Frasi Libri

Leggi Le Più Belle Frasi Prese dai Libri. Scopri I Più Bei Libri da Leggere, Perchè un libro è un rifugio sicuro, un amico fedele. Frasi Dai Libri Più Belli!



107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

luglio 18th, 2014

storielle

Una barzelletta dei primi anni Sessanta rende bene il paradosso della credenza presupposta. Al suo rientro dallo spazio, Jurij Gagarin, il primo cosmonauta, viene ricevuto dal segretario generale del PCUS Nikita Chruščëv, al quale confida: «Compagno, lassù in cielo ho visto il paradiso con Dio e gli angeli. Il cristianesimo ha ragione!». Chruščëv gli risponde sussurrando: «Lo so, lo so, ma statti zitto, non dirlo a nessuno!». La settimana seguente, Gagarin viene ricevuto dal papa, al quale confida: «Santo Padre, sono stato lassù in cielo e ho visto che non ci sono né Dio né angeli…». «Lo so, lo so», lo interrompe il papa, «ma statti zitto, non dirlo a nessuno!».
107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Una barzelletta bosniaca graziosamente volgare e avente come oggetto Für Elise (Per Elisa) di Beethoven, si prende gioco degli «illuminati» insegnanti dell’Europa occidentale inviati a civilizzare i «primitivi» bosniaci. Durante una lezione di storia della musica, un’insegnante annuncia agli studenti di non voler trattare Beethoven in modo tradizionale. A tale scopo, ricorrerà a un esperimento creativo: ogni studente dovrà nominare un’idea o un’immagine e poi trovare il corrispondente brano di Beethoven. Comincia una ragazza timida: «Un bel prato verde davanti a una foresta, con un cervo che si abbevera a un ruscello… La sinfonia Pastorale!». Segue un ragazzo: «Lotta rivoluzionaria, eroismo, libertà… la sinfonia Eroica!». Infine, un giovane bosniaco: «Un cazzo grosso, duro ed eretto». «E per cosa starebbe questo?», chiede l’insegnante, visibilmente irritata. «Per Elisa!».

L’osservazione del ragazzo obbedisce alla logica del significante fallico che «sutura» la serie, e ciò non perché egli menzioni esplicitamente l’organo, ma perché conclude la serie muovendo dalla metafora alla metonimia: mentre i primi due studenti proponevano un significato metaforico (la sinfonia Pastorale significa/evoca un prato con un ruscello, ecc.), il cazzo eretto menzionato dal ragazzo bosniaco non significa o evoca Elisa; esso è piuttosto ciò da cui Elisa può trarre piacere. (L’implicazione oscena supplementare è, naturalmente, che l’insegnante stessa è sessualmente «affamata», ha bisogno di una buona scopata, così la smetterebbe di scocciare i suoi studenti con questi compiti idioti).
107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Questa mancanza o imperfezione del (grande) Altro è rappresentata con estrema semplicità in una storiella di due amici che giocano a colpire una lattina con una palla. Dopo ripetuti centri, uno di loro dice: «Per Dio, l’ho mancata!». Il suo amico, un fanatico religioso, protesta: «Come osi parlare così, questa è blasfemia! Che Dio ti fulmini per punizione!». Dopo un momento, un fulmine colpisce il ragazzo religioso che, gravemente ferito, volge gli occhi al cielo e domanda: «Ma perché hai colpito me, Signore, e non il vero colpevole?». Una voce profonda risuona dall’alto: «Per Dio, l’ho mancato!».
107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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A questo punto, è difficile non citare un altro incidente riguardante il caffè, questa volta tratto da Grazie, signora Thatcher, dramma sulla classe lavoratrice inglese. Il protagonista accompagna a casa una donna giovane e carina. Quando arrivano sulla soglia dell’appartamento, lei gli chiede se vuole entrare per un caffè. Alla sua risposta — «C’è un problema: non bevo caffè» — lei replica con un sorriso: «Nessun problema: non ne ho…». L’enorme e diretto potere erotico della risposta riposa nel modo — di nuovo, attraverso una doppia negazione — in cui la donna rivolge un invito sessuale esplicito e imbarazzante senza mai menzionare il sesso: quando invita l’uomo a entrare per un caffè, per poi ammettere che non ne ha, la donna non ritira l’invito, semplicemente chiarisce che il caffè era un sostituto o un pretesto, di per sé indifferente, della proposta sessuale. Sulla stessa traccia, possiamo immaginare un dialogo tra gli Stati Uniti e l’Europa verso la fine del 2002, quando si preparava l’invasione dell’Iraq: gli Stati Uniti dicono all’Europa: «Vi interessa unirvi a noi nell’attacco all’Iraq per trovare le armi di distruzione di massa?». L’Europa risponde: «Ma noi non abbiamo i mezzi per cercare le armi di distruzione di massa!». Questa la risposta di Rumsfeld: «Nessun problema, in Iraq non ci sono armi di distruzione di massa».

107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Questo è il motivo per cui le barzellette del tipo «Che differenza c’è tra…» sono più efficaci quando la differenza è negata, come in questo caso: «Che differenza c’è tra un trenino e il seno di una donna? Nessuna: entrambi sono per i bambini, ma a giocarci sono soprattutto uomini adulti».

107 storielle di Žižek . Slavoj Žižek

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Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

luglio 7th, 2014

famiglia
Gli esseri umani hanno il diritto di cambiare idea, se sono responsabili delle conseguenze delle loro decisioni.
Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Se c’è un problema, il negare l’evidenza o il non raccontare perchè il padre o la madre fa le valigie, fa sentire il figlio non importante, nell’ambito familiare, e piò scatenare la sensazione che ciò che succede in casa sia così grave da non poter essere spiegato. L’unico antidoto possibile contro l’insicurezza e la paura di un bimbo d’essere abbandonato, è che gli si parli con sincerità, pazienza, d’accordo con la sua età e maturità raggiunta.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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I figli capiscono esattamente come stanne le cose!

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Nessuna spiegazione servirà a consolare quel bambino che si sveglia di notte, sapendo che uno dei suoi genitori non potrà prendersi cura di lui, perchè non vive più nella stessa casa.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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In ogni caso è assurdo nascondere la testa sotto al cuscino mentre si permette a nonni, zii, parenti amici o qualsiasi altro adulto di parlare a bassa voce di un argomento che per i figli diventa terribile perchè misterioso.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Analizzare la rottura dal punto di vista del figlio significa dare priorità all’impatto emotivo che può avere su di lui, significa essere cosciente che il danno che può provocare l’allontanamento di uno dei due genitori, può essere attenuato se le conseguenze della separazione vengono analizzate in maniera equilibrata.
Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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Per ogni bambino non esiste relazione più importante di quella che instaura naturalmente con i suoi genitori. La famiglia è per lui un rifugio da un mondo soprendente  ma incontrollabile, un luogo ove scoprire la propria identità, però anche uno spazio in cui le conseguenze emotive di un disequilibrio sono ingenti.
Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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La famiglia è molto di più che la somma di tre individui, padre-madre-figlio.

Aiuto! Papà e mamma si dividono, Nora E. Rodríguez

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LA CHIAVE PRINCIPALE DELLA RICCHEZZA * NAPOLEON HILL

giugno 20th, 2014

LA CHIAVE PRINCIPALE DELLA RICCHEZZA * Napoleon Hill

Credo nell’uomo felice.
Ho trovato la felicità aiutando gli altri a trovarla.
Ho rafforzato la salute perchè vivo con moderazione tutte le cose, mangiando solo gli alimenti offerti dalla natura per il sostentamento fisico.
Sono libero da ogni forma di paura. Non detesto nessun uomo, non invidio nessuno, amo tutta l’umanità.
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza
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Possiedo un grande patrimonio che però non è tassabile perchè la sua sede è nella mia mente, Sotto forma di ricchezze immateriali che non sono misurabili o calcolabili, nè espropriabili, se non da quelli che adottano il  mio stile di vita. Ho creato tale patrimonio osservando le leggi della Natura e adattando il mio comportamento nel modo più coerente a tali leggi
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

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Il principale difetto di molti uomini è la loro prontezza a vedere gli ostacoli che li intralciano senza accorgersi di avere anche la forza spirituale per superarli facilmente.
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

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C’è un beneficio per chi adotta l’abitune a percorrere “un miglio in più”: essa lo conserva in buoni rapporti con la sua coscienza e fli serve da incentivo spirituale. Ciò significa che ne viene corroborato il carattere personale in un modo che non ha eguali. Dovreste ricordarlo bene voi che avete figli e figlie adolescenti! Insegnate loro a rendere servizi maggiori e migliori di quelli usuali e contribuirete così a formare il loro carattere in una maniera che darà loro vantaggi per tutta la vita.
Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

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Lo scambio di idee non arricchisce solo la propria riserva di cognizioni ma sviluppa e amplia le capacità mentali. Chi smette di studiare il giorno stesso in cui finisce l’ultimo anno di scuola non sarà mai una persona istruita, indipendentemente dalla quantità di nozioni che ha acquisito fino a quel momento. “La vita è la scuola principale e ogni cosa che incentiva l’attività mentale è un docente”.

Napoleon Hill, La Chiave principale della Ricchezza

LE VIRTU’ TERAPEUTICHE DEI FRULLATI VERDI * VICTORIA BOUTENKO

giugno 19th, 2014

Le virtù dei frullati verdi

Ritengo che la dieta crudista dia prova di un grande miglioramento rispetto alla normale dieta americana. In primo luogo, tutti gli ingredienti della dieta crudista non sono cotti e sono pieni di enzimi e vitamine: già questo fatto ne fa una dieta rivoluzionaria rispetto a quella standard, e spiega il motivo per cui molte persone hanno riferito di essersi sentite subito meglio, dopo aver adottato la dieta crudista
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Considerando tutti questi fattori, quando paragoniamo la tipica dieta crudista con quella dello scimpanzé, possiamo chiaramente concludere che ci sono essenzialmente due modi per migliorare ulteriormente i nostri schemi alimentari: aumentare il consumo di verdure a foglia verde e ridurre il nostro apporto di semi oleosi e oli
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Gli scimpanzé sono molto simili agli umani: gli scienziati dell’Istituto Chimpanzee and Human Communication della Washington Central University ritengono che «gli scimpanzé andrebbero classificati come persone umane»
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Gli scimpanzé hanno un proprio linguaggio e una propria cultura, benché gli umani non lo abbiano mai lontanamente sospettato, forse perché questi animali non parlano.
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«Si stima che l’uomo moderno e lo scimpanzé condividano il 99,4% della sequenza del DNA, fatto che ci rende più affini l’uno all’altro rispetto a qualunque altra specie animale3. Gli scimpanzé assomigliano agli umani più di qualsiasi altro animale. […] Il cervello umano è molto simile a quello dello scimpanzé. Le principali differenze fra gli esseri umani e le scimmie antropomorfe non riguardano l’anatomia, ma piuttosto il comportamento4. Gli scimpanzé hanno gli stessi gruppi sanguigni degli esseri umani (A, B e 0) e vengono utilizzati negli studi di compatibilità per i trapianti di tessuti, per la ricerca sull’epatite e per altri studi clinici5. I primati non umani [rivestono; N.d.A.] un ruolo cruciale nella ricerca biomedica per lo studio, la terapia e la prevenzione di importanti malattie infettive come l’AIDS, l’epatite e la malaria, e per le malattie degenerative croniche del sistema nervoso centrale (come il Parkinson
e l’Alzheimer) […] La stretta relazione filogenetica dei primati non umani con gli umani non solo apre nuove strade di ricerca per verificare la sicurezza e l’efficacia dei nuovi farmaci e vaccini, ma è molto promettente anche per la valutazione del potenziale delle nuove terapie geniche nelle infezioni umane e nelle malattie genetiche.
I primati non umani sono modelli eccellenti per lo studio della biologia e del comportamento umano grazie alla loro stretta relazione filogenetica con gli esseri umani. Il loro utilizzo nella ricerca biomedica è essenziale per i progressi della medicina […] [ivi compresi; N.d.A.] la scoperta del fattore Rh e la creazione del vaccino del poliovirus […] Il loro utilizzo si è esteso a quasi tutti i campi della medicina».
Se gli scimpanzé e gli umani erano davvero così affini, e se studiare quest’affinità era così essenziale per la nostra salute, mi domandavo, perché noi umani non applichiamo le nostre ricerche in entrambe le direzioni? Com’era possibile che passassimo le nostre peggiori malattie umane agli scimpanzé senza imparare nulla da questi animali? Perché, invece di farli ammalare, non impariamo da loro a guarirci? Perché non provare almeno a nutrirci come loro?
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In uno studio in doppio cieco, abbiamo scoperto che gli scimpanzé comunicano informazioni agli osservatori umani nella Lingua dei segni americana (ASL). Utilizzano segni per riferirsi alle categorie del linguaggio naturale, per esempio: cane per qualsiasi cane, fiore per qualsiasi fiore, scarpa per qualsiasi scarpa, e così via. Gli scimpanzé acquisiscono e utilizzano spontaneamente i segni per comunicare con gli esseri umani e fra di loro rispetto al normale corso degli eventi nell’ambiente in cui vivono. Hanno dimostrato l’abilità di inventare nuovi segni o combinare segni noti per indicare a livello metaforico un nuovo oggetto, per esempio denominare un rafano cibo dolore piangere o riferirsi a un’anguria
come a frutto bevanda. In uno studio in doppio cieco, gli scimpanzé hanno dimostrato di essere in grado di comprendere e di produrre nuovi sintagmi preposizionali, di capire dalla voce umana parole in lingua inglese, di tradurre parole nella Lingua dei segni americana (ASL) e addirittura di trasmettere alla generazione successiva le proprie abilità di comunicazione con i segni senza l’intervento umano.
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Da quando ho studiato gli scimpanzé da autodidatta, questi animali sono fra le mie creature preferite. Ora che ne ho compresa la natura intelligente, provo una profonda compassione per i 1500 scimpanzé che trascorrono la vita al chiuso, in gabbie di piccole dimensioni all’interno dei laboratori scientifici degli Stati Uniti.
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Comprendere le abitudini alimentari degli scimpanzé può aiutarci a comprendere anche le esigenze alimentari umane.


GENI DI MAMMA * VALERIA PALUMBO

maggio 16th, 2014

PALUMBo

Oggi che né la sudditanza ai maschi né la maternità sono più un destino ineludibile e “naturale”, almeno per una fetta femminile d’Occidente, è arrivato il momento anche di riportare se non sugli altari, almeno nei libri di storia, le donne che, sia pure all’ombra di figli maschi più illustri, hanno affrontato con coraggio la vita
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In una recente raccolta di saggi dello scrittore irlandese Colm Tóibín, che si intitola significativamente New Ways to Kill Your Mother, Nuovi sistemi per uccidere tua madre, tra le varie relazioni familiari invasive si ricorda quella del drammaturgo Samuel Beckett. Parlando di sua madre, Beckett commentò: «Il suo amore selvaggio mi ha modellato». Forse è ancora più significativo che l’autore del libro, Tóibín, la sua mamma non la citi nemmeno.

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Diceva il filosofo Michel de Montaigne, a proposito dei figli morti ancora bambini: «Anch’io ne ho persi due o tre». Ovvero non si ricordava quanti mancassero al conto. Un mostro di indifferenza? All’epoca non arrivava a un anno di vita un bambino su tre. Era una perdita prevista. Ma se a dirlo era una donna, era scandalo. Lo fece, da quel che lascia intuire Giacomo Leopardi in un passo dello Zibaldone, proprio sua madre, Adelaide.

Non fu solo questo il motivo che la rese antipatica ai posteri. Ma, di certo, Adelaide Antici Leopardi è passata alla storia, per quel poco che c’è passata, con una pessima fama.

A essere precisi, alla storia c’è passata in ogni caso, soprattutto perché di lei si sono occupati personaggi insospettabili. Scriveva per esempio il cattolicissimo senatore e giornalista Filippo Crispolti (fu caporedattore dell’ Osservatore romano, di cui lo zio Cesare era stato direttore), in un articolo a lei dedicato nella Nuova Antologia del 16 settembre 1929: «Era una fanciulla di bellezza severa, da gli occhi di zaffiro splendenti e intelligenti, benché velati da una pensosa malinconia; dai corti capelli ricciuti d’un castano chiaro tendente al biondo, da l’aspetto maestoso, che pareva accordarsi perfettamente al carattere del vetusto palazzo di cui diveniva signora; alta e con un portamento da regina, ella nelle graziose acconciature e nelle succinte vesti, di cui la moda era venuta allora da Parigi, nulla perdeva de l’austerità naturale; e il viso, soprattutto gli occhi e la fronte, restavano severamente assorti, come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli ornati da un filo di perle, da un nastro di velluto e da un capriccioso spennacchietto. Tale ci appare in una miniatura sopra una tabacchiera di Monaldo; nessun sorriso, nessuna mollezza nelle austere sembianze: non sembra una delle graziose, voluttuose donne del secolo passato, ma un’antica matrona travestita…».
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Annota Irvin D. Yalom, nel bel romanzo La cura Schopenhauer: «Johanna (Trosiener, la mamma di Arthur Schopenhauer) scrisse nel suo diario che, come tutte le giovani madri, dopo la nascita di Arthur nel febbraio 1788 amava giocare con la “sua nuova bambola”. Ma le bambole nuove diventano presto vecchie, e nel giro di pochi mesi Johanna si era stancata del suo giocattolo…». Non si potrebbe sintetizzare meglio il disinteresse che l’intelligente Johanna provò subito per suo figlio e che caratterizzò non soltanto la loro vita comune ma, forse, la misantropia e misoginia del futuro filosofo. Sto semplificando. Ovvio che contribuì parecchio l’indole del pargolo. E i pregiudizi dell’epoca. Di fatto lui si sentì tradito. E non si concesse mai di perdonare.

Yalom descrive molto bene la noia e il senso di soffocamento di Johanna nell’isolamento di Danzica dove gli Schopenhauer avevano le loro proprietà: Heinrich, il marito, era gelosissimo e la teneva confinata in casa, impedendole di avere rapporti con il resto del mondo. Di questo Arthur non volle mai tenere conto. Anzi, benché il suo aguzzino fu senz’altro il padre, che lo costrinse a studiare, come lui, da mercante anziché da filosofo, il suo odio si concentrò contro la madre. Per Freud è (quasi) tutto spiegato.
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«Mia madre era una donna molto severa, austera, rigida nelle sue idee tanto sulle piccole che sulle grandi cose [...] L’unico modo per un figlio per non essere schiacciato da personalità così forti era opporre un sistema di difese. Il che comporta anche delle perdite: tutto il sapere che potrebbe essere trasmesso dai genitori ai figli viene in parte perduto». Giudizio quasi senza appello di Italo Calvino su sua madre, Eva. Vero: nel suo studio dominava il silenzio. Tanto che la complicità tra Eva Mameli e il figlio Italo Calvino era fatta «di sguardi e gesti più che di parole». Ma che donna fuori dall’ordinario!
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Italo Calvino: «Sono figlio di scienziati: mio padre era un agronomo, mia madre una botanica; entrambi professori universitari. Tra i miei familiari solo gli studi scientifici erano un onore; un mio zio materno era un chimico, professore universitario, sposato a una chimica (anzi ho avuto due zii chimici sposati a due zie chimiche); mio fratello è un geologo, professore universitario. Io sono la pecora nera, l’unico letterato della famiglia».

DOVRESTE LEGGERE

maggio 5th, 2014

Read-Book-

Dovreste leggere quel libro di cui sentite che stanno parlando in maniera accesa due librai.

Dovreste leggere quel libro che qualcuno in treno sta leggendo mentre cerca di nascondere che gli scappa da ridere.

Dovreste leggere quel libro che qualcuno in treno sta leggendo mentre cerca di nascondere che gli scappa da piangere.

Dovreste leggere quel libro che trovate per caso su una panchina, in autobus, al ristorante o in una camera d’albergo.

Dovreste leggere quel libro che qualcuno sta leggendo in una caffetteria quando entrate e lo sta ancora leggendo quando uscite e voi non potete fare a meno di essere invidiosi perché state lavorando e non avete tempo di godervi quel libro.

Dovreste leggere quel libro che trovate a casa dei vostri nonni, quello con la dedica “A Ray, con tutto il mio amore. Natale 1949”.

Dovreste leggere quel libro che dovevate leggere a scuola ma non avete letto. È probabile che adesso possa piacervi.

Dovreste leggere quel libro di quello scrittore che in un’intervista ha citato come gruppo musicale preferito il vostro gruppo musicale preferito.

Dovreste leggere quel libro a cui il vostro gruppo musicale preferito ha fatto riferimento in una delle sue canzoni.

Dovreste leggere quel libro che il professore di storia ha citato di sfuggita dicendo con nonchalance “Fra l’altro è un gran libro”.

Dovreste leggere quel libro che avete tanto amato alle superiori. Rileggetelo.

Dovreste leggere quel libro che trovate su una bancarella e la cui copertina vi fa ridere.

Dovreste leggere quel libro il cui protagonista ha il vostro stesso nome.

Dovreste leggere quel libro il cui autore si scambia tweet divertenti con Colson Whitehead.

Dovreste leggere quel libro che parla della storia della vostra città ed è stato scritto da qualcuno che è cresciuto lì.

Dovreste leggere quel libro che i vostri genitori vi hanno regalato per festeggiare il diploma o la laurea.

Dovreste leggere quel libro che avete iniziato a leggere più di una volta dicendo “Questa volta lo finisco”.

Dovreste leggere quel libro i cui personaggi proprio non vi vanno a genio.

Dovreste leggere quel libro che parla dei luoghi in cui state per fare un viaggio.

Dovreste leggere quel libro che racconta di eventi storici di cui non sapete proprio nulla.

Dovreste leggere quel libro che parla di cose che un po’ conoscete già.

Dovreste leggere quel libro di cui avete sentito tanto parlare e quel libro di cui non avete mai sentito parlare.

Dovreste leggere quel libro menzionato in quell’altro libro.

Dovreste leggere quel libro che ha vinto quel premio letterario, quel libro che è in testa alle classifiche, quel libro che tutti leggono in spiaggia, quel libro che ha avuto così tante recensioni, quel libro che è considerato un classico, ma solo se lo volete.

Ma soprattutto dovreste leggere. Continuare a leggere.

Janet Potter

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You should read the book that you hear two booksellers arguing about at the registers while you’re browsing in a bookstore.

You should read the book that you see someone on the train reading and trying to hide that they’re laughing.

You should read the book that you see someone on the train reading and trying to hide that they’re crying.

You should read the book that you find left behind in the airplane seat pocket, on a park bench, on the bus, at a restaurant, or in a hotel room.

You should read the book that you see someone reading for hours in a coffee shop — there when you got there and still there when you left — that made you envious because you were working instead of absorbed in a book.

You should read the book you find in your grandparents’ house that’s inscribed “To Ray, all my love, Christmas 1949.”

You should read the book that you didn’t read when it was assigned in your high school English class. You’d probably like it better now anyway.

You should read the book whose author happened to mention on Charlie Rose that their favorite band is your favorite band.

You should read the book that your favorite band references in their lyrics.

You should read the book that your history professor mentions and then says, “which, by the way, is a great book,” offhandedly.

You should read the book that you loved in high school. Read it again.

You should read the book that you find on the library’s free cart whose cover makes you laugh.

You should read the book whose main character has your first name.

You should read the book whose author gets into funny Twitter exchanges with Colson Whitehead.

You should read the book about your hometown’s history that was published by someone who grew up there.

You should read the book your parents give you for your high school graduation.

You should read the book you’ve started a few times and keep meaning to finish once and for all.

You should read books with characters you don’t like.

You should read books about countries you’re about to visit.

You should read books about historical events you don’t know anything about.

You should read books about things you already know a little about.

You should read books you can’t stop hearing about and books you’ve never heard of.

You should read books mentioned in other books.

You should read prize-winners, bestsellers, beach reads, book club picks, and classics, when you want to.

You should just keep reading.

I Dieci Consigli di Einstein

marzo 24th, 2014

Consigli Einstein

La Saggezza e i consigli di Einstein tratti dai suoi scritti e libri più famosi.

1. Segui la tua curiosità
“Non ho nessuno talento speciale. Sono solo appassionatamente curioso.”
2. La perseveranza ha un valore inestimabile
“Non mi considero particolarmente intelligente, è solo che mi dedico ai problemi molto a lungo.”
3. Poni il presente al centro della tua attenzione
“Qualsiasi uomo che guida in maniera sicura mentre bacia una bella ragazza è un uomo che non sta dando al bacio l’attenzione che merita.”
4. L’immaginazione è potente
“L’immaginazione è tutto. E’ l’anteprima delle attrazioni che il futuro ci riserva l’immaginazione è più importante della conoscenza.”
5. Non avere paura di sbagliare
“Una persona che non ha mai sbagliato è una persona che non ha mai provato nulla di nuovo.”
6. Vivi nel momento
“Non penso mai al futuro: arriva abbastanza presto.”
7. Crea valore
“Impegnatevi cercando di creare non il successo, ma il valore in quello che fate.”
8. Non essere ripetitivo
“Follia: fare e rifare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti.”
9. La conoscenza deriva dall’esperienza
“Informazione non è conoscenza. La sola fonte di conoscenza è l’esperienza.”
10. Impara le regole e giocherai meglio
“Devi imparare le regole del gioco. E poi devi giocarci meglio di chiunque altro.”

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FELICI PIU’ DI DIO* Neale Donald Walsch

marzo 16th, 2014

Prendi la felicità

Ho sempre adorato i libri di Neale Donald Walsch e scoprire che un nuovo suo libro da leggere è stato illuminante. Felici più di Dio e’ un vero percorso di scoperta della gioia e della felicità individuale. Un sentiero fatto di emozioni contrastanti, idee illuminanti, concetti semplici e intuitivi da riscoprire dentro di se’.
Neale D. Walsch in Felici più di Dio mette a frutto in maniera unica il suo potere di trasferire in parole concetti potenti e astratti. Li trasforma in pensieri semplici comprensibili anche ad un bambino. E’ possibile essere felici, dimorare in una gioia profonda che si trova dentro di noi?
Il libro da queste risposte e le ripercorre in 17 passi da scoprire e da percorrere assieme a lui: resta in contatto con ciò che sei, dona agli altri qualsiasi esperienza stai cercando, riconosci la perfezione, comprendi la tristezza, smetti di fare a pugni con la tua vita…
Egli afferma: “La vita non vuole altro che la tua felicità. La felicità è il tuo stesso destino.” una asserzione semplice e potente che, se concretizzata nella vita di tutti i giorni, trasforma la nostra esistenza, da potere alla parte più profonda di noi e ci fa vivere pienamente in noi stessi.

Frase tratta dal libro:

“Se tu sei già felice, devi renderti conto che sei destinato a esserlo ancora di più. E se per caso tu fossi davvero molto felice, ebbene, non hai ancora raggiunto la massima felicità.
Ma allora: quanto felice puoi essere? Qual è il limite della felicità? Puoi persino essere felice più di Dio!”
Felici più di Dio, Neale Donald Walsch

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La vita serve a renderci felici.
Felici più di Dio, Neale Donald Walsch

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“Non c’è niente da correggere; ogni cosa chiede solo di essere celebrata. Sei stato fatto per chinarti così da scoprire tutti gli infiniti miracoli ai tuoi piedi.
E sei stato fatto per estenderti così da trovare il Bellissimo Paradiso Personale appena oltre tutte quelle responsabilità che pensi di doverti assumere.
Quando invoco Dio e gli chiedo di parlarmi mi sento piccolo e solo, proprio come te. Ma è proprio in quell’istante che, senza alcun motivo particolare, comincio a risplendere.
Felici più di Dio, Neale Donald Walsch

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La più grande ironia della vita è che tutto ciò che vogliamo, l’abbiamo già. Abbiamo in grande abbondanza ciò che desideriamo. Forse non credete che nel vostro caso, o per altre persone che conoscete, sia vero, ma è proprio così ed è solo la convinzione che non lo sia a farlo sembrare falso nella nostra esperienza.
Felici più di Dio, Neale Donald Walsch

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Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Felici Più di Dio

Leggo perchè….

febbraio 28th, 2014

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Leggo perché mi piace leggere. Leggo perché non posso farne a meno.

Leggo quando ho tempo, ma anche quando il tempo non mi basta. Leggo per ridere o per riflettere. Leggo quando sono felice perché la vita scorre facile, ma anche quando sono triste e ho bisogno di sorridere.

Leggo perché a me ventiquattro ore non mi bastano e leggere mi allunga la giornata.

Leggo in silenzio o anche in mezzo al caos.  A volte leggo sorridendo da sola, altre volte piango per un personaggio di una storia chiusa tra le pagine del libro. Leggo perché voglio conoscere, perché voglio riflettere, perché mi piace.

Leggo perché la vita è troppo breve. Leggo quando amo il silenzio.

Leggo perché adoro il profumo delle pagine che scorrono. Leggo perché leggendo scopro che c’è tanto ancora da imparare.

(Alessia S. Lorenzi da “Come il Canto del Mare”)

(Tutti i diritti riservati – E’ vietata la riproduzione, anche parziale, del testo o parte di esso senza la citazione dell’autrice)

 

 

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