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FRASI DI MARGHERITA HACK

giugno 29th, 2013

29 giugno 2013

muore oggi  Margherita Hack
“La signora delle stelle”

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La mia passione è la fisica e mi sono appassionata alle stelle quando mi è capitato di fare una tesi in astrofisica, dove per studiare le stelle si applicano tutti i campi della fisica; quindi quello che piace a me è la fisica, la ricerca fisica. Cos’ha in comune l’uomo con le stelle? Eh, parecchio perché tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle, tutti gli elementi dall’idrogeno all’uranio sono sati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioè queste stelle molto più grosse del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio  il risultano di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle.
Margherita Hack
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I miracoli si possono spesso spiegare con abbagli, allucinazioni …ci sono tanti modi di spiegarli. Il miracolo di San Gennaro, ad esempio, è un fenomeno chimico di certi stati della materia che sono instabili, basta agitare un po’ un solido (il sangue del santo, ndr) per liquefarlo. Ci sono altri miracoli simili come le madonne che piangono ad esempio, … non ridono mai, non so perché!
Margherita Hack
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Dal punto di vista etico è straziante pensare a quali sofferenze sono sottoposti gli animali, vere macchine da carne, allevati per ingrassare rapidamente, per riprodursi rapidamente in condizioni di sovraffollamento, per soddisfare la gola dell’animale uomo che si crede padrone di tutte le altre specie, quando invece è possibilissimo vivere senza carne, come la sottoscritta, vegetariana fin dalla nascita.
Margherita Hack
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Credo in tutto ciò che ha una base scientifica, credo nella materia, non credo in dio, nell’anima o nell’aldilà. Dio è un’invenzione per spiegare cose che non sappiamo. Miracoli o madonne che piangono sono illusioni o fenomeni naturali non compresi: ma perché non ridono mai, ‘ste madonne? Siamo al mondo, per domandarci chi siamo e da dove veniamo. Dio è un’ipotesi non necessaria, per spiegare l’esistenza dell’uomo. Per non parlare dell’astrologia. Ma io sono astrofisica, quindi di parte.
Margherita Hack
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Fin dall’antichità l’umanità si è posta la domanda sull’esistenza di altre vite: sin dai tempi di Epicuro, di Plutarco, di Lucrezio Caro. Oggi possiamo dire perlomeno che esistono pianeti extrasolari: la loro esistenza è una condizione necessaria – anche se non sufficiente – per l’esistenza di altre forme di vita.
Abbiamo visto questi pianeti in orbita attorno a stelle di tipo solare abbastanza vicine a noi – a meno di cento anni luce da noi. Non si è visto direttamente il pianeta, ma si è visto che queste stelle hanno delle piccole oscillazioni nel loro moto che indicano che sono perturbate da un corpo: dall’entità delle oscillazioni si può ricavare sia il periodo di rivoluzione dell’oggetto perturbante sia la massa. Conoscere la massa è importante perché il corpo perturbante potrebbe essere anche una stella. Cos’è che distingue una stella da un pianeta? Un pianeta ha una massa inferiore a qualche centesimo della massa del sole. Una stella per diventare una stella, deve avere una massa pari a circa un decimo della massa del sole; altrimenti questa massa non riesce a innescare le reazioni nucleari, e se non si innescano le reazioni nucleari questo corpo non ha una fonte propria di energia e quindi non è una stella bensì un pianeta. Giove, per esempio, ha una massa pari a un millesimo della massa del sole.
Margherita Hack
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o credo che scienza e fede operino su due piani completamente diversi: la scienza si basa sull’esperimento, sull’osservazione e sull’interpretazione dei fatti tramite le conoscenze della fisica, quindi si basa sulla ragione. La fede è invece, per l’appunto, un atto di fede: la fede uno ce l’ha o non ce l’ha. Io non ho la fede, ma questo non c’entra niente con la scienza. Ci sono astronomi e scienziati credenti e ce ne sono altrettanti non credenti.
Margherita Hack
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Il sole è a metà della sua vita. Il sole ha cinque miliardi di anni, e si valuta che resterà invariato – cioè irraggerà la stessa quantità di energia – per circa altri cinque miliardi di anni, e quindi potrebbe ospitare la vita sulla terra se non ci distruggiamo prima, per altri cinque miliari di anni.
Dopo comincerà una rapida evoluzione. Il sole avrà esaurito l’idrogeno che, trasformandosi in elio, origina la reazione nucleare che è la principale fonte dell’energia irraggiata dal sole, e quidi avrà un periodo in cui il nucleo di elio resterà inerte perché alla temperatura attuale di circa tredici milioni di gradi l’elio non è in grado di dar luogo a reazioni nucleari, quindi andrà raffreddandosi, la pressione del gas che gli permette di equilibrare, la forza di gravitazione andrà diminuendo per cui il sole andrà a restringersi, il nucleo centrale a riscaldarsi e fino a che raggiungerà una temperatura di circa cento milioni di gradi. Allora l’elio comincia a produrre una enorme quantità di energia, molto superiore a quella che emette attualmente, ma per tempi molto più brevi. Il sole, per mantenersi in equilibrio, e quindi per dissipare tutta l’energia che produce, dovrà espandersi, e il suo raggio diventerà circa cento – duecento volte il raggio attuale. Quindi nell’espansione il sole diventa una gigante rossa, rossa perché la temperatura superficiale dai seimila gradi attuali scenderà a circa tremila, e quindi invece di irraggiare soprattutto nel giallo – verde come oggi, irraggerà soprattutto nel rosso, e gigante perché arriverà addirittura a coprire l’orbita della terra e quindi la terra sublimerà. La terra sparirà dentro il sole.
Margherita Hack
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Credo che uccidere qualsiasi creatura vivente, sia un po’ come uccidere noi stessi e non vedo differenze tra il dolore di un animale e quello di un essere umano.

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Le conquiste sociali fatte sotto il fascismo oggi ce le sogniamo, il che è tutto dire. Non si trattava solo dei treni in orario. Assegni familiari per i figli a carico, borse di studio per dare opportunità anche ai meno abbienti, bonifiche dei territori, edilizia sociale. Questo perché solo dieci anni prima Mussolini era in realtà un Socialista marxista e massimalista che si portò con sé il senso del sociale, del popolo.
Margherita Hack
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Penso che il cervello sia l’anima, non credo alla vita dopo la morte e tanto meno a un paradiso in versione condominiale, dove reincontrare amici, nemici, parenti, conoscenti.
Margherita Hack
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Sotto una Cupola stellata - Margherita Hack Sotto una Cupola stellata
Dialogo con Marco Santarelli su Scienza ed Etica
Margherita Hack

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Così Parlano le Stelle - Margherita Hack, Eda Gjergo Così Parlano le Stelle
Il cosmo spiegato ai ragazzi
Margherita Hack, Eda Gjergo

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Perché Sono Vegetariana Perché Sono Vegetariana

Margherita Hack

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Notte di Stelle - Margherita Hack, Viviano Domenici Notte di Stelle
Le costellazioni fra scienza e mito: le più belle storie scritte nel cielo
Margherita Hack, Viviano Domenici

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Tutto Comincia dalle Stelle - Margherita Hack, Gianluca Ranzini Tutto Comincia dalle Stelle
Viaggio alla velocità della luce tra pianeti, astri e galassie
Margherita Hack, Gianluca Ranzini

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Ma..

giugno 21st, 2013

“Ma.. in fondo, nella vita, chi sano di mente non rischierebbe per qualcosa che potrebbe renderlo libero e felice?”

-Lucy

LA BELLEZZA DEL MARE

giugno 16th, 2013

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Diego non conosceva il mare. Suo padre, Santiago Kovadloff, lo condusse a scoprirlo.
Se ne andarono a sud.

Il mare stava al di là delle alte dune, in attesa.

Quando padre e figlio, dopo un lungo cammino, raggiunsero finalmente quei culmini di sabbia, il mare esplose davanti ai loro occhi. E fu tanta l’immensità del mare, e tanto il suo fulgore, che il bimbo restò muto di bellezza.

E quando alla fine riuscì a parlare, tremando, balbettando, chiese a suo padre:

«Aiutami a guardare!»

E.GALEANO – IL LIBRO DEGLI ABBRACCI

FRASI SULL’ODIO

giugno 8th, 2013

Odio

L’odio porta ad altro odio, spezza questa catena, con tanto amore, più che puoi.
Stephen Littleword, Aforismi

*

Restare liberi dall’odio anche in mezzo a chi odia, è vera felicità.
Dhammapada

*

Odierò, se potrò, altrimenti amerò, controvoglia.

Ovidio

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Odio: la parola è tabù. Tra qualche ora un aereo esploderà a causa mia. Qualunque precauzione io possa prendere, ci scapperanno almeno un centinaio di morti. Vittime innocenti, lo scrivo senza ironia. Chi sono io per condannare l’odio provato dagli altri?
Ho bisogno di scrivere queste righe per me stesso: io non sono un terrorista. Un terrorista agisce in nome di una rivendicazione. Io non ne ho nessuna. Sono ben contento di distinguermi radicalmente da quella teppa che cerca un pretesto per il proprio odio.
Io odio l’odio, eppure lo provo. Conosco questo veleno che si inocula nel sangue con un morso e che infetta fino all’osso. Il gesto che mi accingo a compiere ne è la pura manifestazione. Se fosse terrorismo, inventerei per il mio odio un travestimento nazionalista, politico o religioso. Oso sostenere di essere un mostro onesto: non cerco di attribuire alla mia esecrazione una causa, uno scopo o un blasone di nobiltà. Attribuire a un dispositivo di distruzione un motivo, quale che sia, mi ripugna.
Amélie Nothomb, Il viaggio d’inverno

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L’odio deve rendere produttivi. Altrimenti è più intelligente amare.

k.kraus

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Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento.

Catullo

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Mi odino pure. Purchè mi temano.

Cicerone

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Poche persone riescono a essere felici senza odiare qualche altra persona, nazione o credo

B.Russel

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Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è dentro di noi

H.Hesse

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Principalmente io odio e detesto qull’animale che è chiamato uomo, anche se amo cordialmente John, Peter, Thomas e così via…

J.Swift

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QUELLA CHE NON FA NIENTE?

giugno 5th, 2013

LA DONNA

Volevo fare la scrittrice, ma poi mi è capitato di essere una moglie e solo quello. Sono “quella” che non lavora. << Tu non fai niente >> mi ripete lui, “quello” che lavora. Io mi cibo di parole. Capita che un libro ti parli perché ti ci ritrovi. Ti graffia. Ti da fastidio. Ti da un calcio in culo e sei obbligato a spostarti. Capita,invece, che ti renda semplicemente chiara una realtà. Te la fa salire alla coscienza senza occhiali. Leggere non è mai un atto passivo. Devo per forza metterci del mio. Sono io a dare corpo a mere parole messe in fila. Sono insospettabilmente libera. Se in quel momento ti si apre la pagina giusta ti ci infili dentro. Leggi, fai fatica, riprovi, leggi. La parola scritta ad un certo punto ti salva. “Quella che non fa niente” legge. “Quella che non fa niente” spezza la catena. Mi alzo e me ne vado.

VALENTINA SENATORE

 

Frasi Sull’Ombra

giugno 4th, 2013

 

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La tua storia, nel ricordo, è fatta di ombre, luci e colore. Ed ogni foto allontana l’oblio.
Fabrizio Guerra Fotografo

*

Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce.
Lev Tolstoj, Anna Karenina

*

Tutto ciò che siamo è il prodotto della nostra mente,
è basato su di essa e da essa è formato.
Se un uomo parla o agisce con mente serena,
gliene seguirà felicità,
come l’ombra che lo segue sempre.
Buddha, Dhammapada

*

Hai pronunciato le tue parole come se tu non riconoscessi l’esistenza delle ombre, e neppure del male. Non vorresti avere la bontà di riflettere sulla questione: che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male? E come apparirebbe la terra, se ne sparissero le ombre? Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose. Ecco l’ombra della mia spada. Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Vuoi forse scorticare tutto il globo terrestre, portandogli via tutti gli alberi e tutto quando c’è di vivo per il tuo capriccio di goderti la luce nuda? Sei sciocco.
Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita

*

Anche il sogno non è che un’ombra.
William Shakespeare, Amleto

*

“… per un attimo notai che tra padre e figlia circolava una corrente di affetto che andava oltre i gesti e le parole. Un legame di sguardi e di silenzi li univa tra le ombre di quella casa, alla fine di una strada isolata, dove si prendevano cura l’una dell’altro, lontani dal mondo.”
C.R. Zafòn, Marina

*

Bada di non perdere la sostanza quando cerchi di afferrare l’ombra.
Esopo, Favole

*

Che mai farebbe il tuo bene se non esistesse il male, e come apparirebbe la terra se vi scomparissero le ombre?”
Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita

*

Vivere senza di lui sarebbe stato, per sempre, la sua occupazione fondamentale, e da quel momento le cose avrebbero avuto ogni volta un’ombra, per lei, un’ombra in più, perfino nel buio, e forse soprattutto nel buio.
A. Baricco, Tre volte all’alba

*

E quando l’ombra dilegua e se ne va, la luce che si accende diventa ombra per altra luce, e così la vostra libertà, quando spezza le sue catene, diventa essa stessa catena di una grande libertà. <em>Kahlil Gibran

*

Non abbiate mai paura dell’ombra. E’ lì a significare che vicino, da qualche parte, c’è una luce che illumina.
Ruth E. Renkel

*

“Tutto è già qui
nell’ombra delle cose
l’amore che verrà
le partenze e poi le attese
tutto è già qui
anche se non si vede
tutto è già qui e non si lascia dire”
Gianmaria Testa

*

Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera.
Johann Wolfgang Goethe

*

I ricordi, queste ombre troppo lunghe del nostro breve corpo.
V. Cardarelli

*

Guarderò la tua ombra, se non vuoi che guardi te, gli disse, e lui rispose Voglio essere ovunque sia la mia ombra, se là saranno i tuoi occhi.
Josè Saramago

*

Mettere una persona davanti alla propria ombra equivale a mostrarle anche ciò che in essa è luce.
C. G. Jung

*

L’ombra è la sola conseguenza della luce; come un pittore dosa il suo tocco, così la luce si adagia lieve sulle cose che ama contemplare, l’ombra è il segno del suo passaggio.
Stephen Littleword

LETTERA AL VENTO

giugno 2nd, 2013

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“Sono sbarcata in quest’isola alla fine del pomeriggio. Dal ferry vedevo il porticciolo avvicinarsi, con la cittadina bianca appollaiata intorno al castello veneziano e pensavo: forse è qui. E mentre percorrevo le viuzze a scalinata che arrivano fino alla torre, col mio bagaglio che ogni giorno si fa più leggero, a ogni gradino ripetevo: forse è qui. Nella piazzetta sotto il castello, un terrazzato da cui si domina il porto, c’è un ristorante popolare, con vecchi tavolini di ferro lungo un muricciolo, due aiole con due olivi e gerani molto rossi in vasi rettangolari. Dei vecchi siedono sul muricciolo e parlano basso, bambini corrono intorno al busto marmoreo di un capitano baffuto che fu un eroe delle guerre balcaniche degli anni venti. Mi sono seduta a un tavolino, ho posato il mio bagaglio per terra e ho ordinato il piatto tipico dell’isola, coniglio con cipolle profumato di cannella. Si fanno vivi i primi turisti: comincia il giugno. Stava calando la notte, una notte trasparente che ha trasformato il cobalto del cielo in un violetto acceso, e poi il buio dove è rimasto l’indaco. Sul mare brillavano le luci dei villaggi di Paros, che sembrava a due passi. Ieri a Paros ho conosciuto un medico.
E’ un uomo del Sud, di Creta, penso, anche se non glielo ho chiesto. E un uomo basso e robusto, con delle venuzze sul naso.
Io guardavo l’orizzonte e lui mi ha domandato se stessi guardando l’orizzonte. Sto guardando l’orizzonte, gli ho risposto.
Lunica linea che frange l’orizzonte è l’arcobaleno, ha detto lui, l’inganno di una riflessione ottica, una pura illusione. E abbiamo parlato di illusioni, e non volendo ho parlato di te, ho fatto il tuo nome senza farlo, e lui mi ha detto di averti conosciuto perché aveva suturato le tue vene un giorno che ti tagliasti i polsi. Non lo sapevo, e ciò mi ha commosso, e ho pensato che in lui avrei trovato un poco di te, perché aveva conosciuto il tuo sangue. Così l’ho seguito nella sua pensione, si chiamava Thalassa, era infatti sul lungomare, ed era squallida, abitata da tedeschi di classe modesta che vengono a passare le ferie in Grecia e detestano i greci. Però lui non era come i tedeschi, era gentile, si è spogliato con pudore, e aveva un membro piccolo, un po’ ritorto, come certe statue di satiri delle terrecotte del museo di Atene. E non voleva tanto una donna ma soprattutto parole di conforto, perché era infelice, e io ho finto di dargliele, per umana pietà.
Ti ho cercato, amore mio, in ogni atomo di te che è disperso nell’universo. Ne ho raccolti quanti mi era possibile, nella terra, nell’aria, nel mare, negli sguardi e nei gesti degli uomini.
Ti ho cercato perfino nei kouroi, nella lontana montagna di una di queste isole, solo perché una volta mi dicesti che ti eri seduto sul grembo di un kouros. L’ascesa non è stata facile. La corriera mi ha lasciata a Sypouros, se così si chiama un villaggio sconosciuto anche alle mappe geografiche, e poi c’erano tre chilometri da fare a piedi, ho salito lentamente la strada sterrata a curve che più avanti scende verso una valle di olivi e cipressi.
C’era un vecchio pastore lungo la strada, e gli ho solo detto l’unica parola che importava: kouros. E nei suoi occhi è brillata una luce di complicità come se avesse capito, come se sapesse chi ero io e chi cercavo, che cercavo te, e senza dire una parola ha steso una mano indicandomi il cammino, e io ho raccolto il suo gesto che mi ha guidato e quella luce che è brillata un attimo nei suoi occhi e li ho messi in tasca, guarda, li ho qui, potrei disparli sul tavolino di questa terrazza dove sto cenando, sono altre duepietruzze di questo affresco in brìciole che sto disperatamente raccogliendo per ricostruirti, oltre all’odore dell’uomo con cui ho passato la notte, l’arcobaleno sull’orizzonte e questo mare celeste che mi angoscia. Ma soprattutto una finestra inferriata che ho trovato a Cantorini, sulla quale si inerpicava una vite, e da dove si vedeva il vasto mare e una piazzetta.
Il mare era infiniti chilometri, e la piazzetta pochi metri quadrati, e intanto mi ricordavo di poesie che parlano di mari e di piazze, un mare di tegole scintillanti che una volta vidi con te da un cimitero, e una piazzetta dove le persone che l’abitavano avevano visto il tuo volto, e così mentalmente io ti cercavo nello scintillio di quel mareperché tu l’avevi visto, e negli occhi del mereceiaio, del farmacista, del vecchietto che vendeva caffè ghiacciato in quella piazzetta, perché ti avevano visto. Anche
queste cose le ho messe in tasca, in questa tasca che è me stessa e i miei occhi. Un pope è uscito sul sagrato. Sudava nelle sue vesti nere e recitava una liturgia bizantina dove il kyrie aveva un colore di te.
C’è un battello all’orizzonte che lascia nell’azzurro una striscia di spuma bianca. Sarai tu anche quella? Forse. Potrei metterla nella mia tasca. Ma intanto una prematura turista straniera, prematura per la stagione, perché l’età è quasi venerabile, telefona dall’apparecchio aperto al vento e ai passanti, davanti al mare, e dice: Here thè spring is wonderful. I will remain very well. E questa è una frase tua, la riconosco anche se detta in un’altra lingua, ma in questo caso è solo l’approssimativa traduzione in inglese di ciò che tu hai già detto, lo sappiamo bene. La primavera è passata per noi, mio caro amico, mio caro amore. E l’autunno è già
arrivato, con il giallo attuale delle sue foglie. Anzi, è il pieno inverno in questa precoce estate rinfrescata dalla brezza che stasera soffia sulla terrazza affacciata sul porto di Nasso.
Finestre: ciò di cui abbiamo bisogno, mi disse una volta un vecchio saggio in un paese lontano, la vastità del reale è incomprensibile, per capirlo bisogna rinchiuderlo in un rettangolo, la geometria si oppone al caos, per questo gli uomini hanno inventato le finestre che sono geometriche, e ogni geometria presuppone gli angoli retti. Sarà che la nostra vita è subordinata anch’essa agli angoli retti? Sai, quei difficili itinerarì, fatti di segmenti, che tutti noi dobbiamo percorrere semplicemente per arrivare alla nostra fine, forse, ma se una donna come me ci pensa da una terrazza spalancata sul Mar Egeo, in una sera come questa, capisce che tutto ciò che pensiamo, che viviamo, che abbiamo vissuto, che immaginiamo, che desideriamo, non può essere governato dalle geometrie. E che le finestre sono solo una pavida forma di geometria degli uomini che temono lo sguardo circolare, dove tutto entra senza senso e senza rimedio, come quando Talete guardava le stelle, che non entrano nel riquadro della finestra.
Tutto ho raccolto di te: briciole, frammenti, polvere, tracce, supposizioni, accenti restati in voci altrui, qualche grano disabbia, una conchiglia, il tuo passato immaginato da me, il nostro supposto futuro, ciò che avrei voluto da te, ciò che mi avevi promesso, i miei sogni infantili, l’innamoramento che bambina sentii per mio padre, certe sciocche rime della mia giovinezza, un papavero sul ciglio di una strada polverosa. Anche quello ho messo in tasca, sai?, la corolla di un papavero come quei papaveri che andavo a cogliere sulle colline a maggio con la mia Volkswagen, mentre tu stavi in casa gravido dei tuoi progetti, attendendo alle complicate ricette che tua madre ti aveva lasciato in un librìccino nero scritto in francese, e io ti raccoglievo papaveri che tu non sapevi capire. Non so se tu hai messo il tuo seme dentro di me o viceversa. Ma no, nessun seme di noi è mai fiorito. Ciascuno è solo se stesso, senza la trasmissione di carne futura, e io soprattutto senza qualcuno che raccoglierà la mia angoscia. Tutte le ho girate queste isole, tutte cercandoti. E questa è l’ultima, come io sono ultima. Dopo di me, basta.
Chi ti potrebbe cercare ancora se non io?
Non si può tradire così, tagliando tifilo. Senza neppure che io sappia dove riposa il tuo corpo. Ti sei consegnato al tuo Minosse, che credevi di aver beffato ma che alla fine ti ha inghiottito.
E così ho decifrato epigrafi in tutti i possibili cimiteri, alla ricerca del tuo nome amato, dove almeno poterti piangere. Due volte mi hai tradito, e la seconda nascondendomi il tuo corpo. E ora sono qui, seduta a un tavolino di questa terrazza, guardando inutilmente il mare e mangiando coniglio insaporito di cannella.
Un vecchio greco indolente canta una canzone antica per accattonaggio. Ci sono gatti, bambini, due inglesi della mia età che parlano di Virginia Woolfe un faro in lontananza di cui non si sono accorti. Io ti feci uscire da un labirinto, e tu mi ci hai fatto entrare senza che per me uscita ci sia, neanche se fosse quella estrema. Perché la mia vita è passata, e tutto mi sfugge senza possibilità di un nesso che mi riconduca a me stessa o al cosmo.
Sono qui, la brezza mi accarezza i capelli e io brancolo nella notte, perché ho perso il mio filo, quello che avevo dato a te, Teseo. ” il tempo a nostra disposizione, purtroppo, sta finendo. Cloto e Lachesi hanno terminato il loro compito, e ora tocca a me. Lorsignori mi perdoneranno, ma in questo attimo, che io sto misurando su una clessidra diversa dalla Loro, è apparso per tutti Loro lo stesso anno, lo stesso mese, lo stesso giorno, la stessa ora di tagliare il filo. Ed è questo che, non senza dispiacere, mi credano, sono incaricata di fare. Adesso.
Ora. Subito.

ANTONIO TABUCCHI, SI STA FACENDO SEMPRE PIU’ TARDI

FRASI DI FRANCA RAME

maggio 29th, 2013

FRANCARAME

La mia considerazione, purtroppo non è positiva, anzi è totalmente negativa. Dopo tutte le battaglie che abbiamo fatto, avevamo raggiunto qualche risultato sulla parità tra i sessi. Ma ora tutto sembra essersi perso. Le donne sono le più penalizzate in ogni campo e tutto quello che abbiamo ottenuto con lacrime e sangue è sparito, sciolto nelle leggi di questa Italia
FRANCA RAME, intervista su Liberetà
***

C’è un momento della mia infanzia che spesso mi ritorna in mente. Sto giocando con delle compagne di scuola sul balcone e sento mio padre che parla con la mamma: “È ora che Franca incominci a recitare, ormai è grande”. Avevo tre anni.
FRANCA RAME
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Che se resti incinta, per esempio, perdi il posto di lavoro e le leggi lo permettono: la legge sul divieto delle dimissioni in bianco è stata cancellata. La crisi chiude le fabbriche e le prime licenziate sono le donne. Se vado a fare la spesa sono assalita dall’angoscia perché i supermercati sono pieni di donne anziane che guardano i prezzi e fanno i conti con i centesimi per poter fare la spesa. Questo governo mi aveva dato grandi speranze, ma ha penalizzato i pensionati e le fasce più deboli. Non so più che pensare
FRANCA RAME, intervista su Liberetà
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Oggi, alla mia età, posso dire che sto cercando di terminare le cose della mia vita lasciate in sospeso, come una biografia che sto scrivendo – diciamo – per non lasciare niente al vuoto. Ma quello che vorrei continuare a dire alle donne, anche dopo la mia morte, è di non perdere mai il rispetto di se stesse, di avere dignità. Sempre. Ripensando alla mia vita non ho mai permesso che mi si mancasse di rispetto
FRANCA RAME, intervista su Liberetà
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Il rispetto nasce da noi, ma deve anche esserci riconosciuto. Spesso penso alle persone che ho conosciuto nella mia vita e alle donne che ho incontrato in tanti anni. Credo che il momento sia molto brutto oggi, e non solo per noi donne. Noi donne anziane, però, abbiamo una missione: continuare a dialogare con le giovani per non lasciarle sole. Una speranza ancora c’è
FRANCA RAME, intervista su Liberetà
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Sono anni che porto in giro spettacoli sulla condizione della donna lo sfruttamento sessuale, i problemi con i figli, i tradimenti, la coppia chiusa, la coppia aperta… E in tutti questi anni il mio camerino è diventato come lo studio di un analista: uomini, donne, giovani mi confidano storie che non racconterebbero al confessore. Ebbene, con tutto questo dialogare, mi sono convinta che la causa di ogni pena amorosa, di legami che si sfaldano, è la mancanza di armonia tra i sessi.
FRANCA RAME
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Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…
Torno a casa… Torno a casa… Li denuncerò domani“
FRANCA RAME, LO STUPRO

SOLITUDINE

maggio 28th, 2013

Siamo tutti ricercatori di sorrisi in un vortice frenetico che non ci abbandona. Anime vaganti colte da un’inspiegabile fame compulsiva di tenerezza e di amore…  Forse si ha paura di ammalarsi di anoressia sentimentale,  l’unica in grado di farci morire un pò per volta, ogni giorno… tutti i giorni, di solitudine.  Sarebbe come rimanere eternamente sospesi in bilico, sull’orlo di un precipizio, senza nessuna mano a cui afferrarsi per potersi salvare: è questa,  la morte che fa più paura. ♥ℐℬ

- Imma Brigante -

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