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Ci vediamo lì. Al solito posto…

marzo 31st, 2014

Ci vediamo lì, al solito posto.

Dove un tempo eravamo amici.

Dove ci siamo innamorati.

Lì. Dove un tempo ci siamo baciati.

Dove un tempo ci siamo amati.

Ci vediamo lì…

Dove si chiudevamo gli occhi

Dove abitavano i nostri silenzi

Dove il sole d’inverno ci scaldava

Dove i ricordi ti fanno piangere.

Dove i ricordi ti fanno vivere.

Dove la rabbia non può entrare.

Ci vediamo lì..

Dove abbiamo lasciato una lacrima

dove si è dissetata la terra.

Dove non c’era niente.

Lì. Dove e cresciuto un fiore.

Dove un tempo eravamo noi.

Dove il tempo si è fermato

Ci vediamo lì… al solito posto.

Dove l’amore non muore mai.

Volevo te dentro il mondo…

marzo 31st, 2014

Io non volevo il mondo, volevo te dentro il mio mondo. Volevo una sorpresa, di quelle che ti svegli la mattina e pensi che la vita abbia ogni giorno un regalo, inatteso, da aprire, da scoprire. A me bastavi tu dentro il mondo? Si. Mi bastavi. Come la goccia d’acqua in un deserto. Mi bastavi che ci fossi ogni tanto. E cosa mi importava se c’era il sole o la pioggia. A me bastava un ciao, con amore, con gioia. Mi bastava cosi poco? Me lo sarei fatto bastare, come quella goccia d’acqua, che non ti fa morire. Forse.

Favola Russa

marzo 30th, 2014

tumblr_n1a0ubG2sx1qdfcgso1_500La Dea ha ricamato il mondo
con il suo ago. In primo luogo
ha ricamato la luna
e poi, le stelle lucenti
e poi il bel sole e
le nuvole calde sotto.
Poi i pini bagnati nel bosco,
i pini con gli animali selvatici al di sotto,
quindi le onde lucenti del mare,
le onde splendenti con i pesci sotto.
Così la dea ha ricamato
il mondo. Il mondo è fiorito
dalla sapienza dell’ago della Dea.

Siate Benedetti.

la soffitta delle streghe )O(

FRASI SULLE SUOCERE

marzo 30th, 2014

suocera

Guardami in faccia e ascoltami bene: a me di quello che dice o pensa tua madre non me ne frega niente. Non la sopporto, non l’ho mai sopportata. Non sono mai stata felice di andare a pranzo da lei, nemmeno una volta. È sempre stata una condanna per me. Lei e tutte le sue frasi del cazzo: “Ma dai da mangiare a mio figlio? Sembra così sciupato. Tieni, amore, mangia”. “Ma quanti strati di pasta metti quando fai le lasagne? Non comprerai mica la besciamella già pronta?” “Ma
perché prendete le marmellate confezionate e non le fai tu? Non è difficile, anche tu puoi farcela. Te ne ho preparate due, una di fichi e una di pesche.” Sono più le volte che le ho buttate perché fanno schifo. Sì, Paolo, la marmellata di fichi di tua madre fa schifo, mi spiace ferirti, ma è immangiabile, ha il sapore di gomma bruciata. Se domani vengo da tua madre, giuro che è la volta che le dico tutto. Tutto! Come ti tiene in scacco con i sensi di colpa, o riempiendoti lo stomaco di  ualsiasi cibo si ritrovi tra le mani. E tu, alla tua età, non sei ancora riuscito a dirle basta.
Non sei ancora riuscito a farti trattare da uomo e non da bambino incapace di comprarsi anche solo un paio di mutande. Paolo, tua madre ti compra ancora le mutandeeeee! E tu non ti ribelli mai a nulla, nemmeno a questa situazione tra noi. Ma come fai a far finta che vada tutto bene? A fingere pur di non affrontare le cose? Non sopporto più né tua madre né il nostro matrimonio!»

FABIO VOLO, LE PRIME LUCI DEL MATTINO
***

Quando la suocera è alla porta, l’amore volavia dalla finestra
H.Rowland
***

Ogni donna ha in sé una suocera.
Jules Renard, Diario
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Mia suocera è una donna che vive nel suo passato, quando era moglie e mamma a tempo pieno. Raccontava continuamente aneddoti che ormai conoscevo a memoria: erano sempre gli stessi e li ripeteva come un disco rotto. Quando parlava del marito, invece, c’era una specie di mitizzazione e le frasi iniziavano sempre con il se: “Se ci fosse ancora tuo padre questa cosa non sarebbe successa…”; “Se tuo padre fosse ancora qui ci avrebbe pensato lui…”; “Se tuo padre ti sentisse dire queste cose ti raddrizzerebbe lui la schiena…”.
A me la mamma di Paolo non era simpatica, l’ho scritto un sacco di volte nel diario, e lei non faceva niente per farsi voler bene. Odiavo come diventava Paolo in sua presenza. Tornava figlio bambino, incapace di contraddire, di dire no a qualsiasi richiesta. E poi non ho mai sopportato l’abitudine di afferrarti un braccio e stringerlo quando ti parla, come se avesse paura che tu possa scappare. Con me, poi, non era gentile. Criticava sempre tutto: come cucinavo, come facevo la spesa, dove la facevo, come lavavo, come mi vestivo. Quel giorno, appena ci siamo seduti a tavola, ha esordito così: «Ma non gli stiri le camicie che è sempre in maglietta e maglione? Sta così bene con le camicie… Paolo, vuoi che te ne compri un paio qui sotto al negozio?». «No, mamma, ne ho abbastanza di camicie e poi abbiamo la donna che le stira, non le stira Elena. Lo sai che lavora tutto il giorno anche lei» ha provato a replicare. «Anch’io lavoravo, ma non avevamo la possibilità di avere una donna. Toccava fare tutto a me, e tuo padre guai se non trovava le camicie stirate bene, era una tragedia, te lo ricordi? Ah, a proposito del negozio qui sotto, ho preso sia a te che a tuo fratello delle mutande in offerta. Sono di un cotone bello…» «Mamma, la smetti di comprarmi le mutande?» è sbottato Simone. «Te l’ho già detto che non voglio.» «Stai zitto, che a te non va mai bene niente.» Si è alzata da tavola, è andata nell’altra stanza ed è tornata con due sacchetti. «Vuoi che me le metta adesso mentre mangiamo, così sei contenta?» ha ironizzato il fratello di Paolo lanciando il suo sacchetto sul divano. A volte Simone mi faceva veramente ridere. Paolo, invece, dopo aver ringraziato, ha osservato per bene le sue mutande davanti e dietro, mi ha guardata e mi ha chiesto: «Ti piacciono?». Io ho fatto mestamente cenno di sì con la testa, lui le ha ripiegate, le ha rimesse nel sacchetto e lo ha appoggiato vicino all’ingresso, per paura di dimenticarlo.
FABIO VOLO, LE PRIME LUCI DEL MATTINO
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Il rispetto e timore con cui il selvaggio considera la propria suocera sono tra i fatti più noti in antropologia.
James Frazer, Il ramo d’oro
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Suocera e nuora insieme ci stanno proprio come due mule selvagge alla stessa mangiatoia.
Giovanni Verga, Vita dei campi
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Secondo me non è necessario inasprire le pene per bigamia. Un bigamo ha due suocere: come punizione mi pare che basti

Sir Winston Churchill
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Sei una persona di successo solo se lo afferma tua suocera.
Wiet van Broeckhoven
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Dà un bacio sulla guancia alla suocera e, sentendo la pelle ruvida di lei contro la sua, immagina questa donna come, letteralmente, la mappa genetica di suo marito, fino alla barba.
A.M. Homes
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L’odio tra la suocera e la nuora ha ispirato sentenze che neppure nei momenti di massima tensione tra la destra e la sinistra (pardon, tra centro-destra e centro-sinistra: come ha insegnato il filosofo René Girard, il potere distruttivo della rivalità non si può davvero esplicare fino in fondo se non tra simili, tra uguali) avrebbero potuto trovare adeguato corrispettivo nel mondo della politica: la suocera è come i pesci: a casa della nuora, dopo tre giorni puzza; la vipera morsicò la suocera e morì avvelenata; se vuoi far morir la nuora di crepacuore, dille che la suocera è giovane ancora; o peggio di tutto: buona sorte: la suocera morta, la cognata ricca e che mangi poco.
Valter Boggione , Chi dice donna…
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Perché ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell’uomo a cui presentarono le spese del funerale della suocera.
Jerome K. Jerome
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Non tutti i mali vengono per suocere!
Totò a Parigi

RIDO…di Xavier Wheel

marzo 29th, 2014

maschera allegria
Rido, perché se piangessi
le mie lacrime non sarebbero di felicità.
Rido, perché non mi piego ad un destino avverso,
che vorrebbe vedermi avvilito e perso.
Rido, perché chi ride genere allegria,
mentre chi piange solo commiserazione
e il mondo è già saturo di dolore.
Rido, anche di fronte alla tragedia e alla sciagura,
forse nel tentativo vano
di cancellare dal mio cuore la paura.
Rido, e a chi penserà che io abbia perso il senno e la ragione,
in faccia riderò dicendo loro:
“Non ho bisogno della vostra comprensione,
di ciò che pensate poco mi importa,
perché voi ignorate che ridere è l’unico rimedio che io conosca
che dal mio male un poco mi conforta.”
Del loro giudicare però
non gliene farò colpa,
in quanto sono abituati
a non vedere l’uomo,
ma solo l’abito che porta.
Rido…
perché se levassi la maschera che indosso,
il mio dolore, come un morbo, infetterebbe
le persone nel cui cuore ho conquistato un posto,
mentre un sorriso illuminerebbe il volto,
di chi vive la felicità altrui come un torto,
per questo il sorriso che mi son cucito addosso,
non me lo leverà nessuno,
nemmeno quando sarò morto,
anzi dall’al di la riderò a più non posso,
ripensando ai futili motivi,
che mi hanno reso ceco e sordo
alle bellezze di questo meraviglioso mondo.

Xavier Wheel

ODIO CAMMINARE

marzo 29th, 2014

Ti capitano quelle giornate dove c’è il sole, ma quando apri gli occhi vedi solo pioggia? cammini per la tua strada mentre la gente a maniche corte si gode il sole, mentre i tuoi vestiti si bagnano di acqua…

Poi ti chiedi chi sei? Se lo chiedono in tanti, se lo chiedeva Beethoven, se lo chiedeva Sinatra, me lo chiedo io, Ejay Ivan Lac, sono uno stronzo, freddo con chiunque, caldo con chi merita, che non sopporta gli spigoli ma adora le curve, che non si fa dire quello che deve fare, e fa quello che la sua anima chiede, ciò che la sua anima usa per vivere…

Sono con il cuore graffiato, che compatisce i ridicoli, resta zitto e non dice nulla, perché sa perfettamente che tanto, non hanno nulla di speciale da offrire, sono rabbioso, quando una ferita si riapre, sono deluso, quando non riceve il rispetto sperato, che si infuoca, quando spariscono senza una motivazione, senza una ragione alcuna…

Ride, alla visione dall’incoerenza, so riconoscere con uno o due sguardi, riuscendo a metterti in una delle mie categorie, nullità, amici o amore!

Non ti do la possibilità di dirmi nulla, ti cucio la bocca ancora prima di parlare, usa il fiato per imparare a ragionare, davanti a me devi stare con l’anima rilassata, creo musica, scrivo, raggiungo le mie mete senza l’aiuto di nessuno, so camminare da solo, so guardare il cielo, so asciugare la mia pioggia e riscaldare la mia strada…

Ho sanguinato abbastanza e non permetterò mai a nessuno di farmi sanguinare ancora, stufo di cadere, stufo di camminare…

Non poggerò più i piedi a terra, non ora che ho imparato a volare!

(Ejay Ivan Lac)

pugno

SOTTO I PIEDI

marzo 29th, 2014

Il piacere di sentire le tue ossa spaccarsi sotto le mie scarpe, cominciando dalle mani, camminando sulle tue gambe, percorrere la tua schiena ed arrivare alla testa, così la tua mente sarà priva di dire menzogne, di parlare della mia vita, senza neanche aver mai assaggiato una mia lacrima, che nel buio, quando cade, buca il pavimento e affoga l’anima!

Schiacciarti con il sorriso sulle labbra, senza distogliere il mio sguardo dal tuo corpo, restando a guardarlo per un istante, come si guarda un brutto insetto spremuto sull’asfalto…

(Ejay Ivan Lac)

nonvedononsentononparlo

FRASI SULLA TENEREZZA

marzo 28th, 2014

voglia di tenerezza 2

Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato
gli amori, gli umori, i rumori, gli odori…
se mi volto m’incanto..
E’ una sensazione meravigliosa, di tenerezza, di protezione.
A volte è angosciante, triste, di smarrimento.
Il passato ha una certezza: è stato.
E quel che è stato non si modifica.
Il passato ha la sua utilità: è servito ad essere me stesso oggi.

Anton Vanligt

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Se a volte mi è capitato di inseguire qualcuno dei miei simili, si è sempre trattato di donne, perché ero continuamente a caccia d’amore, di amore fisico e di tenerezza.
Georges Simenon , Memorie intime

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L’uomo può essere adulto perché una donna, in un’altra stanza, conforta il suo bisogno di infanzia, può mostrarsi forte e attivo perché ha chi protegge la sua debolezza e i suoi abbandoni. Maschile e femminile, corpo e mente, natura e storia, è ciò che egli ha artificiosamente separato per poter ogni volta nascere e tornare bambino, essere la madre ed essere diverso da lei. In questa altalena di opposti, la donna si inserisce forzatamente, il suo bisogno di globalità e di interezza è l’impossibilità di collocarsi o solo su un versante o solo sull’altro: né solo natura né solo cultura, né solo maschio né solo femmina, nel significato che l’uomo ha dato ai suoi opposti desideri, essa può solo tentare di metterli insieme in uno sforzo creativo che è l’illusione di far nascere se stessa. Ma perché ciò avvenga, è necessaria una strettissima unità a due, silenzio e solitudine attorno e una garanzia d’amore totale, che si rompe appena l’uomo si profila come irriducibilmente diverso e staccato, incapace dell’attenzione e della tenerezza di una madre, intollerante della posizione di figlio, se diventa un impedimento alla sua vita sociale.
Lea Melandri
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Con tutto l’oro del mondo non si può comprare il battito del cuore, nè un lampo di tenerezza.
Alphonse De Lamartine
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La tenerezza e non l’autoritarismo fanno nascere l’amore.
Publilio Sirio
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Quando in una donna l’erotico e il tenero si mescolano, danno origine a un legame potente, quasi una fissazione

Anaïs Nin
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Gli unici occhi belli sono quelli che vi guardano con tenerezza.
Coco Chanel
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Mai hai potuto pensare in bianco o nero, buoni o cattivi, Dio o Diavolo: ammetti che sempre, anche quando pareva il contrario, hai trovato nel nero il germe, il riflesso del suo contrario: perfino la tua crudeltà, quando sei stato crudele, non era soffusa di una certa tenerezza? Sai che ogni estremo contiene il proprio contrario: la crudeltà la tenerezza, la viltà il coraggio, la vita la morte: in qualche modo (quasi inconsciamente, per essere quello che sei, di dove sei e per quello che hai vissuto) sai tutto questo, perciò non potrai mai assomigliare a loro, che non lo sanno. Ti dispiace? Si, non è comodo, è fastidioso, è molto più comodo dire: qui sta il bene e lì sta il male. Il male. Tu non potrai definirlo mai. Forse perché noi, più indifesi, non vogliamo che si perda quella zona intermedia, ambigua, fra luce e ombra: quella zona dove possiamo trovare il perdono. Dove tu lo potrai trovare. Chi non sarà capace, in un solo momento della sua vita (come te) di incarnare nello stesso tempo il bene e il male, di lasciarsi guidare nello stesso tempo da due fili misteriosi, di colore diverso, che provengono dallo stesso gomitolo, affinché poi il filo bianco vada in su e il nero discenda e, ciò nonostante, tutti e due si ritrovino fra le tue dita? Non vorrai pensare a questo. Detesterai il tuo io perché te lo ricorda. Vorresti essere come loro e ora, da vecchio, quasi ci riesci. Quasi, però. Soltanto quasi. Tu stesso eviterai l’oblio: il tuo coraggio sarà fratello gemello della tua viltà, il tuo odio sarà figlio del tuo amore, tutta la tua vita avrà contenuto e promesso la tua morte: non sarai stato né buono né cattivo, né generoso né egoista, né fedele né traditore. Lascerai che gli altri rivelino le tue qualità e i tuoi difetti; però anche tu, come potrai negare che ognuna delle tue affermazioni negherà se stessa, che ognuna delle tue negazioni affermerà se stessa? Nessuno se ne renderà conto, eccetto te forse. La tua vita sarà intessuta con tutti i fili del telaio, come le vite di tutti
Carlos Fuentes , La morte di Artemio Cruz
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Tenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza, ma espressione di forza e di determinazione.
Khalil Gibran
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I baci non sono anticipo d’altre tenerezze, sono il punto più alto. Dalla loro sommità si può scendere nelle braccia, nella spinta dei fianchi, ma è trascinamento. Solo i baci sono buoni come le guance del pesce. Noi due avevamo l’esca sulle labbra, abboccavamo insieme
Erri de Luca
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La tenerezza come l’amore sono le uniche cose al mondo che crescono quando si condividono.
Jacques Salomé
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Parla loro con tenerezza. Lascia che ci sia gentilezza sul tuo volto, nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nel calore del nostro saluto. Abbi sempre un sorriso allegro. Non dare solo le tue cure, ma dai anche il tuo cuore.
Madre Teresa di Calcutta
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Esteriormente dimostrava l’età che in realtà aveva, e nello stesso tempo due, tre, cento volte di più, proprio come la mummia di una ragazza; ma interiormente era già morta da tempo. Quando era bambina suo padre le aveva dato un colpo sulla fronte con l’attizzatoio, poco più su della radice del naso, e da allora lei aveva perso l’olfatto e qualsiasi senso di calore umano e di freddezza umana e soprattutto qualsiasi passione. Quell’unico colpo l’aveva resa estranea alla tenerezza come all’avversione, estranea alla gioia come alla disperazione. In seguito, quando andò a letto con un uomo, non provò nulla, e nulla provò quando partorì i propri figli. Non portò il lutto per quelli che le morirono e non si rallegrò per quelli che le restarono. Quando il marito la picchiava non si scomponeva, e non provò nessun sollievo quando lui morì di colera all’Hótel-Dieu. Le uniche due sensazioni che conosceva erano un lievissimo offuscamento dell’animo quando si avvicinava l’emicrania mensile, e un lievissimo rasserenamento dell’animo quando l’emicrania se ne andava. Per il resto questa donna insensibile non provava nulla.
Patrick Süskind , Il Profumo

Amare ancora

marzo 28th, 2014

La mia strana realtà
che non mi riconosce.
Il domani che spaventa
e il passato che come
un respiro profondo ti
soffoca.
A volte sono stanca di
combattere e rimango
fra i miei pensieri, tra
luce e mistero , lascio
volare con loro le
speranze e mi dico
questa è la fine.
Improvvisa una carezza di
vento imporpora le guance
il profumo di una rosa, il
luccichio del sole, scrollano
via il gelo dal cuore.
C’è di nuovo magia, chissà
se lo stupore di due sguardi
si possa chiamare ancora: Amore

( Mirella Narducci )

Amare ancora

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