Aforismi

Aforismi Aforismi Belli, Aforismi Per Tutti i Gusti, Scegli Un Aforisma Speciale, Aforismi e Aforismi Celebri ► AFORISMI BELLI!



Auguri a tutte le mamme..

maggio 9th, 2015

Auguri a tutte le mamme, a quelle con il pancione che aspettano il primo respiro alla vita del proprio bambino. A quelle che si alzano di notte al primo pianto, con amore, senza fatica. Auguri alle mamme davanti alle scuole, con gli occhi lucidi e l’orgoglio di una poesia ricevuta. Auguri alle mamme con le occhiaie, quelle che stanche non lo sono mai, quelle che stirano a mezzanotte, quelle che ti cucinano a qualsiasi ora, quelle che non dormivano prima per la poppata e non dormono adesso per le discoteche che chiudono all’alba. Auguri alle mamme mai rispettate, mai ringraziate, quelle dai figli maleducati perché pensano che l’amore di una mamma sia un dovere. Auguri alle mamme che hanno recuperato, a quelle che non lo sono state per periodi della loro vita, quelle che si sono perse e sono andate in tilt, quelle che poi la natura gli ha ricordato che non bisogna solo essere donne, ma anche mamme. Auguri a tutte le donne, perché una donna che non ha avuto la fortuna di essere mamma, mamma lo sarà sempre, nello sguardo verso un bambino, nel suo sorriso che dona, nella sua emozione, nella sua speranza nella sua natura.Auguri alle mamme piene di rughe, quelle tornate bambine, a quelle che non hanno più la forza nel corpo, quelle che ci hanno permesso oggi di essere, persone migliori, ognuno a suo modo, auguri a loro, che andiamo a trovare con i nipoti al seguito e nell’anima ci fanno sentire sempre bambini. Auguri alle mamme che ci hanno dato un anima, e la loro e in giro per le stelle. Auguri anche a te mamma, che ho avuto la fortuna di conoscerti. Auguri anche a te….

TUTTI IMPORTANTI

maggio 8th, 2015

Si sentono tutti importanti, lo noti quando ti tolgono il saluto, quando gli scrivi e non rispondono, si sentono importanti, verso di noi, verso gli altri, perchè pensano di avere una mente elevata e credono, che noi, sbagliamo tutto e non capiamo nulla…

Tutti importanti in questo mondo che cade a pezzi, sai, sono questi individui che rendono questo cielo freddo, e non hanno ancora capito il guaio che stanno facendo, a loro stessi, perchè, noi infondo, andiamo avanti!

Queste persone, che si credono importanti, hanno la mente ricca di pensieri negativi, faticano, a capire se stessi, diventando silenziosi e si nascondono, cercando di camminare e scegliere, altre persone, che si credono importanti, ma spesso ritornano ad essere soli, perchè vengono trattati proprio come loro trattano gli altri!

E noi? E noi siamo qui, senza farci problemi, abbiamo imparato a pensare al sorriso del mattino, e la serenità della sera, e non diamo più importanza a coloro che, forse per vanto, o per paura di noi, hanno cambiato strada, noi realizando i nostri sogni, passo per passo, per arrivare su quel pianeta, che loro, non vedranno mai!

Il pianeta dei vincenti, dove non c’è bisogno di essere importanti, perchè ogni uno di noi, ha qualcosa da offrire…

per camminare insieme!

(Ejay Ivan Lac)

artista-per-caso__tutti-insieme-per-mano_g

 

Chi ama veramente….

maggio 7th, 2015

Una volta sentii dire che chi ama veramente, non se ne va mai…
Forse non te ne vai mai da quei giorni, dalle notti, dai ri-cominciamo, dai ti amo, dalla pelle sudata, dal piacere, dal primo regalo di san Valentino, dai giuramenti fatti in chiesa il giorno del matrimonio, dalle dodici ore di travaglio insieme alla sala parto…
Ci sono donne che amano veramente, che hanno amato veramente, e quel (veramente) ha fatto la differenza.
Donne arrivate al mondo con un destino, e se lo sono indossato, sulla pelle, senza la voglia di correggerlo, di ridisegnarlo, donne che sono arrivate nella vita dell’altro senza appuntamento, perché dovevano arrivare, donne che avresti incontrato anche se non saresti mai uscito, donne che avresti sognato, immaginato, desiderato. Donne, come le poesie, amate e chiuse nei cassetti, rispolverate ogni tanto dalle letture della vita, e in loro, il coraggio di emozionarsi ancora. Donne, che si sono odiate, maltrattate, per quel maledettamente cuore che ci credeva veramente. Donne che capitano così, senza che te li aspetti, come i regali, come i figli all’improvviso.
Donne, che nonostante tutto non se ne vanno mai, non se ne sono mai andate.
Alcuni le additano come quelle lì…
Quelle sempre accusate, sporcate, quelle che non hanno mai ragione, quelle che hanno amato veramente e non lo sono mai state.
Vi sarà capitato di sentirvi dire di gente che dice. Quando ami veramente non te ne vai mai. Perché la gente è così, vede solo l’ultimo pezzo di strada, e non capirà mai che le donne che se ne sono andate, sono diverse, sono quelle che nonostante tutto ci saranno sempre, sono quelle che l’amore non lo sporcheranno mai, sono quelle che le strade le hanno percorse quasi tutte, perché quando hai amato veramente, e quel veramente non è mai stato ricambiato, alla fine ti rimane solo una strada, la tua….

UN PRECISO GIRO

maggio 5th, 2015

La morte, ha un preciso giro per ogni individuo, lei sa esattamente quando e come, far morire una persona…

La morte, è infida e bastarda, e pur di far soffrire qualcuno, agisce sulle persone che si amano, e che vivono al loro fianco.

Ma la morte, sa anche essere vendicativa, è un essere spregievole e doppio giochista, quindi, non ti preocupare… anche se tu non farai nulla, verso chi ti ha fatto soffrire, la morte potrebbe essere tua amica.

(Ejay Ivan Lac)

gravure

I SORRISI COPRONO

maggio 5th, 2015

I sorrisi coprono, per quanto possano riuscirci, la trasparenza che permette agli occhi di chi sta davanti a noi, di guardare la nostra tristezza, ma chi sa leggere ogni tuo respiro sarà in grado, di saltare ogni tua espressione di copertura.

(Ejay Ivan Lac)

Schermata 2014-01-15 a 19_56_22

Prima era tutta un’altra storia..

maggio 5th, 2015

Prima ci si incontrava al bar, al parco, e diciamocela tutta, era tutta un’altra storia. Un’altra storia si, perché se avevi un problema, quel problema aveva uno sguardo, un abbraccio, dodicimila parole di conforto, dodici sigarette condivise, dodici minuti di silenzi. Non avevi dodicimila amici, ne avevi dodici, e in quei dodici ce n’era sempre uno che alla fine tornava a casa con te, e stava altri dodici minuti sotto il portone ad asciugarti le ultime lacrime della serata. Prima era tutta un altra storia, e le storie non avevano mai il pessimismo iniziale che trovi oggi. Perché oggi a differenza di ieri, quando hai un problema il primo amico che ti da la soluzione e il “conforto” è quello conosciuto dodici minuti prima, e non sai neanche il suono della sua voce, e di solito e sempre di sesso diverso. Oggi i consigli non hanno mai la condivisione del tuo dolore, come al parco come al bar, quando oggi due “amici” si conoscono e cominciano a vomitare i propri dolori, si accarezzano a vicenda, e le carezze non sono le pacche sulla spalla gli abbracci che ti fermano il respiro, le carezze del nuovo millennio sono come i bottoni di un lungo vestito, ogni giorno ci si convince di essere capiti e ogni giorno si rimane sempre più nudi, e quando l’ultimo bottone viene sbottonato dalle parole dei maghi della vita, si rimane nudi, e lì e un attimo a prenderlo nel culo, più o meno dodici secondi…
Questo succede alla nostra classe, gli adolescenti con questo sistema ci sono nati e ci stanno crescendo. Noi veniamo da lontano, dove le amicizie c’è le andavamo a cercare, e le costruivamo giorno per giorno. Ma la comodità ci ha reso schiavi, oggi è più facile trovare conforto, ma è più difficile trovare gli amici…

L’ultimo pezzo di anima…

maggio 4th, 2015

Alla fine bisogna fare i conti con quel pezzo di anima che ti rimane, e quella che ti rimane non è mica bella da guardare, e quella tradita illusa ferita spaventata. E quel pezzo che tutti giudicano, che tutti sanno di cosa ha bisogno e nessuno mai riesce a guarire, a guardare. E quel pezzo a brandelli che se ne va adagio per il mondo, è si imbatte sempre nelle soluzioni suggerite, negli affamati “damore” che cercano l’ultimo pezzo da azzannare. E allora con quel pezzo di anima che ti è rimasta ci devi affrontare il mondo. E il mondo mica lo affronti così. Il mondo è pieno di lupi, e il tuo comincia ad essere diverso. Conosce il sorriso e il suo inganno, il desiderio e il suo amore, le promesse e le sue illusioni, il bacio e il suo tradimento. E anche se volesse quel pezzo di anima ribellarsi e vivere di incoscienza, venderla oppure svenderla ti rimane sempre cucita addosso, e con il tempo diventa la tua parte migliore. Quella che tutti hanno cercato di cambiare, di truccare, quella che nessuno ha mai amato, diventa la parte di una vita con cui ci devi convivere, ci devi vivere, perché se prima l’anima aveva più lati da amare, quando te ne rimane solo un pezzo, diventa un lato unico, una sola strada, e alla fine non bisogna fare i conti con il mondo, ma con quello che ti ha lasciato il mondo.
C’è un comandamento che dice:
Ama il tuo prossimo come te stesso.
Ma se il tuo prossimo ti ha lasciato l’anima a brandelli, se il tuo prossimo non era l’ultimo, inganno.
Allora quel pezzo di anima rattoppata cucita e mai cicatrizata, la devi proteggere, la devi amare, perché alla fine amare se stessi, e la scelta migliore. Perché è tutta lì la differenza, no, amare il tuo prossimo, quello oggi lo sanno fare tutti, ma amarlo come te stesso, e questo oggi lo sanno fare in pochi….

RIDERE COME MATTI

maggio 4th, 2015

Adesso ho trentadue anni, mi sento più saggio ma la mia anima, è rimasta ferma a quindici anni, gioco e mi diverto…

Come se il tempo si fosse fermato lì, in quella stanza fatta di fantasie e sogni, quell’età dove si spera e si aspetta, quel domani, fatto di successi!

Restare fermi a quel tempo, mentre tutto cresce, rimanere bambini, per continuare a sognare e ridere come matti!

(Ejay Ivan Lac)

ridere

Il computer di sant’Agostino * Alberto Manguel

aprile 28th, 2015

MANGUEL-A_computer1

Quando avevo otto o nove anni, in una casa che ormai non esiste più, mi fu regalata una copia delle Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio. Come molti altri lettori, ho sempre avuto la sensazione che l’edizione in cui si legge un libro per la prima volta rimanga, per il resto della vita, quella originale. La mia, grazie al cielo, era impreziosita dalle illustrazioni di John Tenniel ed era stampata su carta spessa color crema che odorava misteriosamente di legna arsa.

C’erano parecchie cose che non capivo in quella mia prima lettura di Alice, ma non sembrava avere grande importanza. Imparai in tenerissima età che, salvo si legga per scopi diversi dal puro piacere (come tutti a volte dobbiamo fare a causa dei nostri peccati), si può tranquillamente volare rasentando perigliosi acquitrini, farsi strada in giungle intricate, saltare d’un balzo solenni e monotone pianure, e lasciarsi semplicemente trasportare dalla vigorosa corrente del racconto. Alice, che non vedeva l’utilità di un libro «senza figure e senza dialoghi», sarebbe stata senz’altro d’accordo.

Per quanto ricordi, quelle avventure mi sembrarono un vero e proprio viaggio nel quale io stesso accompagnavo la povera Alice. Cadere nella buca del coniglio e attraversare lo specchio non erano che inizi, banali e meravigliosi quanto salire su un autobus. Ma il viaggio! A otto o nove anni, la mia incredulità non era tanto sospesa quanto ancora inesistente, e la narrazione a volte mi sembrava più vera della vita di ogni giorno. Non che pensassi che un posto come il Paese delle Meraviglie esistesse davvero, ma sapevo che era fatto della stessa materia della mia casa e della mia strada, dei mattoni rossi della mia scuola.

Un libro cambia ogni volta che lo leggiamo. Quella prima Alice di quando ero bambino fu un viaggio, come l’ Odissea o Pinocchio, e io mi sono sempre sentito più un’Alice che un Ulisse o un burattino di legno.
***

Le letture vere sono sempre sovversive, sono fatte controvoglia, come Alice – lettrice sensata – ha avuto modo di scoprire nel mondo oltre lo specchio, popolato da gente che dà nomi insensati. Un primo ministro canadese smantella la ferrovia e lo chiama «progresso»; un uomo d’affari svizzero traffica in merce rubata e lo chiama «commercio»; un presidente argentino protegge degli assassini e la chiama «amnistia». Per ribellarsi a questi termini impropri il lettore può cercare tra le pagine dei suoi libri. In questi casi la lettura ci aiuta a rimanere coerenti nel caos, non a eliminarlo; a far progredire l’esperienza al suo ritmo vertiginoso, non a imbrigliarla in strutture verbali; ad attingere dall’oscurità, non a fidarci della superficie scintillante delle parole.
***

George Steiner ipotizzava che l’olocausto avesse tradotto in una realtà di carni e ossa bruciacchiate gli orrori del nostro inferno immaginario; forse questa traduzione segnò l’inizio della nostra incapacità di immaginare la sofferenza di un’altra persona. Nel Medioevo, ad esempio, i raccapriccianti tormenti inflitti ai martiri, presenti in innumerevoli dipinti, non venivano mai considerati come semplici immagini di orrore: illuminati dalla teologia (per quanto dogmatica e catechistica fosse), che li alimentava e li definiva, la loro rappresentazione doveva aiutare lo spettatore a riflettere sulla sofferenza nel mondo. Non è detto che tutti gli spettatori avrebbero colto quanto stava oltre la pura morbosità della scena, ma si apriva comunque sempre uno spiraglio per una riflessione più profonda. Del resto, un’immagine o un testo possono soltanto offrire l’opportunità di leggere qualcos’altro o di leggere più attentamente, ma il lettore o lo spettatore possono anche respingere questa possibilità, perché in definitiva testo e immagine altro non sono che segni sulla carta e pennellate su una tavola o sulla tela.
***

Nelle mie letture erratiche scoprii anche che una singola immagine può determinare la riuscita dell’intera poesia. Intorno al 1700 a.C. una poetessa sumera scrisse:

Donandomi al mio giovane consorte –
diventerò mela
aggrappata al ramo,
avvolgerò il picciolo
con le mie dolci carni.
***

«Abbiamo collocato il sesso», disse il saggio Montaigne , «entro i confini del silenzio.»
***

Post scriptum: Credo che la lettura, come l’atto erotico, debba in fondo rimanere un atto anonimo. Dovremmo essere in grado di infilarci in un libro o nel letto come fa Alice attraversando il bosco oltre lo specchio, sbarazzandoci dei pregiudizi del nostro passato e abbandonando per quell’attimo che ci vede uniti i nostri orpelli sociali. Leggendo o facendo l’amore, dovremmo essere in grado di perderci nell’altro, nel quale – per mutuare l’immagine di san Giovanni – siamo trasformati: il lettore nello scrittore nel lettore, l’amante nell’amante nell’amante. Jouir de la lecture, «godere della lettura», come dicono i francesi, che usano la stessa parola per definire il piacere che si trae dall’orgasmo e dalla lettura.
***

Vladímir Nabokov , criticato dall’amico Edmund Wilson per aver fatto una traduzione di Evgenij Onegin «con pecche e tutto», rispondeva che compito del traduttore non è quello di migliorare o commentare l’originale, ma quello di fornire al lettore ignorante di una certa lingua un testo riformulato con tutte le parole equivalenti di un’altra lingua. Pare che Nabokov ritenesse (anche se stento a credere che il maestro artigiano intendesse proprio questo) che le lingue sono «equivalenti» sia per significato che per suono, e che quanto si immagina in una lingua può essere ri-immaginato in un’altra – senza dover ricreare tutto ex-novo. Ma come ogni traduttore scopre all’inizio della prima pagina, la verità è che la fenice immaginata in una determinata lingua non è altro che un pollo ruspante in un’altra, e che per investire quel particolare volatile della maestosità dell’uccello risorto dalle proprie ceneri, è possibile che un’altra lingua richieda la scelta di una creatura diversa, estrapolata da bestiari che abbiano una propria concezione di stranezza. In inglese, ad esempio, la parola phoenix conserva tuttora un’eco esotica ed evocativa, mentre in spagnolo, ave fénix fa parte della pomposa retorica ereditata dal Seicento.

Nell’alto Medioevo, traduzione (dal participio passato del latino transferre) significava trasportare le reliquie di un santo da un posto all’altro. Talvolta queste traslazioni erano illegali, come quando le spoglie sacre venivano trafugate da una certa città per accrescere la gloria di un’altra. Fu così che i resti di san Marco furono trasportati da Costantinopoli a Venezia, nascosti in un carro carico di carne di maiale, che le guardie turche ai cancelli della città si rifiutarono di toccare. Sottrarre qualcosa di prezioso e farlo proprio con ogni mezzo possibile: forse questa definizione si adatta alla traduzione letteraria meglio di quella di Nabokov.

Nessuna traduzione è mai innocente. Ogni traduzione implica una lettura, la scelta di un soggetto e di un’interpretazione, il rifiuto o la soppressione di altri testi, la riformulazione con termini imposti dal traduttore che, per l’occasione, usurpa il titolo di autore. Poiché una traduzione non può essere imparziale, non più di quanto possa essere oggettiva una lettura, l’atto del tradurre implica una responsabilità che si estende ben oltre i limiti della pagina tradotta, e non riguarda soltanto il passaggio da una lingua all’altra, ma spesso si manifesta all’interno della stessa lingua, passando da un genere all’altro, o dagli scaffali di una letteratura all’altra. Ecco perché non tutte le «traduzioni» sono riconosciute come tali: quando Charles e Mary Lamb trasformarono le commedie di Shakespeare in racconti in prosa per bambini, o quando Virginia Woolf incluse generosamente le versioni di Turgenev fatte da Constance Garnett nel «gregge della letteratura inglese», gli spostamenti di quei testi alla nursery o alla British Library non furono ritenuti «traduzioni» in senso etimologico. Vuoi si tratti di Pork, Lamb, o Woolf, ogni traduttore maschera il testo dietro un altro significato, avvincente o denigratorio.

Se la traduzione fosse un semplice atto di scambio, non offrirebbe più occasioni di distorsione e di censura (o di miglioramento e di spiegazione) di quante ne offra una fotocopia o, al massimo, una scriptorium transcription. Ma ahimè, con buona pace di Nabokov, non è così. Se riconosciamo che ogni traduzione, per il semplice fatto di trasferire il testo in un’altra lingua, in un altro luogo e in un altro tempo, lo modifica in meglio o in peggio, dobbiamo anche riconoscere che ogni traduzione — traslitterazione, nuova narrazione, nuova etichettatura — aggiunge al testo originale una lettura prét-a-porter, un commento implicito. Ed è qui che entra in scena la censura.

« Prev - Next »



LIBRO: Ricette Vegan - Le 4 Stagioni