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FRASI CARINE ♣♣♣ Frasi Straordinarie Da Scrivere a chi Ami! Dedica una Frase Significativa, una Frase Carina e Straordinaria, FRASI SIGNIFICATIVE! Scegli le Tue FRASI!



Not in my name * Linda Bimbi

aprile 16th, 2015

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Il futuro di pace non solo è possibile ma è l’unica alternativa realistica, oltre che razionale, al futuro di guerre e violenze prospettato dalle attuali politiche dominanti.
Not in my name * Linda Bimbi

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Il cambiamento delle strutture mentali tra la gente comune, nell’oceano attuale di parole insignificanti che tradiscono il valore semantico del discorso, è una sponda proponibile e ragionevole.
Not in my name * Linda Bimbi

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L’essere umano, cui è toccato in sorte vivere l’inizio del terzo millennio, è sperduto e impaurito: sperduto dal bombardamento di informazioni false e contraddittorie, impaurito in quanto percepisce l’imminenza strisciante di una stagione di follia, che è la guerra omnium contra omnes. Come illustra Richard Falk, la follia è il conflitto globale tra entità globali, tra gli Usa nuovo Stato globale e il terrorismo globale.
Not in my name * Linda Bimbi
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Non sono un esperto, di mestiere faccio il chirurgo, però ho un’impressione: mi sembra di vivere in un mondo in cui sta cambiando – anzi in qualche misura è già cambiato – il senso delle parole e diventa difficile capirsi, ci troviamo in una specie di torre di Babele.

La prima parola alla quale è stato cambiato il significato è la parola guerra. Abbiamo assistito a un cambiamento del contenuto della parola: il contenuto della guerra è rappresentato dalle sue vittime. Nel primo conflitto mondiale le vittime civili sono state il 15% del totale dei morti, nel secondo conflitto mondiale le vittime civili sono salite al 65 % rispetto al totale, negli ultimi decenni, in tutti i conflitti interni o internazionali, le vittime civili sono state oltre il 90%. Ho l’impressione che usare la stessa parola per definire fenomeni casi radicalmente diversi, e anche statisticamente opposti, sia fonte di confusione.

L’altra parola a cui è stato cambiato senso è la parola terrorismo. Forse a questa parola noi non vogliamo dare il significato appropriato perché nella nostra testa, e nella testa di milioni di esseri umani, alla parola terrorismo viene associato solo quello che ci è stato fatto vedere del terrorismo: le immagini ripetute in modo ossessionante della caduta delle torri gemelle a New York. Nessuno però ha mai visto nemmeno uno dei 5.000 morti civili caduti in Afghanistan dopo il 7 di ottobre 2001 e nei mesi successivi; non li hanno fatti vedere, ma ci sono stati. In Afghanistan noi li abbiamo visti e non ci è stato permesso di parlarne, perché ogni volta che si cercava di raccontarlo venivamo tacciati di essere amici dei terroristi.

Credo che anche la parola democrazia abbia oggi un senso profondamente diverso. Faccio fatica a utilizzare questa parola per molti paesi che definirei democratici, primo tra tutti gli Stati Uniti d’America, perché alla mia nozione di democrazia è associata in modo inscindibile la nozione di partecipazione delle persone. Quando vedo lo Stato militarmente piú potente e probabilmente piú ricco, nel quale solo un cittadino su tre partecipa all’attività elettorale e nel quale, alla fine del periodo elettorale una Corte dichiara, «non si contano i voti alle elezioni, ha vinto lui», il mio concetto di democrazia entra in crisi. Ed entra in crisi anche il mio concetto di diritto quando vedo spacciare per diritti quelli che sono i privilegi di pochi, che per un puro caso sono anche i piú potenti, i piú ricchi e i piú armati. Entra in crisi il mio concetto di diritto anche quando osservo le istituzioni internazionali: oggi nel mondo ci sono molte decine di conflitti nei quali i civili vengono ammazzati, si compiono massacri – genocidi in alcuni casi – e molti di questi massacri non solo sono stati organizzati, incoraggiati, finanziati, nei decenni passati, dalle cosiddette democrazie, ma, in questi conflitti, l’85% delle armi con le quali vengono uccisi degli esseri umani sono vendute direttamente dai cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Ecco il problema: mi ritrovo oggi con un dizionario in cui le pagine sono state strappate e rimescolate come in un mazzo di carte.

Not in my name * Linda Bimbi

FRASI DI Günter Grass

aprile 14th, 2015

Günter Grass

Si può star seduti in eterno su una panchina di parco, fino a diventare di legno e bisognosi di comunicazione
Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
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Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c’è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti… non può essermi dunque nemico

Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
***

Lo scrittore è un uomo la cui intelligenza non basta per smettere di scrivere
Günter Grass
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Non sono un pacifista. A chi mi desse uno schiaffo sulla guancia non porgerei mai l’altra, ma mi difenderei a denti stretti. La guerra è per metà fatta di paura e per metà di noie. I giovani del mio paese non sono per la guerra. Non sono nemmeno per il servizio militare. Gli orfani di guerra, poi, la considerano il peggiore dei mali.
Günter Grass
***

Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt’al più le note a margine.
E’ l’affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo
organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un’atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l’altro paese,
in cui da anni — anche se coperto da segreto —
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d’uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l’esistenza di un’unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d’Israele
al quale sono e voglio restare legato.
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l’ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi — come tedeschi con sufficienti
colpe a carico —
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell’ipocrisia dell’Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un’istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d’uscita,
e in fin dei conti anche per noi.
Günter Grass, Poesia – Quello che deve essere detto
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Dopodiché, crepuscolo dell’universo. Sopra le macerie del mondo strumentale, si arrampica il tempo universale. […] Dopodiché l’essere-alla-mano taglia i tubi nell’inafferrabilità dell’inutilizzabile e suscita il problema segreto del comando. […] Dopodiché, le ultime emissioni trasmettono il crepuscolo degli dei. In virtù di se stesso. Dopodiché non c’è più tempo per un minuto di silenzio, in virtù di se stesso. […] Dopodiché, nella zona governativa della capitale del Reich le emissioni radio si interrompono. La totalità territoriale, la nientificazione, inclini all’angoscia e da ricomporre pezzo per pezzo. La finalizzazione. La fine. Ma dopo tutto questo, sulla struttura finale il cielo non si oscurò
ANNI DI CANI
Günter Grass
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L’arte è intransigente e la vita è piena di compromessi
Günter Grass
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Gesù, non era così la scommessa. Ridammi subito il mio tamburo. Tu hai la tua croce e dovrebbe bastarti!
Günter Grass , IL TAMBURO DI LATTA
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Il mio infermiere non può dunque essermi nemico. Ho preso a volergli bene, a questo controllore appostato dietro lo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; così, nonostante lo spioncino che di solito lo separa da me, impara a conoscermi. Il brav’uomo sembra apprezzare i miei racconti, perché appena si accorge che gli ho mentito ci tiene a farmelo capire e mi mostra la sua ultima composizione di nodi. Non vorrei affrontare il problema di stabilire se sia un’artista. Una mostra delle sue creazioni sarebbe però accolta con favore dalla stampa, e attirerebbe qualche compratore. Egli fa nodi con spaghi comuni che dopo le ore di visita raccoglie e districa nelle camere dei suoi pazienti, creando complessi fantasmi cartilaginosi; li immerge nel gesso, li lascia irrigidire e li infilza su ferri da calza, fissati sopra zoccoletti di legno
Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
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Un racconto non può iniziare entrando subito nel vivo dell’argomento e, procedendo arditamente innanzi o indietro nel tempo, creare una certa confusione. Ci si può atteggiare a scrittore moderno, ignorare il tempo e la distanza, e proclamare o far proclamare poi di aver finalmente risolto il problema spazio-tempo. Si può anche affermare, fin dall’inizio, che al giorno d’oggi è impossibile scrivere un romanzo, ma poi, per così dire, scriverlo in barba a se stessi, deporne uno bel grosso e finire col venir considerato l’ultimo romanziere possibile. Ho anche sentito dire che si fa un’ottima impressione di modestia iniziando col sostenere fermamente che: non ci sono più eroi da romanzo, perché gli individualisti non esistono più, perché l’individualismo va scomparendo, perché l’uomo è solo, ogni uomo egualmente solo, senza diritto a una solitudine individuale, e fa parte di una massa senza nome e senza eroi. Tutto ciò può essere giusto, corrispondere davvero alla realtà. Quanto a me, Oskar, e al mio infermiere Bruno, vorrei però che fosse chiaro questo: ambedue siamo degli eroi, due eroi totalmente diversi, lui dietro lo spioncino, io dall’altra parte; e se egli apre la porta, nonostante la nostra solitudine e la reciproca simpatia, noi siamo ancora ben altro che una massa senza nome e senza eroi.
Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
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Quattro uccelli litigarono.
Quando l’albero fu tutto spoglio,
venne Venere travestita da matita
e, in bella grafia,
appose la firma sull’Autunno,
cambiale in scadenza di turno.

Günter Grass
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Mi chiedo se la letteratura non si stia ritirando dalla vita pubblica e se per i giovani scrittori Internet non rappresenti una sorta di parco giochi. In questo periodo assistiamo a una situazione di stallo, a una stagnazione cui il vocabolo “comunicazione” conferisce una certa aura.

Günter Grass
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Ogni singola frazione di tempo è programmata per condurci tutti quanti al collasso nervoso finale. Il mondo sta per divenire una Valle di Lacrime dell’industria culturale.
Günter Grass
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Disegnare mi aiuta a capire, a vedere meglio, a combinare qualcosa. Ovviamente non lo faccio per ogni pagina di un libro e non lo faccio nemmeno per ogni manoscritto… ma di tanto in tanto uno schizzo occorre proprio.
Günter Grass
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FRASI SULL’ALCOL

aprile 12th, 2015

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La solitudine significa anche: o la morte o il libro. Ma innanzi tutto significa alcol
Marguerite Duras
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Trincare. Sbronzarsi, sbevazzare, ingurgitare o ingollare alcolici, bere come una spugna, eccetera. Abitudine disdicevole per il singolo, mentre le nazioni più dedite alla nobile arte del bere sono all’avanguardia della civiltà e della potenza. Di fronte ai cristiani più amanti dell’alcool, i poveri e astemi maomettani cadono come le spighe davanti alla falce; in India, centomila bevitori di brandy riescono a tenere in pugno duecentocinquanta milioni di vegetariani astemi, che pure appartengono alla loro stessa razza, quella ariana; e con quale eleganza e rapidità l’americano dedito al whisky è riuscito a espellere dai suoi possedimenti il temperato spagnolo! Dai tempi in cui gli invasati guerrieri vichinghi mettevano a ferro e fuoco le coste occidentali d’Europa e poi si addormentavano ubriachi in ogni porto saccheggiato, si è capito una volta per tutte che i popoli più bevono e meglio combattono, senza troppi scrupoli legalitari e “fair play”.
Ambrose Bierce, Il dizionario del diavolo
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Tutti dipendiamo da qualcosa, da un amore, da una donna, dagli amici. Dall’alcol, dal sesso, dal potere. Il tossicodipendente non è un cane, è una persona fragile che ha bisogno di noi. Vive in una condizione atroce. Ma lo scrivo chiaro: non drogatevi, non bevete. Dovete avere rispetto per voi stessi, non dovete buttarvi via
Vasco Rossi
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L’alcol uccide lentamente. Chi se ne frega. Non ho fretta.
Georges Courteline
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Alla base dell’assunzione delle droghe, di tutte le droghe, anche del tabacco e dell’alcol, c’è da considerare se la vita offre un margine di senso sufficiente per giustificare tutta la fatica che si fa per vivere. Se questo senso non si dà, se non c’è neppure la prospettiva di poterlo reperire, se i giorni si succedono solo per distribuire insensatezza e dosi massicce di insignificanza, allora si va alla ricerca di qualche anestetico capace di renderci insensibili alla vita.
Umberto Galimberti
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Maledetta la sobrietà. Da noi si beve troppo poco spirito, per averne qualche traccia.
Anselmo Bucci, Il pittore volante
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L’alcool è un buon disinfettante per le anime ferite.
Gianni Monduzzi, Orgasmo e pregiudizio
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Non pensate di annegare i vostri dispiaceri nell’alcol. Sanno nuotare.
Albert Willemetz
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L’alcol è come l’amore: il primo bacio è magico, il secondo è intimo, il terzo è routine. Dopo di che, spogli la donna e basta.
Raymond Chandler, Il lungo addio
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L’alcol è l’aspirina dell’anima.
Louis Gauthier, Anna
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È vero che l’alcol è nemico dell’uomo, ma è anche vero che chi fugge davanti al nemico è un vigliacco.
Anonimo
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L’acqua è la prosa dei liquidi, l’alcol ne è poesia.
Ferdinand Reiber
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FRASI SUL DISPREZZO

aprile 10th, 2015

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Ci sono tre cose da evitare con cura: l’odio, l’invidia e il disprezzo.
Seneca
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A disprezzarsi troppo ci si rende degni del proprio disprezzo.
Henri-Frédéric Amiel, Diario intimo
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Di mezzo ai patimenti, alla miseria, alla schiavitù, voi potete rivolgervi a Dio, e santificarvi nell’adorazione di Lui, nella preghiera, nella fede in un avvenire che vi compenserà largamente, e nel disprezzo delle cose mondane.
G. Mazzini
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Gli insulti degli ignoranti bisogna ascoltarli senza scomporsi, e se uno aspira alla virtù deve disprezzare il disprezzo stesso.
Seneca
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Ci sono pelli corazzate con le quali il disprezzo non è più una vendetta.
Charles Baudelaire, Razzi
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Le tentazioni contro la fede e la purità è merce offerta dal nemico, ma non temerlo se non con il disprezzo. Finché egli strepita è segno che non ancora si è impossessato della volontà. Tu non ti disturbare per ciò che vai sperimentando da parte di questo angiolo ribelle; la volontà sia sempre contraria alle sue suggestioni, e vivi tranquilla, ché non vi è colpa, ma sebbene vi è il compiacimento di Dio ed il guadagno per l’anima tua.
S. Pio da Pietrelcina
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Non c’è peggiore e più insidioso nemico dell’anima tua, di te stesso, quando il corpo non si accorda con lo spirito. Per avere vittoria sulla carne e sul sangue, devi assumere un totale e vero disprezzo di te. Tu hai ancora invece un eccessivo e disordinato amore di te stesso; per questo sei tanto esitante a rimetterti interamente alla volontà degli altri.
T. da Kempis
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Disprezzo. Il sentimento che prova un uomo prudente nei confronti di un nemico in posizione troppo temibile per poter essere attaccato direttamente senza pericolo.
Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo
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In questi tempi difficili, è opportuno concedere il nostro disprezzo con parsimonia, tanto numerosi sono i bisognosi.
François-René de Chateaubriand, Memorie d’oltretomba

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Verso l’ottimismo nutro il più grande disprezzo.
O. Wilde

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La forma sublime del disprezzo è il perdono.
Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito

PERSO L’AMORE NON RESTA CHE BERE

marzo 31st, 2015

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Perso l’amore, non resta che bere.

L’endecasillabo perfetto.

Un poeta solo con un solo verso.

E io di versi ne ho scritti così pochi… Però ne ho emessi a volontà!

Uooh! Uooh! Uooh!

Versi. Conati. Sbocchi. Rigurgiti. Spurghi. Macché, nemmeno riesco a vomitare.

Le cose non vanno per il verso giusto. Per certi versi. Per un verso o per l’altro. Mi faccio il verso.

Verso? Verso cosa? lo non sto andando da nessuna parte.
***

Torno a casa. Lo tiro fuori e vedo che la macchiolina è diventata rosa. Forse avevano ragione i ragazzi. Era solo lo strofinamento. Forse sono sano: ci penserò più tardi.

Più tardi.

Ma sì.

E ora?

Ora sì che bisogna fare qualcosa.

Più tardi.

Ora devo uscire.

L’unica cosa che devo fare è uscire.

La prima e l’ultima cosa che devo fare è uscire.

Perso l’amore, non resta che bere.

L’endecasillabo perfetto.

A noi due.
***

Le telefonate mi perseguitano. Tutti stanno male. Nemmeno fossi Cristo risorto, mi cercano tutti. E io non so dire di no, perché anch’io non sto bene, e a volte da solo, a casa, mi trastullo con l’idea di smetterla con la vita di questi mesi, anche solo per una settimana. Penso di potercela fare, di prendere una pausa da queste anime in pena, per pensare a tutto quel che è stato. A volte ho davvero voglia di tirare il freno. Scendere. Respirare.

Invece no.

Alla fine esco, perché un po’ si ride e un po’ si rimanda tutto al giorno dopo, che è lontanissimo. Lontano quanto una notte di sbronze, dove il tempo si dilata all’infinito sotto le luci soffuse di un locale, nei riflessi scarlatti o ocra del bicchiere, nel mormorio degli avventori, nello specchio dietro al bancone che riflette sagome sfocate, nelle grida dei lunatici sbronzi, nel fumo delle ultime sigarette, nei vecchi senza più denti e capelli e vita che ti siedono accanto, nei brindisi sghembi e nei sorrisi forzati, nei borbottii di una canna fumata al freddo, nelle camminate per una città divorata dal gelo, in un’ora abbandonata come l’alba, mentre rincasiamo con i geloni e vediamo accendersi le prime luci, tanto calde da commuoverci, al pensiero del tepore di una famiglia, un bacio sul collo, un colpo di tosse e un caffè.
***

«Un infarto?» ha detto con un filo di voce. E poi: «Come. Non capisco».

Un padre, un genitore, ha paura di mille cose: gli incidenti di macchina, la droga, le amicizie pericolose, la delinquenza, l’anoressia, la bulimia, la depressione, il suicidio, l’assenza di motivazioni, la ribellione, la mancanza di rispetto, la disoccupazione, il ripudio della famiglia, le nevrosi, gli abusi, l’incertezza sessuale, la devianza, il suicidio, anche l’omicidio. Ma l’infarto! Lo so cosa vorrebbe dire mio padre: «Ascolta, c’è stato un equivoco! Sono io che vado a giocare a tennis due volte alla settimana per non schiattare prima degli ottanta! Sono io che non fumo da trent’anni per agevolare la circolazione! Sono io che bevo con moderazione per non affaticare le coronarie! Sono io che controllo ogni anno il colesterolo! Che cazzo c’entri tu! Tanto vale che mi metta un giubbotto di pelle, dei jeans sdruciti, un bandana in testa e vada in discoteca a calarmi rischiando la vita alle tre di notte sulla tangenziale!»

«Papà, quello è Fonzie. Io non vado in giro vestito così».

«Dicevo per dire. Il concetto è chiaro».

Ma mio padre non è incazzato: solo non sa cosa pensare. Mi guarda.

Secoli di generazioni assennate buttate nel cesso, vorrebbe forse dire.

FRASI SULLA DESTINAZIONE

marzo 24th, 2015

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Una destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose.
Henry Miller
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Non hai bisogno della magia per sparire: ti basta una destinazione!
cit.
***

Non posso cambiare la direzione del vento,
ma posso sistemare le vele in modo da
poter raggiungere la mia destinazione.

cit.
***

Il viaggio è la destinazione, come tutti i grandi viaggiatori hanno sempre saputo
Tiziano Terzani
***

Fate che il vostro spirito avventuroso vi porti sempre ad andare avanti per scoprire il mondo che vi circonda con le sue stranezze e le sue meraviglie. Scoprirlo significherà per voi amarlo.
Kahlil Gibran
***

Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. È il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile
RYszard Kapuscinski
***

Leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno, senza destinazione. Leggero, nel vestito migliore, sulla testa un po’ di sole ed in bocca una canzone.

Luciano Ligabue
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La vita è un viaggio, giusto? Non è una destinazione.

Transsiberian, film
***

Fummo creati per vivere in paradiso, il paradiso era destinato a servirci. La nostra destinazione è stata cambiata; che questo sia accaduto anche con la destinazione del paradiso non viene detto.

F.Kafka
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Non è la destinazione, ma il viaggio che conta.
***

Frasi sull’immaginazione

marzo 23rd, 2015

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La ragione non è nulla senza l’immaginazione.
Cartesio
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La realtà è immaginazione.
Stephen Littleword

***

La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.
Albert Einstein
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André Breton considera i pazzi delle creature «vittime della loro immaginazione» che dall’immaginazione attingono un grande conforto e ne esalta, in uno slancio dai connotati velatamente romantici, il desiderio di rivolta, l’inosservanza delle regole della società borghese, il rifiuto della censura, dell’autorità e della ragione.
Paolo Albani,     Forse Queneau
***

mi è stato insegnato, sul mio mondo natale, quand’ero bambino, che la Verità è una questione d’immaginazione.
Ursula K. Le Guin , La mano sinistra delle tenebre
***

L’immaginazione è “la pazza di casa”, m’insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio.
Giosualdo Bufalino, Il malpensante
***

L’immaginazione è la qualità più tipicamente umana, quella che consente di creare, inventare, capire. È la qualità che consente all’uomo di trovare un margine di libertà, di sfuggire, in parte, alla sua condizione di marionetta mossa dai fili genetici e ambientali.
Piero Angela, Da zero a tre anni
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Non bisognerebbe mai immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l’immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere.
Andrea De Carlo, Due di due
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Non soffocare la tua ispirazione e la tua immaginazione, non diventare lo schiavo del tuo modello.
Vincent Van Gogh
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Sono passato attraverso momenti davvero terribili nella mia vita, alcuni dei quali sono realmente accaduti.
Mark Twain
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COLPA DELLE STELLE * John Green, G. Grilli

marzo 15th, 2015

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Sugli opuscoli che parlano di tumori o nei siti dedicati, tra gli effetti collaterali del cancro c’è sempre la depressione. In realtà la depressione non è un effetto collaterale del cancro. La depressione è un effetto collaterale del morire.
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Come ti senti? oh! a meraviglia! sono una montagna russa che va solo in salita, amico mio.
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Le mie paure? ho paura dell’oblio, ne ho paura come il proverbiale cieco aveva paura del buio
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Verrà un tempo in cui tutti noi saremo morti. Tutti. Verrà un tempo in cui non ci saranno esseri umani rimasti a ricordare che qualcino sia mai esistito o che la nostra specie abbia mai fatto qualcosa. Non ci sarà rimasto nessuno a ricordare Aristotele o Cleopatra, figuriamoci te. Tutto quello che abbiamo fatto, costruito, scritto, pensato o scoperto sarà dimenticato, e tutto questo non sarà servito a niente. Forse quel momento sta per arrivare o forse è lontano milioni di anni, ma anche se noi sopravvivessimo al collasso nel nostro sistema solare non sopravviveremmo per sempre. E’ esistito un tempo prima che gli organismi prendessero coscienza e ce ne sarà uno dopo. E se l’inevitabilità dell’oblio umano ti preoccupa, ti incoraggio a ignorarla. Sa il cielo se non è quello che fanno tutti.
***

Abbiamo recitato insieme quello stupido mantra: VIVERE OGGI LA NOSTRA VITA MIGLIORE
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Siamo letteralmente nel cuore di Gesù. Qualcuno dovrebbe dirglielo, a Gesù. Dev’essere un bel rischio per Lui tenere nel cuore dei ragazzini malati di cancro.
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Perchè mi guardi così?
Perchè sei bella. Mi piace guardare la gente bella, e poco fa ho deciso di non negarmi i semplici piaceri della vita.

***
Voglio dire, se avevi un dannato cancro, dai soldi a una multinazionale del tabacco in cambio della possibilità do farti venire ancora pià cancro? oh mio DIO; Ma lascia solo che ti dica che non essere in grado di respirare sai cosa fa? SCHIFO. che delusione. che delusione torale. […]
Non ti uccidono se non le accendi. e non ne ho mai accesa una. E’ una metafora: ti metti la cosa che ti uccide tra i denti, ma non le dai il potere di farlo.

***
Sono un devoto credente della metafora!

***

IL GRANDE ALBERO *SUSANNA TAMARO

marzo 14th, 2015

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Questa storia comincia tanti, ma tanti anni fa, quando un piccolo seme alato si staccò da una pigna sospesa su un ramo e, dopo aver volteggiato per un po’ nell’aria, planò nel bel mezzo di una grande radura.

Era un mattino di tarda primavera, dalle alte cime giungeva ancora l’odore freddo della neve e i ruscelli scendevano a valle gonfi delle acque del disgelo.
All’alba, gli uccelli cantavano come un’unica straordinaria orchestra. Pettirossi, lucherini, fringuelli, organetti, ciuffolotti si contendevano il ruolo di voce solista.
Presto l’aria si sarebbe riempita di insetti: era tempo, dunque, di cercare una compagna e di circoscrivere i confini di quello che sarebbe stato il piccolo regno della famiglia.
Durante il giorno, frenetici voli attraversavano i pascoli. Davanti alle foglie e ai licheni le coppie più giovani esitavano: andava bene quel rametto, era abbastanza lungo? E se prendessimo anche quel filo di lana, quei crini impigliati nel rovo?
Mettere su casa la prima volta era sempre fonte di grande ansia. Staranno abbastanza calde le uova qui? E i piccoli, crescendo, non saranno troppo stretti? E se ne nascessero più del previsto?
Le coppie di lunga esperienza provavano tenerezza davanti a tanti timori.
«Non abbiate paura» dicevano loro, intrecciando abilmente il muschio con gli sterpi, «fidatevi! È già tutto nel vostro cuore».
Dopo una settimana non c’era ramo, fronda o cespuglio del bosco in cui non fosse celata la piccola sfera accogliente di un nido.
Alcuni erano tondi e minuscoli, soffice muschio fuori e morbida lana dentro. Altri, più grandi, intrecciati soltanto con stecchi. Altri ancora – un groviglio di licheni, foglie secche e rametti – pendevano dagli alberi come calze della befana.
Ognuno era stato progettato e costruito secondo le necessità dei nascituri, con sponde alte e robuste per mantenere il tepore nelle notti ancora fredde e resistere alle intemperanze dei pulcini più intraprendenti, proteggendoli, nello stesso tempo, dalla vista dei predatori.
Un bel giorno, all’indaffarata frenesia della costruzione, nel bosco seguì il tenero silenzio della cova.
Mentre i maschi andavano in giro alla ricerca di cibo per le loro spose, ci furono giorni di forte pioggia.
La pioggia sferzò gli alberi e i prati, bagnò i tronchi e nutrì il suolo, e i semi, in paziente attesa nella terra, cominciarono a gonfiarsi. Dopo la pioggia tornò il sole e la cuticola – che li avvolgeva come un vestito troppo stretto – si strappò.
Anche il piccolo seme alato si aprì, ancorandosi con la minuscola radice nella terra e lanciando una tenera piumetta verso l’alto, alla ricerca della luce.
Nel bosco cominciarono le nascite.
I piccoli nidiacei pigolavano in attesa dei genitori, nascondendosi alla minima ombra minacciosa: anche i corvi, gli sparvieri, i gufi avevano dei piccoli da nutrire.
Ancora nudi, i ghiri, gli scoiattoli e i moscardini sonnecchiavano nelle tane mentre i giovani toporagno muovevano i primi passi nei cunicoli sotto il muschio e le piccole bisce sgusciavano fuori dalle loro uova cilindriche.
Quando poi le giornate iniziarono ad allungarsi, le piogge, da sferzanti, diventarono miti e al mattino la rugiada copriva i prati e i fiori con un manto di gocce luminose.
Il tramonto sembrava non finire mai. Con la sua luce rosata accarezzava ogni cosa, come a voler testimoniare lo splendore racchiuso nel mondo.
Alla fine giunse l’estate con la sua quiete appagata e il sottobosco si riempì di mirtilli.
Gli uccelli avevano lasciato i nidi per andare incontro all’avventura della vita, e la stessa cosa, sulle loro zampe traballanti, avevano fatto i cuccioli della terra.
Era arrivato il tempo del silenzio e del riposo.
Poi, un mattino, sulle cime più alte comparve la neve. Copriva le rocce, i canaloni e la vegetazione scura e bassa dei pini mughi.
L’odore dell’aria era cambiato, le rondini della fattoria vicina cominciarono a raccogliersi in volo per raggiungere i paesi più caldi e sul soffice manto di aghi del bosco iniziarono a spuntare funghi di ogni forma e colore.
Quando il re dei cervi scese nella radura per sfidare i pretendenti al trono, i larici si erano già trasformati in piccole fiamme ardenti e – nel bel mezzo della radura – era spuntato un piccolo abete.
Era ancora così piccolo e flessibile che si confondeva con l’erba.
Fu solo per questo che riuscì a sopravvivere ai furiosi tornei del branco.
Il primo spettacolo della sua lunghissima vita.

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