Di tutte le cose che la saggezza procura
Ombra aprile 29th, 2013

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’AMICIZIA
Epicuro
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Ombra aprile 29th, 2013

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’AMICIZIA
Epicuro
Emanuele78 marzo 18th, 2013
A te che vorrei riabbracciare perchè sei grande,
a te che hai cercato di insegnarmi la retta via quando ero ancora in tempo ma non t’ho capito,
a te che mi sei stato più amico di tanti altri e non me l’aspettavo,
a te che quando ti vedo con la tua ragazza mi si riempie il cuore nel non vederti più solo,
a te che non hai ancora capito la difficoltà della vita,
a te che mentre eravamo a letto pensavi che i miei occhi d’amore fossero per te mentre pensavo ad un’altra,
a te che hai votato la tua vita alla musica,
a te che in fin dei conti mi stai vicino e non so perchè,
a te che hai segnato ricordi indelebili nei miei ricordi,
a te che sei più di un fratello per me,
a te che dovresti imparare a vivere,
a te che rispecchi il mio essere qualche anno fa,
a te che il tuo odore è terribile,
a te che hai quella foto del profilo che tanto invidio,
a te che sei così intelligente e così vuoto,
a te che forse sei la donna creata per me,
a te che sei un pò infantile,
a te che hai la forza di un leone e la garbatezza di un nobile,
a te che sei così comune e così unica,
a te che in fin dei conti mi stai sul cazzo,
a te che non pensavo volessi essere mio amico,
a te che vuoi scappare dal tuo essere bravo ragazzo,
a te che volevi darmi il cuore e non l’ho voluto,
a te che voglio incontrare presto,
a te che stimo immensamente come donna e come madre,
a te che vivi in pochi caratteri,
a te che morderei,
a te che ti aspetto,
a te che il destino ci ha voluti riavvicinare,
a te che sei così infinitamente dolce,
a te che il caffè è un obbligo morale,
a te che chiacchieri e non concludi,
a te che viaggi,
a te che sei così duro,
a te che leghi le persone ad un brano musicale,
a te che mi fai girare la testa,
a te che trascrivi meravigliosamente i miei pensieri,
a te che rock for ever,
a te che il motorino era truccato da far paura,
a te che sai che sono qui per te quando vuoi,
a te che il rustico e la passione ce l’hai nell’anima,
a te che non te lo meriti,
a te che vorrei conoscere quanto prima,
a te che mi manchi,
a te che vorrei fossi felice,
a te che sei così fottutamente sexy,
a te che il dolore va affrontato e sconfitto,
a te che hai perso un’occasione e te ne sei pentita,
a te che stimo,
a te che ti voglio bene…
Ombra marzo 6th, 2013

Così come il fiume non dimentica che la sua meta è il mare, l’amicizia non scorda che la sua unica ragion d’essere è dimostrare amore verso gli altri.
P.COELHO, il manoscritto ritrovato ad Accra
Ombra marzo 2nd, 2013

Finchè sarò sano di mente nulla per me sarà paragonabile ad un dolce amico
QUINTO ORAZIO FLACCO
Ombra febbraio 4th, 2013

Scorro da molto tempo sopra scritture sacre, senza spunto di fede. Nella lettura gusto l’alfabeto antico, la mia conoscenza avviene nella bocca. L’ebraico antico gira come un boccone tra lingua, saliva, denti e sella di palato. Aperto a ogni risveglio, è un avanzo di manna, prende i gusti desiderati sul momento, come succede ai baci.
La prima coppia umana, creata in un giardino il giorno sesto, ebbe sopra di sé la prima notte sconfinata. A loro insaputa spuntò nei corpi l’appetito, la sete, l’entusiasmo e il sonno. La prima notte, sconosciuta, sembrò a loro il resto del giorno uno, sbriciolato in puntini luce. Non sapevano se sarebbe tornato il sole, allora si abbracciarono. Le bocche si trovarono accanto e inventarono il bacio, il primo frutto della conoscenza. Era mercurio quella conoscenza, un liquido sensibile alla temperatura dei corpi. So quella prima volta perché l’ho avuta anch’io quell’ora sulla bocca, nel loro identico istante, su una sabbia di mare, il cielo scoperchiato sulla testa.
ERRI DE LUCA, I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI
davide bianco gennaio 24th, 2013
Ogni giorno conosciamo persone che ci accarezzano l’anima con la loro sensibilità, delicatezza, e non sai se è il tempo di un giorno di un mese o per un lungo periodo della nostra vita.
Arrivano,
per una coincidenza, per quella strada presa piuttosto che un’altra, per il destino che dovevano arrivare, e non sai mai se sono arrivate nel momento giusto oppure non era il momento.
Arrivano,
e come le foglie germogliano dandoti i colori della loro vita,
ti dissetano ogni giorno l’anima,
ci insegniamo a sentire il vento sulla pelle, a riconoscere le stelle, ci regaliamo sorrisi e momenti malinconici,
ci guardiamo il mondo con rimpianto, insieme,
con vele ammainiate pian piano ci doniamo colori sbiaditi dal tempo passato.
Ci insegniamo i passi, uno alla volta,
come due perfetti equilibristi camminiamo ogni giorno quasi mano nella mano, con le suole delle scarpe ormai consumate dai tanti percorsi fatti.
Ma all’amore molte volte bisogna cambiargli il nome, bisogna dargli il nome di non poterlo raccontare insieme,
allora ci insegniamo i silenzi, gli adii, ci insegniamo a riempire gli spazi, anche i più dolorosi, l’amore è anche questo, insegnarci a non poterci amare,
e alla fine il “vuoto” è quello che resta, non quello che hai lasciato e portato via con te…..
davide bianco gennaio 21st, 2013
L’amicizia tra uomo e donna?
Esiste….
Ma ognuno di loro dev’essere innamorato alla follia, deve amare ed essere amato come il primo giorno, deve avere il cuore occupato sempre e costantemente da non poter dedicare nemmeno il pensiero più innocente è malizioso alla amicizia che lo lega,
l’amicizia tra uomo e donna nasce nell’innocenza, continua con il piacere di incontrarsi di condividere gli stessi pensieri, il tempo che passa la fa maturare, ci fa stare bene nella vita sociale di tutti i giorni,
l’amicizia tra uomo e donna non è facile, ma se la condividiamo senza alcun interesse e ci convinciamo che la vita non è solo un orgasmo per alzare un autostima, che non esiste solo lo scopo di uno dei due, che un ti voglio bene ricevuto non significa ( cavoli questa/o ci sta) allora possiamo coltivare un amicizia innocente pura come il giorno che l’abbiamo incontrata, ma la malizia dev’essere assente, sempre.
L’amicizia tra uomo e donna è legata da un filo SOTTILISSIMO, trasparente,
molto delicato e facile da spezzarsi, un filo che solo noi possiamo decidere di non spezzare dichiarando sentimenti opposti che non sai mai quando arrivano o se arrivano.
L’amicizia tra uomo e donna NON esiste quando uno dei due ha il cuore libero, prima o poi se ” l’amicizia” continua uno di essi dichiarerà i propri sentimenti d’amore,
se questi non corrisposti quel sentimento finisce come finisce l’amore che provi nei suoi confronti, tutto crolla come un castello di carte.
L’amicizia tra uomo e donna non esiste quando l’uomo ha un indole da cacciatore o la donna si sente preda in quel rapporto, l’uomo e la donna pur diversi fisiologicamente difficilmente portano avanti un amicizia che li lega senza nesun interesse quando il loro cuore è libero,
in un amicizia c’è simpatia, esperienze condivise, si hanno gli stessi gusti, l’amicizia tra uomo e donna è quel punto di partenza che può sbocciare in un sentimento d’amore quando tutti e due sentono di essere fatti l’uno per l’altro, ma sempre con un cuore libero in entrambi.
L’amicizia è un “patto” tra uomo e donna, ma i sentimenti sono imprevedibili, quindi non pensiamo che l’amicizia tra uomo e donna non esiste,
ma convinciamoci che un amicizia può trasformarsi in un sentimento e che questo anche se non corrisposto è destinato ad arrivare prima o poi,
e se l’amore torna indietro con indifferenza dobbiamo capire che abbiamo preso il treno sbagliato, dobbiamo capire che uno dei due credeva fortemente nell’amicizia E L’ALTRO COLTIVAVA UN SENTIMENTO DIVERSO,
ma non si può condannare chi in un amicizia trasforma il suo sentimento, anche se non corrisposti dobbiamo capire che abbiamo preso il treno sbagliato, capiterà un giorno di prendere quello giusto dove dare amore non sarà mai indifferenza,
solo cosi può “finire” un amicizia e continuare un amore….solo cosi.
Gabry86 gennaio 9th, 2013
Avevo un’amica, con la quale condividevo tutto o quasi. E’ entrata nella mia vita in un periodo un po’ difficile, in quanto stavo uscendo da una “delusione” d’Amicizia. E’ stata come un raggio di sole, dopo un temporale. Nonostante fossi un po’ restia per via delle mie esperienze passate, riuscì, a conquistare la mia fiducia. Eravamo due opposti, lei molto carina, spigliata, ecc… Io, quella un po’ “bruttina”, “impacciata”, ecc.. Era un’amicizia davvero speciale, e mi completava, (almeno per quanto mi riguarda). Scherzavamo, ci confidavamo, c’eravamo nei momenti di “pazzia” di entrambe, ecc.. . Tutto andò bene per almeno un paio d’anni, poi purtroppo, di colpo cambiò. Strani comportamenti misteriosi, bugie, sotterfugi… E poi, arrivò la verità!! Fu un colpo al cuore, non tanto per la “questione” in sé, ma per il fatto che non era stata sincera. Cosa che, dal rapporto che “teo-ricamente” c’era fra noi, sarebbe dovuto avvenire in modo naturale. Forse, non si è resa conto di a-vermi ferito profondamente, e se invece l’ha fatto, è anche peggio. Che dire, lei era la mia “migliore amica”, (anche se purtroppo, essendo un po’ ingenua ho il “brutto” vizio di “classificare” le persone, appena mi fanno delle carinerie). Ora è un anno e più che non ci parliamo. Io ho ancora molta rabbia dentro, non riesco a capacitarmi di come possa essere successo tutto ciò. Come sempre, mi faccio ingannare dalle parole, quelle belle e profonde, che ti penetrano nel cuore e così ti fregano. Questo lungo periodo però, mi ha cambiata, mi sono “inasprita”, anche se non è positivo. Sono state le esperienze a farmi diventare così. Caspita, senza nemmeno rendermi conto ho scritto tanto. E’ stato più forte di me, le mie mani magicamente hanno iniziato a scrivere e non si sono più fermate. In conclusione, mi piacerebbe intitolare questa “narrazione” “ELOGIO ALL’AMICIZIA”. Si, perchè, nonostante tutto è importante, e non bisogna smettere di crederci. Un vita senza Amici, è come un albero senza foglie. Vuoto, freddo e cupo.
Gabry
davide bianco gennaio 4th, 2013
Quando conosci tante persone con molti instauri dei bei rapporti, si crea quella complicità quel feeling , e pensi: (che bello conoscere gente) In ognuno c’è sempre qualcosa da prendere, ma poi ti accorgi che in ognuno c’è sempre quella parte nascosta che non vorresti mai conoscere, quella parte nera senza sfumature, cosi ogni giorno ti fai nuovi amici, si parla, e nelle nostre chiacchierate si finisce a parlare di chi se ne andato, di chi ti ha voltato le spalle, e le risposte arrivano sempre puntuali, (mi dispiace, sai io invece sono cosi, anch’io ho avuto una volta….ecc..) Allora pensi, cavolo ma non è che stiamo parlando delle stesse persone? Le delusioni che ascolti nelle altre persone sono le stesse che sono capitate a te… provi a chiedere i nomi, ma i nomi sono diversi, allora ti fai una riflessione, (che ci sono persone ancora in giro con la capacità di deluderti? Sono solo da incontrare?) Cavoli devo ricordarmi i nomi magari li incontro anch’io cosi sarò pronto. E sempre cosi, quando parliamo degli altri sui comportamenti che ci hanno delusi, noi siamo sempre i migliori, quelli abbandonati, quelli feriti, quelli incompresi. Invece no, noi siamo i migliori dei peggiori, siamo quelli capaci di sputare fango dopo aver parlato con Dio, noi siamo quelli che scrivono il perdono ma quando iniziamo a danzare andiamo in frantumi come bambole di porcellana. L’amicizia deve essere come la prima scatola di colori che ti regalavano da bambino, quando la aprivi e cominciavi il tuo disegno in quel foglio bianco c’è li mettevi tutti i colori, anche il nero. Forse era meglio restare bambini, perchè quando i pennarelli non coloravano più, andavi sempre a riprendere il primo foglio con tutti i colori per vederne la bellezza. Forse era meglio, anzi no, era meglio, perchè ad un bambino quando gli butti il suo disegno piange, e le lacrime sono lacrime non hanno età, invece ai grandi quando gli butti il suo disegno con i suoi colori, ne fanno subito un altro, con colori sempre diversi, e il nero non lo mettono mai….
rapunzel89 dicembre 19th, 2012
Per conquistare la tua identità
puoi rischiare di perderti lungo la via
ma supererai le difficoltà
se un’amica ti fa compagnia
ti accorgi che
è lì, vive in te
Nell’attimo in cui
ti fidi di lei
tutto il cielo lassù
si tinge di blu
non dovrai arrenderti mai
non hai da temere
se scopri di avere
un’amica… accanto a te
accanto a te..
Sa quali sono i timori che hai
conosce i tuoi pregi e i tuoi limiti
riesce a capire quello che fai
ti ama così come sei..
ti accorgi che
è lì, vive in te
Nell’attimo in cui
ti fidi di lei
tutto il cielo lassù
si tinge di blu
non dovrai arrenderti mai
non hai da temere
se scopri di avere
un’amica… accanto a te
accanto a te..
Sa vincere, perdere, vincere
credere in te
e in quello che fai
è un semplice complice
che presto ti dimostrerà
la sua lealtà
Nell’attimo in cui
ti fidi di le
i
tutto il cielo lassù
si tinge di blu
non dovrai arrenderti mai
non hai da temere
se scopri di avere
un’amica, una cara amica, una vera amica
… accanto a te
delfinoazzurro dicembre 18th, 2012
C’è chi dice che quando le donne sono amiche sono insopportabili perchè
sono sempre d’accordo ed insieme sono davvero un’unica cosa.
C’è quell’amica un po’ sboccata che si mette sempre in mostra, ma che ci fa ridere tanto;
Ci sono amiche con cui andiamo ovunque, quella con cui abbiamo discusso del primo ragazzo di cui ci siamo innamorate;
C’è l’amica che ci critica senza cattiveria ogni 5 minuti, quella che sa tutto, quella così dolce che ci abbraccia all’improvviso;
Quella con cui abbiamo condiviso il letto in quel viaggio che fu un po’ l’iniziazione della nostra vita di Donne;
Quella a cui raccontiamo davvero di tutto e dalla quale siamo sempre state capite.
Le amiche sono con noi nei momenti peggiori della vita.
L’amica che abbracciamo in silenzio e la sentiamo piangere e quella che ci offrì
la spalla giusto un secondo prima di scoppiare in lacrime;
Quella che fa tutto ciò che le chiediamo.
L’amica che ci ascolta quando siamo innamorate e stiamo lì ore parlando della stessa persona;
Quella che ci chiama solo il giorno del nostro compleanno, e che alla fine a noi piace così;
Quella che sembra nostra madre e vive dispensando consigli;
E l’amica per cui subito provammo un bene enorme, senza riuscire a spiegarlo;
Quella che facemmo intristire per stare con un’altra che non valeva nulla;
L’amica che ti diede il consiglio più sensato della tua vita, che però non hai mai ascoltato;
L’amica che paga per noi quando siamo senza soldi in tasca;
L’amica che ci era tanto legata, ma che poi si allontanò da noi e ora non sappiamo più nulla di lei;
E l’amica che è come una sorella per noi; E poi c’è la migliore amica, quella che semplicemente è la più grande amica.
Chiaro anche gli uomini sanno essere buoni amici…
anche loro lasciano magnifici ricordi,
ma niente è uguale all’amicizia tra due donne.
(reperita dal blog Leggoerifletto)
anna pianura dicembre 14th, 2012

Appena uscirono dalla caffetteria, Maria do Ceu prese per mano l'amica e staccò una corsa tirandosela dietro. – Ma che sei matta?- le gridò Cidàlia. -Vieni voglio fare una cosa!- rispose Maria do Ceu correndo ancora più veloce. Andarono così fino a che Maria do Ceu non incontrò una di quelle cabine dove si fanno le fotografie formato tessera, allora si fermò e ci entrò dentro trascinandosi Cidália ormai senza fiato e subito si sedette sullo sgabello intanto che Maria do Ceu chiudeva la tendina.
-e adesso?- chiese Cidália.
- adesso ci facciamo le fotografie.
- tu sei proprio tutta matta, disse scoppiando a ridere.
e accaldate com'erano, rosse in volto, senza aspettare nemmeno un istante, cercarono nei loro portafogli le monete. Quattro scatti, uno di seguito all'altro, le immortalarono con i volti incollati, guancia a guancia. E mano a mano che i flash le illuminavano, loro ridevano sempre più istericamente, come travolte, per poi precipitarsi fuori ad aspettare le fotog
rafie.
Allora? – chiese Cidália senza più aria nei polmoni per la corsa e tutto quel ridere sfrenato..
Aspetta – disse Maria do Ceu- aspetta e basta.
Restarono lì, davanti a quella grata ancora vuota , in attesa di veder scendere le quattro foto una attaccata all'altra, che poi, un vento artificiale e caldo avrebbe asciugato in fretta.
Ma intanto che aspettavano il vento s'era alzato veramente, e da sudate che erano stavano diventando fredde e si passavano le mani sulle braccia mentre il corpo, sotto gli abiti, era ancora tutto bagnato. Non dicevano niente, solo si guardavano e ridevano. Poi le fotografie scesero di spalle , spinte contro la grata e restarono in bilico, quasi in piedi.
Maria do Ceu le prese in mano.
- Che faccia ho?- chiese mostrandole all'amica.
- Che faccia vuoi avere? le rispose Cidália. – La tua di sempre.
- Ti sbagli, ho tutta un'altra faccia. E queste fotografie le ho fatte perchè mi voglio ricordare. E' un giorno speciale!
ROMANA PETRI, OVUNQUE IO SIA
Ombra dicembre 12th, 2012

Per me è già un amico.
Definizione d’amico, almeno per me:
persona che vedi con frequenza ricavandone pensieri e gioie, seppur effimeri e fugaci [...] Un amico è amico è anche la persona a cui affideresti i tuoi segreti [...] amico è chi sa nasconderti dal mondo in caso di necessità [...] nesuno saprebbe trovarmi se mi nascondessi da lui.
Per ora è semplicemente [...] il mio amico.
Lui non lo sa, ancora.
► Giuliano Sangiorgi, lo spacciatore di carne
delfinoazzurro novembre 23rd, 2012

La prova dell’amicizia è un aiuto nell’avversità
e in più,un aiuto senza riserve. [MAHATMA GANDHI]
Ombra novembre 2nd, 2012

Non sono poche le persone che, finiti gli argomenti di discussione, non si fanno scrupoli a spendere gli affari segreti dei loro amici per non tradire l’imbarazzo
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
La condivisione di una gioia, non la partecipazione al dolore, fa di un uomo un vero amico.
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
per capire in che misura i nostri amici ci vogliono bene, basta trattarli male una volta.
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
Meglio fare amicizia con chi ha sempre da fare. L’ozioso, infatti, se non ha gran che di cui occuparsi, parla dei suoi amici e s’immischia rendendosi molesto.
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
Quando ci trasformiamo profondamente, gli amici che non sono cambiati diventano fantasmi del nostro passato: la loro voce ci risuona come da ombre e ci fa rabbrividire, come se sentissimo noi stessi, ma più giovani, più duri, più immaturi
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
Non dire al tuo amico ciò che il tuo nemico non deve sapere
ARTHUR SCHOPENHAUER
***
Avere dei buoni amici è per molti un dono molto più grande di quello di essere essi stessi buoni amici
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
Gli amici di casa sono chiamati così per lo più a ragione, perchè sono amicipiù della casa che del padrone, sono cioè più simili ai gatti che non ai cani
ARTHUR SCHOPENHAUER
***
Meglio un’inimicizia di legno massiccio che un’inimicizia di vimini
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
Sebbene amicizia, amore e matrimonio siano legami molto forti per gli uomini, in fondo ciascuno è completamente onesto soltanto con se stesso
ARTHUR SCHOPENHAUER
***
Non siamo legati da niente , ma troviamo piacere l’uno nell’altro, nella misura in cui l’uno giova all’indole dell’altro anche se questa è antitetica alla propria
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
Se non possiamo più esaudire le sue speranze, tanto vale che il nostro amico diventi il nostro peggior nemico.
FRIEDRICH NIETZSCHE
***
Sala d’aspetto: dove ci si incontra, si condivide l’attesa, a volte si fa amicizia.
Sergio Conti
***
Lui, che una dimora non l’aveva, poiché la terra natale l’aveva perduta molto tempo prima e non aveva mai imparato ad appartenere a un altro posto, che cosa avrebbe fatto della sua vita in quella città aperta, brulicante di stranieri come lui? Eppure quegli stranieri gli si rivolgevano nella sua stessa lingua e, forse, avevano in mente i suoi stessi pensieri. Cosa, d’altra parte, avrebbe potuto aspettarsi dalla città in cui si trovava? Vecchia signora imperiale, austera e senza più un trono, gli aveva concesso di varcare i suoi confini senza chiedergli niente in cambio, ma non gli aveva fatto alcun dono particolare, a parte un’inaspettata amicizia. E cosa vedeva in lui la donna che considerava amica e che fino a poco tempo prima era solo un’estranea? Che cosa rappresentava per lei? Forse una curiosità, una fonte inesauribile di storie, un esotico trofeo, o un mezzo per dissipare il suo senso di colpa occidentale? No, diceva a se stesso, era un’amica, una persona che gli aveva teso la mano, estranea in quella città di estranei e – per quanto potesse sembrar strano – sola come lo era lui, mossa non da un sentimento di compassione, o al limite di curiosità, ma in cerca di un compagno con cui parlare, durante le lunghe, umide giornate di primavera.
Aamer Hussein * Un altro albero di gulmohar
vincenzo corsaro ottobre 27th, 2012

Solitario in un mare d’erba
mi offristi riparo in un
meriggio dove le nuvole
avevano inghiottito il cielo
e la luce era fuggita via.
Mi accogliesti sotto la
tua chioma in un abbraccio
protettivo, dandomi asilo
in quel nero turbinio da
tregenda. Il mio nome incisi
sul tuo tronco a ricordarti
un amico trovato che portò via
la solitudine che ti circondava.
delfinoazzurro ottobre 25th, 2012
Amico, tu sei il mio io migliore, quello che vorrei essere, quello a cui desidererei assomigliare.
Per questo vorrei essere il tuo sostegno, vorrei cullarti quando hai paura, …e cantarti prima di dormire quando sei stanco.
Vorrei che fossimo la stessa cosa, che entrambi sapessimo tutto l’uno dell’altro.
La felicità a volte è solo aver provato l’amicizia, anche solo per un attimo. Perchè il segreto più nascosto è nel tuo e nel mio cuore.
Fidati di me amico,io mi fido già di te; quando ti vedo felice è la mia felicità, la tua tristezza è la mia pena.
Amico tu sei il mio sostegno,solido e unico.
vincenzo corsaro ottobre 20th, 2012

Mi ritrovai a percorrere quel sentiero a me ben noto, l’amore e la
vita mi avevano voltato le spalle, per giungere in quel luogo dove
non sarei mai voluto giungere. Guardai il vuoto infinito sotto di me,
chiusi gli occhi e immaginai di volare…disperdendo così amarezza e
sofferenza…un volo di libertà.
Una voce mi fermò. Riconobbi quella voce che mi supplicò di non farlo,
ricordandomi che con quel gesto avrei portato via il suo migliore
amico…io. Lo guardai meravigliato, il suo sorriso mi disarmò, fece
vacillare i miei propositi, nei suoi occhi vidi un accenno di rimprovero
e soprattutto l’amore e la presenza del mio migliore amico.
Difatti lui era lì, nel mio peggiore momento…si, lui c’era, ed io…
non l’avevo cercato. Se l’amore e la vita mi avevano voltato le spalle,
io non non potevo voltarle a lui…il mio migliore amico, che con un
abbraccio liberatorio alleggerì il mio fardello facendosene carico.
L’amicizia è uno dei beni più preziosi che abbiamo e val la pena di
essere preservata, coltivata, alimentata. Essa ci aiuterà a superare i
problemi che di volta in volta si presenteranno perchè la vita ci riserba
sempre delle sorprese quando meno ce l’aspettiamo e la presenza di un amico
sarà la nostra àncora di salvezza.
davide bianco ottobre 3rd, 2012
Lui era sempre lì, a guardarmi e scrutare ogni mia sensazione, mentre gli altri mi riempivano di coraggio, di parole sagge e deliziose, di offese verso chi aveva voluto la mia tristezza,
lui era lì sempre in disparte, come se sapesse già che le parole ad un cuore graffiato servivano a poco, come se sapesse già che un cuore ferito è un anima sorda e cieca.
Lui era lì, ad osservare lo sguardo assente e vuoto, ad osservare sensazioni che solo chi ti conosce nel profondo può sentirle “quasi sue”
Ma quando la notizia non aveva più clamore, quando la mia delusione e rabbia ha lasciato lo spazio alla solitudine, alle lacrime, quando il tempo che passa ti lascia solo senza trovare le spiegazioni,
lui era sempre lì, a darmi un abbraccio nel silenzio di mille parole, senza offendere chi mi aveva amato.
Perche in fondo l’abbraccio di un amico sincero può anche bastare.
Ombra settembre 21st, 2012
Sono una donna realizzata. Tutte le sere, prima di buttarmi sfinita sul letto, mi guardo allo specchio e poiché ho passato i trent’anni mi
sembra sempre di vedere una ruga in più. Molte, come me, hanno tante cose; altre hanno tutto: lavoro, marito, figli piccoli o che già vanno a scuola, la casa e magari la seconda casa al mare.
Lavoro, bado alla casa e alla famiglia, leggo libri e giornali, guardo la Tv, vado in palestra, faccio qualche viaggio.
Ho anche amiche che m’invidiano, ma sono stanca, con le ossa rotte, il sonno sempre arretrato e la sensazione, spesso, di non farcela più.
Eppure non tornerei al destino delle nostre madri
***
Tre mesi estivi, lenti e grevi, durante i quali la vita di Giulia fu un rosario di giorni pazienti che lei sgranava in attesa di qualcosa che forse non sarebbe arrivato ma che aspettava ugualmente: uno sprazzo di luce, di significato.
***
La supplicai di avere pazienza, a volte una coppia non riesce a fare un figlio per anni e poi, d’improvviso, il figlio piove dal cielo quando uno meno se l’aspetta. Lei non sentiva ragioni e obiettava: “Devo aspettare magari fino a quarantanni per avere un bambino?” In breve, mi sono fatto coinvolgere in una serie di visite e di esami, ho subito situazioni mortificanti delle quali non riesco a parlare perché non voglio ricordarle, una ricerca che è andata avanti mesi e mesi con tentativi che riducevano l’atto d’amore a una copula forzata, e io stesso, alla fine, io stesso ero ossessionato dall’idea di diventare padre a ogni costo.» Padre ad ogni costo. E che costo. Ferdinando parlava con una così visibile sofferenza che le parole sembravano scorticargli la pelle a una a una. Doveva, doveva suo malgrado, ricordare l’incubo degli spermigrammi, quelle indagini che servivano a verificare la quantità di spermatozoi nel liquido seminale. Nel suo caso, una presenza scarsissima.
Ma Adele non si scoraggiava, si sottoponeva imperterrita a delle cure che la riempivano di ormoni, ricominciava caparbia dopo ogni scacco, ogni delusione.
«Per lei non esistevo più io; la mia sofferenza, la mia umiliazione erano un prezzo da pagare del quale non teneva conto.» Ferdinando continuò a parlare, ricordare, persino a imprecare come se dentro di lui si stesse rompendo una diga resistente e dolorosa. Giulia ascoltava seduta in disparte, lasciava che le immagini e le emozioni occupassero tutta la scena.
«Tu non hai idea di come un uomo si può sentire: un robot, o un animale da monta. A un certo punto che te ne importa più dell’amore? La sessualità, il desiderio… spariscono, perché sopravviene la rabbia. Una rabbia senza scopo, contro chi? Contro di lei? No. Maledizione, contro me stesso.
Chi era l’uomo, anzi il maschio dimezzato? Ho battuto la testa contro questa realtà, ho dovuto rendermi conto che un uomo sterile non è all’altezza degli altri uomini. Gli altri possono essere stupidi o balordi, ma lui non può procreare.
E allora che ci sta a fare al mondo? Questo mi dicevano gli sguardi frustrati di Adele: “Che marito sei che non mi fai fare un figlio?” A quel punto ho provato l’impulso irresistibile di scappare, di sparire, persino di non esistere più. Ho accettato un ingaggio in Marocco, per salvarmi. Volevo guardare il mio matrimonio, se esisteva ancora, da lontano.» Dopo una pausa Ferdinando scosse la testa con un sorriso beffardo. «Ma la vita è proprio una lotteria, Giulia.
Mentre ero là, tante volte mi sono trovato a pensare, a vagheggiare come sarebbe stato avere un figlio, quali dei miei geni sarebbero stati portati dal mio seme a una nuova vita.
Mi sono concentrato sul misterioso momento in cui un nuovo essere inizia. Pensaci, Giulia: trecento milioni di semi maschili tutti in corsa per fecondare una sola cellula uovo.
La maggior parte è eliminata subito perché non ce la fa, altri cadono durante la corsa, due qualsiasi si contendono il traguardo sul rettilineo. Come in una corsa in bicicletta. E basta un niente perché all’ultimo secondo uno tagli la strada all’altro e arrivi al traguardo. E nasce un bambino diverso da quello che sarebbe nato se l’altro fosse arrivato primo. Ti rendi conto di quanto siamo in balia del caso?» «No, non credo», obiettò lei turbata. «Non credo che Dio giochi a dadi con noi.» «Comunque», concluse Ferdinando, «i portatori dei miei geni erano così pochi che non arrivavano mai.» «Non avete pensato a un’adozione?» domandò Giulia dopo un lungo silenzio.
«Tu non puoi far ragionare una donna che vuole visceralmente diventare madre. E io, io mi sentivo tanto in colpa che non trovavo né forza né argomenti. Non volevo nemmeno più dormire nel suo letto.» «Quanto sei rimasto lontano?» «Un bel po’ di mesi. Forse troppi. E
quando sono tornato lei era incinta. Ovviamente il padre non ero io.» «E cos’è successo?» «Che cosa poteva succedere? Lei voleva andare a vivere col padre del bambino. Ci siamo separati consensualmente.
[...] «L’hai lasciata andare», constatò Giulia.
«Che cosa potevo fare? Il mondo era pieno di maschi pronti ad accontentarla, e non ci ha messo molto a sceglierne uno. Ormai aveva il figlio e giustamente voleva un padre per quel bambino»
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In tutti questi anni non sono stato senza donne. Non c’era bisogno di parlare o di promettere. Te l’ho detto: di solito mi bastava andare in un bar o da qualche parte, e trovavo sempre.
Bevevamo qualche cosa e poi dicevo: “Andiamo?” Senza problemi».
«Lo so», confermò Giulia fissandolo e affrontando con lui il ricordo di quel loro unico incontro, «ma adesso mi stai dicendo qualcosa di diverso.» Ferdinando trovò le parole nel momento in cui il suo viso si distese e il suo corpo, contratto da quando aveva cominciato a parlare, si lasciò andare, stanco, nella poltrona.
«Lo so, Giulia: ti sto dicendo che ti amo. Ma questo cambia tutto e non cambia niente.»
Com’era lucido, e disperato: Cambia tutto e non cambia niente. Giulia si sentì inerme, sopraffatta da una debolezza anch’essa disperata, capace di dire soltanto: «Anch’io mi sono innamorata di te».
«E allora è anche peggio. Mi dispiace.» «Ferdinando…» Gli sorrise timidamente. «Non puoi darmi qualche attimo di tregua?» «Lo vedi? Era meglio che non parlassi.» «Ma tu ne avevi bisogno! Volevi capire come ti avrei guardato… adesso. E io ti dico: come prima. Sei un uomo che mi piace, sei un amico, un amico difficile, ma ho desiderato molto fare l’amore con te. Non vado oltre, Ferdinando.» «Giusto. Non c’è un oltre.» Giulia negò lentamente, col capo: «Chi può dirlo? Il problema non siamo tu e io. Il problema sei tu con te stesso. Te la sei data tu questa condanna senza appello».
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