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Svetlana Aleksievic’ * Preghiera per Cernobyl

ottobre 8th, 2015

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Monologo su un paesaggio lunare

“A un tratto ho cominciato ad avere dei dubbi. Cos’era meglio: ricordare o dimenticare? Ho sottoposto la questione ai miei conoscenti. Alcuni hanno dimenticato, altri non vogliono ricordare, perché tanto non possiamo nemmeno andarcene da qui…
Quel che mi ricordo… Nei giorni immediatamente successivi all’incidente delle biblioteche sono spariti i libri sulla radiazione, su Hiroshima e Nagazaki e perfino sui röntgen. Circolava la voce che fosse un ordine delle autorità, per evitare il panico. Comunque sia, sono mancate completamente sia le indicazioni mediche che l’informazione in generale. Chi poteva, acquistava delle pastiglie di ioduro di potassio (nelle farmacie della nostra città non erano in vendita, e per procurarsene ci volevano le conoscenze giuste). Capitava che qualcuno inghiottisse un pugno di queste pastiglie accompagnandole con un bicchiere di alcol puro. Accorreva l’ambulanza e lo rianimavano in extremis.
Poi si è individuato un segno indicatore, e tutti hanno cominciato a prestarci attenzione: finché in città o nel villaggio c’erano passeri e colombi, ci poteva vivere anche l’uomo. Ricordo la perplessità di un conducente di taxi: non riusciva a capire perché gli uccelli, come ciechi, si buttassero contro il suo parabrezza, ammazzandosi. Come impazziti… Era qualcosa che somigliava a un suicidio…
Un’altra cosa che ricordo è il mio viaggio di ritorno da quei luoghi. Un vero paesaggio lunare… da una parte e dall’altra della strada si stendevano fino all’orizzonte i campi coperti di dolomite bianca. Lo strato superficiale contaminato del suolo era stato asportato e interrato altrove, e al suo posto era stato sparso un uniforme strato di sabbia di dolomite. Non sembrava più la nostra terra… Questa visione mi ha tormentato per molto tempo e ho perfino tentato di trarne un racconto. Vi immaginavo ciò che sarebbe successo tra cent’anni: un uomo, o quel che è diventato, stando a quattro zampe avanza a grandi balzi slanciando all’indietro le lunghe gambe posteriori con le ginocchia voltate, è notte ma vede tutto distintamente col suo terzo occhio e il suo unico orecchio sulla nuca sente perfino l’andirivieni di una formica. Sono rimaste solo le formiche, tutti gli altri esseri che popolavano la terra e il cielo sono morti…
Ho mandato il racconto a una rivista. Mi hanno risposto che la mia non era un’opera letteraria, ma l’esposizione di un incubo notturno. Naturalmente è anche questione di scarso talento, ma secondo me c’è dell’altro. E ho cominciato a chiedermi come mai Cernobyl’ interessi così poco i nostri scrittori, i quali continuano a scrivere sulla guerra, i lager, ma di questo tacciono. Pensate che sia un caso? Se noi avessimo vinto Cernobyl’, se ne parlerebbe e scriverebbe di più. O se l’avessimo almeno compreso. E invece non sappiamo che senso trarre da tutto questo orrore. Non ne siamo capaci. Perché non è commisurabile né alla nostra esperienza di uomini né al nostro tempo umano.
E allora, cos’è meglio: ricordare o dimenticare?”

Evgenij Aleksandrovic’ Brovkin, docente dell’Università statale di Gomel

Svetlana Aleksievic’ *Preghiera per Cernobyl

***
Monologo su tutta una vita registrata sulla porta di casa

“Voglio rendere testimonianza…
È successo allora, dieci anni fa, e ogni giorno lo rinvio di nuovo. È sempre con me.
Vivevamo nella città di Pripjat’. Proprio in quella.
Non sono uno scrittore. Non sarei in grado di descriverlo. La mia ragione non arriva a comprenderlo. E neanche gli studi superiori aiutano. Stai vivendo… Da uomo qualsiasi. Piccolo. Come tutti gli altri, vai al lavoro e ritorni dal lavoro. Ricevi una retribuzione media. Una volta l’anno vai in ferie. Un uomo normale! E di punto in bianco, un giorno ti trasformi in un uomo di Cernobyl’. In un fenomeno da baraccone! In qualcosa che incuriosisce tutti e che nessuno sa cosa sia. Tu vorresti essere come tutti, ma non puoi. Non ti è più possibile. Ti guardano con occhi diversi. Ti fanno delle domande: hai avuto paura laggiù? Hai visto bruciare la centrale? Com’era? Cos’hai visto? E, in generale, puoi avere dei figli? Tua moglie non t’ha lasciato? All’inizio siamo diventati dei fenomeni ambulanti… Tuttora la parola “cernobyliano” è come un segnale acustico… Si voltano tutti a guardarti… Viene da laggiù!
I primi giorni, era questa la sensazione… Di aver perduto non soltanto la città, ma tutta la nostra vita…
Abbiamo lasciato la nostra casa il terzo giorno… Il reattore stava bruciando… Mi sono rimaste impresse le parole di un nostro conoscente: “C’è odore di reattore”. Un odore indescrivibile. Ma ne hanno già parlato anche i giornali. Hanno voluto fare di Cernobyl’ una fabbrica degli orrori, anche se poi quello che è venuto fuori è un cartone animato. Io racconterò solo quel che ho vissuto di persona… La mia verità…
È andata in questo modo… L’avevano annunciato per radio: proibito portare via i gatti! Subito la gatta nella valigia! Ma non ci voleva stare, si divincolava. Ha graffiato tutti! Proibito portare con sé le proprie cose. E io non mi sarei portato via niente comunque. Tranne una cosa, una cosa sola! Dovevo togliere la porta d’ingresso dell’appartamento e portarla via, non potevo in nessun caso lasciarla lì… E avrei sbarrato l’ingresso con assi e chiodi…
La nostra porta… Il nostro talismano! La reliquia della famiglia. Quand’era morto, mio padre era stato messo disteso su questa porta. Non so in base a quale usanza, e se sia diffusa e dove, ma da noi, mi ha detto mia madre, si usava mettere il defunto sulla porta di casa. Avrebbe aspettato lì l’arrivo della bara. Ho vegliato tutta la notte mio padre disteso su quel catafalco… E la casa è rimasta aperta… Tutta la notte. Sulla porta ci sono delle tacche fin quasi al bordo superiore… Di quanto crescevo… E c’è anche indicato: classe prima, seconda. Settima. Inizio del servizio militare. E accanto, la crescita di mio figlio… Di mia figlia… Su questa porta è registrata tutta la nostra vita. Come potevo lasciarla?
Ho chiesto a un vicino che aveva la macchina: “Dammi una mano!”. Mi ha fatto capire gesticolando che dovevo avere qualche rotella fuori posto. Ma l’ho recuperata lo stesso… Due anni dopo… La porta… Di notte… In motocicletta… Attraverso la foresta… Il nostro appartamento era ormai stato depredato. Ripulito. Avevo alle calcagna quelli della milizia: “Fermo o spariamo! Fermo o spariamo!” Sicuramente mi avevano preso per un saccheggiatore. Non ci avrebbero mai creduto che stavo rubando la porta di casa mia…
…Ho fatto ricoverare in ospedale mia moglie e mia figlia. Avevano delle macchie nere diffuse su tutto il corpo. Che apparivano e scomparivano. Grandi come monete da cinque copechi… Indolori… Hanno fatto tutti gli esami. Ho chiesto: “E i risultati?”. “Non sono per lei.” “E per chi sono, allora?”.
A quel tempo, tutti non facevano altro che ripetere: moriremo moriremo… E dicevano che per l’anno 2000 sarebbero scomparsi tutti i bielorussi. Mia figlia aveva sei anni. La metto a letto e lei mi sussurra all’orecchio: Papà. Voglio vivere, sono ancora piccola”” E io che pensavo non potesse capire…
Riesce a immaginarsele sette bambine piccole completamente calve, tutte in una volta? Nella stanza erano in sette… No, ne ho abbastanza! Ho finito! Quando racconto di questo ho come la sensazione, è il cuore a suggerirmelo, di commettere un tradimento. Perché devo descriverla come un’estranea… Le sue sofferenze… Mia moglie rientra dall’ospedale… Non ce la fa più a resistere: “sarebbe meglio se morisse, invece di soffrire a quel modo! O che muoia io piuttosto, per non doverla più vedere!”. No, basta! Ho finito! Non posso. No!
L’abbiamo posata sulla porta… Su quella porta dove a suo tempo era stato disteso mio padre. Finché non hanno portato la piccola bara… Era piccola, come la scatola di una bambola, di quelle grandi.
Voglio rendere testimonianza che mia figlia è morta a causa di Cernobyl’. E si pretenderebbe da noi che dimenticassimo…”

Nikolaj Fomic Kalugin, un padre

Svetlana Aleksievic’ *Preghiera per Cernobyl

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Monologo su un mostricino che verrà comunque amato

“Recentemente mia figlia se ne è venuta fuori con queste parole: “Mamma, se metterò al mondo un piccolo mostro gli vorrò bene lo stesso”. Ma si rende conto? Sta finendo le medie e ha già di questi pensieri in testa. Le sue amiche… Pensano tutte a questo… A una copia di nostri conoscenti è nato un bambino… Un bambino talmente desiderato, il primo figlio. Di una copia giovane e bella. Ma è nato con una bocca che gli arriva fino alle orecchie, che però non ci sono… Io non vado più a trovarli con la frequenza di un tempo, ci vado anzi il meno possibile, è più forte di me, invece mia figlia, appena può, ci fa un salto. C’è qualcosa che la spinge da loro, quasi volesse vedere com’è veramente, come si fa ad abituarsi a una cosa del genere…
Ci hanno proposto di andar via, ma io e mio marito abbiamo riflettuto e deciso di rimanere. temiamo l’ignoto. Qui siamo tutti “cernobyliani”. Non ci facciamo paura l’un l’altro, se qualcuno ci offre una mela o un cetriolo del suo orto o frutteto, lo prendiamo e lo mangiamo, non lo nascondiamo timorosi in tasca o nella borsetta per gettarlo via appena voltato l’angolo. Noi condividiamo una stessa memoria… Uno stesso destino. Al contrario, in qualsiasi altro posto si vada, siamo degli estranei. Dei lebbrosi. Tutti hanno fatto l’abitudine a espressioni come “quelli di Cernobyl’”, “i bambini di Cernobyl’”, “gli evacuati di Cernobyl’”… Ma in realtà di noi non sapete niente. Perché ci temete… Probabilmente, se a suo tempo non ci avessero lasciati uscire di qui, se avessero circondato la zona con dei cordoni di polizia invalicabili, molti di voi sarebbero stati più tranquilli. (Si ferma.) Non cerchi di dimostrarmi il contrario. Di convincermi che ho torto. L’ho vissuto sulla mia pelle… Nei primi giorni… Ho preso mia figlia e mi sono precipitata da mia sorella, a Minsk… Mia sorella, dico mia sorella, non ci ha neanche lasciati entrare in casa perché aveva un bambino piccolo che ancora allattava. Si rende conto? E abbiamo dovuto trascorrere la notte alla stazione. I folli propositi che non mi sono passati per la testa, allora! Dove potevamo scappare? Forse era meglio farla finita, per non dover più soffrire… Erano i primi giorni… Tutti quanti ci immaginavamo delle malattie spaventose. Inconcepibili… E io sono medico. Figuriamoci cosa potevano pensare gli altri!… Guardo i nostri figli. Dovunque vadano, si sentono estranei anche in mezzo ai propri coetanei… In un campo estivo di pionieri, dove mia figlia un anno ha trascorso le vacanze, avevano paura anche solo a toccarla: “Un riccio di Cernobyl’. Una lucciola. Brilla al buio”. La sera la chiamavano in cortile per vedere se era vero.
Si dice: la guerra… La generazione della guerra… Fanno dei confronti… La generazione della guerra? Ma è stata fortunata! Hanno avuto la vittoria. Hanno vinto! Questo ha dato loro una potente energia vitale, o, per usare termini più attuali, un fortissimo orientamento verso la sopravvivenza. Non avevano paura di niente. Volevano vivere, studiare, mettere al mondo dei figli. Noi invece? Noi abbiamo paura di tutto… Paura per i nostri figli… Per i nipoti, che ancora non ci sono… Ancora non ci sono e noi già temiamo per loro… La gente sorride meno. Alle feste non si canta più come un tempo. Non solo cambia il paesaggio, perché foreste e boschi tornano a crescere dove c’erano i campi, ma anche il carattere nazionale. la depressione regna incontrastata. E ci sentiamo condannati senza scampo. Cernobyl è una metafora. Un simbolo. Ed è anche la nostra vita quotidiana, il nostro modo di pensare.
Qualche volta mi viene quasi da credere che sarebbe meglio se non scrivessero più di noi. la gente ci temerebbe meno. Del resto, chi va a parlare di tumori in casa di un ammalato di cancro? Allo stesso modo, non è il caso di parlare della scadenza di una pena nella cela di un condannato all’ergastolo…”.

Nadezda Afanas’evna Burakova, abitante della cittadina di Chojniki

Svetlana Aleksievic’ *Preghiera per Cernobyl

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INVECE DI EVITARE IL DOLORE ENTRACI DENTRO

luglio 30th, 2015

DOLORE

E ricorda: se una cosa fa male,
vuol dire che qualcosa dentro di te è stato represso. Quindi, invece di evitare il dolore, entraci dentro. Lascia che faccia terribilmente male. Lascia che faccia male completamente, così la ferita è totalmente esposta. Quando è del tutto esposta , la ferita comincia a guarire. Se eviti questi spazi un cui senti dolore, rimarranno dentro di te e ti ci imbatterai di continuo.

(Osho)

Propositi…

luglio 14th, 2015

Spero che in questo nuovo anno voi facciate errori.Perché se state facendo errori, allora state facendo cose nuove, provando cose nuove, imparando, vivendo, spingendo voi stessi, cambiando voi stessi, cambiando il mondo. State facendo cose che non avete mai fatto prima e, ancora più importante, state Facendo Qualcosa.Questo è il mio augurio per voi e per tutti noi ed il mio augurio per me stesso. Fate Nuovi Errori. Fate gloriosi, stupefacenti errori. Fate errori che nessuno ha fatto prima. Non congelatevi, non fermatevi, non preoccupatevi che non sia “abbastanza buono” o che non sia perfetto, qualunque cosa sia: arte o amore o lavoro o famiglia o vita.Qualunque cosa abbiate paura di farla, Fatela.Fate i vostri errori, il prossimo anno e per sempre.
[Neil Gaiman]

 

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FRASI SULLE BORSE

giugno 8th, 2015

Anna Pianura, ph.

Ci sono bellissime storie d’amore nel fondo delle borse, tra i pacchetti di sigarette e le chiavi; per questo a volte si fa fatica a trovarle, semplicemente perché tentano di nascondersi per poter rimanere lì.

Fabio Volo
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La borsa di una donna è la sua segreta fonte di potere. Là dentro ci sono tanti segreti oscuri e pericolosi di cui noi poveri maschietti non dovremo sapere nulla.
Dal film Come farsi lasciare in 10 giorni
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É lei il personaggio di questa storia che così inizia. Ha riposto il libro nella sua borsa grande e morbida.
All’interno si devono trovare altri oggetti, ma quando la mette a tracolla sono solo gli angoli del libro a deformarla.
Gianfranco Brevetto, Ghost track

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La borsa altrui non fa fondo

Detto popolare
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Mostra la borsa e ti sarà rubata
detto popolare
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I ladri ti chiedono la borsa o la vita, mentre le donne le esigono entrambe

Ralph Samuel Butler
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Se uno mi ruba la borsa, ruba dei soldi;
è qualcosa e non è nulla;
erano miei, ora son suoi,
come già furono di mille altri.
Ma chi mi truffa il buon nome,
o la mia dignità,
mi porta via qualcosa che
non arricchisce lui e fa di me un miserabile.

William Shakespeare – tratto da otello
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Le scarpe sono come gli amanti (scelti d’impulso). Le borse sono simili ai mariti: prima di sposarne uno ci si pensa un po’.
Paola Jacobbi
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Indossa abiti che abbiano un prezzo adeguato alla tua borsa,
ma non stravaganti; abiti ricchi ma di sobria eleganza.
perchè molto spesso il vestito rivela l’uomo.
William Shakespeare
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Non c’era la chiave della bomba atomica! La portavo perché sempre io ho fatto così, quando viaggio porto la mia borsa…e dentro cosa c’è? C’è il rasoio, c’è il breviario, c’è l’agenda, c’è un libro da leggere, ne ho portato uno di Santa Teresina e io sono devoto. Io sempre sono andato con la borsa nel viaggio,è normale, ma dobbiamo essere normali. E’ un po’ strano per me quello che tu mi dici, che la foto ha fatto il giro del mondo. Mah, dobbiamo abituarci ad essere normali, alla normalità della vita.

Papa Francesco
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Io vado dentro a prendere la mia borsa… Anche la mia ragazza, forse!

American Pie
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La borsa di ogni donna è l’ufficio oggetti smarriti e ritrovati allo stesso tempo
Anita Daniel
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Le palle per gli uomini sono come le borse per le donne: è solo una borsa ma ci sentiremmo nude senza
Sex and the City
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Monroe: Supponi di essere nel tuo ufficio, ti sei battuto a duello tutto il giorno, sei esausto. [Con le mani sulle tempia] Questo sei tu. Entra la ragazza. Non ti vede. Si toglie i guanti, apre la borsa, la vuota sul tavolo. Tu la osservi. [Con le mani sulla faccia] Questo sei tu. Lei ha due centesimi, dei fiammiferi e un nichelino. Lascia il nichelino sul tavolo, poi rimette i due centesimi nella borsa. Prende i guanti, va alla stufa, la apre, li mette dentro e accende un fiammifero. Ad un tratto squilla il telefono. [Con un soffio spegne il fiammifero] Lei alza il ricevitore, ascolta e dice: “non ho mai avuto un paio di guanti neri in vita mia”, riattacca. Si inginocchia vicino alla stufa, accende un altro fiammifero. Improvvisamente ti accorgi che c’è un altro uomo nella stanza che osserva ogni movimento della ragazza. [In sottofondo: che succede poi?] Non lo so. Stavo solo facendo del cinema.
film Gli ultimi fuochi di Monroe
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Siamo disposti a spendere di più per una borsa che per una vacanza o una automobile – e vogliamo che il resto del mondo lo sappia.
Caroline Cox
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Anna Karenina, prima di buttarsi sotto il treno lancia sui binari la sua borsetta di velluto rosso. Una donna stanca della sua borsa è stanca della sua vita.
A Johnson

FRASI SUL BENE

giugno 7th, 2015

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E’ necessario che l’uomo si avvicini sempre più al bene
e si adoperi per preservare la propria mente dalla malvagità.
La mente di colui che compie buone azioni di malavoglia,
infatti, si diletta nel male

Buddha
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E’ preferibile non fare un’azione che non va fatta,
perché dopo ci si pente.
Ciò che va fatto e meglio farlo bene,
perché non ci si pente

Buddha
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Tutto ciò che merita di essere fatto, merita di essere fatto bene.

Philip Dormer Chesterfield
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Passiamo più tempo a parlare male dei nemici che a dir bene degli amici

Marcel Lenoir
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Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio.
Alessandro Manzoni
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A ragione definirono il bene: ciò a cui ogni cosa tende.

Aristotele
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L’uomo possiede la capacità di distinguere tra bene e male
e la facoltà di non tenerne conto.

Morandotti
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Augura bene al tuo vicino, ché qualche cosa te ne viene.

G. Verga
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Su dieci persone che parlano di noi, nove ne dicono male,
e spesso la sola persona che ne dice bene lo dice male

Antoine de Rivarol
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Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
Voltaire
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Volete nuocere a qualcuno?
Non ditene male, ditene troppo bene

André Siegfried
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C’è un solo bene: il sapere. E un solo male: l’ignoranza.
Socrate
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Nessuno, vedendo il male, lo preferisce, ma ne rimane ingannato, parendogli un bene rispetto al male peggiore.
Epicuro
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Nulla può far danno a un uomo buono, né in vita né dopo la morte.
Socrate
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Tu non devi cercare che le cose vadano a modo tuo,
ma volere che esse vadano proprio così come stanno andando;
allora tutto andrà bene

Epitteto
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Nulla è bene o male, se non si pensa di fare bene o male

W. Sheakespare
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Chi vuol fare il bene picchia al cancello;
chi ama trova aperto il cancello

Rabindranath Tagore
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Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene.

Diderot
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Il male viene fatto senza sforzo, naturalmente, è l’opera del fato. Il bene è sempre il prodotto di un’arte.
Charles Baudelaire
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Non esiste bene e male… esiste solo il potere e chi è troppo debole per usarlo!
JK Rowling
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E’ il ben pensare che conduce al ben dire.
Francesco De Sanctis

FRASI SULLA COERENZA

giugno 5th, 2015

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Quale è il primo dovere dell’uomo? La risposta è breve: essere se stesso.
Henrik Johan Ibsen
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I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza, di altruismo.
Sandro Pertini
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COERENZA è comportarsi come si è e non come si è deciso di essere
Sandro Pertini
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Non c’è un minimo di coerenza nelle persone. Spesso dicono una cosa e ne fanno un’altra. Si presentano in un modo ma poi scoprono il resto che non ti aspettavi. Hanno una buona capacità di descriversi, peccato manchi poi la capacità di dimostrarsi tali. Hanno voce per accusarti e difendersi, ma la voce della coscienza non la sentono mai.
Silvia Nelli
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La coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione.
Oscar Wilde
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La coerenza è il fondamento della virtù.
Francis Bacon
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La coerenza è la virtù degli imbecilli.
Giuseppe Prezzolini
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La coerenza è mutilazione
Clarice Lispector
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A volte mi stupisco
dell’immensa costanza che ho
nell’essere incoerente.
Anton Vanligt
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Negli uomini, non esiste veramente che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni.
Giudo Morselli

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La fedeltà è per la vita sentimentale ciò che è la coerenza per la vita dello spirito: una confessione pura e semplice di fallimenti.
Oscar Wilde
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Io non ho nessuna coerenza, fuorché in politica; ed essa è probabilmente il frutto della mia indifferenza pressoché completa in materia.
George Byron
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Essere coerente è il dovere più grande di un filosofo; eppure è quello che viene soddisfatto più di rado.
Emmanuel Kant
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La coerenza non può stabilire la verità, ma l’incoerenza e la contradditorietà stabiliscono la falsità
Karl Popper
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L’unico vero fallimento nella vita è non agire in coerenza con i propri valori.
Buddha
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Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto.
Mark Twain

FRASI SUL BENE-DIRE

giugno 4th, 2015

benedire

Sono benedetti coloro che non temono la solitudine.
Che non rifuggono la sua presenza, che non si affannano alla ricerca di un impegno, di uno svago, di qualcosa sul quale esprimere un giudizio.
Paulo Coelho – Il manoscritto ritrovato ad Accra
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Saper ascoltare, comprendere, condividere e benedire, è il requisito migliore per espandere la nostra coscienza fino sui piani sottili. Non devono rimanere parole vuote, ma propositi da mettere in pratica da subito se vogliamo migliorare.

Per comunicare con gli Angeli, che fanno parte del quinto regno, è necessario saper comunicare, amare e comprendere il quarto regno, quello degli esseri umani, ma anche quello degli animali, dei vegetali e dei minerali; giungere a capire che tutto è vita, che la Divinità si è divisa in tanti frammenti, scendendo ad abitare in tanti regni diversi, visibili o no…

La benedizione crea un’energia luminosa, materializza una forma pensiero piena di bellezza ed armonia che si dirige sulla persona a cui è diretta arricchendone l’aura.

Quando l’aura è compatta, sfolgorante, tutto il nostro corpo è protetto, la nostra energia non viene dispersa, il nostro stato psichico e l’umore migliorano.

Chiunque può benedire un suo simile, un luogo, un oggetto; non c’è bisogno di rituali complessi o di frasi specifiche, basta un pensiero o una parola amorevole, una gratitudine intensa e un desiderio di bene.

L’acqua benedetta esaminata alla fotografia kirlian è completamente diversa da quella comune, assume una colorazione ed una vibrazione particolare che la rende magnetica e, come dice la stessa parola: bene-detta, cioè caricata di una “parola” portatrice di bene. 1

Inviare un pensiero di benedizione verso cose e persone è come inviare loro una sfera di luce, non abbiate dubbi, queste energie non si perdono mai per strada, raggiungono sempre il loro destinatario e lasciano su chi le ha inviate una traccia altrettanto luminosa…

Quando un essere umano, consacrato o no, invia una parola di benedizione, di solidarietà, di amorevole compassione, attira immediatamente l’attenzione dell’Angelo della Potenza.

Questi angeli sono quelli espressamente incaricati di raccogliere le preghiere, le invocazioni, le richieste formulate dagli uomini e di accompagnarle, caricandole con la “Potenza” di cui sono portatori, ovvero la loro stessa energia.

La benedizione dunque, eleva l’uomo di uno scalino e lo pone al fianco di un’entità celeste, a sua stessa insaputa.

Gli Angeli nel Nostro Futuro*Giuditta Dembech
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Al risveglio, benedite la vostra giornata, poiché essa trabocca già di una abbondanza di beni cui la vostra benedizione permetterà di manifestarsi. Poiché benedire significa riconoscere il bene infinito che è parte integrante della trama stessa dell’Universo, e che attende solo un segno da noi per manifestarsi.

Incrociando le persone per strada, sull’autobus, nel vostro posto di lavoro, benedite tutti.

La pace della vostra benedizione sarà la compagna del loro cammino, e li circonderà come una luce profumata. Benedite coloro che incontrate nella loro salute, nel loro lavoro, nella loro gioia, nella loro relazione con se stessi e con gli altri. Benediteli nella abbondanza e nelle loro finanze. Benediteli in tutti i modi che potete concepire, poiché tali benedizioni non solo seminano semi di guarigione, ma, un giorno, germoglieranno come altrettanti fiori di gioia negli spazi aridi della vostra vita.

Quando passeggiate, benedite il vostro villaggio o la vostra città, coloro che la governano e i suoi insegnanti, le sue infermiere e i suoi spazzini, i suoi preti e le sue prostitute. Nell’istante stesso in cui qualcuno esprime la pur minima aggressività, collera o mancanza di bontà nei vostri riguardi, rispondete con una benedizione silenziosa. Beneditelo totalmente, sinceramente, gioiosamente, poiché tali benedizioni sono come uno scudo che vi protegge dai misfatti dovuti all’ignoranza, e devia la freccia che vi è stata lanciata.

Benedire significa desiderare e volere incondizionatamente, totalmente e senza riserva alcuna il bene illimitato per gli altri e per gli avvenimenti della vita, attingendo alle fonti più profonde e più intime del nostro essere. Ciò significa onorare e considerare con meravigliato stupore ciò che è sempre un dono del Creatore, quali che siano le apparenze.

Benedire tutto e tutti, senza alcuna discriminazione, costituisce la forma ultima del dono, poiché coloro che benedite non sapranno mai da dove viene questo raggio di sole che improvvisamente attraversa le nubi del loro cielo, e voi sarete raramente testimoni di questa luce nella loro vita.

Quando, nella vostra giornata, qualche avvenimento inatteso sconvolge voi e i vostri piani, scoppiate in benedizioni, poiché la vita sta per insegnarvi qualcosa, anche se la sua coppa può sembrarvi amara. Poiché questo avvenimento che vi sembra così indesiderabile, di fatto lo avete suscitato voi, per apprendere una lezione che vi sfuggirà se voi esitate a benedirla. Le prove sono delle benedizioni nascoste, e coorti di angeli sono al loro seguito.

Benedire significa riconoscere una bellezza onnipresente e nascosta agli occhi fisici.

E’ attivare la legge universale della attrazione che, dal fondo dell’Universo, porterà nella vostra vita esattamente ciò di cui avete bisogno nel momento presente per crescere, progredire e riempire la coppa della vostra vita.

Quando passate davanti a una prigione, benedite i suoi abitanti nella loro innocenza e nella loro libertà, nella loro bontà e nella purezza della loro essenza e ancora nel loro perdono incondizionato. Poiché si può essere soltanto prigionieri della immagine che si ha di sé stessi, e un uomo libero può camminare senza catene nel cuore di una prigione, così come i cittadini di un paese libero possono essere prigionieri quando la paura si rannicchia nei loro pensieri.

Quando passate davanti a un ospedale, benedite i suoi pazienti nella pienezza della loro salute, poiché nella loro sofferenza e nella loro malattia, questa pienezza attende solo di essere scoperta. E quando vedete una persona in pianto o apparentemente spezzata dalla vita, beneditela nella sua vitalità e nella sua gioia: poiché i sensi ci presentano solo l’inverso dello splendore e della perfezione ultimi che solo l’occhio interiore sa percepire.

E’ impossibile benedire e giudicare allo stesso tempo. Dunque mantenete in voi questo desiderio di benedire come una incessante risonanza interiore e come una perpetua preghiera silenziosa, così voi sarete tra coloro che diffondono la pace,e un giorno, voi scoprirete dappertutto il volto stesso di Dio.

P.S. E, soprattutto, non dimenticate di benedire questa persona meravigliosa, totalmente bella nella sua vera natura e pienamente degna di amore che VOI siete!

La Gentile Arte del Benedire * Pierre Pradervand
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“Benedire il cibo significa caricarlo di energia spirituale, affinché possa rafforzarci e guarirci.”

Grazie al ricercatore giapponese Masaru Emoto è stato dimostrato che informazioni quali parole, pensieri e immagini possono essere trasmesse coscientemente all’acqua, che assorbe i messaggi sottili modificando radicalmente la propria struttura cristallina. Un effetto di questo fenomeno è la trasmissione di nuove informazioni luminose che esercitano un’azione positiva sul corpo, sullo spirito e sull’anima.

In base a quanto è stato dimostrato, pensieri, sensazioni e immagini provocano dunque delle alterazioni nell’acqua. I cristalli d’acqua più belli sono quelli prodotti dalla gratitudine e dall’amore. Al mondo non dovrebbe esserci alcunché di più importante dell’esprimere l’amore e la gratitudine che si provano.

Quasi tutti i cibi contengono acqua, la sostanza originaria della vita. Benedicendo e ringraziando il cibo possiamo modificarne la sostanza primigenia, il contenuto di luce e l’energia. Le zuppe sono particolarmente adatte alla benedizione della vita presente in ogni cosa.

“Se la mia anima viene nutrita, io sono sano. Benedicendo il cibo nutriamo l’anima.”

Prendendoci consapevolmente un paio di minuti per benedire il nostro cibo riusciamo ad assumere un atteggiamento di rispetto e amore. In questo modo manifestiamo la meritata riconoscenza alla natura e alle persone che qui e oggi ci hanno procurato questo cibo. Possiamo provare gratitudine per il fatto di non patire la fame e di attingere dall’abbondanza.

Il cibo può essere benedetto in diversi modi, per esempio, recitando una preghiera prima del pasto o esprimendo il nostro ringraziamento con un piccolo rituale da tavola, oppure benedicendo coscientemente quello che c’è nel nostro piatto.

Ecco un esempio di rituale di benedizione:

1. Siediti davanti al tuo piatto
2. Osserva il cibo e dedicagli qualche pensiero (da dove proviene, quando è stato raccolto, eventualmente che tipo di lavorazione ha subito ecc..)
3. Crea silenzio dentro di te e dirigi consapevolmente l’attenzione sul cibo che hai di fronte.
4. Strofina tra loro i palmi delle mani in modo che si scaldino e tu possa percepire meglio.
5. Tieni i palmi delle mani al di sopra del cibo.
6. Ora puoi chiedere agli angeli di benedire il tuo pasto.
7. Fa di te stesso uno strumento dell’amore e dell’energia creando il vuoto nella tua mente e lasciando fluire la luce dentro di te. Se all’inizio ti risulta un po difficile, dirigi consciamente i pensieri sull’energia sottile – il prana, il Chi – che ci circonda costantemente e da cui ogni nostra cellula è pervasa.
8. Lascia che l’energia fluisca nel cibo attraverso tue mani.
9. Poco dopo riuscirai a percepire un lieve flusso energetico nei palmi delle mani: si manifesta sotto forma di calore, formicolio, corrente, rotazione, flusso… e diventerà sempre più forte; può anche essere simile ad un alito di vento. Goditi le percezioni di questo flusso energetico, è un’esperienza meravigliosa. L’energia può essere percepita ogni volta in maniera un pò diversa, a seconda della carica di cui è dotata.
10. Magari riesci anche a percepire uno o più colori, oppure davanti al tuo occhio interiore si forma un’immagine, per esempio, energia spumeggiante, un fuoco che riscalda e avvampa o un simbolo come il fiore della vita ecc…
11. Ti accorgerai di quando il fuoco energetico sta per esaurirsi: la sensazione si attenuerà, le immagini si dissolveranno, le mani si raffreddano…
12. Ringrazia ancora una volta a livello interiore

Noterete che la pratica di questo rituale esercita su di voi un effetto molto positivo, in genere ci si sente più presenti, tranquilli, rilassati e in pace, il che consente di assumere gli alimenti con maggiore coscienza.

Le Minestrine degli Angeli* Jeanne Ruland, Judith Schaffert
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Vigila sui tuoi pensieri perchè diventeranno le tue parole.
Vigila sulle tue parole perchè diventeranno le tue azioni.
Vigila sulle tue azioni perchè diventeranno le tue abitudini.
Vigila sulle tue abitudini perchè diventeranno il tuo carattere.
Vigila sul tuo carattere perchè influenzerà il tuo destino!
Swami Sivananda

FRASI SUL BULLISMO

maggio 29th, 2015

bullo

Il bullismo spezza i rami più belli che un ragazzo o una ragazza possiede. Poi il tempo passa e nasce un fiore nuovo. Chi non si arrende vince sempre il futuro che aspetta non lo si può deludere.
Ines Sansone
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Ci vuole un bullo per riconoscerne un altro.
Emily Fields
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Bullismo fa rima con teppismo.
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Bullismo: l’ignoranza di credersi forti.
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E` FACILE PRENDERSELA CON I PIU` DEBOLI..
..E SE DOMANI IL PIU` DEBOLE FOSSI TU?
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Bullo di sapone.
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Se sei Bullo non sei bello.
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Bulli attenti o perderete i denti.
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Ogni Bullismo è un inestetismo
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Bullo non è bello perchè senza cervello
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Bullo sono guai se tu non cambierai
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Bullo come Goliath. David ti sconfiggerà.
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Il Bullo è vile e ben poco vale.
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I bulli sono molto abili a manipolare la situazione ed a far credere che l’episodio sia stato solo un gioco. Il bullismo però non è un gioco, bensì un comportamento capace di lasciare profonde ferite in chi lo subisce.

Alessia Filippi, Il bullismo scolastico
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Le manifestazioni di bullismo rappresentano solo l’aspetto, per così dire emergente, di una più ampia e complessa situazione di malessere evolutivo. L’essere bullo o vittima costituisce in altre parole l’espressione comportamentale di una crisi più profonda, meno acclarata ed in gran parte sommersa, ma non per questo meno sofferta, legata alla difficoltà di crescere armonicamente come individuo fra gli altri.

Alessia Filippi, Il bullismo scolastico
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Solo con gli amici della banda oggi molti dei nostri ragazzi hanno l’impressione di poter dire davvero “noi”, e di riconfermarlo in quelle pratiche di bullismo che sempre più caratterizzano i loro comportamenti a scuola. Lo sfondo è quello della violenza sui più deboli e la pratica della sessualità precoce ed esibita sui telefonini e su internet dove, compiaciuti, fanno circolare le immagini delle loro imprese.
Umberto Galimberti, L’ospite inquietante
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A tutti coloro che oggi imputano la formazione di bande al solo fenomeno delle banlieues, io dico: certo, avete ragione, la disoccupazione, certo, l’emarginazione, certo, i raggruppamenti etnici, certo, la dittatura delle marche, certo, la famiglia monoparentale, certo, lo sviluppo di un’economia parallela e di traffici di ogni genere, certo, certo… Ma guardiamoci bene dal sottovalutare l’unica cosa sulla quale possiamo agire personalmente e che risale alla notte dei tempi pedagogici: la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono.

Daniel Pennac, Diario di scuola, 2007
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Sì, ci sono bulli dappertutto e i peggiori sono quelli che si approfittano di te senza che tu ti renda conto che l’hanno fatto.
Desperate housewife
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Quando si tratta di realizzare il potenziale delle tecnologie digitali e il modo in cui i nativi digitali le utilizzano, la minaccia in assoluto più grande a cui generalmente ci si trova di fronte è la paura. I genitori, gli educatori e gli psicologi hanno tutti motivi legittimi per preoccuparsi riguardo all’ambiente digitale in cui i giovani trascorrono così tanto tempo. Idem per le grandi aziende, che vedono i loro introiti a rischio, settore dopo settore — intrattenimento, telefonia, giornali ecc. I legislatori, in risposta a questa sensazione di crisi, temono di pagare un prezzo altissimo se, per riparare a queste ingiustizie, la strategia di comportarsi nel modo tradizionale dovesse rivelarsi un fallimento.

I media incentivano questa paura. I nuovi palinsesti sono pieni di storie spaventose di cyberbullismo, predatori via internet, dipendenza dal web e pornografia online. Per forza i genitori si preoccupano. Si preoccupano di più perché i loro figli digitalmente connessi sono maggiormente a rischio di rapimento quando trascorrono ore e ore in un ambiente digitale privo di regole, in cui poche cose sono esattamente come sembrano di primo acchito. Si preoccupano anche degli episodi di bullismo in cui i loro figli potrebbero incappare su internet, della mania dei videogiochi violenti, dell’accesso a immagini pornografiche e inappropriate.

I genitori non sono i soli impensieriti per l’impatto di Internet sui giovani. Gli insegnanti si preoccupano di non essere al passo con i nativi digitali ai quali insegnano: temono che le nozioni impartite loro siano diventate via via superate e obsolete, e che la pedagogia del nostro sistema educativo non possa stare dietro ai mutamenti del paesaggio digitale. I bibliotecari stanno ridefinendo il proprio ruolo, sostituendo coloro i quali ordinavano i libri in anacronistici cataloghi cartacei e cataste con quelli che fungono da guide in un ambiente di informazioni sempre più variegato. I grandi nomi dell’industria dell’intrattenimento sono preoccupati di perdere i loro profitti a vantaggio della pirateria, mentre i giornali temono che i loro lettori vadano a cercarsi le notizie su Drudge, i blog, Google o peggio ancora.

In quanto genitori di nativi digitali, entrambi prendiamo sul serio sia le sfide sia le opportunità scaturite dalla cultura digitale. Condividiamo le ansie di molti genitori sulle minacce alla privacy dei nostri figli, alla loro sicurezza e al loro apprendimento. Ci preoccupiamo del sovraccarico di informazioni e dell’impatto di immagini e videogiochi violenti. Ma con l’insorgere della cultura della paura riguardo all’ambiente virtuale, bisogna porre le reali minacce a confronto con le reali opportunità messe a disposizione per i nostri figli e le generazioni future. Intravediamo grandi speranze nella maniera in cui i nativi digitali interagiscono con le informazioni digitali, si esprimono negli spazi sociali, creano nuove forme d’arte, immaginano nuovi modelli di business e iniziano nuove opere di attivismo.
John Palfrey , Nati con la rete
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Ascoltare, parlarne, condividere le esperienze significa molto ai fini della costruzione di una grande Rete che veda coinvolti tutti indistintamente: forze dell’ordine, medici, operatori sanitari, educatori, insegnanti, operatori di sportelli antiviolenza, vittime e, perché no, anche carnefici che magari sono stati a loro volta vittime e possono sentirsi tentati di infliggere ad altri quello che loro stessi hanno subito.

Sensibilizzare in primis gli abusanti significa metterli di fronte alle loro responsabilità senza pretese accusatorie, ma con il fine principale di aiutarli a riconoscere il dolore che provocano agli altri e molto spesso anche a se stessi. Non ha senso intentare crociate contro chi sbaglia; chi sbaglia, laddove possibile, andrebbe aiutato a non persistere nei propri errori.

Infatti, attraverso la comunicazione e il confronto si possono raggiungere a volte obiettivi impensabili, atti a evitare il ricorso a strumenti punitivi che potrebbero condurre a inutili stigmatizzazioni che favorirebbero la recidiva.

Ciò non significa certamente che tutto sia risolvibile con la comunicazione, ma favorire incontri costruttivi e anonimi tra abusanti e abusati può sicuramente contribuire a esorcizzare la paura di un fenomeno criminoso dalle conseguenze molto gravi e dai costi sociali elevatissimi.

Ritengo di estrema importanza anche il coinvolgimento dei più giovani, di entrambi i sessi. La vera prevenzione parte da loro. In fondo il fenomeno del bullismo, maschile e femminile, che ha luogo fin dai primi anni di scuola, altro non è che una forma di manipolazione psicologica condotta su terzi allo scopo di vessarli.
Cinzia Mammoliti , I serial Killer dell’anima.
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Non è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo
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È facile fare il bullo, quelli veramente forti aiutano gli altri
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Intervieni, non essere spettatore del bullismo.
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BUONANOTTE

aprile 18th, 2015

NOTTE_SOGNO

Non addormentarti mai senza un sogno e non avegliarti senza uno scopo!
*Buonanotte*

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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni