spruzzi d’ inchiostro trasparente..

Tanya Bì  -©-

Ricominciare da ZERO

aprile 30th, 2012

Ora mi trovo qui a scrivere una nuova opera letteraria da zero, e così anche il mio presente.
Sto per ricominciare tutto da zero, ma prima di ricominciare qualcosa voglio trovare davvero quello che voglio, senza accontentarmi o sbagliare…
voglio essere solamente sereno e felice dopo questi mesi tremendi. Mesi tremendi in cui l’unica cosa che sapevo fare era piangermi addosso, per qualcosa che forse nn è mai esistito.. Quel qualcosa c’era e quando ha iniziato a vedere la luce del sole, si è appassito. Qualcosa su cui avevo puntato tutto me stesso, ho fatto il massimo ma il massimo non è bastato.. L’unica che mi è stata vicino in questi mesi è stata la speranza, ma solo ora capisco che nn era un’amica, ma una fottutissima nemica che mi ha fatto solamente sprecare tempo prezioso della mai vita.. Avete presente la frase che tutto quello che ottieni prima o poi lo paghi?.. Cavolo si che lo paghi, lo paghi a tue spese, rovinandoti la vita. Quel che hai ottenuto e poi perdi, diventa un’ossessione che nn lascia più stare il tuo cervello.. Ma in fondo rifarei tutto fin dall’inizio, forse sarei stato diverso più menefreghista ma sicuramente lo rivivrei.. Ovviamente è scontato dire che tutto ti fa crescere. Sia cose belle sia cose brutte…Sai spesso le persone non si rendono conto di quanto possano influenzare la tua vita, quando possano abbellirla o rovinartela.. Un giorno per loro sei tutto, il giorno dopo niente. E davvero strano.. E ora??? beh ora voglio solamente vivermi quel che capita,senza appesantirmi troppo la vita x quello che succederà domani.. voglio vivermi l’oggi, il presente e nn preoccuparmi più del futuro.. Così ora si RICOMINCIA DA ZERO…. RESETTTTT!!! Come se girassi una pagina impregnata d’ inchiostro, e ne iniziassi una nuova.. Magari Colorata, che ne dite?! Si di arancione.. un arancione che dice Cavolo ho ancora tanto da dare, da fare, da vivere, da sorridere, da divertirmi… E me ne fregherò di ciò che dice il mondo, tanto parla sempre .. Nel bene o nel male.. BLA BLA BLA….un giorno mi farò una risata su tutto quel che è successo… Quindi ora immagina il nuovo inizio e sogno….. Chissà tra qualche mese dove sarò? Con chi sarò? Cosa farò? Beh c’è solo un modo per scoprirlo: VIVEREEEEEEEEEEEE

Alex Seto

Photo By Thomas Perreca

CHI C’E’ E CHI NON C’E’

aprile 30th, 2012

c’è chi ha nella sua mente posto per un -puro- pensiero di te…

c’è chi della tua immagine e della tua persona ha rispetto e la tratta con delicatezza

c’è chi ti ama veramente e chi ti vuol bene non solo a parole

c’è chi… ti sente, anche se non parli.
c’è chi ti osserva, anche se non ti vede.
C’è chi ti stringe la mano, anche se è a chilometri di distanza.

Tutto il resto, anche se è a un centimetro da te…non c’è

Anna Pianura

LE PAROLE – Riflessi d’acqua

aprile 30th, 2012

LE PAROLE – Riflessi d’acqua

Le parole sono ponti,
le parole costruiscono muri,
le parole danno la vita,
le parole feriscono, uccidono,
travolgono,
le parole fanno risorgere
rinascere…
scorrono come acqua,
volano come piume,
aquiloni
o gabbiani,
pesano come macigni,
carezzano come sguardo
d’amore,
saltellano come bollicine
di champagne,
danzano come fiocchi di neve,
piovono come ghiaccioli,
rimbalzano allegre
come una palla lanciata
da tenere mani di bimbo
o possono essere scagliate
come pietre di lapidazione…
Sono il tutto ed il niente
le parole

- ©Riflessi d’acqua -
Copyright©2011
Blog Riflessi d’acqua


Ancora posto per me…

aprile 29th, 2012

Quando la luna cadrà
nell’ acqua…
potrò inizare
a respirare nuovamente..
e forse avrò bisogno
di te…
avrò bisogno di amici.

Tanya Bì  (Sottovoce)  -©-

FRASI 1° MAGGIO

aprile 29th, 2012

Frasi Speciali 1° Maggio

Io amo il mio lavoro. Amo la soddisfazione che mi procura l’individuare una scappatoia in un contratto. Amo la scossa di adrenalina che si prova nel chiudere un accordo. Amo l’eccitazione che viene da una trattativa, dal confronto, dal fare l’osservazione migliore fra tutti i presenti a una riunione.
Ogni tanto, forse, mi sento come se qualcuno mi stesse caricando dei pesi sulle spalle. Tipo grossi blocchi di cemento, impilati uno sopra l’altro, e io li devo reggere, anche se sono esausta…
Ma probabilmente càpita a tutti di sentirsi così. É normale
Sophie Kinsella* La Regina della casa
***

“Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile. Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse. “Spacco pietre” rispose il primo. “Mi guadagno da vivere” rispose il secondo. “Partecipo alla costruzione di una cattedrale” disse il terzo.”
Peter Schultz
***

Il lavoro è una manna quando ci aiuta a pensare a quello che stiamo facendo. Ma diventa una maledizione nel momento in cui la sua unica utilità consiste nell’evitare che riflettiamo sul senso della vita.
Paulo Coelho * Manuale del guerriero della luce
***

Il lavoro mi piace, mi affascina. Potrei starmene seduto per ore a guardarlo.
Jerome Klapka Jerome
***

L’unico modo per fare un buon lavoro è amare quel che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare. Non accontentarti. Come per tutte le questioni di cuore,saprai di averlo trovato quando ce l’avrai davanti.
STEVE JOBS
***

Si fuese el trabajo tan bueno,

se lo hubieran guardado

los ricos para si solos!

Vecchio detto castigliano
***

I calcoli matematici sono freddi, generalmente non hanno un’anima. Statistiche, proiezioni, raffronti, percentuali.
Sono operazioni svolte da uomini, ma distanti dalla vita delle persone.
Sono numeri sommati, moltiplicati, sottratti, poi divisi, ancora sommati, divisi, risommati, sottratti di nuovo, e ancora moltiplicati, divisi, che alla fine compiono un totale.
Sono colonne di numeri messi in fila, pronti per essere proiettati, interpretati, magari manipolati, travisati.
Naturalmente dagli uomini, per conto di altri uomini, spesso contro altri uomini ancora.
Solo quando vengono associati a un soggetto, quei numeri fanno capire molto di più di qualsiasi analisi, rapporto, editoriale di un quotidiano, rilievo di un ricercatore.
I numeri associati a un soggetto raccontano una storia e ne descrivono il senso compiuto.
Se ti dicessi 874.940, così, senza spiegarti il motivo, tu non capiresti proprio nulla.
Di cosa stiamo parlando, mi diresti.
874.940.

Sì, va bene, ma di cosa?
874.940.
Persone… uomini… donne… vecchi… ragazzi… bambini… neonati…
[...]

874.940.
Di cosa?
Letti così quei numeri non si capiscono.
874.940.
Se ti dicessi invece operai, impiegati, muratori, carpentieri, attrezzisti, elettricisti, carrozzieri, meccanici, falegnami, contadini italiani portati in ospedale in una giornata di ordinario lavoro.
Se ti dicessi che molti di loro sono immigrati con regolare permesso di soggiorno che in un anno subiscono un infortunio sul lavoro.
Allora capiresti tutto.
E se mi venisse fuori un altro numero?
1120.
Sono gli incidenti sul lavoro mortali in un anno.
A questo punto ti potresti perfino incazzare.
Perché… perché non si può morire mentre si lavora.
Jean-Pierre Levaray*  MALEDETTA FABBRICA

***

Ti consideri stressata?
No. Non sono stressata.
Sono… molto impegnata. Ma il mondo è pieno di gente impegnata.
É la vita. Ho un lavoro di grande responsabilità, e per me la carriera
è importante.
E va bene. A volte mi sento un po’ tesa. Sotto pressione. Ma…
cavolo, faccio l’avvocato nella City. Cosa vi aspettate?
Mentre scrivo, premo così forte sulla pagina da bucare il foglio.
Accidenti.
Sophie Kinsella* LA REGINA DELLA CASA
***

L’illusione di un attimo

aprile 29th, 2012

A volte la vita ti illude, ti fa credere di avere il mondo tra le tue mani… e all’improvviso ti ritrovi nel vuoto, in un baratro e ti toglie tutto ciò che sembrava ti appartenesse per sempre…. per sempre…. per sempre….

Alex Seto

Photo by Arte Pirolli

FRASI SULL’ADESSO

aprile 27th, 2012

Agisci ora, più tardi, sarà solo tardi.
Stephen Litteword, Aforismi

*

Adesso sei, hai, puoi. Respira e fai, adesso!
Stephen Litteword, Aforismi

*

Quello che hai da fare, fallo adesso. Il futuro non è promesso a nessuno.
Wayne Dyer

*

Il dolore che voi create adesso è sempre qualche forma di non accettazione, qualche forma di resistenza inconsapevole a ciò che esiste. A livello del pensiero, laresistenza è una qualche forma di giudizio. A livello emozionale, è una qualche forma di negatività. L’intensità del dolore dipende dal grado di resistenza al momentopresente, e questo a sua volta dipende dalla forza con cui vi identificate con la vostra mente. La mente cerca sempre di negare l’adesso e di sfuggirlo. In altri termini, più voi vi identificate con la vostra mente, più soffrite. Oppure possiamo metterla così: più siete in grado di onorare e di accettare l’Adesso, più siete liberi dal dolore, dalla sofferenza, nonché liberi dalla mente egoica.
E. Tolle, Il Potere di adesso

*

E’ adesso che bisogna bere.
Orazio

*

Se ci fosse un momento per osare, per fare la differenza, per iniziare qualcosa che vale la pena fare, è adesso. Non per una grande causa, ma per qualcosa che accende il tuo cuore, per qualcosa che è d’autentica ispirazione, per un tuo sogno. Lo devi a te stesso, per rendere speciale ogni tuo giorno sulla terra.
Divertiti. Scava in profondità e riemergi. Respira la vita. Vivi i tuoi sogni!
Stephen Littleword, Aforismi

*

Il Potere di Adesso Il Potere di Adesso

Una guida all’illuminazione spirituale. La scoperta del “qui” e “ora” del proprio vero Essere

Eckhart Tolle

Compralo su il Giardino dei Libri

DAVID FOSTER WALLACE * QUESTA E’ L’ACQUA

aprile 26th, 2012

Prendo gli antidepressivi da, quanto sarà, un anno, e ritengo di avere i numeri per dire come sono. Sono straordinari, davvero, ma sono straordinari come sarebbe straordinario vivere, che so, su un altro pianeta caldo e comodo fornito di cibo e acqua fresca: sarebbe straordinario, ma non sarebbe la cara vecchia Terra. Ormai è quasi un anno che non sto sulla Terra, perché sulla Terra non me la cavavo troppo bene. Diciamo che me la cavo un po’ meglio dove mi trovo adesso, sul pianeta Trillafon, con grande piacere, credo, di tutti gli interessati.
David Foster Wallace * Questa è l’acqua
***

Se qualcuno vi racconta di aver fatto un viaggio, vi aspettate come minimo uno straccio di spiegazione sul perché è partito per quel viaggio. Alla luce di questo vi racconterò certe cose che spiegano come mai le cose sulla Terra per me non andavano troppo bene ormai da un pezzo. È stranissimo, ma tre anni fa, quand’ero all’ultimo anno delle superiori, ho cominciato a soffrire di quelle che ora chiamerei allucinazioni. Ero convinto che un’enorme ferita, una ferita davvero enorme e profonda, mi si fosse aperta sulla faccia, sulla guancia vicino al naso… che la pelle si fosse spaccata come un frutto maturo, che uscisse il sangue, scuro e lucido, che si vedessero chiaramente le vene, i pezzetti di grasso facciale giallo e di muscolo grigio-rosso e perfino qualche sfolgorante bagliore d’osso, là dentro. Ogni volta che mi guardavo allo specchio, eccola lí, la ferita, e sentivo la contrazione del muscolo scoperto e il calore del sangue sulla guancia, di continuo. Ma se dicevo a un medico, a mamma o a qualcun altro: – Ehi, guarda questa ferita aperta che ho sulla faccia, dovrei andare in ospedale, – loro dicevano: – Aho, non hai nessuna ferita sulla faccia, sicuro che ci vedi bene? – Eppure ogni volta che mi guardavo allo specchio, eccola lí, e sentivo sempre il calore del sangue sulla guancia, e ogni volta che ci passavo sopra la mano le dita sprofondavano in quella che sembrava gelatina bollente con dentro ossa, tendini e cose varie. E sembrava sempre che la guardassero tutti. Sembrava che mi squadrassero in modo buffo, e io pensavo: «Dio santo, hanno davvero il voltastomaco, la vedono, devo andare a nascondermi, levarmi di torno». Invece forse mi squadravano perché sembravo spaventatissimo e sofferente e mi tenevo la mano sulla faccia e barcollavo ovunque e di continuo come un ubriaco. All’epoca, però, sembrava proprio vera. Strano, strano, strano.
David Foster Wallace * Questa è l’acqua
***

Sophie rideva forte quanto poteva. Il suono le riecheggiava nel petto come in un impianto elettrico.
David Foster Wallace * Questa è l’acqua
***

Poi c’era quella faccenda di piangere senza motivo, che non era dolorosa ma era molto imbarazzante e anche abbastanza spaventosa perché non riuscivo a controllarla. Succedeva che mi mettevo a piangere senza motivo, dopodiché mi prendeva come la paura di mettermi a piangere o che una volta cominciato a piangere non sarei piú riuscito a smettere, e quello stato di paura aveva la gentilezza di azionare un altro interruttore bianco lungo il tubo tra il cervello foruncoloso e gli occhi infiammati, e giú a piangere ancora peggio, come quando spingi uno skateboard senza mai fermarti. Era molto imbarazzante a scuola, e incredibilmente imbarazzante in famiglia, perché i miei pensavano che fosse colpa loro, che avessero fatto qualcosa di male. Sarebbe stato incredibilmente imbarazzante anche con gli amici, solo che all’epoca in realtà non avevo tutti questi amici. Che era un vantaggio, piú o meno. Ma c’erano anche tutti gli altri. Adottavo tutta una serie di trucchetti per il «problema del pianto». Quand’ero in mezzo agli altri e gli occhi diventavano tutti infiammati e pieni di acqua salata rovente fingevo di starnutire, o ancora piú spesso di sbadigliare, essendo due cose che giustificano le lacrime agli occhi. A scuola dovevano pensare che fossi il piú grande morto di sonno del mondo. Peccato che sbadigliare non giustifica per davvero il fatto che le lacrime scorrano lungo le guance piovendo in grembo o sul banco o facendo delle grinze bagnate come tante stelline sui fogli dei compiti in classe e roba varia, e poi sono pochi quelli che hanno gli occhi superrossi per aver soltanto sbadigliato. Perciò quei trucchetti non dovevano funzionare benissimo.
David Foster Wallace * Questa è l’acqua
***

DANIEL C.DENNET * L’EVOLUZIONE DELLA LIBERTA’

aprile 25th, 2012

Le nostre menti sono semplicemente quello che i nostri cervelli fanno in modo non miracoloso, e il talento del nostro cervello non può che evolvere come ogni altra meraviglia naturale.
Daniel C. Dennett , L’evoluzione della libertà

Le scoperte più recenti su chi siamo e su come siamo pervenuti al nostro stato attuale sono, a dir poco, terrificanti. Quello che siete, ci dicono, è un assemblaggio di più o meno un migliaio di miliardi di cellule, appartenenti a migliaia di generi differenti. Il grosso di questo ammasso di cellule è composto da “figlie” della cellula uovo e dello spermatozoo, la cui unione ha dato vita a voi; ma, in realtà, queste sono superate numericamente da trilioni di batteri, autostoppisti provenienti da migliaia di ceppi diversi stipati nel vostro corpo (Hooper et al., 1998). Ognuna delle vostre cellule ospiti è un meccanismo non pensante, un piccolo robot piuttosto autonomo. Non è più cosciente dei batteri che ospitate. Nessuna delle cellule che contribuiscono a comporvi sa chi siete, né le importa saperlo.
Daniel C. Dennett , L’evoluzione della libertà

Un individuo può essere gentile e generoso, un altro può essere spietato; c’è chi fa il pornografo e chi invece dedica la propria vita a servire Dio. Una delle tentazioni a cui l’uomo, nel tempo, ha ceduto è stata quella di immaginare che queste fondamentali differenze potessero essere ricondotte a caratteristiche speciali di un qualche elemento extra (un’anima), posizionato da qualche parte nel quartier generale del corpo. Ormai sappiamo che, per quanto sia ancora molto seducente, l’idea non è minimamente supportata da ciò che abbiamo imparato sulla nostra biologia in generale e sul nostro cervello in particolare. Più comprendiamo come ci siamo evoluti e come funziona il nostro cervello, più ci convinciamo che non può esistere alcun ingrediente extra di questo tipo. Ognuno di noi è composto di robot non pensanti e da nient’altro; non abbiamo alcun ingrediente non-fisico o non-robotico. Le differenze che distinguono una persona dalle altre sono tutte riconducibili al modo in cui, durante una vita di crescita ed esperienza, le squadre dei loro personali robot si sono assemblate. La differenza tra saper parlare francese o saper parlare cinese è una differenza nell’organizzazione di queste parti mobili; lo stesso vale per tutte le altre differenze di cultura e personalità.
Daniel C. Dennett , L’evoluzione della libertà

Che cosa faremo, ora, della nostra conoscenza? I dolori del parto delle nostre scoperte non si sono ancora placati. Sono in molti a pensare che imparare troppo su ciò che siamo – barattare il mistero con dei meccanismi – impoverirà la nostra concezione delle possibilità umane. Questo timore è comprensibile, ma se stessimo veramente correndo il pericolo di sapere troppo, coloro che lavorano in prima linea in questa attività di ricerca non dovrebbero mostrare segni di sconforto? Guardate, invece, chi sta partecipando a questa avventura per accrescere la conoscenza scientifica e sta assimilando con impazienza le nuove scoperte; non sono certo a corto di ottimismo, hanno convinzioni morali, dimostrano impegno nella vita e nella società.
Daniel C. Dennett , L’evoluzione della libertà

FRASI 25 APRILE

aprile 25th, 2012

“..non c’ero e non conosco cosa accadde…
diffido dalla storia ufficiale
non ci vedo mai riferimenti alla gente comune.
Ho viaggiato per il mondo, senza tregua senza sosta, per lunghi anni. E quello che porto nel cuore non sono personaggi ma persone, gente comune e il loro quotidiano. Ogni loro racconto per me è un piccolo grande tesoro, di un valore inestimabile.
Non c’ero e non conosco cosa accadde…
ma so che oggi vivo un presente da uomo libero.
E questo mi basta per credere che oggi sia un giorno speciale”
Anton Vanligt

*

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione d’Italia, un italiano veramente libero è colui che vive, lavora, ama la propria terra. Lo stato in nessun modo non dovrebbe ostacolare questa sua sacrosanta libertà di uomo italiano. Siamo sicuri che questo accada?
Stephen Littleword, Aforismi

*

Un popolo ha la libertà per cui è disposto a lottare.
Stephen Littleword, Aforismi

*

Sul 25 aprile si sono scritti Trattati, Pensieri, Frasi, Poesie, cio’ che rimane è la conquista dell’uomo della sua libertà spinto, più che mai a ribellarsi a ideali in cui non credeva, ad una soppressione anacronistica. Dovremmo tutti imparare dalla storia, per trovare la forza di dire “no” e lottare per la libertà.
Stephen Littleword, Aforismi

*

E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade.
Oriana Fallaci, La Rabbia e l’Orgoglio

*

Avevo Due Paure
La prima era quella di uccidere
La seconda era quella di morire
Avevo diciassette anni
Poi venne la notte del silenzio
In quel buio si scambiarono le vite
Incollati alle barricate alcuni di noi morivano d’attesa
Incollati alle barricate alcuni di noi vivevano d’attesa
Poi spuntò l’alba
Ed era il 25 Aprile

Giuseppe  Colzani
***

Sulla Resistenza ormai sono state dette e scritte così tante parole e si sono viste così tante immagini che il rischio più preoccupante è l’oblio pianificato. E in Italia sono in troppi quelli che preferiscono dimenticare (non solo la Resistenza e i partigiani). O uno, per volontà e motivazioni personali, sa orientarsi nel labirinto di memorie, di interpretazioni storiografiche e di polemiche politiche, oppure forse è più utile prendere uno zaino e infilarsi un paio di scarponi. Per ricordare bisogna camminare.
DIEGO MARANI * Sentieri partigiani in Italia
***

L’impuro è il risultato della tensione verso la purezza. Senza questa tensione quel che risulta è il bruto.

Non voglio qui ora fare un discorso politico sul valore dell’espressione “scacco della Resistenza”, solo constatare che non è per questa Italia che tanti uomini hanno affrontato la morte. Il problema che mi pongo è se essi, prevedendo questo esito del loro sacrificio, lo avrebbero ugualmente compiuto. Ma è forse una legge storica che i periodi di tensione, nei quali le concezioni divergono al massimo e sanguinosamente si combattono, siano introduzioni a durevoli contaminazioni reciproche. [...]

Abbiamo scoperto tutto questo, lo abbiamo scoperto, intendo, non nei libri, ma nel vivo della nostra esperienza. Cioè siamo stati una delle punte della forbice al momento della sua massima divaricazione, e ora siamo nel mezzo dei processi di osmosi. Sentiamo che più nulla c’incanta. E pensiamo talvolta malgrado tutte le asserzioni ufficiali, che i ribelli sono morti invano, che la Resistenza è stata tradita, e che nessuno potrebbe indurci, oggi, a compiere atti nobili e rischiosi di cui il futuro traviserebbe lo scopo.

L’efficienza e la vitalità, rispettivamente nella sfera del lavoro e in quella della vita privata e del tempo libero, sono i due ideali etici antropologici della civiltà industriale nella sua fase più avanzata. Ma la cosa strana da constatare, se si giudica fuori da storicismi e determinismi e con un briciolo di distacco a rischio di essere tacciati di metastorici, è che efficienza e vitalità sono doti selvagge, cioè, meglio, espessioni ultracivilizzate di attitudini sostanzialmente ferine. Niente è più efficiente di una formica, di un’ape; e niente più trionfalmente vitale di una belva nella foresta. Mentre nulla è più umano della meditazione, del dubbio, e persino dell’ozio perplesso.

Significa dunque ciò che la storia è il fallimento dell’uomo? O meglio della sua illusione e presunzione, e la vittoria sotto altre forme della sua natura di bruto?

Una delle cause, non la maggiore ma neanche la minore, dell’attuale disfatta civile e morale e di conseguenza intellettuale dell’uomo, è il fatto che nessun membro influente della società, cioè nessuno che sia superiore al sospetto di personale insoddisfazione o malanimo, ha il coraggio di uscire dal gioco, di ribellarsi all’omertà, di offrirsi come bandiera, come esempio, o quantomeno come interprete e vittima innocente, all’impotente ribellione di tutti.

LUCA CANALI, LA RESISTENZA IMPURA
***

gli uomini che coraggiosamente avevano scelto di impegnarsi nella lotta di Liberazione dall’occupazione nazi-fascista, quando nei brevi e rari momenti di tregua si dedicarono a comporre canti o alla rielaborazione di vecchie canzoni popolari, non pensavano di fare storia. Per loro questi momenti costituivano occasioni di coesione attorno alle quali si rafforzava il senso di appartenenza ad una comune identità e di partecipazione ad una stessa causa. La storia “vera” si faceva nelle rischiosissime azioni militari. Emblematica è la testimonianza firmata “Zona partigiana, dicembre 1944″ che introduce l’opuscolo Canti partigiani pubblicato dalla Sezione stampa “Sergio” della Sesta zona operativa.

«Dopo la riunione serale, cantiamo. [...] Di rado c’è il vino, né si canta per far passare la nostalgia: non è fatta di questo la vita partigiana che consiste nel camminare, nel fare azioni, nell’eliminare intorno e dentro di sé ogni residuo di fascismo diventando liberi, eguali, coscienti moralmente e politicamente [...]. Si canta tutti insieme nel casone seduti in due tre file attorno al fuoco, presso le armi, sotto le calze che asciugano, e la contentezza nasce appunto dal sentirsi così uniti: [...] anche i piccoli dissensi della giornata si sciolgono in quel canto e i cuori sono pieni della stessa gioia.

Sul ritmo di vecchie canzoni antifasciste ed alpine (e anche questo è naturale per la somiglianza che c’è tra la vita alpina e quella partigiana, per il fatto che reparti interi di alpini hanno disertato passando nelle nostre file e perché antifascista è sempre stato il sentimento delle canzoni alpine, come di quelle della Julia proibita dai fascisti) e su nuove cadenze sono nati i canti partigiani.

Alcune delle voci che li intonavano con noi, tra le più coraggiose e oneste, si sono taciute. Quando tutti insieme, dopo la riunione serale cantiamo, ci pare che tra le nostre voci unite ci siano anche quelle: pure e serene esse sostengono il nostro canto, gli danno la certezza della prossima liberazione».

Veramente la costruzione e il rafforzamento di una comune identità politico-sociale, si deve considerare fattore secondario nella gerarchia dei fatti “storici”? Oppure, per la sua capacità di agire, di incidere sulla materia della realtà, non è il caso di considerarla come un momento decisivo e perciò “storico”?
GIOACHINO LANOTTE * CANTALO FORTE

D’accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi un po’ storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere!
***

“Quando cominciai a sviluppare un racconto sul personaggio d’un ragazzetto partigiano che avevo conosciuto nelle bande, non pensavo che m’avrebbe preso più spazio degli altri. Perché si trasformò in un romanzo? Perché – compresi poi – l’identificazione tra me e il protagonista era diventata qualcosa di più complesso. Il rapporto del personaggio del bambino Pin e la guerra partigiana corrispondeva simbolicamente al rapporto che con la guerra partigiana m’ero trovato ad avere io. L’inferiorità di Pin come bambino di fronte all’incomprensibile mondo dei grandi corrisponde a quella che nella stessa situazione provavo io, come borghese. E la spregiudicatezza di Pin, per via della tanto vantata sua provenienza dal mondo della malavita, che lo fa sentire complice quasi superiore verso ogni «fuori-legge», corrisponde al modo «intellettuale» d’essere all’altezza della situazione, di non meravigliarsi mai, di difendersi dalle emozioni… Così, data questa chiave di trasposizioni – ma fu solo una chiave a posteriori, sia ben chiaro, che mi servì in seguito a spiegarmi cos’avevo scritto – la storia in cui il mio punto di vista personale era bandito ritornava ad essere la mia storia…

La mia storia era quella dell’adolescenza durata troppo a lungo, per il giovane che aveva preso la guerra come un alibi, nel senso proprio e in quello traslato. Nel giro di pochi anni, d’improvviso l’alibi era diventato un qui e ora. Troppo presto, per me; o troppo tardi: i sogni sognati troppo a lungo, io ero impreparato a viverli. Prima, il capovolgersi della guerra estranea, il trasformarsi in eroi e in capi degli oscuri e refrattari di ieri. Ora, nella pace, il fervore delle nuove energie che animava tutte le relazioni, che invadeva tutti gli strumenti della vita pubblica, ed ecco anche il lontano castello della letteratura s’apriva come un porto vicino e amico, pronto ad accogliere il giovane provinciale con fanfare e bandiere. E una carica amorosa elettrizzava l’aria, illuminava gli occhi delle ragazze che la guerra e la pace ci avevano restituito e fatto più vicine, divenute ora davvero coetanee e compagne, in un’intesa che era il nuovo regalo di quei primi mesi di pace, a riempire di dialoghi e di risa le calde sere dell’Italia resuscitata.

Di fronte a ogni possibilità che s’apriva, io non riuscivo a essere quello che avevo sognato prima dell’ora della prova: ero stato l’ultimo dei partigiani; ero un innamorato incerto e insoddisfatto e inabile; la letteratura non mi s’apriva come un disinvolto e distaccato magistero ma come una strada in cui non sapevo da che parte cominciare. Carico di volontà e tensione giovanili, m’era negata la spontanea grazia della giovinezza. Il maturare impetuoso dei tempi non aveva fatto che accentuare la mia immaturità.
Il protagonista simbolico del mio libro fu dunque un’immagine di regressione: un bambino. …”

ITALO CALVINO – La Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno

FRASI ORIANA FALLACI*

aprile 23rd, 2012

29 Giugno è il compleanno di Oriana Fallaci

La vita ha 4 sensi: amare, soffrire, lottare e vincere.
Chi ama soffre, chi soffre lotta, chi lotta vince.
Ama molto, soffri poco, lotta tanto, vinci sempre.
Oriana Fallaci

*

Ma come facevo a non amare gli uomini, questi uomini sempre maltrattati, sempre insultati, sempre crocifissi, ma come facevo a dire che è tutto inutile e a cosa serve nascere a cosa serve morire? Serve ad essere uomini anziché alberi o pesci, serve a cercare il giusto, perché il giusto esiste, se non esiste bisogna farlo esistere, e allora l’importante non è morire, è morire dalla parte giusta, e io muoio dalla parte giusta.
Oriana Fallaci, Niente e così sia

*

Ma vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.
Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio

*

Gli uomini sono così: inventano la bomba atomica, uccidono con essa centinaia di migliaia di creature, e poi vanno sulla Luna. Né angeli né bestie ma angeli e bestie.
Oriana Fallaci, Quale giorno sulla Luna

*

«Cos’è la vita?»
«È una cosa da riempire bene, senza perdere tempo. Anche se a riempirla bene si rompe.»
«E quando è rotta?»
«Non serve a niente. Niente e così sia.»
Oriana Fallaci, Niente e così sia

*

La natura umana è così inesplicabile, ciò che divide il bene dal male è un filo talmente sottile, talmente invisibile. Non dissi nulla e pensai che, a volte, quel filo si spezza tra le tue mani mischiando il bene e il male in un mistero che ti smarrisce. In quel mistero, non osi più giudicare un uomo.
Oriana Fallaci, Intervista con la storia

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Neanche per un uomo la vita è facile, sai? Poiché avrai muscoli più saldi, ti chiederanno di portare fardelli più pesanti, ti imporranno arbitrarie responsabilità. Poiché avrai la barba, rideranno se tu piangi e perfino se hai bisogno di tenerezza. Eppure, o proprio per questo, essere un uomo sarà un’avventura meravigliosa: un’impresa che non ti deluderà mai. Essere un uomo significa essere una persona.
Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato

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L’abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte.
Oriana Fallaci, Un uomo

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Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.
Oriana Fallaci, Un uomo

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Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.
Oriana Fallaci, Insciallah

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È come chiedermi se esiste la formula della Vita… Le risponderò dunque con una frase straordinaria che mi capitò di udire mentre guardavo con occhi distratti il brano d’un film. Straordinaria, sì. Così straordinaria che mi piacerebbe sapere se si trattava d’un famoso aforisma uscito dalla mente d’un grande filosofo oppure d’una semplice battuta uscita dalla penna d’uno sceneggiatore geniale. Eccola: “La vita non è un problema da risolvere. È un mistero da vivere”.[14] Lo è, caro amico, lo è. Credo che nessuno possa sostenere il contrario. Quindi la formula esiste. Sta in una parola. Una semplice parola che qui si pronuncia ad ogni pretesto, che non promette nulla, che spiega tutto, e che in ogni caso aiuta: Insciallah. Come Dio vuole, come a Dio piace, Insciallah.
Oriana Fallaci, Insciallah

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L’amore da una parte sola non basta, Giò, le tue sono fantasie da masochista. Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua.
Chi non fa regali, non apprezza regali. Tu cerchi Dio in Terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo. Ma Dio non si inventa, e neppure l’amore. L’amore è un dialogo, non un monologo.
Oriana Fallaci, Penelope alla guerra

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Non ho mai capito come faccia a ridere in quel modo: ma penso che sia perché ha pianto molto. Solo chi ha pianto molto può apprezzare la vita nelle sue bellezze, e ridere bene. Piangere è facile, ridere è difficile.
Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato

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La Rabbia e l'Orgoglio

COINCIDENZE E SINCRODESTINO

aprile 23rd, 2012

Come ormai ben sappiamo, focalizzare la propria attenzione sulle coincidenze ci aiuta ad aumentarne la frequenza, e applicando l’intenzione riusciamo anche a comprenderne il significato. Le coincidenze diventano così tracce che ci rivelano la volontà dell’universo, mostrandoci la sua sincronicità e consentendoci di approfittare delle infinite opportunità offerte dalla vita.

Noi siamo però bombardati in continuazione da un flusso ininterrotto di informazioni: come possiamo scegliere quelle su cui vale la pena di soffermarsi? Come possiamo evitare di cercare un significato preciso in ogni tazza di tè che beviamo, in tutti gli spot pubblicitari che ci passano davanti agli occhi o nelle occhiate degli sconosciuti che incrociamo per strada? E, al tempo stesso, c’è un metodo per evitare di lasciarsi sfuggire le opportunità più valide?

Non esistono risposte facili a questi interrogativi. Per imparare a vivere il sincrodestino bisogna prima di tutto diventare uno strumento sensibile al proprio ambiente. Chiudete ora gli occhi e cercate di percepire tutto ciò che vi circonda.

Quali suoni sentite? Che cosa annusate, toccate o assaporate in questo preciso istante? Concentratevi sui vostri sensi, uno dopo l’altro, e diventatene pienamente consapevoli.

Se non avete mai eseguito prima d’ora questo esercizio, con ogni probabilità vi siete persi alcuni di questi stimoli, non perchè fossero deboli, ma solo perchè siamo così abituati alla loro presenza da non notarli più.

Che cosa avete percepito? Qual era la temperatura? C’era una brezza leggera o l’aria era immobile? Quali parti del vostro corpo erano in contatto con la sedia su cui eravate seduti? Avete avvertito più pressione sulla parte inferiore delle vostre cosce o su quella della schiena?

A proposito di rumori: la maggior parte di noi sente l’abbaiare lontano di un cane o le grida di bambini che giocano nella stanza accanto, ma che mi dite del soffio dell’aria nel forno acceso o della folata che esce dal condizionatore? Sentite il vostro respiro, il gorgoglio del vostro stomaco o il rumore sordo del traffico?

Coloro che sono sensibili agli eventi e agli stimoli che li circondano lo sono anche nei confronti delle coincidenze inviate dall’universo, che non arrivano sempre con la posta elettronica o su uno schermo televisivo. Almeno una volta al giorno concentratevi per un paio di minuti su uno solo dei vostri cinque sensi e concedete a voi stessi di notare il maggior numero possibile di aspetti attraverso cui si manifesta.

In un primo momento questo compito potrebbe risultarvi difficoltoso, ma ben presto ci riuscirete con estrema naturalezza. Se avete l’impressione che possano in qualche modo distrarvi, escludete gli altri sensi dalla vostra percezione. Provate per esempio ad assaggiare pietanze differenti tenendo il naso tappato e gli occhi chiusi, focalizzandovi sulla struttura del cibo senza lasciarvi distrarre dal suo aspetto o dall’aroma. Le stimolazioni più forti e insolite attirano immancabilmente la nostra attenzione. Tutto ciò che ci circonda di solito merita invece un’occhiata più attenta e approfondita.

Quando una coincidenza si presenta, chiedetevi sempre quale messaggio contiene. Non avete alcun bisogno di arrovellarvi per trovare risposte, che affiorano da sole come un’illuminazione improvvisa. Basta prestare attenzione agli incontri più o meno casuali, alle circostanze che vi capitano. A chi desidera andare a fondo della questione vorrei suggerire il processo della ricapitolazione: bisogna assumere la posizione dell’osservatore della propria vita e dei propri sogni, e subito connessioni, temi, immagini e coincidenze diventano più chiari. Poichè il nostro legame con l’anima universale è reso molto più evidente dall’attività onirica, questo procedimento ci consente di accedere a un nuovo livello di consapevolezza.

Alla sera, prima di addormentarvi, mettetevi seduti e immaginate di assistere alla visione di tutto ciò che vi è accaduto durante il giorno, e che viene ora proiettato sullo schermo della vostra coscienza. Considerate la vostra giornata come un film, e osservate voi stessi via via mentre vi svegliate al mattino, vi lavate i denti, fate colazione, andate a lavoro, sbrigate i vostri affari, tornate a casa, cenate …. in pratica rivedete tutti i gesti che avete compiuto. Non dovete analizzare, valutare o formulare giudizi: limitatevi ad assistere allo spettacolo. E’ incredibile il numero di particolari che appaiono durante la proiezione della giornata, e che fino a quel momento non sono stati percepiti in maniera consapevole. Guardate le varie scene che si susseguono, e concedetevi l’opportunità di visionare con obiettività il vostro atteggiamento. Potreste così accorgervi di aver compiuto un gesto di cui siete orgogliosi oppure che vi mette in imbarazzo, ma lo scopo di tutto ciò non è dare giudizi, bensì raccogliere intuizioni circa il comportamento del protagonista, cioè il vostro sè.

Al vostro risveglio al mattino non dovrete far altro che riassumere la notte, così come avete fatto con la vostra giornata. Oltre a essere proiezioni della nostra coscienza, i sogni sono anche il modo in cui interpretiamo il sentiero della nostra vita. La meccanica del sogno e di ciò che ci accade nella cosiddetta realtà sono le stesse proiezioni dell’anima. Noi siamo semplici testimoni. Pian piano cominciamo dunque a vedere correlazioni, immagini che si ripetono sia nei sogni sia nella vita quotidiana. E un numero più elevato di coincidenze ci fornisce una quantità maggiore di indizi. Iniziamo così a sperimentare più opportunità, e aumenta la dose di “fortuna” su cui possiamo fare affidamento. Le tracce ci forniscono la direzione che la nostra esistenza deve prendere.

Grazie al processo di ricapitolazione noi individuiamo modelli ricorrenti, e sveliamo passo dopo passo il mistero della vita. Tale processo è particolarmente utile quando si vogliono abbandonare certe abitudini negative. Ogni giorno mettetevi seduti, immobili e in silenzio, per almeno cinque minuti e rivolgete alla vostra attenzione e al vostro cuore queste domande:

Chi sono io?

Che cosa voglio per la mia vita?

Che cosa desidero oggi dalla mia esistenza?

Lasciatevi poi andare e consentite alla vostra tranquilla voce interiore, cioè al flusso della vostra coscienza, di fornire le risposte. Fatelo ogni giorno, e rimarrete sbalorditi dal modo in cui le situazioni, le circostanze, gli eventi e le persone si organizzeranno intorno alle risposte stesse. E’ così che inizia il sincrodestino.

Deepak Chopra, LE COINCIDENZE

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Le Coincidenze Le Coincidenze

Per realizzare in modo spontaneo i nostri desideri

Deepak Chopra

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NELLA VITA OCCORRE CORAGGIO…

aprile 23rd, 2012

“Nella vita occorre avere coraggio…il coraggio di fiori che, pur tra sassi o neve o rocce, son riusciti a trovare la loro strada per aprirsi al sole e a noi donare la bellezza piena delle loro corolle, quasi sorrisi aperti al nostro sguardo, esempio della vita che, pur nelle difficoltà più grandi, non arretra e rinuncia…

Occorre la forza di quei fiori che sfidano la pietra o la sabbia, e sono tanto simili a coloro che, pur stringendo i denti fra le rocce più aguzze, vanno avanti a tracciare anche per tutti noi la strada del coraggio…

Simili a questi fiori sono i tanti “eroi quotidiani della vita” che nessun libro citerà col nome, né mai avranno altro monumento che il ricordo nei cuori di chi li ha conosciuti…”

- ©Riflessi d’acqua -

FRASI FOTOGRAFIA

aprile 22nd, 2012

Le foto migliori vanno catturate nell’istante in cui vengono vissute, amano sentire la nostra vigile presenza, la nostra tensione, il nostro entusiasmo, così da riempirsi di emozioni, di energia, di luce. La fotografia è un linguaggio che aspetta i nostri sguardi attenti, i nostri cuori vigili, per uscire dal silenzio e comunicare.
Fabrizio Guerra Fotografo

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La fotografia è la mia medicina, la mia salvezza, il mio riscatto.
E’ il mio modo di placare un’anima troppo spesso avvolta da un velo d’inquietudine.
E’ un piccolo grande mondo nel mio mondo.
E’ un rifugio, un sogno che non scompare con le luci del giorno.
La fotografia è il mio specchio, il riflesso fedele del mio modo di vedere e interpretare la realtà.
Anna Pianura

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La fotografia è un istante catturato dai poeti del tempo. E’ scrivere gli attimi per regalarli al futuro.
Stephen Litteword, Aforismi

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Un buon fotografo pio’ vedere quello che altri non vedono, ma non puo’ fotografare quello che non c’è.
Fabrizio Guerra Fotografo

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La fotografia è tra le arti quella che più mi fa pensare a quanto relativo possa essere il significato della parola “verità”.
Anton Vanligt, Mai troppo folle

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Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia.
Helmut Newton

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Chi ama la fotografia, fotografa.
Fabrizio Guerra Fotografo

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La macchina fotografica può rivelare i segreti che l’occhio nudo o la mente non colgono, sparisce tutto tranne quello che viene messo a fuoco con l’obiettivo. La fotografia è un esercizio d’osservazione.
Isabel Allende, Ritratto in seppia

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Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti.
Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.
Tiziano Terzani

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La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte.
Isabel Allende, Ritratto in seppia

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Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più a ripetersi esistenzialmente.
Roland Barthes, La camera chiara

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Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore.
Henri Cartier-Bresson

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La cosa più difficile in fotografia è rimanere semplici.
Anne Geddes

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C’è una grande differenza tra lo scattare una foto e fare una fotografia.
Robert Heinecken

FRASI RITA LEVI MONTALCINI

aprile 22nd, 2012

22 Aprile, Compleanno di Rita levi Montalcini. Ricordiamola con le sue più belle frasi.

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Quando muore il corpo sopravvive quello che hai fatto, il messaggio che hai dato.
Rita Levi Montalcini

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Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.
Rita Levi Montalcini

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Nel momento in cui smetti di lavorare sei morto.
Rita Levi Montalcini

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Rare sono le persone che usano la mente. Poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi.
Rita Levi Montalcini

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Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.
Rita Levi Montalcini

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Malgrado l’età io non vivo nel passato, ma nel futuro!
Rita Levi Montalcini

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Non esistono le razze. Esistono i razzisti.
Rita Levi Montalcini

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Posso dire che l’unico ideale per cui ho lavorato è stato quello di aiutare gli altri e forse per questo la ricerca mi ha dato molto di più di quanto potessi sperare.
Rita Levi Montalcini

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Ai giovani auguro la stessa fortuna che mi ha condotto a disinteressarmi della mia persona, ma di avere sempre una grande attenzione nei confronti di tutto ciò che mi circonda, a tutto quanto il mondo della scienza, senza trascurare i valori della società.
Rita Levi Montalcini

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Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.
Rita Levi Montalcini

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Ricordiamoci che non ci rassegneremo mai alla sua morte ma godiamocela e conosciamola fino a che è in vita per dirle Grazie!

MURA

aprile 21st, 2012

Senza riguardo, senza pudore nè pietà,
m’han fabbricato intorno erte, solide mura.

E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura

sorte. Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano come fui così assente!

Non ho sentito mai nè voci nè rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

Konstantinos Kavafis

LA MIA VITA E’ NELLE MIE POESIE

aprile 20th, 2012

Ho sempre pensato che ogni tipo di confessione che non sia trasfigurata dall’arte sia indecente. La mia vita è nelle mie poesie, io sono le mie poesie, non  ho mai scritto, nemmeno una virgola, che non fosse una confessione.

Isto è, 14 novembre 1984, M.Quintana

SCRITTURA E VIAGGIO

aprile 20th, 2012

Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli

E.Salgari

Kit di Sopravvivenza

aprile 19th, 2012

Ci sono tante cose che possiamo dire ad amici, colleghi, familiari, persino agli estranei, per farli sentire bene.
Uno dei modi migliori è farli ridere…

Il senso dell’umorismo è un ingrediente fondamentale del ki(l)t di sopravvivenza di noi esseri umani.

Siria Sereni

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