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Un male chiamato indifferenza

giugno 30th, 2012

L’indifferenza dopo un incomprensione uccide l’anima, non ci sono più ragioni  si riesce  a formulare solo dei se, dei ma,  tanto più  è  ingiusta tanto fa più male.  Ti senti il cuore in mille pezzi e questi si ricompongono  cementando ogni arteria  e  ti senti scaraventata nel vuoto come un sasso che non trova fondo, non ci sono appigli  per te, ma solo una sensazione  d’impotenza.  Le parole non trovano l’uscita,  che pur dette non troveranno  ascolto, non so se  il  tuo  è un male  sottile  o  una  cattiveria elaborata per distruggere quel poco che  è rimasto di  noi.  Ho solo  una gran  pena  per  il tempo sprecato,  che avrebbe  del nostro amore  dovuto farne un ricamo, ancora oggi  d’ammirare  mentre vedo solo  una ragnatela  intrigata, fragile  e sparsi sulla  sua fitta rete cadaveri  innocenti, che hanno perso la loro lotta per la vita.Mi sento catturata, offesa anche se i miei giorni  li ho dispersi farò del tutto per non voltarmi  indietro, si sbaglia come tutti  ma i miei errori  li ho pagati con questo tuo  silenzio che  non  mi dà risposte, perchè  non  ne  ha!!!!

(Mirella Narducci)

Vorrei immergermi ….

giugno 30th, 2012

Opera Ming Myaskovsky

Vorrei immergermi nella tua stessa immagine e accarezzare quelle fragranze che ti contraddistinguono da qualsiasi altro essere vivente. Avvolgermi nel tuo sapore, così da intrappolarmi nel tuo stesso sale. Vorrei afferrarti all’ infinito ed affondare i miei pensieri…mescolandoli anima e corpo, senza pudore alcuno ai tuoi piaceri.

Tanya Bì  ©

 

Barriere invisibili

giugno 30th, 2012

I desideri volano sulle ali dei sogni, ma s’infrangono sulle invisibili barriere della realtà!

 

L’amore rivelatore

giugno 30th, 2012

L’amore rivela le vere amicizie.
Tante persone, che ritenevi amici o amiche, una volta trovata l’amima gemella,
si allontaneranno da te e pian piano scompariranno dalla tua vita,
facendo perdere le loro tracce.
E stai ben certo che saranno poche le occasioni in cui potrai vederle o sentirle.
Svaniranno, impegnate a vivere anima e corpo la loro “intensa” storia d’amore.
Addio belle frasi di affetto e di stima facebookiane: “niente ci separerà”,
“uniti per sempre”, “potrai sempre contare su di me” ed altre cavolate simili.
Tutte chiacchiere.
La tua amicizia, per loro, era una fase transitoria, “un mondo di mezzo”;
una volta raggiunto lo scopo… non gli servi più.
Poi un giorno, come per magia, queste persone riappaiono!
Ti chiamano, ti cercano, vogliono riavvicinarsi; in genere perchè l’amore è svanito,
l’amina gemella non era tanto “gemella”, e ti ritrovi di fronte ad un’ “amicizia di ritorno”.
Che fare?
Io amicizie simili le butto nel water e tiro lo sciacquone. Due volte!
Tuttavia queste sono scelte che ognuno deve fare in base a quello
che gli detta la propria coscienza.
Dico solo che se una persona ci tiene al legame che vi unisce
ti resterà amica sempre, anche quando trova l’amore, si fidanza o si sposa,
perchè i più grandi amori possono finire… ma una grande amicizia,
se è vera, dura tutta la vita.

(by Michele Micky)

FRASI SULLA FOTOGRAFIA DI ANSEL ADAMS

giugno 30th, 2012

L’arte è una visione del mondo che penetra le illusioni della realtà.
La fotografia è una delle forme di questa visione e rivelazione.Una fotografia è grande quando riesce a esprimere pienamente i più profondi sentimenti del suo autore nei confronti di ciò che viene fotografato,divenendo così una genuina manifestazione della sua sensibilità nei confronti della vita considerata nella sua pienezza.Questa espressione visiva del sentimento dovrebbe tradursi in termine di semplice devozione al mezzo; dovrebbe essere un’affermazione della massima chiarezza e perfezione possibili nelle circostanze della sua creazione e produzione.
Il mio rapporto con la fotografia si basa sulla fede nella vitalità e nei valori della natura, nelle manifestazioni di grandiosità e al tempo stesso di semplicità che ci circondano. Io credo nella gente, negli aspetti più semplici della vita, nel rapporto uomo-natura.
Credo che l’uomo debba essere libero, spiritualmente e socialmente, che debba accrescere la propria forza interiore, testimoniando l’enorme bellezza del mondo e acquisendo una sicurezza che gli consenta di vedere ed esprimere la propria visione.
Credo nella fotografia come uno dei mezzi per portare questa testimonianza e per raggiungere infine la felicità e la fiducia.
ANSEL ADAMS

Delle volte arrivo in dei luoghi proprio quando Dio li ha resi pronti affinchè qualcuno scatti una foto
ANSEL ADAMS

“la fortuna aiuta le menti preparate”
ANSEL ADAMS

Molti ritengono che le mie immagini rientrino nella categoria delle “foto realistiche”, mentre di fatto quanto offrono di reale risiede solo nella precisazione dell’immagine ottica; i loro valori sono invece decisamente “distaccati dalla realtà”. L’osservatore può accettarlo come realistico in quanto l’effetto visivo può essere plausibile, ma se fosse possibile metterli direttamente a confronto con i soggetti reali le differenze risulterebbero sorprendenti
ANSEL ADAMS

“… visualizzare un’immagine consiste nell’immaginarla, ancor prima dell’esposizione, come una proiezione continua, dalla composizione dell’immagine fino alla stampa finale. La visualizzazione deve essere considerata più esattamente come un atteggiamento verso la fotografia piuttosto che un dogma. Ciò significa che il fotografo ha la totale libertà di espressione, e non è in nessun modo limitato… [...]
Non si tratta solo di mettersi in relazione con il soggetto, ma anche di prendere coscienza delle potenzialità espressive della sua immagine ” Vedere” in anticipo le soluzioni alternative con cui si può restituire un soggetto lascia ampio spazio all’interpretazione soggettiva, permettendo di utilizzare in ogni fase i mezzi più adeguati necessari alla realizzazione dell’immagine che abbiamo visualizzato”
ANSEL ADAMS

Una fotografia non viene mai realizzata esclusivamente per sè stessi; è, o dovrebbe essere, un mezzo di comunicazione per raggiungere il maggior numero possibile di persone senza diminuzione di qualità o intensità….
Al commento “non ci sono persone in queste fotografie” in genere replico “ci sono sempre due persone:il fotografo e l’osservatre”
ANSEL ADAMS

Mentre per molti l’istantanea è un simbolo di spensieratezza e casualità, essa è in realtà un’intuizione fulminea, qualcosa che per vari motivi desideriamo perpetuare e che può avere un autentico valore umano e storico.
Quanto più guardiamo, tanto più vediamo e quanto più vediamo, tanto più reagiamo.
ANSEL ADAMS

Yosemite Valley, to me, is always a sunrise, a glitter of green and golden wonder in a vast edifice of stone and space. I know of no sculpture, painting or music that exceeds the compelling spiritual command of the soaring shape of granite cliff and dome, of patina of light on rock and forest, and of the thunder and whispering of the falling, flowing waters. At first the colossal aspect may dominate; then we perceive and respond to the delicate and persuasive complex of nature.”
ANSEL ADAMS

Finestra sul passato

giugno 29th, 2012

Lo  so  è  impossibile cambiare  il vento o fermarlo, non riesco a non morire di nostalgia, per qualcosa che non vivrò mai. Questo  sogno  è  un curioso stato di grazia, più lo vivi intensamente  più si  può arrivare all’estasi o alla disperazione. Vorrei non sognare per sentirmi  libera dai desideri, dalle passioni, ma la libertà ha sempre un prezzo, senza le mie fantasie sarebbe inutile la vita  e  chi non sa sognare non vive.  Il sogno è un cocktail di ricordi, magia, sapori, colore, odori, va scecherato  con  maestria  e quando ti  sarà servito  lui  si chiamerà  rimpianto, domani  memoria  e lo  sorseggerai  piano per  non dimenticare…….

(Mirella Narducci)

LA VITA CHE TI DIEDI * LUIGI PIRANDELLO

giugno 29th, 2012

Sempre così è stata! Sembra che stia ad ascoltare ciò che gli altri le dicono; e tutt’a un tratto spunta fuori – come da lontano – con parole che nessuno s’aspetterebbe. Cose che – che sono vere – che quando le dice lei pare si possano toccare – a ripensarle, un momento dopo, stordiscono perché non verrebbero in mente a nessuno; e fanno quasi paura. Io temo proprio, le giuro che temo di sentirla parlare; non so più nemmeno guardarla. – Che occhi! che occhi!
[...] Vedersi sparire il figlio così, in due giorni! [...] Che passione per questa povera madre! Non ritornare, in sette anni, neppure una volta, neppure per pochi giorni a rivederla! E alla fine, ecco: ritornare, per morirle così, in un momento. E non era finita, non era ancora finita la corrispondenza con quella donna.
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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accogliere i pensieri che nascono dalla solitudine, è male, è male: vaporano dentro, nebbie di palude…
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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L’ha ormai dentro di sé la solitudine. Basta guardarle gli occhi per comprendere che non le può più venir da fuori altra vita, una qualsiasi distrazione. S’è chiusa qua in questa villa dove il silenzio, – su, ad attraversare le grandi stanze deserte – fa paura, paura. Pare – non so – che il tempo vi sprofondi. Il rumore delle foglie, quando c’è vento! Ne provo un’angoscia che non le so dire, pensando a lei, qua, sola. Immagino che le debba portar via l’anima, quel vento. Prima però, quando il figlio era lontano, sapevo dove gliela portava; ma ora? ma ora?
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Donn’Anna: Sì, don Giorgio; ma è come una morte per me. Se non ho mai, mai vissuto d’altro? Se non ho altra vita che questa – l’unica che possa toccare: precisa, presente – lei mi dice «ricordo», e subito me l’allontana, me la fa mancare.

Don Giorgio: Come dovrei dire allora?

Donn’Anna: Che Dio vuole che mi viva ancora, mio figlio! – Così. – Non certo più di quella vita che Egli volle dare a lui qua; ma di quella che gli ho data io, sì, sempre! Questa non gli può finire finché la vita duri a me. – O che non è vero che così si può vivere eterni anche qua, quando con le opere ce ne rendiamo degni? – Eterno; mio figlio, no; ma qua con me, di questo giorno che gli è rimasto a mezzo, e di domani, finché vivo io, mio figlio deve vivere, deve vivere, con tutte le cose della vita, qua, con tutta la mia vita, che è sua, e non gliela può levare nessuno![...]E allora basta che sia viva la memoria, io dico, e il sogno è vita, ecco! Mio figlio com’io lo vedo: vivo! vivo! – Non quello che è di là. Cercate d’intendermi![...]Sette anni ci vogliono – lo so – sette anni di stare a pensare al figlio che non ritorna, e aver sofferto quello che ho sofferto io, per intenderla questa verità che oltrepassa ogni dolore e si fa qua, qua come una luce che non si può più spegnere -[...]
- e dà questa terribile fredda febbre che inaridisce gli occhi e anche il suono della voce: chiara e crudele.
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Una madre guarda il figlio e lo sa com’è: Dio mio, l’ha fatto lei! – Ebbene, la vita può agire così crudelmente verso una madre: le strappa il figlio e glielo cambia. -
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Ecco, vede? è così: quello che ci manca, ora, è solo quello che non sappiamo, che non possiamo sapere: la vita com’egli la dava a sé e a noi. Questa sì. Ma allora, Dio mio, si dovrebbe anche intendere che la vera ragione per cui si piange anche davanti alla morte è un’altra da quella che si crede.
- Si piange quello che ci viene a mancare.
-Ecco! La nostra vita in chi muore
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Sì, sì: per noi piangiamo; perché chi muore non può più dare – lui, lui – nessuna vita a noi, con quei suoi occhi spenti che non ci vedono più, con quelle sue mani fredde e dure che non ci possono più toccare. E che vuole ch’io pianga, allora, se è per me! – Quando era lontano, io dicevo: «Se in questo momento mi pensa, io sono viva per lui». – E questo mi sosteneva, mi confortava nella mia solitudine. – Come debbo dire io ora? Debbo dire che io, io, non sono più viva per lui, poiché egli non mi può più pensare!. – E voi invece volete dire che egli non è più vivo per me. Ma sì che egli è vivo per me, vivo di tutta la vita che io gli ho sempre data: la mia, la mia; non la sua che io non so! Se l’era vissuta lui, la sua, lontano da me, senza che io ne sapessi più nulla. E come per sette anni gliel’ho data senza che lui ci fosse più, non posso forse seguitare a dargliela ancora, allo stesso modo? Che è morto di lui, che non fosse già morto per me? Mi sono accorta bene che la vita non dipende da un corpo che ci sia o non ci sia davanti agli occhi. Può esserci un corpo, starci davanti agli occhi, ed esser morto per quella vita che noi gli davamo. – Quei suoi occhi che si dilatavano di tanto in tanto come per un brio di luce improvviso che glieli faceva ridere limpidi e felici, egli li aveva perduti nella sua vita; ma in me, no: li ha sempre, quegli occhi, e gli ridono subito, limpidi e felici, se io lo chiamo e si volta, vivo! – Vuol dire che io ora non debbo più permettere che s’allontani da me, dov’ha la sua vita; e che altra vita si frapponga tra lui e me: questo sì! – Avrà la mia qua, nei miei occhi che lo vedono, sulle mie labbra che gli parlano; e posso anche fargliela vivere là, dove lui la vuole: non m’importa! senza darne più niente, più niente a me, se non me ne vuol dare: tutta, tutta per lui là, la mia vita: se la vivrà lui, e io starò qua ancora ad aspettarne il ritorno, se mai riuscirà a distaccarsi da quella sua disperata passione.
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Io non ho bisogno di credere alle ombre. So che vive per me. Non sono pazza.

[...]Che ne sai tu come faccio? delle ore che passo? Quando, su, abbandono la testa sui guanciali, e lo sento, lo sento anch’io il silenzio e il vuoto di queste stanze, e non mi basta più nessun ricordo per animarlo e riempirlo, perché sono stanca. «So» anch’io, allora! «so» anch’io! e mi invade un raccapriccio spaventoso! L’unico rifugio, l’ultimo conforto allora è in lei, in questa che viene e che ancora non «sa». – Me le rianima e me le riempie lei subito, queste stanze; mi metto tutta negli occhi e nel cuore di lei per vederlo ancora qua, per sentirlo ancora qua, vivo; poiché da me non posso più!
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Ah quello che ho patito, lei non lo sa, non lo potrà mai immaginare! Il letto, Dio mio, dove si riposa, diventato un orrore! – Certi patti con me stessa… – Sa, sa il bruciore di certi tagli? – Così! Là, a tenermi coi denti finché potevo, per impedirmi che il corpo finisse d’appartenermi e cedesse! E ogni qual volta scattavo da quell’orribile incubo dove per un attimo, cieca, era stata costretta a mancarmi – ah – liberata – potevo essere di lui, pura, per il martirio subito – senza rimorsi. – Non dovevamo cedere anche noi! Il patto poteva valere soltanto così. – Perché, anche quegli altri là – che crede? (lei è madre, e con lei posso parlare) -
[...]
Lucia: – quegli altri là (è vero) non erano amore che si fosse fatto carne erano di quello, carne – ma l’amore che ci avevo messo io, l’amore che avevo dato io anche a quegli altri – io, io così col cuore pieno di lui – li aveva fatti, anche quelli, quasi di lui. L’amore è uno! – E ora… ora questo non è più possibile! – Di due io non posso essere. Piuttosto m’uccido.

LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Lucia: Impazzirò stanotte!
Donn’Anna: No – guarda – t’insegnerò io a non impazzire – come si fa quando uno è lontano – come feci io tanto tempo, finché egli fu con te, là: – me lo sentii vicino, perché io col cuore me lo facevo vicino. – Altro che vicino! Lo avevo io nel cuore! – Fai così, e questa notte passerà. – Pensa che queste sono le sue stanze; e che egli è di là -
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

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Figlio mio! – le tue carni! – te ne sei andato così – misero, misero! E io… io t’imbalsamavo – vivo! – vivo t’imbalsamavo – come non eri più, come non potevi più essere – con quei tuoi capelli e quegli occhi che avevi perduti, che non ti potevano più ridere! E perché non ti potevano più ridere, non te li ho riconosciuti! – E come, allora? Fuori della tua vita ti volevo far vivere? fuori della vita che t’aveva consumato – povera, povera carne mia che non ho vista più! che non vedrò più! – Dove sei? [...]tua madre ha ragione, figlia! Ha capito che io lo dico per me – per me – non per quello! – Divento misera, misera anch’io! – Ma è perché muojo anch’io, ora, vedi? – Sì, appena ti nascerà questo che ti porti via lontano; appena gliela darai tu, di nuovo, la vita – là fuori di te! – Vedi? Vedi? Sarai tu la madre allora; non più io! Non tornerà più nessuno a me qua! è finita! Lo riavrai tu, là, mio figlio – piccolo com’era – mio – con quei suoi capelli d’oro e quegli occhi ridenti – com’era – sarà tuo; non più mio! Tu, tu la madre, non più io! E io ora, muojo, muojo veramente qua.
LUIGI PIRANDELLO, la vita che ti diedi

***

PENSO CHE….

giugno 28th, 2012

Penso a quanto gli esseri umani siano piccoli e deboli, penso a quanto siano indifesi, basta poco e possono morire in un attimo, un giorno ci sei, e l’altro no, penso a quanto la vita sia importante per sprecarla in cose stupide, a quanto siamo razzisti, a quanto siamo superficiali, a quanto distruggiamo tutto e pensiamo solo al nostro aspetto, e mai alla nostra anima, pensiamo troppo ad essere uguali agli altri e mai ad essere noi stessi, pensiamo troppo e mai a vivere!

(Ejay Ivan Lac)

UNA PARTE CHE BRUCIA

giugno 28th, 2012

Non pensavo che saresti diventata la mia parte più calda, adesso che sei volata via mi bruci le vene, anche se cerco di essere forte, le mie lacrime scendono se solo penso al tuo viso, non avrei mai pensato di ritornare a soffrire per colpa di una morte improvvisa, adesso che so come ci si sente il mondo è diventato ancora inutile, ma non cadrò a terra con la bocca su l’asfalto, come l’ultima volta, io con te voglio essere più forte, anche se la notte il mio cuore diventa acido e scioglie tutti i miei organi, sento il sangue che grida e sporca il mio letto, grida perchè avrei voluto abbracciarti, stringerti, e dirti che… oltre alla nostra amicizia cominciavi a piacermi, davvero, forse questo destino non ha voluto che continuassi a starti vicino, forse ha voluto infilarmi questa lama nel petto, strappandomi il cuore, non contento lo ha calpestato sotto i piedi, facendomi gridare dal dolore, sporcando il pavimento di tristezza e rabbia, mi sembra di tornare indietro, quando persi un’altra persona, che è rimasta nel mio cuore comunque, mi sembra di rivedere gli stessi demoni che la notte mi fermavano le braccia e le gambe, e con la coda mi bloccavano il respiro, mi sembra di cadere a terra come nullità senza senso, ma lotto per te, lo faccio per te, non mi vedrai mai sconfitto, ti terrò stretta a me, e non ti lascerò mai sola, anche se sei solo uno spirito, io ti farò scorrere nelle mie vene, ancora, ad ogni mio successo, ad ogni mio concerto, ad ogni mio obbiettivo, tu sarai la mia principessa, quella che mi diceva di non mollare mai, e che desiderava diventare famosa insieme a me, non mi vedrai soffrire, ti renderò felice facendoti vedere che io lotterò fino in fondo per creare i miei sogni, e per farti sorridere ancora……

(Ejay Ivan Lac)

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