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FRASI CARINE ♣♣♣ Frasi Straordinarie Da Scrivere a chi Ami! Dedica una Frase Significativa, una Frase Carina e Straordinaria, FRASI SIGNIFICATIVE! Scegli le Tue FRASI!



SIAMO CIO’ CHE PENSIAMO * LORENZO LOCATELLI

settembre 22nd, 2014

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La comunicazione è la base fondante di ogni relazione, e le relazioni sono quanto abbiamo di più caro e importante nella vita
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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Siamo testimoni ogni giorno di quanta sofferenza generi l’incapacità di esprimere sentimenti, di condividere con flessibilità  e apertura opinioni, convinzioni,  valori, di restare aperti aperti e curiosi di fronte alle diversità, dell’altro che spesso ha da insegnarci più di quanto immaginiamo.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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praticare la PNL significa chiedersi come noi, o chi ci sta di fronte, facciamo o pensiamo determinate cose.  A differenza della psicologia o della psichiatria tradizionale, la PNL non si interroga su ciò che non funziona (la patologia) ma su ciò che funziona. Il suo obiettivo è estendere , o esportare, i processi mentali efficaci per modellare gli schemi, consci e inconsci, che ognuno di noi utilizza per pensare e agire, in modo da avanzare verso lo sviluppo e l’accrescimento del nostro potenziale. Ognuno di noi può applicare la PNL su se stesso per avviarsi a un percorso di crescita personale , e aiutare gli altri a superare i propri limiti e a spezzare le proprie catene.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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Stress e ansia pesano sul secondo cervello, sull’intestino, e ne alterano il funzionamento; ma è vero anche il contrario, cioè che ii cibi che assumiamo o il modo in cui li assumiamo possono influenzare i nostri pensieri e le nostre emozioni. Secondo la  neuroscienza moderna gli ultimi studi della PNL nella pancia c’è un cervello che assimila e digerisce non solo cibo, ma anche informazioni ed emozioni che provengono dal mondo esterno.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo  
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Ciò che è importante ricordare, ma che spesso viene dimenticato o confuso, è che il cervello non è la mente. Non si possono identificare, Il cervello permette il pensiero e la somma dei pensieri crea la mentalità. Per cambiare mentalità dobbiamo cambiare i nostri pensieri e il nostro modo di pensare, non il nostro cervello. Il cambiamento è possibile ed è a portata di mano.
Lorenzo Locatelli, Siamo Ciò che Pensiamo 

FRASI SULL’AMORE PER GLI ANIMALI

settembre 21st, 2014

animali
Chi ama gli animali conosce l’Amore Universale, quel tipo di amore disinteressato, che travalica le barriere del dare e dell’avere. Non esiste domanda e non esiste offerta nella legge di Dio. Chi è capace di leggere negli occhi di un cane, per esempio, sa che in quei occhi c’è scritta la legge più importante di tutte, quella dell’Amore. Da questo tipo di Amore l’uomo, deve prendere la propria forza, la propria energia. Tutto il resto … è il nulla.
Francesco Patera, Francesco’s core

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Per vivere felici, basta guardare come fanno i bambini e gli animali.
Stephen Littleword, Nulla è un caso

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Fratelli, amate ogni creatura e tutto l’universo, ogni granello di sabbia, ogni fogliolina, ogni raggio di sole.
Fëdor M. Dostoevskij
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Non giudico le persone solitamente, ma sto ad osservare attentamente come trattano gli animali, ciò dice molto su come sono.
Stephen Littleword
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Il tuo dolore è il mio dolore, la tua gioia è la mia gioia. Perché siamo Tutti nati dallo stesso Respiro di Vita.
Valentina Suyren
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Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici che siamo pronti a fare per loro.
Konrad Lorenz

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Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
M.Gandhi
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La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono.
Charles Darwin
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Una gran parte delle emozioni più complesse sono comuni agli animali più elevati ed a noi. Ognuno può aver veduto quanta gelosia dimostri il cane se il padrone prodiga il suo affetto ad un’altra creatura; ed io ho osservato lo stesso fatto nelle scimmie. Ciò dimostra che non solo gli animali amano, ma sentono il desiderio di essere amati.
Charles Darwin
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Perché amo gli animali? Perché io sono uno di loro. Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,il panico del cervo che scappa, sono il tuo oceano grande e sono il più piccolo degli insetti. E conosco tutte le tue creature: sono perfette in questo amore che corre sulla terra per arrivare a te.
Alda Merini
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Noi ci affezioniamo molto a cani, gatti e cavalli, ci prendiamo cura di loro e quando muoiono viviamo un autentico lutto. Ma ai maiali, ai vitelli, alle galline riserviamo un trattamento brutale, di sfruttamento, lontano da qualsiasi forma di affetto, essendo essi parte di un sistema produttivo, il cui unico scopo è produrre la maggior quantità di cibo al minor costo. Per giustificare questo comportamento, gli animali sfavoriti devono essere considerati inferiori, indegni di un attaccamento affettivo. Se dovesse sorgere il dubbio che anche gli animali sfruttati abbiano un certo valore proprio, nascerebbe un conflitto irrisolvibile. Un modo sicuro per evitare il sorgere di tale conflitto è tenere le due categorie di animali, privilegiati e sfruttati, in ambiti della nostra mente completamente separati.
Rupert Sheldrake
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Come la potenza della natura può smuovere montagne e creare arcobaleni, così la potenza degli esseri umani è altrettanto illimitata. Ogni giorno, noi siamo liberi di cambiare la nostra vita. Infatti quando trattiamo con cura e rispettiamo gli animali, stiamo donando al mondo la pace.
Ruby Roth

FRASI DI PAPA FRANCESCO SULLA SCUOLA

settembre 15th, 2014

FRASIAFORISMI

Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. Questo è bellissimo!
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Se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!
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Gli insegnanti – ha aggiunto – sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà, con la mente sempre aperta a imparare!
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Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno ‘fiuto’, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, ‘incompiuto’, che cercano un ‘di più’, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è il primo motivo per cui amo la scuola
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La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello”, che “non sono mai dimensioni separate ma sempre intrecciate
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La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita!
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Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!
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La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello che dice: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti! Vi piace questo proverbio africano? Vi piace? Diciamolo insieme: per educare un figlio ci vuole un villaggio! Insieme! Per educare un figlio ci vuole un villaggio!
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E poi amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. E nell’educazione è tanto importante quello che abbiamo sentito anche oggi: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! Ricordatevelo! Questo ci farà bene per la vita. Diciamolo insieme: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca. Tutti insieme! E’ sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana. In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, e ci apre alla pienezza della vita!
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Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!

FRASI SU MILANO

settembre 13th, 2014

milano piazza del duomo

Non è vero che sono brutta. Non è vero che sopra di me c’è sempre la nebbia. Non è vero che sono fredda e penso solo ai soldi. [..] Per chi mi avete preso? Io sono Milano. E sono una bella signora.
Un giorno a Milano – Raffaella Rietmann, Michele Tranquillini
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Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche volta c’è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle sue seduzioni, e restare al lavoro. Ma queste seduzioni sono fomite, eccitamento continuo al lavoro, sono l’aria respirabile perché viva la mente; ed il cuore, lungi dal farci torto non serve spesso che a rinvigorirla. Provasi davvero la febbre di fare; in mezzo a cotesta folla briosa, seducente, bella, che ti si aggira attorno, provi il bisogno d’isolarti, assai meglio di come se tu fossi in una solitaria campagna. E la solitudine ti è popolata da tutte le larve affascinanti che ti hanno sorriso per le vie e che son diventate patrimonio della tua mente.
Giovanni Verga
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Vorrei che Milano tornasse la città insorta del 1848, piena di virgulti e voglia di cambiamento, una Milano dove l’interesse privato e particolare venisse messo da parte per fare spazio al bene comune.
Antonio Scurati
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Una volta girovagavo nei desolati quartieri periferici e vagabondavo lungo i terrapieni delle ferrovie, affascinato dal pittoresco romantico di Porta Ticinese, dei canali. Adesso c’è la metropoli dei grattacieli, la city un po’ avveniristica, un po’ provinciale: un misto tra il risotto e l’acciaio, che mi diverte.
Alberto Lattuada
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Se quand’era tempo avessi potuto compiacere ad un mio desiderio, io sarei andato a vivere alcuni anni a Napoli, alcuni a Milano. Queste due città, una per la sua grande popolazione, l’altra per molte particolari condizioni, sono da qualche tempo la stanza del pensare filosofico in Italia. Esse furono abitate da quasi tutti i nostri scrittori che s’innalzarono ad una certa elevatezza d’idee, ed abbracciarono una certa estensione di principii.
Giuseppe Bianchetti
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Milano è una città utilitaria, demolita e rifatta secondo le necessità del momento, non riuscendo perciò mai a diventare antica.
Guido Piovene
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Milano è una città piatta. Le sue uniche colline sono artificiali, come il Monte Stella, la “montagnetta di San Siro” creata con le macerie di guerra, o i terrapieni dei ponti ferroviari. In teoria, lo sguardo dovrebbe riuscire a spingersi fino a molti chilometri di distanza, ma altre caratteristiche di Milano vi si oppongono: la nebbia d’inverno, la foschia e l’afa d’estate. Lo spettacolare arco delle Alpi a nord e a ovest di Milano dovrebbe essere il suo orizzonte abituale, ma in realtà le montagne “appaiono” solo qualche volta all’anno. Milano è intimamente legata, nell’immaginario collettivo, al suo clima: la cappa soffocante nei mesi estivi e la nebbia d’inverno. Si dice che un vero milanese nasca “con la nebbia nei polmoni”. Spesso, Milano è letteralmente invisibile, una città in bianco e nero dove pochi, occasionali colori riescono a farsi notare: le diverse sfumature di rosa del Duomo, gli azzurri brillanti dei cieli primaverili. La si ricorda soprattutto come una città grigia, come le sue periferie. Milano viene universalmente considerata una città brutta: la sua bellezza è nascosta, privata, si cela dietro ai portoni sbarrati, negli interni dei cortili, nelle “poche piazze discrete”.
John Foot; Milano dopo il miracolo
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Milano è ossessionata dal lavoro e dal denaro. Le capacità di integrazione della città, il suo carattere cosmopolita (“la piccola mela”) e le sue qualità “americane” di dinamismo, profitto e fascino derivano da questa sua abilità nel produrre, investire e far circolare il denaro. Il mercato azionario italiano ha sede a Milano, in piazza Affari. Da sempre, è qui che le principali industrie e le banche più importanti hanno i loro uffici direttivi, la maggior parte intorno a piazza Cordusio. Dopo la rivoluzione industriale della prima metà del Novecento e il boom, Milano diventa il cuore della rivoluzione postindustriale, e le nuove industrie della moda, della pubblicità e dell’editoria diventano il traino dell’economia regionale.
John Foot; Milano dopo il miracolo
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Milano è per antonomasia la città italiana in cui i diversi passaggi della civilizzazione capitalistica, dalla prima industrializzazione al fordismo fino all’ipermodernità del postfordismo, si sono presentati nella loro dimensione più pura. Milano ha sempre giocato nell’immaginario nazional-popolare il ruolo di simbolo del movimento, della trasformazione, della modernità.

E tuttavia questa città non ha mai dismesso la sua capacità di memoria, di connessione con la sua storia. Lo testimonia il lavoro di un autore, per molti versi “anomalo”, come Giovanni Testori, il quale descriveva l’Apocalisse culturale prodotta dall’industrializzazione fordista raccontando il “Fabbricone” dalla prospettiva della comunità originaria di Novate Milanese, allora comune ella periferia di Milano oggi pezzo della città infinita. Oppure come negli anni ’30 un altro grande lombardo Carlo Emilio Gadda, osservando l’irrompere del gene egoista dell’impresa nell’antropologia della borghesia, scriveva che «negli illuminati salotti della borghesia pacchianissima, si udivano lodi dell’attività pratica, inni allo scaldabagno, ditirambi verso le maniglie di ottone stampato».
Aldo Bonomi , Milano ai tempi delle moltitudini
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Uno spaccato della storia milanese è corso Buenos Aires, uno dei posti più milanesi di Milano.

Corso Buenos Aires è chiamato anche “la galleria dei poveri”.

È la seconda “vasca” di Milano, intendendo per vasca il contenitore all’interno del quale fanno avanti e indietro gli avventori, quando non si ha nulla da fare e per fortuna, allora, si guarda Milano (le sue vetrine).

A piedi, si arriva a corso Buenos Aires dal Duomo, attraversando il “Corso” (Vittorio Emanuele, “la galleria dei ricchi”) fino a piazza San Babila e da lì verso corso Venezia (un tempo corso di Porta Orientale, fuga dal centro alla campagna), a fianco dei giardini pubblici, fino a piazza Oberdan dove, ramificato da un susseguirsi di stradine che lo collegano alla stazione Centrale, inizia corso Buenos Aires, che si estende fino a piazzale Loreto, uno dei luoghi più incomprensibili del mondo.

Il sabato e la domenica è difficile camminare per corso Buenos Aires. Arriva gente da tutta la provincia di Milano, e camminano avanti e indietro. Arrivano anche, in buona parte, dal Giappone.
A Milano ci sono i giapponesi e i piccioni, tanti.
Non solo loro, ovviamente.
Però ci sono tanti giapponesi e tanti piccioni che fanno avanti e indietro.
I piccioni volano, i giapponesi corrono.
Le due cose si fondono armonicamente, o provano a farlo, in piazza Duomo. Come in una parodia di piazza San Marco a Venezia, ci sono i venditori di mais che fanno le foto ai turisti che danno da mangiare ai piccioni; nelle foto, generalmente, si vedono corpi abbozzati sotto una quantità incongrua di piccioni svolazzanti. Solo i giapponesi si fanno ritrarre mentre nutrono i piccioni.
È una cultura turistica massimalista.
Quella delle magliette “Sono stato in Italia”.
E quindi piazza San Marco a Venezia, il Duomo di Milano la mole Antonelliana piazza del Campo il Colosseo il Vesuvio.
La foto con i piccioni in piazza Duomo.
Sono opere espressionistiche spicciole, inconsapevoli, con la funzione di souvenir massimalisti.
I giapponesi li noti perché sono in gruppi, quasi sempre, e si muovono compatti. Fotografano tutto.
È stato calcolato che chiunque ha un suo ritratto, involontario, in un album di fotografie giapponese.
Un turista giapponese, fotografando tutto, ha fotografato anche te, che del tutto sei parte e sai che di te rimane testimonianza, in un appartamento di Shibuya, ad esempio.
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Roma è un grande pianeta.

Milano è una stella.

La più grande.

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Bonvesin de la Riva era un maestro di grammatica nato verso la metà del Duecento e morto nel 1313. Si chiamava così perché “la riva” era la ripa di Porta Ticinese, il quartiere di Milano dove abitava e insegnava.

Bonvesin lo si studia, a volte, nelle scuole superiori e se ne cita la sua vividissima descrizione dell’inferno, un luogo puzzolentissimo dove i diavoli mestolano nei pentoloni i peccatori e se li mangiano.

Ma oltre a questa visionaria descrizione pulp del tenebroso aldilà, Bonvesin de la Riva ci ha consegnato un’opera fondamentale per farci un’idea di come vedesse Milano un erudito di ottocento anni fa: il De magnalibus Mediolani (Le meraviglie di Milano), che riassumeremo qui in parte.

Milano, ci racconta Bonvesin, è una città meravigliosa, ma i milanesi (già allora) hanno troppa fretta e non se ne accorgono. Milano è la città più bella d’Italia. È come il Sole tra i corpi celesti. Secondo Bonvesin, questo dimostra che il papa dovrebbe stare a Milano, e non a Roma, perché Milano è più importante di Roma.

Roma è un grande pianeta.

Milano è una stella.

La più grande.

Così diceva Bonvesin.

Perché?

Perché non ha paludi fetide e schifose, ma limpidi fiumi, e acque molto buone da bere, saporite e leggere.

Le acque di Milano sono meglio del vino.

Bonvesin era fissato, con l’acqua. Ma a quei tempi era normale, perché le reti idriche erano messe malissimo.

Il clima, dice poi Bonvesin, a Milano, è temperato tutto l’anno, e fino a mezzanotte non fa mai freddo.

A Milano, le persone muoiono molto vecchie.

Le strade sono larghe.

I palazzi sono belli.

Le case sono numerose e tutte attaccate.

Le case sono circa dodicimilacinquecento.

La città è rotonda, e al centro c’è una corte con un bellissimo palazzo.

La città è cinta di mura e ha sei porte. Ogni porta ha due torri. Ci sono duecento chiese e quattrocentottanta altari. Ci sono centoventi campanili e duecento campane. Chi sale sulla torre del palazzo al centro della città vede dei bellissimi paesi, tra i quali Monza. Oltre a Monza ci sono altri centocinquanta paesi che circondano Milano, e sono tutti belli.

Ci sono tante cascine, fiumi, eremi, frutteti.

Chi visita Milano e i suoi dintorni, dice Bonvesin, “anche girando il mondo intero non troverà mai un simile paradiso di delizie”.

I milanesi maschi e femmine sorridono sempre e non ingannano.

Vivono con decoro e si vestono bene.

Sono molto religiosi.

La popolazione si espande in continuazione, perché l’acqua è buona.

I malati possono andare negli ospedali, che in città sono dieci e in periferia quindici. Tutti i malati poveri vengono curati gratis.

Ci sono quattrocento frati che vivono di elemosina.

Diecimila preti.

Centoventi giudici.

Millecinquecento notai.

Sei trombettieri.

Ventotto medici.

Cento cinquanta chirurghi.

Otto professori di grammatica.

Centocinquanta cantanti.

Settanta maestri.

Seicento fornai.

Mille mercanti.

Quattrocentocinquanta macellai.

Quattrocento pescatori.

Trenta fabbricanti di campanelle per cavallo.

Cento nobili che vanno a caccia di falconi.

Più di cento fabbricanti di corazze per soldati.

Duemila morti sepolti in tombe di marmo o di selce.

Milano, continua Bonvesin, produce ceci, fagioli, grano, segale, miglio, lenticchie, rape, ciliegie aspre, ciliegie dolci, prugne bianche, prugne rossicce, fichi grossi e nocciole piccole adatte alle donne, pesche, pere, pomodori, castagne, bietole, lattuga, sedano, prezzemolo, finocchio, zucche, trifogli, viole, rose.

Ci sono buoi, pecore, capre, cavalli, muli, asini.

Alberi, fave, olio, pane, vino, carne, galline, pavoni, fagiani, cani, allodole, merli, arieti, anatre, miele, ricotte, latte, gamberi, pesci grossi appetitosi, lino, seta, pepe, sale.

Quattro volte all’anno ci sono i mercati generali.

Due volte alla settimana i mercati di rione.

Nessuno sta mai fermo.

C’è tanto da fare.

Gli uomini corrono di qua e di là.

Le donne sposate corrono di qua e di là.

Le donne vergini corrono di qua e di là.

I fanciulli corrono di qua e di là.

Aldo Nove, Milano non è Milano
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Milano è come la punta di un iceberg.
Sotto, immensa, c’è la sua storia. Ogni tanto un’onda ne scopre un frammento, prima che le acque, nell’opera di corrosione inarrestabile che questa città si è proposta per esistere sempre presente a se stessa, nel presente, lo riportino sotto.
Millenni underground.
Per conoscerla, bisogna avere la pazienza di ascoltarla.
Con lo stetoscopio.
Come pulsa dentro.
Bisogna saperla sentire.
Suo malgrado.
Dove rivela la sua memoria. Diceva Nietzsche che la vitalità non trae giovamento dalla storia. Chi vive, se vuole andare avanti, deve dimenticare.
Il suo passato.
E Milano si dimentica, si trasforma come la divinità azteca con cui abbiamo iniziato questo libro.
Per sopravvivere a se stessa.
Aldo Nove, Milano non è Milano
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FRASI SULLA SIMPATIA

settembre 12th, 2014

simpatia

Incontro’ uno sguardo simpatico, e si accese di colori la giornata.
Stephen Littleword ,  L’angelo e Aurora
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La simpatia… un sentimento da presidente del consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.
Albert Camus, La caduta
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L’arte di riuscire simpatico consiste nel trovare simpatici gli altri.
William Hazlitt, Dei bei modi
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È assurdo dividere le persone in buone e cattive. Le persone si dividono in simpatiche e noiose.
Oscar Wilde, Il ventaglio di lady Windermere
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La simpatia o l’odio cambiano volto alla giustizia, e un avvocato ben pagato in anticipo trova certo più giusta la causa che difende.

Blaise Pascal, Pensieri
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Se ci fosse meno simpatia al mondo ci sarebbero anche meno guai
Oscar Wilde
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Non credo che gli stranieri… debbano nutrire simpatia o antipatia per le persone che sono invitati a conoscere.
Oscar Wilde
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Credo di sembrare un tipo normale, forse perfino simpatico, anche se mi hanno consigliato di apparire il più normale possibile, e di non provare nemmeno a fare quella che a me parrebbe un’espressione simpatica o un sorriso.
David Foster Wallace , Infinite Jest
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SIMPATICO – Riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana. Vorrebbe esprimere famigliarità con la cultura e il denaro, ma non ci riesce.
Giuseppe Pontiggia, LE SABBIE IMMOBILI
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- Ci siete mai stato, voi, al Circo Bosendorf?

- Prego?

- Vi ho chiesto se ci siete mai stato, al Circo Bosendorf.

Bartleboom si drizzò seduto sul letto.

- Che ne sai tu del Circo Bosendorf?

- Niente. Solo che l’ho visto, è passato da qui l’anno scorso. C’erano gli animali e tutto. C’era anche la donna cannone.

Bartleboom si domandò se non fosse il caso di chiedergli notizie della zia Adelaide. È vero che era morta da anni, ma quel bambino sembrava saperla lunga. Alla fine preferì limitarsi a scendere dal letto e avvicinarsi alla finestra.

- Ti spiace? Avrei bisogno di un po’ d’aria.

Il bambino si spostò un po’ più in là sul davanzale. Aria fredda e vento da nord. Davanti, fino all’infinito, il mare.

- Cosa ci fai tutto il tempo seduto qua sopra?

- Guardo.

- Non c’è molto da guardare…

- Scherzate?

- Be’, c’è il mare, d’accordo, ma il mare è poi sempre quello, sempre uguale, mare fino all’orizzonte, se va bene ci passa una nave, non è che sia poi la fine del mondo.

Il bambino si girò verso il mare, si rigirò verso Bartleboom, si girò ancora verso il mare, si rigirò ancora verso Bartleboom.

- Quanto vi fermerete qui? -, gli chiese.

- Non so. Qualche giorno.

Il bambino scese dal davanzale, andò verso la porta, si fermò sulla soglia, rimase per un po’ a studiare Bartleboom.

- Voi siete simpatico. Magari quando ve ne andrete sarete un po’ meno imbecille.

Cresceva, in Bartleboom, la curiosità di sapere chi li aveva educati, quei bambini. Un fenomeno, evidentemente.
Alessandro Baricco, Oceanomare
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I simpatici invecchiano. Gli antipatici non muoiono mai.
Marcello Marchesi, Il malloppo
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Le stranezze delle persone simpatiche riescono esasperanti, ma non c’è persona simpatica che non sia per qualche verso strana.
Marcel Proust
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Non voglio che la gente sia troppo simpatica: questo mi risparmia il disturbo di volerle molto bene.
Jane Austen, Lettere
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Se non hai simpatia per te stesso, non puoi avere simpatia per gli altri.
Robert Ason Heinlein, Lazarus Long l’Immortale
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Ecco cos’hanno di simpatico le parole semplici, non sanno ingannare.
José Saramago, Saggio sulla lucidità
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FRASI SULL’IRA

settembre 11th, 2014

ira

L’ira è un’erbaccia, l’odio è l’albero.
Sant’Agostino
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L’ira: un acido che può provocare più danni al recipiente che lo contiene che a qualsiasi cosa su cui venga versato
Lucio Anneo Seneca
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Le tigri dell’ira sono son più sagge dei cavalli della sapienza.
S.BELLOW

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Ciò che seminai nell’ira

crebbe in una notte

rigogliosamente

ma la pioggia lo distrusse.

Ciò che seminai con amore

germinò lentamente

maturò tardi

ma in benedetta abbondanza.
Peter Rosegger
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È da tutti ed è facile adirarsi, e donare denaro e far spese: ma farlo con chi si deve, nella misura giusta, al momento opportuno, con lo scopo e nel modo convenienti, non è più da tutti né facile. Ed è per questo che il farlo bene è cosa rara, degna di lode e bella.
Aristotele, Etica Nicomachea
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L’ira non è l’aggressività, che al pari della sessualità è una pulsione assolutamente fondamentale per la conservazione dell’individuo e della specie. L’ira è un sentimento mentale ed emotivo di conflitto con il mondo esterno o con se stessi che controlliamo poco e maneggiamo peggio perché, in preda all’ira, non siamo più padroni delle nostre azioni.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi
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L’ira è irragionevole nelle sue cause e dannosissima ne’ suoi effetti, pel furore a cui si abbandona, per gli eccessi a’ quali trascorre, per l’avversione altrui, pel rimorso, pel pentimento. Essa non può esser temperata che dalla pazienza o tolleranza, dal freno dell’orgoglio e del proprio temperamento.
Baldassarre Poli, Saggio d’un corso di filosofia
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L’ira infosca la mente, ma fa trasparente il cuore.
Niccolò Tommaseo, Pensieri morali
***

Colui che ha l’amore rende a sé estranea l’ira, ma chi coltiva l’odio raccoglie per sé fatiche inopportune.
Giovanni Climaco
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Non ho mai conosciuto uno che non valesse un fico secco e che non fosse irascibile.
Ezra Pound
***

Una risposta gentile calma la collera, una parola pungente eccita l’ira.
Salomone
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Terribile è l’ira e difficile a calmarsi, quando i congiunti muovono guerra ai congiunti.
Euripide
***

Figliuol mio,» disse ‘l maestro cortese,

«quelli che muoion nell’ira di Dio

tutti convegno qui d’ogni paese; e pronti sono a trapassar lo rio

chè la divina giustizia li sprona, sì che la tema si volve in disìo.
Dante Alighieri
***

Temi i giusti e i mansueti, la loro ira sarà terribile
***
La fine dell’ira è il principio del pentimento
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Chi vive guidato dalla ragione si sforza, per quanto può, di ricambiare l’odio, l’ira, il dispregio, eccetera, di altri contro di lui, con l’amore, ossia con la generosità.
Spinoza
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L’essere beato e immortale non ha affanni, ne ad altri ne arreca; è quindi immune da ira e da benevolenza, perché simili cose sono proprie di un essere debole.
Epicuro

FRASI SULLA SERA

settembre 10th, 2014

sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo
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Dilegua l’eco della campana del tempio:
persiste la fragranza delicata dei fiori.
Ed è sera
Tiziano Terzani
***

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
E’, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io … che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don … Don … E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra …
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era …
sentivo mia madre … poi nulla …
sul far della sera.
Giovanni Pascoli, la mia sera
***

Rientro e chiudo la finestra.
Mi portano il lume e mi danno la buona notte.
E la mia voce allegra dà la buona notte.
Magari la mia vita fosse sempre questo:
il giorno peno di sole, o addolcito dalla pioggia,
o tempestoso come se finisse il Mondo,
la sera mite e la gente che passa
guarda con interesse dalla finestra,
l’ultimo sguardo amico alla quiete delle piante,
e poi , chiusa la finestra, il lume acceso,
senza leggere niente, senza pensare a niente,
senza neanche dormire,
sentire la vita scorrere in me
come un fiume nel suo letto.
E fuori un grande silenzio,
come un dio che dorme.
Fernando Pessoa

La sera, come tutte le sere, venne la sera. Non c’è niente da fare: quella è una cosa che non guarda in faccia nessuno.
Succede e basta.
Non importa che razza di giorno arriva a spegnere. Magari è stato un giorno eccezionale, ma non cambia nulla. Arriva e lo spegne.
Alessandro Baricco
***

L’aria fresca della sera è il respiro del vento che si addormenta placido tra le braccia della notte
Umberto Eco
***

Forse perché della fatal quiete tu sei l’imago, a me sì cara vieni, o sera!
Ugo Foscolo
***

Non resta che aspettare il calar della sera. Allora tutto si metterà in moto, sfilerà per la città. Oggi il tempo è migliore, non c’è neppure una nuvola in cielo. Nella notte accadrà tutto
Glauco Maria Cantarella
***

È la sera dei miracoli fai attenzione
qualcuno nei vicoli di Roma
con la bocca fa a pezzi una canzone.
È la sera dei cani che parlano tra di loro
della luna che sta per cadere
e la gente corre nelle piazze
per andare a vedere
questa sera così dolce che si potrebbe bere
da passare in centomila in uno stadio
una sera così strana e
profonda che lo dice anche la radio
anzi la manda in onda
tanto nera da sporcare le lenzuola.
Lucio Dalla, La sera dei miracoli
***

Vieni, Notte antichissima e identica,
Notte Regina nata detronizzata,
Notte internamente uguale al silenzio, Notte
con le stelle, lustrini rapidi
sul tuo vestito frangiato di Infinito.

Vieni vagamente,
vieni lievemente,
vieni sola, solenne, con le mani cadute
lungo i fianchi, vieni
e porta i lontani monti a ridosso degli alberi vicini,
fondi in un campo tuo tutti i campi che vedo,
fai della montagna un solo blocco del tuo corpo,
cancella in essa tutte le differenze che vedo da lontano di giorno,
tutte le strade che la salgono,
tutti i vari alberi che la fanno verde scuro in lontananza,

tutte le case bianche che fumano fra gli alberi
e lascia solo una luce, un’altra luce e un’altra ancora,
nella distanza imprecisa e vagamente perturbatrice,
nella distanza subitamente impossibile da percorrere.

Nostra Signora
delle cose impossibili che cerchiamo invano,
dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra,
dei propositi che ci accarezzano
sulle ampie terrazze degli alberghi cosmopoliti sul mare,
al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine,
e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo.

Vieni e cullaci,
vieni e consolaci,
baciaci silenziosamente sulla fronte,
cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d’essere baciati
se non per una differenza nell’anima
e un vago singulto che parte misericordiosamente
dall’antichissimo di noi
laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia
i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,
perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può
essere nella vita.

Vieni solennissima,
solennissima e colma
di una nascosta voglia di singhiozzare,
forse perché grande è l’anima e piccola è la vita,
e non tutti i gesti possono uscire dal nostro corpo,
e arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio
e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo.

Vieni, dolorosa,
Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi,
Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati,
fresca mano sulla fronte febbricitante degli Umili,
sapore d’acqua di fonte sulle labbra riarse degli Stanchi.

Vieni, dal fondo
dell’orizzonte livido,
vieni e strappami
dal suolo dell’angustia in cui io vegeto,
dal suolo di inquietudine e vita-di-troppo e false sensazioni
dal quale naturalmente sono spuntato.

Coglimi dal mio suolo, margherita trascurata,
e fra erbe alte margherita ombreggiata,
petalo per petalo leggi in me non so quale destino
e sfogliami per il tuo piacere,
per il tuo piacere silenzioso e fresco.

Un petalo di me lancialo verso il Nord,
dove sorgono le città di oggi il cui rumore ho amato come un corpo.
Un altro petalo di me lancialo verso il Sud
dove sono i mari e le avventure che si sognano.

Un altro petalo verso Occidente,
dove brucia incandescente tutto ciò che forse è il futuro,
e ci sono rumori di grandi macchine e grandi deserti rocciosi
dove le anime inselvatichiscono e la morale non arriva.

E l’altro, gli altri, tutti gli altri petali
– oh occulto rintocco di campane a martello nella mia anima! –
affidali all’Oriente,
l’Oriente da cui viene tutto, il giorno e la fede,
l’Oriente pomposo e fanatico e caldo,
l’Oriente eccessivo che io non vedrò mai,
l’Oriente buddhista, bramanico, scintoista,
l’Oriente che è tutto quanto noi non abbiamo,
tutto quanto noi non siamo,
l’Oriente dove – chissà – forse ancor oggi vive Cristo,
dove forse Dio esiste corporalmente imperando su tutto…

Vieni sopra i mari,
sopra i mari maggiori,
sopra il mare dagli orizzonti incerti,
vieni e passa la mano sul suo dorso ferino,
e calmalo misteriosamente,
o domatrice ipnotica delle cose brulicanti!

Vieni, premurosa,
vieni, materna,
in punta di piedi, infermiera antichissima che ti sedesti
al capezzale degli dei delle fedi ormai perdute,
e che vedesti nascere Geova e Giove,
e sorridesti perché per te tutto è falso, salvo la tenebra e il silenzio,
e il grande Spazio Misterioso al di la di essi… Vieni, Notte silenziosa ed estatica,
avvolgi nel tuo mantello leggero
il mio cuore… Serenamente, come una brezza nella sera lenta,
tranquillamente, come un gesto materno che rassicura,
con le stelle che brillano (o Travestita dell’Oltre!),
polvere di oro sui tuoi capelli neri,
e la luna calante, maschera misteriosa sul tuo volto.

Tutti i suoni suonano in un altro modo quando tu giungi
Quando tu entri ogni voce si abbassa
Nessuno ti vede entrare
Nessuno si accorge di quando sei entrata,
se non all’improvviso, nel vedere che tutto si raccoglie,
che tutto perde i contorni e i colori,
e che nel cielo alto, ancora chiaramente azzurro e bianco all’orizzonte,
già falce nitida, o circolo giallastro, o mero diffuso biancore, la luna comincia il suo giorno.

Fernando Pessoa
***

Si è fatto un grandissimo passo verso la saggezza quando non si ha più bisogno di compagnia la sera.

Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly, Disjecta membra
***

Il buon giorno si vede dalla sera.
Giovanni Soriano, Finché c’è vita non c’è speranza
***

FRASI SULLE CARAMELLE

settembre 9th, 2014

caramelle

“Decidemmo di aprirci un negozio di caramelle e cioccolattini. Pensaci. Chi entra in un negozio di caramelle non è mai triste.Un pezzetto di cioccolata o una succosa caramella inghiottisce via tutti i pensieri amari e tristi che hai.Per questo voglio lavorare in un negozio di caramelle,così conosciamo solo persone felici.”
Pippo Zarrella,  Avanzi
***

“Preferisci i cioccolatini o le caramelle?”. “Beh, scarterei le caramelle…”.
Alessandro Bergonzoni
***

Con sollievo vide lo sporco sui muri, la gomma da masticare spiaccicata sul pavimento di marmo, le cartine di caramelle e i pacchetti di sigarette vuoti gettati negli angoli, e si sentì uno stupido. Si trovava in un’enorme stazione ferroviaria di mattina presto, prima che si riempisse di viaggiatori. Si era comportato come un bambino che crede di vedere dei mostri in una camera da letto buia.
Ken Follett , codice a zero
***

Sillabe di cotone che si dissolvono negli orecchi come lische di caramella nella conchiglia del palato.
Antonio Lobo Antunes
***

Aveva visto che quando arrivava portava sempre sotto il braccio una cartella di cartone color marrone. Incuriosito voleva vedere cosa faceva quell’uomo e per far questo salì su un albero da dove poteva vedere dall’altra parte e aspettò. Però quel giorno l’uomo non venne, ma dopo tre giorni sì.

L’uomo apriva la sua cartella di cartone dove c’era una quantità di carte colorate di caramelle, tutte ben distese e raccolte. Le toglieva una alla volta e le guardava contro luce, scegliendone ora una ora un’altra. Qualche volta faceva dei cambiamenti, scegliendo una carta colorata al posto di un’altra e la metteva in terra davanti a sé, dopo aver messo via quella che aveva scelto prima.

Quello che non si vedeva, e ora il bambino poteva vedere, era che davanti all’uomo, in mezzo all’erba, c’era un quadrato liscio di sabbia bianca. Qui erano disposte le carte di caramelle colorate ora in un modo ora in un altro ma si vedeva che lui cercava sempre di arrivare in ogni modo a una composizione finale, come in un quadro. L’uomo dopo aver disposto tutte le carte di caramelle guardava intensamente l’opera. Alcune volte la modificava, altre volte la ricomponeva come prima, tanto da arrivare alla sera, quando alla fine si metteva in contemplazione, assorto, davanti al suo ultimo quadro. Non per molto però, perché alquanto soddisfatto raccoglieva frettolosamente tutte le sue carte colorate e le rimetteva scrupolosamente nella sua cartellina di cartone. Per continuare il giorno dopo allo stesso modo e il giorno dopo ancora allo stesso modo ma facendo un quadro ogni giorno diverso.
Manlio Brusatin , colore senza nome
***

Chi nella vita preferisce il bello all’utile, finisce certo, come il bimbo che preferisce le caramelle al pane, col rovinarsi lo stomaco e con guardare il mondo con molta tetraggine.

Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano
***

L’amore è come una caramella… Un dolce sentimento da scartare e condividere con la persona amata.
C.Russotti
***

L’amore è come una caramella:
si cerca sempre la più bella
colorata e appariscente,
per trovarla ci vuole un “niente”.
Si scarta con attenzione
per poi farne un sol boccone:
ah, che aroma prelibato
che solletica il palato…
Oh che dolcissimo sapore,
ci fa sciogliere anche il cuore.
Questa è una lieve e rara essenza,
di cui non si può mai stare senza,
ma è un’arte far durare
questo gusto celestiale,
e quando il dolce è finito
ti ritrovi rimbambito.
Triste vita senza amore:
ne risente anche il cuore!
E allor, con attenzione,
si ricerca l’attrazione
per la giusta caramella
che sia buona, dolce, e forse bella.

Lucia Gaianigo
***

Ida, ancora convinta di prendere il diploma tra qualche settimana, apre i suoi libri di storia. A Ida piace la storia, le piacciono gli scontri tra il partito dei Cappelli e quello dei Berretti, ha risposto correttamente alla domanda sull’hobby di re Federico di lavorare al tornio le tabacchiere, e non molto tempo fa il professore le ha detto che sicuramente diventerà un’insegnante, come lui. Sei precisa, sei la più diligente della classe e hai la testa per studiare. Per questo ora Ida vuole immergersi più a fondo nell’epoca delle tabacchiere, però le piacciono anche le caramelle, è entusiasta delle caramelle Figaro, delle Läkerol e di quelle al miele, e quando Fredrik Jonson Lök si mette a frugare nella scatola delle caramelle al miele, lì accanto, lei non può fare a meno di sbirciare. Fredrik è timido, si scosta, ma ha la sensazione che qui, a questo punto, si potrebbe magari offrirne una.

Sbirciando lei continua a rimuginare su Cappelli e Berretti, e intanto ascolta il fruscio che viene dalla scatola di caramelle.

Sciabordio di onde. Sbirciatine.

Fredrik Jonson Lök si rifugia nel suo masticare e guarda il lago.

“Studi?”

“Stiamo facendo l’Illuminismo. È un periodo talmente interessante. Non trovi?”

Per via delle caramelle al miele.

“Posso offrirtene una?” gli viene in mente di dire dopo averne trangugiato una consistente quantità.

“Grazie”, inspira lei sorridendo. “Dobbiamo riuscire a fare tutto fino alla morte di Gustavo III. Chissà poi perché l’hanno ammazzato! D’accordo che era un despota, però era un despota illuminato.”

“Mmmgià, è stata una scemenza, credo. Vai a scuola?”

“Sono all’ultimo anno, prendo il diploma tra un mese”, dice lei senza ancora sentire il fiato del destino che le sfiora le guance. “Pensa se mi interrogano in storia. È la materia più bella di tutte. Secondo te?”

Lui la guarda con diffidenza. La vede crescere ai suoi occhi, e i denti che compaiono quando si mette la caramella sulla lingua risplendono bianchi e regolari, non ha mai visto niente del genere. E Ida, come avrebbe più tardi raccontato, rimane “confusa” dal suo sguardo:

“A te non piace la storia?”

“Maledizione, mi piaci tu. Ecco cosa mi piace. Scusa la parola forte.”
Göran Tunström , Il ladro della Bibbia
***

Quando ero piccolo, mia madre mi diceva sempre: “Se uno sconosciuto ti avvicina, ti offre caramelle e ti invita a salire in macchina con lui, vacci!”.
Woody Allen
***

Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infautazioni a senso unico l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d’indefinito.
Fai bei Sogni, Massimo Gramellini

***

Caramella caramella questa scuola come è bella

me l’ha detto la mammina

a colazione stamattina.

Ci son tanti buoni amici un pò tristi

e un pò felici

ma giocando in compagnia

queste lacrime van via.

 

Caramella caramella

questa scuola come è bella

mi accompagna anche la zia

non la lascio andar via.

 

Mi son messo il grembiulino

nella tasca ho un regalino

che mi ha fatto il mio papà

prima di venire qua.

 

FRASI SULLA SCUOLA

settembre 8th, 2014

scuola_lavagna

Se la scuola fosse più efficace, la televisione non sarebbe tanto potente.
John Condry, Ladra di tempo, serva infedele
***

La scuola pubblica rimane oggi l’ultimo luogo della società di mercato in cui il bambino cliente debba pagare di persona, piegarsi al do ut des: sapere in cambio di studio, conoscenze in cambio di sforzi, accesso all’universalità in cambio dell’esercizio solitario della riflessione, una vaga promessa di futuro in cambio di una piena presenza in classe, ecco ciò che la scuola esige da lui.
Daniel Pennac, Diario di scuola
***

“Non v’è dubbio che la scuola sia sempre un luogo insieme familiare e non amato, un luogo di fatica e di ore parte noiose e parte ansiose. Si può rendere la scuola un luogo amabile, divertente, un luogo di indimenticabili gioie dell’intelligenza giovanile, quella intelligenza che, alacre e curiosa, comincia a vivere? Ne dubito; vi è qualcosa di innaturale nella scuola dell’ultimo secolo, che non mi pare emendabile: dal modo di reclutare gli insegnanti, dalle bizzarrie degli orari, che giustappongono matematica e letteratura, arte e chimica, costringendo l’intelligenza dell’allievo ad una disponibilità distratta, priva di passione e di coinvolgimento
drammatico.
Lo stesso insegnante, vagabondo di aula in aula, vincolato ad orari e scadenze che non sceglie, non potrà ritrovare dentro di sé quella condizione che sola consente di consegnare agli altri qualcosa che ci appartiene nel profondo.
Nella scuola si amministrano senza gioia materie di gioia … E poi, i voti! Quel desiderio impuro e corrotto di essere approvati, accettati, giudicati buoni; è un vizio che ci porteremo dietro tutta la vita, e sempre o cautamente mendicheremo il “voto” di qualcuno …
Che Pinocchio abbia ragione, lo sentiamo nelle nostre viscere; ma vivere non significa avere ragione; significa aver torto. Se la scuola delude, se la scuola copre di noia discorsi densi di inesauribile letizia dell’anima, forse questo appunto è il suo compito: avviare il giovinetto incauto e ruvidamente allegro alla delusione di esistere. Tutti gli errori che si accumulano nella scuola formano, quasi per caso, una grande e difficile esperienza, un percorso obbligato, un labirinto nel quale si entra drammaticamente intensi come solo un fanciullo può essere, per uscire oscuramente offesi, pronti alle ulteriori offese a venire. Del tempo della scuola resterà nella nostra vita un’intensa memoria di volti senza tempo, di “compagni” e “compagne” insieme lontanissimi e indimenticabili; e la lunga fatica della scuola sarà tutt’uno con la lunga fatica di vivere”
Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere
***

C’è un professor di storia che odia i
Fenici
una prof di matematica che strappa le
radici
una prof di scienze che appicca fuoco agli
alberi
e un prof di latino che tiene per i
barbari
e il prof di disegno dice che Dio è tondo
E questa è la scuola più strana del mondo

Il prof di geografia non sa dov’è Pechino
la prof di Italiano legge solo Topolino
il prof di religione fa fare le flessioni
il prof di ginnastica insegna le orazioni
e la preside è una scimmia e si chiama
Raimondo
e questa è la scuola più strana del mondo

E c’è il prof di nuvole che porta in
classe i cumuli
e un prof di temporali che insegna a fare
i fulmini
e il prof di cerbottana e quello di fionda
e un prof che ruba sempre a tutti la
merenda
e la campanella dell’ora suona ogni
secondo
perché, questa è la scuola più strana del
mondo
Stefano Benni, Ballate.
***

Da oltre mezzo secolo i bambini, i ragazzi e i giovani vengono obbligati a starsene seduti, tra scuola e compiti, circa otto ore al giorno, e che, alla fine dei loro corsi di studi, a qualsiasi domanda culturale, il loro sguardo vaga smarrito o si esprime in un “boh!”
Silvano Agosti, Lettere dalla Kirghisia
***

La scuola non deve mai dimenticare di avere a che fare con individui ancora immaturi, ai quali non è lecito negare il diritto di indugiare in determinate fasi, seppur sgradevoli, dello sviluppo. Essa non si deve assumere la prerogativa di inesorabilità propria della vita; non deve voler essere più che un gioco di vita.
Sigmund Freud, Contributi a una discussione sul suicidio
***

La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.
Piero Angela, Nel buio degli anni luce
***

Dalla culla e non dalla scuola deriva l’eccellenza di qualunque ingegno.
Pietro Aretino, Lettera al Coccio
***

Le scuole sono soltanto fabbriche di imbecillità e di depravazione.
Thomas Bernhard, Un bambino
***

Forse non è a scuola che impariamo per la vita, ma lungo la strada di scuola.

Heinrich Böll, Cosa faremo di questo ragazzo?
***

Il mondo può essere salvato solo dal soffio della scuola.
Talmud
***

La scuola è più grande isola della conoscenza, lungo il litorale di meraviglia.
Ralph W. Sockman

La ragione principale per andare a scuola è quello di ottenere l’impressione, per il resto della vita, che c’è un libro per tutto
Robert Frost
***

Chi entra nella scuola oggi ne ha un’idea che risale a quella che se ne fece frequentandola da studente. Ma la prospettiva degli studenti investe soltanto alcuni dei suoi aspetti, e soprattutto non tiene conto delle origini dell’istituzione in cui si entra e si lavora ogni giorno. Dagli studenti è frequente sentir dire che la scuola serve a poco o a nulla; ed è comprensibile che ciò accada quando essa non si fa percepire come una realtà necessaria. La maggior parte degli adulti oggi conserva della scuola l’immagine che ne aveva da studente, buona o cattiva a seconda dell’esperienza vissuta, ma non immagina che molte delle difficoltà e delle delusioni incontrate siano dipese dalla poca professionalità degli insegnanti: perché l’idea che l’insegnante sia un professionista e un tecnico purtroppo non appartiene ancora alla nostra cultura.

Anche molti fra gli insegnanti più anziani partecipano di questa ignoranza, perché la loro formazione non ha avuto nulla di professionistico. È verissimo anche che ognuno di noi conosce insegnanti che sono meri mestieranti e svolgono da dilettanti e senza passione la propria professione: non per nulla spesso la scuola è, come si è detto, un’occupazione di seconda scelta. Tuttavia, se si vuole entrare nella scuola con l’intento di lavorare seriamente, oggi non è più possibile professare una simile idea; ed è proprio il tipo del mestierante dilettante che una seria formazione professionale intende eliminare impegnando gli aspiranti insegnanti in una formazione che dovrebbe servire a selezionarli adeguatamente.
Saverio Santamaita , Storia della scuola
***

La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l’individuo in condizione di fare a meno di essa.
Ernesto Codignola, in John Dewey, Scuola e società
***

La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri.
Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole
***

Vera passione per la conoscenza in un giovane è quella che si mantiene viva nonostante la scuola.

Giovanni Soriano, Maldetti. Pensieri in soluzione acida
***

Ogni istruzione seria s’acquista con la vita, non con la scuola.

Lev Tolstoj, Sull’istruzione pubblica
***

Lo scopo della scuola è quello di formare i giovani a educare se stessi per tutta la vita.
Robert Maynard Hutchins
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Mi piace un insegnante che ti dà qualcosa da pensare da portare a casa oltre ai consueti compiti.
Lily Tomlin
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La scuola è imparare quello che non sapevi nemmeno di non sapere.
Daniel J. Boorstin
***

Perché la società dovrebbe sentirsi responsabile solo per l’educazione dei figli, e non per l’educazione di tutti gli adulti di ogni età?
Erich Fromm
***

La mia idea di scuola è quello di turbare le menti dei giovani e infiammare il loro intelletto.
Robert Maynard Hutchins
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Milioni di persone hanno visto la caduta della mela, ma Newton è stato colui che ha chiesto “perché”.
Bernard Mannes Baruch
***

Scopo della scuola è quello di sostituire una mente vuota con una aperta.
Malcolm S. Forbes

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