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FRASI SULLE BORSE

giugno 8th, 2015

Anna Pianura, ph.

Ci sono bellissime storie d’amore nel fondo delle borse, tra i pacchetti di sigarette e le chiavi; per questo a volte si fa fatica a trovarle, semplicemente perché tentano di nascondersi per poter rimanere lì.

Fabio Volo
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La borsa di una donna è la sua segreta fonte di potere. Là dentro ci sono tanti segreti oscuri e pericolosi di cui noi poveri maschietti non dovremo sapere nulla.
Dal film Come farsi lasciare in 10 giorni
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É lei il personaggio di questa storia che così inizia. Ha riposto il libro nella sua borsa grande e morbida.
All’interno si devono trovare altri oggetti, ma quando la mette a tracolla sono solo gli angoli del libro a deformarla.
Gianfranco Brevetto, Ghost track

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La borsa altrui non fa fondo

Detto popolare
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Mostra la borsa e ti sarà rubata
detto popolare
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I ladri ti chiedono la borsa o la vita, mentre le donne le esigono entrambe

Ralph Samuel Butler
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Se uno mi ruba la borsa, ruba dei soldi;
è qualcosa e non è nulla;
erano miei, ora son suoi,
come già furono di mille altri.
Ma chi mi truffa il buon nome,
o la mia dignità,
mi porta via qualcosa che
non arricchisce lui e fa di me un miserabile.

William Shakespeare – tratto da otello
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Le scarpe sono come gli amanti (scelti d’impulso). Le borse sono simili ai mariti: prima di sposarne uno ci si pensa un po’.
Paola Jacobbi
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Indossa abiti che abbiano un prezzo adeguato alla tua borsa,
ma non stravaganti; abiti ricchi ma di sobria eleganza.
perchè molto spesso il vestito rivela l’uomo.
William Shakespeare
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Non c’era la chiave della bomba atomica! La portavo perché sempre io ho fatto così, quando viaggio porto la mia borsa…e dentro cosa c’è? C’è il rasoio, c’è il breviario, c’è l’agenda, c’è un libro da leggere, ne ho portato uno di Santa Teresina e io sono devoto. Io sempre sono andato con la borsa nel viaggio,è normale, ma dobbiamo essere normali. E’ un po’ strano per me quello che tu mi dici, che la foto ha fatto il giro del mondo. Mah, dobbiamo abituarci ad essere normali, alla normalità della vita.

Papa Francesco
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Io vado dentro a prendere la mia borsa… Anche la mia ragazza, forse!

American Pie
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La borsa di ogni donna è l’ufficio oggetti smarriti e ritrovati allo stesso tempo
Anita Daniel
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Le palle per gli uomini sono come le borse per le donne: è solo una borsa ma ci sentiremmo nude senza
Sex and the City
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Monroe: Supponi di essere nel tuo ufficio, ti sei battuto a duello tutto il giorno, sei esausto. [Con le mani sulle tempia] Questo sei tu. Entra la ragazza. Non ti vede. Si toglie i guanti, apre la borsa, la vuota sul tavolo. Tu la osservi. [Con le mani sulla faccia] Questo sei tu. Lei ha due centesimi, dei fiammiferi e un nichelino. Lascia il nichelino sul tavolo, poi rimette i due centesimi nella borsa. Prende i guanti, va alla stufa, la apre, li mette dentro e accende un fiammifero. Ad un tratto squilla il telefono. [Con un soffio spegne il fiammifero] Lei alza il ricevitore, ascolta e dice: “non ho mai avuto un paio di guanti neri in vita mia”, riattacca. Si inginocchia vicino alla stufa, accende un altro fiammifero. Improvvisamente ti accorgi che c’è un altro uomo nella stanza che osserva ogni movimento della ragazza. [In sottofondo: che succede poi?] Non lo so. Stavo solo facendo del cinema.
film Gli ultimi fuochi di Monroe
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Siamo disposti a spendere di più per una borsa che per una vacanza o una automobile – e vogliamo che il resto del mondo lo sappia.
Caroline Cox
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Anna Karenina, prima di buttarsi sotto il treno lancia sui binari la sua borsetta di velluto rosso. Una donna stanca della sua borsa è stanca della sua vita.
A Johnson

FRASI SUL BENE

giugno 7th, 2015

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E’ necessario che l’uomo si avvicini sempre più al bene
e si adoperi per preservare la propria mente dalla malvagità.
La mente di colui che compie buone azioni di malavoglia,
infatti, si diletta nel male

Buddha
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E’ preferibile non fare un’azione che non va fatta,
perché dopo ci si pente.
Ciò che va fatto e meglio farlo bene,
perché non ci si pente

Buddha
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Tutto ciò che merita di essere fatto, merita di essere fatto bene.

Philip Dormer Chesterfield
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Passiamo più tempo a parlare male dei nemici che a dir bene degli amici

Marcel Lenoir
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Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio.
Alessandro Manzoni
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A ragione definirono il bene: ciò a cui ogni cosa tende.

Aristotele
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L’uomo possiede la capacità di distinguere tra bene e male
e la facoltà di non tenerne conto.

Morandotti
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Augura bene al tuo vicino, ché qualche cosa te ne viene.

G. Verga
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Su dieci persone che parlano di noi, nove ne dicono male,
e spesso la sola persona che ne dice bene lo dice male

Antoine de Rivarol
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Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
Voltaire
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Volete nuocere a qualcuno?
Non ditene male, ditene troppo bene

André Siegfried
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C’è un solo bene: il sapere. E un solo male: l’ignoranza.
Socrate
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Nessuno, vedendo il male, lo preferisce, ma ne rimane ingannato, parendogli un bene rispetto al male peggiore.
Epicuro
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Nulla può far danno a un uomo buono, né in vita né dopo la morte.
Socrate
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Tu non devi cercare che le cose vadano a modo tuo,
ma volere che esse vadano proprio così come stanno andando;
allora tutto andrà bene

Epitteto
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Nulla è bene o male, se non si pensa di fare bene o male

W. Sheakespare
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Chi vuol fare il bene picchia al cancello;
chi ama trova aperto il cancello

Rabindranath Tagore
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Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene.

Diderot
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Il male viene fatto senza sforzo, naturalmente, è l’opera del fato. Il bene è sempre il prodotto di un’arte.
Charles Baudelaire
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Non esiste bene e male… esiste solo il potere e chi è troppo debole per usarlo!
JK Rowling
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E’ il ben pensare che conduce al ben dire.
Francesco De Sanctis

FRASI SULLA COERENZA

giugno 5th, 2015

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Quale è il primo dovere dell’uomo? La risposta è breve: essere se stesso.
Henrik Johan Ibsen
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I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza, di altruismo.
Sandro Pertini
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COERENZA è comportarsi come si è e non come si è deciso di essere
Sandro Pertini
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Non c’è un minimo di coerenza nelle persone. Spesso dicono una cosa e ne fanno un’altra. Si presentano in un modo ma poi scoprono il resto che non ti aspettavi. Hanno una buona capacità di descriversi, peccato manchi poi la capacità di dimostrarsi tali. Hanno voce per accusarti e difendersi, ma la voce della coscienza non la sentono mai.
Silvia Nelli
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La coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione.
Oscar Wilde
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La coerenza è il fondamento della virtù.
Francis Bacon
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La coerenza è la virtù degli imbecilli.
Giuseppe Prezzolini
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La coerenza è mutilazione
Clarice Lispector
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A volte mi stupisco
dell’immensa costanza che ho
nell’essere incoerente.
Anton Vanligt
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Negli uomini, non esiste veramente che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni.
Giudo Morselli

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La fedeltà è per la vita sentimentale ciò che è la coerenza per la vita dello spirito: una confessione pura e semplice di fallimenti.
Oscar Wilde
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Io non ho nessuna coerenza, fuorché in politica; ed essa è probabilmente il frutto della mia indifferenza pressoché completa in materia.
George Byron
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Essere coerente è il dovere più grande di un filosofo; eppure è quello che viene soddisfatto più di rado.
Emmanuel Kant
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La coerenza non può stabilire la verità, ma l’incoerenza e la contradditorietà stabiliscono la falsità
Karl Popper
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L’unico vero fallimento nella vita è non agire in coerenza con i propri valori.
Buddha
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Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto.
Mark Twain

FRASI SUL BENE-DIRE

giugno 4th, 2015

benedire

Sono benedetti coloro che non temono la solitudine.
Che non rifuggono la sua presenza, che non si affannano alla ricerca di un impegno, di uno svago, di qualcosa sul quale esprimere un giudizio.
Paulo Coelho – Il manoscritto ritrovato ad Accra
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Saper ascoltare, comprendere, condividere e benedire, è il requisito migliore per espandere la nostra coscienza fino sui piani sottili. Non devono rimanere parole vuote, ma propositi da mettere in pratica da subito se vogliamo migliorare.

Per comunicare con gli Angeli, che fanno parte del quinto regno, è necessario saper comunicare, amare e comprendere il quarto regno, quello degli esseri umani, ma anche quello degli animali, dei vegetali e dei minerali; giungere a capire che tutto è vita, che la Divinità si è divisa in tanti frammenti, scendendo ad abitare in tanti regni diversi, visibili o no…

La benedizione crea un’energia luminosa, materializza una forma pensiero piena di bellezza ed armonia che si dirige sulla persona a cui è diretta arricchendone l’aura.

Quando l’aura è compatta, sfolgorante, tutto il nostro corpo è protetto, la nostra energia non viene dispersa, il nostro stato psichico e l’umore migliorano.

Chiunque può benedire un suo simile, un luogo, un oggetto; non c’è bisogno di rituali complessi o di frasi specifiche, basta un pensiero o una parola amorevole, una gratitudine intensa e un desiderio di bene.

L’acqua benedetta esaminata alla fotografia kirlian è completamente diversa da quella comune, assume una colorazione ed una vibrazione particolare che la rende magnetica e, come dice la stessa parola: bene-detta, cioè caricata di una “parola” portatrice di bene. 1

Inviare un pensiero di benedizione verso cose e persone è come inviare loro una sfera di luce, non abbiate dubbi, queste energie non si perdono mai per strada, raggiungono sempre il loro destinatario e lasciano su chi le ha inviate una traccia altrettanto luminosa…

Quando un essere umano, consacrato o no, invia una parola di benedizione, di solidarietà, di amorevole compassione, attira immediatamente l’attenzione dell’Angelo della Potenza.

Questi angeli sono quelli espressamente incaricati di raccogliere le preghiere, le invocazioni, le richieste formulate dagli uomini e di accompagnarle, caricandole con la “Potenza” di cui sono portatori, ovvero la loro stessa energia.

La benedizione dunque, eleva l’uomo di uno scalino e lo pone al fianco di un’entità celeste, a sua stessa insaputa.

Gli Angeli nel Nostro Futuro*Giuditta Dembech
***

Al risveglio, benedite la vostra giornata, poiché essa trabocca già di una abbondanza di beni cui la vostra benedizione permetterà di manifestarsi. Poiché benedire significa riconoscere il bene infinito che è parte integrante della trama stessa dell’Universo, e che attende solo un segno da noi per manifestarsi.

Incrociando le persone per strada, sull’autobus, nel vostro posto di lavoro, benedite tutti.

La pace della vostra benedizione sarà la compagna del loro cammino, e li circonderà come una luce profumata. Benedite coloro che incontrate nella loro salute, nel loro lavoro, nella loro gioia, nella loro relazione con se stessi e con gli altri. Benediteli nella abbondanza e nelle loro finanze. Benediteli in tutti i modi che potete concepire, poiché tali benedizioni non solo seminano semi di guarigione, ma, un giorno, germoglieranno come altrettanti fiori di gioia negli spazi aridi della vostra vita.

Quando passeggiate, benedite il vostro villaggio o la vostra città, coloro che la governano e i suoi insegnanti, le sue infermiere e i suoi spazzini, i suoi preti e le sue prostitute. Nell’istante stesso in cui qualcuno esprime la pur minima aggressività, collera o mancanza di bontà nei vostri riguardi, rispondete con una benedizione silenziosa. Beneditelo totalmente, sinceramente, gioiosamente, poiché tali benedizioni sono come uno scudo che vi protegge dai misfatti dovuti all’ignoranza, e devia la freccia che vi è stata lanciata.

Benedire significa desiderare e volere incondizionatamente, totalmente e senza riserva alcuna il bene illimitato per gli altri e per gli avvenimenti della vita, attingendo alle fonti più profonde e più intime del nostro essere. Ciò significa onorare e considerare con meravigliato stupore ciò che è sempre un dono del Creatore, quali che siano le apparenze.

Benedire tutto e tutti, senza alcuna discriminazione, costituisce la forma ultima del dono, poiché coloro che benedite non sapranno mai da dove viene questo raggio di sole che improvvisamente attraversa le nubi del loro cielo, e voi sarete raramente testimoni di questa luce nella loro vita.

Quando, nella vostra giornata, qualche avvenimento inatteso sconvolge voi e i vostri piani, scoppiate in benedizioni, poiché la vita sta per insegnarvi qualcosa, anche se la sua coppa può sembrarvi amara. Poiché questo avvenimento che vi sembra così indesiderabile, di fatto lo avete suscitato voi, per apprendere una lezione che vi sfuggirà se voi esitate a benedirla. Le prove sono delle benedizioni nascoste, e coorti di angeli sono al loro seguito.

Benedire significa riconoscere una bellezza onnipresente e nascosta agli occhi fisici.

E’ attivare la legge universale della attrazione che, dal fondo dell’Universo, porterà nella vostra vita esattamente ciò di cui avete bisogno nel momento presente per crescere, progredire e riempire la coppa della vostra vita.

Quando passate davanti a una prigione, benedite i suoi abitanti nella loro innocenza e nella loro libertà, nella loro bontà e nella purezza della loro essenza e ancora nel loro perdono incondizionato. Poiché si può essere soltanto prigionieri della immagine che si ha di sé stessi, e un uomo libero può camminare senza catene nel cuore di una prigione, così come i cittadini di un paese libero possono essere prigionieri quando la paura si rannicchia nei loro pensieri.

Quando passate davanti a un ospedale, benedite i suoi pazienti nella pienezza della loro salute, poiché nella loro sofferenza e nella loro malattia, questa pienezza attende solo di essere scoperta. E quando vedete una persona in pianto o apparentemente spezzata dalla vita, beneditela nella sua vitalità e nella sua gioia: poiché i sensi ci presentano solo l’inverso dello splendore e della perfezione ultimi che solo l’occhio interiore sa percepire.

E’ impossibile benedire e giudicare allo stesso tempo. Dunque mantenete in voi questo desiderio di benedire come una incessante risonanza interiore e come una perpetua preghiera silenziosa, così voi sarete tra coloro che diffondono la pace,e un giorno, voi scoprirete dappertutto il volto stesso di Dio.

P.S. E, soprattutto, non dimenticate di benedire questa persona meravigliosa, totalmente bella nella sua vera natura e pienamente degna di amore che VOI siete!

La Gentile Arte del Benedire * Pierre Pradervand
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“Benedire il cibo significa caricarlo di energia spirituale, affinché possa rafforzarci e guarirci.”

Grazie al ricercatore giapponese Masaru Emoto è stato dimostrato che informazioni quali parole, pensieri e immagini possono essere trasmesse coscientemente all’acqua, che assorbe i messaggi sottili modificando radicalmente la propria struttura cristallina. Un effetto di questo fenomeno è la trasmissione di nuove informazioni luminose che esercitano un’azione positiva sul corpo, sullo spirito e sull’anima.

In base a quanto è stato dimostrato, pensieri, sensazioni e immagini provocano dunque delle alterazioni nell’acqua. I cristalli d’acqua più belli sono quelli prodotti dalla gratitudine e dall’amore. Al mondo non dovrebbe esserci alcunché di più importante dell’esprimere l’amore e la gratitudine che si provano.

Quasi tutti i cibi contengono acqua, la sostanza originaria della vita. Benedicendo e ringraziando il cibo possiamo modificarne la sostanza primigenia, il contenuto di luce e l’energia. Le zuppe sono particolarmente adatte alla benedizione della vita presente in ogni cosa.

“Se la mia anima viene nutrita, io sono sano. Benedicendo il cibo nutriamo l’anima.”

Prendendoci consapevolmente un paio di minuti per benedire il nostro cibo riusciamo ad assumere un atteggiamento di rispetto e amore. In questo modo manifestiamo la meritata riconoscenza alla natura e alle persone che qui e oggi ci hanno procurato questo cibo. Possiamo provare gratitudine per il fatto di non patire la fame e di attingere dall’abbondanza.

Il cibo può essere benedetto in diversi modi, per esempio, recitando una preghiera prima del pasto o esprimendo il nostro ringraziamento con un piccolo rituale da tavola, oppure benedicendo coscientemente quello che c’è nel nostro piatto.

Ecco un esempio di rituale di benedizione:

1. Siediti davanti al tuo piatto
2. Osserva il cibo e dedicagli qualche pensiero (da dove proviene, quando è stato raccolto, eventualmente che tipo di lavorazione ha subito ecc..)
3. Crea silenzio dentro di te e dirigi consapevolmente l’attenzione sul cibo che hai di fronte.
4. Strofina tra loro i palmi delle mani in modo che si scaldino e tu possa percepire meglio.
5. Tieni i palmi delle mani al di sopra del cibo.
6. Ora puoi chiedere agli angeli di benedire il tuo pasto.
7. Fa di te stesso uno strumento dell’amore e dell’energia creando il vuoto nella tua mente e lasciando fluire la luce dentro di te. Se all’inizio ti risulta un po difficile, dirigi consciamente i pensieri sull’energia sottile – il prana, il Chi – che ci circonda costantemente e da cui ogni nostra cellula è pervasa.
8. Lascia che l’energia fluisca nel cibo attraverso tue mani.
9. Poco dopo riuscirai a percepire un lieve flusso energetico nei palmi delle mani: si manifesta sotto forma di calore, formicolio, corrente, rotazione, flusso… e diventerà sempre più forte; può anche essere simile ad un alito di vento. Goditi le percezioni di questo flusso energetico, è un’esperienza meravigliosa. L’energia può essere percepita ogni volta in maniera un pò diversa, a seconda della carica di cui è dotata.
10. Magari riesci anche a percepire uno o più colori, oppure davanti al tuo occhio interiore si forma un’immagine, per esempio, energia spumeggiante, un fuoco che riscalda e avvampa o un simbolo come il fiore della vita ecc…
11. Ti accorgerai di quando il fuoco energetico sta per esaurirsi: la sensazione si attenuerà, le immagini si dissolveranno, le mani si raffreddano…
12. Ringrazia ancora una volta a livello interiore

Noterete che la pratica di questo rituale esercita su di voi un effetto molto positivo, in genere ci si sente più presenti, tranquilli, rilassati e in pace, il che consente di assumere gli alimenti con maggiore coscienza.

Le Minestrine degli Angeli* Jeanne Ruland, Judith Schaffert
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Vigila sui tuoi pensieri perchè diventeranno le tue parole.
Vigila sulle tue parole perchè diventeranno le tue azioni.
Vigila sulle tue azioni perchè diventeranno le tue abitudini.
Vigila sulle tue abitudini perchè diventeranno il tuo carattere.
Vigila sul tuo carattere perchè influenzerà il tuo destino!
Swami Sivananda

FRASI SUL BULLISMO

maggio 29th, 2015

bullo

Il bullismo spezza i rami più belli che un ragazzo o una ragazza possiede. Poi il tempo passa e nasce un fiore nuovo. Chi non si arrende vince sempre il futuro che aspetta non lo si può deludere.
Ines Sansone
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Ci vuole un bullo per riconoscerne un altro.
Emily Fields
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Bullismo fa rima con teppismo.
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Bullismo: l’ignoranza di credersi forti.
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E` FACILE PRENDERSELA CON I PIU` DEBOLI..
..E SE DOMANI IL PIU` DEBOLE FOSSI TU?
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Bullo di sapone.
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Se sei Bullo non sei bello.
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Bulli attenti o perderete i denti.
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Ogni Bullismo è un inestetismo
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Bullo non è bello perchè senza cervello
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Bullo sono guai se tu non cambierai
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Bullo come Goliath. David ti sconfiggerà.
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Il Bullo è vile e ben poco vale.
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I bulli sono molto abili a manipolare la situazione ed a far credere che l’episodio sia stato solo un gioco. Il bullismo però non è un gioco, bensì un comportamento capace di lasciare profonde ferite in chi lo subisce.

Alessia Filippi, Il bullismo scolastico
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Le manifestazioni di bullismo rappresentano solo l’aspetto, per così dire emergente, di una più ampia e complessa situazione di malessere evolutivo. L’essere bullo o vittima costituisce in altre parole l’espressione comportamentale di una crisi più profonda, meno acclarata ed in gran parte sommersa, ma non per questo meno sofferta, legata alla difficoltà di crescere armonicamente come individuo fra gli altri.

Alessia Filippi, Il bullismo scolastico
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Solo con gli amici della banda oggi molti dei nostri ragazzi hanno l’impressione di poter dire davvero “noi”, e di riconfermarlo in quelle pratiche di bullismo che sempre più caratterizzano i loro comportamenti a scuola. Lo sfondo è quello della violenza sui più deboli e la pratica della sessualità precoce ed esibita sui telefonini e su internet dove, compiaciuti, fanno circolare le immagini delle loro imprese.
Umberto Galimberti, L’ospite inquietante
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A tutti coloro che oggi imputano la formazione di bande al solo fenomeno delle banlieues, io dico: certo, avete ragione, la disoccupazione, certo, l’emarginazione, certo, i raggruppamenti etnici, certo, la dittatura delle marche, certo, la famiglia monoparentale, certo, lo sviluppo di un’economia parallela e di traffici di ogni genere, certo, certo… Ma guardiamoci bene dal sottovalutare l’unica cosa sulla quale possiamo agire personalmente e che risale alla notte dei tempi pedagogici: la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono.

Daniel Pennac, Diario di scuola, 2007
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Sì, ci sono bulli dappertutto e i peggiori sono quelli che si approfittano di te senza che tu ti renda conto che l’hanno fatto.
Desperate housewife
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Quando si tratta di realizzare il potenziale delle tecnologie digitali e il modo in cui i nativi digitali le utilizzano, la minaccia in assoluto più grande a cui generalmente ci si trova di fronte è la paura. I genitori, gli educatori e gli psicologi hanno tutti motivi legittimi per preoccuparsi riguardo all’ambiente digitale in cui i giovani trascorrono così tanto tempo. Idem per le grandi aziende, che vedono i loro introiti a rischio, settore dopo settore — intrattenimento, telefonia, giornali ecc. I legislatori, in risposta a questa sensazione di crisi, temono di pagare un prezzo altissimo se, per riparare a queste ingiustizie, la strategia di comportarsi nel modo tradizionale dovesse rivelarsi un fallimento.

I media incentivano questa paura. I nuovi palinsesti sono pieni di storie spaventose di cyberbullismo, predatori via internet, dipendenza dal web e pornografia online. Per forza i genitori si preoccupano. Si preoccupano di più perché i loro figli digitalmente connessi sono maggiormente a rischio di rapimento quando trascorrono ore e ore in un ambiente digitale privo di regole, in cui poche cose sono esattamente come sembrano di primo acchito. Si preoccupano anche degli episodi di bullismo in cui i loro figli potrebbero incappare su internet, della mania dei videogiochi violenti, dell’accesso a immagini pornografiche e inappropriate.

I genitori non sono i soli impensieriti per l’impatto di Internet sui giovani. Gli insegnanti si preoccupano di non essere al passo con i nativi digitali ai quali insegnano: temono che le nozioni impartite loro siano diventate via via superate e obsolete, e che la pedagogia del nostro sistema educativo non possa stare dietro ai mutamenti del paesaggio digitale. I bibliotecari stanno ridefinendo il proprio ruolo, sostituendo coloro i quali ordinavano i libri in anacronistici cataloghi cartacei e cataste con quelli che fungono da guide in un ambiente di informazioni sempre più variegato. I grandi nomi dell’industria dell’intrattenimento sono preoccupati di perdere i loro profitti a vantaggio della pirateria, mentre i giornali temono che i loro lettori vadano a cercarsi le notizie su Drudge, i blog, Google o peggio ancora.

In quanto genitori di nativi digitali, entrambi prendiamo sul serio sia le sfide sia le opportunità scaturite dalla cultura digitale. Condividiamo le ansie di molti genitori sulle minacce alla privacy dei nostri figli, alla loro sicurezza e al loro apprendimento. Ci preoccupiamo del sovraccarico di informazioni e dell’impatto di immagini e videogiochi violenti. Ma con l’insorgere della cultura della paura riguardo all’ambiente virtuale, bisogna porre le reali minacce a confronto con le reali opportunità messe a disposizione per i nostri figli e le generazioni future. Intravediamo grandi speranze nella maniera in cui i nativi digitali interagiscono con le informazioni digitali, si esprimono negli spazi sociali, creano nuove forme d’arte, immaginano nuovi modelli di business e iniziano nuove opere di attivismo.
John Palfrey , Nati con la rete
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Ascoltare, parlarne, condividere le esperienze significa molto ai fini della costruzione di una grande Rete che veda coinvolti tutti indistintamente: forze dell’ordine, medici, operatori sanitari, educatori, insegnanti, operatori di sportelli antiviolenza, vittime e, perché no, anche carnefici che magari sono stati a loro volta vittime e possono sentirsi tentati di infliggere ad altri quello che loro stessi hanno subito.

Sensibilizzare in primis gli abusanti significa metterli di fronte alle loro responsabilità senza pretese accusatorie, ma con il fine principale di aiutarli a riconoscere il dolore che provocano agli altri e molto spesso anche a se stessi. Non ha senso intentare crociate contro chi sbaglia; chi sbaglia, laddove possibile, andrebbe aiutato a non persistere nei propri errori.

Infatti, attraverso la comunicazione e il confronto si possono raggiungere a volte obiettivi impensabili, atti a evitare il ricorso a strumenti punitivi che potrebbero condurre a inutili stigmatizzazioni che favorirebbero la recidiva.

Ciò non significa certamente che tutto sia risolvibile con la comunicazione, ma favorire incontri costruttivi e anonimi tra abusanti e abusati può sicuramente contribuire a esorcizzare la paura di un fenomeno criminoso dalle conseguenze molto gravi e dai costi sociali elevatissimi.

Ritengo di estrema importanza anche il coinvolgimento dei più giovani, di entrambi i sessi. La vera prevenzione parte da loro. In fondo il fenomeno del bullismo, maschile e femminile, che ha luogo fin dai primi anni di scuola, altro non è che una forma di manipolazione psicologica condotta su terzi allo scopo di vessarli.
Cinzia Mammoliti , I serial Killer dell’anima.
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Non è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo
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È facile fare il bullo, quelli veramente forti aiutano gli altri
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Intervieni, non essere spettatore del bullismo.
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BUONANOTTE

aprile 18th, 2015

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Non addormentarti mai senza un sogno e non avegliarti senza uno scopo!
*Buonanotte*

Not in my name * Linda Bimbi

aprile 16th, 2015

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Il futuro di pace non solo è possibile ma è l’unica alternativa realistica, oltre che razionale, al futuro di guerre e violenze prospettato dalle attuali politiche dominanti.
Not in my name * Linda Bimbi

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Il cambiamento delle strutture mentali tra la gente comune, nell’oceano attuale di parole insignificanti che tradiscono il valore semantico del discorso, è una sponda proponibile e ragionevole.
Not in my name * Linda Bimbi

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L’essere umano, cui è toccato in sorte vivere l’inizio del terzo millennio, è sperduto e impaurito: sperduto dal bombardamento di informazioni false e contraddittorie, impaurito in quanto percepisce l’imminenza strisciante di una stagione di follia, che è la guerra omnium contra omnes. Come illustra Richard Falk, la follia è il conflitto globale tra entità globali, tra gli Usa nuovo Stato globale e il terrorismo globale.
Not in my name * Linda Bimbi
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Non sono un esperto, di mestiere faccio il chirurgo, però ho un’impressione: mi sembra di vivere in un mondo in cui sta cambiando – anzi in qualche misura è già cambiato – il senso delle parole e diventa difficile capirsi, ci troviamo in una specie di torre di Babele.

La prima parola alla quale è stato cambiato il significato è la parola guerra. Abbiamo assistito a un cambiamento del contenuto della parola: il contenuto della guerra è rappresentato dalle sue vittime. Nel primo conflitto mondiale le vittime civili sono state il 15% del totale dei morti, nel secondo conflitto mondiale le vittime civili sono salite al 65 % rispetto al totale, negli ultimi decenni, in tutti i conflitti interni o internazionali, le vittime civili sono state oltre il 90%. Ho l’impressione che usare la stessa parola per definire fenomeni casi radicalmente diversi, e anche statisticamente opposti, sia fonte di confusione.

L’altra parola a cui è stato cambiato senso è la parola terrorismo. Forse a questa parola noi non vogliamo dare il significato appropriato perché nella nostra testa, e nella testa di milioni di esseri umani, alla parola terrorismo viene associato solo quello che ci è stato fatto vedere del terrorismo: le immagini ripetute in modo ossessionante della caduta delle torri gemelle a New York. Nessuno però ha mai visto nemmeno uno dei 5.000 morti civili caduti in Afghanistan dopo il 7 di ottobre 2001 e nei mesi successivi; non li hanno fatti vedere, ma ci sono stati. In Afghanistan noi li abbiamo visti e non ci è stato permesso di parlarne, perché ogni volta che si cercava di raccontarlo venivamo tacciati di essere amici dei terroristi.

Credo che anche la parola democrazia abbia oggi un senso profondamente diverso. Faccio fatica a utilizzare questa parola per molti paesi che definirei democratici, primo tra tutti gli Stati Uniti d’America, perché alla mia nozione di democrazia è associata in modo inscindibile la nozione di partecipazione delle persone. Quando vedo lo Stato militarmente piú potente e probabilmente piú ricco, nel quale solo un cittadino su tre partecipa all’attività elettorale e nel quale, alla fine del periodo elettorale una Corte dichiara, «non si contano i voti alle elezioni, ha vinto lui», il mio concetto di democrazia entra in crisi. Ed entra in crisi anche il mio concetto di diritto quando vedo spacciare per diritti quelli che sono i privilegi di pochi, che per un puro caso sono anche i piú potenti, i piú ricchi e i piú armati. Entra in crisi il mio concetto di diritto anche quando osservo le istituzioni internazionali: oggi nel mondo ci sono molte decine di conflitti nei quali i civili vengono ammazzati, si compiono massacri – genocidi in alcuni casi – e molti di questi massacri non solo sono stati organizzati, incoraggiati, finanziati, nei decenni passati, dalle cosiddette democrazie, ma, in questi conflitti, l’85% delle armi con le quali vengono uccisi degli esseri umani sono vendute direttamente dai cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Ecco il problema: mi ritrovo oggi con un dizionario in cui le pagine sono state strappate e rimescolate come in un mazzo di carte.

Not in my name * Linda Bimbi

SANDRO VERONESI * TERRE RARE

aprile 15th, 2015

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Un uomo che scavalca i guardrail di una strada a scorrimento veloce è un uomo in difficoltà…
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E questo è Internet, per me, questa è la rete. Parto per fare una cosa e arrivo a farne molte altre che non c’entrano niente — asininamente, compulsivamente. Mettendo tutto sullo stesso piano e alla stessa distanza, è come se rappresentasse un’occasione di cambiare la propria vita, alla faccia di quello che si deve fare. Voglio vedere Fred Astaire, vedo Fred Astaire. Voglio leggere l’articolo 33 della Costituzione, leggo l’articolo 33 della Costituzione. Voglio vedere una donna che si fa scopare da un cane, vedo una donna che si fa scopare da un cane. È l’occasione che genera il desiderio, la fine del pensiero selettivo, l’entropia. È quello che i miei amici francesi, quando lavoravo in televisione, chiamavano il n’importequoisme — e lo combattevano, perché lo consideravano osceno. Ed è osceno, come no — ma c’è un ma: questa equivalenza tra ciò che si deve fare e qualunque altra cosa è oscena, così com’è oscena l’indecisione tra la cosa importante e quelle irrilevanti; ma non lo è affatto — anzi, a volte diventa una protezione, diventa intelligenza — la scelta dell’irrilevanza al posto dell’importanza.
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Mettiamola così: se fossi un uomo saggio a questo punto me ne andrei — e c’è stato un tempo, neanche tanto remoto, in cui ero saggio, e me ne sarei andato.
Ma non sono saggio.
Non lo sono più.
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Mamma…

Quando hai conosciuto papà eri una bella ragazza dai capelli rossi appena laureata in lingua e letteratura inglese e insegnavi in un liceo di Genova, la tua città, con l’intenzione di dedicarti agli studi e alla carriera universitaria. Poi però ti sei sposata, ti sei trasferita a Roma e le tue priorità sono cambiate. Saltando direttamente alla fine della storia, sei stata sposata con papà per trentanove anni, lo hai amato, aiutato, capito, sostenuto, e da quando è nato il primo figlio, cioè io, hai smesso di lavorare e come tante donne della tua generazione ti sei completamente dedicata alla famiglia, vivendo all’ombra del tuo uomo senza mai dare l’impressione che si trattasse di un sacrificio. È anche vero che papà ti ha ricambiata: ti ha amata teneramente, ti è stato fedele, ti ha divertita, ascoltata, lusingata, e anche se lui era quello che portava i soldi a casa non ti ha mai lasciata indietro, calandosi per intero nel ruolo di marito e di padre previsto dal modello delle famiglie del boom economico italiano, il che significa che alla fine è stato addirittura lui, secondo la versione ufficiale che tu stessa hai sempre avvalorato, a sacrificare per noi una parte della sua carriera – ma poiché stiamo parlando degli anni sessanta, settanta, ottanta e novanta, significa anche che ha comunque guadagnato molti più soldi di qualsiasi avvocato che oggi sgobbi per sedici ore al giorno sacrificando tutto il resto. In ogni caso, come si vede anche adesso che sto parlando di te, sei stata una di quelle donne la cui vita non può essere raccontata senza dover necessariamente raccontare anche quella di suo marito.
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l non sentirmi riguardato dalle cose che non mi riguardano è proprio ciò che credevo di avere guadagnato andando in là con gli anni. Una per una, devo sbarazzarmi di tutte le domande che ormai mi si sono formate nella mente, ed è un esercizio piuttosto faticoso.

Chi ha tirato fuori la storia dell’invasione dei gamberi della Louisiana?

Non ha importanza.

Perché?

Non ha importanza.

È una leggenda metropolitana?

Probabilmente.

Possibile che tutti i giornali (ho controllato anche sulla “Repubblica” e “Il Tempo”) se la siano bevuta senza verificare?

Sì.

E anche ammesso che i gamberi rovesciati sull’Aurelia fossero davvero di quella specie, com’è possibile che nessuno si sia accorto che erano già morti?

O erano vivi?

Non ha importanza.

E perché nessuno fa il minimo accenno al ghiaccio che è uscito dal furgone insieme ai gamberi e che dovrebbe indirizzare, a logica, verso l’ipotesi di un carico perduto da un camion piuttosto che di un’invasione di crostacei famelici?

Si è sciolto così in fretta, all’alba, quando la temperatura non supera i diciotto gradi?

E anche se così fosse, come mai nessuno ha trovato strano che in una mattinata serena e luminosa quel tratto di carreggiata fosse bagnato prima che arrivassero i pompieri a ripulirla?

Non ha importanza.

Sì.

Superficialità.

Non dovrei farmi avanti e dire quello che ho visto, per ristabilire un minimo di verità?

No.

E ha senso scomodare la parola “verità” in una storia come questa?

No.

E verrei mai creduto, poi, se decidessi di parlare, visto che anche quell’allevatore, in un certo senso ritenuto il primo responsabile dell’abnorme proliferazione di cui parlano i giornali, convalida l’ipotesi che i gamberi si siano spinti fin qui da Bracciano con le loro dannate zampette?

Probabilmente no.

E in ogni caso, dove cazzo andava, a quell’ora, un furgone pieno di gamberi sfusi?

Suona il campanello, qualcuno è entrato nel piazzale.

FRASI DI Günter Grass

aprile 14th, 2015

Günter Grass

Si può star seduti in eterno su una panchina di parco, fino a diventare di legno e bisognosi di comunicazione
Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
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Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c’è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti… non può essermi dunque nemico

Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
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Lo scrittore è un uomo la cui intelligenza non basta per smettere di scrivere
Günter Grass
***

Non sono un pacifista. A chi mi desse uno schiaffo sulla guancia non porgerei mai l’altra, ma mi difenderei a denti stretti. La guerra è per metà fatta di paura e per metà di noie. I giovani del mio paese non sono per la guerra. Non sono nemmeno per il servizio militare. Gli orfani di guerra, poi, la considerano il peggiore dei mali.
Günter Grass
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Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt’al più le note a margine.
E’ l’affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo
organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un’atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l’altro paese,
in cui da anni — anche se coperto da segreto —
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d’uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l’esistenza di un’unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d’Israele
al quale sono e voglio restare legato.
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l’ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi — come tedeschi con sufficienti
colpe a carico —
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell’ipocrisia dell’Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un’istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d’uscita,
e in fin dei conti anche per noi.
Günter Grass, Poesia – Quello che deve essere detto
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Dopodiché, crepuscolo dell’universo. Sopra le macerie del mondo strumentale, si arrampica il tempo universale. […] Dopodiché l’essere-alla-mano taglia i tubi nell’inafferrabilità dell’inutilizzabile e suscita il problema segreto del comando. […] Dopodiché, le ultime emissioni trasmettono il crepuscolo degli dei. In virtù di se stesso. Dopodiché non c’è più tempo per un minuto di silenzio, in virtù di se stesso. […] Dopodiché, nella zona governativa della capitale del Reich le emissioni radio si interrompono. La totalità territoriale, la nientificazione, inclini all’angoscia e da ricomporre pezzo per pezzo. La finalizzazione. La fine. Ma dopo tutto questo, sulla struttura finale il cielo non si oscurò
ANNI DI CANI
Günter Grass
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L’arte è intransigente e la vita è piena di compromessi
Günter Grass
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Gesù, non era così la scommessa. Ridammi subito il mio tamburo. Tu hai la tua croce e dovrebbe bastarti!
Günter Grass , IL TAMBURO DI LATTA
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Il mio infermiere non può dunque essermi nemico. Ho preso a volergli bene, a questo controllore appostato dietro lo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; così, nonostante lo spioncino che di solito lo separa da me, impara a conoscermi. Il brav’uomo sembra apprezzare i miei racconti, perché appena si accorge che gli ho mentito ci tiene a farmelo capire e mi mostra la sua ultima composizione di nodi. Non vorrei affrontare il problema di stabilire se sia un’artista. Una mostra delle sue creazioni sarebbe però accolta con favore dalla stampa, e attirerebbe qualche compratore. Egli fa nodi con spaghi comuni che dopo le ore di visita raccoglie e districa nelle camere dei suoi pazienti, creando complessi fantasmi cartilaginosi; li immerge nel gesso, li lascia irrigidire e li infilza su ferri da calza, fissati sopra zoccoletti di legno
Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
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Un racconto non può iniziare entrando subito nel vivo dell’argomento e, procedendo arditamente innanzi o indietro nel tempo, creare una certa confusione. Ci si può atteggiare a scrittore moderno, ignorare il tempo e la distanza, e proclamare o far proclamare poi di aver finalmente risolto il problema spazio-tempo. Si può anche affermare, fin dall’inizio, che al giorno d’oggi è impossibile scrivere un romanzo, ma poi, per così dire, scriverlo in barba a se stessi, deporne uno bel grosso e finire col venir considerato l’ultimo romanziere possibile. Ho anche sentito dire che si fa un’ottima impressione di modestia iniziando col sostenere fermamente che: non ci sono più eroi da romanzo, perché gli individualisti non esistono più, perché l’individualismo va scomparendo, perché l’uomo è solo, ogni uomo egualmente solo, senza diritto a una solitudine individuale, e fa parte di una massa senza nome e senza eroi. Tutto ciò può essere giusto, corrispondere davvero alla realtà. Quanto a me, Oskar, e al mio infermiere Bruno, vorrei però che fosse chiaro questo: ambedue siamo degli eroi, due eroi totalmente diversi, lui dietro lo spioncino, io dall’altra parte; e se egli apre la porta, nonostante la nostra solitudine e la reciproca simpatia, noi siamo ancora ben altro che una massa senza nome e senza eroi.
Günter Grass, IL TAMBURO DI LATTA
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Quattro uccelli litigarono.
Quando l’albero fu tutto spoglio,
venne Venere travestita da matita
e, in bella grafia,
appose la firma sull’Autunno,
cambiale in scadenza di turno.

Günter Grass
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Mi chiedo se la letteratura non si stia ritirando dalla vita pubblica e se per i giovani scrittori Internet non rappresenti una sorta di parco giochi. In questo periodo assistiamo a una situazione di stallo, a una stagnazione cui il vocabolo “comunicazione” conferisce una certa aura.

Günter Grass
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Ogni singola frazione di tempo è programmata per condurci tutti quanti al collasso nervoso finale. Il mondo sta per divenire una Valle di Lacrime dell’industria culturale.
Günter Grass
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Disegnare mi aiuta a capire, a vedere meglio, a combinare qualcosa. Ovviamente non lo faccio per ogni pagina di un libro e non lo faccio nemmeno per ogni manoscritto… ma di tanto in tanto uno schizzo occorre proprio.
Günter Grass
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LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni