AFORISMI MORTE* Aforismi Sulla Morte, Aforismi di Morte, Frasi Morte, Citazione, Massime, Pensieri
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Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.
Henry David Thoreau, da “Walden, ovvero La vita nei boschi”
Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime. Sant’Agostino
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Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita. Arthur Schopenhauer
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La morte fa paura solo perchè non la conosciamo. Renato Cherchi
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La morte | si sconta | vivendo. Ungaretti
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Perche’ temere la morte? Essa ci e’ eppure sempre vicina. Mahatma Gandhi
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Chiunque sia felice rende felici anche gli altri. Chi ha coraggio e fede non morirà mai in miseria! Anna Frank
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Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri. Leone Tolstoi
La vita è breve: evitiamo, dunque, programmi troppo estesi: ogni giorno, ogni ora ci mostra la nostra nullità e ricorda a noi smemorati, con qualche nuovo argomento, la nostra fragile natura. Allora noi, che facciamo programmi come se la nostra vita fosse eterna, siamo costretti a pensare alla morte. Si volge, infatti, ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa sul camion.Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città fermandosi sul ciglio di un vallone.Kazirra scese dall’auto ed andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e , fatti pochi passi, la scaraventò nel vallone, che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.Si avvicinò all’uomo e gli chiese: “Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?”Quello lo guardò e sorrise: “Ne ho ancora sul camion da buttare. Sono i giorni.”
“Che giorni?”
“I tuoi giorni.”
“I miei giorni?”
“I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?”
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno , e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari. Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare. Si sentì prendere da una certa cosa quì alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere. “Signore!” gridò Kazirra, mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole. Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo di casse misteriose.
Noi pensiamo alla morte come a qualcosa che sta davanti a noi, mentre in gran parte è già alle nostre spalle: tutta l’esistenza trascorsa è già in suo potere.
È opinione generale che ormai viviamo in un mondo fatto di odio e avidità, ma io non sono d’accordo. Per me l’amore è dappertutto. Spesso non è particolarmente nobile o degno di note, ma comunque c’è: padri e figli, madri e figlie, mariti e mogli, fidanzati, fidanzate, amici. Quando sono state colpite le Torri Gemelle, per quanto ne so nessuna delle persone che stava per morire ha telefonato per parlare di odio o vendetta, erano tutti messaggi d’amore. Io ho la strana sensazione che se lo cerchi scoprirai che l’amore davvero è dappertutto.
Mai cedere, rubare, ingannare o bere, ma se devi cedere fallo fra le braccia della persona che ami; se devi rubare ruba il tempo che vuoi per te; se devi ingannare, inganna la morte e se devi bere inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro.
L’amore e la morte hanno [...] in comune quello stato d’animo di “ebbrezza” per cui l’individuo rinuncia totalmente a voler “apparire ciò che non è”, e quindi comprende l’inutilità di persistere nella finzione e nella vanità di ogni giudizio che non sia fondato sulla pura realtà.
Chiunque perde una persona desidera vendetta su qualcuno,
su Dio se non riesce a trovare nessun altro.
Ma in Africa i Matogoli e i Ku credono che l’unico modo di estinguere il dolore e’ salvare una vita.
Se qualcuno viene ucciso un anno di lutto finisce con un rituale chiamato la prova dell’uomo che affoga.
Per tutta la notte c’e’ una festa accanto ad un fiume.
All’alba l’assassino viene messo su una barca e portato fino al largo e gettato fuori.
E’ legato, cosi’ non puo’ nuotare.
La famiglia del morto deve fare una scelta puo’ lasciarlo affogare o raggiungerlo a nuoto e salvarlo.
I Ku credono che se la famiglia lascia che l’uomo affoghi avra’ giustizia ma passera’ il resto della vita nel lutto, ma se salva l’uomo, se ammette che la vita non e’ sempre giusta, proprio quel gesto portera’ via il dolore.
La vendetta e’ un pigra forma di sofferenza …