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Volare Significa Credere, Paradiso Sinaptico

luglio 1st, 2015

Volare Significa Credere, Paradiso Sinaptico - 2015 - 100x70 cm - Pastello

Fabio Meneghella WebSite

“Quando la vita andrà oltre se stessa, la realtà sorpasserà il sogno. Se sei nato sei già un vincente, nell’Universo grembo della tua preziosa madre hai battuto milioni di candidati alla vita, sei tu il prescelto, hai già volato una volta. Ora Dio ti chiede di compiere il tuo ultimo volo, conquista la mente dei tuoi fratelli, conquista il Paradiso Sinaptico e conquisterai l’eternità, e il vero Paradiso ai tuoi occhi si aprirà.
Un cuore di donna accompagnerà il trascorrere senza tempo, simbolo della tua rinascita sarà. Per salvare il Mondo non serve un eroe, ma un buon genitore.
Sei un ricordo, sei rinato, la Terra avrà te.
Sei nella mia mente, volerai tra le menti dei tuoi fratelli, come il Verbo di Dio tra sinapsi, questo sarà il tuo Paradiso, volerai, perché volare significa credere!”
Fabio Meneghella

Volare Significa Credere, Aurea Resurrezione

luglio 1st, 2015

Volare Significa Credere, Aurea Resurrezione - 2014 - 100X70 cm - Pastello

Fabio Meneghella WebSite

“Oceano e Gea come dinosauri, Titani senza volto dominavano il mondo, come pianta senza Sole o anima senz’amore. Quando i peccati pesavano come lacrime sul viso, e il bene risiedere su un territorio irriso, più lontano delle Caroline, più profondo delle Marianne. Vivevo nel nulla prima del Tempo.
Il Perdono e l’Amore le mie uniche armi, sostituiscono la vendetta e l’odio, trapassano come la notte e il giorno nell’oblio del mondo.
Il destino, il riflesso dei miei fratelli sulla mia pelle… Se vuoi slanciarti verso i Cieli, devi prima aver toccato il fondo.
Oh mia famiglia, miei fratelli… il vostro volto, il vostro riflesso riecheggerà lucido tra le mie ultime lacrime, che come pioggia d’estate vi rinfrescheranno l’anima, scivolando dolcemente sui nostri ricordi.
Megiddo il mio ritorno attenderà, continuate a Volare e a Credere!
Gravitoni, come un’alba, come un’esplosione sorgono dal mio cuore, innalzando una nuova via, un ponte tra due mondi. Sono qui, l’Iperuranio ad un soffio d’angelo, ora sento il vuoto colmare il nulla, un’aria preme sul mio nuovo respiro, petali invisibili mi sfiorano l’anima e una spirituale armonia sfocia in me. Peccati, leggeri come pianeti, pesanti come uccelli appaiono ai miei occhi.
Grandi sognatori di Campi Elisi con me vivono, la Fine di tutte le Cose mai giungerà, poiché in natura tutto è circolare!
Io ho scelto il colore del mio tramonto, un’Alba può cambiare una Vita e la Vita un Tramonto!
Sarò solo più lontano, la lontananza non elimina il Creato, ma lo rende… Invisibile!”
Fabio Meneghella

Viaggiare nell’Universo

aprile 5th, 2014

Fabius Meneghella

 

C’è sempre bisogno di Spazio per allargare la nostra mente, quando cominci il lungo viaggio per scoprire le meraviglie create da Dio, cerchi sempre di uscire fuori dai confini e di pensare all’Universo, cercando di capire dove finisce, e ti accorgi che non riesci mai a trovare l’orizzonte, rimanendo talmente affascinato da incominciare a pensare, che la meraviglia più grande creata da Dio si trova dentro la nostra testa, perché è riuscita a immaginare questo viaggio! Fabio Meneghella

La via e la meta: ad un passo dalla felicità

agosto 21st, 2012

 

Nulla di più vero e genuino potrebbe essere detto a consolidare il connubio che da sempre affianca vita e viaggio:

Non c’è strada che porti alla felicità: la felicità è la strada.
Buddha

Vivere in Asia lo considero un privilegio, vivere in Thailandia una grazia inattesa.

Sono partito senza sapere la meta, consapevole che la strada che stavo percorrendo mi avrebbe portato lontano facendomi abbandonare le certezze e stabilità accumulate nel corso di una vita. La consapevolezza d’inseguire comunque un sogno e scoprire, giorno dopo giorno, che fra la strada percorsa e la meta tanto ambita non c’era differenza.

Arrivare in uno splendido albergo di Hong Kong o in una semplice guesthouse di Siem Reap non fa molta differenza quando la stanza che ci ospita è solo il rifugio temporaneo di una notte. Le strade polverose delle campagne aride di una Cambogia in affannosa rincorsa della modernità e le inquinate vie trafficate di un’ultramoderna Bangkok sono dei semplici sentieri che percorro ogni giorno in una quotidianità che mi consente di mettermi in discussione, apprendere, vivere.

E’ incrociando lo sguardo d’impenetrabili occhi a mandorla, ascoltando suoni di lingue misteriose, abbracciando filosofie dalle radici antichissime, gustando pietanze dai sapori stimolanti che mi sento fortunato. Faccio ovviamente i conti con la nostalgia, con la lontananza e la consapevolezza che una strada ne sta escludendo un’altra. Ma non per questo continuo a guardare indietro, non per questo ho lasciato dei capisaldi per costruirmene altri.

Lascio tracce sparse qua e là, frammenti spesso sconclusionati di una vita da espatriato che mi sono cucito addosso, pensieri e parole che forse nessuno potrà capire ma che sono il mio modo di gridare al mondo che vale la pena vivere fino in fondo la strada che stiamo percorrendo. Inutile affannarsi a cercare altrove la felicità. La felicità è accanto a noi, basta saperla riconoscere.

E se “ogni viaggio ha valore quando al momento della partenza il cuore e’ pieno di ricordi e gli occhi sono lucidi al dover salutare chi si lascia” è tornare a casa che dona significato profondo al peregrinare.

Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima.

agosto 1st, 2012

Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima.

Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non avere paura

*

Se Ti Abbraccio Non Aver Paura Se Ti Abbraccio Non Aver Paura

Fulvio Ervas

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MATILDE SERAO *IL VENTRE DI NAPOLI

maggio 31st, 2012

Quando una popolana napoletana non ha figli, essa non si addolora segretamente della sua sterilità, non fa una cura mirabile per guarirne, come le sposine aristocratiche, non alleva un cagnolino o una gattina o un pappagallo, come le sposette della borghesia. Una mattina di domenica  ella si avvia, con suo marito, all’Annunziata, dove sono riunite le trovatelle, e fra  le bimbe e i bimbi, allora svezzati o grandicelli, ella ne sceglie uno con cui ha più simpatizzato, e, fatta la dichiarazione al governatore della pia opera, porta con sé, trionfante, la piccola figlia della Madonna.
Questa creaturina, non sua, ella l’ama come se l’avesse essa messa al mondo; ella soffre di vederla soffrire, per malattia o per miseria, come se fossero viscere sue; nella piccola umanità infantile napoletana, i più battuti sono certamente i figli legittimi; di battere una figlia della Madonna, ognuno ha certo un ritegno; una certa pietà gentilissima fa esclamare  alla madre adottiva: Puverella, non aggio  core de la vattere, è figlia della Madonna. Se questa creatura fiorisce in salute e in bellezza, la madre ne va gloriosa come di opera sua, cerca di mandarla a scuola o almeno da una sarta per imparare a cucire, poiché certamente, per la sua bellezza, la bimba è figlia di un principe; in  nessun caso di miseria o infermità, la madre riporta, come potrebbe, la figliuola all’Annunziata. E l’affezione, scambievole, è profonda, come se realmente fosse filiale; e a una certa età il ricordo dell’Annunziata scompare, e questa madre fittizia acquista realmente una figliuola.

Ma vi è di più: una madre ha cinque figli. Il più piccolo ammala gravemente, ella si vota alla Madonna, perché suo figlio guarisca; ella adotterà una creatura trovatella. Il figlio muore; ma la pia madre, portando al collo il fazzoletto nero che è tutto il suo lutto, compie il voto, lacrimando. Così, a poco a poco, la creatura viva e bella consola la madre della creatura morta, e vi resta in lei solo una dolcezza di ricordo e vi fiorisce una gratitudine grande per la figlia della Madonna.
Talvolta il figlio guarisce: il primo giorno in cui può uscire, la madre se lo toglie in collo e lo porta alla chiesa dell’Annunziata, gli fa baciare l’altare, poi vanno dentro a scegliere la sorellina o il fratellino. E fra i cinque o sei figli legittimi, la povera trovatella non sente mai di essere un’intrusa, non è mai minacciata di essere cacciata, mangia come gli altri mangiano, lavora come gli altri lavorano, i fratelli la sorvegliano perché non s’innamori di qualche scapestrato, ella si marita e piange dirottamente, quando parte dalla casa e vi ritorna sempre, come a rifugio e a conforto.
Un caso frequente di pietà è questo: una madre troppo debole o infiacchita dal lavoro ha un  bambino ma non ha latte. Vi è sempre un’amica o una vicina o qualunque estranea pietosa, che offre il suo latte; ne allatterà due, che importa? Il Signore penserà a mandarle il latte sufficiente. Tre volte al giorno la madre dal seno arido porta il suo bambino in casa della madre felice: e seduta sulla soglia, guarda malinconicamente il suo figlio succhiare al vita. Bisogna aver visto questa scena e avere inteso il tono di voce sommesso, umile, riconoscente, con cui ella dice, riprendendosi in collo il bambino  ‘O Signore t’ ‘o renne, la carità che fai a sto figlio ( Il Signore ti renda la carità che fai a questo figlio). E la madre  di latte finisce per mettere amore a questo secondo bimbo, e allo svezzamento soffre di non vederlo più: e ogni tanto va a ritrovarlo, a portargli un  soldo di frutta, o un amuleto della Vergine: il bimbo ha due madri.
Io ho visto anche altro: una povera donna andava in servizio, non poteva tenere presso di sé il suo bimbo; lo lasciava a un’altra povera donna, che orlava gli stivaletti, e lavorava in casa, cioè nella strada. Ella metteva i due bimbi, il suo e quello della sua amica, nello stesso sportone (culla di vimini), attaccava una funicella all’orlo dello sportone e dall’altra parte al proprio piede, e mentre orlava gli stivaletti, canticchiava la ninna nanna per i due bimbi; mentre orlava  gli stivaletti, mandava avanti e indietro il piede, per cullare i due bimbi nello stesso sportone….

È naturale  che il popolo non possa fare carità di denaro, al più povero di lui, non avendone: ma si vedono e si sentono carità più squisite, più gentili.

Una cuoca si metteva sempre di malumore quando la padrona ordinava il brodo: era soltanto felice quando si ordinavano maccheroni o legumi, o risotto, grosse e nutrienti minestre. Fu lungamente sospettata di ingordigia, sebbene alla sua  personcina malandata fosse più necessario il brodo che i maccheroni: in realtà ella dava la sua minestra, ogni giorno, ai due bimbi della portinaia, e preferiva dar loro un grosso piatto, anziché tre cucchiaiate di brodo: ella rimaneva senza…

Nessuna donna che mangi, nella strada, vede fermarsi un bambino a guardare, senza dargli subito di quello che mangia: e quando non ha altro, gli dà del pane. Appena una donna incinta si ferma in una via, tutti quelli che mangiano o che vendono qualche cosa da mangiare, senza che ella mostri nessun desiderio, gliene fanno parte, la obbligano a prenderlo, non vogliono avere lo scrupolo. …

E ancora un altro fatto mi rammento. Un giorno, al larghetto Consiglio, una donna incinta, presa dalle doglie, si abbattè sugli scalini e partorì nella strada. Il tumulto fu grande: ella taceva, ma per pietà, per commozione, molte altre donne strillavano e piangevano. E in poco tempo, da tutti i bassi, da tutte le botteghe, da tutti i sottoscala, vennero fuori camicioline e fasce per avvolgervi la povera creaturina, e lenzuola per la povera puerpera. Una madre offrì la culla del suo bimbo morto; un’altra battezzò il bimbo, facendogli il segno della croce sul visino; una terza questuò per tutte le case del vicinato; una quarta, serva, si offrì e andò a fare il servizio per la povera puerpera. La moglie del fornaio divise il suo letto con al puerpera: e il fornaio dormì sopra una tavola per dieci giorni, avendo per cuscino un sacco. E quella miserella piangeva di emozione, ogni volta che baciava suo figlio.

“Il  Ventre di Napoli” , Matilde Serao

Titanic

aprile 15th, 2012

Titanic,
la bella nave imponente,
sogno di tanta povera gente.

Maestosa, sciccosa,
raggiante e lussuosa,
con un moto marino
a dir poco divino.

Ai suoi piani alti
la ricca gente,
nelle aree più basse
chi con poco e niente,

Si è imbarcato investendo,
tutti quei pochi averi,
per conquistare la terra
dei suoi desideri.

Un sogno infranto,
da un ostacolo assassino,
colpevole dello schianto
omicida e repentino.

“La nave affonda,
non ci sono scialuppe,
la gente si dispera,
urla e prega…”

La speranza di molti
finisce inghiottita,
da un gelido mare
che spazza via la vita.

Titanic un ricordo
e un secolo di storia,
che ci insegna che la vita
è fatta di sogni e gloria!

Rosy Falcone

HO TANTO VIAGGIATO…

novembre 13th, 2011

Ho tanto viaggiato che il mio vestito è logoro
il mio vestito che il freddo trapassa
chiaro è il cielo lontano da qui
ma soffre come il mio cuore

Irako Seihaku


Il vento del cambiamento giunge dentro ognuno di noi..

settembre 13th, 2011

“Il vento del cambiamento giunge dentro ognuno di noi, sta a noi ascoltarlo o meno”

(Mrz)

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni