Frasi Storiche

Frasi Storiche Frasi di Autori che sono passate alla storia. Le Citazioni e Massime Storiche più interessanti da Ricordare! Leggi le FRASI STORICHE e fai un tuffo nella Storia!



Frasi Giorno del Ricordo “Martiri delle Foibe”

febbraio 10th, 2014

foibe

E’ il “Giorno del ricordo”. Un ricordo particolare. Il 10 febbraio è la giornata in cui si ricordano i martiri delle foibe e l’esodo dei profughi giuliani, istriani e dalmati. Una ricorrenza civile voluta per non dimenticare quella pagina buia della nostra storia, per troppo tempo quasi del tutto ignorata.

La foiba faceva sempre pensare al sangue, all’ossario, alla macelleria al lancio dei vivi e dei morti nell’abisso.
Negli inghiottitoi si buttava la roba che si voleva eliminare, togliere per sempre dalla vista, e magari anche dalla memoria.
Carlo Sgorlon, La foiba grande

*

Fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 k. Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c’impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole “un’altra volta li butteremo di qua, è più comodo”, pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutive, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese, per tema di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo.
Roberto Spazzali e Raoul Pupo, Foibe

*

La Repubblica Italiana riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Articolo 1 della Legge 92/2004

*

“Non possiamo dimenticare e cancellare nulla; non le sofferenze inflitte alle minoranze negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani. Questa Cerimonia si pone in assoluta continuità con le precedenti, celebrate al Quirinale dal Presidente Napolitano, che ha fatto di questo giorno non una commemorazione rituale ma un momento fondamentale di espressione dell’identità e dell’unità nazionale”.
Pietro Grasso, residente del Senato 2010 durante la commemorazione a Palazzo Madama

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FRASI Giovanni Falcone*

maggio 23rd, 2013

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In ricordo della strage di Capaci 23 Maggio 1992.

Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.
Giovanni Falcone, Cose di cosa nostra

*

Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.
Giovanni Falcone

*

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
Giovanni Falcone

*

La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
Giovanni Falcone, Cose di cosa nostra

*

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Altrimenti non è più coraggio, è incoscienza!
Giovanni Falcone

*

La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.
Giovanni Falcone

Falcone 23 Maggio

“La mafia sbanda,
la mafia scolora
la mafia scommette,
la mafia giura
che l’esistenza non esiste,
che la cultura non c’è,
che l’uomo non è amico dell’uomo.

La mafia è il cavallo nero
dell’apocalisse che porta in sella
un relitto mortale,
la mafia accusa i suoi morti.

La mafia li commemora
con ciclopici funerali:
così è stato per te, Giovanni,
trsportato a braccia da quelli
che ti avevano ucciso.”
Alda Merini, Per Giovanni Falcone

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FRASI Giulio Andreotti

maggio 6th, 2013

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Giulio Androtti muore alle 12,25 di lunedì 6 maggio 2013 a 94 anni.

Non sono pronto. Spero di morire il più tardi possibile. Ma se dovessi morire tra un minuto so che nell’aldilà non sarei chiamato a rispondere né di Pecorelli, né della mafia. Di altre cose sì. Ma su questo ho le carte in regola.
Giulio Andreotti

*

La libertà vera ha un intrinseco contenuto di moralità, irrinunciabile.
Giulio Andreotti, Spunti di riflessione

*

La cattiveria dei buoni è pericolosissima.
Giulio Andreotti

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L’umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi.
Giulio Andreotti

*

Sia i miopi che i presbiti, in politica, sono pericolosissimi.
Giulio Andreotti

*

Il potere logora chi non ce l’ha.
Giulio Andreotti

*

Di feste in mio onore ne riparleremo quando compirò cent’anni.
Giulio Andreotti

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Frasi Su Roma

marzo 21st, 2013

Roma, l’arte riposa nel tuo caldo abbraccio italiano. La gioia e’ l’urlo di speranza che si ode nelle tue strade.
Il rispetto, la responsabilità di chi ti vive.
Stephen Littleword

*

Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono nel popolo tracce dell’antico carattere, ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia

*

Forza Roma Forza Lupi, son finiti i tempi cupi.
Detto Polpolare

*

Forse uno dei guai dell’Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata, per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida “forza Roma!” allude solo ad una squadra di calcio.
Indro Montanelli, Storia di Roma

*

O Roma, il cui segreto nome Iddio ci ha rivelato, eterna città, o patria del cuor mio, chi ti rammenta e non s’inchina, o termine di consiglio eterno, più non intende il mistero de’ secoli.
Augusto Conti

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Roma è la capitale del mondo.
Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia

*

Roma, città dai segreti inenarrabili, culla delle più grande speranza di un popolo.
Stephen Littleword

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Tuttavia Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla, soprattutto da quando è diventata l’enorme garage del ceto medio d’Italia. Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un’estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi.
Ennio Flaiano

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Roma, città dai mille volti, e dalle incalcolabili speranze.
Stephen Littleword

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Roma è l’esempio di ciò che accade quando i monumenti di una città durano troppo a lungo.
Andy Warhol

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Firenze la bella, Padova la dotta, Ravenna l’antica, Roma la santa.
Proverbio popolare

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Roma Esoterica Roma Esoterica

Salvatore Spoto

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FRASI PIETRO MENNEA

marzo 21st, 2013

“Anche per me ad un certo punto è stato difficile guardarsi allo specchio e decidere: chi vuoi essere? Forse potevo vivere di rendita, invece mi sono rimesso ai blocchi per altre partenze. Non ci sarà più un record come il mio, non in Italia, e non perché non possano nascere campioni. Ma oggi c’ è una società e una morale diversa, che rifiuta tutto quello che io ho rappresentato. Io allenavo la fatica con l’allenamento”.
Pietro Mennea

*

“A 60 anni non ho rimpianti Rifarei tutto, anzi di più. E mi allenerei otto ore al giorno. La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni.”
Pietro Mennea

*

Non si può vivere di ricordi. Ogni giorno bisogna reinventarsi, avere progetti ed ambizioni. Perciò, quotidianamente ho tante idee e sogni che voglio realizzare.
Pietro Mennea

*

Lo sport ha bisogno di progettazione, innovazione, impegno costante.
Pietro Mennea

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“La corsa non finisce mai”: vi assicuro che è una grande verità.
Pietro Mennea

Ci lascia il 21 Marzo 2013

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Vi sono momenti, nella Vita, in cui TACERE diventa una COLPA

febbraio 24th, 2013

Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.
Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio

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Negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

febbraio 11th, 2013

Negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Papa Benedetto XVI
Joseph Ratzinger

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TESTO delle Dimissioni PAPA BENEDETTO XVI

febbraio 11th, 2013

“Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa.
Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – prosegue il testo – sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

“Carissimi Fratelli vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.

Papa Benedetto XVI

BOLLETTINO N. 0089 – 11.02.2013 3 Dal Vaticano, 11 febbraio 2013 BENEDICTUS.

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SHOAH. LE COLPE DEGLI ITALIANI * Marino Ruzzenenti

gennaio 27th, 2013

I rappresentanti istituzionali di una nazione pensano quasi sempre che minimizzare le responsabilità delle classi dirigenti che hanno governato quella nazione nelle epoche tragiche della sua storia, sia un modo per difenderne la moralità, il valore intrinseco e risparmiarle un giudizio che ne sminuirebbe il ruolo e l’autorità nel consesso delle Nazioni.

Se, dall’ambito molto generale, cominciamo a limitare l’oggetto dell’indagine a un periodo storico circoscritto ma particolarmente significativo per la nostra storia recente, ovvero il secondo conflitto mondiale, possiamo facilmente verificare che la quasi totalità dei governi e delle istituzioni nazionali che si sono macchiati di crimini contro l’umanità, di maggiore o minore rilevanza, hanno cercato di negarli, di sminuirne la portata o di giustificarli. Lo hanno fatto l’Italia, l’Austria, il Giappone, per citare solo i più noti. L’Italia, per fermarci al cortile di casa, ha visto le principali istituzioni di governo, di maggioranza e non solo, mettere in atto ogni forma di propaganda, di omissione o di sottovalutazione e di disinformacia allo scopo di fare passare per oro colato il luogo comune degli “Italiani brava gente”. Luogo comune trito e menzognero, come questo studio di Marino Ruzzenenti mostra con accurata documentazione e come ha già mirabilmente raccontato il professor Del Boca nel suo libro omonimo. Naturalmente in Italia ci sono state, e ci sono, tantissime brave persone, ma questo non è in nessuna misura attribuibile alle istituzioni tout court, né allora, né ora.

Il fascismo italiano si macchiò in proprio, in solido con i nazisti tedeschi e con i cattolicissimi Ustascia croati, di atroci crimini, primo fra tutti il genocidio dei libici in Cirenaica. Il fascismo fu un regime totalitario e assassino, razzista e infame che espresse l’apice di questa sua vocazione nella criminale stagione della RSI. Benito Mussolini fu un criminale di guerra, un traditore della peggiore risma con il suo popolo e persino con i suoi camerati, e segnatamente con gli ebrei. La monarchia sabauda fu pienamente e vigliaccamente prona e consenziente verso i crimini fascisti.

Tutte le principali istituzioni furono complici della persecuzione degli ebrei, nella migliore delle ipotesi tacquero. Il miserabile esempio di servilismo della quasi totalità dei professori universitari di fronte al regime e all’espulsione che questo decretò dei loro colleghi ebrei è paradigmatico. Per sapere che sarebbe stato possibile agire diversamente, anche in misura radicale, non è difficile, oggi, informarsi sui fulgidi esempi della piccola Bulgaria e della piccola Danimarca.
Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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Ad oltre 65 anni di distanza dalla tragedia della Shoah gli italiani devono ancora percorrere molta strada nella conoscenza di quanto realmente accadde nel nostro Paese, dei processi di lungo periodo che portarono a quell’esito orribile, delle responsabilità del cattolicesimo e delle colpe del fascismo.
Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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fondamentale era che attraverso i secoli la Chiesa cattolica e in generale quelle cristiane avessero costruito a livello popolare uno “stereotipo” dell’ebreo, perfido e sanguinario, irriducibilmente diverso e ostile ai cristiani, teso a conquistare il dominio del mondo e a soggiogare la cristianità.

I nazisti avevano bisogno di uno stereotipo; gli serviva poter utilizzare un’adeguata rappresentazione degli Ebrei. È dunque carico di conseguenze il fatto che, nel momento in cui Hitler giunse al potere, l’immagine esistesse già, che i tratti del modello fossero già fissati.
Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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L’inventore” dell’eugenetica fu uno scienziato inglese, cugino di Charles Darwin, Francis Galton, che operò a cavallo tra Ottocento e Novecento e che in un opuscolo scritto già nel 1869 aveva esortato a considerare il matrimonio come un’occasione per promuovere una razza migliore:

Proprio come è facile […] ottenere con un’attenta selezione una razza permanente di cani o cavalli dotati di particolari caratteristiche nella corsa, o in altri aspetti, sarebbe anche certamente possibile produrre una razza di persone altamente dotate, grazie a matrimoni assennati, nel giro di alcune generazioni consecutive.

Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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considerare gli ebrei stranieri, ma senza patria, significava togliergli qualsiasi cittadinanza, cacciarli nel limbo degli apolidi, privi di nazionalità e quindi di qualsiasi tutela, per di più in un mondo di esasperati nazionalismi ormai tracimati nell’imperialismo, che si apprestavano ad un nuovo conflitto; significava che la condizione degli ebrei, a quel punto, sarebbe stata in realtà molto peggiore di quella di un normale straniero, comunque tutelato e protetto dalla propria nazione di appartenenza; significava trasformare il popolo ebraico in un “vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”, usando l’efficace similitudine manzoniana; significava che, quando il conflitto fosse scoppiato volgendo rapidamente in “guerra totale”, quella condizione di “straniero senza patria” sarebbe slittata inevitabilmente in quella di “nemico”, come sancirà il 14 novembre 1943, a Verona, il primo (e ultimo) congresso del rinato partito fascista convocato in assemblea costituente della Repubblica sociale italiana, al punto 7 della Carta: «Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica».
Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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La disgrazia degli individui senza status giuridico non consiste nell’essere privati della vita, della libertà, del perseguimento della felicità, dell’eguaglianza di fronte alla legge e della libertà di opinione (formule intese a risolvere problemi nell’ambito di determinate comunità), ma nel non appartenere più ad alcuna comunità di sorta […] Solo nei regimi totalitari, nell’ultima fase di un lungo processo, il loro diritto alla vita è minacciato; solo se rimangono perfettamente «superflui», se non si trova chi li «reclami», la loro vita è in pericolo. Anche i nazisti, nella loro opera di sterminio, hanno per prima cosa privato gli ebrei di ogni status giuridico, della cittadinanza di seconda classe, e li hanno isolati dal mondo dei vivi ammassandoli nei ghetti e nei Lager; e, prima di azionare le camere a gas, li hanno offerti al mondo constatando con soddisfazione che nessuno li voleva. In altre parole, è stata creata una condizione di completa assenza di diritti prima di calpestare il diritto alla vita.
Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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sarebbe stato possibile mobilitare tante energie, forze, persone, governi collaborazionisti, in Europa nella distruzione degli ebrei decisa dal nazismo, se non vi fosse stata prima per anni una campagna martellante e pervasiva, in cui anche le Chiese cristiane ebbero un ruolo fondamentale, tesa a rappresentare gli ebrei come un corpo irriducibilmente estraneo ed ostile alla civiltà cristiana e occidentale, proiettato per sua intrinseca natura al dominio ed al soggiogamento di questa civiltà?
Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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il fatto che gli ebrei italiani fossero pochi e di conseguenza relativamente pochi anche quelli sterminati, – non ci stancheremo di ripeterlo – non è un attenuante bensì un aggravante per le responsabilità del fascismo italiano e della Rsi

Marino Ruzzenenti * Shoah. Le colpe degli italiani

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