Frasi Poeti

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LO STUPORE E IL SAPERE * GIANFRANCO PECCHINENDA

maggio 29th, 2014

LO STUPORE E IL SAPERE

La società può essere intesa come un’impresa di costruzione del mondo finalizzata a istiture i principi ordinatori d
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
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Gli esseri umani, diversamente da ogni altro essere vivente, non fanno esperienza del mondo esclusivamente in base alla “pura percezione” , cioè non si limitano a “vedere” la realtà ma la vedono e la pensano contemporaneamente. In pratica nel momento in cui percepisce il mondo, l’essere umano ha bisogno di raffigurarselo, ecco perchè il suo sarà un vedere “come se” ci fosse qualcosa “d’altro”
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
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C’è dunque una parte di realtà che ci si offre senza altro sforzo che quello di aprire occhi e orecchie – il mondo delle pure impressioni. Chiamiamolo mondo evidente. Ma c’è un  oltremondo costituito da strutture di impressioni, che se è latente rispetto al primo, non è per questo meno reale. Affinchè questo mondo esista davanti a noi, abbiamo bisogno, è vero, di aprire qualcosa più degli occhi,  di compiere atti e sforzi maggiori; ma la misura di questi sforzi non toglie e non dà realtà a quel mondo.Il mondo profondo è chiaro come quello superficiale, solo che esige di più da noi.
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
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Questo bosco mi ha insegnato che esiste un primo livello di realtà,che mi si impone in modo violento: sono i colori, i suoni, il piacere, i dolori sensibili. Di fronte ad esso la mia condizione è passiva. Ma dietro quella realtà ne appaiono altre… Ma queste realtà superiori sono più pudiche, non piombano su di noi come su di una preda. AL contrario, per manifestarsi ci pongono una condizione,: volere la loro esistenza e sforzarci di raggiungerla. Vivono quindi in qualche modo sorrette dalla nostra volontà.  La scienza, l’arte, la giustizia, la cortesia, la religione, sono orbite di realtà  che non ci invadono barbaramente, come la fame o il freddo: esistono solo per chi le vuole, per chi le desidera.
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
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Non c’è nulla di tanto illecito quanto rimpicciolire il mondo con le nostre manie e le nostre cecità, sminuire la realtà, sopprimere immaginariamente parti di ciò che è.

Gianfranco Pecchinenda, Lo Stupore e il Sapere

Volare Significa Credere, Aurea Resurrezione

marzo 24th, 2014

Fabius Meneghella

Fabio Meneghella WebSite ( Click Here )

 

Oceano e Gea come dinosauri, titani senza volto dominavano il mondo, come pianta senza sole o anima senz’amore. Quando i peccati pesavano come lacrime sul viso, e il bene risiedere su un territorio irriso, più lontano delle Caroline, più profondo delle Marianne. Vivevo nel nulla prima del tempo. Il perdono e l’amore le mie uniche armi, sostituiscono la vendetta e l’odio, trapassano come la notte e il giorno nell’oblio del mondo. Il destino, il riflesso dei miei fratelli sulla mia pelle… se vuoi slanciarti verso i cieli, devi prima aver toccato il fondo. Oh mia famiglia, miei fratelli… il vostro volto, il vostro riflesso riecheggerà lucido tra le mie ultime lacrime, che come pioggia d’estate vi rinfrescheranno l’anima, scivolando dolcemente sui nostri ricordi. Megiddo il mio ritorno attenderà, continuate a volare e a credere! Gravitoni, come un’alba, come un esplosione sorgono dal mio cuore, innalzando una nuova via, un ponte tra due mondi. Sono qui, l’Iperuranio ad un soffio d’angelo, ora sento il vuoto colmare il nulla, un’aria preme sul mio nuovo respiro, petali invisibili mi sfiorano l’anima e una spirituale armonia sfocia in me. Peccati, leggeri come pianeti, pesanti come uccelli appaiono ai miei occhi. Grandi sognatori di campi elisi con me vivono, la fine di tutte le cose mai giungerà, poiché in natura tutto è circolare! Io ho scelto il colore del mio tramonto, un’alba può cambiare una vita e la vita un tramonto! Sarò solo più lontano, la lontananza non elimina il creato, ma lo rende… invisibile! Fabio Meneghella

 

CITAZIONI SULLA POESIA* Frasi Sulla Poesia

settembre 17th, 2012

“Mi precipitai al bancone. Lei era già lì, seduta, con le gambe elegantemente attorcigliate l’una nell’altra. Una volta verificato che lei c’era, che c’era veramente, avvertii un sentimento nuovo, quello che potesse, in un altro tempo, non esserci più. Era bastato un attimo per arrivarci; ci sarebbe voluta un’eternità, un’altra ancora, per ritrovarla. Ed erano trascorsi così pochi minuti da quando tutto era cominciato. Ma bisognava vincere ogni angoscia, era necessario vivere: “cosa bevi”? “Quello che prendi tu”. “Whisky, McCallan 25 anni (mi voglio rovinare)”. “Mi fido” – risponde. E a me invade la mente l’ossessione del vecchio Barney Panofsky per il Mc Callan invecchiato, le sue sbronze quotidiane per combattere lo straripare della sua passione per l’esistenza, per la malìa della vita. La vita vera. E non voglio sentirmi Barney, anche se ho scelto quel whisky perché lo sceglieva lui e a me piace sentire tutta la potenza della passione per la fantasia, per l’incantesimo.
E la fantasia oramai c’era, incredibilmente era lì, ed io ero evidentemente in presenza della Poesia che, realizzandosi, si stava facendo vita.”

Borges Bar, GIANFRANCO PECCHINENDA

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“…. Credevo di essere entrato lì per vincere l’insonnia, per la noia, e invece era la poesia ciò che cercavo. Balbettai una domanda: “…bancone o tavolino”? e restai in attesa di quell’eternità di cui si riveste ogni attesa quando è veramente tale. Finì l’eternità nel momento in cui potei percepire quel suo “… io direi bancone…”. E fu allora che avvertii chiaramente, sotto i miei piedi, l’assenza di qualunque sostegno. Sotto di me solo il vuoto, una voragine.
Tutt’intorno silenzio!
E di fronte a me, anzi ben dentro di me, tutta la concretezza di una vera Poesia……”

Borges Bar, GIANFRANCO PECCHINENDA

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Abbiamo bisogno di Poesia, di visioni. È soltanto lì, nello stile, nella poesia, nella visione, che la parola si svincola dal reale, che esce dall’angolo, e finendo sulla pagina diventa altro, partorisce una realtà che succede soltanto dentro le parole che la dicono.

Un futuro da novecento, ANDREA BAJANI

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Io non ho bisogno di denaro
ho bisogno di sentimenti
di parole
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Io non ho bisogno di denaro, ALDA MERINI

***SE SEI TRISTE GUARDA IL CIELO* Shibata Toyo

agosto 22nd, 2012

*

Il cielo

Quando sono triste guardo il cielo:
nuvole che hanno l’aspetto di una famiglia,
nuvole simili alla cartina del Giappone.
Ci sono anche nuvole che si divertono ad inseguirsi.
Ma dove andranno tutte quante?
Al tramonto, le nuvole tinte di rosso,
di notte , le stelle del firmamento.
Anche tu devi trovare il tempo
di alzare lo sguardo al cielo!
Shibata Toyo, Se sei triste guarda il cielo

*

Si può amare anche a novantotto anni! Vorrei anche sognare! E salire su una nuvola.
Shibata Toyo, Se sei triste guarda il cielo

*

“La poesia mi ha aiutata a capire che nella vita non ci sono soltanto dolore e sofferenza.”
Shibata Toyo, Se sei triste guarda il cielo

*

IL vento e il raggio di sole

Quando mi siedo
sulla veranda
e chiudo gli occhi
il vento e i raggi sole
mi sussurano
“Come stai?
Perchè non fai quattro passi
in giardino?”

“Avanti!”
rispondo io
tra me e me .
e oplà
mi alzo.

IO
Da quando ho superato i novant’anni
e ho iniziato a scriverepoesie,
ogni giorno
è degno di esere vissuto.
Per quanto sia ridotta
a pewlle e ossa,
sono ancora in grado
di leggere nel cuore delle persone,
di percepire con chiarezza
il mormorio del vento
e di conversare con scioltezza.
“E’ davvero in forma!”
mi dicono tutti
per farmi un complimento,
e questo mi rende felice
e mi permette
di andare avanti.

Shibata Toyo, Se sei triste guarda il cielo

*

Se Sei Triste Guarda il Cielo Se Sei Triste Guarda il Cielo

Toyo Shibata

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Tutto è Poesia

luglio 5th, 2012

Cos’è la poesia se non lo STUPORE generato nell’anima dalla bellezza, da una memoria attualizzata nel ricordo, da una visione del dolore o del bene, da un profumo memorizzato dalla gioia del momento… e che si fa pensiero germinando parole di luce…?!
La Poesia si legge con amore e tremore, col rispetto che conviene alla sacralità, sì… perché essa ti inizia alla conoscenza del mistero e del sacro.
E quando emoziona e lascia che il pensiero si blocchi davanti a siffatta bellezza, allora sì che la Poesia – moto dell’animo tradotto in parola – ha raggiunto il suo scopo che è quello di aprire lo sguardo oltre il finito.

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LA MIA VITA E’ NELLE MIE POESIE

aprile 20th, 2012

Ho sempre pensato che ogni tipo di confessione che non sia trasfigurata dall’arte sia indecente. La mia vita è nelle mie poesie, io sono le mie poesie, non  ho mai scritto, nemmeno una virgola, che non fosse una confessione.

Isto è, 14 novembre 1984, M.Quintana

“Il poeta osserva la rosa senza toccarla, traendo da essa tutta la sua bellezza. Così come osservo te!” [Leonardo Cantoro]

febbraio 29th, 2012

Il poeta racchiude l’Universo dentro di sé senza possedere nulla! Ma la verità è che Il poeta ha paura di possedere qualcosa che vive già nel suo cuore!
Cosa è in fin dei conti il poeta!? Il poeta è un po’ come l’amore! Ecco perché poche son le persone che lo apprezzano!

“Il poeta osserva la rosa senza toccarla, traendo da essa tutta la sua bellezza. Così come osservo te!”


[Leonardo Cantoro]

LE POESIE NON SI SPIEGANO se raggiungono il posto giusto le senti…

gennaio 4th, 2012

Le poesie non si spiegano, se raggiungono il posto giusto le senti, ti grattano dentro.
[M. Mazzantini]

Non respingere i sogni

dicembre 27th, 2011

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
‘Io sono il sole, i cieli, l’amore’.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.
Pedro Salinas

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