Aforismi da Libri

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PAGINE MERAVIGLIOSE

novembre 8th, 2012

NASCONDERSI
Nascondere il proprio amore per qualcuno, e come rifiutare di bere acqua per vivere, i sentimenti vanno soffiati fuori, spinti dal proprio cuore, per evitare di apesantirsi dentro di noi.

 

IL CERVELLO E’ UN GIARDINO
Il cervello è come un grande giardino, se pianti pensieri di felicità, continueranno a crescere fiori stupendi, se pianti pensieri di tristezza nasceranno solo fiori brutti e sporchi.

 

UNA PENNA E UN QUADERNO
Per come giusto che sia, una dedica d’amore va scritta con il cuore, una penna e un quaderno, e pensare ore e ore a cosa scrivere, come quando si era bambini che scrivevi una lettera alla propria compagna di classe, qui ora, su questo foglio inciderò con la mia penna tutto quello che la tua essenza trasmette, e sta qui nella mia testa, parole pronte a passare nella mia penna…..
Incido con amore descrivendo i tuoi occhi, rose al mattino che riflettono la luce del sole, e mentirei se dico di non chiudere i miei occhi per star li a guardali…………….. (Continua nel libro)

 

LATTE
Latte bianco, che rinfresca questo bicchiere nella mia mano, affianco a te, mentre il tuo corpo nudo riscalda il mio letto, qualche goccia leggera su le tue labbra, lentamente dentro la tua bocca, quel sapore dolce e cremoso, goccie più lunghe che cadono sul tuo collo, leggere scivolano sul tuo corpo, accarezzando i tuoi seni, ne percorrono la forma, delicata e morbida, scendono, accarezzano il tuo ombellico, mentre il bicchiere si svuota piano piano, questa luce soffusa che avvolge i nostri corpi, questo latte che viene scaldato dal tuo corpo, soffice, bellissimo, come un quadro, disegnando un fiume che con gentilezza bagna il tuo fiore, accarezzando i tuoi petali, questa è la foto che voglio di te, splendida creatura disegnata dalla natura, con questo velo di latte, io ti berrei per tutta la vita, senza paura.

 

La migliore raccolta degli aforismi più belli di Ejay Ivan Lac, solo su LULU.

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LE SABBIE IMMOBILI * GIUSEPPE PONTIGIA

novembre 4th, 2012

PROBLEMA – Parola usata per dire che non c’è: non c’è problema. Variante euforica: no problem. Tipica di esistenze assillate da troppi problemi. Ha una funzione liberatoria e per questo ricorre anche quando non è il caso. Mi può portare in via Bixio? Non c’è problema. Poi ci si impiega cinquantacinque minuti. Questo è il problema.
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI

SIMPATICO – Riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana. Vorrebbe esprimere famigliarità con la cultura e il denaro, ma non ci riesce.
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI

RILEGGERE – Si usa per i classici che si leggono per la prima volta.
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI

Tra un libro “di” Einstein e un libro “su” Einstein scegli il primo. C’è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti.
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI

Non acquistare i libri per leggerli questa sera. Ma acquista solo quei libri che, anche questa sera, avresti voglia di sfogliare. A volte ho acquistato libri pensando che in futuro mi avrebbero interessato. E me ne sono pentito. Da allora penso sempre alla ipotesi della sera.
Fidati degli aspetti cosiddetti superficiali: la copertina, la grafica, l’impaginazione, il titolo. Parlano come certe etichette sobrie di vini nobili. Mi è accaduto, seguendo le apparenze, di scegliere al buio e di scoprire per questa via autori, libri, editori. Sono solo i superficiali, diveva Wilde, che non si fidano della prima impressione.
Tra un libro “di” Einstein e un libro “su” Einstein scegli il primo. C’è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti.
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI
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Chi si accontenta non gode
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI
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Oggi a me, domani a me.
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI
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Chi non semina raccoglie.
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI
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L’assente ha sempre ragione
GIUSEPPE PONTIGGIA* LE SABBIE IMMOBILI
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EPICURO E OLTRE * GIULIO CESARE MAGGI

novembre 4th, 2012

 Nulla c’è di temibile nella vita per colui che realmente sappia che nulla vi è di temibile nel non più vivere. Stolto quindi è colui che asserisce di temere la morte e ciò non a causa del dolore che essa ci può arrecare al momento del trapasso, ma perché è turbato dall’ attesa continua della morte stessa. Quello che non ci sconvolge al momento della sua comparsa, scioccamente ci turba se l’attendiamo. Perciò la morte, il più temuto di tutti i mali, per noi è nulla, dato che quando noi siamo vivi essa non esiste, quando si presenta non esistiamo più noi.

Ma la gente da una parte fugge la morte come il peggior di tutti i mali, invocandola poi, per contro, come il rimedio ai mali presenti.
Giulio Cesare Maggi, Epicuro e oltre
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E così come dei cibi sceglie non già la quantità ma quelli migliori, così del tempo preferisce usufruire non di quello di più lunga durata quanto piuttosto di quello meglio godibile.
Giulio Cesare Maggi, Epicuro e oltre
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Non sono certo le bevute prolungate, le feste, il godere di giovanetti e donne né di squisiti pesci e di quant’altro di delizioso possa offrirci una ricca mensa che fanno una vita felice, ma un lucido ragionamento sulle cause di ogni scelta o ripulsa, al fine di rimuovere da noi false opinioni che causano all’animo turbamenti di non piccolo momento.

Giulio Cesare Maggi, Epicuro e oltre
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È pertanto preferibile esser uomini privi di fortuna ma saggi piuttosto che fortunati ma stolti, ed in concreto è meglio che un bel progetto non vada a buon fine piuttosto che abbia successo uno privo di buon senso.
Giulio Cesare Maggi, Epicuro e oltre
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Il saggio, così come non disdegna di vivere, parimenti non teme il non vivere ulteriormente: per lui la vita non è un male ma neppure crede che lo sia il non vivere più.
Giulio Cesare Maggi, Epicuro e oltre
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E così come dei cibi sceglie non già la quantità ma quelli migliori, così del tempo preferisce usufruire non di quello di più lunga durata quanto piuttosto di quello meglio godibile.
Giulio Cesare Maggi, Epicuro e oltre
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Chi poi esorta il giovane a bene vivere e il vecchio a ben morire è uomo stolto, non solo per quanto di piacevole vi è sempre nella vita pur nell’età avanzata, ma anche perché unica è l’attitudine a bene vivere e a bene morire. Ancor peggio si comporta chi dica esser preferibile il non essere mai nato “ma, dato che è nato, passare al più presto le porte dell’Ade”
Giulio Cesare Maggi, Epicuro e oltre
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SCRITTO SUL CORPO * JEANETTE WINTERSON

ottobre 31st, 2012

Dicesti: «Ti amo» Com’è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola cosa che desideriamo sentire? “Ti amo” è sempre una citazione.
JEANETTE WINTERSON* SCRITTO SUL CORPO

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Non desideravo solo la carne di Louise, desideravo le sue ossa, il suo sangue, i suoi tessuti, i tendini che la tenevano insieme. L’avrei tenuta stretta a me anche quando il tempo avesse cambiato il colore e la consistenza della sua pelle. L’avrei tenuta stretta per milioni di anni finché lo scheletro fosse diventato polvere. Chi sei tu che mi fai provare queste sensazioni?
JEANETTE WINTERSON* SCRITTO SUL CORPO

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La mia amata è un olivo le cui radici crescono vicino al mare. Il suo frutto è aspro e verde. E’ una gioia per me arrivare al nocciolo. Il piccolo nocciolo, duro al contatto con la lingua. Il nocciolo rivestito da una polpa spessa e da vene salate.
JEANETTE WINTERSON* SCRITTO SUL CORPO

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Sentendo il calore delle sue mani pensai: è il fuoco che sfida il sole. Qui mi riscalderò, mi nutrirò, troverò conforto. Mi aggrapperò a questa pulsazione obliando ogni altro ritmo. Il mondo andrà avanti e indietro in balia della marea del giorno ma non qui nelle sue mani, con il suo futuro fra le sue palme.
JEANETTE WINTERSON* SCRITTO SUL CORPO

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Quando dico «ti sarò fedele» sto delimitando un territorio tranquillo, fuori dalla portata dei desideri altrui. Nessuno può dettar legge all’amore; non gli si possono dare ordini e non lo si può rimettere in riga con le lusinghe. L’amore appartiene a se stesso, sordo alle suppliche e irremovibile di fronte alla violenza. L’amore non è qualcosa di negoziabile. L’amore è la sola cosa più forte del desiderio e l’unica vera ragione per resistere alle tentazioni.
JEANETTE WINTERSON* SCRITTO SUL CORPO

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Strano che il matrimonio, una manifestazione pubblica, aperta a tutti, apra la strada al più segreto dei legami, l’adulterio.

JEANETTE WINTERSON* SCRITTO SUL CORPO

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Oggi le ferrovie inglesi mi definiscono “Il cliente”, ma preferisco il vecchio appellativo. “Il passeggero”. Non vi sembra che “guardavo gli altri passeggeri” abbia un tono più romantico e promettente che “Guardavo gli altri clienti sul treno”? i clienti comprano formaggio, spugne e preservativi. I passeggeri possono avere cose simili nelle valige ma non è il pensiero di quello che hanno acquistato a renderli interessanti. Un passeggero seduto davanti a me può rappresentare un’avventura. La sola cosa che mi accomuna al cliente davanti è il mio portafogli.

JEANETTE WINTERSON* SCRITTO SUL CORPO

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“Non trovi il tesoro se non lo cerchi sull’isola in cui l’hai sepolto.”

ottobre 26th, 2012

Non trovi il tesoro se non lo cerchi sull’isola in cui l’hai sepolto.

(dai libri “Come un granello di sabbia – Raccolta” E
Come un granello di sabbia – Aforismi” di PensieriParole Staff)

QUANTO I LIBRI MI HANNO INSEGNATO

ottobre 25th, 2012

Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie, delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e cosí in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e cosí in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me cosí a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari. Cosí in un solo mese presso in media venti quintali di libri, ma per trovar la forza per questo mio benedetto lavoro, allora in questi trentacinque anni ho bevuto tanta birra che questa lager formerebbe una piscina da cinquanta metri, un parco di peschiere per le carpe di Natale. [...]
E adesso tutto si ripete dentro di me, da trentacinque anni pigio i bottoni verde e rosso della mia pressa, da trentacinque anni però bevo anche brocche di birra, non certo per il bere, io ho orrore degli ubriachi, io bevo per aiutare il pensiero, per arrivare meglio al centro stesso dei testi, perché quello che io leggo non è né per divertimento né per far passare il tempo o addirittura per addormentarmi meglio, io, che vivo in un paese in cui quindici generazioni sanno leggere e scrivere, io bevo per poter non dormire mai piú a causa della lettura, perché la lettura mi faccia venire il tremito, poiché io condivido con Hegel quell’opinione che un uomo nobile è poco un nobile e un criminale è poco un assassino. Se io sapessi scrivere, scriverei un libro sulla maggiore felicità e sulla maggiore infelicità dell’uomo. Attraverso i libri e dai libri ho appreso che i cieli non sono affatto umani e che un uomo che sa pensare, anche lui non è umano, non che non lo voglia, ma ciò contrasta col giusto modo di pensare. Sotto le mie mani e nella mia pressa meccanica periscono libri preziosi e io non posso impedire questo flusso e corso. Non sono nulla piú di un tenero macellaio. I libri mi hanno insegnato il gusto e la gioia della devastazione, io amo i nubifragi e le squadre di demolizione, sto fermo ore intere per vedere come i pirotecnici, con un movimento sincronizzato, come se pompassero giganteschi pneumatici, fanno saltare blocchi interi di case, intere vie, fino all’ultimo non mi sazio di guardare quel primo attimo che solleva tutti i mattoni e le pietre e le travi, perché poi sopravvenga il momento in cui le case scivolano giú silenziose come un vestito, con la velocità di un transatlantico sul fondo del mare dopo lo scoppio delle caldaie.

Bohumil Hrabal, una solitudine troppo rumorosa

L’amore non muore mai?

ottobre 23rd, 2012

L’amore ha tanti misteri ed è come un gioiello prezioso formato da mille pietre brillanti la cui lucentezza si mescola e si amalgama L’amore è una combinazione di differenti illusioni e sentimenti, che risiedono permanentemente nella vita di ogni essere umano, il quale vive periodi segnati da alti e bassi, marcati da gioie e piaceri, ma anche da odio e rancore.

Per amore e odio l’essere umano attiva una grande quantità di energia, combatte, si sottopone a prove, corre dei rischi, supera le difficoltà più terribili, smuove le montagne o attraversa gli oceani e nulla lo può fermare fintanto che non ha raggiunto il suo obiettivo. Per questo quando un uomo e una donna si innamorano veramente, avviene l’incontro di due anime che desiderano unirsi per sempre e vivere la vita in tutte le sue manifestazioni. Per loro, l’esperienza dell’amore è come la fiamma che illumina l’oscurità, o il rombo di un tuono, o lo scintillio di milioni di luci che illuminano la loro esistenza. L’incontro col vero amore accade una sola volta e quando avviene è per sempre. Tanto che uno di loro o entrambi possono dire: “all’unico essere, al mio unico amore, con tutto il mio cuore e per sempre dedico la mia esistenza, per tutta l’eternità.”

Hernan Huarache Mamani

 

ERO IO

ottobre 17th, 2012

Sangue. Il buco è riaperto.

Questo è l’odore che parla di me da quando sono nato.

In una foto che ho adesso nitidamente negli occhi, ma che stava nel salotto dei miei, sigillato con il cellofan, avevo poco più di di qualche ora di vita e mio padre mi mostrava al mondo, fiero, tenendomi in braccio in malomodo, come un pezzo d’animale.

Il suo sorriso tra la bocca e i baffoni è identico.

Da qualche parte in casa ho le foto dei suoi primi macelli. Come trofei alzati in aria per i piedi, li esponedavanti a chi lo fotografava con la stessa identica fierezza con cui mostrava la mia nascita.

Ero io.

Come i suoi agnellini, un pezzo di carne la cui vita o morte dipendeva esclusivamente da lui. L’odore del suo camice sporco sarebbe stato il mio.

Non mi sarei dovuto illudere.

Sono io quell’odore.

GIULIANO SANGIORGI, LO SPACCIATORE DI CARNE

LASCIAMI CONOSCERE CHI SEI E TI DIRO’ CHI NON SONO

ottobre 17th, 2012

Io, il niente di niente.
Il niente che non ha odore e non ne avverte alcuno.
Per trovarmi devi seguire la sottile linea di confine che vibra più forte al suon di tromba del giorno appena cominciato e già così pieno nelle narici.
La mia stanza è al centro.
Quale posto migliore per un essere trasparente come me?

Trasparente: questo penso di chi preferisce restare comodo con piedi sangiunanti su una lama affilata di rasoio piuttosto che volare da una parte o l’altra.
Questo penso di me.
[...]
Credo che sia difficile accorgersi di me senza ricorrere a un atto di nascita o morte.
Esisto! Lo so per certo se mi guardo nei sorrisi delle foto degli altri.
Sono [...] in alto a sinistra con la faccia che non si fa spazio perchè non si sporge.
[...] che in un film lungo una vita avrebbe la leggerezza di una comparsa eterna.
Riempio allo stesso modo il quadro dei miei giorni e di quelli altrui.
[..]
Io non sono come mio Padre
Io non sono come mia Madre
Io non sono come mia Sorella [...]
Io non sono!
Non saprei dire “io sono”.
La negazione è una bella invenzione del tempo e credo che abbiano pensato a me prima di crearla.
Lasciami conoscere chi sei e ti dirò chi NON sono.

Giuliano Sangiorgi, Lo spacciatore di carne

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