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FRASI CARINE ♣♣♣ Frasi Straordinarie Da Scrivere a chi Ami! Dedica una Frase Significativa, una Frase Carina e Straordinaria, FRASI SIGNIFICATIVE! Scegli le Tue FRASI!



FRASI SULLE DIFFICOLTA’

agosto 30th, 2014

difficoltà

Gli ho chiesto la forza
e Dio mi ha dato difficoltà per rendermi forte.
Gli ho chiesto la saggezza
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Gli ho chiesto la prosperità
Gli ho chiesto il coraggio
e Dio mi ha dato pericoli da superare.
Gli ho chiesto l’Amore
e Dio mi ha affidato persone bisognose da aiutare.
Gli ho chiesto favori
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto nulla di ciò che volevo
ma tutto quello di cui avevo bisogno.
La mia preghiera è stata ascoltata.

Antica poesia indiana
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Le difficoltà superate sono opportunità guadagnate.
Winston Churchill
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Cum lenitate asperitas.
(Le difficoltà vanno trattate con dolcezza)
Gabriele D’Annunzio
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Non sopporto i fidanzati, poiché ingombrano.
Non sopporto le fidanzate, poiché intervengono.
Non sopporto quelli di ampie vedute, tolleranti e spregiudicati.
Sempre corretti. Sempre perfetti. Sempre ineccepibili.
Tutto consentito, tranne l’omicidio.
Li critichi e loro ti ringraziano della critica. Li disprezzi e loro ti ringraziano bonariamente. Insomma, mettono in difficoltà.
Perché boicottano la cattiveria.
Ti chiedono: “Come stai?” e vogliono saperlo veramente. Uno choc. Ma sotto l’interesse disinteressato, da qualche parte, covano coltellate.
Ma non sopporto neanche quelli che non ti mettono mai in difficoltà. Sempre ubbidienti e rassicuranti. Fedeli e ruffiani.
Paolo Sorrentino, hanno tutti ragione
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Le nostre difficoltà quotidiane celano abissi, non sono altro che la punta di un enorme iceberg.
Alejandro Jodorowsky, Psicomagia
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Non temeva le difficoltà: piuttosto la spaventava l’obbligo di dover scegliere un cammino. Scegliere un cammino significava abbandonare gli altri.

Paulo Coelho, Brida

La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere dalle idee vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente
John Maynard Keynes
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I paradossi percettivi sono momenti di difficoltà dei sensi, smascherati dalla ragione. Ma anche la ragione incontra simmetriche difficoltà nei paradossi logici, smascherati dall’evidenza sensoriale. Anzi, si può dire che molte delle idee astratte su cui si basa la nostra cultura finiscono per rivelarsi paradossali, a un esame piú ravvicinato.
Piergiorgio Oddifreddi, C’era una volta un paradosso
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I destini dell’uomo sono come fiumi, alcuni scorrono veloci, senza incertezza, lungo facili percorsi. Altri passano attraverso mille difficoltà ma arrivano ugualmente al mare. La meta finale è per tutti la stessa.
Romano Battaglia, Il fiume della vita
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Le difficoltà aumentano via via che ci s’avvicina alla meta.
Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive
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L’uomo che tutela i propri amici non è mai vittima delle tempeste dell’esistenza; ha le forze per superare le difficoltà ed andare avanti.
Paulo Coelho
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Se cadi, rialzati semplicemente e riprova, non accontentarti di restare lì a compatirti, dicendo che non puoi proseguire e che la vita è troppo difficile. Il tuo atteggiamento deve sempre essere fondato sull’assoluta certezza interiore che, una volta intrapreso il cammino spirituale, raggiungerai la meta, incurante degli ostacoli che potrai incontrare lungo il percorso. Scoprirai che il tempo trascorso da solo nel silenzio ti ricarica spiritualmente e ti aiuta ad affrontare, senza esitazioni né cedimenti, tutto ciò che ti si presenta.
Eileen Caddy da Le porte interiori
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Se avete difficoltà a immaginarvi come una bambina piccola, osservatene una per strada, o in un campo da gioco, forse questa vista susciterà in voi qualche sensazione del passato. Quando comincerete a parlare con la vostra bambina interiore, fatelo lentamente. Se è  una trentina do anni che non parlate con lei, forse i primi momenti saranno difficili. Se l’avete ignorata chiedetele scusa. La vostra franchezza e sincerità vi permetteranno di stringere con lei una sincera amicizia.
Jody Hayes, Amore dipendente o amore intelligente?
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La compassione proviene da una fonte superiore. Buddha può provare compassione per te. Ti comprende – sa che sei in difficoltà – ma non simpatizza con te, perché sa che sei in difficoltà a causa della tua stoltezza, è la tua stupidità a metterti in difficoltà.

Buddha prova compassione, farà di tutto per aiutarti a uscire dalla tua stupidità. Ma non proverà mai simpatia per quella stoltezza. Per cui, dal punto di vista della sua compassione ti darà molto calore, mentre sarà assolutamente freddo per ciò che concerne la simpatia.

Ε di solito, se vai da un Buddha, avrai la sensazione che sia freddo, in quanto non sai cosa sia la compassione, e non conosci il calore della compassione. Tu conosci solo il calore generato dalla simpatia, e lui non simpatizzerà mai per te. Sembrerà crudele, freddo. Se piangi e ti disperi, sarà impossibile che da lui ti venga mai un aiuto. Ε lui è nella stessa posizione: non può piangere. Ε tu ti sentirai ferito: “Piango mi dispero e tu resti lì come fossi di sasso, come se non avessi un cuore”. Bυddha non può provare simpatia per te. La simpatia scorre da una mente a un’altra dello stesso tipo. La compassione viene da una fonte superiore.

Buddha ti può osservare. Ai suoi occhi sei trasparente, sei completamente nudo; egli sa perché soffri. Tu ne sei la causa, e cercherà di spiegarti quella causa. Se riesci ad ascoltarlo, il semplice ascolto ti aiuterà immensamente.

Sembra paradossale, ma non lο è. Anche Buddha ha vissuto come te. Se non in questa vita, in vite precedenti. Ha vissuto gli stessi conflitti. È stato stupido come lο sei tu, ha sofferto come te, ha lottato come fai tu. Per molte, moltissime vite ha percorso lο stesso sentiero. Conosce tutte le agonie, tutti i conflitti, le lotte, l’infelicità. È consapevole, più di quanto non lo sia tu, perché ora tutte le vite precedenti si stendono davanti al suo sguardo, e questo non vale solo per le sue vite: vede anche le tue. Egli ha vissuto tutti i problemi che qualsiasi mente umana può vivere, per cui sa. Ε ha trasceso tutto questo, per cui ora sa quali sono le cause. Inoltre sa anche come tutto ciò può essere trasceso.

Ε ti aiuterà in tutti i modi per farti capire che tu sei la causa delle tue miserie. È duro. Capire che “iο sono la causa delle mie miserie”, è la cosa più difficile che esista. Ti colpisce in profondità: ti senti ferito. Quando qualcun altro è la causa del tuo soffrire, ti senti benissimo. Ε l’altro prova simpatia per te. Se dice: “Sei uno che soffre, una vittima, gli altri ti stanno sfruttando, ti procurano danni, sono violenti”, ti senti bene. Ma non è un benessere che durerà a lungo. È una consolazione assolutamente momentanea, ed è pericolosa, ha un costo elevatissimo, perché dà man forte alla causa che produce la tua infelicità.

Per cui, coloro che dimostrano simpatia per la tua condizione, di fatto ti sono nemici, in quanto, proprio la loro simpatia, rafforza la causa che produce la tua miseria. La fonte stessa della tua infelicità acquista radici più solide. Hai la sensazione di andar bene così come sei, mentre il mondo intero sbaglia: la tua infelicità ha altrove la sua origine.

Se vai da un Buddha, da un illuminato, questi sarà inevitabilmente duro, perché ti costringerà a prender nota del fatto che tu sei la causa della tua infelicità. Ε quando inizi a percepire di essere tu stesso la causa del tuo inferno, la trasformazione è già iniziata. Nel momento in cui senti questo, metà del lavoro è già fatto: sei già sul sentiero; ti sei già messo in cammino. In te è avvenuto un profondo cambiamento.
Osho, La donna, una nuova visione

FRASI SUL TAI CHI

agosto 27th, 2014

Tai_Chi2

Per sprigionare la forza è necessario restare calmi e rilassati, permettendo al centro di gravità di affondare verso il basso …”
T. Horvitz, S. Kimmelman, H.H. Lui, “Tai Chi Chuan”
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Il Tai Chi è un ritorno, un ritorno a casa, un ritorno alla casa che ognuno ha sempre abitato, ma che forse non ha mai conosciuto a fondo: il proprio essere.
Il Tai Chi è un ritorno al proprio centro, un ritorno all’equilibrio originario, alla perfezione e alla semplicità originarie.
Xavier: “Dunque, è questa la meta? E quando vi si arriva, cosa succede?”
Quando vi si arriva, ci si accorge che la meta non è più tale. La meta si è trasformata in un punto di partenza
G. Urselli, “Tai Ji, Danzare La Vita”, Infinito Editori, Torino.
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太极拳术十要 (tàijíquán shù shí yào)
I 10 principi essenziali del taijiquan
杨澄甫口授 (Yáng Chéngfǔ kǒushòu) trasmessi oralmente da Yang Chengfu
陈微明笔录 (Chén Wēimíng bǐlù) trascritti da Chen Weiming
traduzione italiana di Roberta Lazzeri dalla traduzione inglese di Jerry Karin

1. 虚灵顶劲 (xū líng dǐng jìn) Vuoto, vivo, spingente verso l’alto ed energetico1

“Spingere verso l’alto ed energetico” significa che la posizione della testa è eretta ed allineata e lo spirito (神 shén) affluisce fino alla sommità. Evitate l’uso della forza, altrimenti la nuca si irrigidisce e il qi e il sangue non possono circolare liberamente. Dovete avere un’intenzione vuota, viva (o libera) e naturale. Senza un’intenzione vuota, viva, spingente verso l’alto ed energetica, non sarete in grado di innalzare il vostro spirito.
2. 含胸拔背 (hán xiōng bá bèi) Incassare il torace e estendere la schiena

La frase “incassare il torace” significa che il torace è leggermente spinto verso l’interno, cosa che favorisce la discesa del qi nel campo del cinabro (丹田, dāntián). Il torace non deve essere gonfio. Così facendo il qi si blocca nella regione toracica, la parte superiore del corpo diventa pesante e la parte inferiore leggera, e i talloni perdono facilmente l’aderenza al terreno. “Arrotondare la schiena” fa sì che il qi aderisca ad essa. Se sarete capaci di incassare il torace, allora vi sarà naturale arrotondare la schiena. Se siete in grado di arrotondare la schiena, allora potrete emettere una forza dalla spina dorsale alla quale nessuno potrà opporsi.
3. 松腰 (sōng yāo) Rilassare la vita

La vita è il comandante di tutto il corpo. Solo quando sarete capaci di rilassare la vita, allora le gambe acquisteranno forza e la parte inferiore del corpo sarà stabile. L’alternanza di vuoto e pieno deriva dalla rotazione della vita. Da qui il detto: “La sorgente del destino dipende dal sottile interstizio della vita”2. Ogni volta che c’è una mancanza di forza nella vostra forma, cercatela nella vita e nelle gambe.
4. 分虚实 (fēn xū shí) Distinguere il vuoto dal pieno

La prima regola nell’arte del taijiquan è distinguere il pieno e il vuoto. Se tutto il peso del corpo è sulla gamba desta, allora si dice “piena” e la sinistra “vuota”. Se l’intero peso del corpo è sulla gamba sinistra, allora si dice che la sinistra è “piena” e la destra è “vuota”. Solo dopo che sarete capaci di distinguere il pieno e il vuoto i vostri movimenti di rotazione saranno leggeri, agili e quasi senza sforzo; se non sarete in grado di fare questa distinzione, allora i vostri passi saranno pesanti e lenti, non sarete capaci di mantenere l’equilibrio e sarà facile per un avversario controllarvi.
5. 沉肩坠肘 (chén jiān zhuì zhǒu) Abbassare le spalle e lasciar cadere i gomiti

Abbassare le spalle significa che le spalle sono rilassate, aperte e lasciate scendere verso il basso. Se non riuscite a rilassarle verso il basso, le spalle si alzeranno e allora il qi le seguirà e andrà in alto, provocando una mancanza di forza in tutto il corpo. Far cadere i gomiti significa che i gomiti sono rilassati verso il basso. Se alzate i gomiti, allora non potrete abbassare le spalle. In tal modo non potrete spingere nessuno molto lontano. È come l’energia “sezionata” delle arti marziali esterne3.
6. 用意不用力 (yòng yì bù yòng lì) Usare l’intenzione e non la forza

I classici del taiji dicono: “Questa è assolutamente una questione di intenzione piuttosto che di forza”. Quando praticate taijiquan lasciate l’intero corpo rilassato ed esteso. Non impiegate neppure una minima parte di forza bruta, che causerebbe blocchi muscoloscheletrici o circolatori, con il risultato di trattenervi ed inibirvi. Soltanto allora sarete capaci di cambiare, trasformare e ruotare con leggerezza e agilità. Qualcuno potrebbe chiedersi: se non uso la forza, come posso produrre forza? La rete dei meridiani dell’agopuntura e i canali che percorrono il corpo sono come i corsi d’acqua sulla superficie della terra. Se i corsi d’acqua non sono bloccati, l’acqua circola; se i meridiani non sono ostruiti, il qi circola. Se muovete il corpo con forza e rigidità, l’energia nei meridiani ristagna, qi e sangue sono ostruiti, i movimenti non sono agili; basta che qualcuno vi tocchi che tutto il vostro intero corpo sarà mosso. Se usate l’intento, piuttosto che la forza, dovunque l’intenzione va, là va il qi. In questo modo – perché il qi e il sangue scorrono, circolano ogni giorno nell’intero corpo, mai ristagnando – dopo molta pratica, otterrete una reale forza interna. Questo è quello che vogliono dire i classici del taiji con “Solo essendo estremamente morbidi, sarete capaci di raggiungere una estrema durezza”. Chi è veramente esperto nel taiji ha braccia che sembrano seta avvolta attorno al ferro, immensamente pesanti. Chi pratica le arti marziali esterne, quando usa la sua forza, sembra molto potente. Ma quando non usa la forza, è molto leggero e instabile. In questo modo possiamo vedere che la sua forza è veramente esterna, o forza superficiale. La forza usata dai praticanti di arti marziali esterne è particolarmente facile da guidare o deviare, quindi non è di molto valore.
7. 上下相随 (shàng xià xiāng suí) Coordinare la parte superiore e inferiore del corpo

Nei classici del taiji “Sincronizzare le parti superiore e inferiore del corpo” si esprime come: “Con le radici nei piedi, lanciata dalle gambe, governata dalla vita, si manifesta nelle mani e nelle dita – dai piedi alle gambe alla vita – tutto unito in un solo impulso”4. Quando le mani si muovono, la vita si muove e le gambe si muovono, lo sguardo si muove con loro. Soltanto allora possiamo dire che le parti superiore ed inferiore del corpo sono sincronizzate. Se una parte non si muove, allora non è coordinata col resto.
8. 内外相合 (nèi wài xiāng hé) Armonizzare interno ed esterno

Quello che pratichiamo nel taiji dipende dallo spirito, da qui il detto: “Lo spirito è il generale, il corpo le sue truppe”. Se potete elevare il vostro spirito, i vostri movimenti saranno naturalmente leggeri ed agili, la forma niente più che vuoto e pieno, aperto e chiuso. Quando diciamo “aprire”, non significa semplicemente aprire le braccia o le gambe; l’intento mentale deve aprirsi insieme alle membra. Quando diciamo “chiudere”, non significa semplicemente chiudere le braccia o le gambe; l’intento mentale deve chiudersi insieme alle membra. Se l’interno e l’esterno saranno uniti in un unico impulso4, allora diventeranno un tutto indissociabile.
9. 相连不断 (xiāng lián bù duàn) (Praticare) con continuità e senza interruzione

La forza nelle arti marziali esterne è una specie di forza bruta acquisita, cosicché ha un inizio e una fine, momenti in cui è continua e momenti in cui è interrotta, cioè quando la vecchia forza è completamente consumata e la nuova non è ancora sorta c’è un momento in cui è estremamente facile essere soggiogati da un avversario. Nel taiji si usa l’intenzione piuttosto che la forza, e dall’inizio alla fine, in modo scorrevole e continuo, si completa un ciclo e si ricomincia dall’inizio, in modo circolare senza fine. Questo è quello che i classici del taiji esprimono con “Come lo Yangtse o Fiume Giallo, fluisce senza fine”. E ancora: “Muovere la forza è come srotolare fili di seta dal bozzolo”. Ambedue queste citazioni si riferiscono all’unificare in un unico impulso4.
10. 动中求静 (dòng zhōng qiú jìng) Cercare la quiete nel movimento

I praticanti di arti marziali esterne valorizzano il saltare e il bloccarsi come abilità, e fanno questo fino a che il respiro (qi) e la forza non si esauriscono, cosicché dopo aver praticato restano senza fiato. Nel taiji si usa la quiete per vincere il movimento, e anche nel movimento c’è quiete. Così quando eseguite la forma, più lentamente è, meglio è! Quando praticate lentamente il vostro respiro diventa profondo e lungo, il qi affonda nel campo del cinabro (丹田, dāntián) e naturalmente non ci sono nocive costrizioni e dilatazioni dei vasi sanguigni. Se lo studente si applica con attenzione, sarà in grado di comprendere il significato che sta dietro a queste parole.

International Yang Style Tai Chi Chuan Association da taichi.firenze.it
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Nel suo alternarsi di yin e di yang, il Tai Chi rappresenta l’alternarsi degli eventi della vita.
Il Tai Chi è fatto di figure e di passaggi fluidi da figura a figura.
Spesso l’allievo preso dall’esecuzione delle varie figure, trascura i passaggi dalle une alle altre.
Quand’è così, al suo Tai Chi manca qualcosa.
Passare da una figura all’altra nel Tai Chi, passare da una situazione all’altra nella vita, esige la massima attenzione, la massima cautela.
Facciamo un’osservazione.
Il famoso “colpo della strega” provoca quel tremendo mal di schiena che molti hanno provato una mattina alzandosi dal letto: non quand’erano a letto, non quand’erano in piedi fuori dal letto, ma proprio nella fase di passaggio da una situazione all’altra.
Proviamo a rivedere il nostro Tai Chi, teniamo ben presenti anche le fasi di passaggio da una situazione all’altra.
Il Tai Chi acquisterà un significato nuovo.
Spostiamoci ancora dallo yin e lo yang del Tai Chi allo yin e lo yang della vita.
Tutti noi, solitamente, dormiamo di notte e vegliamo di giorno; da oggi in poi, quando siamo a letto, proviamo tranquillamente ad osservare come avviene il passaggio dallo yang allo yin, dalla veglia al sonno.
Osserviamo cosa accade al nostro essere mentre la nostra coscienza lentamente declina fino a dissolversi, fino a trasformarsi in sonno, in incoscienza.
E’ come un tramonto.
Non perdiamoci lo spettacolo di questo tramonto interiore.
E’ così denso di significati.
E la mattina dopo, quando ci svegliamo, proviamo a seguire il passaggio dallo yin allo yang, stiamo a vedere come si dissolve l’incoscienza e ricompare la coscienza.
E’ l’alba del nostro essere, non perdiamocela
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La pratica del tai chi, e il suo studio è da compiere per stadi,
senza voler bruciare le tappe con costanza e umiltà,
aspettando che la natura faccia il suo corso e che i cambiamenti avvengano spontaneamente.
Salendo una scala bisogna far attenzione a ogni singolo piolo,
senza saltarne nemmeno uno, così sì è consapevoli della salita e non si avrà dubbi nel percorrerla.
La pratica non può ridursi a una mera ripetizione, meccanica, sterile e vuota di esercizi e posture;
la forma stessa, pur essendo sempre la solita, risulta diversa alla percezione:
eseguendola si è in grado, ascoltandosi, di cogliere sottili sfumature,
piccoli ma importanti cambiamenti, sapori sempre nuovi.
L’intenzione è nella pratica, non nel risultato.
Non posso imparare più di quello che sto facendo.
Perché non serve a niente.
Discorso sulla Pratica del Tai Chi
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L’esercizio del T’ai Chi Ch’uan dapprima mette in moto, poi conduce al movimento.
Si usa lo his (la mente) per mettere in moto il ch’i (l’energia)
e poi il ch’i per mettere in moto il corpo.
Questo movimento si origina all’interno e poi va verso l’esterno:
nasce negli organi interni e poi è convolgiato fuori attraverso i movimenti delle gambe e delle braccia.
In questo consiste il processo di sprofondamento del ch’i nel tan t’ien;
in breve, uno diventa flessibile passando per l’essere leggero e agile.
Non bisogna utilizzare la benchè minima forza.
Coltivate il ch’i e fate circolare il sangue.
Allungate i legamenti e salvaguardate la vostra energia.
Quando praticate il T’ai Chi Ch’uan di mattino o di sera, vi occorrono solo sette minuti.
La cosa più importante è di non cercare di vedere un progresso troppo presto.
Cheng Man Ch’ing (Tredici Saggi sul T’ai Chi Ch’uan)
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Senza vento non c’è tornado,
senza nuvole non c’è fulmine.
Senza Qi non c’è Nei Jin,
senza Nei Jin non c’è Taiji Quan.
Flavio Daniele
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L’inizio è come la fine.
Quando pratica la disciplina, il principiante può giungere alla saggezza immutabile
solo se saprà poi ripercorrere il cammino inverso fino al livello di partenza, il luogo di stallo.
Ve n’è una ragione.
Dal momento che il principiante non sa nulla riguardo alla posizione corretta del corpo e del modo in cui si tiene la spada,
la sua mente non sarà condizionata da alcunché.
Se un uomo lo colpisce, molto semplicemente reagirà all’attacco in modo istintivo.
Non appena il principiante inizierà a studiare e gli verranno mostrati il comportamento e l’atteggiamento mentale da osservare,
la sua mente si fermerà sui diversi aspetti.
A questo punto, se vorrà colpire un avversario, si sentirà a disagio.
In seguito, col passare del tempo e continuando con la pratica, il principiante si sarà reso conto di non essere più tale,
in quanto la sua mente si sarà liberata dal peso dei pensieri che prima lo affollavano,
e sarà tornata così com’era all’inizio, quando tutto doveva ancora essere appreso.
Ecco che diviene evidente il motivo per cui l’”inizio” debba essere come la “fine”.
Takuan Soho (Lo Zen e l’Arte della Spada)

FRASI SUI CAVALLI

agosto 25th, 2014

 cavalli

I cavalli non hanno progetti in comune con gli uomini. La relazione con il cavallo è fondata essenzialmente sull’unico obiettivo di «metterlo al nostro servizio». Saltare gli ostacoli, girare alla corda, cambiare di galoppo al volo o restare nel box e farsi pulire e lucidare, sono tutte situazioni inventate dall’uomo. A noi piace credere che ai cavalli tutto questo faccia piacere o che comunque trovino un certo interesse a servire il destino degli uomini.

All’inizio i cavalli sono stati addomesticati per servire da mezzi di trasporto. Poi questo utilizzo è scomparso ma il legame che unisce l’uomo al cavallo si è mantenuto nel tempo. L’equitazione, quindi, non è uno sport come gli altri. Unisce infatti due esseri completamente diversi, che per loro stessa natura non hanno niente a che fare l’uno con l’altro.

Il cavallo è il nostro specchio. Chi vuole progredire deve guardare se stesso dentro al proprio cavallo. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo e accettare di cambiare. Accettare di rimetterci in discussione quando le cose non vanno. Accettare l’idea che le reazioni del cavallo sono le risposte al nostro atteggiamento fisico e mentale. Accettare di cambiare è il punto di partenza. Essere capaci di comprendere i messaggi che il cavallo ci invia, fargli capire ciò che vogliamo da lui e capire a nostra volta ciò che lui ci vuole dire. Cerchiamo quindi un punto d’incontro e un approccio con il cavallo attraverso lo studio e la comprensione della sua natura.

Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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Puoi condurre un cavallo all’abbeveratoio, ma non puoi costringerlo a
bere
anonimo
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I fondamenti della comunicazione tra uomo e cavallo si riferiscono a tre principali aspetti: la fiducia, il rispetto, la connessione. Tutte le risposte si trovano dentro a questi tre concetti. Quando i tre aspetti si congiungono si raggiunge la massima intesa uomo-cavallo.

Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo! Shakespeare
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Dio, non permettere che io vada in un Paradiso dove non ci sono
cavalli!
R.B. Cunningham-Graham
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Non esiste una così intima segretezza come tra cavaliere e cavallo.

R. Smith Surtees
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Un cavallo, forte, potente, bello, è la proiezione dei sogni che la
gente fa di se stessa, e ci permette di fuggire dalla nostra esistenza
quotidiana.
P.Brown
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C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia
all’interiorità di un uomo.
Sir W. Churchill
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I cavalli sono mutevoli, lo sai; molti pony danno del filo da torcere
a robusti stallieri, ma se gli metti in groppa un bambino o un adulto
disabile, diventano docili come agnellini. Non so cosa sia: sembra una
specie di intuito…
Jackie Croom
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Il cavallo è un animale povero, va in giro con gli zoccoli e senza calze; se gli salti addosso ti porta; se lo metti davanti a una carrozza esso la tira; se lo lasci in un posto sta lì, ed ecco che dorme in piedi.
Cochi e Renato
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Il cavallo di un contadino non ha mai cedimenti, mai problemi a
partire.
Non rifiuta mai il morso, non si accascia mai.
Non permette al mondo di ammirare la sua bellezza.
Anthony Trollope
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il nostro cavallo deve avere la convinzione che tutto ciò che gli chiediamo sia realizzabile e che niente di brutto gli possa capitare, anche se si trovasse di fronte a una situazione nuova e imprevista. È il concetto della «desensibilizzazione»: far scomparire la paura di fronte alle situazioni che causano stress.
Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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Il cavallo è comunque ben diverso da noi essere umani. Le cattive intenzioni, il fare del male, non fanno parte della sua natura. Questa è una prerogativa solo degli uomini. Bisogna togliersi dalla testa che il cavallo voglia farci del male intenzionalmente e premeditatamente. Spesso sentiamo dire che questo o quel cavallo ha un brutto carattere, è ombroso: ma non è affatto vero! Semplicemente cerca di fuggire da una situazione negativa ma non ce l’ha con noi. Siamo noi che dobbiamo capire perché scappa.

Dobbiamo sempre pensare che il cavallo è il nostro specchio. Specchiamoci in lui e quello che vedremo sarà un cavaliere collerico, ignorante, presuntuoso. Dobbiamo accettare il fatto che la reazione del cavallo non è che la sua risposta a un nostro atteggiamento. Sfortunatamente, la violenza è troppo spesso la manifestazione dell’ignoranza.
Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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L’animale che egli cavalcava era un cavallo rovinato dall’aratro, che con l’età aveva perduto ogni bella qualità, ma conservato tutti i vizi; era magro e irsuto, con un collo da pecora ed una testa a forma di martello, la criniera spelacchiata e la coda erano tutte aggrovigliate con bacche spinose; un occhio era senza pupilla, e guardava fisso come quello di uno spettro, ma l’altro conservava un luccichio davvero diabolico. Pure, a giudicare dal suo nome, «Polvere da sparo», doveva essere stato un tempo un cavallo focoso e vivace;
Washington Irving
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Cosa sarebbe stato dell’umanità senza il cavallo? Il grande Cesare, Alessandro il Grande, i grandi di Spagna… Sarebbero stati veramente grandi senza il cavallo? Questa nazione sarebbe mai nata senza il generoso aiuto di questo nobile animale? E qual è il miglior modo per sdebitarsi se non quello di offrir loro un pascolo grasso e tranquillo dove potersi nutrire e procreare in pace.
Lo chiamavano Trinità

FRASI SULLA RICCHEZZA

agosto 24th, 2014

ricchezza

C’è vera condivisione solo nella povertà. C’è vera ricchezza solo nella condivisione.
Roger Etchegaray
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Ho paura della ricchezza come della felicità. Tutti questi soldi mi scombussolano, mi fanno quasi sentire in colpa. Da un lato ho paura di gettarli via, perché m’è rimasto il ricordo vivissimo di quand’ero povero, dall’altro temo sempre di scoprirmi avaro.
Elton John
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La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il mio amore: più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti.

William Shakespeare
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La ricchezza illumina la mediocrità.
Abel Bonnard
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L’amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l’eternità.
Adolfo Rol
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La ricchezza somiglia all’acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete.
Arthur Schopenhauer
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Il ricco è un cattivo povero, uno straccione troppo puzzolente di cui le stelle hanno paura.
Léon Bloy
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Un cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra: si dona.

Gustave Flaubert
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Il fatto che abbiamo perduto la ricchezza non significa che dobbiamo perdere la dignità.
Sloan Wilson
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La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli, quella dei ricchi dai loro genitori.
Massimo Troisi
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Ostentare ricchezza, potere, sicurezza, salute, attivismo, sono tutti espedienti per esorcizzare l’angoscia del tempo che ci sfugge dalle mani.

Carlo Maria Martini
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Non dalla ricchezza nasce la virtù, ma che dalla virtù deriva, piuttosto, ogni ricchezza e ogni bene, per l’individuo come per gli stati.

Platone
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Il saggio disse: La ricchezza diminuisce per un nulla, per insegnare e render noto quanto il denaro sia cosa debole e vile, e senza alcuna reale consistenza. Vuol dire: la ricchezza è per sua natura e per sua essenza tale che diminuisce per un nulla, per una lievissima causa; e vien meno e si perde. Non sono necessarie grandi cause per distruggerla; giacché, data la sua enorme debolezza e pochezza, per una ragione pur minima o lieve, e degna di nessuna considerazione, quasi fosse cosa vana, va in perdizione e viene annullata per il suo minimo valore; di modo che quando vediamo un ricco decaduto, e rimasto privo del suo denaro, non dobbiamo farne meraviglia né andare a ricercare in che maniera sia impoverito protestando contro la Provvidenza divina; poiché è nella natura e nel carattere della ricchezza di venir meno per la più insignificante ragione.
Shemuel Joseph Agnon
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La ricchezza è relativa all’oggetto a cui taluno tende: un uomo che abbia trecentomila scudi di rendita, è un ricchissimo privato, ma sarebbe un miserabile sovrano.
Vincenzo Cuoco
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Se non otterrò nulla dalla casa del ricco, mi daranno qualcosa alla casa del povero. Coloro che molto possiedono spesso sono avidi; quelli che hanno poco sono sempre pronti a spartirlo.
Oscar Wilde
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Le ricchezze moltiplicano gli amici, ma il povero è abbandonato anche dall’amico che ha.
Salomone
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“Ricco no” – disse – “sono un povero con soldi, che non è la stessa cosa.”
Gabriel Garcia Marquez
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BORGES BAR *GIANFRANCO PECCHINENDA

agosto 23rd, 2014

borgesbar

In questo bar – gli rispose il Maestro Borges dalla penombra – a ognuno piacerebbe credere di poter trovare una soluzione definitiva alle proprie ossessioni. Tutti quelli che tu vedi seduti lì al bancone, ritengono di poter ricevere una risposta, ma prima di poter arrivare a destinazione bisogna aver attraversato il cammino. E la strada non è mai una sola, è inutile girarci intorno. Bisogna andare e ancora andare, disperdersi, dissolversi, prima di poter comprendere che il viaggio più affascinante è quello in cui si fa ritorno. Riconoscerla, la casa, dopo aver smarrito il cammino, e poi riconoscersi.
Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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A quell’uomo piaceva molto sentire tutta la potenza della passione per la fantasia, per l’incantesimo.
E la fantasia oramai c’era, incredibilmente era lì, e lui si trovava evidentemente in presenza della Poesia che, realizzandosi, si stava facendo vita. L’illusione poteva continuare: signori, stanotte si vive!

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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Bastò un suo gesto, e il desiderio si trasformò come per magia in una scena fantastica. La fredda tecnologia sa come piegarsi alle necessità dell’illusione; è così che la vita può talvolta farsi finalmente realtà.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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Bastò un suo gesto, e il desiderio si trasformò come per magia in una scena fantastica. La fredda tecnologia sa come piegarsi alle necessità dell’illusione; è così che la vita può talvolta farsi finalmente realtà.
- Ci siamo? – chiese l’uomo.
- Perfetto! – rispose lei. Mi hai letto nel pensiero.
E la musica gli piove dentro, il cuore sobbalza, la pelle s’immerge in un bagno caldo. Tutta l’acqua del mondo li avvolge, le palpebre involontariamente si chiudono e una luce gli inonda il cervello. “Sarà l’ipotalamo” – pensa lui – perché in realtà ha una gran paura dell’anima, almeno della sua.
“Emozione” – prova a farfugliare ancora. Ma oramai si è insinuata Lei, nella sua anima, quella stessa di cui lui ha tanto timore. E non la governa più. Ora le parole fuoriescono autonomamente dalle loro labbra, senza che nessuno dei due abbia la benché minima possibilità di poterle governare. Sono parole appartenenti oramai ad uno stesso impasto, che s’illuminano e si spengono con un’imprevedibile sintonia, mentre entrambi sembrano percorsi dal sottile terrore di un involontario errore; dalla tensione dell’imponderabile possibilità di un malinteso, sempre in agguato.
Ma ormai l’intesa c’è, è una cosa, come quelle cosas del Maestro della Poesia. È lì, i due la avvertono mentre, invasi da quella stessa cosa comune, continuano nella loro notte a far danzare le parole:
- Ci sono momenti che sono rari.
- Inverosimili… forse esistono solo nei film.
- Momenti raramente verosimili.
- Si potrebbe voler vivere anche solo per quelli.
Lasciarsi esistere in attesa di poter vivere momenti così inverosimilmente veri. Frammenti di un discorso che procede da sé.
- Forse sì… – irrompe lei – ma la musica è finita… e il mio bar non c’è più.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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I due sono sempre più uno.
Si beve, ogni tanto ci si scambia uno sguardo. Tutt’intorno è un silenzio soffuso. I due sembrano avvolti, coinvolti: l’esperienza è inenarrabile. Ogni tanto si distaccano, ma è per confermare una presenza che è anche assenza: i corpi si avvicinano, ma non si toccano. È di più, perché si sfiorano, e le carezze degli sguardi provocano brividi che si proiettano al di là dei loro corpi, dentro, molto dentro.
- Ti sto guardando fin troppo, adesso – osa dire lui.
- E io guardo te, ma nel modo in cui ho sempre fatto, e continuerò a fare.
Lui si sente bene! Poi, improvvisamente, lui non si sente bene. In particolare quando lei aggiunge, a fior di labbra:
- Ti guarderò sempre con uno sguardo speciale. Anche quando non ti sembrerà più. Anche se mai dovessi pensare che non ti guardo più in modo speciale. Non sarà mai così.
In effetti, lui non si sente molto bene. Sono i brividi, forse l’emozione.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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Lui gira intorno a lei, vergognandosi di voler apparire il più disinvolto, il più in gamba, quello che la sa più lunga tra tutti gli uomini che lei avrebbe potuto mai incontrare. E gira intorno, intorno. Ha perso la bussola, che anche se la ritrovasse non la saprebbe usare, lui. Che anche se glielo volesse spiegare, non saprebbe come.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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FRASI SUI PROBLEMI

agosto 22nd, 2014

PROBLEMI

Ringrazia i problemi: finché ce ne sono, avrai un lavoro… I problemi non sono un’anomalia del sistema, farci i conti è la nostra ragion d’essere.
Del resto, rimanere a corto di problemi sarebbe di una noia pazzesca e ci ridurrebbe come faraoni imbalsamati: a prima vista perfetti, in realtà inanimati. Le difficoltà quotidiane ci costringono a qualcosa di utile che per abitudine e pigrizia eviteremmo volentieri: fare il punto sulla nostra esistenza, metterci in discussione, progettare un’alternativa – il piano B – e, perché no?, rischiare un po’.
È quando tutto sembra andar male che troviamo il coraggio per scelte della cui bontà siamo intimamente convinti, ma che riusciamo a compiere solo se persuasi che non abbiamo più nulla da perdere.
Senza la frustrazione indotta da ostacoli all’apparenza insormontabili, ci limiteremmo a circuiti mentali già percorsi, che tendenzialmente sfociano in vicoli ciechi. E non c’è di peggio che restare fermi, nella nostra area confortevole, per finire fagocitati dall’inerzia, l’unica sconfitta davvero irreparabile. Smettere di affrontare problemi è l’inizio di ogni problema.”
Sebastiano Zanolli, Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi. Consigli per affrontare meglio le difficoltà
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Coloro che affrontano i problemi con atteggiamento intollerante non sono adatti alla lotta.
Nelson Mandela
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Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere.

Paulo Coelho, Monte Cinque
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Dentro ogni grande problema ce n’è uno più piccolo che sta lottando per venir fuori.

Arthur Bloch, Legge del lavoro accurato, La legge di Murphy
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Un nuovo inizio grazie al calendario. Succede ogni anno. Rimettiamo l’orologio su Gennaio. Il nostro premio per essere sopravvissuti alle feste è un nuovo anno. Rinverdire la grande tradizione dei propositi per l’anno nuovo. Buttati il passato alle spalle e ricomincia. È difficile resistere alla tentazione dell’inizio, alla voglia di accantonare i problemi dell’anno vecchio.
GREY’S ANATOMY
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Credo che non viaggerò mai più. Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei.
Charles Bukowski
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Quando si è nella merda fino al collo, non resta che cantare
Samuel Bekett
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La globalizzazione è un problema che riguarda tutti e su cui tutti hanno idee piuttosto confuse, nessuno escluso.

Bisogna essere docenti di economia politica per riuscire a essere utili nello spiegare un po’ com’è la faccenda? Non credo. Anzi. Ognuno può dare il suo contributo. Uno scrittore, ad esempio, può offrire due vantaggi: il primo è che, per il mestiere che fa, può riuscire a essere più chiaro di un docente universitario o di un ministro dell’Economia. Il secondo è che, appunto, fa un mestiere che non c’entra niente e quindi, almeno sulla carta, può vedere le cose da lontano, senza essere troppo condizionato da pregiudizi e interessi vari. Poi magari può sbagliare. Ma non perché è uno scrittore. Se mai, nonostante il fatto che sia uno scrittore

Next, Alessandro Baricco
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Non esiste nulla che sia un problema senza un dono per te nelle mani.

Richard Bach, Illusioni
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FRASI SULLA TELEVISIONE

agosto 21st, 2014

TV

Vi capita mai di restare incollati davanti al televisore e guardare un programma orrendo?
Quei rumori striduli, quei colpi di pistola urtano i nervi.
Eppure non vi decidete a spegnere.
Perché infliggersi una tortura del genere? Non sarebbe meglio chiudere le finestre? Avete paura di stare soli, del vuoto e della solitudine che potreste incontrare rimanendo a tu per tu con voi stessi?
Guardando un brutto programma alla tv, noi diventiamo quel programma.
Noi siamo quello che proviamo e percepiamo. Se ci arrabbiamo, siamo la rabbia. Se amiamo, siamo l’amore. Se contempliamo la cima di un monte ricoperto di neve, siamo la montagna. Possiamo essere ciò che vogliamo.
Allora perché spalancare le finestre a spettacoli di bassa lega prodotti da chi specula sull’emotività della gente, e che ci fanno venire le palpitazioni, ci fanno stringere i pugni e ci lasciano svuotati?
Chi permette che vengano trasmessi programmi del genere, anche per un pubblico di giovanissimi?
Noi!
Siamo troppo passivi rispetto a quello che ci propina lo schermo, troppo soli, troppo pigri o annoiati per crearci una vita tutta nostra. Accendiamo il televisore e lo lasciamo acceso, permettendo a qualcun altro di guidarci, plasmarci, distruggerci.
Lasciarci andare in questo modo significa mettere il nostro destino in mano a gente senza scrupoli. Dobbiamo saper riconoscere quali programma fanno male al nostro sistema nervoso, alla nostra mente e al nostro cuore, e quali invece ci fanno bene.
Naturalmente, non mi riferisco solo alla televisione. Quante altre esche sono tese ovunque, dagli altri e da noi stessi?
Thich Nhat Hanh – La pace è ogni passo
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Se la scuola fosse più efficace, la televisione non sarebbe tanto potente.

John Condry, Ladra di tempo, serva infedele
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Quando nel 1954 la televisione italiana iniziò le sue trasmissioni regolari, «La Domenica del Corriere» le dedicò una copertina di Walter Molino secondo lo stile tipico di quel settimanale popolare che consisteva nel catturare un frammento di realtà e, con una coloritura romanzesca, elevarlo a dignità allegorica. È un disegno di sconcertante lungimiranza. Ritrae una tipica famiglia italiana appartenente al ceto medio-alto; lo si intuisce dall’arredo del tinello, dal quadro appeso alla parete, da un libro e da un pipa sparsi sul pavimento, dall’abito del padre. Da pochi giorni il televisore dev’essere entrato in quella casa sconvolgendo le tranquille consuetudini di vita, prima fra tutte quella della collocazione dell’apparecchio (è troppo vicino rispetto a chi guarda). È una scena di stupore: al centro i due maschi che si abbandonano all’esultanza più incontrollata per un atleta – un portiere di calcio, che plasticamente afferra un tiro insidioso; ai lati le donne, curiose e appena distratte da altri compiti (la madre, protetta da un grembiule, ha un forchettone in mano e sullo sfondo bolle una pentola; la figlia sembra aver abbandonato momentaneamente un libro). All’inizio dell’anno (dopo un periodo sperimentale) questa scena va moltiplicata per 24.000 (tanti sono gli abbonati); alla fine per circa 90.000. Dieci anni dopo il numero degli abbonati supera abbondantemente i 5 milioni.

Ma è anche una scena illuminata da una serena gioia. Niente a che vedere con la letteratura «apocalittica» che di lì a poco si sarebbe scatenata contro il nuovo mezzo ritenuto, quanto meno, funesto strumento di perdizione (una eco di quella diffidenza si riscontra ancora oggi fra gli storici che continuano, stranamente, a ritenere la televisione uno strumento non sufficientemente rappresentativo delle sorti del paese).
ALDO GRASSO, Storia della televisione italiana
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La televisione è insieme specchio e ànfora di un paese; riflette le sue caratteristiche ma dà anche forma, con una forte propulsione, a un sistema di relazioni sociali. Con i suoi palinsesti, infatti, la televisione raffigura non solo i propri contenuti, i propri modelli, le proprie strategie ma disegna i tratti di una comunità immateriale, simbolica: pescando nel grande serbatoio dei «luoghi comuni» di una nazione («topoi», mitologie, apparati retorici, stili, iconografie, tradizioni, personaggi, eventi) crea un’immagine «caratteristica» di un paese. Nello stesso tempo, la televisione è una sorta di grande orologio che scandisce, attraverso le sue rappresentazioni, i suoi ritmi, i suoi appuntamenti forti, le abitudini di ascolto condivise dall’intera popolazione e favorisce una sorta di unificazione all’interno di un tessuto sociale che non disdegna di rivelare le sue trame. La televisione è una potente risorsa simbolica che sa anche convertirsi in uno spazio di identificazione, rispecchia i mutamenti della società dopo aver alimentato le condizioni di questi mutamenti. Insomma, la televisione è un bestiario fantastico, popolato non da Sirene e Onocentauri ma da molti personaggi improbabili che pure ci pare di incontrare ogni giorno, ma anche un enorme serbatoio di memoria: il materiale degli archivi televisivi costituisce ormai una fonte storica di eccezionale rilevanza.
ALDO GRASSO, Storia della televisione italiana
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La tv tiene unite molte più coppie di quanto non facciano i bambini o la chiesa.

Charles Bukowski
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Un giorno dissi al cardinal Martini: ma non si può scomunicare la televisione, non si possono mandare al rogo un pò di quelli che la fanno?

Indro Montanelli
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La televisione ha concesso a una moltitudine di individui la grazia di reputarsi intelligenti, cosa che i libri non avevano ottenuto in trenta secoli di scrittura. Ha anche prodotto una massa di dementi, operazione che i libri non erano mai riusciti a compiere.

Francesco Burdin, Un milione di giorni
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La maggior parte degli adulti, per loro stessa ammissione, guarda la televisione “per divertimento”. La maggior parte dei bambini, pur trovandola divertente, guarda la televisione perché cerca di capire il mondo.

John Condry, Ladra di tempo, serva infedele
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La televisione è un mezzo di intrattenimento che permette a milioni di persone di ascoltare contemporaneamente la stessa barzelletta, e di rimanere ugualmente sole.

Thomas Eliot, in New York Post
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Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.

Groucho Marx
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La vita potrebbe essere divisa in tre fasi: Rivoluzione, Riflessione e Televisione. Si comincia con il voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali.

Luciano De Crescenzo
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Quel che c’è di veramente grande in questo paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca Cola, sai che anche il Presidente beve Coca Cola, Liz Taylor beve Coca Cola, e anche tu puoi berla.

Andy Warhol
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A TUTTO CAMPO, IL CALCIO DA UNA PROSPETTIVA SOCIOLOGICA* L.BIFULCO E F.PIRONE

agosto 20th, 2014

atuttocampo

Il calcio è un gioco, ma un gioco molto serio e con uno sviluppo sempre più complesso che richiede nuove competenze e conoscenze aggiornate per essere compreso in profondità
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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Il calcio è partecipazione, pone di fronte a nuove opportunità, riduce le povertà e le diseguaglianze, è un grande antidoto alla devianza e alla microcriminalità.
Ma è altresì veicolo di nuove forme di razzismo, anche territoriale.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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È la cultura a salvare la memoria di un popolo, ma sono gli sport in generale, con la TV, a rendere unitarie le forme di rappresentazione.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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gli intellettuali possono non essere èlites ma educatori dal volto umano e ricercatori di verità, competenze
e meritocrazie
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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Chi ha giocato a calcio, in modo amatoriale o come professionista, sa che calciare un pallone e vivere le forti sensazioni di una partita significa provare una forma particolare di felicità, a prescindere o forse anche in virtù di quel travolgente corredo di emozioni, spiacevoli o d’esultanza, che lo svolgimento di una gara può stimolare. Quando ero calciatore si faceva davvero di tutto per scendere in campo, per giocare quante più partite possibili, perché ci si divertiva, ci si entusiasmava, in fin dei conti ci si sentiva bene. Il calcio era tutto, il campo di calcio era la nostra vita. Eppure, al di là del campo, il calcio è un mondo molto complesso in cui convergono tanti fattori, economici o sociali ad esempio, che ne ampliano l’importanza e i motivi per cui prestare attenzione. Attorno al calcio giocato, soprattutto quello professionistico, ruota una combinazione particolare di passione e interessi che ne fanno un qualcosa di davvero singolare, specie per le dimensioni del fenomeno.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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A tanti di noi sarà capitato di andare allo stadio, magari con degli amici, per vedere una partita della squadra del cuore. L’intenso vortice di emozioni che accompagna le azioni di gioco non sarà allora esperienza a noi ignota: l’apnea e la silenziosa speranza con cui seguiamo il nostro attaccante scartare un paio di giocatori, avvicinarsi alla porta e tirare; l’urlo di gioia strozzato in gola quando la palla calciata sbatte sul palo, subito rimpiazzato da feroci imprecazioni e da un senso di profondo rammarico; la disperazione che ci coglie quando l’arbitro ci fischia un rigore contro e la rabbia con cui rivolgiamo al direttore di gara invettive irripetibili; la paura che condisce i fischi e le esclamazioni colorite che riserviamo al rigorista avversario; il grido liberatorio, accompagnato da gesti di scherno nei confronti dei rivali, quando il nostro portiere devia in angolo il calcio di rigore; la felicità che ci pervade quando un nostro calciatore deposita la palla in rete, che ci fa abbracciare chiunque capiti a tiro, amici o sconosciuti, e ci fa telefonare a nostro padre e a nostro fratello per esultare insieme a loro; quella sensazione del tempo che non passa mai mentre aspettiamo il fischio finale; l’euforia che ci consente di abbandonarci in cori di giubilo, ma anche di derisione per gli avversari sconfitti, quando realizziamo che la partita è finita e abbiamo vinto.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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Certo, esistono tante tipologie di tifosi. C’è chi sente un fortissimo attaccamento a un club, che sostiene con grande tensione emotiva. Questi conosce la storia del proprio team, ha legami profondi con altri tifosi e non disdegna di recarsi allo stadio quando può. C’è poi chi si sente legato ad una squadra con simile intensità, ma per ragioni geografiche non può seguirla dal vivo, e può condividere fisicamente la propria appartenenza solo con pochi amici. Così, egli si affida alle emozioni, alle informazioni o alla possibilità di partecipazione vicaria che i media – tv, radio, internet – forniscono. C’è poi chi segue un club, o anche solo un giocatore di particolare fascino, in modo meno energico, con un trasporto molto relativo, e chi – infine – è semplicemente appassionato dell’estetica e dell’impianto emozionale del gioco.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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Il pallone rappresenta uno strumento portentoso di costruzione dell’identità sociale. Ciò proprio perché consente di sentirsi accolti in un gruppo che condivide una sorte fatta di gioie e dolori, sulla base di riferimenti – locali, etnici, di classe – o di relazioni – parentali, amicali, professionali – molteplici e composite. Con gradazioni diverse a seconda dei casi e delle persone, si definisce il proprio sé nei termini di una feconda appartenenza. Seguendo le indicazioni della Social Identity Theory, possiamo affermare che l’identificazione sociale risponde alla domanda “Chisono?” affiancando agli attributi personali, come il genere e l’età, un senso di unità con un gruppo o un’organizzazione (Fink et al., 2009). In effetti, soprattutto in Italia, quando raccontiamo chi siamo e ci descriviamo non è inusuale indicare, come elemento che ci rappresenta e caratterizza, la passione per il calcio e la squadra per cui facciamo il tifo. Questo aspetto della nostra identità è talmente forte da affiancarsi di diritto, in quanto a rilevanza attribuita nella strutturazione del nostro senso del sé, all’identità politica, a quella religiosa o familiare.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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L’effervescenza legata al tifo può essere così profonda e sprigionare emozioni così robuste che il legame con la squadra assume i toni di un vero e proprio sentimento amoroso. Con un livello di lealtà che teme pochi confronti. A esclusione, al massimo, di chi coltiva più che altro tiepide simpatie calcistiche, è sicuramente più semplice cambiare partner, abbandonare il proprio credo religioso che cominciare a tifare per una squadra diversa. Nella propria vita si possono avere momenti di maggiore o minore attaccamento ed eccitazione per il proprio club, ma modificare le proprie preferenze è circostanza inverosimile, specie se ormai il senso di appartenenza si è radicato nel tempo.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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I tifosi non sono semplicisticamente affezionati alle sorti di undici giocatori su un terreno di gioco ma sentono di far parte di un’unità più ampia – che comprende loro, la squadra e tutti coloro che gravitano attorno ad essa. Si avverte di appartenere ad un’estesa comunità di affiliati o volendo, mutuando i termini di John Turner, ad un “gruppo psicologico” (Turner, 1984), con cui si condivide l’identità e con cui ci si sente solidali
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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A entrare in gioco, in definitiva, è l’ideale della comunità. Si condividono emozioni, affetti, sogni, traguardi, una visione delle cose, delle memorie ed una storia – che è in larga misura quella del club, spesso piena di toni lirici, mitizzazioni e personaggi o eventi resi leggendari. È l’idea di partecipare a questo universo di significati comune che crea quel legame spirituale che ci fa dire di essere napoletani, romanisti, laziali, milanisti come se si fosse parte di una famiglia solidale. Questo corpo unanime composto dal club e dai supporter diventa il “Noi” – l’in-group – verso i cui membri si prova un senso di lealtà e genuini atteggiamenti di simpatia e fiducia.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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La partita di calcio allo stadio è una “cerimonia sentimentale” il principale rituale sociale [...] che coinvolge i tifosi appassionati in un evento collettivo a elevato contenuto drammaturgico
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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Le partite di calcio – come ogni altro spettacolo – non hanno tutte lo stesso valore sportivo e simbolico. Per questo il pubblico varia in funzione di fattori non economici
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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Il calcio appassiona, genera interesse e cattura l’attenzione di un pubblico esteso e diversificato; agisce nella definizione di identità e appartenenze – individuali e collettive – e struttura pratiche e rituali sociali. Per questo il calcio è un veicolo che opportunamente impiegato può orientare il consumo.
L.Bifulco, F.Pirone, A tutto Campo
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Kelder Peter – I cinque tibetani

agosto 19th, 2014

loto

Il corpo ha sette centri energetici che potremmo chiamare vortici. Gli Indù li chiamano chakra. Sono campi elettrici potenti, invisibili a occhio nudo, tuttavia assolutamente reali. Ciascuno dei sette vortici ha il proprio centro in una delle sette ghiandole a secrezione interna del sistema endocrino corporeo e ha la funzione di stimolare la produzione ormonale della ghiandola. Sono gli ormoni a regolare tutte le funzioni del corpo incluso il processo di invecchiamento.

I sette vortici energetici del corpo sono localizzati nelle sette ghiandole endocrine:
(1) le ghiandole della riproduzione,
(2) il pancreas,
(3) le ghiandole surrenali,
(4) il timo,
(5) la tiroide,
(6) la ghiandola pineale,
(7) la ghiandola pituitaria.

I vortici energetici ruotano a grande velocità. Quando tutti i vortici girano molto rapidamente e alla stessa velocità, il corpo è in perfetta salute. Quando uno di essi o più rallentano, si instaura l’invecchiamento e il deterioramento fisico. L’illustrazione mostra la posizione delle ghiandole endocrine alle quali corrispondono i sette chakra principali.
I chakra (centri energetici) si troverebbero intorno alle ghiandole talvolta in una posizione ‘di scambi’, come per esempio, il chakra superiore, collegato alla ghiandola pineale, che agisce sulla testa come collegamento energetico con il cosmo.
“Quello inferiore, o primo vortice, è situato sulle ghiandole riproduttive. Il  secondo si localizza nel pancreas, nella regione addominale. Il terzo si accentra nelle ghiandole surrenali nella regione del plesso solare. Il quarto vortice ha il proprio centro nella ghiandola del timo situata nel petto, o regione del cuore. Il quinto è posto nella ghiandola tiroide che sì trova nel collo. Il sesto ha sede nella ghiandola pineale alla base posteriore del cervello. E il settimo, il vortice superiore, è situato nella ghiandola pituitaria alla base anteriore del cervello.
“In un corpo sano, ciascuno di questi vortici ruota a grande velocità, permettendo all’energia vitale detta anche ‘prana’ o ‘energia eterica’ di scorrere verso l’alto attraverso il sistema endocrino. Ma se uno o più di questi vortici rallenta, il flusso di energia vitale ne risulta inibito o bloccato, e… ecco, è così che potremmo definire l’invecchiamento e un cattivo stato di salute.
“In un individuo sano i vortici rotanti si estendono dall’interno del corpo verso l’esterno, ma nei vecchi, nei deboli e nei malati, raggiungono sì e no la superficie. Il modo più rapido per riacquistare giovinezza, salute e vitalità è quello di avviare il normale movimento rotatorio dei centri. Un risultato che si può ottenere con cinque semplici esercizi. Ciascuno di essi, preso a sé, è efficace, ma sono necessari tutti e cinque per ottenere i migliori risultati. In realtà, non sono esercizi veri e propri; i Lama li chiamano ‘riti’
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«Un uomo non è libero quando è schiavo della carne.»

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Mettetevi in piedi con la schiena perfettamente diritta e lentamente lasciate uscire tutta l’aria dai polmoni. Nel frattempo, piegatevi appoggiando le mani sulle ginocchia. Forzate l’esalazione finché non rimanga alcuna traccia d’aria; poi, a polmoni vuoti, tornate in posizione eretta. Ponete le mani sui fianchi e spingete verso il basso. Questo gesto vi costringerà a sollevare le spalle.
Contemporaneamente ritraete il più possibile l’addome e sollevate il torace.
“Mantenete la posizione il più a lungo possibile. Quando, in ultimo, sarete costretti a immettere aria nei polmoni vuoti, fatela fluire all’interno attraverso il naso. Dopo aver riempito i polmoni, esalate con la bocca. Espirando, rilassate le braccia, lasciandole pendere naturalmente lungo i fianchi. Fate diverse respirazioni profonde con la bocca o con il naso, e lasciate uscire l’aria dalla bocca o dal naso. Questa è un’esecuzione completa del sesto rito. Alla maggior parte delle persone sono necessarie tre esecuzioni per reindirizzare l’energia sessuale e dirigere verso l’alto la sua forza potente.
“C’è solo una differenza tra una persona sana e vitale e un uomo o una donna eccezionali. Nel primo caso la forza vitale viene incanalata nell’energia sessuale, nel secondo tale forza viene diretta in alto per creare equilibrio e armonia tra tutti e sette i vortici. Ecco perché un uomo e una donna eccezionali diventano più giovani di giorno in giorno, di momento in momento.
Sono loro stessi a creare entro di sé l”Elisir di Lunga Vita’ “.

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«Per allungare la vita, diminuisci i pasti.»
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I Lama non sono esigenti riguardo al cibo. Non possono esserlo, dato che hanno ben poco da scegliere. La dieta di un Lama è costituita da buon cibo integrale, e di regola consiste in una sola qualità di cibo per pasto. Questo costituisce di per sé un segreto importante per la salute. Quando mangiamo una sola varietà di cibo alla volta, i cibi non si trovano in disaccordo nello stomaco. Le diverse qualità di cibo vi si scontrano perché gli amidi non si mescolano armoniosamente alle proteine. Ad esempio, se mangiamo del pane, che è un amido, insieme a un cibo di contenuto proteico come la carne, le uova o il formaggio, nello stomaco si instaura una reazione chimica che non solo produce gas intestinali e sofferenza fisica immediata, ma a lungo andare contribuisce ad accorciare il tempo della vita e a indebolirne la qualità.
“Molte volte mi sono seduto al tavolo del refettorio insieme ai Lama e ho mangiato pasti composti di solo pane. Altre volte, non abbiamo mangiato altro che verdura cotta e frutta.
“All’inizio avevo fame, se considerate la dieta a cui ero avvezzo e la varietà di cibi che ero solito mangiare, ma non ci volle molto tempo per abituarmi a consumare e gustare pasti che consistevano unicamente di pane nero o di un solo tipo di frutta. In certi casi un pasto a base di una sola qualità di verdura mi sembrò un banchetto.

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