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NEL NOME DEL PADRE * GIACOMO CELENTANO

marzo 12th, 2015

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La natura è da sempre il mio amore più grande, il primo, per il quale ho sempre avuto un forte trasporto che dura tuttora.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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Sono un peccatore. E tuttavia ho completa fiducia nella divina e infinita misericordia di Dio.
San Giovanni nella Sacra Scrittura dice che se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa, Dio è più grande e misericordioso del nostro cuore.
Questo è il nostro Dio, un Dio amore, e questo amore lo si evince anche guardando la natura che ci circonda.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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Fin da bambino sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza della natura, che ci avvolge nel suo abbraccio dall’origine dei tempi. Mi ricordo che all’età di dodici anni circa, mamma mi regalò una piccola cinepresa Super 8 con la quale cominciai  immediatamente a filmare gli eventi atmosferici, i temporali, l’arcobaleno e la neve, che è sempre stata la mia grande passione; ero attratto e lo sono
tutt’ora, da quei cristalli di ghiaccio che, leggeri e soffici, dolcemente ondeggiano in cielo fi no a posarsi sul suolo; ciascuno diverso dall’altro, racchiusi in un gelido mistero!
Il candore della neve e l’idea di purezza che ispira mi regala una sensazione di immenso piacere.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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La natura, opera del Signore ed eccelsa impronta del Creatore in ogni cosa, si manifesta nei variopinti colori di un fiore, nella maestosità del mare, nell’imponenza delle montagne, nelle nuvole candide che si stagliano nel cielo, nell’abbraccio caldo del sole…
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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Tutto mi parla di te, o Signore, e del tuo amore con il quale hai circondato questo capolavoro della
creazione che è l’uomo. Già perché l’uomo è il capolavoro di Dio, tutto Egli ha voluto sottomettere all’uomo a patto che esercitasse il suo dominio con rispetto e amore; questo concetto sfugge oggi alla maggior parte di noi, l’uomo sfrutta la Terra e le sue risorse naturali senza valutarne prima le eventuali conseguenze, i cui terribili risvolti sono ormai evidenti.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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San Paolo dice: «La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo».
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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Ho sempre amato la luce. Come un pittore anelo a lei, la cerco e la riproduco sulla tela che è la mia
vita. Impalpabile, rarefatta, la luce crea la differenza fra un dipinto e un’opera d’arte, fra un’esistenza marginale e una vita trascorsa in pienezza.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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E se Dio è la vita dell’uomo, la preghiera è il respiro dell’anima
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
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STRUMENTI PER PENSARE * Daniel C. Dennett

febbraio 20th, 2015

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Senza strumenti, a mani nude, il falegname non può fare granché e senza strumenti, con il solo cervello, il pensatore non può fare granché.
BO DAHLBOM

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Pensare è difficile. Pensare a certi problemi è così difficile che il solo pensiero di pensare a quei problemi può far venire mal di testa. Il mio collega neuropsicologo Marcel Kinsbourne suggerisce che quando pensare ci sembra difficile è sempre perché il percorso accidentato per arrivare alla verità è in competizione con altre vie più facili e allettanti, che poi risultano essere vicoli ciechi. È questione di resistere alle tentazioni e la fatica del pensare è dovuta per lo più a questo. Subiamo continui agguati e dobbiamo armarci di coraggio per realizzare il compito. Puah!
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C’è un famoso aneddoto su John von Neumann , il matematico e fisico che trasformò l’idea di Alan Turing (ciò che oggi chiamiamo macchina di Turing) in un vero e proprio computer elettronico (ciò che oggi chiamiamo macchina di von Neumann, come per esempio un portatile o uno smartphone). John von Neumann era un virtuoso del pensiero, leggendario per la sua capacità di eseguire a mente calcoli incredibili con velocità fulminea. Secondo l’aneddoto, che come tutte le storie famose ha diverse versioni, un collega un giorno gli propose un problema che si poteva risolvere sia con una serie di calcoli complicati e impegnativi sia grazie a una soluzione elegante e istantanea, di quelle che vengono in mente in un lampo. Il collega aveva una teoria: in casi come questi, un matematico calcola la soluzione faticosa, mentre il fisico (più pigro, ma anche più geniale) si ferma a riflettere e trova la soluzione facile e rapida. Quale soluzione avrebbe trovato von Neumann? Il problema è: due treni viaggiano sullo stesso binario in direzione l’uno dell’altro e si trovano a 100 chilometri di distanza; il treno A viaggia a 30 chilometri all’ora e il treno B a 20. Un uccello che vola a 120 chilometri all’ora parte dal treno A (quando i treni sono a 100 chilometri l’uno dall’altro), vola fino al treno B, torna indietro fino al treno A e così via, fino a quando i due treni si scontrano. Quanti chilometri ha percorso l’uccello al momento in cui avviene lo scontro? “240 chilometri”, rispose von Neumann quasi all’istante. “Accidenti!”, replicò il collega, “avevo scommesso che avresti scelto la strada difficile ricorrendo alla somma di serie infinite.” “Ah!”, esclamò imbarazzato von Neumann, battendosi la fronte, “c’è una strada facile!” (Suggerimento: quanto tempo passa prima dello scontro?)

Certe persone, come von Neumann, sono naturalmente tanto geniali da poter superare facilmente le situazioni più complicate, e altre procedono lentamente e faticosamente, ma hanno la fortuna di possedere una “forza di volontà” straordinaria che le aiuta a tenere duro nella loro ostinata ricerca della verità. In mezzo ci siamo tutti noi che non siamo calcolatori prodigio e siamo un po’ pigri, ma comunque aspiriamo a comprendere tutto ciò che incontriamo. Che cosa possiamo fare? Possiamo usare strumenti per pensare, ne esistono decine e decine. Questi comodi apparati protesici per potenziare l’immaginazione e mantenere l’attenzione ci permettono di riflettere in maniera corretta e anche elegante su problemi veramente difficili.
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Come tutti gli artigiani, un fabbro ha bisogno di attrezzi, ma — secondo una vecchia osservazione (per la verità ormai quasi del tutto dimenticata) — i fabbri sono gli unici che costruiscono i propri strumenti. Non sono i falegnami a fabbricare i martelli e le seghe, non sono i sarti a fabbricare le forbici e gli aghi, non sono gli idraulici a fabbricare le chiavi e le pinze, ma i fabbri sanno forgiare martelli, tenaglie, incudini e scalpelli dalla materia prima, il ferro. E gli strumenti per pensare? Chi li costruisce? E di che cosa sono fatti? I filosofi sono stati gli artefici di alcuni tra i migliori strumenti – fatti di null’altro che idee, strutture informative utili. Cartesio ci ha dato le coordinate cartesiane, gli assi x e y senza i quali il calcolo infinitesimale – uno strumento del pensiero par excellence inventato simultaneamente da Isaac Newton e dal filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz – sarebbe quasi impensabile. Blaise Pascal ci ha dato la teoria delle probabilità, che permette di calcolare facilmente i quozienti di scommessa. Il reverendo Thomas Bayes, anch’egli matematico di talento, ci ha lasciato il teorema di Bayes, il pilastro del pensiero statistico detto appunto bayesiano. Gli strumenti che compaiono in questo libro, tuttavia, per la maggior parte sono più semplici, non sono le macchine precise e sistematiche della matematica e della scienza, ma gli utensili a mano della mente. Eccone alcuni:

Le etichette. A volte il solo fatto di dare un nome accattivante a qualcosa ci aiuta a non perderlo di vista mentre lo rigiriamo nella mente cercando di comprenderlo. Tra le etichette più utili, come vedremo, vi sono le etichette di avvertimento, o allarmi, che ci mettono in guardia contro probabili fonti di errore.

Gli esempi. Alcuni filosofi pensano che usare esempi nel loro lavoro sia, se non proprio un inganno, quanto meno superfluo – un po’ come i romanzieri evitano le illustrazioni nei loro libri. Il romanziere è orgoglioso di fare tutto con le parole, e i filosofi vanno fieri di fare tutto con generalizzazioni astratte presentate in ordine rigoroso, quanto più possibile simili a dimostrazioni matematiche. Buon per loro, ma non possono aspettarsi che io raccomandi il loro lavoro a più di un paio di studenti eccezionali. Molto semplicemente, è più difficile del necessario.

Le analogie e le metafore. Mettere in corrispondenza le caratteristiche di qualcosa di complesso con le caratteristiche di un altro oggetto complesso che già conosciamo (o crediamo di conoscere) è uno strumento del pensiero famoso per essere potente, ma lo è in misura tale da poter facilmente fuorviare i filosofi quando a catturare la loro immaginazione è un’analogia ingannevole.

Le impalcature. Possiamo mettere la copertura a un tetto, dipingere una casa o riparare un camino usando soltanto una scala, spostandola via via e potendo realizzare ogni volta solo una piccola parte del lavoro, ma alla fin fine spesso è assai più facile montare un’impalcatura robusta che permette di spostarsi rapidamente e in sicurezza per tutta l’area di lavoro. Molti dei più preziosi strumenti per pensare presentati in questo libro sono esempi di impalcature che hanno un tempo di allestimento un po’ lungo, ma poi permettono di affrontare insieme una gran varietà di problemi – senza dover continuare a spostare la scala.

Infine, vi è quel genere di esperimenti mentali che ho soprannominato pompe dell’intuizione.
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Consideriamo una di queste espressioni: uva acerba. Viene da una favola di Esopo, La volpe e l’uva, e attira l’attenzione su come a volte le persone fingano di non provare interesse per ciò che non possono avere denigrandolo. Pensate quanto può essere significativo commentare qualcosa che vi hanno appena detto con la semplice domanda: “L’uva è acerba?”. Il vostro interlocutore prenderà in esame una possibilità che altrimenti gli sarebbe potuta sfuggire e questo lo indurrà senz’altro a cambiare idea o a riflettere sul problema in questione da una prospettiva più ampia — oppure a offendersi (gli strumenti possono essere usati anche come armi). La morale della favola è tanto conosciuta che si può aver dimenticato la trama della storia o le sue sottigliezze — se sono importanti, e a volte non lo sono.
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È nel terreno di mezzo, grosso modo a metà strada tra la poesia e la matematica, che i filosofi, secondo me, possono offrire il contributo migliore, chiarendo in misura significativa problemi profondamente sconcertanti.
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A vedere non sono i vostri occhi, siete voi. A gustare la torta al cioccolato non è la vostra bocca, siete voi. A detestare la fitta alla spalla non è il vostro cervello, siete voi.

A firmare un contratto non è la vostra mano, siete voi. Il vostro corpo può essere eccitato, ma siete voi a innamorarvi. Non è una mera questione “grammaticale”, come il fatto che quando c’è il temporale diciamo “Sta piovendo”, non “Il temporale sta piovendo”. A volte mi domandano, in tono sprezzante: “È solo una questione semantica, giusto?”, con il che intendono che poco o niente dipende da come “definiamo i termini”. E invece il modo in cui definiamo i termini spesso fa molta differenza, e questa è una di quelle volte. Il nostro modo di parlare delle persone e di ciò che possono fare e patire si basa su alcuni fatti importanti.

A prima vista sembra che una persona tutta intera possa fare cose che nessuna delle parti che la compongono può fare, e ciò è quasi corretto, ma un macabro esercizio di immaginazione lascia supporre che se la verità fosse questa, una persona sarebbe (approssimativamente) una parte vera e propria del corpo umano, cioè un cervello integro e funzionante. (Ho un cervello o sono un cervello? Non è facile rispondere.) Se mi amputate le braccia, posso ancora firmare un contratto (con un ordine orale o tenendo la penna con le dita dei piedi); ma se mi spegnete il cervello, nulla di ciò che possono fare le mie braccia e le mie mani è considerato equivalente a firmare un contratto. Se mi strappate gli occhi, non vedo più – a meno di non essere dotato di protesi dei bulbi oculari, che non sono una fantasia da fantascienza avveniristica. E se iniziate ad “amputare” qualche parte del mio cervello? Se rimuovete la corteccia occipitale lasciando intatti gli occhi e il nervo ottico, sono colpito da “cecità corticale”, ma potrei comunque avere qualche competenza visiva residua (per esempio, la famosa condizione nota come “visione cieca”). Senza dubbio potreste amputare un altro pezzetto di cervello ed eliminare la visione cieca, e io potrei comunque continuare a vivere. Si è tentati di pensare che un tale processo di eliminazione, sopprimendo l’udito, il gusto, il tatto e l’olfatto, potrebbe ridurre gradualmente il cervello lasciando soltanto il quartier generale fondamentale della persona – è lì che sarebbe, ed è anche ciò che sarebbe, una persona. L’idea è allettante, però è sbagliata. Le innumerevoli competenze del cervello sono intrecciate e interagenti in misura tale che non esiste un luogo centrale nel cervello “dove tutto converge” nella coscienza. Se è per questo, molte delle competenze, inclinazioni, preferenze e stranezze di carattere che fanno sì che voi siate voi dipendono da percorsi che attraversano il vostro corpo al di fuori del cervello; il sempre popolare esperimento mentale filosofico del trapianto di cervello (che cosa preferireste: essere il “donatore” o il “destinatario”?) è permesso da un’idealizzazione molto fuorviante. Come scrissi tempo fa (Dennett, 1996a, pp. 89-90), “Non mi possono separare dal mio corpo lasciando un bel margine netto”.
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L’amore è come un pacco regalo – Barbara Schaer

febbraio 2nd, 2015

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L’amore è come un pacco regalo che non sai quando ti arriva.

Non è come uno di quei regali che hai chiesto di ricevere o un oggetto che sai già che ti serve. Non è qualcosa che ti risolve la vita, piuttosto è qualcosa che la complica. Come un soprammobile che non sai dove mettere o un paio di scarpe difficili da abbinare.

Eppure è una sorpresa che ti rende felice, che ti stampa sul viso un bel sorriso.

E bisogna conservarne il fiocco, piegare per bene la carta, fare buon uso della scatola e apprezzare quello che si trova all’interno perché custodire l’emozione che hai provato a scartarlo ti aiuterà nel futuro incerto, nei giorni che non saranno rosei ma grigi o neri. Perché sopportarsi non è sempre una passeggiata, e quando i difetti sembrano superare i pregi, i contro superare i pro, ricordarsi di quella prima volta, di quel primo momento di intensa meraviglia e sincero entusiasmo può preservarti dal mandare a monte ciò che speravi durasse per tutta la vita.

Barbara Schaer – L’amore è come un pacco regalo

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Forse non sei quello che mi aspettavo, o quello che pensavo di volere, o quello che ho chiesto, ma sei arrivato lo stesso. E da quando ci sei tu la mia vita è cambiata, io sono cambiata, e non posso più tornare indietro facendo finta di essere come ero prima. Il bello dell’amore è che non si ama soltanto quello che è l’altra persona, quelli che sono le sue qualità e i suoi difetti, ma il modo in cui ci fa sentire. Il modo in cui ci migliora, come se avesse trovato la strada per tirar fuori doti che non sapevamo di avere. Quando non sono con te è come se vivessi a metà, come se i colori fossero sbiaditi e i sapori meno intensi. Quando non sono con te mi sembra di vivere una vita che non è la mia vita ma quella di un’altra persona, ordinaria e noiosa.

Barbara Schaer – L’amore è come un pacco regalo

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La verità è che finché si è dentro a una storia, finché si è innamorati di qualcuno e il senso di perdita è tale da assomigliare a una voragine che ghigna sotto ai tuoi piedi pronta a divorarti, si è disposti a tutto, persino a negare l’evidenza o a rinunciare ai propri desideri pur di stare meglio. Pur di essere di nuovo riamati.

L’amore non è qualcosa che passa e se ne va. L’amore resta, ristagna, e tu, passerotto con le ali spezzate, saltelli, zampetti, e ti aggrappi a qualunque ramo, a qualunque speranza pur di credere che tornerai a volare.

Barbara Schaer – L’amore è come un pacco regalo

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

gennaio 27th, 2015

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A volte nella vita ci sono cose che dobbiamo fare perche non abbiamo altra scelta
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Non c’era niente che lo faceva arrabbiare quanto un adulto che rideva di lui e della sua ignoranza , soprattutto quando lui si sforzava di trovare la risposta ai suoi dubbi facendo domande
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Noi non dovremmo essere amici, dovremmo essere nemici!
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Te lo avevo detto che erano strani… vanno in giro in pigiama!
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Bruno:Perchè portate un pigiama???Shmuel:Perchè i soldati ci hanno preso i vestiti
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Anche se Bruno era basso per la sua età, la sua mano era sana e piena di vita.  Le vene non si vedevano attraverso la pelle, le dita non erano poco più di bastoncini secchi. La mano di Shmuel raccontava una storia molto diversa.
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Era irritato perche gli sembrava che le regole applicate ai bambini non valessero mai per i grandi
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Non c’era alcuna ragione per essere maleducati con qualcuno, nemmeno con quelli che lavorano con te
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Non fa cosi male è peggio se uno si convince che bruci più di quanto lo faccia in realtà
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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A volte certe persone quando sono tristi non desiderano che qualcuno ne chieda loro il motivo
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Ciò che i genitori e le sorelle non sanno non puo ferirli
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Finchè erano i genitori a dirgli come comportarsi andava bene: era ovvio e comprensibile. ma che fosse un’altra persona ,era completamente diverso. anche se quell’altra persona portava un titolo sofisticato come “tenente”
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Se indossi il costume giusto, ti sentirai la persona che fingi di essere
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Ogni buon esploratore capisce sempre quello che cerca nel momento in cui l’ha trovato
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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Shmuel non piangeva più. Guardava il pavimento, come per convincere la sua anima a non vivere più nel suo corpicino, ma scivolare via e volare attraverso la porta fino in cielo, veleggiando fra le nuvole fino a sparire lontano e non tornare mai più in questo mondo
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE * JOHN BOYNE

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FRASI DA CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO DI E. L. James

novembre 19th, 2014

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C’è una linea molto sottile tra piacere e dolore, [...] Sono due facce della stessa medaglia, e uno non può esistere senza l’altro.E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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È stato chiaro. Mi vuole, ma la verità è che io ho bisogno di qualcosa di più. Ho bisogno che lui mi voglia come io voglio lui, come io ho bisogno di lui e dentro di me so che questo è impossibile.
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Prende il mio corpo e lo possiede totalmente, tanto che non riesco più a pensare a nient’altro se non a lui. La sua magia è potente, inebriante. Sono una farfalla intrappolata nella sua rete, non ho più né la capacità né la volontà di scappare
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Devi permettermi di prendere le mie decisioni, di assumermi i miei rischi e di fare i miei errori, e lasciare che impari da essi. Ho bisogno di imparare a camminare prima di poter correre
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Mi guardo allo specchio, arrabbiata e delusa. Al diavolo i miei capelli, che non vogliono saperne di stare a posto, e al diavolo Katherine Kavanagh, che si è ammalata e mi sottopone a questa prova. Dovrei studiare per gli ultimi esami, che saranno la settimana prossima, e invece eccomi qui a cercare di domare questa chioma ribelle. -Non devo più andare a letto con i capelli bagnati. Non devo più andare a letto con i capelli bagnati.- Recitando più volte questo mantra tento, di nuovo, di addomesticarli con la spazzola. Contemplo esasperata la diafana ragazza castana con gli occhi azzurri, troppo grandi per il suo viso, che mi fissa dallo specchio, e depongo le armi. La mia unica possibilità è legarli in una coda e sperare di avere un aspetto almeno presentabile.
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Quest’uomo all’inizio mi sembrava un eroe romantico, un ardito cavaliere bianco dall’armatura scintillante, o un cavaliere nero, come dice lui. Invece non è un eroe; è un uomo con gravi, profonde lacune emotive, e mi sta trascinando nel buio.
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Piango per ciò che non c’è mai stato… per le mie speranze e i miei sogni infranti, per le mie aspettative finite nel nulla
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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È il momento di alzarsi, piccola. Sto per accendere la luce. Voglio inseguire l’alba insieme a te. Buongiorno, splendore.
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Un uomo che acquisisce la capacità di prendere possesso della propria mente è in grado di prendere possesso di qualsiasi altra cosa a cui abbia diritto
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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La mia ragionevolezza scompare quando siamo insieme, è questa la profondità del mio sentimento per te
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Gli uomini non sono poi così complicati. Sono creature molto semplici e lineari. Di solito dicono quello che pensano, e noi passiamo ore ad analizzare le loro frasi, quando il loro significato è evidente.
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Voglio davvero che tra noi funzioni. A dir la verità, non ho mai voluto niente così tanto
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Non dare di te stessa un vago giudizio morale basato su quello che potrebbero pensare gli altri
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio
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Ho iniziato a vivere da quando ti ho incontrato
E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio

MAGNIFICA 2.0 * SHERRY ARGOV – Perchè gli uomini lasciano le brave ragazze

ottobre 28th, 2014

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Un uomo degno di questo nome rispetta le donne che non tollerano la mancanza di rispetto. E le desidera di più.
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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Quando una donna concede troppo, troppo presto, getta le basi per un rapporto sbilanciato
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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Non credete a quello che gli altri dicono di voi
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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La cosa più preziosa per un uomo è quella per cui ha dovuto aspettare, lavorare e rinunciare.
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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Se gli servite l’impegno su un piatto d’argento, l’uomo sarà restio ad accettarlo
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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Nell’arte della seduzione bisogna essere capaci di apparire vagamente sfuggenti
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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Nel momento esatto in cui mettete da parte la vostra vita, perdete d’interesse.
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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Non appena comincerete a fare anche voi quello che fa lui, il comportamento fastidioso cesserà di esistere.
Sherry Argov, MAGNIFICA 2.0
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107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

luglio 18th, 2014

storielle

Una barzelletta dei primi anni Sessanta rende bene il paradosso della credenza presupposta. Al suo rientro dallo spazio, Jurij Gagarin, il primo cosmonauta, viene ricevuto dal segretario generale del PCUS Nikita Chruščëv, al quale confida: «Compagno, lassù in cielo ho visto il paradiso con Dio e gli angeli. Il cristianesimo ha ragione!». Chruščëv gli risponde sussurrando: «Lo so, lo so, ma statti zitto, non dirlo a nessuno!». La settimana seguente, Gagarin viene ricevuto dal papa, al quale confida: «Santo Padre, sono stato lassù in cielo e ho visto che non ci sono né Dio né angeli…». «Lo so, lo so», lo interrompe il papa, «ma statti zitto, non dirlo a nessuno!».
107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Una barzelletta bosniaca graziosamente volgare e avente come oggetto Für Elise (Per Elisa) di Beethoven, si prende gioco degli «illuminati» insegnanti dell’Europa occidentale inviati a civilizzare i «primitivi» bosniaci. Durante una lezione di storia della musica, un’insegnante annuncia agli studenti di non voler trattare Beethoven in modo tradizionale. A tale scopo, ricorrerà a un esperimento creativo: ogni studente dovrà nominare un’idea o un’immagine e poi trovare il corrispondente brano di Beethoven. Comincia una ragazza timida: «Un bel prato verde davanti a una foresta, con un cervo che si abbevera a un ruscello… La sinfonia Pastorale!». Segue un ragazzo: «Lotta rivoluzionaria, eroismo, libertà… la sinfonia Eroica!». Infine, un giovane bosniaco: «Un cazzo grosso, duro ed eretto». «E per cosa starebbe questo?», chiede l’insegnante, visibilmente irritata. «Per Elisa!».

L’osservazione del ragazzo obbedisce alla logica del significante fallico che «sutura» la serie, e ciò non perché egli menzioni esplicitamente l’organo, ma perché conclude la serie muovendo dalla metafora alla metonimia: mentre i primi due studenti proponevano un significato metaforico (la sinfonia Pastorale significa/evoca un prato con un ruscello, ecc.), il cazzo eretto menzionato dal ragazzo bosniaco non significa o evoca Elisa; esso è piuttosto ciò da cui Elisa può trarre piacere. (L’implicazione oscena supplementare è, naturalmente, che l’insegnante stessa è sessualmente «affamata», ha bisogno di una buona scopata, così la smetterebbe di scocciare i suoi studenti con questi compiti idioti).
107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Questa mancanza o imperfezione del (grande) Altro è rappresentata con estrema semplicità in una storiella di due amici che giocano a colpire una lattina con una palla. Dopo ripetuti centri, uno di loro dice: «Per Dio, l’ho mancata!». Il suo amico, un fanatico religioso, protesta: «Come osi parlare così, questa è blasfemia! Che Dio ti fulmini per punizione!». Dopo un momento, un fulmine colpisce il ragazzo religioso che, gravemente ferito, volge gli occhi al cielo e domanda: «Ma perché hai colpito me, Signore, e non il vero colpevole?». Una voce profonda risuona dall’alto: «Per Dio, l’ho mancato!».
107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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A questo punto, è difficile non citare un altro incidente riguardante il caffè, questa volta tratto da Grazie, signora Thatcher, dramma sulla classe lavoratrice inglese. Il protagonista accompagna a casa una donna giovane e carina. Quando arrivano sulla soglia dell’appartamento, lei gli chiede se vuole entrare per un caffè. Alla sua risposta — «C’è un problema: non bevo caffè» — lei replica con un sorriso: «Nessun problema: non ne ho…». L’enorme e diretto potere erotico della risposta riposa nel modo — di nuovo, attraverso una doppia negazione — in cui la donna rivolge un invito sessuale esplicito e imbarazzante senza mai menzionare il sesso: quando invita l’uomo a entrare per un caffè, per poi ammettere che non ne ha, la donna non ritira l’invito, semplicemente chiarisce che il caffè era un sostituto o un pretesto, di per sé indifferente, della proposta sessuale. Sulla stessa traccia, possiamo immaginare un dialogo tra gli Stati Uniti e l’Europa verso la fine del 2002, quando si preparava l’invasione dell’Iraq: gli Stati Uniti dicono all’Europa: «Vi interessa unirvi a noi nell’attacco all’Iraq per trovare le armi di distruzione di massa?». L’Europa risponde: «Ma noi non abbiamo i mezzi per cercare le armi di distruzione di massa!». Questa la risposta di Rumsfeld: «Nessun problema, in Iraq non ci sono armi di distruzione di massa».

107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Questo è il motivo per cui le barzellette del tipo «Che differenza c’è tra…» sono più efficaci quando la differenza è negata, come in questo caso: «Che differenza c’è tra un trenino e il seno di una donna? Nessuna: entrambi sono per i bambini, ma a giocarci sono soprattutto uomini adulti».

107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

luglio 7th, 2014

famiglia
Gli esseri umani hanno il diritto di cambiare idea, se sono responsabili delle conseguenze delle loro decisioni.
Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Se c’è un problema, il negare l’evidenza o il non raccontare perchè il padre o la madre fa le valigie, fa sentire il figlio non importante, nell’ambito familiare, e piò scatenare la sensazione che ciò che succede in casa sia così grave da non poter essere spiegato. L’unico antidoto possibile contro l’insicurezza e la paura di un bimbo d’essere abbandonato, è che gli si parli con sincerità, pazienza, d’accordo con la sua età e maturità raggiunta.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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I figli capiscono esattamente come stanne le cose!

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Nessuna spiegazione servirà a consolare quel bambino che si sveglia di notte, sapendo che uno dei suoi genitori non potrà prendersi cura di lui, perchè non vive più nella stessa casa.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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In ogni caso è assurdo nascondere la testa sotto al cuscino mentre si permette a nonni, zii, parenti amici o qualsiasi altro adulto di parlare a bassa voce di un argomento che per i figli diventa terribile perchè misterioso.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Analizzare la rottura dal punto di vista del figlio significa dare priorità all’impatto emotivo che può avere su di lui, significa essere cosciente che il danno che può provocare l’allontanamento di uno dei due genitori, può essere attenuato se le conseguenze della separazione vengono analizzate in maniera equilibrata.
Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Per ogni bambino non esiste relazione più importante di quella che instaura naturalmente con i suoi genitori. La famiglia è per lui un rifugio da un mondo soprendente  ma incontrollabile, un luogo ove scoprire la propria identità, però anche uno spazio in cui le conseguenze emotive di un disequilibrio sono ingenti.
Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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La famiglia è molto di più che la somma di tre individui, padre-madre-figlio.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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LA CHIAVE PRINCIPALE DELLA RICCHEZZA * NAPOLEON HILL

giugno 20th, 2014

LA CHIAVE PRINCIPALE DELLA RICCHEZZA * Napoleon Hill

Credo nell’uomo felice.
Ho trovato la felicità aiutando gli altri a trovarla.
Ho rafforzato la salute perchè vivo con moderazione tutte le cose, mangiando solo gli alimenti offerti dalla natura per il sostentamento fisico.
Sono libero da ogni forma di paura. Non detesto nessun uomo, non invidio nessuno, amo tutta l’umanità.
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza
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Possiedo un grande patrimonio che però non è tassabile perchè la sua sede è nella mia mente, Sotto forma di ricchezze immateriali che non sono misurabili o calcolabili, nè espropriabili, se non da quelli che adottano il  mio stile di vita. Ho creato tale patrimonio osservando le leggi della Natura e adattando il mio comportamento nel modo più coerente a tali leggi
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

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Il principale difetto di molti uomini è la loro prontezza a vedere gli ostacoli che li intralciano senza accorgersi di avere anche la forza spirituale per superarli facilmente.
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

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C’è un beneficio per chi adotta l’abitune a percorrere “un miglio in più”: essa lo conserva in buoni rapporti con la sua coscienza e fli serve da incentivo spirituale. Ciò significa che ne viene corroborato il carattere personale in un modo che non ha eguali. Dovreste ricordarlo bene voi che avete figli e figlie adolescenti! Insegnate loro a rendere servizi maggiori e migliori di quelli usuali e contribuirete così a formare il loro carattere in una maniera che darà loro vantaggi per tutta la vita.
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

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Lo scambio di idee non arricchisce solo la propria riserva di cognizioni ma sviluppa e amplia le capacità mentali. Chi smette di studiare il giorno stesso in cui finisce l’ultimo anno di scuola non sarà mai una persona istruita, indipendentemente dalla quantità di nozioni che ha acquisito fino a quel momento. “La vita è la scuola principale e ogni cosa che incentiva l’attività mentale è un docente”.

Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

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