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NON ASPETTARE AD ESSERE FELICE

agosto 7th, 2012

Non aspettare….. di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno… Non c’è momento migliore di questo per essere felice. La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle si avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni… Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. Dietro ogni sguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida. Finché sei viva, sentiti viva. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere. (Madre Teresa di Calcutta)

COMMENTO  

Se si subordina l’essere felici al verificarsi di un evento, quale esso sia, saremo in balia di quell’evento, in quanto al suo verificarsi, al tempo del suo verificarsi e al modo del suo verificarsi. Potrebbe NON verificarsi, potrebbe verificarsi TARDI, potrebbe verificarsi in modo DIVERSO dal desiderato. Se scegliamo di esser felici ORA “a prescindere”, abbiamo già vinto.

(EDA Personal Coaching)

“Chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo”. (Albert Einstein)

agosto 7th, 2012

“Chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo”.
(Albert Einstein)

 COMMENTO

Considerazioni apparentemente sensate ma di fatto invalidanti come ” è troppo difficile” “è impossibile” ” non è possibile”, a prescindere dalla realtà della considerazione, limitano drasticamente le capacità della persona che le pensa e che senza accorgersene, comincerà a selezionare le alternative in base all’assunto dell’impossibilità. Viceversa non porsi a priori limiti, apre la mente a considerare nuove vie e nuove soluzioni….Se si vuole arrivare al “mai pensato” occorre pensare cose mai pensate prima.

(EDA Personal Coaching)

Come gli amici adulando pervertono, così i nemici con i rimproveri molte volte correggono (Sant’Agostino)

agosto 7th, 2012

Come gli amici adulando pervertono, così i nemici con i rimproveri molte volte correggono (Sant’Agostino)

COMMENTO

Per trovare la libertà e la forza per affrontare le difficoltà della vita, per riuscire nelle propria vita personale e professionale, occorre imparare a credere assai poco ai complimenti e a non deprimersi per le critiche. I primi possono, oltre a dare un immagine sfalsata e gonfiata di sè, far abbassare l’attenzione e l’impegno oltre il livello minimo necessario; le seconde possono rendere insicuri e demotivati se non vengono considerate per quello che sono: insegnamenti. Una sana equidistanza emotiva permettere di assorbire il meglio di entrambi a propio vantaggio

(EDA Personal Coaching)

amore

agosto 7th, 2012

Quello che sappiamo dell’amore è quasi sempre approssimativo , quello che vogliamo in amore è spesso variabile , tutto ciò che speriamo in amore è frequentemente incostante ma per quello che desideriamo forse basta un pasto caldo ,un bicchiere di vino, e un paio di occhi la sera per raccontarci (Orazio santagati )

voglia di…

agosto 7th, 2012

Se ogni tanto avete voglia di partire , salire su un treno senza guardare la destinazione , in una nave che parte per un lungo viaggio sconosciuto o su un aereo solo per avvicinarsi al cielo non dimenticate di portarvi un libro , servirà per ritornare …a prenderne un altro . (Orazio Santagati)

la meta

agosto 7th, 2012

La meta di ognuno non è quasi mai un posto ma è spesso un luogo in cui si riposa un po’ prima di riprendere il cammino.(Orazio Santagati )

IL MISTERO di JIM GRAY – parte II

agosto 7th, 2012

 

Erano le cinque del pomeriggio quando Monsignor Talesfores guidò la signora Black verso l’uscita riservata ai fedeli della cattedrale di Santa Maria dell’Assunzione.
La signora Black, sulla sessantina, smunta, capelli sempre arruffati e grandi occhi neri era una delle tante pecorelle che gravitavano intorno alla piccola comunità di credenti che animava  il sobborgo di Telegraph Hill.
<< Sento una gran pace dentro. Provo questa sensazione di purezza ad ogni incontro; tornerò a trovarla presto,  Padre >>, pronunciò la donna, chinando lievemente il capo.
<< La parola del Signore è sempre la risposta giusta >>, proferì il pastore.  Poi volse lo sguardo verso l’arcata superiore della chiesa e con un cenno dell’indice destro nella medesima direzione, continuò: << Come i nostri occhi sono attirati verso l’alto dalla bellezza delle minuzie della cupola, così i nostri cuori sono elevati verso Dio. Tuttavia, mirando più in basso, troveremo ancora delizia dalla suggestione della luce e dei suoi giochi e dalla cattura dei dettagli. Le finestre aperte sulla città, che come mantello ci avviluppa, ci rammentano il bisogno di lavorare per il regno di Dio sulla terra.  E’ questa la similitudine con le direzioni, tra loro perpendicolari,  della croce. >>
Le prese la mano destra, la sentì gelida ma ferma, la strinse tra le sue e la congedò: << E’ la benvenuta nella casa del Signore, torni quando desidera e si ricordi che soltanto il Sabato è dedicato alla Confessione pomeridiana; dalle 16.00 alle 17.00 >>
La campana della cattedrale rintoccò una prima volta. Da lì a poco sarebbe iniziata la funzione delle 17.30.

Jim viveva in un rustico in stile vittoriano con la facciata d’ingresso che dava su Telegraph Hill.
Le finestre erano bianche, intarsiate a scacchiera e lucide.  John Gandolfini, l’anziano ebanista che da tre generazioni possedeva la bottega de “L’ultimo ebanista” a nord di Pioneer Park, su Lombard Street, le aveva restaurate con SA1000 e gommalacca  proprio quella settimana.
Le persiane e l’uscio facevano pendant con la vegetazione circostante. All’udito il solo cinguettio dei pettirossi, che come i cugini londinesi, avevano imparato a dar sfoggio delle qualità canore per lo più in notturna.  E di tanto in tanto l’affanno di un cane che scodinzolando rincorre la palla o del suo padrone che,  sbraitando,  entrambi tallona…

Sul letto non sfatto, Jim giaceva disteso, come immerso in una guisa di dormiveglia gestita.  Rifletteva assorto.
Gli capitava di rado di rimanere solo in casa e men che meno nei week-end liberi dalle conferenze, organizzate ora qua, ora là, in giro per il mondo.
Lui e Donna condividevano tutto da ventitre anni. Entrambi erano già stati sposati. L’uno conobbe l’altra nel 1984 ed il loro incontro fu subito etichettato – “un colpo di fulmine”;  ripetettero entrambi negli anni a venire.
Jim rimase estasiato dalla nordica bellezza di lei, ammaliato dalla luminosità dei cerulei suoi occhi e disarmato da quel sorriso che non poteva che celare la leggiadria di un cuore che altro non attendeva, se non d’essere amato.
Sembravano fatti davvero l’una per l’altro, come se non avessero mai conosciuto l’amore prima di allora. Spartivano il desiderio, mai pago, per la conoscenza, l’amore per la montagna e le sue insidie, la passione per l’oceano ed il fascino per l’inesorabile natura di esso.
Al terzo incontro, Donna, accettò di sposarlo.
Per siffatti spiriti liberi, una casa, statica già dal nome, non poteva certo bastare. Occorreva un tetto che li seguisse, proteggesse e perché no, coccolasse.  Non tardi, arrivò il Tenacious.

Un nuovo rintocco della campana, riportò Jim alla realtà. Subito percepì una fioca brezza sul viso.
Fece per sbadigliare e allo stesso tempo, a memoria, allungò il braccio sinistro e afferrò la giacca a vento, l’unica di colore arancio, piegata su un bracciolo della  poltroncina ad un passo dalla finestra; di fianco al letto.
Già vestito balzò giù dal giaciglio, chiuse la finestra in mogano e all’istante le narici furono investite da una folata di gommalacca, intensa e tutto sommato gradevole.
<< Grande giove! dovevo portare la sedia della cucina da Gandolfini per rifare l’impiallacciatura… >>, borbottò tra sé e sé.  Lo farò Lunedì.   Pensò poi.
Come ogni anno, in Gennaio, Donna trascorreva qualche giorno di vacanza nel Wisconsin con gli amici di sempre. La giornata tipo prevedeva sci e slittino al mattino, shopping nel pomeriggio e momenti distesi e di convivio alla sera, scortati dal tepore del mai scialbo focolare.
Le telefonate con Jim rappresentavano il condimento più succulento, terapeutico e frequente delle rigide giornate di Donna. Lontana da Mr.Database - così lo chiamava  Donna di tanto in tanto - era difficile prendere sonno.
Se avesse in qualche modo potuto solo intuire che dall’indomani non l’avrebbe né più visto né sentito, avrebbe certamente maledetto quella valeriana che in quei giorni, ancor prima dell’abbraccio di morfeo, ingurgitò. Sarebbe rimasta con lui al telefono tutta la notte, tutte le notti.

Jim disinserì la spina del caribatterie dalla presa accanto alla porta, ripose lo smartphone ormai carico nel marsupio e acciuffò dall’attaccapanni in radica il devoto copricapo invernale. Non sarebbe andato da nessuna parte senza il suo berretto blu. Dopo tutto, era un lupo di mare!
Due mandate della serratura ed in cinque minuti, era già in strada;  a due passi da Kearny Street. Era alto e in forma, Jim. Gli piaceva camminare. Falcata dopo falcata,  in una manciata di minuti, avrebbe raggiunto l’incrocio con Bay Street e preso la navetta che l’avrebbe lasciato, dopo aver costeggiato Russian Hill Park prima e il Galileo Academy Field poi, a 500 metri dalla baia di Gashouse, porto d’attracco del Tenacious.
Presto l’avrebbe raggiunto per l’ultimo viaggio…


 

 

…to be continued  


M.
(L’uomo dei difetti…)

 

NESSUNO PUO’ FARTI PIU’ MALE DI QUELLO CHE FAI TU A TE STESSO

agosto 7th, 2012

Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso.

(Mahatma Gandhi)

conflitto interiore

COMMENTO

A parte le violenze fisiche, tutto ciò che riguarda la sofferenza mentale è questione che attiene alla nostra re-azione a ciò che succede fuori.

Se ciò che succede fuori non trova eco ed amplificazione all’interno del nostro mondo mentale, ben poca cosa può esserci di danno.
L’indipendenza dal giudizio altrui, dal modo di pensare della società, dal condividere punti di vista che non sono i nostri, è la chiave per renderci liberi e sostanzialmente invulnerabili all’esterno.
Nelle misura in cui invece, siamo d’accordo con quanto gli altri pensano e dicono di noi, siamo in loro schiavitù. Otterremo plauso ed approvazione se faremo ciò che gli “altri” si aspettano, e troveremo critiche e disapprovazione se faremo ciò che gli “altri“ non gradiscono.
Ma se saremo insensibili ai loro plausi e alle loro disapprovazioni, quale sofferenza ci potranno mai arrecare?
(EDA Personal Coaching)

UN’ESTATE D’AMORE * ALLIE SPENCER

agosto 7th, 2012

Non voleva lasciarla lì.
Ma il destino ci aveva messo lo zampino. In qualche modo,
la fotografia si era incastrata in fondo al cassetto della sua scrivania e quando lei aveva sistemato il lavoro in piccole pile ordinate per l’indomani e aveva spento il computer quella sera, non si era preoccupata di cercarla, semplicemente perché non aveva idea che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di
lavoro.
Era un peccato perché lei l’adorava: ogni volta che la riguardava, si sentiva avvolgere da tutta la dolcezza che lui le aveva
dimostrato da quando si era ammalata.
Non solo regalandole la fotografia, ma anche con tutti i messaggi
inaspettati e le email di incoraggiamento che le aveva
inviato. Malgrado, pur vedendosi ogni giorno, avesse il tempo
per scriverle vere lettere, con vero inchiostro su vera carta da
lettera color crema con tanto di buste abbinate, in cui le infilava
dopo averle ripiegate con cura in tre parti. Ma al lavoro, era
su quella fotografia che lei si concentrava. Quando aveva bisogno di raccogliere tutte le sue forze, apriva il primo cassetto a destra della scrivania ed era lì, nascosta in fondo.
Il suo segreto.
Il loro segreto.
Un ricordo di tempi più felici.
La faceva sentire come prima delle terapie, delle visite in ospedale e di tutte quelle flebo; quando aveva ancora tutta la vita davanti e immaginava di poter conquistare ogni cosa.
Purtroppo però non tornò mai a riprenderla.
E alla fine, lui smise anche di scriverle.
Scarabocchiò l’ultima lunga lettera straziante sulla carta color crema che aveva sempre usato, avvolse una copia della preziosa fotografia tra i suoi lembi, la legò a un palloncino e la guardò volare via nel tramonto, una sera d’estate dalla collina di Hampstead Heath.
L’originale nel cassetto rimase lì dov’era. Fino a quando quasi
tre anni più tardi, in seguito a una ristrutturazione aziendale, la scrivania viaggiò per circa trenta metri lungo il corridoio e finì nell’ufficio di una persona che non aveva mai sentito parlare né di lei né di lui. Una molto con la mania per la propria postazione di lavoro, come del resto con ogni cosa nella vita, che, spazientita per il fatto che il primo cassetto a destra della sua scrivania si bloccasse facilmente, decise di svuotarlo.
E lì, la trovò.
E cambiò letteralmente la sua vita.
E alla fine, anche quella di lui.
Nel modo più sorprendente.
Così forse, dopotutto, il destino aveva avuto altri piani per quella fotografia: ma per scoprire quali fossero bisognerà fermare quella persona, perché sta per lasciare l’ufficio.
O almeno ci sta provando.
Chi l’avrebbe mai detto che andare in vacanza potesse essere tanto complicato? Soprattutto se si è precise e organizzate come Beth Armstrong. Ma, come si dice, non tutte le ciambelle riescono col buco…

Allie Spencer * UN’ESTATE D’AMORE

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Una delle poco note leggi dell’universo afferma che quando noi pensiamo di prenderci un periodo di riposo, tutto quello che facciamo in realtà non è altro che comprimere il lavoro che avremmo dovuto fare durante la nostra assenza, nei giorni immediatamente precedenti e immediatamente successivi alla cosiddetta vacanza. Quanto all’effettivo tempo libero, faremmo meglio a passare una settimana o due a dormire sul pavimento sotto la scrivania; almeno così potremmo goderci il tempo che normalmente impieghiamo per raggiungere il posto di lavoro.

Allie Spencer * UN’ESTATE D’AMORE

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Avevo conosciuto Jack quattro mesi prima, quando era venuto al lavoro da noi per un complicato intervento sul database.
Aveva urtato con la testa contro un pensile della cucina del personale, io lo avevo soccorso dandogli un fazzoletto, un cerotto e una caramella all’arnica, e lui mi aveva invitata più tardi per un drink. Il drink era diventato una cena, che a sua volta era diventata un film, a cui era seguito un altro
drink (ancora più tardi) e un bacio della buonanotte piuttosto promettente. Avevamo scoperto che entrambi preferivamo
i Minstrels agli m&m’s; avevamo esattamente le stesse applicazioni nell’agenda personale sul cellulare e tutti e due avevamo superato l’esame di guida al terzo tentativo. E per giunta, come se tutto questo non fosse abbastanza per convincermi che rischiavo di aver incontrato la mia anima gemella, era anche alto, bruno, di una bellezza raffinata e quasi ben organizzato quanto me.
Jack Springworth aveva tutto quello che cercavo in un uomo.
E anche quello che non sapevo esistesse.

Allie Spencer * UN’ESTATE D’AMORE

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Risi e lui mi baciò.
«E tu», disse, «devi imparare a rilassarti. Non devi sempre andare al massimo».
«Ma…», avrei voluto ribattere che rilassarsi non si addiceva
a chi voleva raggiungere i propri obiettivi, come per esempio migliorare un rapporto.
Tuttavia, le mie parole furono bloccate dalle labbra di un consulente informatico straordinariamente avvenente, alto circa un metro e ottanta.
«Tu e io», mormorai quando riprese fiato, «siamo felici insieme,
vero? Lo desidero tanto, Jack. È molto importante».
Jack non disse una parola. Per tutta risposta invece, piantò la sua bocca di nuovo sulla mia, mi trascinò in camera da letto e lasciò che cadessimo pesantemente sul materasso.
Decisi di prenderlo come un “sì”. per il momento almeno

Allie Spencer * UN’ESTATE D’AMORE

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«Be’, io non mi fido di quelli che ci vogliono tutti adulti», intervenne Anna, «non mi sento ancora una donna adulta.
Talvolta penso che non dovrei neanche guidare».
«Io sono stata in macchina con te Anna, e so che non dovresti guidare». Kirsten rabbrividì violentemente al solo ricordo.

Allie Spencer * UN’ESTATE D’AMORE

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«Non c’è nulla che non vada in te», mi disse. «È una questione psicologica: per le persone che un tempo hanno amato veramente, è molto più facile tornare ad amare».
«Ma è successo secoli fa, eravamo all’università. E comunque», aggiunsi sdegnata, quando realizzai da dove aveva preso spunto, «non è una questione psicologica, ma una citazione da Insonnia d’amore».
«Va bene», proseguì imperterrita, «è una questione psicologica dimostrata da un classico della cinematografia. Cosa c’è di male in questo? Vale ancora».
«Non credo che valga», brontolai. «E se, tornando all’università, quella fosse stata la mia unica possibilità e non ne avessi mai più un’altra? Sì, forse è così: “Bang! Sono il tuo destino: mi dispiace che non abbia funzionato per te, Beth, ma prendi pure dei gattini quando te ne vai, per farti compagnia nel tuo arido cammino verso una vecchiaia solitaria”».
«Non sei allergica ai gatti?». Kirsten sollevò il capo e mi
rivolse uno sguardo interrogativo.
«Non so, forse ai cani o ai parrocchetti. Ma il punto è che forse quella è stata la mia unica possibilità e io me la sono lasciata sfuggire».
«Ascoltami: tu sei a posto. All’università, ti sei solo scottata troppo, ecco tutto», rispose Kirsten saggiamente. «Concedi a Jack una possibilità e, cosa più importante, rallenta un po’: se lui è quello giusto, te ne accorgerai e se non lo è, be’, allora ce ne saranno tanti altri. Semplicemente fidati del tuo istinto
e vedi quello che succede».
«Ma io non…», cominciai.
«Sì che puoi», insistette lei.

Allie Spencer * UN’ESTATE D’AMORE

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