Alessandro Baricco

Frasi Alessandro Baricco ❤❤❤ Le più Belle Frasi di Alessandro Baricco, Leggi gli Aforismi di Baricco e Scopri un Mondo di Bellissimi Aforismi! ► Alessandro Baricco…

ERA TUTTO DANNATAMENTE BELLO!

Ombra gennaio 10th, 2012

“Una volta ero in una tavola calda, sulla statale 16, appena fuori città, e mi sono fermata in una tavola calda, sono entrata e mi sono messa in coda, alla cassa c’era un vietnamita, non capiva quasi niente, così non si andava avanti, gli dicevano un hamburger e lui diceva Cosa?, forse era il primo giorno di lavoro, non so, cosi mi sono messa a guardare intorno, dentro la tavola calda, c’erano cinque o sei tavoli, e tutta la gente che mangiava, tante facce diverse e ognuno con qualcosa di diverso davanti, la cotoletta, il panino, il chili, mangiavano tutti e ognuno era vestito esattamente come aveva voluto vestirsi, si era alzato al mattino e aveva scelto qualcosa da mettersi, la camicia quella rossa, e il vestito stretto sulle tette, esattamente quel che voleva, e adesso stava li, e ognuno di loro aveva una vita dietro e una vita davanti, stavano giusto transitando li dentro, domani avrebbero rifatto tutto daccapo, la camicia quella blu, il vestito lungo, e sicuramente la bionda con le lentiggini aveva una madre in qualche ospedale, con tutti gli esami del sangue sballati, ma adesso era li che scartava le patatine un pò nere dalle altre [.......] in un angolo due molto eleganti, in grigio, due uomini, e uno dei due si vedeva che piangeva, era assurdo ma piangeva, su una bistecca con patate, piangeva in silenzio e l’altro non faceva una piega, anche lui con una bistecca davanti, mangiava e basta, solo, a un certo punto, si alzò, andò fino al tavolo vicino, prese la bottiglia del ketchup, tornò al suo posto, e stando attento a non macchiarsi il vestito grigio ne svuotò un pò nel piatto dell’altro, quello che piangeva, e gli sussurrò qualcosa, non so cosa, poi chiuse la bottiglia e ricominciò a mangiare, loro nell’angolo e tutto il resto attorno, con un gelato all’amarena pestato per terra e sulla porta del bagno un cartello che diceva fuori servizio, io guardai tutto quello ed è chiaro che c’era solamente da pensare: che vomito, ragazzi, una cosa da vomito tanto era triste, e invece quello che mi successe fu che mentre stavo li in coda e il vietnamita continuava a non capirci un accidente io pensai Dio che bello, con addosso perfino un pò di voglia di ridere, accidenti come è bello tutto questo, proprio tutto, fino all’ultima briciola di roba schiacciata per terra, fino all’ultimo tovagliolino unto, senza sapere perchè, ma sapendo che era vero, era tutto dannatamente bello. Assurdo no?

ALESSANDRO BARICCO, CITY


PENSIERI ALESSANDRO BARICCO

Ombra agosto 27th, 2011

Quel che era per noi, l’abbiamo fatto, e voi lo sapete. Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre. Serbate la vostra vita al riparo da me. E non esitate un attimo, se sarà utile per la vostra felicità, a dimenticare questa donna che ora vi dice, senza rimpianto, addìo.
ALESSANDRO BARICCO * SETA

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in lui pareva loro di vedere un modo esatto di stare al mondo
ALESSANDRO BARICCO * SETA

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Aveva con sé l’inattaccabile quiete degli uomini che si sentono al loro posto. Ogni tanto, nelle giornate di vento, scendeva attraverso il parco fino al lago, e si fermava per ore, sulla riva, a guardare la superficie dell’acqua incresparsi formando figure imprevedibili che luccicavano a caso, in tutte le direzioni. Era uno solo, il vento: ma su quello specchio d’acqua, sembravano mille, a soffiare. Da ogni parte. Uno spettacolo. Lieve e inspiegabile.
ALESSANDRO BARICCO * SETA

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Ogni tanto, nelle giornate di vento, Hervé Joncour scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacché, disegnato sull’acqua, gli pareva di vedere l’inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita.
ALESSANDRO BARICCO * SETA

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Poiché la disperazione era un eccesso che non gli apparteneva, si chinò su quanto era rimasto della sua vita, e riiniziò a prendersene cura, con l’incrollabile tenacia di un giardiniere al lavoro, il mattino dopo il temporale.
ALESSANDRO BARICCO * SETA

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Col tempo iniziò a concedersi un piacere che prima si era sempre negato: a coloro che andavano a trovarlo, raccontava dei suoi viaggi. Ascoltandolo, la gente di Lavilledieu imparava il mondo e i bambini scoprivano cos’era la meraviglia.
Lui raccontava piano, guardando nell’aria cose che gli altri non vedevano.
ALESSANDRO BARICCO * SETA

LA LEGGEREZZA DI UN FILO DI SETA

Ombra agosto 26th, 2011

La sera Hervé Joncour preparò i bagagli. Poi si lasciò portare nella grande stanza lastricata di pietra, per il rito del bagno. Si sdraiò, chiuse gli occhi, e pensò alla grande voliera, folle pegno d’amore. Gli posarono sugli occhi un panno bagnato. Non lo avevano mai fatto prima. Istintivamente fece per toglierselo ma una mano prese la sua e la fermò. Non era la mano vecchia di una vecchia.
Hervé Joncour sentì l’acqua colare sul suo corpo, sulle gambe prima, e poi lungo le braccia, e sul petto.
Acqua come olio. E un silenzio strano, intorno. Sentì la leggerezza di un velo di seta che scendeva su di lui. E le mani di una donna – di una donna – che lo asciugavano accarezzando la sua pelle, ovunque: quelle mani e quel tessuto filato di nulla. Lui non si mosse mai, neppure quando sentì le mani salire dalle spalle al collo e le dita – la seta e le dita – salire fino alle sue labbra, e sfiorarle, una volta, lentamente, e sparire.
Hervé Joncour sentì ancora il velo di seta alzarsi e staccarsi da lui. L’ultima cosa fu una mano che apriva la sua e nel suo palmo posava qualcosa.
Aspettò a lungo, nel silenzio, senza muoversi. Poi lentamente si tolse il panno bagnato dagli occhi. Non c’era quasi più luce, nella stanza. Non c’era nessuno, intorno. Si alzò, prese la tunica che giaceva piegata per terra, se la appoggiò sulle spalle, uscì dalla stanza, attraversò la casa, arrivò davanti alla sua stuoia, e si sdraiò. Si mise a osservare la fiamma che tremava, minuta, nella lanterna. E, con cura, fermò il Tempo, per tutto il tempo che desiderò.
Fu un nulla, poi, aprire la mano, e vedere quel foglio. Piccolo. Pochi ideogrammi disegnati uno sotto l’altro. Inchiostro nero.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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SETA * ALESSANDRO BARICCO

Ombra agosto 25th, 2011

Hara Kei ascoltava, senza che l’ombra di un’espressione scomponesse i tratti del suo volto. Teneva gli occhi fissi sulle labbra di Hervé Joncour, come se fossero le ultime righe di una lettera d’addio. Nella stanza era tutto così silenzioso e immobile che parve un evento immane ciò che accadde all’improvviso, e che pure fu un nulla.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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La sera rimaneva a lungo, sotto il portico della sua casa, seduto accanto alla moglie Hélène. Lei leggeva un libro, ad alta voce, e questo lo rendeva felice perché pensava non ci fosse voce più bella di quella, al mondo.
Compì 33 anni il 4 settembre 1862. Pioveva la sua vita, davanti ai suoi occhi, spettacolo quieto.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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Salirono insieme il fianco della collina, fino ad arrivare in una radura dove il cielo era rigato dal volo di decine di uccelli dalle grandi ali azzurre.
- La gente di qui li guarda volare, e nel loro volo legge il futuro.
Disse Hara Kei.
- Quando ero un ragazzo mio padre mi portò in un posto come questo, mi mise in mano il suo arco e mi ordinò di tirare a uno di loro. Io lo feci, e un grande uccello, dalle ali azzurre, piombò a terra, come una pietra morta. Leggi il volo della tua freccia se vuoi sapere il tuo futuro, mi disse mio padre.
Volavano lenti, salendo e scendendo nel cielo, come se volessero cancellarlo, meticolosamente, con le loro ali.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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Vide sua moglie Hélène corrergli incontro, e sentì il profumo della sua pelle quando la strinse a sé, e il velluto della sua voce quando gli disse
- Sei tornato.
Dolcemente.
- Sei tornato
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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Joncour fece un passo verso di lei, allungò una mano e l’aprì. Sul palmo aveva un piccolo foglio, piegato in quattro. Lei lo vide e ogni angolo del suo volto sorrise
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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Nella stanza senza luci sentì la bellezza del suo corpo, e conobbe le sue mani e la sua bocca. La amò per ore, con gesti che non aveva mai fatto, lasciandosi insegnare una lentezza che non conosceva. Nel buio, era un nulla amarla e non amare lei.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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Una sera Hélène gli chiese
- Cosa sono?
- È una voliera.
- Una voliera?
- Sì.
- E a cosa serve?
Hervé Joncour teneva fissi gli occhi su quei disegni
- Tu la riempi di uccelli, più che puoi, poi un giorno che ti succede qualcosa di felice la spalanchi, e li guardi volar via.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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 si mise a ridere, in un modo bellissimo, e ridendo si piegò leggermente verso il gentiluomo inglese arrivando a sfiorarne, coi suoi capelli, la spalla, in un gesto che non aveva nessun imbarazzo, ma solo una sconcertante esattezza.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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come tutti gli anni, lo aiutò, senza chiedergli niente, e nascondendogli qualsiasi sua inquietudine. Solo l’ultima sera, dopo aver spento la lampada, trovò la forza per dirgli
- Promettimi che tornerai.
Con voce ferma, senza dolcezza.
- Promettimi che tornerai.
Nel buio, [..] rispose
- Te lo prometto.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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Il Giappone è un Paese antico, sapete? La sua legge è antica: dice che ci sono dodici crimini per cui è lecito condannare a morte un uomo. E uno è portare un messaggio d’amore della propria padrona.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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ricevette per posta una busta color senape. Quando la aprì, vi trovò sette fogli di carta, coperti da una fitta e geometrica scrittura: inchiostro nero: ideogrammi giapponesi. A parte il nome e l’indirizzo sulla busta, non c’era una sola parola scritta in caratteri occidentali. [...]Sembrava un catalogo di orme di piccoli uccelli, compilato con meticolosa follìa. Era sorprendente pensare che erano invece segni, e cioè cenere di una voce bruciata.
ALESSANDRO BARICCO * SETA
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DESIDERIO E RIMORSO FUSI IN UN’UNICA EMOZIONE CHE NOI CHIAMIAMO SESSO

Ombra marzo 31st, 2011

Spesso non c’è che una porta semiaperta tra il peccato e il castigo, e questo fa sì che il piacere di toccarsi e la paura di essere scoperti, così come il desiderio e il rimorso, accadano simultaneamente, fusi in un’unica emozione che noi chiamiamo, con splendida precisione, sesso: ne conosciamo ogni sfumatura e ne apprezziamo la splendente derivazione dal complesso di colpa, di cui è una variante tra le altre. Se qualcuno pensa che sia un modo infantile di vedere le cose, non ha capito niente.  Il sesso è peccato: pensarlo innocente è una semplificazione cui solo gli infelici si consegnano.

EMMAUS * ALESSANDRO BARICCO

“Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. É lì che gli venne quell’idea stramba del peccato.”

Ombra marzo 5th, 2011

le labbra di jun rail

Allora, solo allora, Jun Rail sollevò il capo dallo scrittoio e girò lo sguardo verso la porta chiusa. Jun Rail. 

Il volto di Jun Rail. 

Quando le donne di Quinnipak si guardavano allo specchio pensavano al volto di Jun Rail. 

Quando gli uomini di Quinnipak guardavano le loro donne pensavano al volto di Jun Rail. 

I capelli, gli zigomi, la pelle bianchissima, la piega degli occhi di Jun Rail. 

Ma più di ogni altra cosa – sia che ridesse o urlasse o tacesse o semplicemente stesse li, come ad aspettare – la bocca di Jun Rail. 

La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente.

Ti impiastricciava i pensieri.

“Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. É lì che gli venne quell’idea stramba del peccato.” Così la raccontava Ticktel, che sapeva di teologia, perché aveva fatto il cuoco in un seminario, così almeno diceva lui, era una prigione dicevano gli altri, stupidi è la stessa cosa diceva lui. 

Nessuno potrebbe mai riuscire a disegnarlo, dicevano tutti. 

IL volto di Jun Rail, ovviamente. Stava nella fantasia di chiunque. 

Ed ora stava anche li – soprattutto lì – girato verso la porta chiusa, perché da un attimo si era sollevato dallo scrittoio per guardare la porta chiusa e dire – Sono qui.

 Alessandro Baricco * Castelli di Rabbia

La gente vive per anni… Alessandro Baricco

Stefania luglio 12th, 2010

Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesci a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

Alessandro Baricco, da “Questa Storia”

Lasciami andare a vedere il sogno, Alessandro Baricco

Chiara maggio 17th, 2010

Lasciami andare a vedere il sogno, la velocità, il miracolo, non fermarmi con uno sguardo triste. Questa notte lasciami vivere laggiù sull’orlo del mondo, solo questa notte poi tornerò.

Alessandro Baricco, da “Questa storia”

CITY, Alessandro Baricco* Frasi City

Stefania ottobre 12th, 2009

Quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c’è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall’altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai…

Alessandro Baricco, da “City”

Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto. A. Baricco

danilo.annesi settembre 27th, 2009

Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada? Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.

Il Destino fa fuoco con la legna che c’è, A. Baricco

Stefania settembre 19th, 2009

Il destino fa fuoco con la legna che c’è.

Alessandro Baricco, da “Castelli di Rabbia”

Quel che di bello c’è nella vita è sempre un segreto, Baricco

Chiara settembre 16th, 2009

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Quel che di bello c’è nella vita è sempre un segreto… Per me è stato così… Le cose che si sanno sono le cose normali, o le cose brutte, ma poi ci sono i segreti, ed è lì che si va a nascondere la felicità.

Alessandro Baricco, “Castelli di rabbia”

Perché ciò che si salverà, Alessandro Baricco

Stefania settembre 11th, 2009

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Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.

Alessandro Baricco, da “I Barbari”

Non lo spegni, il mare, quando brucia la notte, Alessandro Baricco

Camy giugno 30th, 2009

Si sentiva il mare, come una slavina continua, tuono incessante di un temporale figlio di chissà che cielo. Non smetteva un attimo. Non conosceva stanchezza. Non consceva clemenza. Se tu lo guardi te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio…Tutto quell’infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia la notte.

Oceano mare, Alessandro Baricco

Nel cerchio imperfetto del suo universo ottico, Alessandro Baricco

Stefania giugno 18th, 2009

Nel cerchio imperfetto del suo universo ottico la perfezione di quel moto oscillatorio formulava promesse che l’irripetibile unicità di ogni singola onda condannava a non essere mantenute.  Non c’era verso di fermare quel continuo avvicendarsi di creazione e distruzione. I suoi occhi cercavano la verità descrivibile e regolamentata di un’immagine certa e completa: e finivano, invece, per correre dietro alla mobile indeterminazione di quell’andirivieni che qualsiasi sguardo scientifico cullava e derideva.

Alessandro Baricco, da “Oceano mare”

Il talento vero è, Alessandro Baricco

Stefania giugno 6th, 2009

talento

Il talento vero è possedere le risposte
quando ancora non esistono le domande.

Alessandro Baricco, da “Questa Storia”

Gli erano entrate negli occhi, A. Baricco

Eleonora ottobre 23rd, 2008

Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini,
come l’istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata.
Se le sarebbe portate dietro per sempre.
Perché è così che ti frega, la vita.
Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata
e ti semina dentro un’immagine, o un odore,
o un suono che poi non te lo togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand’è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule:
a migliaia di chilometri da quell’immagine,
da quel suono, da quell’odore. Alla deriva.
Alessandro Baricco

Non per niente, Alessandro Baricco

Eleonora settembre 21st, 2008

Meraviglioso silenzo

Non per altro: ma è sempre un qualche meraviglioso silenzio
che porge alla vita il minuscolo o enorme boato
di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo.
Alessandro Baricco

Rubi minuti alla sera, Alessandro Baricco

Chiara settembre 4th, 2008

Rubi minuti alla sera. Li chiami: “Vita”. Respiri.

Alessandro Baricco, da “City”

Tra nulla e tutto… Alessandro Baricco

Stefania agosto 30th, 2008

“Tutto il resto era ancora nulla.
Inventarlo - questo sarebbe stato meraviglioso.”

Alessandro Baricco, da “Oceano Mare”

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