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UNA RISATA CONTAGIOSA

marzo 1st, 2015

Oggi ho provato a sorridermi

da prima ho appena mosso

le labbra… poi la gioia s’è

impressa negli occhi e per

ultimo ho riso a bocca aperta.

Ne è scaturita una risata

che tutti i miei denti

non riuscivano più a contenerla.

Sonora, liberatoria è esplosa

forse anche sguaiata ma quel

suono ha liberato una forza

da farmi esultare d’allegria.

Non smettere mi ripetevo,

ridi, ridi non costa nulla,

fanne la tua droga, sei più bella

quando sorridi al mondo alla vita.

Non spegnerlo il sorriso, non sarà

mai l’ultimo, perché ora è il tuo cuore

a sorridere di felicità.

 

(Mirella Narducci)

UNA RISATA CONTAGIOSA

Te Stesso by dfgerry

febbraio 28th, 2015

Quando il Silenzio
Avvolge il Timore
Quando l’anima
Respira Dolore
Quando il Vuoto
Rimpiange il Perduto
È allora
Che parli a te stesso.
Quando modelli
Sogni con ipocresie
La realtà sostituita
Con inganni
Quando t’accorgi
Ormai tardi…
E quel coraggio mancato
Ormai perso, …..
È allora che parli con te stesso,
Quanto tempo e come …
Hai ingannato te stesso….

By dfgerryil tramonto

IL POETA

febbraio 27th, 2015

La cortina del pensiero
è scesa sui miei occhi
e ti vedo mio poeta.
Nella stanza vuota
piena solo dei tuoi
sogni.
Fuori la vita s’è fermata
e la tua fantasia cerca
di volare, ma tu la fai
prigioniera in quei fogli
e come abile sarto
ne ritagli emozioni
e in un susseguire
di parole ad una, ad una
le scegli, le più belle
arrivano al cuore.
Ti esalti quando scrivi
la tua non è fatica, nasce
dall’anima ed è subito amore.
Quell’amore malinconico
che cerca la solitudine
per non soffrire, ma sei
il primo a gioire delle tue
stesse rime, perché chi
divide il tuo spazio è solo
lui……L’amore.

(Mirella Narducci)

IL  POETA

Attingerò dall’arcobaleno

febbraio 27th, 2015

Attingerò dall’arcobaleno i colori

per colorare i giorni miei

mi avvolgerò con essi

ne immergerò l’anima

per far cessare ogni tempesta

nei suoi colori sorrisi e ricordi

dei tempi della spensieratezza

arcobaleno

 

Da sapere….

febbraio 26th, 2015

Quello che c’era da sapere sull’amore lo sappiamo tutti. Quello che non sappiamo e come amarlo….

Il tempo..

febbraio 26th, 2015

Vorrei un attimo con te
che durasse tutto il tempo…

FRASI SULLA VIRILITA’

febbraio 25th, 2015

Non riduce la virilità il provare ad essere più sensibili alle problematiche, alle esigenze, ai desideri delle donne. Non si diventa deboli se si lasciano trasparire piccole fragilità. Un uomo è prima di tutto una persona. E nessuna persona è perfezione.  Vi svelo un segreto: è proprio questa imperfezione a renderci speciali.
Anton Vanligt
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Proviamo ad essere più UOMINI e meno MASCHI. Non è stringendo tra le braccia nostro figlio, accarezzando un genitore anziano, lasciando scivolare una lacrima sul viso, che perderemo la stima che gli altri ripongono in noi.

Anton Vanligt

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Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.
Simone de Beauvoir, Il secondo sesso
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Ciò che più è bello in molti uomini virili è qualcosa di femminile; ciò che più è bello nelle donne con femminilità è qualcosa di mascolino
Susan Sontag
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Se vi è una virilità del corpo, ve n’ha un’altra più alta e più vitale; quella dell’ingegno e dell’energia del carattere.
Paolo Mantegazza, L’arte di prender marito
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Amorevolezza e maternità quasi si escludono a vicenda. La vera maternità è coraggio virile.
Marina Cvetaeva, Indizi terrestri
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Macho. Uomo che coltiva antichi attributi virili − per paura di non essere ritenuto tale.
Rainhard Fendrich
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La virilità è l’orgoglio del pene.
Roberto Gervaso, Il grillo parlante
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L’uomo ha perso le proprie caratteristiche di linearità, di dirittura, di franchezza, di lealtà e quindi di virilità. E diventato ambiguo come una donna.
Massimo Fini, Dizionario erotico
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La morale sessuale è un palliativo della gelosia. Essa tende a evitare il confronto con la capacità virile di un altro. La gelosia è il timore di questo confronto.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere
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Insieme ai muscoli e all’evidente intelligenza, il professor Ringold portava con sé in aula una carica di viscerale spontaneità che, per dei ragazzi come noi, docili ed educati al rispetto, ragazzi che dovevano ancora comprendere che obbedire alle regole del vivere civile dettate dall’insegnante non aveva nulla a che vedere con lo sviluppo mentale, fu una rivelazione. C’era piú importanza di quanto, forse, lui stesso immaginasse nell’accattivante abitudine che aveva di tirarti il cancellino quando la risposta che davi non colpiva il bersaglio. O forse no. Forse il professar Ringold sapeva benissimo che quello che i ragazzi come me avevano bisogno d’imparare non era solo come esprimersi con precisione e acquisire una piú penetrante capacità di reazione alle parole, ma come essere vivaci senza essere stupidi, come non essere troppo ben dissimulati o troppo ben educati, come cominciare a liberare l’esuberanza virile dalla rettitudine istituzionale che intimidiva soprattutto i ragazzi svegli.

Si sentiva la forza, in senso sessuale, di un insegnante liceale come Murray Ringold (maschia autorevolezza non viziata da commiserazione), e si sentiva la vocazione, in senso sacerdotale, di un insegnante liceale come Murray Ringold, che non si era perso dietro l’amorfa aspirazione americana di sfondare, e che – diversamente dagli insegnanti di sesso femminile – avrebbe potuto scegliere di fare qualunque altra cosa o quasi, e che invece aveva scelto, come lavoro della propria vita, di dedicarsi a noi. Per tutta la giornata non voleva far altro che occuparsi dei giovani che poteva influenzare, ed era dalle loro reazioni che ricavava la sua massima soddisfazione.

Non che l’impronta lasciata sulla mia idea della libertà dall’audacia del suo stile professionale fosse evidente allora; nessun ragazzo la pensava cosí, né sulla scuola, né sui professori, né sul proprio conto. L’esempio di Murray, tuttavia, doveva avere nutrito una voglia incipiente d’indipendenza sociale, e io glielo dissi allorché, nel luglio 1997, per la prima volta da quando mi ero diplomato nel 1950, lo incontrai, già novantenne, ma per tutti gli altri versi sempre uguale all’insegnante di un tempo; oggi come allora, per lui il dovere realisticamente consisteva, senza autoparodie né melodrammi, nell’impersonare davanti agli studenti il motto dell’indipendente: «Non me ne importa un cavolo»; e nell’insegnare ai suoi ragazzi che per trasgredire non occorre essere Al Capone: basta pensare. – Nella società umana, – ci insegnava il professar Ringold, – la trasgressione piú grande di tutte è pensare. – Il pen-sie-ro cri-ti-co, – diceva il professor Ringold, battendo le nocche sul piano delle cattedra per sottolineare ogni sillaba: – ecco l’estrema trasgressione -. Dissi a Murray che sentire queste cose tanto tempo prima da un tipo virile come lui – vederle dimostrate da lui – mi aveva dato l’idea piú precisa che potesse mai venirmi di cosa significava diventare grandi, anche se, da quel ragazzo provinciale, privilegiato e d’animo nobile che ero, da quel ragazzo che tanto desiderava diventare razionale, importante e libero, dovevo averla capita solo a metà.
Philip Roth, Ho sposato un comunista
***

Le donne sono molto attratte dall’immagine di virilità non esteriore ma intellettuale
Vittorio Sgarbi

***

Ci vuole calma, Molly. Calma e sangue freddo, come dice quello là. «La fai facile tu. Guarda che faccia.» Ma se sei un fiore. «Sono un cardo gobbo.» Fidanzati? «Nisba. Ho gli ormoni in letargo.» Ma non sei stata a  Carrù? Non l’hai trovato un tocco di bue grasso da far bollire nel tuo brodo? «Macché.» Vedrai che adesso che hanno scovato il punto L per i maschi sarà tutta un’altra vita. «Il punto L? Cos’è? Una nuova tecnica di
ricamo?» No, niente a che vedere col punto croce, il punto erba e il mezzo punto. Il punto L fa il paio col punto G. Zone super erogene, per intenderci. Il punto G l’aveva scovato un ginecologo tedesco che di nome faceva Grafemberg. «Grafemberg? Mi sembra più il no me di un Emmenthal. Che ne sapeva lui, che era un maschio, di quale fosse il punto di maggior piacere in una donna?» Infatti. Forse er a solo un mitomane che
credeva di far impazzire le femmine a letto sfiorandole sempre nello stesso punto. Magari loro gridavano per il solletico. O erano sospirarti di noia.
Comunque pare che i nostri cichi latini, in fatto d
i giri di lenzuola, se la cavino benino. Pensa che invece in America il 30% dei maschi ha
problemi. «Te credo. Mangiano come orchi. Hanno una sbudrega
dell’accidenti. Hanno problemi perché non se lo trovano più.» Molly
doveva fare la sessuologa. E vogliamo parlare di misure? Parliamone.
Diciamolo una volta per tutte. Le misure nella vita contano. Eccome. Se compri un paio di mocassini di due misure più piccoli del tuo piede non li
infili, non ti stanno. «Se ti compri un jeans taglia 44 e tu porti la 38 ti cade, ti scivola giù.» Se ti metti un cappello stretto non ti entra e troppo largo ti scende sugli occhi. Altroché se la misura conta. Vero è che non c’è una
misura giusta in assoluto, ma una giusta per ciascuno. È come per gli abiti. «Allora l’ideale sarebbe la sartoria. Il vestito su misura.» Sì però quando si tratta di uomini uno deve rassegnarsi alla grande distribuzione. «Giusto.
Provare e riprovare.» Finché un po’ per celia e un po’ per non morire si trova quello non dico che ti sta perfetto ma almeno non fa troppo difetto. E senti questa chicca. I sessuologi hanno detto che s
tatisticamente c’è una relazione tra l’organo maschile e l’indice della ma no destra. «Quindi il pisello dei maschi è proporzionato al dito indice? Misericordia. Lo sapevo. Io la prima cosa che guardo in un uomo sono le mani. Allora in base a questo ragionamento ET è meglio di Rocco Siffredi. Ecco perché ET era un alieno. Due mesi fa mio cugino Rodolfo si è tagliato l’indice. Vuoi dire che deve cambiare sesso?» Non fate i furbetti, cari i miei maschietti. Già vi vedo buttare uno sguardo furtivo al vostro indice e magari pensare: «Corto è corto. Da domani mi faccio crescere l’unghia e se qualcuno mi chiede dico che sono un chitarrista di flamenco».
Luciana Littizzetto, Col Cavolo

Perdonami se puoi…

febbraio 25th, 2015

Perdonami se ho infranto le tue regole, se sono entrato nella tua vita e mi sono innamorato della tua anima, perdona il mio paradiso diverso dal tuo, perdona i miei addii che ti portavano all’inferno, i miei stupidi orgogli che ti davano silenzi, perdona anche il destino se puoi, che ci ha fatto percorrere insieme un pezzo di strada della nostra vita. Perdona tutte le volte che ti ho accarezzato, che ti ho guardato, baciato, perdona la mia anima che ti amava e il mio corpo che tremava,
perdona le mie labbra che si sono dissetate sul tuo corpo, le mie mani che accarezzavano il tuo viso, e la mia pelle che si scaldava con la tua, perdona la mia voce che ti ha sussurrato parole d’amore, e il mio cuore che si è innamorato del tuo. Perdona il mio mondo, complicato, e la mia vita, che ha reso la tua infelice. Perdona l’amore che non è come te lo aspettavi, i miei sentimenti infelici, i miei per sempre, i miei sogni che ancora ti appartengono, perdona la speranza che non ti ho voluto lasciare, perdona le tue lacrime che sapevano d’amore, e il mio ultimo ti amo che sapeva di abbandono. Perdona l’amore se puoi con le sue strade senza indirizzi, e il mio se vuoi, che ti ha lasciato andare….

Chi siamo noi in amore? La prima parte o la seconda. ….

febbraio 25th, 2015

La parte più bella dell’amore? Innamorarsi.
Sentirsi adolescenti a cent’anni, riscoprire un cuore che batte più forte, una canzone addandonata. La parte più bella dell’amore è, quando ancora non hai cominciato ad amare, quando un fogliettino scritto ti emoziona, quando ci crediamo e “lamore” dentro non è scontato, quando la bugie trovano: “chiuso per innamoramento di un sogno”
la parte più bella è il desiderio che cresce dentro, che si fa spazio e fa a gomitate con la tentazione che ci circonda, la parte più bella e quando vogliamo amare non quando vogliamo esserlo, quando cerchiamo di conquistare ciò che in quel momento ci fa sentire vivi.
Poi arriva la seconda parte dell’amore, quella fatta di sospetti, di gelosie, quella che abbiamo concimato prima piena di fiori in realtà comincia a darti anche le spine, quella parte che cresce nonostante tutto, come le radici, il secondo tempo se fosse un film, il lato B degli album se fosse musica, la pagina cinquanta se fosse stato un libro. La seconda parte dell’amore, dove la comprensione diventa rabbia, dove le parole uccidono e gli orgasmi ti fanno fare pace, la seconda parte, dove scopri l’orgoglio la forza la sofferenza, lati di un carattere che non sapevi esistessero dentro di te. La seconda parte dell’amore, quella parte dai sentimenti anestetizzati, quella parte che ti fa sognare la terza che non esiste e ti fa desiderare la prima ormai lontana.
La seconda parte, dove l’amore vive con la bugia e muore con la verità. ….

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