Aforismi Vita

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QUANDO UN ESSERE UMANO NASCE

settembre 17th, 2012

Quando un essere umano nasce, non è consapevole degli avenimenti che tracceranno le fotografie del suo percorso, ma chi lo guarda nascere, sa perfettamente a cosa andrà in contro, in questa esistenza che prima regala emozioni e poi te le leva, alcuni continuano a vivere con il sorriso, altri invece, quel sorriso è come uno specchio che si frantuma ad ogni pietra colpita, se rompi qualcosa, difficilmente torna come prima, l’esistenza va affrontata, senza farsi ferire da nulla, se qualcuno ti graffia devi avere la forza è il coraggio di sorridegli ancora, non dare la soddifazione di sconfitta, la vita se tu piangi si intenerisce? è la corazza dell’energia che protegge il tuo corpo, e sarà la forza che ricostruirà il tuo vetro rotto.

(Ejay Ivan Lac)

Quindici minuti

settembre 17th, 2012

Arrivano momenti in cui bisogna fermarsi.
Quindici minuti.
Quindici merdosissimi minuti.
Sedersi in un angolo, da soli, e riavvolgere la pellicola della nostra vita.
Riflettere, pensare, fare il punto della situazione: gli errori commessi,
le cose in cui siamo riusciti, i progetti che ancora stiamo inseguendo,
ma soprattutto pensare a come migliorare noi stessi e ciò che ci sta intorno.
E magari, perchè no,
rispolverare qualche ricordo del passato: un amico, un vecchio amore
o qualcuno che non c’è più, va bene tutto, l’importante è ricordarsi
che il passato non può farci del male; abbiamo gia pagato il nostro tributo
con lacrime e sofferenze quando era il momento.
In quei quindici minuti il nostro obiettivo è quello di ricaricare le batterie,
riordinare le idee, mettere a fuoco la strada da seguire.
Dopo aver fatto questo, alzarsi, tirare un bel sospiro, e ripartire più forti di prima.
Lì fuori c’è una vita che ci aspetta.
Una vita che non regala niente a nessuno, pronta a punirci al nostro minimo sbaglio,
alla nostra più piccola debolezza.
Forse non cambieremo il corso degli eventi, o forse si, chi può dirlo,
ma almeno avremo preso coscienza di chi siamo e di cosa vogliamo.
Tutto in quindici minuti.
Quindici merdosissimi minuti.

(by Michele Micky)

ASSASSINANDO LA NATURA ASSASSINIAMO NOI STESSI

settembre 10th, 2012

Assassinando la natura, assassiniamo noi stessi. Ci assassiniamo perché ben presto mancheranno le risorse per vivere. Mancherà l’aria, mancheranno la pioggia e l’acqua. Nella nostra presunta superiorità ci crediamo gli unici degni di vivere. Senza ricordare che noi siamo quello che siamo perché un giorno gli aminoacidi si sono raccolti in catene, perché si sono formate le cellule e un batterio, infilandosi nella cellula, è diventato un mitocondrio. È successo così per tutti: per il protozoo, per l’alga unicellulare e per tutte le forme di vita che ci hanno preceduto.
Al nostro interno giace la memoria di ogni forma evolutiva precedente e anche la memoria di ciò che non è mai stato vivo. Dentro di noi sognano anche il sasso, la terra, la sabbia. Perchè il sasso, la terra, la sabbia sono stati la piattafórma da cui si è lanciata la vita.
Come si può essere così distratti da pensare che la redenzione e la salvezza si compiano soltanto nell’uomo!
Si salverà tutta la creazione oppure non si salverà neanche l’uomo. Non resterà solo a custodire un palazzo ormai vuoto.

OGNI PAROLA E’ UN SEME, SUSANNA TAMARO

Rimettiamoci le maschere….

settembre 6th, 2012

Non sono mai stato attento alle date, agli anniversari, a quando è stato il primo bacio, il primo mese, la prima volta.

Non mi piacciono neppure i compleanni, quelli fatti di “sinceri” auguri solo perche un calendario ricorda il giorno della mia nascita.

Non mi piace l’essere scontato e chi lo è nei miei confronti.

Non mi piace il finto perbenismo quando ci vorrebbe un grido di dissenso

Non mi piace chi capisce tutti, perche alla fine e quello che vorrebbe essere capito più di tutti.

Mi piace solo la libertà del pensiero, quella che non rimane nascosta ma prende voce, quella che pensi possa essere pesante, quella che può ferirti, mi piace chi sputa il rospo no chi lo manda giù.

Mi piacciono i baci senza nessuna data ricorrente, il saluto che non ti aspetti, mi piacciono i giorni senza nessun significato, quelli che alla fine dici (che bella giornata) e non c’era neanche un anniversario, un compleanno da festeggiare, ma era soltanto un giorno grigio d’autunno.

Forse qualcuno penserà che sia sbagliato elencare ciò che piace e ciò che non piace.

Ma a me piace semplicemente la sincerità, bella o brutta che sia.

E adesso rimettiamoci le maschere e viviamoci questa realtà che a me non piace.

E’ IMPOSSIBILE VIVERE SENZA SBAGLIARE NULLA

agosto 29th, 2012

E’ impossibile vivere senza sbagliare nulla, a meno di scegliere di vivere in maniera talmente prudente che la vostra non possa essere considerata affatto una vita.
J.K. Rowling

SORRIDI ALLA VITA!

agosto 26th, 2012

Il perdente non affascina nessuno: neppure se stesso, è questo il guaio. Libera gli entusiasmi e i desideri rattrappiti. Non devi fare nulla di sconveniente, solo sorridere di più alla vita. Perché sarà quel sorriso, ancorché sdentato, che farà innamorare di te chi lo saprà vedere.

MASSIMO GRAMELLINI, CUORI ALLO SPECCHIO

 

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Cuori allo Specchio Cuori allo Specchio

Massimo Gramellini

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Lacrime

agosto 24th, 2012

Ho pianto così tanto nella mia vita…che potrei affogare nelle mie stesse lacrime..

Tanya Bì ©

MATTO E’ COLUI CHE VIVE NEL PROPRIO MONDO

agosto 24th, 2012

“Io non so che cosa sia un matto,” sussurrò Veronika. “Comunque, io non lo sono. Sono una suicida frustrata.”
“Matto è colui che vive nel proprio mondo. Come gli schizofrenici, o gli psicopatici, o i maniaci. Quelle persone, cioè, che sono diverse dalle altre.”
“Come te?”
“Di certo,” proseguì Zedka, fingendo di non aver udito quel commento interrogativo, “avrai sentito parlare di Einstein,
che sosteneva che non esistono né il tempo né lo spazio, ma un’unione di questi due elementi. O di Colombo, che affermava che all’altro capo del mare non c’era un abisso, bensì un continente. Oppure di Edmund Hillary, che asseriva che l’uomo poteva arrivare in cima all’Everest. O, ancora, dei Beatles, che hanno creato una musica diversa, e si vestivano come persone totalmente al di fuori della loro epoca. Tutti questi uomini, come migliaia di altri, vivevano nel proprio mondo.”
“Questa demente sta dicendo cose che hanno un senso,” pensò Veronika, ricordandosi di certe storie che le raccontava la madre, storie di santi che sostenevano di parlare con Gesù o con la Vergine: possibile che tutte queste persone vivessero in un mondo a parte? Disse: “Una volta, ho visto una donna con un vestito rosso scollato e lo sguardo vitreo che girava per le vie di Lubiana; il termometro segnava cinque gradi sotto lo zero. Pensai che fosse ubriaca e mi avvicinai per aiutarla, ma lei rifiutò la mia giacca.”
“Nel suo mondo, forse, era estate. E magari il suo corpo era riscaldato dal desiderio di qualcuno che l’aspettava. Anche se questa persona fosse esistita soltanto nel suo delirio, lei aveva il diritto di vivere e morire come voleva, non credi?”
Veronika non sapeva cosa rispondere; di certo le parole di quella matta avevano un senso. Chissà che non fosse proprio lei la donna che aveva visto seminuda nelle vie di Lubiana!
“Ti voglio raccontare una storia,” disse Zedka. “Un potente stregone, con l’intento di distruggere un regno, versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell’acqua, sarebbe diventato matto.
“Il mattino seguente, l’intera popolazione andò al pozzo per bere. Tutti impazzirono, tranne il re, che possedeva un pozzo privato per sé e per la famiglia, al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato, il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione, promulgando una serie di leggi per la sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori, che avevano bevuto l’acqua avvelenata, trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle.
“Quando gli abitanti del regno appresero il testo dei decreti, si convinsero che il sovrano fosse impazzito, e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando, si recarono al castello, chiedendo l’abdicazione.”
“Disperato, il re si dichiarò pronto a lasciare il trono, ma la regina glielo impedì, suggerendogli: ‘Andiamo alla fonte, e beviamo quell’acqua. In tal modo, saremo uguali a loro.’ E così fecero: il re e la regina bevvero l’acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo, i sudditi si pentirono: adesso che il re dimostrava tanta saggezza, perché non consentirgli di continuare a governare?
“La calma regnò nuovamente nel paese, anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera del tutto diversa dai loro vicini. E così il re poté governare sino alla fine dei suoi giorni.”
Veronika si mise a ridere.
“Tu non sembri matta,” disse.
“Ma lo sono. Adesso mi stanno curando, perché il mio è un caso abbastanza semplice: è sufficiente reintegrare nell’organismo una certa sostanza chimica. Io, comunque, spero che la terapia risolva solo il mio problema di depressione cronica, perché voglio continuare a essere folle, vivendo la vita nel modo in cui la sogno e non come desiderano gli altri. Sai che cosa c’è là fuori, al di là dei muri di cinta di Villete?”
“Gente che ha bevuto dal medesimo pozzo.”
“Proprio così,” disse Zedka. “Pensano di essere normali, perché tutti fanno le stesse cose. Fingerò di aver bevuto quell’acqua.
“Ma io l’ho bevuta davvero, ed è proprio questo il mio problema. Non ho mai avuto né depressione né grandi gioie o tristezze che durassero a lungo. I miei problemi sono uguali a quelli di tutti gli altri.”
Zedka rimase in silenzio per qualche momento.
“Ci hanno detto che stai per morire.”
Veronika ebbe un attimo di esitazione: poteva fidarsi di quell’estranea? Doveva rischiare.
“Fra cinque o sei giorni appena. Mi domando se non esista un sistema per morire prima. Se tu o un’altra persona che sta qui dentro riusciste a trovarmi delle compresse, sono sicura che questa volta il mio cuore non ce la farebbe. Cerca di comprendere la sofferenza che provo nel restare qui ad aspettare la morte, e aiutami.”
Prima che Zedka potesse rispondere, comparve l’infermiera con una siringa.
“Devo farti quest’iniezione,” disse. “Ma, se rifiuti, posso chiedere aiuto ai colleghi là fuori.”
“Non sprecare le tue energie,” consigliò Zedka, rivolgendosi a Veronika. “Risparmia le forze, se vuoi ottenere ciò che mi hai chiesto.”
Veronika si alzò, tornò a letto e lasciò che l’infermiera eseguisse il suo compito.
Quello fu il suo primo giorno normale in un manicomio.

VERONIKA DECIDE DI MORIRE * PAULO COELHO

LA MACCHIA NERA di Bruno Ferrero

agosto 15th, 2012

Una volta, un maestro fece una macchiolina nera nel centro di un bel foglio di carta bianco e poi lo mostrò agli allievi.
“Che cosa vedete?”, chiese.
“Una macchia nera!”, risposero in coro.
“Avete visto tutti la macchia nera che è piccola piccola”, ribatté il maestro, “e nessuno ha visto il grande foglio bianco”.

La vita è una serie di momenti: il vero successo sta nel viverli tutti. Non rischiare di perdere il grande foglio bianco per inseguire una macchiolina nera.Perché il grande foglio bianco è la tua isola, ed è proprio davanti a te!
Così sono gli uomini: capaci solo di vedere le macchie nere, non sanno riconoscere l’immenso foglio bianco che è la loro vita. Tutti noi dovremmo essere, invece, consapevoli, che, nonostante le macchie nere della nostra esistenza, c’è, anche se nascosto, un bel foglio bianco, simbolo della vita, che vale sempre la pena di essere vissuta.

 (fotosearch – archivi fotografici)

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