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FRASI SUI CAVALLI

agosto 25th, 2014

 cavalli

I cavalli non hanno progetti in comune con gli uomini. La relazione con il cavallo è fondata essenzialmente sull’unico obiettivo di «metterlo al nostro servizio». Saltare gli ostacoli, girare alla corda, cambiare di galoppo al volo o restare nel box e farsi pulire e lucidare, sono tutte situazioni inventate dall’uomo. A noi piace credere che ai cavalli tutto questo faccia piacere o che comunque trovino un certo interesse a servire il destino degli uomini.

All’inizio i cavalli sono stati addomesticati per servire da mezzi di trasporto. Poi questo utilizzo è scomparso ma il legame che unisce l’uomo al cavallo si è mantenuto nel tempo. L’equitazione, quindi, non è uno sport come gli altri. Unisce infatti due esseri completamente diversi, che per loro stessa natura non hanno niente a che fare l’uno con l’altro.

Il cavallo è il nostro specchio. Chi vuole progredire deve guardare se stesso dentro al proprio cavallo. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo e accettare di cambiare. Accettare di rimetterci in discussione quando le cose non vanno. Accettare l’idea che le reazioni del cavallo sono le risposte al nostro atteggiamento fisico e mentale. Accettare di cambiare è il punto di partenza. Essere capaci di comprendere i messaggi che il cavallo ci invia, fargli capire ciò che vogliamo da lui e capire a nostra volta ciò che lui ci vuole dire. Cerchiamo quindi un punto d’incontro e un approccio con il cavallo attraverso lo studio e la comprensione della sua natura.

Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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Puoi condurre un cavallo all’abbeveratoio, ma non puoi costringerlo a
bere
anonimo
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I fondamenti della comunicazione tra uomo e cavallo si riferiscono a tre principali aspetti: la fiducia, il rispetto, la connessione. Tutte le risposte si trovano dentro a questi tre concetti. Quando i tre aspetti si congiungono si raggiunge la massima intesa uomo-cavallo.

Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo! Shakespeare
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Dio, non permettere che io vada in un Paradiso dove non ci sono
cavalli!
R.B. Cunningham-Graham
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Non esiste una così intima segretezza come tra cavaliere e cavallo.

R. Smith Surtees
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Un cavallo, forte, potente, bello, è la proiezione dei sogni che la
gente fa di se stessa, e ci permette di fuggire dalla nostra esistenza
quotidiana.
P.Brown
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C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia
all’interiorità di un uomo.
Sir W. Churchill
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I cavalli sono mutevoli, lo sai; molti pony danno del filo da torcere
a robusti stallieri, ma se gli metti in groppa un bambino o un adulto
disabile, diventano docili come agnellini. Non so cosa sia: sembra una
specie di intuito…
Jackie Croom
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Il cavallo è un animale povero, va in giro con gli zoccoli e senza calze; se gli salti addosso ti porta; se lo metti davanti a una carrozza esso la tira; se lo lasci in un posto sta lì, ed ecco che dorme in piedi.
Cochi e Renato
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Il cavallo di un contadino non ha mai cedimenti, mai problemi a
partire.
Non rifiuta mai il morso, non si accascia mai.
Non permette al mondo di ammirare la sua bellezza.
Anthony Trollope
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il nostro cavallo deve avere la convinzione che tutto ciò che gli chiediamo sia realizzabile e che niente di brutto gli possa capitare, anche se si trovasse di fronte a una situazione nuova e imprevista. È il concetto della «desensibilizzazione»: far scomparire la paura di fronte alle situazioni che causano stress.
Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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Il cavallo è comunque ben diverso da noi essere umani. Le cattive intenzioni, il fare del male, non fanno parte della sua natura. Questa è una prerogativa solo degli uomini. Bisogna togliersi dalla testa che il cavallo voglia farci del male intenzionalmente e premeditatamente. Spesso sentiamo dire che questo o quel cavallo ha un brutto carattere, è ombroso: ma non è affatto vero! Semplicemente cerca di fuggire da una situazione negativa ma non ce l’ha con noi. Siamo noi che dobbiamo capire perché scappa.

Dobbiamo sempre pensare che il cavallo è il nostro specchio. Specchiamoci in lui e quello che vedremo sarà un cavaliere collerico, ignorante, presuntuoso. Dobbiamo accettare il fatto che la reazione del cavallo non è che la sua risposta a un nostro atteggiamento. Sfortunatamente, la violenza è troppo spesso la manifestazione dell’ignoranza.
Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
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L’animale che egli cavalcava era un cavallo rovinato dall’aratro, che con l’età aveva perduto ogni bella qualità, ma conservato tutti i vizi; era magro e irsuto, con un collo da pecora ed una testa a forma di martello, la criniera spelacchiata e la coda erano tutte aggrovigliate con bacche spinose; un occhio era senza pupilla, e guardava fisso come quello di uno spettro, ma l’altro conservava un luccichio davvero diabolico. Pure, a giudicare dal suo nome, «Polvere da sparo», doveva essere stato un tempo un cavallo focoso e vivace;
Washington Irving
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Cosa sarebbe stato dell’umanità senza il cavallo? Il grande Cesare, Alessandro il Grande, i grandi di Spagna… Sarebbero stati veramente grandi senza il cavallo? Questa nazione sarebbe mai nata senza il generoso aiuto di questo nobile animale? E qual è il miglior modo per sdebitarsi se non quello di offrir loro un pascolo grasso e tranquillo dove potersi nutrire e procreare in pace.
Lo chiamavano Trinità

BORGES BAR *GIANFRANCO PECCHINENDA

agosto 23rd, 2014

borgesbar

In questo bar – gli rispose il Maestro Borges dalla penombra – a ognuno piacerebbe credere di poter trovare una soluzione definitiva alle proprie ossessioni. Tutti quelli che tu vedi seduti lì al bancone, ritengono di poter ricevere una risposta, ma prima di poter arrivare a destinazione bisogna aver attraversato il cammino. E la strada non è mai una sola, è inutile girarci intorno. Bisogna andare e ancora andare, disperdersi, dissolversi, prima di poter comprendere che il viaggio più affascinante è quello in cui si fa ritorno. Riconoscerla, la casa, dopo aver smarrito il cammino, e poi riconoscersi.
Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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A quell’uomo piaceva molto sentire tutta la potenza della passione per la fantasia, per l’incantesimo.
E la fantasia oramai c’era, incredibilmente era lì, e lui si trovava evidentemente in presenza della Poesia che, realizzandosi, si stava facendo vita. L’illusione poteva continuare: signori, stanotte si vive!

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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Bastò un suo gesto, e il desiderio si trasformò come per magia in una scena fantastica. La fredda tecnologia sa come piegarsi alle necessità dell’illusione; è così che la vita può talvolta farsi finalmente realtà.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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Bastò un suo gesto, e il desiderio si trasformò come per magia in una scena fantastica. La fredda tecnologia sa come piegarsi alle necessità dell’illusione; è così che la vita può talvolta farsi finalmente realtà.
- Ci siamo? – chiese l’uomo.
- Perfetto! – rispose lei. Mi hai letto nel pensiero.
E la musica gli piove dentro, il cuore sobbalza, la pelle s’immerge in un bagno caldo. Tutta l’acqua del mondo li avvolge, le palpebre involontariamente si chiudono e una luce gli inonda il cervello. “Sarà l’ipotalamo” – pensa lui – perché in realtà ha una gran paura dell’anima, almeno della sua.
“Emozione” – prova a farfugliare ancora. Ma oramai si è insinuata Lei, nella sua anima, quella stessa di cui lui ha tanto timore. E non la governa più. Ora le parole fuoriescono autonomamente dalle loro labbra, senza che nessuno dei due abbia la benché minima possibilità di poterle governare. Sono parole appartenenti oramai ad uno stesso impasto, che s’illuminano e si spengono con un’imprevedibile sintonia, mentre entrambi sembrano percorsi dal sottile terrore di un involontario errore; dalla tensione dell’imponderabile possibilità di un malinteso, sempre in agguato.
Ma ormai l’intesa c’è, è una cosa, come quelle cosas del Maestro della Poesia. È lì, i due la avvertono mentre, invasi da quella stessa cosa comune, continuano nella loro notte a far danzare le parole:
- Ci sono momenti che sono rari.
- Inverosimili… forse esistono solo nei film.
- Momenti raramente verosimili.
- Si potrebbe voler vivere anche solo per quelli.
Lasciarsi esistere in attesa di poter vivere momenti così inverosimilmente veri. Frammenti di un discorso che procede da sé.
- Forse sì… – irrompe lei – ma la musica è finita… e il mio bar non c’è più.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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I due sono sempre più uno.
Si beve, ogni tanto ci si scambia uno sguardo. Tutt’intorno è un silenzio soffuso. I due sembrano avvolti, coinvolti: l’esperienza è inenarrabile. Ogni tanto si distaccano, ma è per confermare una presenza che è anche assenza: i corpi si avvicinano, ma non si toccano. È di più, perché si sfiorano, e le carezze degli sguardi provocano brividi che si proiettano al di là dei loro corpi, dentro, molto dentro.
- Ti sto guardando fin troppo, adesso – osa dire lui.
- E io guardo te, ma nel modo in cui ho sempre fatto, e continuerò a fare.
Lui si sente bene! Poi, improvvisamente, lui non si sente bene. In particolare quando lei aggiunge, a fior di labbra:
- Ti guarderò sempre con uno sguardo speciale. Anche quando non ti sembrerà più. Anche se mai dovessi pensare che non ti guardo più in modo speciale. Non sarà mai così.
In effetti, lui non si sente molto bene. Sono i brividi, forse l’emozione.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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Lui gira intorno a lei, vergognandosi di voler apparire il più disinvolto, il più in gamba, quello che la sa più lunga tra tutti gli uomini che lei avrebbe potuto mai incontrare. E gira intorno, intorno. Ha perso la bussola, che anche se la ritrovasse non la saprebbe usare, lui. Che anche se glielo volesse spiegare, non saprebbe come.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

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FRASI SUI PROBLEMI

agosto 22nd, 2014

PROBLEMI

Ringrazia i problemi: finché ce ne sono, avrai un lavoro… I problemi non sono un’anomalia del sistema, farci i conti è la nostra ragion d’essere.
Del resto, rimanere a corto di problemi sarebbe di una noia pazzesca e ci ridurrebbe come faraoni imbalsamati: a prima vista perfetti, in realtà inanimati. Le difficoltà quotidiane ci costringono a qualcosa di utile che per abitudine e pigrizia eviteremmo volentieri: fare il punto sulla nostra esistenza, metterci in discussione, progettare un’alternativa – il piano B – e, perché no?, rischiare un po’.
È quando tutto sembra andar male che troviamo il coraggio per scelte della cui bontà siamo intimamente convinti, ma che riusciamo a compiere solo se persuasi che non abbiamo più nulla da perdere.
Senza la frustrazione indotta da ostacoli all’apparenza insormontabili, ci limiteremmo a circuiti mentali già percorsi, che tendenzialmente sfociano in vicoli ciechi. E non c’è di peggio che restare fermi, nella nostra area confortevole, per finire fagocitati dall’inerzia, l’unica sconfitta davvero irreparabile. Smettere di affrontare problemi è l’inizio di ogni problema.”
Sebastiano Zanolli, Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi. Consigli per affrontare meglio le difficoltà
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Coloro che affrontano i problemi con atteggiamento intollerante non sono adatti alla lotta.
Nelson Mandela
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Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere.

Paulo Coelho, Monte Cinque
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Dentro ogni grande problema ce n’è uno più piccolo che sta lottando per venir fuori.

Arthur Bloch, Legge del lavoro accurato, La legge di Murphy
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Un nuovo inizio grazie al calendario. Succede ogni anno. Rimettiamo l’orologio su Gennaio. Il nostro premio per essere sopravvissuti alle feste è un nuovo anno. Rinverdire la grande tradizione dei propositi per l’anno nuovo. Buttati il passato alle spalle e ricomincia. È difficile resistere alla tentazione dell’inizio, alla voglia di accantonare i problemi dell’anno vecchio.
GREY’S ANATOMY
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Credo che non viaggerò mai più. Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei.
Charles Bukowski
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Quando si è nella merda fino al collo, non resta che cantare
Samuel Bekett
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La globalizzazione è un problema che riguarda tutti e su cui tutti hanno idee piuttosto confuse, nessuno escluso.

Bisogna essere docenti di economia politica per riuscire a essere utili nello spiegare un po’ com’è la faccenda? Non credo. Anzi. Ognuno può dare il suo contributo. Uno scrittore, ad esempio, può offrire due vantaggi: il primo è che, per il mestiere che fa, può riuscire a essere più chiaro di un docente universitario o di un ministro dell’Economia. Il secondo è che, appunto, fa un mestiere che non c’entra niente e quindi, almeno sulla carta, può vedere le cose da lontano, senza essere troppo condizionato da pregiudizi e interessi vari. Poi magari può sbagliare. Ma non perché è uno scrittore. Se mai, nonostante il fatto che sia uno scrittore

Next, Alessandro Baricco
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Non esiste nulla che sia un problema senza un dono per te nelle mani.

Richard Bach, Illusioni
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FRASI SULLA TELEVISIONE

agosto 21st, 2014

TV

Vi capita mai di restare incollati davanti al televisore e guardare un programma orrendo?
Quei rumori striduli, quei colpi di pistola urtano i nervi.
Eppure non vi decidete a spegnere.
Perché infliggersi una tortura del genere? Non sarebbe meglio chiudere le finestre? Avete paura di stare soli, del vuoto e della solitudine che potreste incontrare rimanendo a tu per tu con voi stessi?
Guardando un brutto programma alla tv, noi diventiamo quel programma.
Noi siamo quello che proviamo e percepiamo. Se ci arrabbiamo, siamo la rabbia. Se amiamo, siamo l’amore. Se contempliamo la cima di un monte ricoperto di neve, siamo la montagna. Possiamo essere ciò che vogliamo.
Allora perché spalancare le finestre a spettacoli di bassa lega prodotti da chi specula sull’emotività della gente, e che ci fanno venire le palpitazioni, ci fanno stringere i pugni e ci lasciano svuotati?
Chi permette che vengano trasmessi programmi del genere, anche per un pubblico di giovanissimi?
Noi!
Siamo troppo passivi rispetto a quello che ci propina lo schermo, troppo soli, troppo pigri o annoiati per crearci una vita tutta nostra. Accendiamo il televisore e lo lasciamo acceso, permettendo a qualcun altro di guidarci, plasmarci, distruggerci.
Lasciarci andare in questo modo significa mettere il nostro destino in mano a gente senza scrupoli. Dobbiamo saper riconoscere quali programma fanno male al nostro sistema nervoso, alla nostra mente e al nostro cuore, e quali invece ci fanno bene.
Naturalmente, non mi riferisco solo alla televisione. Quante altre esche sono tese ovunque, dagli altri e da noi stessi?
Thich Nhat Hanh – La pace è ogni passo
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Se la scuola fosse più efficace, la televisione non sarebbe tanto potente.

John Condry, Ladra di tempo, serva infedele
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Quando nel 1954 la televisione italiana iniziò le sue trasmissioni regolari, «La Domenica del Corriere» le dedicò una copertina di Walter Molino secondo lo stile tipico di quel settimanale popolare che consisteva nel catturare un frammento di realtà e, con una coloritura romanzesca, elevarlo a dignità allegorica. È un disegno di sconcertante lungimiranza. Ritrae una tipica famiglia italiana appartenente al ceto medio-alto; lo si intuisce dall’arredo del tinello, dal quadro appeso alla parete, da un libro e da un pipa sparsi sul pavimento, dall’abito del padre. Da pochi giorni il televisore dev’essere entrato in quella casa sconvolgendo le tranquille consuetudini di vita, prima fra tutte quella della collocazione dell’apparecchio (è troppo vicino rispetto a chi guarda). È una scena di stupore: al centro i due maschi che si abbandonano all’esultanza più incontrollata per un atleta – un portiere di calcio, che plasticamente afferra un tiro insidioso; ai lati le donne, curiose e appena distratte da altri compiti (la madre, protetta da un grembiule, ha un forchettone in mano e sullo sfondo bolle una pentola; la figlia sembra aver abbandonato momentaneamente un libro). All’inizio dell’anno (dopo un periodo sperimentale) questa scena va moltiplicata per 24.000 (tanti sono gli abbonati); alla fine per circa 90.000. Dieci anni dopo il numero degli abbonati supera abbondantemente i 5 milioni.

Ma è anche una scena illuminata da una serena gioia. Niente a che vedere con la letteratura «apocalittica» che di lì a poco si sarebbe scatenata contro il nuovo mezzo ritenuto, quanto meno, funesto strumento di perdizione (una eco di quella diffidenza si riscontra ancora oggi fra gli storici che continuano, stranamente, a ritenere la televisione uno strumento non sufficientemente rappresentativo delle sorti del paese).
ALDO GRASSO, Storia della televisione italiana
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La televisione è insieme specchio e ànfora di un paese; riflette le sue caratteristiche ma dà anche forma, con una forte propulsione, a un sistema di relazioni sociali. Con i suoi palinsesti, infatti, la televisione raffigura non solo i propri contenuti, i propri modelli, le proprie strategie ma disegna i tratti di una comunità immateriale, simbolica: pescando nel grande serbatoio dei «luoghi comuni» di una nazione («topoi», mitologie, apparati retorici, stili, iconografie, tradizioni, personaggi, eventi) crea un’immagine «caratteristica» di un paese. Nello stesso tempo, la televisione è una sorta di grande orologio che scandisce, attraverso le sue rappresentazioni, i suoi ritmi, i suoi appuntamenti forti, le abitudini di ascolto condivise dall’intera popolazione e favorisce una sorta di unificazione all’interno di un tessuto sociale che non disdegna di rivelare le sue trame. La televisione è una potente risorsa simbolica che sa anche convertirsi in uno spazio di identificazione, rispecchia i mutamenti della società dopo aver alimentato le condizioni di questi mutamenti. Insomma, la televisione è un bestiario fantastico, popolato non da Sirene e Onocentauri ma da molti personaggi improbabili che pure ci pare di incontrare ogni giorno, ma anche un enorme serbatoio di memoria: il materiale degli archivi televisivi costituisce ormai una fonte storica di eccezionale rilevanza.
ALDO GRASSO, Storia della televisione italiana
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La tv tiene unite molte più coppie di quanto non facciano i bambini o la chiesa.

Charles Bukowski
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Un giorno dissi al cardinal Martini: ma non si può scomunicare la televisione, non si possono mandare al rogo un pò di quelli che la fanno?

Indro Montanelli
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La televisione ha concesso a una moltitudine di individui la grazia di reputarsi intelligenti, cosa che i libri non avevano ottenuto in trenta secoli di scrittura. Ha anche prodotto una massa di dementi, operazione che i libri non erano mai riusciti a compiere.

Francesco Burdin, Un milione di giorni
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La maggior parte degli adulti, per loro stessa ammissione, guarda la televisione “per divertimento”. La maggior parte dei bambini, pur trovandola divertente, guarda la televisione perché cerca di capire il mondo.

John Condry, Ladra di tempo, serva infedele
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La televisione è un mezzo di intrattenimento che permette a milioni di persone di ascoltare contemporaneamente la stessa barzelletta, e di rimanere ugualmente sole.

Thomas Eliot, in New York Post
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Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.

Groucho Marx
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La vita potrebbe essere divisa in tre fasi: Rivoluzione, Riflessione e Televisione. Si comincia con il voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali.

Luciano De Crescenzo
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Quel che c’è di veramente grande in questo paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca Cola, sai che anche il Presidente beve Coca Cola, Liz Taylor beve Coca Cola, e anche tu puoi berla.

Andy Warhol
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FRASI SUI GERANI

agosto 18th, 2014

geranio
Io odio i gerani.  Sono anni che mia madre abbellisce l’atrio con questi maledetti fiori lilla.  “Tutte le case hanno i fiori al balcone!”,  mi ricorda quotidianamente mia madre. Ed io quotidianamente le rispondo:  “Mamma, questa casa non ha i balconi. Questa non è una casa, è un prefabbricato, un container. Noi viviamo al piano terra!”.Viviamo. Che parola grossa. Sopravviviamo. Sopravvivo in una scatola di latta qui a Pregiato a Cava de’ Tirreni da oltre vent’anni insieme a mia madre Mena e a  mio padre Peppe. Nel corso di questi anni poi si sono aggiunti mio marito Matteo e la vita mia, mia figlia Debora.

È da quando avevo dieci anni che vivo qui. Mia madre da piccola mi diceva che ero fortunata, che vivevo in un posto importante, un posto di lusso, mica come in Africa dove i bambini si muoiono di fame. Io vivevo a Pregiato. Un posto pregiato, di pregio. Un posto prezioso ed unico. Casa mia, insomma.

Queste mura di cartongesso hanno assistito al mio essere donna per la prima volta, hanno assistito alle liti con mio padre quando adolescente volevo uscire con la minigonna e il tacco dodici, hanno ascoltato le prime telefonate con i fidanzatini di scuola, hanno assorbito tutto questo mentre fuori il mondo cambiava.  E forse pure io.

Ho visto crescere il mostro di cemento del Palazzetto dello Sport che si è rubato il tramonto e non ha neppure visto l’alba, perché da quindici anni è solo un feto abortito. I miei amici pian piano sono andati via. Il tempo ha portato via le mie amichette con quali giocavo a palla avvelenata.

Chi se ne è scappata al Nord. Chi ha sposato un uomo con i soldi ed ha abbandonato la sua scatola di latta. Chi è morta. Sì, perché c’è anche chi è morta. Le lamiere d’amianto, l’hanno giorno dopo giorno uccisa da dentro, dall’interno, silenziosamente e vigliaccamente. E così un giorno si è passati dal giocare a palla avvelenata ad essere atterrata in quanto avvelenata dalle lastre di amianto che servivano a riscaldarci, a non farci morire dal freddo. A non farci morire. Così dicevano.
Pippo Zarrella, Io odio i gerani
***

Dimmi, geranio del giardino
Sai dove se n’è andata l’anima?
Il corpo assente
e le mie mani non riescono a ricamare i suoi ricordi
Non so dove tu sia, anima mia
spero solo che tu vada di buon passo
Non parlare con l’usignolo
perderesti il volo nell’ombra
Non è ancora tempo
di incontrare l’albero dell’inizio.
Cristina Wolf
***

È d’un lontano maggio
quello fiorito in foto
geranio fronte lago
a rallegrare il giorno.

Dispiace alle zanzare
che incubano le acque
ferme a più caldo sole
così che vanno altrove.

Tienilo al tuo balcone
vicino alla finestra
aperta a sere chiare.

Fiore d’umil fragranza
tien compagnia all’estate
e con bellezza danza.
M.Prenna
***

Un geranio rosso pende dal balcone
guardando l’uomo correre nel giorno:
lo guarda, gli parla, lo ascolta
gettando i suoi petali al vento.
Solo un uccello si ferma a giocare
con la chiazza rossa nata nella notte.

Oggi i fiori nascono e muoiono
feriti da occhi indiscreti.
I raggi di sole
non sono gli stessi di ieri.

Un geranio rosso pende dal balcone
si spezza e cade.
Nessuno lo raccoglie, viene calpestato.
Un cane lo fiuta
gli strappa l’odore.
È morto anche oggi
un geranio rosso
nato per vivere la bellezza
poche ore.

Giuseppe Bartolomeo
***

Cerchi un posto dove riposarti, dove sia sempre una domenica mattina di Maggio? Dove la musica accompagni in sottofondo il dondolio di un’amaca in giardino? Dove la luce sia quella delle scogliere sul mare a mezzogiorno, i colori quelli dei gerani sui balconi e l’odore più forte, tra una miscela che non si può descrivere, simile a quello del sale sulla pelle? Cerchi un posto dove ci sia tanta aria quanto una vallata d’alta montagna può contenerne, ma che sia nascosto come in fondo alla conchiglia più elaborata, e vago come i contorni di un’alba su un lago d’autunno? Cerchi un posto dove passare un’ora o una vita? Dove il tempo sia un cerchio senza inizio e senza fine, sempre uguale e sempre diverso? Dove si possa passeggiare e scoprire sempre nuovi angoli, o rimanere a guardare la stessa onda che va e viene ai tuoi piedi? Cerchi una terra che di notte non perda il suo calore? Che le piogge innaffiano senza bagnare? Che ti canti da lontano e ti culli senza chiederti niente in cambio? E che poi ti stupisca con le sue 100 stagioni, una per ogni umore e per ogni eta’ della vita, o che sia il più pieno dei niente, dove potersi abbandonare senza però mai perdersi completamente?

Questo posto è la mia fantasia. Un’isola che non c’è. Inutile prenotarsi, chi riuscira’ a partire in realtà è già arrivato. See you there…
Alessandro Marzi, Blogout
***

Per otto anni ho camminato lungo i suoi vicoli fino in fondo, per le sue salite, le sue discese, le sue scale, scalette e scalinate, le sue funicolari rosse, le passeggiate, il mare.
È stato il vento però.
La sua aria salmastra, salata, pungente, continua, i pini marittimi, il clima…
Si. È stato il clima ad iniziarmi.
…So come cade la pioggia sui ciottoli di pietra delle scalinate, so come i genovesi si comportano sugli autobus e nei negozi, e hanno un modo tutto particolare, nei loro rituali, sono burberi, selvatici. So come sono fatti i loro volti, cosa contengono i loro armadi.
So che l’estate, ancora oggi, la vita diventa quasi agreste, coi vasi colmi di ruvidi gerani sui “poggioli”, e i gatti, quanti gatti, addormentati al sole.
Conosco Genova di giorno e di sera. So che è sempre viva.
È viva anche quando in giro non c’è più nessuno. I suoi muri, i suoi vicoli, la sua gente un po’ pettegola, la sua cantilena, la Lanterna.
E l’amo.
L’amo con quell’amore di chi si sa rifiutato. Io l’ho sempre amata, sempre seguita, sempre cercata, ma da spettatrice.
Io non le sono mai appartenuta veramente.
La città a cui appartengo è Milano, sicuramente, anche se non ci sono nata. Milano mi ha presa tra le braccia per guarirmi.
A Genova ho sempre sofferto, bene o male, e prima di tutto, mi ha sempre e solo regalato malattia.
Ma di questo non voglio parlare.
Non adesso.
Adesso è forse tardi.
Monica D’Ambrosio, Vent’anni son già troppi
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Capisco per la prima volta che cos’è un regalo.
Disegno il mondo attorno a me: mamma Santina e papà Sandro; Rosetta e le altre; il cane Friz e il gatto Ciccio; il treno che vedo passare tra gli orti e i canneti verso il lago, con la locomotiva nera e lo sbuffo che esce dal fumaiolo; le montagne verdi, il cielo azzurro e le nuvole bianche; i vasi di gerani allineati lungo la ringhiera del terrazzo; le galline, i tacchini e le oche giù nel cortile.
Alfredo Chiàppori , Franco Destino
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FRASI SUI CAPELLI

agosto 14th, 2014

CAPELLI

Non c’è giorno che lui non pensi ai capelli. A tagliarli molto o poco, a tagliarli subito, a lasciarli crescere, a non tagliarli più, a farsi rapare a zero, a radersi la testa per sempre. La soluzione definitiva non esiste. È condannato a tornare incessantemente sulla questione. Sempre così, schiavo dei capelli, finché crepa, magari. E perfino dopo. Non ha forse letto che… che i capelli crescono anche… o erano le unghie?
Una volta, d’estate, per sfuggire al caldo – sono le quattro del pomeriggio e in strada non c’è quasi nessuno – si infila in un negozio di parrucchiere deserto. Si fa lavare i capelli. Se ne sta a faccia in su, la nuca appoggiata nell’incavo di plastica. La posizione è scomodissima, ha male alla cervicale e un po’ lo inquieta la leggerezza con cui la sua carotide sembra offrirsi alla lama del primo tagliagole di passaggio, ma la frizione dei polpastrelli, la dolce nuvola di profumo vegetale che esala dalla schiuma e la pressione dei getti d’acqua tiepida lo stordiscono, trasportandolo gradualmente in una specie di dormiveglia. Non tarda ad addormentarsi. La prima cosa che vede nel riaprire gli occhi, così vicina da apparirgli sfocata, come dipinta su una superficie di sabbie mobili, è il viso della ragazza che gli lava la testa, chino su di lui, capovolto, la fronte sospesa sopra la sua bocca. Che cosa sta facendo? Lo annusa? Vuole baciarlo? Rimane immobile, la sorveglia con occhi ciechi finché, dopo attimi di concentrazione in cui smette addirittura di respirare, la ragazza intercetta con un’unghia affilata il rivolo ribelle di shampoo che stava per finirgli in un occhio. Ora che è sveglio, non riesce più a ricordare, neanche provandoci, come fosse quel viso dieci minuti prima, quando è entrato nel salone, e la ragazza certamente gli è andata incontro per domandargli: «Li vuoi lavare?» Adesso ce l’ha così vicina che non sarebbe capace di descriverla. Potrebbe innamorarsi. In verità non saprebbe dire se non si sia già innamorato, riaprendo gli occhi e scoprendo quel volto quasi incollato al suo, gigantesco, un po’ come quando al cinema si addormenta per qualche secondo e svegliandosi si consegna alla magia, sempre infallibile, della prima cosa che vede sullo schermo.
Alan Pauls* Storia dei capelli
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Perché c’è una questione che viene prima, ed è questa: come mai proprio lui, che è un caso patologico, come mai lui, con il problema che ha, continua ad andare da parrucchieri dove non è mai entrato prima? Come mai persevera nello sfidare la morte in questo modo? Eppure è così: persevera. Non può farne a meno. È la legge dei capelli. Ogni negozio di parrucchiere che non conosce e nel quale si avventura rappresenta un pericolo e una speranza, una promessa e una trappola. Potrebbe sbagliare e precipitare nel disastro, però, e se fosse il contrario? E se finalmente trovasse il genio che cerca? E se per paura non entrasse e mancasse quell’unica occasione? È un passo temerario, che in genere non compie senza garanzie o senza avere esaurito dentro di sé una lunga serie di dibattiti sterili. Questa volta, a differenza di altre, non conosce quel parrucchiere neppure di nome, nessuno glielo ha consigliato, non ha letto niente su giornali o riviste, il salone non l’ha neppure attirato per l’aspetto, del quale difficilmente saprebbe dire qualcosa, tanto è obnubilato dall’incandescenza del pomeriggio estivo. Ha visto dal marciapiede opposto gli specchi, le poltrone, la luce dei tubi al neon, un’aria generale di pulizia che associa automaticamente all’idea di fresco, ha attraversato la strada, è entrato. E il negozio è deserto. Il colmo. Cos’altro aspetta per capire che è perduto, che prima ancora che qualcuno lo faccia accomodare davanti allo specchio, lo copra con quello stupido sudario di plastica, lo metta di fronte al dilemma più inutile e insolubile, deve infilarci le braccia oppure no?, e gli domandi come vuole tagliarli la sua sorte è segnata, non ha più alcuna chance? Fin da piccolo gli hanno spiegato che non si entra in un locale vuoto. Mai in un ristorante, meno che mai da un parrucchiere. Più tardi, quando tutto sarà finito e si ritroverà nel caldo di fuori con almeno un mese, un mese e mezzo di obbrobrio inenarrabile scolpito sulla testa, chi gli crederà quando si giustificherà dicendo che è entrato per colpa del caldo, che solo un grave stato di emergenza spiega un atto così irragionevole da parte di uno come lui, irragionevole sotto molti aspetti ma certo non per quanto concerne i capelli, che gli tolgono il sonno da… da quando esattamente? Da quand’è che i capelli lo ossessionano, lo tormentano, lo rodono?
Non saprebbe dirlo. C’è un momento nella sua vita in cui comincia a pensare ai capelli come altri pensano alla morte. Non è che, di punto in bianco, ah, già, i capelli! Non scopre all’improvviso una cosa di cui ignorava l’esistenza. Ha sempre saputo che i capelli sono lì, da qualche parte, in agguato, ma è sempre riuscito a vivere senza pensarci, come se non esistessero. Non è un’esperienza, quella che scopre, ma una dimensione; non una cosa che fino ad allora non avesse fatto parte della sua vita, ma qualcosa che da sempre era dentro di lui a roderlo in silenzio, con la pazienza di un ruminante, in attesa del momento giusto per destarsi e dare i primi segni di vita visibile. La morte è l’esempio classico. Si sa che «c’è la morte» come si sa che il destino di ogni corpo è cadere o che l’acqua si trasforma in vapore a una data temperatura. È una cosa che si dà per scontata: una certezza invisibile, assunta giornalmente a dosi così infinitesime che perde consistenza, si confonde nel continuum della vita e finisce per non dare pensieri. Per anni. Finché all’improvviso compare e reclama quel che le spetta.
Alan Pauls* Storia dei capelli
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Mi tradisci con una donna calva, non ho trovato nessun capello sulla tua giacca.
Groucho Marx
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L’unica cosa che arresta la caduta dei capelli è il pavimento.
Maurizio Costanzo
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Per favore, non mi chiedere dei capelli eh? Non so perché li porto così. Ma non li taglio: sono più famosi di me.
Marco Simoncelli
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Quando non si hanno più capelli, si trovano ridicoli i capelli lunghi.
Paul Léautaud
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Le donne… Sai cosa ti dico? Chi le ha create… Dio deve essere proprio un genio. I capelli, i capelli sono tutto, lo sai? Hai mai affondato il naso in una montagna di capelli sognando di addormentartici sopra?
Frank Slade * Scent of woman
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I giovani di oggi sono davvero terribili. Non hanno il benché minimo rispetto per i capelli tinti.
Oscar Wilde
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Desideravo vederti:
desidero la fantasia dei tuoi capelli
a inaugurare grida
di libertà in ore troppo lente; la rivolta
dei tuoi polsi terrestri
che muovono inizi di bandiere,
e accusano l’indugio, la disperazione
cauta, il tempo.
Mi occorre l’urlo d’uno sguardo
ed oltre la violenza del tuo esistere
io esigo il gesto d’un tuo riso.
Giorgio Manganelli
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I capelli sono la prima cosa. E denti la seconda. Capelli e denti. Un uomo che ha queste due cose, ha tutto.
James Brown
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I capelli di una donna sono il termometro della sua anima. Quando una purilla sta male, cosa fa? Va dal parrucchiere. Prima ancora che dall’analista. Mette quel che ha di più vuoto tra le mani del coiffeur e si abbandona fiduciosa. E magari, all’improvviso l’incoscienza, gli dice la fatidica frase: «Fai tu».
Luciana Littizzetto, Sola come un gambo di sedano
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FRASI FILM L’Attimo Fuggente*

agosto 12th, 2014

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Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.

Film L’attimo Fuggente

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Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Osate cambiare, cercate nuove strade.

Film L’attimo Fuggente

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Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi,
e’ da sempre cosi’ e cosi’ sara’ per sempre.

John Keating, da “L’Attimo fuggente”

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“… Ci teniamo tutti ad essere accettati,ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri,anche se ad altri sembrano strani e impopolari, anche se il gregge può dire: “Non è beeeene!”.
Come ha detto Frost: “Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta ed è per questo che sono diverso… ”

John Keating, da “L’Attimo fuggente”

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“Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento”. Perché il poeta usa questi versi? [...] Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare: diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli… pieni di ormoni come voi… e invincibili, come vi sentite voi… Il mondo è la loro ostrica, pensano di esser destinati a grandi cose come molti di voi. I loro occhi sono pieni di speranza: proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi! Ascoltate! Sentite? “Carpe”, “Carpe diem”, “Cogliete l’attimo, ragazzi”, “Rendete straordinaria la vostra vita”!
John Keating, da “L’Attimo fuggente”

FRASI SUL VOLERE

luglio 28th, 2014

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Se non puoi essere un pino in cima alla collina.
sii un arbusto nella valle, ma sii
il miglior, piccolo arbusto accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.
E se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio , allora sii solo un pesce persico:
ma il persico più vivace del lago!
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche equipaggio.
C’è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.
Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella.
Non é grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.
Douglas Malloch, “The Best of Whatever You Are”
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Si, voglio essere io la vita che hai deciso di prendere per mano, io.
Io che voglio essere la prima della fila, io che la sera prima di dormire ho bisogno di pensarti e sorridere.
Voglio essere quella a cui pensi mentre fai colazione, quella che ti distrae dai libri mentre stai studiando.
Io, quella che quando ti vede arrivare già sente il cuore che esplode.
E voglio mancarti, voglio sapere che mi pensi, voglio sapere che in fondo per te non c’è niente di meglio, di me. Di me che son fragile, di me che se litighiamo piango.
E voglio essere io quella strada da percorrere per mano, tra tanti baci e mille abbracci dentro a un letto.
Perchè io voglio sapere che se alla mattina apri gli occhi e sorridi, è perchè ci sono anch’io, con te.
Con te tutta la vita, con te anche quando non ci sono. Con te dentro al cuore, nella mente e nelle ossa. Con te dappertutto.
E voglio essere io ad amarti, io a riempirti di sorrisi e di quelle risate che ti rendono bello come nessuno.
E voglio che sia tu ad amarmi, tu a prendermi per mano. E voglio che sia tu, per tutta la vita. {C
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Voglio Volere. Io Voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho.
L.Ligabue

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Voglio diventare un barcone, vedere capire e sentire il peso di chi porto, poi imparare a non capovolgermi mai. Voglio diventare un politico europeo o italiano, salire su quel barcone, fare lo stesso tragitto al contrario e non perchè mi obbliga qualcuno e mi manda alla deriva o a morire così imparo, ma per imparare da solo davvero a sapere cosa vuol dire, e cosa è quel tragitto: forse è quello che manca per inventare una nuova legge o decidere di fare qualcosa usando il veramente. Voglio diventare un bagnino e mettermi sulla riva coi binocoli, per scrutare se c’è qualcuno da salvare in mare, poi voglio girarmi e vedere se anche sulla terra c’è qualcuno da salvare da quelle onde alte delle politiche che annegano gli uomini e le loro decisioni prese da troppo lontano a certi vicini. Voglio diventare un numero di vittime e cambiarmi, diventare più piccolo, avvicinarmi allo zero. Voglio diventare un giornalista, un attore, uno scrittore, e piangere o pregare prima di parlare, informare o raccontare, senza sentirmi accusare di non saper fare il mio mestiere, di non saper contenere il dolore, di non essere composto davanti ai corpi in decomposizione. Voglio diventare un’accusa e assaporare la mia eventuale indifferenza, accidia, incompetenza. Voglio diventare un innocente e avere qualcos’ altro da raccontare ai miei simili un po’ meno innocenti. Voglio diventare una vergogna, provarmi, poi sentire cosa sentono quelli che mi provano o non riescono a provarmi. Voglio diventare sabbia per sopportare i chili di morti che si appoggiano a me almeno per la fine. Voglio diventare un sub per vedere se c’è qualcosa sotto quei natanti, cosa c’è sotto l’Europa, sotto gli uomini, cosa c’è in fondo alla morte. Voglio diventare un centro di accoglienza e star benissimo. Voglio diventare un euro, chiamare tutti gli altri euro possibili, e servire a chi servo, non a chi parla di cosa serve. Voglio diventare un Papa e cominciare anche a predicare, senza essere accusato di predicare, o di volermi paragonare a un Papa .Voglio diventare una colpa e darmi un nuovo senso, voglio diventare un senso e aggiungerlo ai primi cinque ormai non bastanti. Voglio diventare una paura e passare, voglio diventare uno stronzo più di quel che sono, per andare fino in fondo, risalire, e cercare di farmi salvare da chi non lo sarà mai più o non lo è mai stato. Voglio essere una guerra e scoprire come mi moltiplico e perchè credo nel continuamente. Voglio diventare una parola e smettere di farmi solo pronunciare. Voglio diventare.
Alessandro Bergonzoni
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Io non voglio essere guidata nella mia vita dalla paura, ma voglio essere guidata dal coraggio. Il coraggio che ho sempre avuto nella mia vita
V.Luxuria
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Io sono chi Voglio Essere!
Paolo Borzacchiello
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Voglio essere un dettaglio, quel dettaglio che migliora.
Lo zucchero a velo sul croissant, la panna sul caffè, il pezzo preferito di una canzone, il ciondolo di un braccialetto.
Non voglio essere essenziale, perché non c’è nulla di cui in realtà non si possa fare a meno o non possa venir sostituito.. Voglio essere un dettaglio.
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FRASI SULLA CONCENTRAZIONE

luglio 26th, 2014

concentrazione
Credo che la vera concentrazione si trovi ad un certo punto tra la rabbia e la serenità.
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Questa, o monaci, la nobile verità sulla cessazione del dolore: il nobile ottuplice sentiero – retta visione, retta risoluzione, retto parlare, retto agire, retto modo di sostentarsi, retto sforzo, retta concentrazione, retta meditazione.

Buddha
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La concentrazione è il segreto della forza in politica, in guerra, nel commercio, in breve, in tutta la gestione degli affari umani.

Ralph Waldo Emerson, Condotta di vita
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Se un problema necessita di assoluta concentrazione, simultaneamente interverrà una distrazione assolutamente irresistibile.
Arthur Bloch
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La concentrazione è focalizzazione della mente su un singolo oggetto: ma a noi interessa tutto il processo della vita, e se ci concentriamo solo su un particolare aspetto di essa, ne risulterà banalizzata.

Bruce Lee, Pensieri che colpiscono
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La concentrazione è una forma di esclusione, e dove c’è esclusione c’è qualcosa che pensa e che esclude. E colui che pensa, esclude e si concentra, a creare contraddizione, perché allora vi è un centro dal quale è possibile deviare, distrarsi.

Bruce Lee, Pensieri che colpiscono
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Se in combattimento perdi la concentrazione sei carne morta.

Karate Kid
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I meriti e la meditazione consentono la concentrazione.
Wú Chéng’ēn
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A tua concentrazione… Serve più concentrazione!

Karate Kid
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Essere un attore è la cosa più solitaria del mondo. Sei completamente da solo con la tua concentrazione e con la tua immaginazione, e quello è tutto ciò che hai.

James Dean
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La concentrazione e la determinazione mentale sono i margini di una vittoria.
Bill Russell
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Strano, lo sguardo del cane che spinge. È sempre una faccenda che lo assorbe molto. Preferirebbe non essere visto, vorrebbe tanto guardare altrove, ma la cosa richiede tutta la sua concentrazione. Si tratta di ottenere un equilibrio pendolare del treno posteriore, di calcolare un’esatta verticale, di non farsela sulle zampe e di non caderci seduto dentro. Un gran numero di parametri da valutare contemporaneamente. Si vorrebbe fare in fretta e con discrezione, ma l’evento richiede lentezza, esige applicazione. La fronte si corruga, il sopracciglio si aggrotta. Se c’è una circostanza della sua vita in cui il cane sembra pensare, un momento di pura introspezione, è quando spinge.

Daniel Pennac
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Quando si è determinati, l’impossibile non esiste: allora si possono muovere cielo e terra. Ma quando l’uomo è privo di coraggio, non può persuadersene. Muovere cielo e terra senza sforzo è una semplice questione di concentrazione.
Yamamoto Tsunetomo
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