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IL GRANDE ALBERO *SUSANNA TAMARO

marzo 14th, 2015

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Questa storia comincia tanti, ma tanti anni fa, quando un piccolo seme alato si staccò da una pigna sospesa su un ramo e, dopo aver volteggiato per un po’ nell’aria, planò nel bel mezzo di una grande radura.

Era un mattino di tarda primavera, dalle alte cime giungeva ancora l’odore freddo della neve e i ruscelli scendevano a valle gonfi delle acque del disgelo.
All’alba, gli uccelli cantavano come un’unica straordinaria orchestra. Pettirossi, lucherini, fringuelli, organetti, ciuffolotti si contendevano il ruolo di voce solista.
Presto l’aria si sarebbe riempita di insetti: era tempo, dunque, di cercare una compagna e di circoscrivere i confini di quello che sarebbe stato il piccolo regno della famiglia.
Durante il giorno, frenetici voli attraversavano i pascoli. Davanti alle foglie e ai licheni le coppie più giovani esitavano: andava bene quel rametto, era abbastanza lungo? E se prendessimo anche quel filo di lana, quei crini impigliati nel rovo?
Mettere su casa la prima volta era sempre fonte di grande ansia. Staranno abbastanza calde le uova qui? E i piccoli, crescendo, non saranno troppo stretti? E se ne nascessero più del previsto?
Le coppie di lunga esperienza provavano tenerezza davanti a tanti timori.
«Non abbiate paura» dicevano loro, intrecciando abilmente il muschio con gli sterpi, «fidatevi! È già tutto nel vostro cuore».
Dopo una settimana non c’era ramo, fronda o cespuglio del bosco in cui non fosse celata la piccola sfera accogliente di un nido.
Alcuni erano tondi e minuscoli, soffice muschio fuori e morbida lana dentro. Altri, più grandi, intrecciati soltanto con stecchi. Altri ancora – un groviglio di licheni, foglie secche e rametti – pendevano dagli alberi come calze della befana.
Ognuno era stato progettato e costruito secondo le necessità dei nascituri, con sponde alte e robuste per mantenere il tepore nelle notti ancora fredde e resistere alle intemperanze dei pulcini più intraprendenti, proteggendoli, nello stesso tempo, dalla vista dei predatori.
Un bel giorno, all’indaffarata frenesia della costruzione, nel bosco seguì il tenero silenzio della cova.
Mentre i maschi andavano in giro alla ricerca di cibo per le loro spose, ci furono giorni di forte pioggia.
La pioggia sferzò gli alberi e i prati, bagnò i tronchi e nutrì il suolo, e i semi, in paziente attesa nella terra, cominciarono a gonfiarsi. Dopo la pioggia tornò il sole e la cuticola – che li avvolgeva come un vestito troppo stretto – si strappò.
Anche il piccolo seme alato si aprì, ancorandosi con la minuscola radice nella terra e lanciando una tenera piumetta verso l’alto, alla ricerca della luce.
Nel bosco cominciarono le nascite.
I piccoli nidiacei pigolavano in attesa dei genitori, nascondendosi alla minima ombra minacciosa: anche i corvi, gli sparvieri, i gufi avevano dei piccoli da nutrire.
Ancora nudi, i ghiri, gli scoiattoli e i moscardini sonnecchiavano nelle tane mentre i giovani toporagno muovevano i primi passi nei cunicoli sotto il muschio e le piccole bisce sgusciavano fuori dalle loro uova cilindriche.
Quando poi le giornate iniziarono ad allungarsi, le piogge, da sferzanti, diventarono miti e al mattino la rugiada copriva i prati e i fiori con un manto di gocce luminose.
Il tramonto sembrava non finire mai. Con la sua luce rosata accarezzava ogni cosa, come a voler testimoniare lo splendore racchiuso nel mondo.
Alla fine giunse l’estate con la sua quiete appagata e il sottobosco si riempì di mirtilli.
Gli uccelli avevano lasciato i nidi per andare incontro all’avventura della vita, e la stessa cosa, sulle loro zampe traballanti, avevano fatto i cuccioli della terra.
Era arrivato il tempo del silenzio e del riposo.
Poi, un mattino, sulle cime più alte comparve la neve. Copriva le rocce, i canaloni e la vegetazione scura e bassa dei pini mughi.
L’odore dell’aria era cambiato, le rondini della fattoria vicina cominciarono a raccogliersi in volo per raggiungere i paesi più caldi e sul soffice manto di aghi del bosco iniziarono a spuntare funghi di ogni forma e colore.
Quando il re dei cervi scese nella radura per sfidare i pretendenti al trono, i larici si erano già trasformati in piccole fiamme ardenti e – nel bel mezzo della radura – era spuntato un piccolo abete.
Era ancora così piccolo e flessibile che si confondeva con l’erba.
Fu solo per questo che riuscì a sopravvivere ai furiosi tornei del branco.
Il primo spettacolo della sua lunghissima vita.

NEL NOME DEL PADRE * GIACOMO CELENTANO

marzo 12th, 2015

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La natura è da sempre il mio amore più grande, il primo, per il quale ho sempre avuto un forte trasporto che dura tuttora.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Sono un peccatore. E tuttavia ho completa fiducia nella divina e infinita misericordia di Dio.
San Giovanni nella Sacra Scrittura dice che se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa, Dio è più grande e misericordioso del nostro cuore.
Questo è il nostro Dio, un Dio amore, e questo amore lo si evince anche guardando la natura che ci circonda.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Fin da bambino sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza della natura, che ci avvolge nel suo abbraccio dall’origine dei tempi. Mi ricordo che all’età di dodici anni circa, mamma mi regalò una piccola cinepresa Super 8 con la quale cominciai  immediatamente a filmare gli eventi atmosferici, i temporali, l’arcobaleno e la neve, che è sempre stata la mia grande passione; ero attratto e lo sono
tutt’ora, da quei cristalli di ghiaccio che, leggeri e soffici, dolcemente ondeggiano in cielo fi no a posarsi sul suolo; ciascuno diverso dall’altro, racchiusi in un gelido mistero!
Il candore della neve e l’idea di purezza che ispira mi regala una sensazione di immenso piacere.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

La natura, opera del Signore ed eccelsa impronta del Creatore in ogni cosa, si manifesta nei variopinti colori di un fiore, nella maestosità del mare, nell’imponenza delle montagne, nelle nuvole candide che si stagliano nel cielo, nell’abbraccio caldo del sole…
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Tutto mi parla di te, o Signore, e del tuo amore con il quale hai circondato questo capolavoro della
creazione che è l’uomo. Già perché l’uomo è il capolavoro di Dio, tutto Egli ha voluto sottomettere all’uomo a patto che esercitasse il suo dominio con rispetto e amore; questo concetto sfugge oggi alla maggior parte di noi, l’uomo sfrutta la Terra e le sue risorse naturali senza valutarne prima le eventuali conseguenze, i cui terribili risvolti sono ormai evidenti.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

San Paolo dice: «La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo».
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

Ho sempre amato la luce. Come un pittore anelo a lei, la cerco e la riproduco sulla tela che è la mia
vita. Impalpabile, rarefatta, la luce crea la differenza fra un dipinto e un’opera d’arte, fra un’esistenza marginale e una vita trascorsa in pienezza.
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

E se Dio è la vita dell’uomo, la preghiera è il respiro dell’anima
Giacomo Celentano, Nel nome del Padre
***

AMATE I FIGLI CHE LA PROVVIDENZA VI MANDA

marzo 12th, 2015

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Amate i figli che la Provvidenza vi manda; ma amateli di vero, profondo, severo amore; non dell’amore snervato, irragionevole, cieco, ch’è egoismo per voi, rovina per essi.
(Giuseppe Mazzini)

CI SONO GIORNI IN CUI CREDI FINIRAI PRIMA DEL TUO DOLORE

marzo 10th, 2015

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E’ una lotta terribile, ci sono giorni in cui credi che finirai prima tu del tuo dolore, quando ti svegli la mattina sai che da un momento all’altro potresti ritrovarti a divorare un chilo di gelato e poi chiusa a chiave in bagno, settimane intere scivolano su di te stesa a letto con i crampi alla pancia, ma lo capisci, prima o poi lo capisci che proprio perché le tue mani erano belle e forti è toccato loro un nemico tanto difficile da combattere e quando le ferite dello scontro diventeranno cicatrici sai che i tuoi palmi saranno ancora più magici. Forse proprio per quelle cicatrici ci si ammala, perché ci sono anime fatte per viaggiarsi dentro ma naturalmente hanno paura, e solo il dolore può vincere la paura e spingere a muoversi.
Un seme deve marcire nel terreno per diventare fiore e ti rendi conto che tanta ombra è preludio di un nuovo sole, il vero sole, che non vorrà dire smettere per sempre di soffrire, ma farlo in un modo più adatto a te. E il desiderio dei raggi di quel sole che ti fa andare avanti.
Oggi li comincio a vedere quei raggi, sono la mia vittoria e mi attacco a essi con l’ardore che solo chi ha visto l’ombra può conoscere.
Chiara Gamberale, Una vita sottile

NON SOSTITUITEVI AI BAMBINI, AIUTATELI A CRESCERE

marzo 5th, 2015

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“Un bambino risponde «grazie» perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.

Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.

Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.

Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è «aiutami a fare da solo».

Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l’importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.

Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la letteratura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.

Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.

Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.

«Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così» è una frase da non dire mai.

Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.

Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.

Un bambino che si veste da solo abbinando il rosso, l’azzurro e il giallo, non è malvestito ma è un bambino che sceglie secondo i propri gusti.

Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un «questo non lo so» se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.

Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.

Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.

Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.

Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica.

Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.

«Non insegnate ai bambini la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male /…
Non indicate per loro una via conosciuta ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita /…/
Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all’amore il resto è niente».
(Giorgio Gaber “Non insegnate ai bambini”)”.

F.Morrone

CODICI DI COPPIA

febbraio 26th, 2015

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Le coppie che vivono insieme da tanti anni un po’ questo problema ce l’hanno. La vita è frenetica, la famiglia è un concentrato di guai, il lavoro una babele di rogne, fisicamente ci si tiene insieme con la sparapunti, la passione col tempo si è diluita e non è che tutte le sere quando si va a letto ci si salta sulle piume come si faceva un tempo. Anzi. Si preferisce sprofondare nel permaflex in uno stato pericolosamente vicino al coma.
Però nonostante l’intontimento sentimentale talvolta gli ormoni gridano vendetta al cospetto del cielo. E allora come si fa a trovare un modo chiaro e nello stesso tempo delicato per dire: «Cara moglie o caro marito stasera ho voglia di fare l’amore con te?». Non è che si può essere così espliciti.
Scriverlo sulla testiera del letto come un titolo di una puntata di Vespa… E allora si elaborano codici, segnali diversi per ogni coppia. Escludiamosubito quelli che fanno l’amore solo in giorni prestabiliti. Ho fatto una piccola inchiesta. I calciatori amoreggiano il lunedì. Perché giocano la domenica. I parrucchieri la domenica perché chiudono il negozio il lunedì.
I bancari il sabato. I panettieri il mercoledì pomeriggio. Dalle tre alle cinque. Non un minuto di più. Devo dire che quanto a segnali, comunque, i maschi son più chiari. Alcuni te lo fanno capire spegnendo la televisione.
Semplice ed efficace: non guardo Costanzo quindi vuol dire che ho in mente qualcosa. Il mio amico Sandro, invece, siccome non ce la fa proprio a spegnere la tv, sintonizza i canali sulle aste. L’asta è un programma che
non richiede coinvolgimento, annoia e quindi porta alla ricerca di passatempi più gratificanti. E rimane comunque un piacevole sottofondo.
Ettore invece ha escogitato un altro segnale. Quando si sente un torero in cerca di compagnia, sposta il posacenere sul comodi no, come dire: ho intenzione di fumarmi una bella sigaretta e tu, mia cara, sai quando. Molly mi ha confessato che al suo gorilla quando partono gli ormoni gli si abbassa la voce. Almeno di un’ottava. Gli viene la parlata di Sandro Ciotti.
E a lei fa più paura che sesso. Al marito di Miranda si modifica lo sguardo.
Smette di guardarti negli occhi e vede solo a 45 gradi, ad angolo acuto.
Boris, che non è certo Mister Preliminari, quando vuol far l’amore con la sua bella abbassa il ribaltabile a scatto dell’auto e lei, effettivamente, non   può non capire. Anche noi tortorelle un segnale prediletto ce l’abbiamo.
Quando ci viene voglia di un lieto fine, mostriamo il retrotreno. Come? Peresempio chinandoci continuamente a raccogliere. Nella vita c’è sempre qualcosa che cade… Una volta si raccoglieva con la minigonna, adesso col jeans a vita bassa e il tanga che sbuca.
LUCIANA LITTIZZETTO * COL CAVOLO

FRASI SUL CERCARSI

febbraio 23rd, 2015

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Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo
ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo,
ci dev’essere qualcuna proprio come me,
che si sente bizzarra e difettosa
nello stesso modo in cui mi sento io.
Vorrei immaginarla,
e immaginare che lei debba essere là fuori
e che anche lei stia pensando a me.
Beh, spero che, se tu sei lì fuori
e dovessi leggere ciò,
tu sappia che sì, è vero,
sono qui
e sono strana proprio come te.
Frida Kahlo

***

Continueranno a cercarsi? Probabilmente sì, come fanno da secoli. Lo faranno finché non riusciranno a smettere di perdersi, anche se adesso hanno promesso a loro stessi di aver per sempre chiuso l’uno con l’altro. Continueranno a incontrarsi, a cercarsi senza saperlo. Ma perché non smettono di scappare l’uno dall’altro? Perché un amore del genere è difficile da gestire e fa paura. Ma loro continueranno a cercarsi. È scritto nel loro destino.
Fabio Volo, Il tempo che vorrei
***

Assurdo volersi ma non cercarsi, cercarsi ma non trovarsi, trovarsi ma non capirsi.
Massimo Bisotti
***

Se non ti cerco non vuol dire che ti ho perso
Zero Assoluto
***

Gli uomini cercano sempre Iddio e trovano sempre un idolo.
Richard Hugo, Beobachtungen
***

Trovarsi è una fortuna
Non perdersi è un miracolo
Non smettere mai di cercarsi è amore.
***

 

 

 

SII DOLCE CON ME. SII GENTILE

febbraio 15th, 2015

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Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci -
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.

Mariangela Gualtieri

FRASI E POESIE SUI CORIANDOLI

febbraio 12th, 2015

CORIANDOLI

Le parole come coriandoli di carta colorata: ameni, festosi, impertinenti. Poi, il vento…
Jim Morrison

***

Io prendo manciate di parole e le lancio in aria; sembrano coriandoli, ma alla fine vanno a posto come le tessere di un mosaico.

CIT.

***

Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell’allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,
si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate.
Non servono infermieri
perchè i feriti guariscono
con una caramella.
Guida l’assalto, a passo di tarantella,
il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia, tutti a nanna.
Sul guanciale
spicca come una medaglia
un coriandolo di Carnevale.
Gianni Rodari
***

Esistono soli,
esistono piogge
che per quanto puoi celare
tra le mani chiuse
dovrai liberare
come coriandoli in un carnevale.
Esistono amori, dolori,
stanze in penombra
dove il mio volto e il tuo
-ombre cinesi-
stanno appese aspettando
un ennesimo ritorno;
ed ogni volta,
con una nave suadente
prendono i loro contorni;
e benchè strette in una parete
non possiamo far niente.
Siamo coriandoli, coriandoli,
frammenti d’amore
che ogni volta
si attaccano l’un l’altro;
e se incolta è la mia barba
e i capelli tuoi
d’una diversa tinta,
un’altra spinta ancora
e ci riconosceranno.

Antonia Sammaritano
***

Io uso parole come coriandoli di spine
Litfiba

***

La vita di paese è fatta così. Non ci son segreti. Le notizie volano come i coriandoli. Si sa tutto di tutti. E comunque, il giorno dopo è finito il carnevale, e ‘un gliene frega più nulla a nessuno. Il Ciclone, film
***

Cara Signora, mi tolgo il cappello
il suo nome è una stella nella curva del cielo
il suo nome rimbomba della terra alla luna.
Mi vesto a festa, lancio i coriandoli
il suo nome è un nome
che si legge anche Torino.
Il suo nome è una montagna
di tanti scudetti,
agli altri la manfrina, una lacrima, un peto.
Il suo nome è il migliore, il suo nome è il più forte.
Tu dici: sono gob. E gli altri: sono morto.
Il suo nome si allunga,
si contorce in un lamento
ma resta l’idea in tutte le genti.
Si restringe, si allunga, fa eco rotondo
che perda che vinca tra i primi del mondo.
Juventus, gridano,
o Goba o Madama,
sei forte, sei cattiva, fai girare le scatole.
Ma un’altra non c’è
e nessuno è stanco
di soffrire e cantare il tuo nero e il tuo bianco.
Giovanni Arpino, dedicata alla Juventus
***

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