Aforismi Morte

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L’UMANITA’ DELL’ANNO ZERO!

EJAY IVAN LAC dicembre 30th, 2011

Gli esseri umani dell’anno zero vivono nella paura del fallimento, nella paura della morte, il tormento del giorno dopo martella nelle loro teste, stress, soldi, società in declino, gli umani vanno verso il loro futuro regredendo, diventando sempre più stupidi e superficiali, alcuni sperano nell’apertura spirituale, ma molti vengono programmati per camminare all’indietro.

Giovani ragazzi che crescono nella vanità, nella superiorità, una società che insegna ad essere superiore e uccidere i più deboli, bambini bianchi che mangiano bambini neri, ragazzine che invece diventano oggetto di sesso durante gli orari di pausa nelle medie, bagni che si sporcano di verginità strappate per divertimento e noia, una società dove la tv ha come primo obbiettivo il materialismo, dove tutto ciò che è bello è fondamentale, dove gli occhi delle persone non guardano verso una certa misura.

L’anno zero dei cuori strappati a morsi, dei proiettili lanciati da mani pericolose e stupide, un anno dove i blocchi di piccole donne vengo traforati, dove l’invalido è il divertimento della rete e il colore diverso è oggetto di sfogo per rabbia e paura… un mondo dove gli umani si odiano tra di loro, dove occhi puri soffrono e attendono in silenzio, che il mondo faccia tabula rasa, dove il numero dei sopravissuti non supererà il cento!

(EJAY IVAN LAC)

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La morte di mia madre

Gaetano Caselli dicembre 6th, 2011

Un angelo è volato in paradiso
e ha lasciato un vuoto nel mio cuore
ora che te ne sei andata con un sorriso
ho tanto bisogno del tuo amore.
Ciao Mamma

Mamma…

Carla novembre 27th, 2011

Mamma… non riesco a convivere con questo dolore, con quest’assenza che ogni giorno mi dilania sempre di piu’…
Eravamo così vicine… come mai lo eravamo state… anni di litigi, prese di posizione stupide… anni trascorsi litigando invece di goderceli insieme… ma negli ultimi anni era diverso, eravamo finalmente sulla stessa lunghezza d’onda, viaggiavamo sullo stesso binario, come mai in passato…
Ci eravamo ritrovate finalmente… ed invece?!?
Sei stata strappata alla vita tu che alla vita eri aggrappata con le unghie e con i denti…
Tu che eri la persona piu’ coraggiosa, generosa, solare, umile e pura che io abbia mai conosciuto…
Maddalena… un nome come tanti il tuo ma una persona come poche… non rara, ma unica… singolare…
Ora come si fa?!
Ora che tutto è diventato silenzioso senza te… un silenzo assordante che mi lacera il cuore e l’anima…
Mi manchi… ma dire solo che mi manchi sarebbe troppo riduttivo…
Il 24 luglio, quel giorno maledetto, saranno 4 anni che ti hanno portata via… e mi sento peggio del primo giorno, mi sembra di impazzire…
Non ce la faccio così mamma… ti prego torna da me…
So che non è possibile e so che ci sei sempre, anche se in un altro modo, ma non è così che ti vorrei accanto, ho troppo bisogno di te ancora e così non ce la faccio…
Mi hai lasciato preziosi ricordi ed altrettanto preziosi insegnamenti e so che non vorresti vedermi e sapermi così affranta, ma non posso farne a meno… non ce la faccio… anche se ogni giorno mi sforzo, credimi, ma non riesco a capacitarmene, è una realtà troppo scioccante, troppo cruda, troppo amara…
Ogni notte mi addormento sperando di svegliarmi il giorno dopo e vederti di nuovo lì con me… ma ogni volta il risveglio è sempre piu’ amaro e sempre piu’ doloroso…
Ti amo mamma e ti amerò per sempre…
Senza te non è vita…

FRASI 2 NOVEMBRE

Stefania novembre 2nd, 2011

Il 2 Novembre è il giorno della memoria, il giorno in cui si ricorda chi ha sfiorato la nostra vita e che la vita ce l’ha donata. Il 2 Novembre è solo un giorno della memoria, la memoria delle persone che si sono amate e che non ci sono più, ma che vivono nei ricordi di ognuno di noi, ogni giorno.
Stephen Litteword, Aforismi

*

Il dolore è sordo, il dolore è muto. Il dolore è sordomuto. Sordo perché ascolta solo se stesso, muto perché non ci sono parole che possano parlarne.
A. G. Pinketts, L’assenza dell’assenzio

Per la commemorazione dei defunti segnaliamo delle bellissime Poesie sulla Morte

EMOZIONI INDESCRIVIBILI

Ombra ottobre 28th, 2011

“ci sono fenomeni che per quanto possano essere studiati, controllati, esaminati, non potranno mai essere spiegati per quello che davvero rappresentano per una persona.
Nessuna scienza potrà mai descrivere fino in fondo il dolore che si prova quando muore una persona a noi cara,
nessun dottore mai potrà dire quello che prova una mamma quando per la prima volta tiene in braccio la propria creatura,
non ci sono parole per spiegare certe emozioni, e se pure ci fossero, sarebbero diverse per ogni soggetto che le prova, per ogni esperienza una diversa rappresentazione… siamo esseri umani, meravigliosamente complicati, assolutamente speciali…”

ANTON VANLIGT, MAI TROPPO FOLLE

SOPRAVVIVERE AL DOLORE DI UNA PERDITA

Ombra ottobre 27th, 2011

La sua morte ha stravolto totalmente la mia scala dei valori, l’essenza della mia emotività e la percezione delle cose, ma soprattutto mi ha consegnato la consapevolezza di essere sopravvissuto al dolore, e quando lo sai poche cose ti spaventano.

Scopri di essere più forte di quanto credevi.

FABIO VOLO – UN POSTO NEL MONDO

*

Un Posto nel Mondo Un Posto nel Mondo
“Voglio lasciarmi andare, voglio di più per me, voglio buttarmi per cadere verso l’alto”
Fabio Volo

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Ricordiamoci che…

shooting_star ottobre 23rd, 2011

Andrò controcorrente, sarò anticonformista, una diversa, una disadattata, non mi interessa. Io la penso diversamente e non riesco a stare zitta, devo esprimere quello che penso che non è condiviso purtroppo da molte persone.  E’ morto Simoncelli. Pace all’anima sua, dico io. E’ morto un campione, dicono tutti. Un campione che ha sfidato la vita sull’asfalto e ha perso la sfida. C’è stato un incidente. Mi dispiace, ma come tutti sanno e in primis Simocelli stesso è il rischio del mestiere. Ok metti che era appassionato, metti che era portato, ci sta tutto. Ma metti anche che lo faceva per soldi e per fama. E lo sapeva a cosa andava incontro. Era pronto ogni volta a morire? Come succede ai grandi sportivi che gareggiano in certi tipi di sport ahimè molto pericolosi. Quanti automobilisti, motociclisti, ciclisti e altri sportivi che hanno perso la vita in gara, hanno lasciato la loro vita insieme al loro sudore sull’asfalto o su un pavimento, o nell’acqua o in aria. Bello ricordare un campione. La morte non si augura a nessuno, nemmeno al peggior nemico. Ma l’altro giorno è morto anche un attore, Damiano Russo, non un divo di Hollywood ma di certo un personaggio noto. Anche lui in un incidente per colpa di qualcun altro. Non per soldi, non per provare il brivido della velocità, non per fama. Eppure non ne ha parlato nessuno, su facebook poco e niente, a differenza di oggi , la mia homepage letteralmente bombardata di post, foto, pensieri dedicati a Simoncelli. Ok io nn seguo il motociclismo, nn sn una fan appassionata di questo sport e forse nn posso capire chi seguiva questo campione. OK ci sta tutto. Però essere additata  ad ipocrita questo non mi sta bene. L’ipocrisia è ben altra cosa. Io non giudico Simoncelli per la sua scelta di vita, perchè era certamente consapevole del rischio che correva. Ma dedicargli tutti questi post e pensieri mi sembra esagerato. Domani poi se ne sarà già dimenticato il popolo dei media. I giornalisti troveranno qualcun’altro o qualcos’altro di cui parlare.

Simoncelli è un campione, di 24 anni che ha sfidato la morte. Come fanno tanti altri ragazzi della sua età oggi e che perdono la sfida. Ricordiamoci dei ragazzi che muoiono ogni giorno per alcol, droga, violenza. Ricordiamoci di quelli che muoiono in un incidente stradale con un bicchiere in mano, un cellulare in mano, dopo aver sniffato cocaina, e di quelli che muoiono innocenti per colpa di persone che hanno bevuto, che si sono drogate. Oppure per la pioggia e il maltempo. Incidenti ferroviari, aerei ogni giorno. Quante tragedie ci sono al mondo e nessuno si ricorda,nessuno dedica un pensiero ai bambini che in Africa  e nei Paesi poveri muoiono di fame, di AIDS, di malattie. Nessuno si ricorda di chi muore non per soldi o per fama, di chi muore per incoscienza propria (ahimè) o altrui (peggio!), di chi muore per mano di un medico incompetente, di chi muore di cancro o di leucemia, di chi muore perchè sceglie di togliersi la vita per sottrarsi ai creditori, o a una situazione troppo difficile, o perchè si sente solo. Dobbiamo ricordarci di chi muore ogni giorno per salvare la vita a qualcun’altro, quelli sono eroi o campioni per me. Ricordiamoci di tutti quei ragazzi che sono morti in guerra, e che continuano a morire in guerra, perchè credono davvero nella pace,  in un ideale, o dei giornalisti, dei missionari che anche loro sfidano la vita, ma almeno credono in qualcosa o in qualcuno. Ricordiamoci di quelle persone che sono morte o muoiono in disastri della natura, delle vittime dei terremoti dell’Aquila e del Giappone e di altre parti del mondo, o di tsunami e altre catastrofi naturali in ogni angolo del globo. Ricordiamoci di chi è morto durante l’attacco alle Torri Gemelle e in altri attacchi terroristici in Cecenia e in altre parti del mondo dove il terrorismo è il credo di molte persone. Ricordiamoci di ragazze anoressiche, bulimiche, depresse che ogni giorno perdono la vita perchè non riescono a trovare la forza di viverla. Ricordiamoci di tutte le altre persone che sono morte tragicamente, che muoiono ogni giorno, che lasciano una famiglia, gli amici, una storia dietro di sè che non potrà essere cancellata. Ricordiamoci di Sarah Scazzi, di Melania e di altre ragazze  vittime di violenza, di persone che sono uccise ingiustamente. Ricordiamoci di tutti.  Ma fermiamoci un attimo e pensiamo. La morte di tutte le persone di cui ho parlato finora può essere  meno importante, può avere meno valore di quella di Simoncelli e di tutti gli altri campioni come lui? No. Perchè dobbiamo ricordarci che la MORTE E’ IL PEGGIOR INCUBO CHE UN UOMO POSSA “VIVERE “.

Addio Marco. Addio a tutti i campioni e gli eroi che muoiono ogni giorno, perchè possano vivere nella memoria.

La morte lascia un vuoto dentro

Stefania ottobre 23rd, 2011

La morte lascia un vuoto dentro,
come avere un piede al margine di un precipizio e…
guardare giu’.
Stephen Littleword, Aforismi

CHI SIETE

Ombra ottobre 15th, 2011

Tutto ciò che è accaduto, accade e accadrà, è la manifestazione esterna dei vostri pensieri, scelte, idee e convinzioni

riguardo a chi Siete e chi Scegliete di Essere.

da Meditazioni da Conversazioni con Dio, Neale Donald Walsch

*

*

Conversazioni con Dio - Libro Primo Conversazioni con Dio – Libro Primo

Neale Donald Walsch

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POESIE MORTE*

Stefania ottobre 12th, 2011

La morte non è niente, io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva
ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra
di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato
del cammino.
Charles Peguy

*

Credo che nessuno muoia
credo che l’anima in realtà
divenga un’ombra
e al culmine del suo vagare
si adagi ai piedi
d’un fiore non visto.
Quei fiori gialli
di cui son piene
le campagne
quando fai ritorno a casa
e vorresti che lei
esistesse.
Carlo Bramanti

*

E’ sempre presto per l’ultimo viaggio,
impavida l’hai affrontato.
Noi non siamo migliori per essere rimasti,
ma solo incoscienti.

Possa la tua essenza librarsi libera nell’aria,
nei boschi, sui mari e nei cieli rossastri.
Quando rugiada tornerai o, semplice soffio,
vibra ancora un istante,
l’istante che racchiuderà una nostra consapevolezza.
L’avorio velo, in adagio, non ha colpa.

Le gentili pieghe della stoffa son proprie tue.
Il respiro non serve e… sei ancora.
La stessa luce che ti cerca non è più luce,
i riflessi non riflettono e l’aria non capisce.

Donati ancora, riequilibra le leggi,
all’interno di quel mondo anche nostro che
solo per una manciata di probabilità
non conosciamo ancora.
Laerte

*

Morte, non essere troppo orgogliosa,
se anche qualcuno ti chiama terribile e possente
Tu non lo sei affatto: perché quelli che pensi di travolgere
in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me.

Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini,
deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te,
con cui proprio i nostri migliori se ne vanno, per primi,
tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima.

Schiava del caso e del destino, di re e disperati,
Tu che dimori con guerra e con veleno, con ogni infermità,
l’oppio e l’incanto ci fanno dormire ugualmente,
e molto meglio del colpo che ci sferri.

Perché tanta superbia? Perché tanta superbia?
Trascorso un breve sonno, eternamente,
resteremo svegli, e la morte non sarà più,
sarai Tu a morire.
(Johnn Donne)

*

Se la morte fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un’acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poiché la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni senza un perché
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa perché tu mi fai vivere,
perché mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto e impreciso
che è la morte di ogni poeta.
(di Alda Merini)

Storia di un cavallo bianco

EJAY IVAN LAC ottobre 10th, 2011

Tantissimi anni fa, nella città di Bareggio, precisamente nel 1979, i primi 5 anni di vita del Parco Arcadia, ricco di piantagione, stradine, prati, laghi e animali, in uno dei recinti più grandi si trovava un maestoso cavallo bianco arabo, dal nome non molto originale, Alì!

La gente adorava il destriero, Alì era su la bocca di tutti, era talmente bianco che la notte, quando il cielo era limpido e la luna illuminava a pieno il paesaggio la sua chioma e la sua pelle la si potevano vedere anche da lontano.

In quel periodo un ragazzino di 7 anni di nome Marco andava sempre a vedere Alì, dopo che usciva da scuola sua madre lo portava sempre da lui, Marco non era molto alto e quindi il destriero per farsi accarezzare si abbassava con le zambe, avvicinandosi alla staccionata, Marco era felice di poter accarezzare Alì, gli faceva vedere i disegni che faceva a scuola, i suoi voti, gli raccontava le cose che faceva, e Alì lo ascoltava, come fosse un essere umano.
Marco era molto triste, non aveva amici, non ha mai conosciuto suo padre, la madre era l’unica persona che gli stava vicino e lo accontentava in tutto, ma lui era un ragazzino molto intelligente, e molte cose che sua madre gli faceva avere lui le rifiutava, non voleva essere accontentato in niente, gli bastava andare da Alì uscito da scuola e lui era felice.!

Un venerdì Marco uscì da scuola, e non vide sua madre, decise così di andare da solo al Parco Arcadia, vide il cavallo circondato da tantissimi bambini piccoli, erano quelli dell’asilo, le maestre li avevano portati li per fare una piccola uscita, Alì vide Marco arrivare e si mise a nitrire, come per salutarlo, in quel preciso istante dal fondo del parco il ragazzino vide sua madre che lo chiamava infuriata, si mise a correre verso l’uscità per evitare la sgridata, Alì cominciò a sentire nell’aria qualcosa che non andava, cominciò ad agitarsi e saltò la staccionata colpendo per sbaglio uno dei bambini che era li davanti.

Corse velocissimo verso l’uscità del parco, Marco non si accorse di nulla, nel correre inciampò e cadde in mezzo alla strada, Alì correva velocissimo verso di lui, tanto che il ragazzo si spaventò, si alzo velocemente da terra e salì sul marciapiede, mentre il destriero, nell’attraversare la strada venne colpito da un furgone in corsa che gli spezzo le zampe anteriori, il maestoso angelo bianco cadde a terra, con il muso rivolto verso Marco… la gente sbalordita da tutto quello che era successo accerchiò la scena, Marco si diresse verso di lui e gli poggiò la mano sul muso, fu la prima volta che la gente vide un cavallo lacrimare, sapeva che non avrebbe più rivisto il suo amico del cuore, mentre lentamente i suoi occhi si chiudevano e il suo respiro diventava sempre più lento, il ragazzino con le lacrime agli occhi si alzò da terra scioccato, non si accorse neanche dell’abbraccio di sua madre, mentre i gestori del parco cercarono di spostare Alì dalla strada Marco si diresse verso casa, sconvolto!

Passarono circa 12 anni da quel giorno, ormai Marco era una ragazzino grande, e girava con i suoi amici in bicicletta, e fu quella sera che capì che non poteva dimenticarsi di Alì, quel ultimo venerdì del mese di Novembre, passò davanti al Parco Arcadia verso mezzanotte e dieci minuti, vide uscire Alì di corsa, oltrepassò il cancello e sparì nel punto in cui morì!

Da quel giorno ogni ultimo Venerdì di Novembre verso la mezzanotte, Alì cerca di attraversare quella strada, nella speranza di salvarsi, e riuscire a vedere ancora una volta il suo migliore amico Marco, che non lo ha mai dimenticato….
(Ejay Ivan Lac)


La morte

cignonero luglio 25th, 2011

Cos’è la morte, per me la fine di tutto, il tornare alla terra come scrisse qualcuno:Polvere alla polvere! Credere oggi è faticoso, un film la nostra vita, girato in fretta e alla fine, come lo spezzone di pellicola  sbatte a vuoto e l’ultima parola che vi leggi è  “the end”. La temuta morte, che livella ogni condotta, ogni stile di vita che rende tutti uguali difronte a lei, è seria raffigurata orrenda nelle tinte più buie, immagine dei nostri poveri resti, questo per farci temere la sua presenza, ma lei non si nasconde quando giunge a volte ti sorprende anche nel mezzo della vita.

(Mirella Narducci)

Rispetto e silenzio per una voce che resta nel cuore

Ombra luglio 23rd, 2011

A volte la vita è una prova troppo grande da affrontare,  ci sono infiniti mondi da scoprire, infiniti modi di farlo, infinite esperienze che ci segnano, spesso irrimediabilmente.

E a volte  succede che fama, soldi, successo e riconoscimenti, un talento da paura, una voce che fa tremare il cuore al mondo, non bastino, no.. non bastino a fermare quel suicidio strisciante, che arriva giorno dopo giorno, dalle proprie mani.

Succede, è successo e non è la prima volta ne’ sarà l’ultima.

Ma chi siamo noi per giudicare? Una vita che finisce, una voce che si spegne, sono da rispettare.  Sempre e comunque…

E allora che sia almeno la fine del tormento.

Per lei e molti altri che si spengono di giorno in giorno,  senza trovare la forza, la voglia, il coraggio di vivere….

Pensando alla morte

cignonero giugno 22nd, 2011

Pensando alla morte, ora nell’età dove la forza ancora ci sostiene, ci sembra un assurdità che lei esista. Il tempo non l’allontana al contrario si distingue anche se pur lontana.  Oggi che la sagezza con gli anni ci ha arricchito, ci fa consapevoli di quanta gioia la vita ci dà e ci dispiace  lasciarla, invochiamo i ricordi per rendere l’attesa meno pesante, giorno dopo giorno ci conquistiamo un pezzetto di cielo con i nostri buoni proponimenti fino a quando il fragile castello di carta delle nostre paure  non crollerà, e a quel punto non rimarrà che la fede.

(Mirella Narducci)

STORIELLA ZEN Sulla Morte

Stefania giugno 8th, 2011

A uno dei suoi discepoli che stava per morire Bassui scrisse la seguente lettera:

«L’essenza della tua mente non è nata, perciò non morirà mai. Non è un’esistenza, che è peritura. Non è un vuoto, che è pura vacuità. Non ha né colore né forma. Non gode piaceri e non soffre dolori.

«So che sei molto malato. Da bravo studente di Zen, stai affrontando questa malattia con coraggio. Puoi non sapere esattamente chi è che soffre, ma domandati: Che cosa è l’essenza di questa mente? Pensa soltanto a questo. Non avrai bisogno di altro. Non desiderare niente. La tua fine che è senza fine è come un fiocco di neve che si dissolva nell’aria pura».

*

101 storie Zen 101 storie Zen

Nyogen Senzaki – Paul Reps

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MI PIACI QUANDO TACI* Pablo Neruda

Stefania marzo 28th, 2011

Mi piaci quando taci

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.
Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Siccome ogni cosa è piena della mia anima
tu emergi dalle cose, piena dell’anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima,
e assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
Sembri lamentarti, farfalla che tuba.
E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge:
lascia che io taccia con il silenzio tuo.

Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi basta una parola, un sorriso.

E sono felice, felice che non sia vero.

Pablo Neruda, Da “venti poesie d’amore e una canzone disperata”

*

A Paola*

E’ per te questo fiore che ho scelto”

lorypintori marzo 24th, 2011

Quella rosa colta tra le tante che riempivano il cammino del tuo ultimo viaggio…tra le mie mani e dentro il mio cuore…. per sempre!

Pensando all’addio……..

cignonero marzo 20th, 2011

Penso al giorno che tutto di me sarà scomparso.  Penso alle lotte, alle fatiche che son costate giorni, alle cose udite ai pianti alle risate, a tutto il mondo di cui conosco solo il mio piccolo spazio. Senza rimpianti mi allontanerò dalle cose care, dagli affetti, leggera perche ogni cosa ho donato a chi seguirà l’opera mia. Solo una cosa mi rattrista, lasciar le creature che con voce accorata mi chiamano ancor mamma. Non è un addio i fili di chi ama e spera tessono scale invisibili che senza affanno in alto porteranno per un eterno abbraccio.

(Mirella Narducci)

FRASI LUTTO

Chiara marzo 14th, 2011

NOI NON SIAMO SOLI e la speranza rinascerà sempre nel nostro cuore
perché si nutre dell’amore di chi, pur avendo lasciato questa terra, continua a vegliare su di noi.
Rosemary Altea, Noi Non Siamo Soli

*

Una strana conseguenza del mio lutto è che mi rendo conto di essere imbarazzante per tutti quelli che incontro. Al lavoro, al club, per strada, quando qualcuno mi avvicina, gli leggo in faccia l’incertezza se “accennarne” o no. Per me è odioso sia che ne parlino sia che non ne parlino. Alcuni, poi, battono in ritirata. R. mi evita da una settimana. Molto, molto meglio i giovanotti educati, poco più che ragazzi, che mi affrontano come se fossi il dentista, avvampano, si tolgono il peso e, appena le buone maniere lo permettono, sgattaiolano verso il bar. Forse chi è in lutto dovrebbe essere isolato in quartieri speciali, come i lebbrosi.
Per alcuni sono peggio che un imbarazzo, sono un teschio. Quando incontro due sposi felici, so che pensano: “Un giorno uno di noi due sarà come è lui ora”.
da DIARIO DI UN DOLORE di C.S. Lewis

La Morte* Pessoa

Stefania marzo 2nd, 2011

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto,
sento i tuoi passi esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.

Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.

Pessoa

Grazie a.. il soffio di un angelo.

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