Aforismi Amicizia

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Auguri di Xavier Wheel

aprile 22nd, 2014

auguri_cuore

Auguro a te che sei malato,

che la vita ti regali tanti sorrisi,

perché un sorriso a volte può curare

più di qualsiasi altro farmaco al mondo.
Auguro a te che ti senti solo,

anche in mezzo a migliaia di persone,

che la vita ti regali amici veri,

che facciano sentire la loro presenza

anche quando non ti sono fisicamente accanto.
Auguro a te che non credi più in niente, neanche in te stesso,

che la vita ti regali la fiducia per vedere il sole al di la delle nuvole,

una luce là dove prima vedevi solo buio e desolazione.
Auguro a te che ti credi già vecchio

perché senti il peso del tempo sulle spalle,

che la vita ti regali l’affetto dei tuoi cari,

a cui come un bastone, ti aggrapperai con tutte le tue forze,

per proseguire il tuo cammino, in quel tortuoso viaggio chiamato vita.
Auguro a te che dai per scontate le persone che ti stanno accanto,

che la vita ti faccia apprezzare la loro presenza

evitando che sia il peso insostenibile della loro assenza

a farti capire quanto erano importanti.
Auguro a te che ti senti triste,

con la malinconia che ti logora dentro,

che la vita ti regali la gioia per affrontare le sfide di ogni giorno.
Auguro a te che sei stato deluso dall’amore,

che la vita ti regali la voglia di ricominciare,

perché l’amore, giusto o sbagliato che sia,

è una magia a cui non si può, non si deve rinunciare.
Auguro anche a te perdutamente innamorato,

che la vita continui a regalarti,

quell’inspiegabile, incontenibile gioia nel cuore.
Auguro a te che credi di non avere niente,

anche se hai già tutto ciò che serve,

che la vita ti aiuti a dare il giusto peso alle cose,

alle parole, ai sentimenti e agli affetti,

prima che sia il rimpianto ad insegnarti tutto questo.
Auguro a te amico, che stai leggendo queste righe,

che la serenità possa albergare per sempre nel tuo cuore

e da esso trasmettersi alle persone a te più care.

Xavier Wheel

FRASI DI AMICIZIA CHE DIVENTA AMORE

novembre 8th, 2013

AMICIZIA AMORE

Siamo usciti insieme abbiamo condiviso lo stesso banco lo stesso piatto lo stesso bicchiere. Non ci siamo vergognati di condividere anche i più imbarazzanti segreti e avremmo giurato che saremmo stati amici per sempre.
Ci sbagliavamo. Quello che c’era tra noi era qualcosa di diverso, superiore, e le nostre labbra, loro sì lo sapevano. Perchè la definizione l’abbiamo trovata in un lampo, in un istante, in un bacio:
A M O R E
ANTON VANLIGT

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L’amicizia fra due persone di sesso diverso o non è nulla o è amore.
ALPHONSE KARR, Aforismi,

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Il nostro amore è solido e profondo. Forse più di quello di tante altre coppie. Quelli che nascono come amicizie sono amori che conoscono segreti umori odori sentori. Quelle che nascono come amicizie e che diventano amore sono storie speciali che hanno una marcia in più, un motivo ancora per sentirsi legati eternamente.
ANTON VANLIGT

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Dall’amicizia il nostro rapporto è diventato amore, naturalmente, come la perfetta evoluzione di un destino a cui si arriva, di un sentiero costruito coi nostri passi, che un giorno gaurdando all’indietro, vedremo lastricato di bellissimi indimenticabili ricordi.
ANTON VANLIGT
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Nessuna forma di amore ha tanto rispetto della libertà dell’altro come l’amicizia.
FRANCESCO ALBERONI, L’AMICIZIA

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probabilmente come coppia saremmo stati una frana, o forse ci saremmo amati e  per tutta la vita rispettando e ammirando le nostre reciproche differenze, condividendo le nostre comuni passioni, girando il mondo e godendo a pieno di ogni respiro del nostro tempo insieme.  Avremmo preso casa e il nostro vivere in due si sarebbe trasformato in una famiglia, che avrebbe reso ancor più grandi e belle le nostre già numerose. Il calendario si sarebbe riempito di eventi, feste, compleanni, Natali di gruppo e pacchi regalo da prender tanto spazio sotto l’albero, un albero addobbato insieme, con cura e amore. Forse saremmo stati la coppia più felice del mondo. O forse no. Forse piccole incomprensioni avrebbero scalfito il nostro bellissimo rapporto fino a logorarlo e distruggerlo. Magari eravamo semplicemente destinati ad un’esistenza da amici, amici che conoscono ogni frammento della reciproca anima, amici che non hanno bisogno di parole per capirsi ne’ di ridurre e distanze per abbracciarsi, amici che non poseranno mai lo sguardo via dalla vita dell’altro, e che ci saranno sempre quando ci sarà bisogno di conforto, di sostegno. Amici per sempre. No.  È davvero poco. Lo sappiamo entrambi. La nostra amicizia un giorno lontano è diventata amore eterno. Quell’amore che va oltre tutto, oltre la vita. Quell’amore che sa anche dire “và sono felice per te” quell’amore che ci vedrà per sempre UNO e che vivrà oltre le scelte quotidiane, oltre le vie percorse in direzioni opposte, oltre le convenzioni, gli obblighi, le responsabilità, oltre il materiale, oltre il tempo. Oltre l’infinito, ci saremo sempre NOI.
ANTON  VANLIGT

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Nel linguaggio corrente la parola amicizia ha numerosi significati. Sta ad indicare il socio, il conoscente, la persona simpatica, il vicino, il collega, tutti coloro che ci sono prossimi. C’è però oggi, come nel più remoto passato, un altro significato, quello di amico personale a cui vogliamo bene e che ci vuole bene. Quest’ultimo tipo di amicizia appartiene ad una classe più ristretta di relazioni interpersonali: le relazioni di amore. Quando pensiamo ai nostri amici più cari, alla vera amicizia, pensiamo ad una forma di amore fra persone. È facile distinguere l’amicizia dalle relazioni sociali più superficiali, dai rapporti utilitaristici o da quelli fondati su ruoli professionali.

Il vero problema, quello che, finora, non è stato ancora affrontato, è come distinguerla dalle altre forme di amore fra persone. Per esempio, in che cosa differisce l’amicizia dall’innamoramento? Ci sono numerosi autori che ritengono questa differenza minima, o poco rilevante. È più facile distinguere l’amicizia dall’amore materno, o da quello paterno, o dall’affetto tra fratelli. Anche in questo caso, però, vi sono dei caratteri in comune. Noi diciamo che quello è un nostro «amico fraterno». Talvolta nell’amicizia si esprime un atteggiamento paterno o filiale. Per esempio Friedrich Nietzsche cercava in Wagner una figura paterna. È amicizia questa? Oppure l’amicizia deve essere reciproca? Vi sono anche molti rapporti di amore ambivalenti, dove ciascuno cerca di dominare l’altro, di tenerlo legato a sé. La vita quotidiana è intrisa di questi sentimenti meschini. L’amore dell’amicizia è di questo genere? Possiamo cercare di manipolare il nostro amico? O, invece, l’amore dell’amicizia è di tipo particolare e deve essere limpido, sempre limpido perché, in caso contrario, l’amicizia, semplicemente, svanisce? Sono queste le domande a cui dobbiamo rispondere per identificare il tipo di amore specifico dell’amicizia.

È questo l’argomento della presente discussione. Ci aspetta, perciò, una analisi attenta ai particolari, per identificare quello che è esclusivo dell’amicizia, soltanto suo.

Mi sembra opportuno incominciare subito questa analisi, per entrare nel vivo del problema. E lo farei confrontando l’amicizia con una forma di amore con cui, spesso, viene confusa (per esempio il già citato J.M. Reisman e, ancor più gravemente, A. Douglas, Friends: a trae story of male love, Coward, McCann & Geoghegan, New York 1973. Lo stesso avviene nel caso del bel libro di Robert Brain, Friends and Lovers, Basic Brooks, New York 1976.): l’innamoramento. Sgombreremo il campo mostrando che sono due fenomeni diversissimi, addirittura opposti. L’innamoramento è un fatto, un accadimento, che ha un inizio definito. Alla sua origine c’è lo stato nascente (Francesco Alberoni, Innamoramento e amore, Garzanti, Milano 1979), una folgorazione, una rivelazione. L’amicizia, invece, non diventa se stessa con una rivelazione unica iniziale, ma con una serie di incontri e di approfondimenti successivi.

Un’altra differenza fra innamoramento e amicizia è che non esiste un innamoramento vero ed uno meno vero. Non ci sono gradi di innamoramento: moltissimo, molto, abbastanza, un poco. Se dico «sono innamorato», dico tutto. L’innamoramento segue la legge del tutto o del nulla. L’amicizia, invece, ha tante forme e tanti gradi. Va da un minimo verso un massimo di perfezione. L’amicizia può essere piccola, solo un moto dell’animo, oppure grande, grandissima. L’innamoramento è perfetto fin dall’inizio. L’amicizia, invece, muove verso il di più. Quando parliamo di amicizia abbiamo presente sempre anche un ideale, una utopia.

Continuiamo la nostra analisi. L’innamoramento è una passione. In tedesco passione si dice Leidenschaft. Leiden è la sofferenza. Nella passione c’è, infatti, sempre anche un soffrire. L’innamoramento è estasi, ma anche tormento. L’amicizia, invece, ha orrore della sofferenza. Quando può la evita. Gli amici si cercano per stare bene insieme. Se non ci riescono, tendono a lasciarsi, a mettere un po’ di distanza fra di loro. Un’altra fondamentale differenza è che io posso innamorarmi di qualcuno e non essere corrisposto. Non per questo cesso di essere innamorato. L’innamoramento nasce senza reciprocità e ne va alla ricerca. L’amicizia, invece, richiede sempre, mi pare, una qualche reciprocità. Io non resto amico di uno che non è mio amico. Nell’innamoramento costa sempre una terribile fatica lasciare chi si ama. Per liberarmi di un innamoramento non corrisposto, io devo esercitare una violenza su me stesso, odiare l’altro. Ma l’odio per l’amato è, a sua volta, una sofferenza, la più atroce delle sofferenze. Nell’amicizia, invece, non c’è spazio per l’odio. Se io odio un mio amico non sono più suo amico, l’amicizia è finita. Nell’innamoramento la persona amata è trasfigurata. È ad un tempo lei stessa e più che lei stessa. L’amato è duplice: il concretissimo essere davanti a me e la divinità che incorpora in sé tutto il possibile del mondo, tutto ciò che io proietto in lui. L’amore è rivelazione di qualcosa che ci trascende. La preghiera verso l’amato è un grido di disperazione. L’amico, invece, non è trasfigurato.

Dall’amico mi aspetto che condivida l’immagine che ho di un me stesso o, perlomeno, che non se ne allontani troppo. Anche se la sua valutazione è positiva, non deve essere esagerata. Se è troppo favorevole mi dà l’impressione di adulazione. Se è troppo negativa, se si allontana troppo da ciò che io penso di me, allora non mi rende giustizia e, quindi, contraddice una esigenza base dell’amicizia. I due amici, cioè, devono avere delle immagini reciproche simili. Non identiche, naturalmente, perché allora non ci sarebbe nulla da scoprire, ma senza eccessive dissonanze. Da un amico, perciò, io mi aspetto che non mi fraintenda. Tutti mi possono fraintendere, ma non un amico. Se un amico mi fraintende, è finita

Si può dunque restare innamorati di una persona di cui non sappiamo se ci ha amato o ci ha ingannato, di cui non sappiamo se fosse buona o cattiva, se avesse un animo nobile o meschino. L’amore si manifesta proprio in questo domandarsi come era. Anche dopo innumerevoli anni, l’amore continua ad interrogarsi nello stesso modo, sfoglia la margherita. Dal primo istante in cui è apparso, si pone in continuazione una domanda a cui solo la presenza della persona amata che dice di sì, dà una risposta. Finita la presenza, cessa la risposta, e la domanda ritorna continua, ossessiva, angosciosa. Non puoi dire, come vorrebbe la ragione, «che t’importa?». Questa è l’opacità dell’amore che ama qualcosa che rimane sempre inafferrabile, perché il suo oggetto è un divenire insieme, un dover essere. Questa è la miseria dell’amore, che può solo chiedere e non può smettere di chiedere, anche quando l’altro è indifferente, od ostile. Questa è l’ingiustizia dell’amore che non conosce merito e demerito, e non premia i buoni e non punisce i malvagi. L’amore è sublime e miserabile, eroico e stupido, mai giusto. Il registro della giustizia non .è l’amore, è l’amicizia.
FRANCESCO ALBERONI, L’AMICIZIA
***

L’amicizia tra un uomo ed una donna o finisce a letto, o finisce all’altare…..o finisce

L’ affinità che unisce….

luglio 19th, 2013

Lontananza geografica

L’ affinità che unisce due persone assorbe la distanza sino all’ unicità.

Tanya Bì ©

IL MIO ETERNAMENTE GIUSTO

giugno 27th, 2013

amiche del cuore

C’è un punto, più o meno lontano, per ognuno di noi, in cui la nostra Persona si esaurisce.
È nelle vicinanze di quel punto che, in me, cominciamo io ed Elena, ed è proprio a quel punto che comincia Elena. Non solo l’una finisce dove inizia l’altra, ma il termine dell’una coincide perfettamente col principio dell’altra, per un bel tratto. Ecco, quel tratto prende il nome di chiaraeelena, una parola sola, senza congiunzione e maiuscole, chiaraeelena.
«Chi esce stasera?» «Ma…Verrà Simone, Laura, Roberta e chiaraeelena…» «Davvero? Chi te l’ha detto?» «chiaraeelena!» «Chi fa la penitenza?» «Facciamola fare a chiaraeelena…», chiaraeelena, conferma anche semantica della nostra osmosi.
Amica del cuore, confidente eletta, braccia fra le quali piangere, occhi con i quali intendersi, compagna d’infanzia, di crescita, di viaggi, della prima sigaretta e dell’ultimo spettacolo al cinema, Elena rappresenta per me un po’ ognuno di questi cliché, ma non ne incarna precisamente nessuno, perché…
[...] Vediamo… Io credo che si scopra di essere innamorati quando in quel posto, a quell’ora, è proprio quella persona che vogliamo vicino a noi. Praticamente mai nella vita mi è capitato di implorare al mondo di fermarsi, perché non desideravo nient’altro che essere in quel dove e in quel quando e con quel ragazzo. Con Elena mi succede sempre. E il mio eternamente giusto chi, in ogni quando e in ogni dove e forse questo mi frena nei confronti di altre nuove e magari esaltanti amicizie femminili, ma siamo troppo carine, lei e io, quando, il più delle volte in macchina, tornando da una festa, ci tuffiamo in considerazioni sul nostro rapporto e su come magari alle nostre nuove compagne d’università possiamo apparire asociali.
«Però Chiarettina» dice lei, «che ti devo dire? È come se sei fidanzata e soddisfatta… Con gli altri ragazzi sei gentile, per carità» la adoro quando dice per carità! «però in fondo in fondo non te ne frega niente.» Ha ragione, ha sempre ragione. Io sono tutta per aria, lei è qui per terra. Io studio cinema, lei ingegneria. Io scrivo letteroni chilometrici, lei fa la brutta pure delle cartoline. Quello che io, per un fattore cromosomico, non posso darle, a lei non interessa perché è già suo, se lo dà da sola, e per me è lo stesso.
Le cose più assurde della mia vita le ho fatte da sola e con lei. [...] Siamo esattamente sulla stessa linea d’onda. «Perché no?» è il nostro motto e il fattore che rende esaltante la nostra esistenza,
È tristissimo provare un’impressione per qualcosa, notare una
stonatura in qualcuno, ma non poter condividere la propria sensazione con nessuno, e il bello mio e di Elena sta soprattutto qui, nella nostra intesa perfetta, nel nostro cogliere lo stesso giudizio critico da un evento senza doverlo stare lì a spiegare «Capito?» «Certo che ho capito.» E poi e poi e poi troppi e poi ci sarebbero. Amiamo o detestiamo, per esempio. Ci basta un sorriso per portare una persona alle stelle, ma se quella persona un giorno facesse uno sgarbo a una di noi, la getteremmo subito all’inferno.
Non saremo mai fonte di perplessità reciproca.
È una specie di associazione a delinquere, è vero, e se prendiamo di mira qualcuno non gli facciamo passare nemmeno il modo in cui accavalla le gambe. [...]  A volte ci diciamo che le nostre stronzate sono filosofiche, perché la loro eccessività è resa possibile solo da una solida integrità intellettuale. «Secondo me chi ci vede non ci darebbe un diploma di scuola media in due» dice spesso Elena che invece non fa che dare esami e prendere trenta senza farlo pesare a nessuno. È la mia pace e io adoro anche i suoi ritardi e i suoi particolari più strani, come quello di trovare un sostantivo per ogni situazione. Se io le propongo di andare a una festa, lei esclama: «Divertimento!», una serata a guardare un film a casa mia è «Tranquillità», un pettegolezzo corposo è «Scandalo!!!» Quando ritorno a Roma viene sempre lei a prendermi alla stazione e i nostri incontri sono peggio di quelli che si vedono a Stranamore. Ci abbracciamo, ci riempiamo di baci e ci chiediamo: «Perché?» Elena c’era prima del buio, c’è stata durante, c’è dopo, cioè ora e rimarrà per sempre. Che ci posso fare, ognuno ha le sue dipendenze e le mie sono le Marlboro lights, i monologhi di Gaber, il succo d’ananas ed Elena.
Le mie risate sono belle solo insieme alle tue…

Chiara Gamberale, una vita sottile

Di tutte le cose che la saggezza procura

aprile 29th, 2013

amici

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’AMICIZIA

Epicuro

Per i miei amici

marzo 18th, 2013

AMICI

A te che vorrei riabbracciare perchè sei grande,
a te che hai cercato di insegnarmi la retta via quando ero ancora in tempo ma non t’ho capito,
a te che mi sei stato più amico di tanti altri e non me l’aspettavo,
a te che quando ti vedo con la tua ragazza mi si riempie il cuore nel non vederti più solo,
a te che non hai ancora capito la difficoltà della vita,
a te che mentre eravamo a letto pensavi che i miei occhi d’amore fossero per te mentre pensavo ad un’altra,
a te che hai votato la tua vita alla musica,
a te che in fin dei conti mi stai vicino e non so perchè,
a te che hai segnato ricordi indelebili nei miei ricordi,
a te che sei più di un fratello per me,
a te che dovresti imparare a vivere,
a te che rispecchi il mio essere qualche anno fa,
a te che il tuo odore è terribile,
a te che hai quella foto del profilo che tanto invidio,
a te che sei così intelligente e così vuoto,
a te che forse sei la donna creata per me,
a te che sei un pò infantile,
a te che hai la forza di un leone e la garbatezza di un nobile,
a te che sei così comune e così unica,
a te che in fin dei conti mi stai sul cazzo,
a te che non pensavo volessi essere mio amico,
a te che vuoi scappare dal tuo essere bravo ragazzo,
a te che volevi darmi il cuore e non l’ho voluto,
a te che voglio incontrare presto,
a te che stimo immensamente come donna e come madre,
a te che vivi in pochi caratteri,
a te che morderei,
a te che ti aspetto,
a te che il destino ci ha voluti riavvicinare,
a te che sei così infinitamente dolce,
a te che il caffè è un obbligo morale,
a te che chiacchieri e non concludi,
a te che viaggi,
a te che sei così duro,
a te che leghi le persone ad un brano musicale,
a te che mi fai girare la testa,
a te che trascrivi meravigliosamente i miei pensieri,
a te che rock for ever,
a te che il motorino era truccato da far paura,
a te che sai che sono qui per te quando vuoi,
a te che il rustico e la passione ce l’hai nell’anima,
a te che non te lo meriti,
a te che vorrei conoscere quanto prima,
a te che mi manchi,
a te che vorrei fossi felice,
a te che sei così fottutamente sexy,
a te che il dolore va affrontato e sconfitto,
a te che hai perso un’occasione e te ne sei pentita,
a te che stimo,
a te che ti voglio bene…

L’UNICA RAGIONE D’ESSERE

marzo 6th, 2013

Così come il fiume non dimentica che la sua meta è il mare, l’amicizia non scorda che la sua unica ragion d’essere è dimostrare amore verso gli altri.

P.COELHO, il manoscritto ritrovato ad Accra

DOLCE AMICO

marzo 2nd, 2013

Finchè sarò sano di mente  nulla per me sarà paragonabile ad un dolce amico

QUINTO ORAZIO FLACCO

 

L’INVENZIONE DEL BACIO

febbraio 4th, 2013

Scorro da molto tempo sopra scritture sacre, senza spunto di fede. Nella lettura gusto l’alfabeto antico, la mia conoscenza avviene nella bocca. L’ebraico antico gira come un boccone tra lingua, saliva, denti e sella di palato. Aperto a ogni risveglio, è un avanzo di manna, prende i gusti desiderati sul momento, come succede ai baci.
La prima coppia umana, creata in un giardino il giorno sesto, ebbe sopra di sé la prima notte sconfinata. A loro insaputa spuntò nei corpi l’appetito, la sete, l’entusiasmo e il sonno. La prima notte, sconosciuta, sembrò a loro il resto del giorno uno, sbriciolato in puntini luce. Non sapevano se sarebbe tornato il sole, allora si abbracciarono. Le bocche si trovarono accanto e inventarono il bacio, il primo frutto della conoscenza. Era mercurio quella conoscenza, un liquido sensibile alla temperatura dei corpi. So quella prima volta perché l’ho avuta anch’io quell’ora sulla bocca, nel loro identico istante, su una sabbia di mare, il cielo scoperchiato sulla testa.

ERRI DE LUCA, I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI

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