Frasi D’Autore

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…lasciare andare il bisogno di paragonarsi a qualcuno.

maggio 30th, 2015

conchiglia

Sicurezza in te stesso non è pensare di essere meglio degli altri, piuttosto lasciare andare il bisogno di paragonarsi a qualcuno.
Anna Biason, Metacomunicazione

FRASI DI PINO DANIELE

gennaio 5th, 2015

PINO

Se la mia fede è solo in quello che si vede forse i miei sogni nessuno mai li fermerà. Portami via, portami via con te in questa lucida follia. Portami via, Portami via perché ho voglia di ricominciare senza farmi più condizionare
Pino Daniele – Anima e Core
***

Tu dimmi quando, quando, non guardarmi adesso amore, sono stanco perché penso al futuro. Tu dimmi quando, quando, siamo angeli che cercano un sorriso. Non nascondere il tuo viso perché ho sete, ho sete ancora Pino Daniele – Quando
***

E vivrò, sì vivrò tutto il giorno per vederti andar via, fra i ricordi e questa strana pazzia e il paradiso, che non esiste, chi vuole un figlio non insiste
Pino Daniele – Quando
***

Je so’ pazzo, je so’ pazzo ho il popolo che mi aspetta e scusate vado di fretta. Non mi date sempre ragione, io lo so che sono un errore, nella vita voglio vivere almeno un giorno da leone e lo Stato questa volta non mi deve condannare, pecchè so’ pazzo, je so’ pazzo ed oggi voglio parlare
Pino Daniele – Je so’ pazzo
***

Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce de’ creature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sule
Pino Daniele – Napul’è
***

Io per lei ho due occhi da bambino, se sei tu il mio destino, allora portami via. Io per lei ho deciso di cambiare, di smettere di rovinare sempre tutto per colpa della solitudine
Pino Daniele – Io per lei
***

Se mi guardi con gli occhi dell’amore non ci lasceremo più, inganneremo il tempo e il dolore sia l’estate che l’inverno. E cambieremo il mondo ogni volta che vuoi. E fermeremo il mondo ogni volta che vuoi. Perché non so che dire quando mi guardi così, non riesco mai a finire un discorso senza errori, perché mi fai impazzire quando mi guardi così, mi sembra di capire che voglio solo te in questo mondo, voglio solo te, in questo mondo
Pino Daniele – Amore senza fine
****

Perchè mi fai impazzire quando mi guardi cosi AMORE SENZA FINE io voglio solo te in questo mondo!
Pino Daniele – Amore senza fine
***

Io per lei ho due occhi da bambino, se sei tu il mio destino allora portami via…
Pino Daniele – Io per lei
***

…e allora sì ca vale ‘a pena ‘e vivere e suffrì’, e allora si ca vale ‘a pena ‘e crescere e capì’…
Pino Daniele – Allora sì
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Abbracciami perché mentre parlavi ti guardavo le mani. Abbracciami perché sono sicuro che in un’altra vita mi amavi. Abbracciami anima sincera. Abbracciami questa sera, per questo strano bisogno anch’io mi vergogno. Che male c’è, che c’è di male se la mia vita ti appartiene ed è normale. Che male c’è, che c’è di male se chiudo gli occhi e insieme a te sto così bene
Pino Daniele – Che male c’è
***

LO STUPORE E IL SAPERE * GIANFRANCO PECCHINENDA

maggio 29th, 2014

LO STUPORE E IL SAPERE

La società può essere intesa come un’impresa di costruzione del mondo finalizzata a istiture i principi ordinatori d
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
***

Gli esseri umani, diversamente da ogni altro essere vivente, non fanno esperienza del mondo esclusivamente in base alla “pura percezione” , cioè non si limitano a “vedere” la realtà ma la vedono e la pensano contemporaneamente. In pratica nel momento in cui percepisce il mondo, l’essere umano ha bisogno di raffigurarselo, ecco perchè il suo sarà un vedere “come se” ci fosse qualcosa “d’altro”
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
***

C’è dunque una parte di realtà che ci si offre senza altro sforzo che quello di aprire occhi e orecchie – il mondo delle pure impressioni. Chiamiamolo mondo evidente. Ma c’è un  oltremondo costituito da strutture di impressioni, che se è latente rispetto al primo, non è per questo meno reale. Affinchè questo mondo esista davanti a noi, abbiamo bisogno, è vero, di aprire qualcosa più degli occhi,  di compiere atti e sforzi maggiori; ma la misura di questi sforzi non toglie e non dà realtà a quel mondo.Il mondo profondo è chiaro come quello superficiale, solo che esige di più da noi.
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
***

Questo bosco mi ha insegnato che esiste un primo livello di realtà,che mi si impone in modo violento: sono i colori, i suoni, il piacere, i dolori sensibili. Di fronte ad esso la mia condizione è passiva. Ma dietro quella realtà ne appaiono altre… Ma queste realtà superiori sono più pudiche, non piombano su di noi come su di una preda. AL contrario, per manifestarsi ci pongono una condizione,: volere la loro esistenza e sforzarci di raggiungerla. Vivono quindi in qualche modo sorrette dalla nostra volontà.  La scienza, l’arte, la giustizia, la cortesia, la religione, sono orbite di realtà  che non ci invadono barbaramente, come la fame o il freddo: esistono solo per chi le vuole, per chi le desidera.
GIANFRANCO PECCHINENDA, Lo stupore e il sapere
***

Non c’è nulla di tanto illecito quanto rimpicciolire il mondo con le nostre manie e le nostre cecità, sminuire la realtà, sopprimere immaginariamente parti di ciò che è.

Gianfranco Pecchinenda, Lo Stupore e il Sapere

Viaggiare nell’Universo

aprile 5th, 2014

Fabius Meneghella

 

C’è sempre bisogno di Spazio per allargare la nostra mente, quando cominci il lungo viaggio per scoprire le meraviglie create da Dio, cerchi sempre di uscire fuori dai confini e di pensare all’Universo, cercando di capire dove finisce, e ti accorgi che non riesci mai a trovare l’orizzonte, rimanendo talmente affascinato da incominciare a pensare, che la meraviglia più grande creata da Dio si trova dentro la nostra testa, perché è riuscita a immaginare questo viaggio! Fabio Meneghella

…”QUI VIVI” by dfgerry

febbraio 13th, 2014

Attenti a udir silenzi che solo il cuore sa,

Ad emozioni che respiri mai soffocherà.

A nudo questo amare che mai fu osato,

Si accinge oltre dove l’immaginazione

…Neppure….

Tu, e soltanto Tu, sai ed hai raggiunto

Spazi ove nessuno mai ha saputo e….

…… “QUÌ VIVI” …… by dfgerry

FRASI DI IGOR SIBALDI* Igor Sibaldi Libri

febbraio 10th, 2014

igor-sibaldi-performance-strategies

“Ognuno comincia, prima o poi, a trovare la sua «via», cioè la sua personale direzione nello scoprire, nel decidere, nel desiderare.
Ma la perde subito, se pensa di averla capita, di averla ben chiara davanti a sé.
Una «via», infatti, modifica continuamente chi la percorre.
A ogni passo lo sorprende: gli cambia il mondo.
Così, paradossalmente, si è davvero su una «via» quando si sta andando verso non si sa dove,
fiduciosamente, e tutto intorno ti aiuta ad andare sempre oltre.
È ovvio che occorre coraggio.
E il coraggio ogni tanto è difficile, ma è molto meglio della rabbia sorda di chi si è fermato
o si è perso e non lo sa e litiga per aver ragione, perché ha paura”.
Igor Sibaldi

*
«Poi tutt’a un tratto Aladino si innamora, del più impossibile degli amori: la principessa che nessuno può vedere. E questo amore impossibile attiva in lui capacità nuove, meravigliose, e gli fa compiere imprese, una dopo l’altra, una più impossibile dell’altra.
«In questo somiglia a Gesù, che a sua volta parla sempre di amori che alla gente sembrano impossibili. Di amore per Dio; o per tutti; o dell’amore tanto grande da poter morire per amore.
«Ne parla, non lo insegna: infatti non si può. Chi vorrebbe impararlo? Chi imporrebbe a se stesso di innamorarsi di un’amore impossibile? O ti capita, o non è per te.»
Igor Sibaldi, I Maestri invisibili
***

Guardarsi intorno, domandandosi ogni tanto:
«MI PIACE o no, ciò che vedo?»
e pensandoci un po':
«Perché mi piace? Perché no?..»
Già questo permette di accorgersi
di una quantità di cose che prima non si erano notate mai:
e l’immagine del mondo ne viene
rapidamente trasformata.
È come da bambini:
il mondo diventa consigliere;
come se in tutto
potesse dischiudersi una possibilità nuova
per la nostra vita,
mentre prima
quello stesso «tutto» appariva spesso noioso e altrui.
Igor SIbaldi, Il mondo invisibile
***

Bisogna morire a sé stessi per giungere alla verità, all’essere, alla gioia – a quell’Io più grande che il Vangelo promette e insegna ad ogni uomo. E questa morte a sé stessi è in tutto e per tutto come la morte: ma è rinascita per chi vi giunge (per chi riesce a comprenderne e ad attuarne la legge), mentre chi non vi giunge nella propria vita, potrà giungervi, in un’estrema chance, nella morte reale, cioè nel forzato dischiudersi (dal di fuori, invece che dal di dentro) del guscio della sua vita falsa, di «ricco», a quell’Io più grande, divino, che anima l’universo intero. E la morale è dunque: prima che sia tardi bisogna giungere a quell’Io divino, e morire e rinascere, finché c’è ancora vita. Camminate nella luce finché avete luce.
Introduzione a Lev Tolstoj
***

Non occorre più, qui, che il lettore intuisca: deve stare a sentire, e riuscire a reggere, questo è il suo compito.
Igor Sibaldi
***

Molti individui hanno più energie che bisogni.
Ma si sentono impacciati da questa eccedenza.
Pensano che non sia prudente
guardare e domandare al di là dei bisogni di cui una persona perbene è riuscita a circondarsi:
le domande, infatti, mostrerebbero una direzione nuova;
da quella direzione deriverebbero certamente
aspirazioni nuove,
e probabilmente la fine di tutto ciò che quella persona sa,
o sa di sapere,
o almeno del modo in cui lo sa.
Così, molti preferiscono fingere di avere poche energie.
Igor Sibaldi, Il mondo Invisibile
***

Purtroppo anche nella «selva» della nostra civiltà è in corso una grave nevrosi di massa. A determinarla, da circa sessanta anni, è un sistema di condizionamenti molto potente, capillare, mai visto nella storia dell’Occidente. Neanche i fascisti e i nazisti erano così bravi a plagiare; e questo perché, dopo la guerra, i loro metodi di massificazione sono stati ripresi e perfezionati dagli apparati che dominano la nostra tarda società industriale. È la società della cultura di massa, scambiata malamente per democrazia. Sarebbe una società bellissima, perché ha un livello di benessere mai raggiunto prima. Oggi mancherebbe poco, a che la gente si accorga che può lavorare di meno e vivere di più. Lavorare quattro ore al giorno, così da avere quanto basta per sopperire alle vere necessità, e nelle altre venti ore pensare, capire, scoprire, godere, sperimentare, creare
Igor Sibaldi
***

…così anche Collodi, da buon iniziato,
racconta di come Pinocchio giunga a incarnarsi
in un ragazzino:
di come, cioè, da entità possibile, potenziale,
discesa da un qualche punto dell’Albero della Vita,
arrivi finalmente a rivelarsi in ciò
che ogni individuo sensato è bene che impari
a essere soprattutto:
un ragazzino
che sa domandarsi: «Tutto qui?»
guardandosi attorno nel mondo comprensibile,
e accorgendosi,
inevitabilmente,
che non è un mondo che basti.
Igor Sibaldi, Discorsi sull’infinito
***

Vai avanti, entri nel tuo aldilà personale, e cominci ad accorgerti che puoi superare delle soglie che prima neanche vedevi, e fare passi da gigante: dipende solo da te, dal tuo coraggio interiore. Come trovare questo coraggio? Se ti accorgi che c’è una lotta tra te e l’Autòs e che ci vuole solo il coraggio per battere l’Autòs, impari anche come si fa a fare il coraggio. A quel punto puoi voltarti a vedere se qualcuno ti segue, ma non fermarti a spiegare agli altri, perche via via che sali ti accorgi che non è nemmeno una gran salita. È che gli altri, i molti – in mezzo ai quali c’eri anche tu fino a poco fa – stanno precipitando, e che parlare con loro è come parlare con un sasso che precipita nel vuoto. Per poter stare a portata di voce dovresti precipitare anche tu con loro, e non è tua intenzione. O no?
Igor Sibaldi
***

«Padre nostro». Un commento preciso
a questo modo tanto eretico di cominciare una preghiera
lo dava Francesco, quando
nel Cantico delle creature
insegnava a pensare al sole, al vento, al fuoco, all’acqua
come a fratelli, e a chiamare sorella persino la morte.
Come dire: accòrgiti di quanto sei immenso,
sì, tu, proprio tu, invece di immaginarti
come gli altri vogliono che tu ti immagini,
come fa comodo a loro.
***

Nella Genesi, il racconto della creazione incomincia
quando «il soffio di ‘Elohiym increspa le acque».
Ma capita continuamente anche a noi.
È facile accorgersi di come il nostro respiro
increspi la superficie di acque invisibili,
e dia inizio a creazioni, ogni volta che parliamo.
E con un po’ più di coraggio,
possiamo accorgerci anche di come il parlare,
in ciascuna civiltà,
e nella vita di tanti individui,
increspi soltanto alcuni brevi tratti di quelle acque,
sempre gli stessi;
mentre intorno ci sarebbe un oceano da dire.
Igor Sibaldi, Il libro della creazione
***

«Siamo veramente quel paese di cui scriveva Machiavelli: “l’Italia deve la maggior parte dei suoi problemi alla presenza dello Stato della Chiesa all’interno del suo territorio”. Nei Discorsi sulla Repubblica aggiungeva: “se noi ponessimo, per caso, lo Stato della Chiesa in un paese così forte, tranquillo e onesto come la Svizzera, in soli cinquant’anni questa decadrebbe subito”». «Oggi siamo noi a trovarci all’interno dello Stato Pontificio». «Ormai sì, e questo è un capolavoro di strategia che va riconosciuto. Quando i Piemontesi presero Roma e costrinsero lo Stato Pontificio ad avere qualche isolato, neanche un quartierino, questo capì che tutto era perduto – per il momento. Però, pensò la Chiesa, “noi abbiamo il tempo dalla nostra parte, possiamo organizzare lunghissime strategie”. Così dal 1880 hanno cominciato questo grandissimo lavoro: occuparsi del punto debole del nuovo Stato Italiano, cioè i bambini. “Io comincio ad occuparmi dei bambini e pian piano cresceranno e diventeranno uomini, e avranno figli che manderanno da me. Pian piano, generazione dopo generazione, io trasformerò uno Stato laico assolutamente anticlericale in un’estensione del Vaticano”».
Igor Sibaldi, Discorsi sull’Infinito
***

I Maestri Invisibili Igor Sibaldi I Maestri Invisibili
Come incontrare gli Spiriti guida
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Energia Cosmica

dicembre 27th, 2013

Energia Cosmica

Esiste una energia che si manifesta in ognuno
è una forza che abbiamo tutti
e si manifesta quando fuori è più buio
e le prove si fanno più dure.
Non tutti però sono disposti a manifestarla,
queste energia fa paura
perché si alimenta dell’istinto vive attraverso l’intuito
è una energia cosmica di cui è composta ogni cosa.
E’ quell’energia che ti permette di rialzarti
quando tutte le forze sono contrarie,
ti permette di sopravvivere quando il dolore
è più potente della gioia,
ti permette di brillare quando fuori il buio
inonda ogni cosa.
Tutti ne attingiamo, direttamente da una fonte divina
che brilla di una Luce pura
pura come il sorriso di un bambino,
una carezza, e un gesto gentile.
Stephen Littleword

*

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LA CONTEMPLAZIONE * EDGAR BORGES

dicembre 14th, 2013

LA_CONTEMPLAZIONE

Non ho mai immaginato che il detonatore dell’esplosione potesse essere una canzone.
[…] Le foto dei viaggi appese sulla prima parete dell’entrata; un globo rosa su ogni porta; la parola amore scritta con il rossetto sullo specchio della nostra stanza e tante altre stupidaggini di quelle che mi avevano sempre fatto credere che la sottigliezza fosse un valore femminile. Ora, solo ora mi sono fermato a pensare a quello che alcune volte mi dicevi a tal proposito: la sottigliezza non dev’essere per forza stupida e neppure esclusivamente femminile.
La Contemplazione, Edgar Borges
***

Ti osservo; ancora una volta ti osservo. È da sette giorni che non faccio altro; non mi sorprenderebbe se il mio nuovo destino fosse quello di vivere per osservarti. Chissà se tutto ciò che avevo vissuto anteriormente non era se non una scusa, un transito o nient’altro che una preparazione a questo lavoro di vigilanza che da sempre sarebbe stato il compito principale per cui ero nato. Che io sia maledetto se non è così!
La Contemplazione, Edgar Borges
***

L’immensa oscurità del pomeriggio mi fece ricordare la sensazione di solitudine che da adolescente mi ispirava l’universo. Oggi, con i miei quarant’anni, continuo a pensare che l’universo è un luogo di punti solitari.
La Contemplazione, Edgar Borges
***

Non so perché gli ho raccontato una storia simile; credo di averlo fatto per ringiovanire la mia immagine. Ero arrivata all’incontro molto da quarantenne; il ragazzo, appena entrata, mi chiese di fare come se stessi in casa mia. Ci siamo seduti in silenzio; ero andata per sentirlo cantare le due canzoni di cui avevamo parlato; lui, ovviamente, lo sapeva. Ciononostante per alcuni minuti la situazione si limitò ad una comunicazione di sguardi: quella del ragazzo sempre sorridente, mentre era impossibile tenere ferma la mia. Dovevo dire qualcosa, e per questo che raccontai l’aneddoto. Il piccolo Rimbaud, però, sorrise appena e cambiò improvvisamente argomento. O meglio, ritornò all’argomento principale. E lo fece cantando Yesterday a cappella, prima in spagnolo e di seguito in inglese:

Yesterday
Hoy me siento lejos del ayer
Tantas cosas han cambiado que
Quisiera estar en el ayer
Yo perdì la mitad de todo lo que fui
La memoria vuela sobre mi
Y en ayer quiero vivir
Ella se marchò
Yo no sé muy bien por qué
Fue algùn desliz que acabò en el ayer
Yesterday
Al amor jugamos sin perder
Hoy yo busco desaparecer
Quisiera estar en el ayer
Ella se marchò
Yo no sé muy bien por qué
Fue algùn desliz que acabò en el ayer
Yesterday
Al amor jugamos sin perder
Hoy yo busco desaparecer
Quisiera estar en el ayer

Yesterday
all my troubles seemed so far away,
Now it looks as though they’re here to stay
Oh I believe in yesterday.
Suddenly,
I’m not half the man I used to be,
There’s a shadow hanging over me.
Oh yesterday came suddenly.
Why she had to go? I don’t know
she woldn’t say.
I said something wrong, now I long for yesterday.
Yesterday, love was such an easy game to play,
Now I need a place to hide away,
Oh I believe in yesterday.

Alla fine della canzone, il ragazzo chiuse gli occhi come se cercasse le forze per uscire dal trance. Confusa, mi alzai in piedi e, senza vedere l’orario, dissi che si era fatto tardi e mi avviai verso la porta. Il ragazzo cercò invano di impedirmelo, ricordandomi che doveva ancora cantare Bésame mucho, altrimenti il confronto non avrebbe avuto senso. Aggiunse anche che avrebbe desiderato parlare della rivalità tra John Lennon e Paul McCartney. Io però lo salutai senza ascoltare altre ragioni. Avevo capito troppo tardi, almeno per la nostra relazione con dieci anni meno un giorno di differenza, che Yesterday era una canzone sull’amore perduto.
La Contemplazione, Edgar Borges
***

Chi ha il tempo di passeggiare? Qual è stata l’ultima volta che lei si è concesso il lusso di passeggiare un giorno qualunque (lunedì mattina, ad esempio)? Senza dubbio, lo capisco (per lei e per me), in questi tempi di andate e ritorni senza sapere il perché, passeggiare potrebbe significare un atto di vagabondaggio, dato che neppure i borghesi “perdono tempo” percorrendo le strade con il semplice proposito di scoprire i dettagli più “insignificanti” della vita. Ciononostante, nel mezzo del caos della fretta urbana (e della corsa verso non so dove), il passeggiare può rappresentare la più personale (e complicata) delle scelte contestatarie.
La Contemplazione, Edgar Borges
***

C’era una volta un uomo che un bel giorno scoprì di essere stato ingabbiato per molto tempo in un corpo che disprezzava . La Contemplazione è la storia di quell’uomo che per paura si fermò ad aspettare la sua inevitabile fine.
La Contemplazione, Edgar Borges
***

Anna Karenina * Lev Tolstoj

maggio 5th, 2013

Lev_Tolstoj

Le famiglie felici si somigliano sempre l’una con l’altra: ogni famiglia infelice lo è in un modo particolare.

 ***

Non c’era nessuna risposta, altro che quella che la vita dà a tutte le questioni più complicate e insolubili. E la risposta è questa: bisogna vivere secondo le necessità della giornata, cioè, dimenticare. Dimenticare nel sogno non è più possibile, almeno finché venga la notte: impossibile ora tornare a quella musica che cantavano le donne-ampolle; dunque bisogna dimenticare nel sogno della vita.

 ***

- Per me siete ripugnante, abbietto – urlò lei, riscaldandosi via via che parlava. – Le vostre lacrime sono acqua. Non mi avete mai amata, non avete né cuore né generosità. Per me siete un essere turpe, obbrobrioso… Mi siete diventato estraneo, sì, assolutamente estraneo – e pronunziò quella parola estraneo, che per lei era tremenda, con lo strazio e la rabbia nella voce.

***

Egli la guardò e l’esasperazione che le era dipinta in viso lo sorprese e lo spaventò. Non capiva che era stata quella pietà che egli le aveva dimostrato che l’aveva irritata così. Aveva veduto soltanto pietà, non amore in lui. «Mi odia, non perdonerà», pensò Stepan Arkad’evič, e proruppe: – È terribile, terribile!

 ***

Levin arrossì a un tratto, ma non come arrossiscono le persone adulte, appena appena, quasi impercettibilmente, ma come arrossiscono i bambini quando capiscono che si ride della loro timidezza, e allora s’intimidiscono e arrossiscono ancora di più, quasi fino alle lacrime. Ed era così penoso vedere quel viso intelligente, virile, ridotto in quello stato di bambino, che Oblonskij smise di guardarlo

 ***

Levin era innamorato, e perciò gli pareva che Kitty fosse tale una perfezione per ogni riguardo, una creatura tanto più alta di ogni altra sulla terra, e lui un essere così inferiore, così nullo che non poteva ammettere il pensiero che ella stessa e gli altri lo credessero degno di lei.

***

Dopo aver passato due mesi a Mosca come in un sogno, vedendo quasi ogni giorno Kitty in società, dove egli aveva cominciato ad andare per incontrarsi con lei, a un tratto decise che la cosa non poteva essere e partì per la campagna.

 ***

La convinzione di Levin che la cosa non potesse farsi era basata sull’idea che i genitori di lei dovessero trovarlo un partito non conveniente, non degno della deliziosa Kitty e che Kitty stessa non potesse amarlo. Agli occhi dei genitori egli non aveva una carriera definita, né una posizione mondana, mentre i suoi compagni, i suoi coetanei, erano chi colonnello e aiutante di campo dell’imperatore, chi professore d’università, chi direttore di banca, chi aveva un alto posto nelle ferrovie, chi era presidente di tribunale, come Oblonskij: e lui invece doveva apparire agli altri, lo sapeva bene, un semplice proprietario che si occupava dell’allevamento delle vacche, della caccia alle beccacce, di costruzioni, cioè un giovanotto senza qualità personali, incapace a tutto, e che faceva quello che fanno coloro che non hanno saputo trovare una via.

 ***

La deliziosa Kitty, nel suo nimbo di mistero, non poteva amare un uomo brutto come lui si credeva di essere, e specialmente un individuo qualunque, buono a nulla.

 ***

Scese, evitando di guardarla come si evita di guardare il sole, ma la vedeva come si vede il sole anche senza guardarlo.

 ***

Che vuoi? Il mondo è fatto così.

 ***

- Il mio solo conforto è quella preghiera che ho amata sempre: «Perdonami, non secondo i miei peccati, ma secondo la tua misericordia». E soltanto così lei mi può perdonare.

 ***

- Ecco, vedi, tu sei un uomo tutto d’un pezzo – disse Stepan Arkad’evič. – È la tua grande qualità e il tuo difetto. Hai un carattere intero e vorresti che la vita fosse tutta d’un pezzo come te, e questo non è. Disprezzi il servizio dello Stato perché vorresti che l’attività dell’uomo avesse sempre uno scopo preciso, e questo non è. Vorresti che l’amore e la vita coniugale fossero una cosa sola, e questo non è. Tutta la varietà, tutta la gioia, tutta la bellezza della vita sono formate di ombra e luce.

 ***

Riconosco i cavalli ombrosi dalla marca e gl’innamorati dagli occhi

 ***

- Che bella età è la vostra! – riprese Anna. – Mi ricordo quella nebbia azzurra che somiglia a quella che appare sulle montagne della Svizzera. Si vede tutto attraverso quella nebbia nell’età beata che è al termine della fanciullezza, dove pare che tutto debba essere così bello!… Chi non ha camminato attraverso questa nebbia?…

***

Romanzi - Vol. 2: Anna Karenina­; La Felicità Familiare­; La Sonata a Kreutzer Romanzi – Vol. 2: Anna Karenina­; La Felicità Familiare­; La Sonata a Kreutzer

Lev Tolstoj

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni