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FRASI DI PAPA FRANCESCO SULLA SCUOLA

settembre 15th, 2014

FRASIAFORISMI

Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. Questo è bellissimo!
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Se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!
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Gli insegnanti – ha aggiunto – sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà, con la mente sempre aperta a imparare!
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Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno ‘fiuto’, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, ‘incompiuto’, che cercano un ‘di più’, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è il primo motivo per cui amo la scuola
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La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello”, che “non sono mai dimensioni separate ma sempre intrecciate
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La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita!
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Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!
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La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello che dice: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti! Vi piace questo proverbio africano? Vi piace? Diciamolo insieme: per educare un figlio ci vuole un villaggio! Insieme! Per educare un figlio ci vuole un villaggio!
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E poi amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. E nell’educazione è tanto importante quello che abbiamo sentito anche oggi: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! Ricordatevelo! Questo ci farà bene per la vita. Diciamolo insieme: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca. Tutti insieme! E’ sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana. In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, e ci apre alla pienezza della vita!
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Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!

FRASI SU MILANO

settembre 13th, 2014

milano piazza del duomo

Non è vero che sono brutta. Non è vero che sopra di me c’è sempre la nebbia. Non è vero che sono fredda e penso solo ai soldi. [..] Per chi mi avete preso? Io sono Milano. E sono una bella signora.
Un giorno a Milano – Raffaella Rietmann, Michele Tranquillini
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Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche volta c’è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle sue seduzioni, e restare al lavoro. Ma queste seduzioni sono fomite, eccitamento continuo al lavoro, sono l’aria respirabile perché viva la mente; ed il cuore, lungi dal farci torto non serve spesso che a rinvigorirla. Provasi davvero la febbre di fare; in mezzo a cotesta folla briosa, seducente, bella, che ti si aggira attorno, provi il bisogno d’isolarti, assai meglio di come se tu fossi in una solitaria campagna. E la solitudine ti è popolata da tutte le larve affascinanti che ti hanno sorriso per le vie e che son diventate patrimonio della tua mente.
Giovanni Verga
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Vorrei che Milano tornasse la città insorta del 1848, piena di virgulti e voglia di cambiamento, una Milano dove l’interesse privato e particolare venisse messo da parte per fare spazio al bene comune.
Antonio Scurati
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Una volta girovagavo nei desolati quartieri periferici e vagabondavo lungo i terrapieni delle ferrovie, affascinato dal pittoresco romantico di Porta Ticinese, dei canali. Adesso c’è la metropoli dei grattacieli, la city un po’ avveniristica, un po’ provinciale: un misto tra il risotto e l’acciaio, che mi diverte.
Alberto Lattuada
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Se quand’era tempo avessi potuto compiacere ad un mio desiderio, io sarei andato a vivere alcuni anni a Napoli, alcuni a Milano. Queste due città, una per la sua grande popolazione, l’altra per molte particolari condizioni, sono da qualche tempo la stanza del pensare filosofico in Italia. Esse furono abitate da quasi tutti i nostri scrittori che s’innalzarono ad una certa elevatezza d’idee, ed abbracciarono una certa estensione di principii.
Giuseppe Bianchetti
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Milano è una città utilitaria, demolita e rifatta secondo le necessità del momento, non riuscendo perciò mai a diventare antica.
Guido Piovene
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Milano è una città piatta. Le sue uniche colline sono artificiali, come il Monte Stella, la “montagnetta di San Siro” creata con le macerie di guerra, o i terrapieni dei ponti ferroviari. In teoria, lo sguardo dovrebbe riuscire a spingersi fino a molti chilometri di distanza, ma altre caratteristiche di Milano vi si oppongono: la nebbia d’inverno, la foschia e l’afa d’estate. Lo spettacolare arco delle Alpi a nord e a ovest di Milano dovrebbe essere il suo orizzonte abituale, ma in realtà le montagne “appaiono” solo qualche volta all’anno. Milano è intimamente legata, nell’immaginario collettivo, al suo clima: la cappa soffocante nei mesi estivi e la nebbia d’inverno. Si dice che un vero milanese nasca “con la nebbia nei polmoni”. Spesso, Milano è letteralmente invisibile, una città in bianco e nero dove pochi, occasionali colori riescono a farsi notare: le diverse sfumature di rosa del Duomo, gli azzurri brillanti dei cieli primaverili. La si ricorda soprattutto come una città grigia, come le sue periferie. Milano viene universalmente considerata una città brutta: la sua bellezza è nascosta, privata, si cela dietro ai portoni sbarrati, negli interni dei cortili, nelle “poche piazze discrete”.
John Foot; Milano dopo il miracolo
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Milano è ossessionata dal lavoro e dal denaro. Le capacità di integrazione della città, il suo carattere cosmopolita (“la piccola mela”) e le sue qualità “americane” di dinamismo, profitto e fascino derivano da questa sua abilità nel produrre, investire e far circolare il denaro. Il mercato azionario italiano ha sede a Milano, in piazza Affari. Da sempre, è qui che le principali industrie e le banche più importanti hanno i loro uffici direttivi, la maggior parte intorno a piazza Cordusio. Dopo la rivoluzione industriale della prima metà del Novecento e il boom, Milano diventa il cuore della rivoluzione postindustriale, e le nuove industrie della moda, della pubblicità e dell’editoria diventano il traino dell’economia regionale.
John Foot; Milano dopo il miracolo
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Milano è per antonomasia la città italiana in cui i diversi passaggi della civilizzazione capitalistica, dalla prima industrializzazione al fordismo fino all’ipermodernità del postfordismo, si sono presentati nella loro dimensione più pura. Milano ha sempre giocato nell’immaginario nazional-popolare il ruolo di simbolo del movimento, della trasformazione, della modernità.

E tuttavia questa città non ha mai dismesso la sua capacità di memoria, di connessione con la sua storia. Lo testimonia il lavoro di un autore, per molti versi “anomalo”, come Giovanni Testori, il quale descriveva l’Apocalisse culturale prodotta dall’industrializzazione fordista raccontando il “Fabbricone” dalla prospettiva della comunità originaria di Novate Milanese, allora comune ella periferia di Milano oggi pezzo della città infinita. Oppure come negli anni ’30 un altro grande lombardo Carlo Emilio Gadda, osservando l’irrompere del gene egoista dell’impresa nell’antropologia della borghesia, scriveva che «negli illuminati salotti della borghesia pacchianissima, si udivano lodi dell’attività pratica, inni allo scaldabagno, ditirambi verso le maniglie di ottone stampato».
Aldo Bonomi , Milano ai tempi delle moltitudini
***

Uno spaccato della storia milanese è corso Buenos Aires, uno dei posti più milanesi di Milano.

Corso Buenos Aires è chiamato anche “la galleria dei poveri”.

È la seconda “vasca” di Milano, intendendo per vasca il contenitore all’interno del quale fanno avanti e indietro gli avventori, quando non si ha nulla da fare e per fortuna, allora, si guarda Milano (le sue vetrine).

A piedi, si arriva a corso Buenos Aires dal Duomo, attraversando il “Corso” (Vittorio Emanuele, “la galleria dei ricchi”) fino a piazza San Babila e da lì verso corso Venezia (un tempo corso di Porta Orientale, fuga dal centro alla campagna), a fianco dei giardini pubblici, fino a piazza Oberdan dove, ramificato da un susseguirsi di stradine che lo collegano alla stazione Centrale, inizia corso Buenos Aires, che si estende fino a piazzale Loreto, uno dei luoghi più incomprensibili del mondo.

Il sabato e la domenica è difficile camminare per corso Buenos Aires. Arriva gente da tutta la provincia di Milano, e camminano avanti e indietro. Arrivano anche, in buona parte, dal Giappone.
A Milano ci sono i giapponesi e i piccioni, tanti.
Non solo loro, ovviamente.
Però ci sono tanti giapponesi e tanti piccioni che fanno avanti e indietro.
I piccioni volano, i giapponesi corrono.
Le due cose si fondono armonicamente, o provano a farlo, in piazza Duomo. Come in una parodia di piazza San Marco a Venezia, ci sono i venditori di mais che fanno le foto ai turisti che danno da mangiare ai piccioni; nelle foto, generalmente, si vedono corpi abbozzati sotto una quantità incongrua di piccioni svolazzanti. Solo i giapponesi si fanno ritrarre mentre nutrono i piccioni.
È una cultura turistica massimalista.
Quella delle magliette “Sono stato in Italia”.
E quindi piazza San Marco a Venezia, il Duomo di Milano la mole Antonelliana piazza del Campo il Colosseo il Vesuvio.
La foto con i piccioni in piazza Duomo.
Sono opere espressionistiche spicciole, inconsapevoli, con la funzione di souvenir massimalisti.
I giapponesi li noti perché sono in gruppi, quasi sempre, e si muovono compatti. Fotografano tutto.
È stato calcolato che chiunque ha un suo ritratto, involontario, in un album di fotografie giapponese.
Un turista giapponese, fotografando tutto, ha fotografato anche te, che del tutto sei parte e sai che di te rimane testimonianza, in un appartamento di Shibuya, ad esempio.
*

Roma è un grande pianeta.

Milano è una stella.

La più grande.

***

Bonvesin de la Riva era un maestro di grammatica nato verso la metà del Duecento e morto nel 1313. Si chiamava così perché “la riva” era la ripa di Porta Ticinese, il quartiere di Milano dove abitava e insegnava.

Bonvesin lo si studia, a volte, nelle scuole superiori e se ne cita la sua vividissima descrizione dell’inferno, un luogo puzzolentissimo dove i diavoli mestolano nei pentoloni i peccatori e se li mangiano.

Ma oltre a questa visionaria descrizione pulp del tenebroso aldilà, Bonvesin de la Riva ci ha consegnato un’opera fondamentale per farci un’idea di come vedesse Milano un erudito di ottocento anni fa: il De magnalibus Mediolani (Le meraviglie di Milano), che riassumeremo qui in parte.

Milano, ci racconta Bonvesin, è una città meravigliosa, ma i milanesi (già allora) hanno troppa fretta e non se ne accorgono. Milano è la città più bella d’Italia. È come il Sole tra i corpi celesti. Secondo Bonvesin, questo dimostra che il papa dovrebbe stare a Milano, e non a Roma, perché Milano è più importante di Roma.

Roma è un grande pianeta.

Milano è una stella.

La più grande.

Così diceva Bonvesin.

Perché?

Perché non ha paludi fetide e schifose, ma limpidi fiumi, e acque molto buone da bere, saporite e leggere.

Le acque di Milano sono meglio del vino.

Bonvesin era fissato, con l’acqua. Ma a quei tempi era normale, perché le reti idriche erano messe malissimo.

Il clima, dice poi Bonvesin, a Milano, è temperato tutto l’anno, e fino a mezzanotte non fa mai freddo.

A Milano, le persone muoiono molto vecchie.

Le strade sono larghe.

I palazzi sono belli.

Le case sono numerose e tutte attaccate.

Le case sono circa dodicimilacinquecento.

La città è rotonda, e al centro c’è una corte con un bellissimo palazzo.

La città è cinta di mura e ha sei porte. Ogni porta ha due torri. Ci sono duecento chiese e quattrocentottanta altari. Ci sono centoventi campanili e duecento campane. Chi sale sulla torre del palazzo al centro della città vede dei bellissimi paesi, tra i quali Monza. Oltre a Monza ci sono altri centocinquanta paesi che circondano Milano, e sono tutti belli.

Ci sono tante cascine, fiumi, eremi, frutteti.

Chi visita Milano e i suoi dintorni, dice Bonvesin, “anche girando il mondo intero non troverà mai un simile paradiso di delizie”.

I milanesi maschi e femmine sorridono sempre e non ingannano.

Vivono con decoro e si vestono bene.

Sono molto religiosi.

La popolazione si espande in continuazione, perché l’acqua è buona.

I malati possono andare negli ospedali, che in città sono dieci e in periferia quindici. Tutti i malati poveri vengono curati gratis.

Ci sono quattrocento frati che vivono di elemosina.

Diecimila preti.

Centoventi giudici.

Millecinquecento notai.

Sei trombettieri.

Ventotto medici.

Cento cinquanta chirurghi.

Otto professori di grammatica.

Centocinquanta cantanti.

Settanta maestri.

Seicento fornai.

Mille mercanti.

Quattrocentocinquanta macellai.

Quattrocento pescatori.

Trenta fabbricanti di campanelle per cavallo.

Cento nobili che vanno a caccia di falconi.

Più di cento fabbricanti di corazze per soldati.

Duemila morti sepolti in tombe di marmo o di selce.

Milano, continua Bonvesin, produce ceci, fagioli, grano, segale, miglio, lenticchie, rape, ciliegie aspre, ciliegie dolci, prugne bianche, prugne rossicce, fichi grossi e nocciole piccole adatte alle donne, pesche, pere, pomodori, castagne, bietole, lattuga, sedano, prezzemolo, finocchio, zucche, trifogli, viole, rose.

Ci sono buoi, pecore, capre, cavalli, muli, asini.

Alberi, fave, olio, pane, vino, carne, galline, pavoni, fagiani, cani, allodole, merli, arieti, anatre, miele, ricotte, latte, gamberi, pesci grossi appetitosi, lino, seta, pepe, sale.

Quattro volte all’anno ci sono i mercati generali.

Due volte alla settimana i mercati di rione.

Nessuno sta mai fermo.

C’è tanto da fare.

Gli uomini corrono di qua e di là.

Le donne sposate corrono di qua e di là.

Le donne vergini corrono di qua e di là.

I fanciulli corrono di qua e di là.

Aldo Nove, Milano non è Milano
***

Milano è come la punta di un iceberg.
Sotto, immensa, c’è la sua storia. Ogni tanto un’onda ne scopre un frammento, prima che le acque, nell’opera di corrosione inarrestabile che questa città si è proposta per esistere sempre presente a se stessa, nel presente, lo riportino sotto.
Millenni underground.
Per conoscerla, bisogna avere la pazienza di ascoltarla.
Con lo stetoscopio.
Come pulsa dentro.
Bisogna saperla sentire.
Suo malgrado.
Dove rivela la sua memoria. Diceva Nietzsche che la vitalità non trae giovamento dalla storia. Chi vive, se vuole andare avanti, deve dimenticare.
Il suo passato.
E Milano si dimentica, si trasforma come la divinità azteca con cui abbiamo iniziato questo libro.
Per sopravvivere a se stessa.
Aldo Nove, Milano non è Milano
***

E mentre ti vedo andar via…..

settembre 12th, 2014

E mentre ti vedo andar via rivivo la nostra storia

un tuffo al cuore ed è già amore

un amore impossibile di chi sa che

non rivedrà il tuo sorriso i tuoi occhi

poi l’impossibile diventa realtà

noi la nostra storia d’amore:

abbracciati stretti stretti da sembrare un corpo solo

baciarsi ad occhi chiusi per escludere il mondo

cercarsi negli occhi per essere sicuri di essere noi

sussurrarsi parole con un fil di voce ti amo

ti amo ti amoooooooooooooooooooo

sempre le stesse e non stancarsi mai di ripeterle

il tuo noi per sempre i miei tentennamenti

poi all’improvviso le tue assenze i tuoi silenzi

i tuoi tradimenti….. la mia disperazione

perderti…. ritrovarti…..

miei errori   segnano la fine del nostro grande amore

non hai saputo perdonare non amavi abbastanza

e mentre ti vedo andar via rivivo la nostra storia…….

 

lasciare-andare

 

 

FRASI SULLA SIMPATIA

settembre 12th, 2014

simpatia

Incontro’ uno sguardo simpatico, e si accese di colori la giornata.
Stephen Littleword ,  L’angelo e Aurora
***

La simpatia… un sentimento da presidente del consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.
Albert Camus, La caduta
***

L’arte di riuscire simpatico consiste nel trovare simpatici gli altri.
William Hazlitt, Dei bei modi
***

È assurdo dividere le persone in buone e cattive. Le persone si dividono in simpatiche e noiose.
Oscar Wilde, Il ventaglio di lady Windermere
***

La simpatia o l’odio cambiano volto alla giustizia, e un avvocato ben pagato in anticipo trova certo più giusta la causa che difende.

Blaise Pascal, Pensieri
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Se ci fosse meno simpatia al mondo ci sarebbero anche meno guai
Oscar Wilde
***

Non credo che gli stranieri… debbano nutrire simpatia o antipatia per le persone che sono invitati a conoscere.
Oscar Wilde
***

Credo di sembrare un tipo normale, forse perfino simpatico, anche se mi hanno consigliato di apparire il più normale possibile, e di non provare nemmeno a fare quella che a me parrebbe un’espressione simpatica o un sorriso.
David Foster Wallace , Infinite Jest
***

SIMPATICO – Riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana. Vorrebbe esprimere famigliarità con la cultura e il denaro, ma non ci riesce.
Giuseppe Pontiggia, LE SABBIE IMMOBILI
***

- Ci siete mai stato, voi, al Circo Bosendorf?

- Prego?

- Vi ho chiesto se ci siete mai stato, al Circo Bosendorf.

Bartleboom si drizzò seduto sul letto.

- Che ne sai tu del Circo Bosendorf?

- Niente. Solo che l’ho visto, è passato da qui l’anno scorso. C’erano gli animali e tutto. C’era anche la donna cannone.

Bartleboom si domandò se non fosse il caso di chiedergli notizie della zia Adelaide. È vero che era morta da anni, ma quel bambino sembrava saperla lunga. Alla fine preferì limitarsi a scendere dal letto e avvicinarsi alla finestra.

- Ti spiace? Avrei bisogno di un po’ d’aria.

Il bambino si spostò un po’ più in là sul davanzale. Aria fredda e vento da nord. Davanti, fino all’infinito, il mare.

- Cosa ci fai tutto il tempo seduto qua sopra?

- Guardo.

- Non c’è molto da guardare…

- Scherzate?

- Be’, c’è il mare, d’accordo, ma il mare è poi sempre quello, sempre uguale, mare fino all’orizzonte, se va bene ci passa una nave, non è che sia poi la fine del mondo.

Il bambino si girò verso il mare, si rigirò verso Bartleboom, si girò ancora verso il mare, si rigirò ancora verso Bartleboom.

- Quanto vi fermerete qui? -, gli chiese.

- Non so. Qualche giorno.

Il bambino scese dal davanzale, andò verso la porta, si fermò sulla soglia, rimase per un po’ a studiare Bartleboom.

- Voi siete simpatico. Magari quando ve ne andrete sarete un po’ meno imbecille.

Cresceva, in Bartleboom, la curiosità di sapere chi li aveva educati, quei bambini. Un fenomeno, evidentemente.
Alessandro Baricco, Oceanomare
***

I simpatici invecchiano. Gli antipatici non muoiono mai.
Marcello Marchesi, Il malloppo
***

Le stranezze delle persone simpatiche riescono esasperanti, ma non c’è persona simpatica che non sia per qualche verso strana.
Marcel Proust
***

Non voglio che la gente sia troppo simpatica: questo mi risparmia il disturbo di volerle molto bene.
Jane Austen, Lettere
***

Se non hai simpatia per te stesso, non puoi avere simpatia per gli altri.
Robert Ason Heinlein, Lazarus Long l’Immortale
***

Ecco cos’hanno di simpatico le parole semplici, non sanno ingannare.
José Saramago, Saggio sulla lucidità
***

FRASI SULL’IRA

settembre 11th, 2014

ira

L’ira è un’erbaccia, l’odio è l’albero.
Sant’Agostino
***

L’ira: un acido che può provocare più danni al recipiente che lo contiene che a qualsiasi cosa su cui venga versato
Lucio Anneo Seneca
***

Le tigri dell’ira sono son più sagge dei cavalli della sapienza.
S.BELLOW

***
Ciò che seminai nell’ira

crebbe in una notte

rigogliosamente

ma la pioggia lo distrusse.

Ciò che seminai con amore

germinò lentamente

maturò tardi

ma in benedetta abbondanza.
Peter Rosegger
***

È da tutti ed è facile adirarsi, e donare denaro e far spese: ma farlo con chi si deve, nella misura giusta, al momento opportuno, con lo scopo e nel modo convenienti, non è più da tutti né facile. Ed è per questo che il farlo bene è cosa rara, degna di lode e bella.
Aristotele, Etica Nicomachea
***

L’ira non è l’aggressività, che al pari della sessualità è una pulsione assolutamente fondamentale per la conservazione dell’individuo e della specie. L’ira è un sentimento mentale ed emotivo di conflitto con il mondo esterno o con se stessi che controlliamo poco e maneggiamo peggio perché, in preda all’ira, non siamo più padroni delle nostre azioni.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi
***

L’ira è irragionevole nelle sue cause e dannosissima ne’ suoi effetti, pel furore a cui si abbandona, per gli eccessi a’ quali trascorre, per l’avversione altrui, pel rimorso, pel pentimento. Essa non può esser temperata che dalla pazienza o tolleranza, dal freno dell’orgoglio e del proprio temperamento.
Baldassarre Poli, Saggio d’un corso di filosofia
***

L’ira infosca la mente, ma fa trasparente il cuore.
Niccolò Tommaseo, Pensieri morali
***

Colui che ha l’amore rende a sé estranea l’ira, ma chi coltiva l’odio raccoglie per sé fatiche inopportune.
Giovanni Climaco
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Non ho mai conosciuto uno che non valesse un fico secco e che non fosse irascibile.
Ezra Pound
***

Una risposta gentile calma la collera, una parola pungente eccita l’ira.
Salomone
***

Terribile è l’ira e difficile a calmarsi, quando i congiunti muovono guerra ai congiunti.
Euripide
***

Figliuol mio,» disse ‘l maestro cortese,

«quelli che muoion nell’ira di Dio

tutti convegno qui d’ogni paese; e pronti sono a trapassar lo rio

chè la divina giustizia li sprona, sì che la tema si volve in disìo.
Dante Alighieri
***

Temi i giusti e i mansueti, la loro ira sarà terribile
***
La fine dell’ira è il principio del pentimento
***

Chi vive guidato dalla ragione si sforza, per quanto può, di ricambiare l’odio, l’ira, il dispregio, eccetera, di altri contro di lui, con l’amore, ossia con la generosità.
Spinoza
***

L’essere beato e immortale non ha affanni, ne ad altri ne arreca; è quindi immune da ira e da benevolenza, perché simili cose sono proprie di un essere debole.
Epicuro

OGGI LA LUNA…

settembre 11th, 2014

Oggi la luna è affollata…

E’ piena!

(Ejay Ivan Lac)

OGGI

 

TI DIRANNO TI AMO E TI VOGLIO BENE

settembre 11th, 2014

Ti diranno ti amo e ti voglio bene, ma non conservare queste parole nell’anima se non vedi i loro occhi che brillano, quando le pronunciano, o se lacrimano quando te ne vai!

(Ejay Ivan Lac)

TI

LA PAURA DI DISTURBARE

settembre 11th, 2014

La paura di disturbare, la paura di dire quelle cose che rimangono in gola, la paura, che ti assale, quando vuoi chiedergli quanta voglia hai di guardare i suoi occhi, la paura di raccontagli quanto è invadente nei tuoi sogni, quanto è importante per te…

Quella paura, che senti quando farai tutto questo, il carburante giusto per non pentirsi mai di non averlo mai fatto!

(Ejay Ivan Lac)

paura

 

PERDONARE CHI TRADISCE

settembre 11th, 2014

Se perdoni chi ti ha tradito, non hai rispetto per te stesso!

(Ejay Ivan Lac)

TRADI

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