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FRASI SULLA SCUOLA

settembre 8th, 2014

scuola_lavagna

Se la scuola fosse più efficace, la televisione non sarebbe tanto potente.
John Condry, Ladra di tempo, serva infedele
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La scuola pubblica rimane oggi l’ultimo luogo della società di mercato in cui il bambino cliente debba pagare di persona, piegarsi al do ut des: sapere in cambio di studio, conoscenze in cambio di sforzi, accesso all’universalità in cambio dell’esercizio solitario della riflessione, una vaga promessa di futuro in cambio di una piena presenza in classe, ecco ciò che la scuola esige da lui.
Daniel Pennac, Diario di scuola
***

“Non v’è dubbio che la scuola sia sempre un luogo insieme familiare e non amato, un luogo di fatica e di ore parte noiose e parte ansiose. Si può rendere la scuola un luogo amabile, divertente, un luogo di indimenticabili gioie dell’intelligenza giovanile, quella intelligenza che, alacre e curiosa, comincia a vivere? Ne dubito; vi è qualcosa di innaturale nella scuola dell’ultimo secolo, che non mi pare emendabile: dal modo di reclutare gli insegnanti, dalle bizzarrie degli orari, che giustappongono matematica e letteratura, arte e chimica, costringendo l’intelligenza dell’allievo ad una disponibilità distratta, priva di passione e di coinvolgimento
drammatico.
Lo stesso insegnante, vagabondo di aula in aula, vincolato ad orari e scadenze che non sceglie, non potrà ritrovare dentro di sé quella condizione che sola consente di consegnare agli altri qualcosa che ci appartiene nel profondo.
Nella scuola si amministrano senza gioia materie di gioia … E poi, i voti! Quel desiderio impuro e corrotto di essere approvati, accettati, giudicati buoni; è un vizio che ci porteremo dietro tutta la vita, e sempre o cautamente mendicheremo il “voto” di qualcuno …
Che Pinocchio abbia ragione, lo sentiamo nelle nostre viscere; ma vivere non significa avere ragione; significa aver torto. Se la scuola delude, se la scuola copre di noia discorsi densi di inesauribile letizia dell’anima, forse questo appunto è il suo compito: avviare il giovinetto incauto e ruvidamente allegro alla delusione di esistere. Tutti gli errori che si accumulano nella scuola formano, quasi per caso, una grande e difficile esperienza, un percorso obbligato, un labirinto nel quale si entra drammaticamente intensi come solo un fanciullo può essere, per uscire oscuramente offesi, pronti alle ulteriori offese a venire. Del tempo della scuola resterà nella nostra vita un’intensa memoria di volti senza tempo, di “compagni” e “compagne” insieme lontanissimi e indimenticabili; e la lunga fatica della scuola sarà tutt’uno con la lunga fatica di vivere”
Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere
***

C’è un professor di storia che odia i
Fenici
una prof di matematica che strappa le
radici
una prof di scienze che appicca fuoco agli
alberi
e un prof di latino che tiene per i
barbari
e il prof di disegno dice che Dio è tondo
E questa è la scuola più strana del mondo

Il prof di geografia non sa dov’è Pechino
la prof di Italiano legge solo Topolino
il prof di religione fa fare le flessioni
il prof di ginnastica insegna le orazioni
e la preside è una scimmia e si chiama
Raimondo
e questa è la scuola più strana del mondo

E c’è il prof di nuvole che porta in
classe i cumuli
e un prof di temporali che insegna a fare
i fulmini
e il prof di cerbottana e quello di fionda
e un prof che ruba sempre a tutti la
merenda
e la campanella dell’ora suona ogni
secondo
perché, questa è la scuola più strana del
mondo
Stefano Benni, Ballate.
***

Da oltre mezzo secolo i bambini, i ragazzi e i giovani vengono obbligati a starsene seduti, tra scuola e compiti, circa otto ore al giorno, e che, alla fine dei loro corsi di studi, a qualsiasi domanda culturale, il loro sguardo vaga smarrito o si esprime in un “boh!”
Silvano Agosti, Lettere dalla Kirghisia
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La scuola non deve mai dimenticare di avere a che fare con individui ancora immaturi, ai quali non è lecito negare il diritto di indugiare in determinate fasi, seppur sgradevoli, dello sviluppo. Essa non si deve assumere la prerogativa di inesorabilità propria della vita; non deve voler essere più che un gioco di vita.
Sigmund Freud, Contributi a una discussione sul suicidio
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La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.
Piero Angela, Nel buio degli anni luce
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Dalla culla e non dalla scuola deriva l’eccellenza di qualunque ingegno.
Pietro Aretino, Lettera al Coccio
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Le scuole sono soltanto fabbriche di imbecillità e di depravazione.
Thomas Bernhard, Un bambino
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Forse non è a scuola che impariamo per la vita, ma lungo la strada di scuola.

Heinrich Böll, Cosa faremo di questo ragazzo?
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Il mondo può essere salvato solo dal soffio della scuola.
Talmud
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La scuola è più grande isola della conoscenza, lungo il litorale di meraviglia.
Ralph W. Sockman

La ragione principale per andare a scuola è quello di ottenere l’impressione, per il resto della vita, che c’è un libro per tutto
Robert Frost
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Chi entra nella scuola oggi ne ha un’idea che risale a quella che se ne fece frequentandola da studente. Ma la prospettiva degli studenti investe soltanto alcuni dei suoi aspetti, e soprattutto non tiene conto delle origini dell’istituzione in cui si entra e si lavora ogni giorno. Dagli studenti è frequente sentir dire che la scuola serve a poco o a nulla; ed è comprensibile che ciò accada quando essa non si fa percepire come una realtà necessaria. La maggior parte degli adulti oggi conserva della scuola l’immagine che ne aveva da studente, buona o cattiva a seconda dell’esperienza vissuta, ma non immagina che molte delle difficoltà e delle delusioni incontrate siano dipese dalla poca professionalità degli insegnanti: perché l’idea che l’insegnante sia un professionista e un tecnico purtroppo non appartiene ancora alla nostra cultura.

Anche molti fra gli insegnanti più anziani partecipano di questa ignoranza, perché la loro formazione non ha avuto nulla di professionistico. È verissimo anche che ognuno di noi conosce insegnanti che sono meri mestieranti e svolgono da dilettanti e senza passione la propria professione: non per nulla spesso la scuola è, come si è detto, un’occupazione di seconda scelta. Tuttavia, se si vuole entrare nella scuola con l’intento di lavorare seriamente, oggi non è più possibile professare una simile idea; ed è proprio il tipo del mestierante dilettante che una seria formazione professionale intende eliminare impegnando gli aspiranti insegnanti in una formazione che dovrebbe servire a selezionarli adeguatamente.
Saverio Santamaita , Storia della scuola
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La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l’individuo in condizione di fare a meno di essa.
Ernesto Codignola, in John Dewey, Scuola e società
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La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri.
Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole
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Vera passione per la conoscenza in un giovane è quella che si mantiene viva nonostante la scuola.

Giovanni Soriano, Maldetti. Pensieri in soluzione acida
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Ogni istruzione seria s’acquista con la vita, non con la scuola.

Lev Tolstoj, Sull’istruzione pubblica
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Lo scopo della scuola è quello di formare i giovani a educare se stessi per tutta la vita.
Robert Maynard Hutchins
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Mi piace un insegnante che ti dà qualcosa da pensare da portare a casa oltre ai consueti compiti.
Lily Tomlin
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La scuola è imparare quello che non sapevi nemmeno di non sapere.
Daniel J. Boorstin
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Perché la società dovrebbe sentirsi responsabile solo per l’educazione dei figli, e non per l’educazione di tutti gli adulti di ogni età?
Erich Fromm
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La mia idea di scuola è quello di turbare le menti dei giovani e infiammare il loro intelletto.
Robert Maynard Hutchins
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Milioni di persone hanno visto la caduta della mela, ma Newton è stato colui che ha chiesto “perché”.
Bernard Mannes Baruch
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Scopo della scuola è quello di sostituire una mente vuota con una aperta.
Malcolm S. Forbes

FRASI SULLA CURIOSITA’

settembre 7th, 2014

curiosità
La curiosità (…) evoca la “cura”, l’attenzione che si presta a quello che esiste o potrebbe esistere; un senso acuto del reale, che però non si immobilizza mai di fronte a esso; una prontezza a giudicare strano e singolare quello che ci circonda; un certo accanimento a disfarsi di ciò che è familiare e a guardare le stesse cose diversamente; un ardore di cogliere quello che accade e quello che passa; una disinvoltura nei confronti delle gerarchie tradizionali tra ciò che è importante e ciò che è essenziale

Foucault
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Curiosità. Riprovevole disposizione della mente femminile. Il desiderio di sapere se una donna è o non è tormentata dalla curiosità è peraltro una delle passioni più intense e insaziabili dell’animo maschile.
Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo
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Il nostro interesse per il nudo è una delle cose più comuni del mondo – quanto meno del mondo dell’arte occidentale, poiché altre regioni e altre epoche dell’arte hanno trovato nella nudità interessi differenti. Potremmo dire che altrove, un po’ ovunque, la nudità sembra legata all’erotismo e/o al sacro, mentre il nudo occidentale sembra esporsi per se stesso e offrire in sé un interesse disgiunto da finalità di conoscenza o di piacere. Pur sembrando sempre sul punto di orientarsi verso una verità o verso la gioia dei sensi, il nudo resta come sospeso, in disparte, indefinibile. È attraverso questa esperienza straniante che, a nostra volta in uno stato di sospensione, ci siamo esposti, privi di abiti teorici, all’arte dell’incontro, incontro nudo con figure o momenti singolari di quel nudo che, per se stesso, interessa all’arte. Questo nudo certamente non manca di suscitare curiosità e desiderio, ma non vi si riduce mai. La curiosità e il desiderio sono talmente evidenti, che è subito altrettanto evidente che il nudo indica altro: non indica nulla, vuol solo essere nudo.

Federico Ferrari . La pelle delle immagini
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Viaggiando corriamo il rischio di vedere le cose giuste al momento sbagliato, prima cioè di aver avuto modo di elaborare la necessaria ricettività nei loro confronti e quando ogni informazione risulta ancora inutile e sconnessa come la perla di una collana senza filo.

Il rischio è aumentato dai fattori geografici, dal modo in cui, per esempio, le città accostano nello spazio edifici o monumenti lontanissimi in termini di valenza e significato. Visitando un luogo che forse non rivedremo mai ci sentiamo in dovere di ammirare una quantità di cose assolutamente indipendenti tra loro se non per la comune ubicazione, e la cui reale comprensione richiederebbe qualità difficilmente riscontrabili in un unico individuo: in una via ci viene chiesto di provare curiosità per l’architettura gotica, in quella immediatamente successiva per l’archeologia etrusca.

A Madrid il turista dovrebbe dunque palpitare per il Palacio Real, residenza settecentesca nota per le sue sale decorate con ricche cineserie rococò dal progettista napoletano Gasparini, e un attimo dopo per il Centro de Arte Reina Sofia, galleria dalle lineari pareti bianche dedicata all’arte del Novecento il cui fiore all’occhiello è Guernica di Picasso. Mossa assai più naturale per colui che stesse assaporando il fascino dell’architettura reale settecentesca sarebbe invece saltare a piè pari la galleria e partire alla volta di Praga e San Pietroburgo.

Il viaggio distorce insomma la nostra curiosità in base a una logica geografica così superficiale da essere paragonabile a quella di un corso universitario in cui i testi venissero scelti in base alle dimensioni anziché all’argomento.
Alain De Botton , L’arte del viaggiare
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L’uomo ha un’insaziabile curiosità di conoscere ogni cosa, eccetto quelle che meritano di essere conosciute.
Oscar Wilde
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Se la curiosità non esistesse, si farebbe assai poco per il bene del prossimo. Ma la curiosità si insinua sotto il nome di dovere o di pietà nella casa dello sventurato e del bisognoso. Forse anche nel famoso amore materno v’è una buona parte di curiosità.
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano
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Quelli che non sono curiosi: ciò che sanno li disgusta di ciò che ignorano.
Albert Camus, Taccuini
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«Sovente dicono che nutro curiosità per troppe cose contemporaneamente: botanica, astronomia, anatomia comparata. Ma si può forse impedire a un uomo di provare il desiderio di conoscere e di abbracciare tutto quanto lo circonda?»
Alain De Botton , L’arte del viaggiare
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La curiosità, massime quando è spinta troppo, spesso e volentieri ci porta addosso qualche malanno.
Carlo Collodi, I racconti delle fate
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La curiosità è una delle forme del coraggio femminile.
Victor Hugo, Novantatré
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La curiosità è il motore dell’intelligenza, è una robusta stampella con cui sorreggersi, è la porta aperta sulla vita.
Cesarina Vighy, L’ultima estate
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La cura per la noia è la curiosità. Non ci sono cure per la curiosità.

Dorothy Parker

FRASI SUI GIOCATTOLI

settembre 6th, 2014

giocattoli

Se gli adulti non avessero dimenticato di essere stati bambini, il mondo sarebbe pieno di giocattoli e di amicizia: un posto molto più bello e più semplice per viverci.
Eric De La Parra

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I giocattoli sono il nostro tentativo di comprendere il mondo. Ci ritroviamo in un luogo troppo grande per noi, troppo complicato per la nostra intelligenza. Non possiamo afferrare il mondo perché siamo troppo al suo interno: ciò che vediamo ci esclude. Siamo nati in un caleidoscopio di forme e in una cacofonia di suoni troppo incontenibile per essere districata, in cui i confini sono incerti e i contorni vaghi. Gli psicologi ci dicono che nasciamo con una primordiale consapevolezza di noi stessi, sapendo che i nostri corpi sono nostri fin dal principio. Impariamo chi sappiamo già di essere imparando ciò di cui facciamo esperienza – questo dito che tocca, questo piede che stringo con la mano, questa bocca con cui suggo – e da quel luogo che chiamiamo «io» iniziamo a separare gli approdi del mondo. Come Adamo nel Giardino, ci viene dato il compito di denominare quello che vediamo e, per condurre il mondo entro la nostra portata, ci vengono dati modelli transitori del mondo che possiamo afferrare e tenere: una bambola, un orso, un coniglio, un castello. Quel che sta nella nostra presa è la misura della nostra comprensione. Per un bambino, meglio tenere in mano un uovo oggi che una gallina domani.
Alberto Manguel , una stanza piena di giocattoli

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La stanza dei giochi ha le proprie regole cui i giocattoli devono sottostare. Tali regole sono arbitrarie e al contempo severe, antichissime e create sul momento, universali e individuali, in parte frutto della superstizione e in parte di una gelida logica. Ad esempio:
Quattro giocattoli dello stesso tipo non possono stare sulla stessa mensola allo stesso tempo.
Almeno una bambola deve sempre essere rivolta verso la finestra.
Nessun gioco rosso deve mai essere messo sul letto.
Se un giocattolo cade a terra, bisogna baciarlo tre volte prima di rimetterlo al suo posto.
Gli animali di peluche non vanno mai chiusi nella loro scatola, altrimenti soffocano.
Una bambola non va lasciata nuda di notte.
Certi giocattoli non vanno tenuti troppo vicini: una ballerina e un clown, un elefante e un gatto, una bambola di pezza e una con la testa di porcellana.
Prima di iniziare a giocare con i soldatini, bisogna chiudere gli occhi e contare fino a venticinque.
Non devono esserci due giocattoli con lo stesso nome.
Alberto Manguel , una stanza piena di giocattoli

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Sotto quell’imbottitura c’è un giocattolo che mi ha insegnato una cosa: vale la pena vivere anche se c’è un solo bambino che ti vuole bene. Io ho fatto tutta questa strada per salvare quel giocattolo… perché credevo in lui !

Toy Story 2
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Credo che ci sia del bene nel mondo, il quale tutto è dispensato in un modo o in un altro da un Dio amorevole. Ma credo che esista anche un’altra forza, in tutto e per tutto reale quanto il Dio al quale ho elevato le mie preghiere per tutta la vita, una forza che si adopera scientemente con l’intento di guastare tutte le nostre buone intenzioni. Non alludo a Satana, non a lui (anche se credo nella sua esistenza), ma a un demone della discordia, un essere pervaso di beffarda stupidità che ride di gioia quando un vecchietto si dà fuoco cercando di accendersi la pipa o quando un adorato bambino piccolo si mette in bocca il primo giocattolo ricevuto in regalo a Natale e ne muore soffocato.
Stephen King
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Forse i ricchi sono, come tutti gli uomini, soltanto dei bambini, ma i loro giocattoli sono più grandi, e ne hanno di piu’

Clark Wright Mills
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Considero la religione come un giocattolo per bambini, | e ritengo che il solo peccato è l’ignoranza.
Christopher Marlowe
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Ero una ragazzina intelligente ma poco pratica, malgrado la libertà che avevo conquistato. Forse per questo non valutai bene la situazione né intuii il genere di ferite che avevo. La prima cosa a cui pensai fu un giocattolo dai bei colori che avevo comprato quel giorno e che portavo con me. Volevo cercarlo, come se quel che era successo non avesse conseguenze assai più gravi.

Frida Kahlo
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Il pubblico è come un bambino. Se gli si lascia un bel giocattolo lo rompe subito. Bisogna aver pazienza, giocare assieme.
Renato Rascel
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la provvidenza è grande a ciascuno da il suo giocattolo:la bambola al bimbo ; il bimbo all’uomo; l’uomo alla donna;la donna al diavolo

Victor Hugo
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Due cose vuole l’uomo autentico: pericolo e giuoco. Percio’ egli vuole la donna, come il giocattolo piu’ pericoloso

Nietzsche
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Questo amore è un giocattolo
che non potrà stancarmi mai
fa morire e fa vivere
questo amore che tu mi dai

Ma il prezzo di un giocattolo così
è di mille lacrime d’amor
che ogni sera piango in mano a te
quando tu mi lasci e te ne vai
Gianni Morandi, Il Giocattolo

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Giocattolo
camminavi nel vento, giocattolo
sembra ancora un momento la strada che hai percorso correndo senza un perchè.
Giocattolo
ricamato per te, giocattolo
un bambino racconta
la fiaba che stai ascoltando tu adesso dame.
E adesso che sorridere non puoi piщ raccontami, raccontami le fiabe che hai ascoltato da me, è inutile, è inutile.
Giocattolo
dimmi cosa sognavi giocattolo
quando io ero con te, hai tra le mani un giorno che
è finito già. Giocattolo
prendi in prestito un fiore da un folle amore da un mercante di cuori, giocattolo
e con poche parole diventi mia.
Alunni del Sole, Giocattolo
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FRASI SUL FREDDO

settembre 5th, 2014

Freddo

Lo senti quel pungente profumo di freddo nell’aria, il grigio negli occhi e quei lunghi tramonti? E’ l’inverno che arriva. Stephen Littleword
***

Quando si torna dal lavoro la sera d’inverno, per strada fa freddo e ansia. Anche prima faceva freddo nella scuola, perché non c’è riscaldamento e in qualche aula sono rotti i vetri; in alcune aule i riscaldamenti c’erano, ma un po’ si sono rotti un po’ li hanno rotti i ragazzi; rompono la manopola e si divertono a bagnarsi poi all’improvviso l’uno con l’altro i calzoni. Le ragazze invece non vogliono che si bagni loro la gonna e danno schiaffi ai ragazzi; se uno dice al ragazzo: “Smettila!”, lui dice: “Che ho fatto?” e un altro dice: “Non vedi che le hai bagnato la gonna e che lei ti ha anche dato uno schiaffo!” e lui dice: “Ma non si è sentito niente!” e l’altro dice: “Ma gli schiaffi non si sentono solo, si vedono anche!” e tutti ridono, e allora lui dice: “Ma lei guardava dall’altro lato” e di nuovo tutti ridono; e allora ci si mette a ridere davanti a questi ragazzoni costretti a fare gli infanti.

Per strada fa freddo, c’è un vento sul Corso che sbatte le serrande dei negozi chiusi e anche la malferma insegna della fermata del pullman sbatte di qua e di là, e il grattacielo, giú verso il mare, sembra sbattere come un pezzo di cartone marcio. Se uno torna a casa quella sera con lo stipendio, da un lato sotto il mantello nella sacca a sinistra ha il calore dei soldi, dall’altro ha il freddo della paura di uno scippo, oltre al vero freddo che c’è per conto suo; e ha paura di quei ragazzi agli angoli delle strade, teneri, torvi, disorientati.

Per la stanchezza uno si sente i dolori al fegato, al cuore e al collo; e ne avverte piu del solito perché si sente, come dire, meschinamente chiuso e preoccupato. Quando poi uno scende dal pullman, tutto è cattivo e deserto, e uno si ficca in un bar a prendere un brandy, ma il bar sta chiudendo. Ma uno entra lo stesso e dice: “Un brandy”. Poi uno si accorge che non ha gli spicci per pagare – in genere al giorno di stipendio uno arriva con le cento lire del pullman e basta; il segretario ha dato due centoni e qualche altra cosa, ma questa volta i centoni erano netti perché ci sono state le trattenute per gli scioperi. Uno ha aperto il portafoglio, ha cominciato a contare, a cercare mille, cinquemila lire, o almeno cinquecento lire, ma niente; e i tre ragazzi che erano nel bar semichiuso hanno visto i soldi; li hanno guardati, si sono guardati. Uno ha paura, mormora in fretta: “Pago domani” e se ne va – per fortuna il bar è vicino casa e uno è conosciuto, un credito per un brandy lo ottiene. Ma uno continua a camminare con paura verso casa, ha paura forse solo perché è stanco; comunque se gli rubano lo stipendio, come si fa a pagare la casa e il mangiare, uno cosi non ha risparmi.
Fabrizia Ramondino , Il calore
***

Mai potrai smettere di amare la terra con cui hai condiviso il freddo.

Vladimir Majakovskij
***

Aria settembrina, fresco la sera e fresco la mattina
Proverbio
***

Di nebbia sottile
il freddo respiro d’autunno
imbambagia il silenzio.

Solo il sussurro del tiglio
ferito, del ramo caduto
che blocca la soglia.

Non apro ai ricordi,
ai muti fantasmi assopiti,
ai sogni smarriti
che bussano lenti.

È ora di solitudine,
è tempo d’ipnotica attesa,
di macerato rancore,
di rassegnato dolore.

Domani chissà,
disciolta la coltre di neve,
lontani i giorni del pianto,
sarà una carezza di sole
a riportare il tepore,
sarà di nuovo un sorriso
a risvegliare
un palpito d’infinito.
Alba Toscanini
***

E mi incanto ad osservare la tua splendida luce, sul freddo marmo della mia stanza, o stupenda luna.
Ciro Del Sorbo
***

Eccomi qui,
ai margini della riva
col mare pacato ed il vento freddo
che scivola sulla mia stanca pelle.
Tra solchi lunghi e profondi varchi
che trasformano il mio volto.
A pensarti ancora, a pensare di averti.
Vita sprecata, mai vissuta.
Vigliacco io e soltanto io,
testimone del mio più grande peccato
il non aver vissuto, il non aver amato.
Noi, padroni del mondo e solo di quello,
la vita non sarà mai nostra se non l’abbiamo vissuta,
se non l’abbiamo amata.
Ti ho ritrovato ancora una volta,
è stato solo un attimo,
ma è bastato quell’attimo,
valso una vita intera.
Ora basta, posso finire qui,
a ricordare, a ricordarti,
impresso nella mia anima,
amore mio ritrovato,
amore mio perso.
Antonio Orsi
***

I
Il giorno si fa freddo verso sera…
Bevi il calore dalla mia mano,
la mia mano ha lo stesso sangue della primavera.
Prendimi la mano, prendimi il braccio bianco,
prendi il desiderio delle mie spalle strette…
Sarebbe strano sentire,
una notte sola, una notte come questa,
il tuo capo pesante contro il mio petto.

II
Hai gettato la rosa rossa del tuo amore
nel mio grembo bianco-
io stringo nelle mani calde
la rosa rossa del tuo amore che appassisce presto…
O sovrano dallo sguardo freddo,
ricevo la corona che mi porgi
e reclina il mio capo sul cuore…

III
Ho visto il mio signore per la prima volta, oggi,
tremando, l’ho subito riconosciuto.
Ora sento già la sua mano pesante sul mio braccio leggero…
Dov’è la mia sonora risata di vergine,
la mia libertà di donna a testa alta?
Ora sento già la sua stretta salda intorno al mio corpo fremente,
ora odo il duro suono della realtà
di contro ai miei fragili, fragili sogni.

IV
Cercavi un fiore
e hai trovato un frutto.
Cercavi una sorgente
e hai trovato un mare.
Cercavi una donna
e hai trovato un’anima-
tu sei deluso.

Edith Södergran

FRASI SULLA NOVITA’

settembre 3rd, 2014

NOVITA'

Due cose assolutamente opposte ci condizionano ugualmente: l’abitudine e la novità.
Jean de La Bruyère
***

Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto! Morto, tutto è… Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto, dilapidate la gioia! Sperperate l’allegria! Siate tristi e taciturni con esuberanza! Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! E come si fa? Fammi vedere gli appunti che mi son scordato! Questo è quello che dovete fare! Non son riuscito a leggerli! Per trasmettere la felicità bisogna essere felici. E per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire, non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre! Eh? E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto! Avete capito? E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il pezzo non vi viene da questa posizione, da questa, da così, be’… buttatevi in terra! Mettetevi così! Eccolo qua… Oh! È da distesi che si vede il cielo! Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima!? Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono! Fatevi obbedire dalle parole! Se la parola… “muro”! “Muro” non ti dà retta… non usatela più per 8 anni, così impara! “Che è questo? Boh! Non lo so!” Questa è la bellezza! Come quei versi là, che voglio che rimangano scritti lì per sempre!…Forza cancellate tutto
Roberto Benigni * La tigre e la neve, film
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Da quando sei partito
c’è una grossa novità
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va…
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra
per continuare a sperare…
Lucio Dalla, L’anno che verrà
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Adoro gli scandali che riguardano gli altri, ma quelli che riguardano me non m’interessano. Non hanno il fascino della novità.
O. Wilde
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L’amore non può essere mai una solida base per il matrimonio perchè l’amore è gioco, divertimento. Se sposi qualcuno per amore sarai frustrato, perchè presto  il divertimento e la novità saranno passati e la noia avrà il sopravvento. Il matrimonio è una profonda amicizia, una profonda intimità. L’amore ne è una parte ma non è l’unica cosa. Quindi il matrimonio è spirituale. Esso è spirituale. Ci sono molte cose che non puoi approfondire da solo. Anche la tua crescita ha bisogno di qualcuno con cui condividere, qualcuno cosi intimo che puoi completamente aprirti a lui o a lei.
Osho, The Ultimate Alchemy
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Con la novità non puoi usare la mente; con il vecchio la mente è esperta. La mente può funzionare solo col vecchio. Con il nuovo, la mente è completamente inutile.

Pertanto sorge paura, e lasciando il vecchio mondo comodo e sicuro, il mondo della convenienza, sorge sofferenza. È la stessa sofferenza che prova il bambino quando esce dal grembo della madre. È la stessa sofferenza che prova l’uccello quando esce dall’uovo. È la stessa sofferenza che proverà l’uccello quando per la prima volta cercherà di spiccare il volo.

La paura per l’ignoto, e la sicurezza del mondo conosciuto; l’insicurezza dello sconosciuto, l’imprevedibilità dell’ignoto, rende molto spaventati.

E poiché la trasformazione avverrà dal sé verso uno stato di non sé, l’agonia è molto profonda. Ma non puoi avere estasi senza passare attraverso l’agonia. Se l’oro vuole essere purificato, deve passare attraverso il fuoco.

L’amore è il fuoco.
Discorsi di Bhagwan Shree Rajneesh. Amore, scienza e meditazione.
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L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentarle con novità.
Ugo Foscolo
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Un arcobaleno che dura un quarto d’ora non lo si guarda più.
Johann Wolfgang von Goethe
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La novità ha un fascino a cui difficilmente possiamo resistere.
William Makepeace Thackeray
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FRASI SUI PITTORI E LA PITTURA

settembre 2nd, 2014

PITTURA

Chi biasima la pittura, biasima la natura, perché le opere del pittore rappresentano le opere di essa natura, e per questo il detto biasimatore ha carestia di sentimento.
Leonardo da Vinci, Trattato della pittura
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Dipingere non è un’operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.
Pablo Picasso, in Françoise Gilot e Carlton Lake, Vita con Picasso
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Dipingere è azione di autoscoperta. Ogni buon artista dipinge ciò che è.
Jackson Pollock
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Dire al pittore che la natura va presa com’è è come dire al pianista che può sedersi sul pianoforte.
James Abbott McNeill Whistler, La lettura delle dieci
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Continuerò a dipingere il secondo quadro, ma so che non lo finirò mai. Il tentativo è fallito e non c’è miglior prova di questa sconfitta, o fallimento, o impossibilità, del foglio di carta su cui mi accingo a scrivere: un giorno, prima o poi, mi volgerò dal primo quadro al secondo e infine a questo testo, o salterò la tappa intermedia, o troncherò la frase per correre a dare una pennellata sulla tela del ritratto che S. mi ha ordinato, o forse su quell’altro, parallelo, che S. non vedrà. Quel giorno non saprò niente di piú di quanto non sappia oggi (che i ritratti sono entrambi inutili), ma potrò decidere se sia valsa la pena di farmi tentare da una forma di espressione che non mi appartiene, anche se proprio questa tentazione significa, in fin dei conti, che non era mia, in fondo, neppure la forma di espressione che ho finito per usare, per impiegare cosí meticolosamente, quasi obbedissi alle regole di un manuale. Non voglio pensare, adesso, a che cosa farò se pure questa mia scrittura sarà un fallimento, se, da allora in poi, le tele bianche e le pagine bianche saranno per me un mondo in orbita a milioni di anni-luce dove io non potrò vergare neppure il minimo segno. Se, dunque, sarà un atto di disonestà il semplice gesto di prendere un pennello o una matita, se una volta ancora, insomma (la prima non c’è mai stata veramente), sarò costretto a ricusarmi il diritto di comunicare o di comunicarmi, perché avrò tentato e fallito, e altre opportunità non ce ne saranno.
Mi apprezzano come pittore i miei clienti. Nessun altro. Dicevano i critici (quando parlavano di me, per poco e tanti anni fa) che sono in ritardo di mezzo secolo almeno, il che, a rigore, significa che mi ritrovo in quello stato larvale che va dal concepimento alla nascita: una fragile, precaria ipotesi umana, un acido, ironico interrogativo su cosa farò nella vita. «Che deve ancora nascere». Piú volte mi sono soffermato a riflettere su questa condizione che, generalmente transitoria per gli altri, in me si è fatta definitiva e vi noto, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, un che di stimolante, sia pure doloroso ma piacevole, come la lama di un coltello che si sfiora prudentemente, mentre la vertigine di una sfida ci fa premere la polpa viva delle dita sulla certezza del taglio. È quel che sento (o in maniera confusa, senza lame né polpe vive) quando comincio un nuovo quadro: la tela bianca, levigata, senza alcuna base, è il certificato di nascita da compilare su cui io (amanuense di un’anagrafe senza archivi) credo di poter scrivere dati nuovi e generalità diverse che mi sottraggano, definitivamente, o almeno per un’ora, a questa incongruenza di non nascere. Intingo il pennello e lo avvicino alla tela, diviso fra la certezza delle regole apprese nel manuale e l’esitazione di cosa sceglierò per esistere. Poi, decisamente confuso, saldamente legato alla condizione di essere quello che sono (non essendolo) da tanti anni, lascio andare la prima pennellata e proprio in quell’istante mi ritrovo lí, dichiarato davanti ai miei occhi. Come nel celebre disegno di Bruegel (Pieter), compare alle mie spalle un profilo tagliato con l’accetta e sento la voce dirmi, una volta di piú, che io non sono ancora nato. A ben pensare, sono cosí onesto da non aver bisogno delle voci di critici, esperti e conoscitori. Mentre trasferisco meticolosamente le proporzioni del modello sulla tela, sento dentro di me un mormorio insistente a ricordarmi che la pittura non è affatto quella che faccio io. Mentre cambio il pennello e indietreggio di quei due passi che mi permettono di inquadrare meglio e di chiarire quell’intrico che sempre rappresenta un viso «da ritrarre», rispondo silenziosamente: «Lo so», e continuo a ricreare un azzurro che ci vuole, una terra, un bianco che farà le veci della luce che non potrò mai captare. Lo faccio senza alcun diletto, perché rientra nelle regole, protetto dall’indifferenza che la critica ha finito per creare intorno a me come un cordone sanitario e, insieme, protetto dall’oblio in cui a poco a poco sono scivolato, ma anche perché so bene che il quadro non finirà mai in nessuna mostra né galleria. Passerà direttamente dal cavalletto alle mani dell’acquirente, perché il mio sistema è questo, giocare sul sicuro, in moneta contante. Di lavoro, ne ho d’avanzo. Faccio ritratti per tutti quelli che si stimano abbastanza da ordinarli e appenderli nei vari ingressi, studi, soggiorni e sale di consiglio. Ne garantisco la durata, non garantisco invece l’arte, e del resto loro non me la chiedono, anche se io potessi darla. Una somiglianza appena migliorata è il massimo cui arrivano. E visto che su questo punto possiamo anche concordare, nessuna delusione per nessuno. Ma quella che faccio io non è pittura.
José Saramago , Manuale di Pittura e Calligrafia
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Non dipingo un ritratto che assomiglia al modello, piuttosto è il modello che dovrebbe assomigliare al ritratto.
Salvador Dalì
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Se dipingete, chiudete gli occhi e cantate.
Pablo Picasso
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Non c’è miglior pittore di quello che intinge il pennello nel color d’oro.
Proverbio italiano
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Ogni pittor dipinge sé stesso.
Proverbio italiano
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Noi siamo perversi o illusi incantati o deserti. Sono solo, dipingere è un togliersi di mezzo.
Sebastiano Carta

FRASI SUL CATTIVO UMORE

settembre 1st, 2014

cattivo umore

Il cattivo umore è l’evadere dalla realtà; il buon umore è l’accettarla.
Malcolm Muggeridge
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L’umorista è un uomo di buon cattivo umore.
Jules Renard
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Papà era spesso di cattivo umore; metteva il broncio per intere giornate, e dava in escandescenze per delle sciocchezze: se le uova non erano cotte abbastanza, e i fazzoletti stirati male, se mancava un bottone a una camicia, alzava i pugni al soffitto, si strappava ciuffi di capelli e urlava minacce. Se non trovava a tavola il sale e il pepe ci avvisava di solito, mammà e tutti noi, che era stufo, stufo, e ci avrebbe piantati. Eravamo abituati a queste scene e nessuno più ci badava, nemmeno papà stesso.
John Fante, Una moglie per Dino Rossi
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che poca cosa, nel mondo reale, sta alla base delle meditazioni migliori. L’essere arrivato tardi per pranzo,, l’aver finito i fiammiferi , l’aver gettato deliberatamente, la scatola  dei fiammiferi in strada, il cattivo umore per aver mangiato fuori orario, il fatto che è domenica, la promessa nell’aria di un brutto tramonto, il non essere nessuno al mondo e tutta la metafisica.

Fernando Pessoa, Il Libro dell’inquietudine
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Immaginatevi di essere di pessimo umore, e che qualcuno vi stia accompagnando a fare una passeggiata. Il paesaggio è splendido, ma voi non siete dell’umore giusto per apprezzarne i particolari. Qualche giorno più tardi ripassate dalla stessa zona ed esclamate: “Santo cielo ma dov’ero l’altro giorno, per non essere riuscito a notare tutto questo?”. Tutto diventa splendido quando si cambia.
Anthony De Mello
 
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Il cattivo umore è una specie di pigrizia
Goethe
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Ero o sembravo duro come tutti, per una specie di impulso alla brutalità che mi veniva dal mio dubitare e dal mio cattivo umore. Mi sentivo così fatto male, così sprovveduto, così fiacco, mentre mi pareva che i miei calcoli d’arte fossero così giusti. Tenevo il broncio a tutti e anche a me stesso.

Edgar Degas

FRASI SULLE DIFFICOLTA’

agosto 30th, 2014

difficoltà

Gli ho chiesto la forza
e Dio mi ha dato difficoltà per rendermi forte.
Gli ho chiesto la saggezza
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Gli ho chiesto la prosperità
Gli ho chiesto il coraggio
e Dio mi ha dato pericoli da superare.
Gli ho chiesto l’Amore
e Dio mi ha affidato persone bisognose da aiutare.
Gli ho chiesto favori
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto nulla di ciò che volevo
ma tutto quello di cui avevo bisogno.
La mia preghiera è stata ascoltata.

Antica poesia indiana
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Le difficoltà superate sono opportunità guadagnate.
Winston Churchill
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Cum lenitate asperitas.
(Le difficoltà vanno trattate con dolcezza)
Gabriele D’Annunzio
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Non sopporto i fidanzati, poiché ingombrano.
Non sopporto le fidanzate, poiché intervengono.
Non sopporto quelli di ampie vedute, tolleranti e spregiudicati.
Sempre corretti. Sempre perfetti. Sempre ineccepibili.
Tutto consentito, tranne l’omicidio.
Li critichi e loro ti ringraziano della critica. Li disprezzi e loro ti ringraziano bonariamente. Insomma, mettono in difficoltà.
Perché boicottano la cattiveria.
Ti chiedono: “Come stai?” e vogliono saperlo veramente. Uno choc. Ma sotto l’interesse disinteressato, da qualche parte, covano coltellate.
Ma non sopporto neanche quelli che non ti mettono mai in difficoltà. Sempre ubbidienti e rassicuranti. Fedeli e ruffiani.
Paolo Sorrentino, hanno tutti ragione
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Le nostre difficoltà quotidiane celano abissi, non sono altro che la punta di un enorme iceberg.
Alejandro Jodorowsky, Psicomagia
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Non temeva le difficoltà: piuttosto la spaventava l’obbligo di dover scegliere un cammino. Scegliere un cammino significava abbandonare gli altri.

Paulo Coelho, Brida

La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere dalle idee vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente
John Maynard Keynes
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I paradossi percettivi sono momenti di difficoltà dei sensi, smascherati dalla ragione. Ma anche la ragione incontra simmetriche difficoltà nei paradossi logici, smascherati dall’evidenza sensoriale. Anzi, si può dire che molte delle idee astratte su cui si basa la nostra cultura finiscono per rivelarsi paradossali, a un esame piú ravvicinato.
Piergiorgio Oddifreddi, C’era una volta un paradosso
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I destini dell’uomo sono come fiumi, alcuni scorrono veloci, senza incertezza, lungo facili percorsi. Altri passano attraverso mille difficoltà ma arrivano ugualmente al mare. La meta finale è per tutti la stessa.
Romano Battaglia, Il fiume della vita
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Le difficoltà aumentano via via che ci s’avvicina alla meta.
Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive
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L’uomo che tutela i propri amici non è mai vittima delle tempeste dell’esistenza; ha le forze per superare le difficoltà ed andare avanti.
Paulo Coelho
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Se cadi, rialzati semplicemente e riprova, non accontentarti di restare lì a compatirti, dicendo che non puoi proseguire e che la vita è troppo difficile. Il tuo atteggiamento deve sempre essere fondato sull’assoluta certezza interiore che, una volta intrapreso il cammino spirituale, raggiungerai la meta, incurante degli ostacoli che potrai incontrare lungo il percorso. Scoprirai che il tempo trascorso da solo nel silenzio ti ricarica spiritualmente e ti aiuta ad affrontare, senza esitazioni né cedimenti, tutto ciò che ti si presenta.
Eileen Caddy da Le porte interiori
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Se avete difficoltà a immaginarvi come una bambina piccola, osservatene una per strada, o in un campo da gioco, forse questa vista susciterà in voi qualche sensazione del passato. Quando comincerete a parlare con la vostra bambina interiore, fatelo lentamente. Se è  una trentina do anni che non parlate con lei, forse i primi momenti saranno difficili. Se l’avete ignorata chiedetele scusa. La vostra franchezza e sincerità vi permetteranno di stringere con lei una sincera amicizia.
Jody Hayes, Amore dipendente o amore intelligente?
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La compassione proviene da una fonte superiore. Buddha può provare compassione per te. Ti comprende – sa che sei in difficoltà – ma non simpatizza con te, perché sa che sei in difficoltà a causa della tua stoltezza, è la tua stupidità a metterti in difficoltà.

Buddha prova compassione, farà di tutto per aiutarti a uscire dalla tua stupidità. Ma non proverà mai simpatia per quella stoltezza. Per cui, dal punto di vista della sua compassione ti darà molto calore, mentre sarà assolutamente freddo per ciò che concerne la simpatia.

Ε di solito, se vai da un Buddha, avrai la sensazione che sia freddo, in quanto non sai cosa sia la compassione, e non conosci il calore della compassione. Tu conosci solo il calore generato dalla simpatia, e lui non simpatizzerà mai per te. Sembrerà crudele, freddo. Se piangi e ti disperi, sarà impossibile che da lui ti venga mai un aiuto. Ε lui è nella stessa posizione: non può piangere. Ε tu ti sentirai ferito: “Piango mi dispero e tu resti lì come fossi di sasso, come se non avessi un cuore”. Bυddha non può provare simpatia per te. La simpatia scorre da una mente a un’altra dello stesso tipo. La compassione viene da una fonte superiore.

Buddha ti può osservare. Ai suoi occhi sei trasparente, sei completamente nudo; egli sa perché soffri. Tu ne sei la causa, e cercherà di spiegarti quella causa. Se riesci ad ascoltarlo, il semplice ascolto ti aiuterà immensamente.

Sembra paradossale, ma non lο è. Anche Buddha ha vissuto come te. Se non in questa vita, in vite precedenti. Ha vissuto gli stessi conflitti. È stato stupido come lο sei tu, ha sofferto come te, ha lottato come fai tu. Per molte, moltissime vite ha percorso lο stesso sentiero. Conosce tutte le agonie, tutti i conflitti, le lotte, l’infelicità. È consapevole, più di quanto non lo sia tu, perché ora tutte le vite precedenti si stendono davanti al suo sguardo, e questo non vale solo per le sue vite: vede anche le tue. Egli ha vissuto tutti i problemi che qualsiasi mente umana può vivere, per cui sa. Ε ha trasceso tutto questo, per cui ora sa quali sono le cause. Inoltre sa anche come tutto ciò può essere trasceso.

Ε ti aiuterà in tutti i modi per farti capire che tu sei la causa delle tue miserie. È duro. Capire che “iο sono la causa delle mie miserie”, è la cosa più difficile che esista. Ti colpisce in profondità: ti senti ferito. Quando qualcun altro è la causa del tuo soffrire, ti senti benissimo. Ε l’altro prova simpatia per te. Se dice: “Sei uno che soffre, una vittima, gli altri ti stanno sfruttando, ti procurano danni, sono violenti”, ti senti bene. Ma non è un benessere che durerà a lungo. È una consolazione assolutamente momentanea, ed è pericolosa, ha un costo elevatissimo, perché dà man forte alla causa che produce la tua infelicità.

Per cui, coloro che dimostrano simpatia per la tua condizione, di fatto ti sono nemici, in quanto, proprio la loro simpatia, rafforza la causa che produce la tua miseria. La fonte stessa della tua infelicità acquista radici più solide. Hai la sensazione di andar bene così come sei, mentre il mondo intero sbaglia: la tua infelicità ha altrove la sua origine.

Se vai da un Buddha, da un illuminato, questi sarà inevitabilmente duro, perché ti costringerà a prender nota del fatto che tu sei la causa della tua infelicità. Ε quando inizi a percepire di essere tu stesso la causa del tuo inferno, la trasformazione è già iniziata. Nel momento in cui senti questo, metà del lavoro è già fatto: sei già sul sentiero; ti sei già messo in cammino. In te è avvenuto un profondo cambiamento.
Osho, La donna, una nuova visione

FRASI SUL TAI CHI

agosto 27th, 2014

Tai_Chi2

Per sprigionare la forza è necessario restare calmi e rilassati, permettendo al centro di gravità di affondare verso il basso …”
T. Horvitz, S. Kimmelman, H.H. Lui, “Tai Chi Chuan”
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Il Tai Chi è un ritorno, un ritorno a casa, un ritorno alla casa che ognuno ha sempre abitato, ma che forse non ha mai conosciuto a fondo: il proprio essere.
Il Tai Chi è un ritorno al proprio centro, un ritorno all’equilibrio originario, alla perfezione e alla semplicità originarie.
Xavier: “Dunque, è questa la meta? E quando vi si arriva, cosa succede?”
Quando vi si arriva, ci si accorge che la meta non è più tale. La meta si è trasformata in un punto di partenza
G. Urselli, “Tai Ji, Danzare La Vita”, Infinito Editori, Torino.
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太极拳术十要 (tàijíquán shù shí yào)
I 10 principi essenziali del taijiquan
杨澄甫口授 (Yáng Chéngfǔ kǒushòu) trasmessi oralmente da Yang Chengfu
陈微明笔录 (Chén Wēimíng bǐlù) trascritti da Chen Weiming
traduzione italiana di Roberta Lazzeri dalla traduzione inglese di Jerry Karin

1. 虚灵顶劲 (xū líng dǐng jìn) Vuoto, vivo, spingente verso l’alto ed energetico1

“Spingere verso l’alto ed energetico” significa che la posizione della testa è eretta ed allineata e lo spirito (神 shén) affluisce fino alla sommità. Evitate l’uso della forza, altrimenti la nuca si irrigidisce e il qi e il sangue non possono circolare liberamente. Dovete avere un’intenzione vuota, viva (o libera) e naturale. Senza un’intenzione vuota, viva, spingente verso l’alto ed energetica, non sarete in grado di innalzare il vostro spirito.
2. 含胸拔背 (hán xiōng bá bèi) Incassare il torace e estendere la schiena

La frase “incassare il torace” significa che il torace è leggermente spinto verso l’interno, cosa che favorisce la discesa del qi nel campo del cinabro (丹田, dāntián). Il torace non deve essere gonfio. Così facendo il qi si blocca nella regione toracica, la parte superiore del corpo diventa pesante e la parte inferiore leggera, e i talloni perdono facilmente l’aderenza al terreno. “Arrotondare la schiena” fa sì che il qi aderisca ad essa. Se sarete capaci di incassare il torace, allora vi sarà naturale arrotondare la schiena. Se siete in grado di arrotondare la schiena, allora potrete emettere una forza dalla spina dorsale alla quale nessuno potrà opporsi.
3. 松腰 (sōng yāo) Rilassare la vita

La vita è il comandante di tutto il corpo. Solo quando sarete capaci di rilassare la vita, allora le gambe acquisteranno forza e la parte inferiore del corpo sarà stabile. L’alternanza di vuoto e pieno deriva dalla rotazione della vita. Da qui il detto: “La sorgente del destino dipende dal sottile interstizio della vita”2. Ogni volta che c’è una mancanza di forza nella vostra forma, cercatela nella vita e nelle gambe.
4. 分虚实 (fēn xū shí) Distinguere il vuoto dal pieno

La prima regola nell’arte del taijiquan è distinguere il pieno e il vuoto. Se tutto il peso del corpo è sulla gamba desta, allora si dice “piena” e la sinistra “vuota”. Se l’intero peso del corpo è sulla gamba sinistra, allora si dice che la sinistra è “piena” e la destra è “vuota”. Solo dopo che sarete capaci di distinguere il pieno e il vuoto i vostri movimenti di rotazione saranno leggeri, agili e quasi senza sforzo; se non sarete in grado di fare questa distinzione, allora i vostri passi saranno pesanti e lenti, non sarete capaci di mantenere l’equilibrio e sarà facile per un avversario controllarvi.
5. 沉肩坠肘 (chén jiān zhuì zhǒu) Abbassare le spalle e lasciar cadere i gomiti

Abbassare le spalle significa che le spalle sono rilassate, aperte e lasciate scendere verso il basso. Se non riuscite a rilassarle verso il basso, le spalle si alzeranno e allora il qi le seguirà e andrà in alto, provocando una mancanza di forza in tutto il corpo. Far cadere i gomiti significa che i gomiti sono rilassati verso il basso. Se alzate i gomiti, allora non potrete abbassare le spalle. In tal modo non potrete spingere nessuno molto lontano. È come l’energia “sezionata” delle arti marziali esterne3.
6. 用意不用力 (yòng yì bù yòng lì) Usare l’intenzione e non la forza

I classici del taiji dicono: “Questa è assolutamente una questione di intenzione piuttosto che di forza”. Quando praticate taijiquan lasciate l’intero corpo rilassato ed esteso. Non impiegate neppure una minima parte di forza bruta, che causerebbe blocchi muscoloscheletrici o circolatori, con il risultato di trattenervi ed inibirvi. Soltanto allora sarete capaci di cambiare, trasformare e ruotare con leggerezza e agilità. Qualcuno potrebbe chiedersi: se non uso la forza, come posso produrre forza? La rete dei meridiani dell’agopuntura e i canali che percorrono il corpo sono come i corsi d’acqua sulla superficie della terra. Se i corsi d’acqua non sono bloccati, l’acqua circola; se i meridiani non sono ostruiti, il qi circola. Se muovete il corpo con forza e rigidità, l’energia nei meridiani ristagna, qi e sangue sono ostruiti, i movimenti non sono agili; basta che qualcuno vi tocchi che tutto il vostro intero corpo sarà mosso. Se usate l’intento, piuttosto che la forza, dovunque l’intenzione va, là va il qi. In questo modo – perché il qi e il sangue scorrono, circolano ogni giorno nell’intero corpo, mai ristagnando – dopo molta pratica, otterrete una reale forza interna. Questo è quello che vogliono dire i classici del taiji con “Solo essendo estremamente morbidi, sarete capaci di raggiungere una estrema durezza”. Chi è veramente esperto nel taiji ha braccia che sembrano seta avvolta attorno al ferro, immensamente pesanti. Chi pratica le arti marziali esterne, quando usa la sua forza, sembra molto potente. Ma quando non usa la forza, è molto leggero e instabile. In questo modo possiamo vedere che la sua forza è veramente esterna, o forza superficiale. La forza usata dai praticanti di arti marziali esterne è particolarmente facile da guidare o deviare, quindi non è di molto valore.
7. 上下相随 (shàng xià xiāng suí) Coordinare la parte superiore e inferiore del corpo

Nei classici del taiji “Sincronizzare le parti superiore e inferiore del corpo” si esprime come: “Con le radici nei piedi, lanciata dalle gambe, governata dalla vita, si manifesta nelle mani e nelle dita – dai piedi alle gambe alla vita – tutto unito in un solo impulso”4. Quando le mani si muovono, la vita si muove e le gambe si muovono, lo sguardo si muove con loro. Soltanto allora possiamo dire che le parti superiore ed inferiore del corpo sono sincronizzate. Se una parte non si muove, allora non è coordinata col resto.
8. 内外相合 (nèi wài xiāng hé) Armonizzare interno ed esterno

Quello che pratichiamo nel taiji dipende dallo spirito, da qui il detto: “Lo spirito è il generale, il corpo le sue truppe”. Se potete elevare il vostro spirito, i vostri movimenti saranno naturalmente leggeri ed agili, la forma niente più che vuoto e pieno, aperto e chiuso. Quando diciamo “aprire”, non significa semplicemente aprire le braccia o le gambe; l’intento mentale deve aprirsi insieme alle membra. Quando diciamo “chiudere”, non significa semplicemente chiudere le braccia o le gambe; l’intento mentale deve chiudersi insieme alle membra. Se l’interno e l’esterno saranno uniti in un unico impulso4, allora diventeranno un tutto indissociabile.
9. 相连不断 (xiāng lián bù duàn) (Praticare) con continuità e senza interruzione

La forza nelle arti marziali esterne è una specie di forza bruta acquisita, cosicché ha un inizio e una fine, momenti in cui è continua e momenti in cui è interrotta, cioè quando la vecchia forza è completamente consumata e la nuova non è ancora sorta c’è un momento in cui è estremamente facile essere soggiogati da un avversario. Nel taiji si usa l’intenzione piuttosto che la forza, e dall’inizio alla fine, in modo scorrevole e continuo, si completa un ciclo e si ricomincia dall’inizio, in modo circolare senza fine. Questo è quello che i classici del taiji esprimono con “Come lo Yangtse o Fiume Giallo, fluisce senza fine”. E ancora: “Muovere la forza è come srotolare fili di seta dal bozzolo”. Ambedue queste citazioni si riferiscono all’unificare in un unico impulso4.
10. 动中求静 (dòng zhōng qiú jìng) Cercare la quiete nel movimento

I praticanti di arti marziali esterne valorizzano il saltare e il bloccarsi come abilità, e fanno questo fino a che il respiro (qi) e la forza non si esauriscono, cosicché dopo aver praticato restano senza fiato. Nel taiji si usa la quiete per vincere il movimento, e anche nel movimento c’è quiete. Così quando eseguite la forma, più lentamente è, meglio è! Quando praticate lentamente il vostro respiro diventa profondo e lungo, il qi affonda nel campo del cinabro (丹田, dāntián) e naturalmente non ci sono nocive costrizioni e dilatazioni dei vasi sanguigni. Se lo studente si applica con attenzione, sarà in grado di comprendere il significato che sta dietro a queste parole.

International Yang Style Tai Chi Chuan Association da taichi.firenze.it
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Nel suo alternarsi di yin e di yang, il Tai Chi rappresenta l’alternarsi degli eventi della vita.
Il Tai Chi è fatto di figure e di passaggi fluidi da figura a figura.
Spesso l’allievo preso dall’esecuzione delle varie figure, trascura i passaggi dalle une alle altre.
Quand’è così, al suo Tai Chi manca qualcosa.
Passare da una figura all’altra nel Tai Chi, passare da una situazione all’altra nella vita, esige la massima attenzione, la massima cautela.
Facciamo un’osservazione.
Il famoso “colpo della strega” provoca quel tremendo mal di schiena che molti hanno provato una mattina alzandosi dal letto: non quand’erano a letto, non quand’erano in piedi fuori dal letto, ma proprio nella fase di passaggio da una situazione all’altra.
Proviamo a rivedere il nostro Tai Chi, teniamo ben presenti anche le fasi di passaggio da una situazione all’altra.
Il Tai Chi acquisterà un significato nuovo.
Spostiamoci ancora dallo yin e lo yang del Tai Chi allo yin e lo yang della vita.
Tutti noi, solitamente, dormiamo di notte e vegliamo di giorno; da oggi in poi, quando siamo a letto, proviamo tranquillamente ad osservare come avviene il passaggio dallo yang allo yin, dalla veglia al sonno.
Osserviamo cosa accade al nostro essere mentre la nostra coscienza lentamente declina fino a dissolversi, fino a trasformarsi in sonno, in incoscienza.
E’ come un tramonto.
Non perdiamoci lo spettacolo di questo tramonto interiore.
E’ così denso di significati.
E la mattina dopo, quando ci svegliamo, proviamo a seguire il passaggio dallo yin allo yang, stiamo a vedere come si dissolve l’incoscienza e ricompare la coscienza.
E’ l’alba del nostro essere, non perdiamocela
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La pratica del tai chi, e il suo studio è da compiere per stadi,
senza voler bruciare le tappe con costanza e umiltà,
aspettando che la natura faccia il suo corso e che i cambiamenti avvengano spontaneamente.
Salendo una scala bisogna far attenzione a ogni singolo piolo,
senza saltarne nemmeno uno, così sì è consapevoli della salita e non si avrà dubbi nel percorrerla.
La pratica non può ridursi a una mera ripetizione, meccanica, sterile e vuota di esercizi e posture;
la forma stessa, pur essendo sempre la solita, risulta diversa alla percezione:
eseguendola si è in grado, ascoltandosi, di cogliere sottili sfumature,
piccoli ma importanti cambiamenti, sapori sempre nuovi.
L’intenzione è nella pratica, non nel risultato.
Non posso imparare più di quello che sto facendo.
Perché non serve a niente.
Discorso sulla Pratica del Tai Chi
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L’esercizio del T’ai Chi Ch’uan dapprima mette in moto, poi conduce al movimento.
Si usa lo his (la mente) per mettere in moto il ch’i (l’energia)
e poi il ch’i per mettere in moto il corpo.
Questo movimento si origina all’interno e poi va verso l’esterno:
nasce negli organi interni e poi è convolgiato fuori attraverso i movimenti delle gambe e delle braccia.
In questo consiste il processo di sprofondamento del ch’i nel tan t’ien;
in breve, uno diventa flessibile passando per l’essere leggero e agile.
Non bisogna utilizzare la benchè minima forza.
Coltivate il ch’i e fate circolare il sangue.
Allungate i legamenti e salvaguardate la vostra energia.
Quando praticate il T’ai Chi Ch’uan di mattino o di sera, vi occorrono solo sette minuti.
La cosa più importante è di non cercare di vedere un progresso troppo presto.
Cheng Man Ch’ing (Tredici Saggi sul T’ai Chi Ch’uan)
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Senza vento non c’è tornado,
senza nuvole non c’è fulmine.
Senza Qi non c’è Nei Jin,
senza Nei Jin non c’è Taiji Quan.
Flavio Daniele
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L’inizio è come la fine.
Quando pratica la disciplina, il principiante può giungere alla saggezza immutabile
solo se saprà poi ripercorrere il cammino inverso fino al livello di partenza, il luogo di stallo.
Ve n’è una ragione.
Dal momento che il principiante non sa nulla riguardo alla posizione corretta del corpo e del modo in cui si tiene la spada,
la sua mente non sarà condizionata da alcunché.
Se un uomo lo colpisce, molto semplicemente reagirà all’attacco in modo istintivo.
Non appena il principiante inizierà a studiare e gli verranno mostrati il comportamento e l’atteggiamento mentale da osservare,
la sua mente si fermerà sui diversi aspetti.
A questo punto, se vorrà colpire un avversario, si sentirà a disagio.
In seguito, col passare del tempo e continuando con la pratica, il principiante si sarà reso conto di non essere più tale,
in quanto la sua mente si sarà liberata dal peso dei pensieri che prima lo affollavano,
e sarà tornata così com’era all’inizio, quando tutto doveva ancora essere appreso.
Ecco che diviene evidente il motivo per cui l’”inizio” debba essere come la “fine”.
Takuan Soho (Lo Zen e l’Arte della Spada)

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