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FRASI SUL TAI CHI

agosto 27th, 2014

Tai_Chi2

Per sprigionare la forza è necessario restare calmi e rilassati, permettendo al centro di gravità di affondare verso il basso …”
T. Horvitz, S. Kimmelman, H.H. Lui, “Tai Chi Chuan”
***

Il Tai Chi è un ritorno, un ritorno a casa, un ritorno alla casa che ognuno ha sempre abitato, ma che forse non ha mai conosciuto a fondo: il proprio essere.
Il Tai Chi è un ritorno al proprio centro, un ritorno all’equilibrio originario, alla perfezione e alla semplicità originarie.
Xavier: “Dunque, è questa la meta? E quando vi si arriva, cosa succede?”
Quando vi si arriva, ci si accorge che la meta non è più tale. La meta si è trasformata in un punto di partenza
G. Urselli, “Tai Ji, Danzare La Vita”, Infinito Editori, Torino.
***

太极拳术十要 (tàijíquán shù shí yào)
I 10 principi essenziali del taijiquan
杨澄甫口授 (Yáng Chéngfǔ kǒushòu) trasmessi oralmente da Yang Chengfu
陈微明笔录 (Chén Wēimíng bǐlù) trascritti da Chen Weiming
traduzione italiana di Roberta Lazzeri dalla traduzione inglese di Jerry Karin

1. 虚灵顶劲 (xū líng dǐng jìn) Vuoto, vivo, spingente verso l’alto ed energetico1

“Spingere verso l’alto ed energetico” significa che la posizione della testa è eretta ed allineata e lo spirito (神 shén) affluisce fino alla sommità. Evitate l’uso della forza, altrimenti la nuca si irrigidisce e il qi e il sangue non possono circolare liberamente. Dovete avere un’intenzione vuota, viva (o libera) e naturale. Senza un’intenzione vuota, viva, spingente verso l’alto ed energetica, non sarete in grado di innalzare il vostro spirito.
2. 含胸拔背 (hán xiōng bá bèi) Incassare il torace e estendere la schiena

La frase “incassare il torace” significa che il torace è leggermente spinto verso l’interno, cosa che favorisce la discesa del qi nel campo del cinabro (丹田, dāntián). Il torace non deve essere gonfio. Così facendo il qi si blocca nella regione toracica, la parte superiore del corpo diventa pesante e la parte inferiore leggera, e i talloni perdono facilmente l’aderenza al terreno. “Arrotondare la schiena” fa sì che il qi aderisca ad essa. Se sarete capaci di incassare il torace, allora vi sarà naturale arrotondare la schiena. Se siete in grado di arrotondare la schiena, allora potrete emettere una forza dalla spina dorsale alla quale nessuno potrà opporsi.
3. 松腰 (sōng yāo) Rilassare la vita

La vita è il comandante di tutto il corpo. Solo quando sarete capaci di rilassare la vita, allora le gambe acquisteranno forza e la parte inferiore del corpo sarà stabile. L’alternanza di vuoto e pieno deriva dalla rotazione della vita. Da qui il detto: “La sorgente del destino dipende dal sottile interstizio della vita”2. Ogni volta che c’è una mancanza di forza nella vostra forma, cercatela nella vita e nelle gambe.
4. 分虚实 (fēn xū shí) Distinguere il vuoto dal pieno

La prima regola nell’arte del taijiquan è distinguere il pieno e il vuoto. Se tutto il peso del corpo è sulla gamba desta, allora si dice “piena” e la sinistra “vuota”. Se l’intero peso del corpo è sulla gamba sinistra, allora si dice che la sinistra è “piena” e la destra è “vuota”. Solo dopo che sarete capaci di distinguere il pieno e il vuoto i vostri movimenti di rotazione saranno leggeri, agili e quasi senza sforzo; se non sarete in grado di fare questa distinzione, allora i vostri passi saranno pesanti e lenti, non sarete capaci di mantenere l’equilibrio e sarà facile per un avversario controllarvi.
5. 沉肩坠肘 (chén jiān zhuì zhǒu) Abbassare le spalle e lasciar cadere i gomiti

Abbassare le spalle significa che le spalle sono rilassate, aperte e lasciate scendere verso il basso. Se non riuscite a rilassarle verso il basso, le spalle si alzeranno e allora il qi le seguirà e andrà in alto, provocando una mancanza di forza in tutto il corpo. Far cadere i gomiti significa che i gomiti sono rilassati verso il basso. Se alzate i gomiti, allora non potrete abbassare le spalle. In tal modo non potrete spingere nessuno molto lontano. È come l’energia “sezionata” delle arti marziali esterne3.
6. 用意不用力 (yòng yì bù yòng lì) Usare l’intenzione e non la forza

I classici del taiji dicono: “Questa è assolutamente una questione di intenzione piuttosto che di forza”. Quando praticate taijiquan lasciate l’intero corpo rilassato ed esteso. Non impiegate neppure una minima parte di forza bruta, che causerebbe blocchi muscoloscheletrici o circolatori, con il risultato di trattenervi ed inibirvi. Soltanto allora sarete capaci di cambiare, trasformare e ruotare con leggerezza e agilità. Qualcuno potrebbe chiedersi: se non uso la forza, come posso produrre forza? La rete dei meridiani dell’agopuntura e i canali che percorrono il corpo sono come i corsi d’acqua sulla superficie della terra. Se i corsi d’acqua non sono bloccati, l’acqua circola; se i meridiani non sono ostruiti, il qi circola. Se muovete il corpo con forza e rigidità, l’energia nei meridiani ristagna, qi e sangue sono ostruiti, i movimenti non sono agili; basta che qualcuno vi tocchi che tutto il vostro intero corpo sarà mosso. Se usate l’intento, piuttosto che la forza, dovunque l’intenzione va, là va il qi. In questo modo – perché il qi e il sangue scorrono, circolano ogni giorno nell’intero corpo, mai ristagnando – dopo molta pratica, otterrete una reale forza interna. Questo è quello che vogliono dire i classici del taiji con “Solo essendo estremamente morbidi, sarete capaci di raggiungere una estrema durezza”. Chi è veramente esperto nel taiji ha braccia che sembrano seta avvolta attorno al ferro, immensamente pesanti. Chi pratica le arti marziali esterne, quando usa la sua forza, sembra molto potente. Ma quando non usa la forza, è molto leggero e instabile. In questo modo possiamo vedere che la sua forza è veramente esterna, o forza superficiale. La forza usata dai praticanti di arti marziali esterne è particolarmente facile da guidare o deviare, quindi non è di molto valore.
7. 上下相随 (shàng xià xiāng suí) Coordinare la parte superiore e inferiore del corpo

Nei classici del taiji “Sincronizzare le parti superiore e inferiore del corpo” si esprime come: “Con le radici nei piedi, lanciata dalle gambe, governata dalla vita, si manifesta nelle mani e nelle dita – dai piedi alle gambe alla vita – tutto unito in un solo impulso”4. Quando le mani si muovono, la vita si muove e le gambe si muovono, lo sguardo si muove con loro. Soltanto allora possiamo dire che le parti superiore ed inferiore del corpo sono sincronizzate. Se una parte non si muove, allora non è coordinata col resto.
8. 内外相合 (nèi wài xiāng hé) Armonizzare interno ed esterno

Quello che pratichiamo nel taiji dipende dallo spirito, da qui il detto: “Lo spirito è il generale, il corpo le sue truppe”. Se potete elevare il vostro spirito, i vostri movimenti saranno naturalmente leggeri ed agili, la forma niente più che vuoto e pieno, aperto e chiuso. Quando diciamo “aprire”, non significa semplicemente aprire le braccia o le gambe; l’intento mentale deve aprirsi insieme alle membra. Quando diciamo “chiudere”, non significa semplicemente chiudere le braccia o le gambe; l’intento mentale deve chiudersi insieme alle membra. Se l’interno e l’esterno saranno uniti in un unico impulso4, allora diventeranno un tutto indissociabile.
9. 相连不断 (xiāng lián bù duàn) (Praticare) con continuità e senza interruzione

La forza nelle arti marziali esterne è una specie di forza bruta acquisita, cosicché ha un inizio e una fine, momenti in cui è continua e momenti in cui è interrotta, cioè quando la vecchia forza è completamente consumata e la nuova non è ancora sorta c’è un momento in cui è estremamente facile essere soggiogati da un avversario. Nel taiji si usa l’intenzione piuttosto che la forza, e dall’inizio alla fine, in modo scorrevole e continuo, si completa un ciclo e si ricomincia dall’inizio, in modo circolare senza fine. Questo è quello che i classici del taiji esprimono con “Come lo Yangtse o Fiume Giallo, fluisce senza fine”. E ancora: “Muovere la forza è come srotolare fili di seta dal bozzolo”. Ambedue queste citazioni si riferiscono all’unificare in un unico impulso4.
10. 动中求静 (dòng zhōng qiú jìng) Cercare la quiete nel movimento

I praticanti di arti marziali esterne valorizzano il saltare e il bloccarsi come abilità, e fanno questo fino a che il respiro (qi) e la forza non si esauriscono, cosicché dopo aver praticato restano senza fiato. Nel taiji si usa la quiete per vincere il movimento, e anche nel movimento c’è quiete. Così quando eseguite la forma, più lentamente è, meglio è! Quando praticate lentamente il vostro respiro diventa profondo e lungo, il qi affonda nel campo del cinabro (丹田, dāntián) e naturalmente non ci sono nocive costrizioni e dilatazioni dei vasi sanguigni. Se lo studente si applica con attenzione, sarà in grado di comprendere il significato che sta dietro a queste parole.

International Yang Style Tai Chi Chuan Association da taichi.firenze.it
***

Nel suo alternarsi di yin e di yang, il Tai Chi rappresenta l’alternarsi degli eventi della vita.
Il Tai Chi è fatto di figure e di passaggi fluidi da figura a figura.
Spesso l’allievo preso dall’esecuzione delle varie figure, trascura i passaggi dalle une alle altre.
Quand’è così, al suo Tai Chi manca qualcosa.
Passare da una figura all’altra nel Tai Chi, passare da una situazione all’altra nella vita, esige la massima attenzione, la massima cautela.
Facciamo un’osservazione.
Il famoso “colpo della strega” provoca quel tremendo mal di schiena che molti hanno provato una mattina alzandosi dal letto: non quand’erano a letto, non quand’erano in piedi fuori dal letto, ma proprio nella fase di passaggio da una situazione all’altra.
Proviamo a rivedere il nostro Tai Chi, teniamo ben presenti anche le fasi di passaggio da una situazione all’altra.
Il Tai Chi acquisterà un significato nuovo.
Spostiamoci ancora dallo yin e lo yang del Tai Chi allo yin e lo yang della vita.
Tutti noi, solitamente, dormiamo di notte e vegliamo di giorno; da oggi in poi, quando siamo a letto, proviamo tranquillamente ad osservare come avviene il passaggio dallo yang allo yin, dalla veglia al sonno.
Osserviamo cosa accade al nostro essere mentre la nostra coscienza lentamente declina fino a dissolversi, fino a trasformarsi in sonno, in incoscienza.
E’ come un tramonto.
Non perdiamoci lo spettacolo di questo tramonto interiore.
E’ così denso di significati.
E la mattina dopo, quando ci svegliamo, proviamo a seguire il passaggio dallo yin allo yang, stiamo a vedere come si dissolve l’incoscienza e ricompare la coscienza.
E’ l’alba del nostro essere, non perdiamocela
***

La pratica del tai chi, e il suo studio è da compiere per stadi,
senza voler bruciare le tappe con costanza e umiltà,
aspettando che la natura faccia il suo corso e che i cambiamenti avvengano spontaneamente.
Salendo una scala bisogna far attenzione a ogni singolo piolo,
senza saltarne nemmeno uno, così sì è consapevoli della salita e non si avrà dubbi nel percorrerla.
La pratica non può ridursi a una mera ripetizione, meccanica, sterile e vuota di esercizi e posture;
la forma stessa, pur essendo sempre la solita, risulta diversa alla percezione:
eseguendola si è in grado, ascoltandosi, di cogliere sottili sfumature,
piccoli ma importanti cambiamenti, sapori sempre nuovi.
L’intenzione è nella pratica, non nel risultato.
Non posso imparare più di quello che sto facendo.
Perché non serve a niente.
Discorso sulla Pratica del Tai Chi
***

L’esercizio del T’ai Chi Ch’uan dapprima mette in moto, poi conduce al movimento.
Si usa lo his (la mente) per mettere in moto il ch’i (l’energia)
e poi il ch’i per mettere in moto il corpo.
Questo movimento si origina all’interno e poi va verso l’esterno:
nasce negli organi interni e poi è convolgiato fuori attraverso i movimenti delle gambe e delle braccia.
In questo consiste il processo di sprofondamento del ch’i nel tan t’ien;
in breve, uno diventa flessibile passando per l’essere leggero e agile.
Non bisogna utilizzare la benchè minima forza.
Coltivate il ch’i e fate circolare il sangue.
Allungate i legamenti e salvaguardate la vostra energia.
Quando praticate il T’ai Chi Ch’uan di mattino o di sera, vi occorrono solo sette minuti.
La cosa più importante è di non cercare di vedere un progresso troppo presto.
Cheng Man Ch’ing (Tredici Saggi sul T’ai Chi Ch’uan)
***

Senza vento non c’è tornado,
senza nuvole non c’è fulmine.
Senza Qi non c’è Nei Jin,
senza Nei Jin non c’è Taiji Quan.
Flavio Daniele
****

L’inizio è come la fine.
Quando pratica la disciplina, il principiante può giungere alla saggezza immutabile
solo se saprà poi ripercorrere il cammino inverso fino al livello di partenza, il luogo di stallo.
Ve n’è una ragione.
Dal momento che il principiante non sa nulla riguardo alla posizione corretta del corpo e del modo in cui si tiene la spada,
la sua mente non sarà condizionata da alcunché.
Se un uomo lo colpisce, molto semplicemente reagirà all’attacco in modo istintivo.
Non appena il principiante inizierà a studiare e gli verranno mostrati il comportamento e l’atteggiamento mentale da osservare,
la sua mente si fermerà sui diversi aspetti.
A questo punto, se vorrà colpire un avversario, si sentirà a disagio.
In seguito, col passare del tempo e continuando con la pratica, il principiante si sarà reso conto di non essere più tale,
in quanto la sua mente si sarà liberata dal peso dei pensieri che prima lo affollavano,
e sarà tornata così com’era all’inizio, quando tutto doveva ancora essere appreso.
Ecco che diviene evidente il motivo per cui l’”inizio” debba essere come la “fine”.
Takuan Soho (Lo Zen e l’Arte della Spada)

Ci amavamo…

agosto 25th, 2014

Ci amavamo cosi tanto che ci siamo inventati la quotidianità, le litigate, le distanze. Ci amavamo come se fosse sempre l’ultimo giorno, perchè sapevamo entrambi che l’ultimo giorno sarebbe arrivato. Era come se sapessimo già che i nostri cuori ce li saremmo riportati indietro incerottati. Ci amavamo con la consapevolezza che non ci saremmo mai appartenuti l’un l’altro, con le bugie delle nostre promesse eterne. Sfruttavamo ogni centimetro della nostra pelle, ci scambiavamo l’anima per sentire e sentirci l’amore che avevamo dentro di noi. Eravamo egoisti con un gran disperato bisogno d’amore, da ricordare, da assaporare, da portarci dentro come un salvadanaio dei nostri ricordi. Ci siamo amati per vivere quel po’ che basta, per un senso alla vita, la nostra. Ci siamo amati cosi tanto da decidere dentro di noi di ingannare la felicità, di truccare la disperazione, di sorridere alla malinconia. Abbiamo trovato l’amore e il dolore di non poterlo crescere. Ci siamo amati come se fosse stato un regalo inaspettato, un dono chiuso con un Filo d’oro, uno di quelli che non potrai mai slegare, ma ne sai già la sorpresa. Ci amavamo e sognavamo. Ci amavamo e piangevamo. Ci amavamo e morivamo, entrambi. Come il primo giorno. Come l’ultimo. L’ultimo giorno….

 

 

 

 

kosta

FRASI SUI CAVALLI

agosto 25th, 2014

 cavalli

I cavalli non hanno progetti in comune con gli uomini. La relazione con il cavallo è fondata essenzialmente sull’unico obiettivo di «metterlo al nostro servizio». Saltare gli ostacoli, girare alla corda, cambiare di galoppo al volo o restare nel box e farsi pulire e lucidare, sono tutte situazioni inventate dall’uomo. A noi piace credere che ai cavalli tutto questo faccia piacere o che comunque trovino un certo interesse a servire il destino degli uomini.

All’inizio i cavalli sono stati addomesticati per servire da mezzi di trasporto. Poi questo utilizzo è scomparso ma il legame che unisce l’uomo al cavallo si è mantenuto nel tempo. L’equitazione, quindi, non è uno sport come gli altri. Unisce infatti due esseri completamente diversi, che per loro stessa natura non hanno niente a che fare l’uno con l’altro.

Il cavallo è il nostro specchio. Chi vuole progredire deve guardare se stesso dentro al proprio cavallo. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo e accettare di cambiare. Accettare di rimetterci in discussione quando le cose non vanno. Accettare l’idea che le reazioni del cavallo sono le risposte al nostro atteggiamento fisico e mentale. Accettare di cambiare è il punto di partenza. Essere capaci di comprendere i messaggi che il cavallo ci invia, fargli capire ciò che vogliamo da lui e capire a nostra volta ciò che lui ci vuole dire. Cerchiamo quindi un punto d’incontro e un approccio con il cavallo attraverso lo studio e la comprensione della sua natura.

Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
***

Puoi condurre un cavallo all’abbeveratoio, ma non puoi costringerlo a
bere
anonimo
***

I fondamenti della comunicazione tra uomo e cavallo si riferiscono a tre principali aspetti: la fiducia, il rispetto, la connessione. Tutte le risposte si trovano dentro a questi tre concetti. Quando i tre aspetti si congiungono si raggiunge la massima intesa uomo-cavallo.

Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
***

Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo! Shakespeare
***

Dio, non permettere che io vada in un Paradiso dove non ci sono
cavalli!
R.B. Cunningham-Graham
***

Non esiste una così intima segretezza come tra cavaliere e cavallo.

R. Smith Surtees
***

Un cavallo, forte, potente, bello, è la proiezione dei sogni che la
gente fa di se stessa, e ci permette di fuggire dalla nostra esistenza
quotidiana.
P.Brown
***

C’è qualcosa nell’esteriorità di un cavallo che si attaglia
all’interiorità di un uomo.
Sir W. Churchill
***

I cavalli sono mutevoli, lo sai; molti pony danno del filo da torcere
a robusti stallieri, ma se gli metti in groppa un bambino o un adulto
disabile, diventano docili come agnellini. Non so cosa sia: sembra una
specie di intuito…
Jackie Croom
***

Il cavallo è un animale povero, va in giro con gli zoccoli e senza calze; se gli salti addosso ti porta; se lo metti davanti a una carrozza esso la tira; se lo lasci in un posto sta lì, ed ecco che dorme in piedi.
Cochi e Renato
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Il cavallo di un contadino non ha mai cedimenti, mai problemi a
partire.
Non rifiuta mai il morso, non si accascia mai.
Non permette al mondo di ammirare la sua bellezza.
Anthony Trollope
***

il nostro cavallo deve avere la convinzione che tutto ciò che gli chiediamo sia realizzabile e che niente di brutto gli possa capitare, anche se si trovasse di fronte a una situazione nuova e imprevista. È il concetto della «desensibilizzazione»: far scomparire la paura di fronte alle situazioni che causano stress.
Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
***

Il cavallo è comunque ben diverso da noi essere umani. Le cattive intenzioni, il fare del male, non fanno parte della sua natura. Questa è una prerogativa solo degli uomini. Bisogna togliersi dalla testa che il cavallo voglia farci del male intenzionalmente e premeditatamente. Spesso sentiamo dire che questo o quel cavallo ha un brutto carattere, è ombroso: ma non è affatto vero! Semplicemente cerca di fuggire da una situazione negativa ma non ce l’ha con noi. Siamo noi che dobbiamo capire perché scappa.

Dobbiamo sempre pensare che il cavallo è il nostro specchio. Specchiamoci in lui e quello che vedremo sarà un cavaliere collerico, ignorante, presuntuoso. Dobbiamo accettare il fatto che la reazione del cavallo non è che la sua risposta a un nostro atteggiamento. Sfortunatamente, la violenza è troppo spesso la manifestazione dell’ignoranza.
Lorenzo Capellini,     Il fascino dei cavalli
***

L’animale che egli cavalcava era un cavallo rovinato dall’aratro, che con l’età aveva perduto ogni bella qualità, ma conservato tutti i vizi; era magro e irsuto, con un collo da pecora ed una testa a forma di martello, la criniera spelacchiata e la coda erano tutte aggrovigliate con bacche spinose; un occhio era senza pupilla, e guardava fisso come quello di uno spettro, ma l’altro conservava un luccichio davvero diabolico. Pure, a giudicare dal suo nome, «Polvere da sparo», doveva essere stato un tempo un cavallo focoso e vivace;
Washington Irving
***

Cosa sarebbe stato dell’umanità senza il cavallo? Il grande Cesare, Alessandro il Grande, i grandi di Spagna… Sarebbero stati veramente grandi senza il cavallo? Questa nazione sarebbe mai nata senza il generoso aiuto di questo nobile animale? E qual è il miglior modo per sdebitarsi se non quello di offrir loro un pascolo grasso e tranquillo dove potersi nutrire e procreare in pace.
Lo chiamavano Trinità

LUNA NUOVA NEL SEGNO DELLA VERGINE

agosto 24th, 2014

Lunedì 25 agosto 2014 alle ore 14,14 il Sole e la Luna si trovano a 2°,19 del segno della Vergine, questa congiunzione dà inizio alla fase di Luna Nuova. A mio modesto parere questa sarà una fase molto più positiva rispetto le ultime due fasi che ci hanno mostrato episodi agghiaccianti, lo auspico di cuore. Sole e Luna sono in opposizione, cattivo aspetto con Nettuno nei Pesci, queste posizioni planetarie possono portare illusioni, tensioni, confusioni, insoddisfazioni e difficoltà ad affrontare la realtà. Sto pensando ai nostri politici…

Urano dall’Ariete è sempre in guerra con Plutone dal Capricorno, non vengono incoraggiati da nessun altro pianeta e questo è già positivo, ma continueranno ad alimentare violenza. Urano forma aspetti benefici con Giove, Venere e Lillith, questo può essere molto vantaggioso per ridare ottimismo ed un eventuale slancio alla nostra economia. Aspetti planetari non buoni sono evidenziati anche da Saturno e Marte nello Scorpione in quadratura a Venere nel segno del Leone, queste posizioni portano difficoltà nei rapporti sociali e sentimentali che diventano freddi e distaccati. Mercurio forma dei buoni aspetti con Plutone, Saturno e Marte, questi aspetti planetari agevolano vivacità mentale, autocritica, perspicacia, lucidità di pensiero, sincerità, onestà, slancio vitale autocontrollo e realizzazione degli obbiettivi. Buona Luna a tutti.

 

La Soffitta delle Streghe

Image: stephanie pui mun2897784885253072458

FRASI SULLA RICCHEZZA

agosto 24th, 2014

ricchezza

C’è vera condivisione solo nella povertà. C’è vera ricchezza solo nella condivisione.
Roger Etchegaray
***

Ho paura della ricchezza come della felicità. Tutti questi soldi mi scombussolano, mi fanno quasi sentire in colpa. Da un lato ho paura di gettarli via, perché m’è rimasto il ricordo vivissimo di quand’ero povero, dall’altro temo sempre di scoprirmi avaro.
Elton John
***

La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il mio amore: più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti.

William Shakespeare
***

La ricchezza illumina la mediocrità.
Abel Bonnard
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L’amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l’eternità.
Adolfo Rol
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La ricchezza somiglia all’acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete.
Arthur Schopenhauer
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Il ricco è un cattivo povero, uno straccione troppo puzzolente di cui le stelle hanno paura.
Léon Bloy
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Un cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra: si dona.

Gustave Flaubert
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Il fatto che abbiamo perduto la ricchezza non significa che dobbiamo perdere la dignità.
Sloan Wilson
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La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli, quella dei ricchi dai loro genitori.
Massimo Troisi
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Ostentare ricchezza, potere, sicurezza, salute, attivismo, sono tutti espedienti per esorcizzare l’angoscia del tempo che ci sfugge dalle mani.

Carlo Maria Martini
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Non dalla ricchezza nasce la virtù, ma che dalla virtù deriva, piuttosto, ogni ricchezza e ogni bene, per l’individuo come per gli stati.

Platone
***

Il saggio disse: La ricchezza diminuisce per un nulla, per insegnare e render noto quanto il denaro sia cosa debole e vile, e senza alcuna reale consistenza. Vuol dire: la ricchezza è per sua natura e per sua essenza tale che diminuisce per un nulla, per una lievissima causa; e vien meno e si perde. Non sono necessarie grandi cause per distruggerla; giacché, data la sua enorme debolezza e pochezza, per una ragione pur minima o lieve, e degna di nessuna considerazione, quasi fosse cosa vana, va in perdizione e viene annullata per il suo minimo valore; di modo che quando vediamo un ricco decaduto, e rimasto privo del suo denaro, non dobbiamo farne meraviglia né andare a ricercare in che maniera sia impoverito protestando contro la Provvidenza divina; poiché è nella natura e nel carattere della ricchezza di venir meno per la più insignificante ragione.
Shemuel Joseph Agnon
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La ricchezza è relativa all’oggetto a cui taluno tende: un uomo che abbia trecentomila scudi di rendita, è un ricchissimo privato, ma sarebbe un miserabile sovrano.
Vincenzo Cuoco
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Se non otterrò nulla dalla casa del ricco, mi daranno qualcosa alla casa del povero. Coloro che molto possiedono spesso sono avidi; quelli che hanno poco sono sempre pronti a spartirlo.
Oscar Wilde
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Le ricchezze moltiplicano gli amici, ma il povero è abbandonato anche dall’amico che ha.
Salomone
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“Ricco no” – disse – “sono un povero con soldi, che non è la stessa cosa.”
Gabriel Garcia Marquez
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BORGES BAR *GIANFRANCO PECCHINENDA

agosto 23rd, 2014

borgesbar

In questo bar – gli rispose il Maestro Borges dalla penombra – a ognuno piacerebbe credere di poter trovare una soluzione definitiva alle proprie ossessioni. Tutti quelli che tu vedi seduti lì al bancone, ritengono di poter ricevere una risposta, ma prima di poter arrivare a destinazione bisogna aver attraversato il cammino. E la strada non è mai una sola, è inutile girarci intorno. Bisogna andare e ancora andare, disperdersi, dissolversi, prima di poter comprendere che il viaggio più affascinante è quello in cui si fa ritorno. Riconoscerla, la casa, dopo aver smarrito il cammino, e poi riconoscersi.
Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

***

A quell’uomo piaceva molto sentire tutta la potenza della passione per la fantasia, per l’incantesimo.
E la fantasia oramai c’era, incredibilmente era lì, e lui si trovava evidentemente in presenza della Poesia che, realizzandosi, si stava facendo vita. L’illusione poteva continuare: signori, stanotte si vive!

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

***

Bastò un suo gesto, e il desiderio si trasformò come per magia in una scena fantastica. La fredda tecnologia sa come piegarsi alle necessità dell’illusione; è così che la vita può talvolta farsi finalmente realtà.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

***

Bastò un suo gesto, e il desiderio si trasformò come per magia in una scena fantastica. La fredda tecnologia sa come piegarsi alle necessità dell’illusione; è così che la vita può talvolta farsi finalmente realtà.
- Ci siamo? – chiese l’uomo.
- Perfetto! – rispose lei. Mi hai letto nel pensiero.
E la musica gli piove dentro, il cuore sobbalza, la pelle s’immerge in un bagno caldo. Tutta l’acqua del mondo li avvolge, le palpebre involontariamente si chiudono e una luce gli inonda il cervello. “Sarà l’ipotalamo” – pensa lui – perché in realtà ha una gran paura dell’anima, almeno della sua.
“Emozione” – prova a farfugliare ancora. Ma oramai si è insinuata Lei, nella sua anima, quella stessa di cui lui ha tanto timore. E non la governa più. Ora le parole fuoriescono autonomamente dalle loro labbra, senza che nessuno dei due abbia la benché minima possibilità di poterle governare. Sono parole appartenenti oramai ad uno stesso impasto, che s’illuminano e si spengono con un’imprevedibile sintonia, mentre entrambi sembrano percorsi dal sottile terrore di un involontario errore; dalla tensione dell’imponderabile possibilità di un malinteso, sempre in agguato.
Ma ormai l’intesa c’è, è una cosa, come quelle cosas del Maestro della Poesia. È lì, i due la avvertono mentre, invasi da quella stessa cosa comune, continuano nella loro notte a far danzare le parole:
- Ci sono momenti che sono rari.
- Inverosimili… forse esistono solo nei film.
- Momenti raramente verosimili.
- Si potrebbe voler vivere anche solo per quelli.
Lasciarsi esistere in attesa di poter vivere momenti così inverosimilmente veri. Frammenti di un discorso che procede da sé.
- Forse sì… – irrompe lei – ma la musica è finita… e il mio bar non c’è più.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

***

I due sono sempre più uno.
Si beve, ogni tanto ci si scambia uno sguardo. Tutt’intorno è un silenzio soffuso. I due sembrano avvolti, coinvolti: l’esperienza è inenarrabile. Ogni tanto si distaccano, ma è per confermare una presenza che è anche assenza: i corpi si avvicinano, ma non si toccano. È di più, perché si sfiorano, e le carezze degli sguardi provocano brividi che si proiettano al di là dei loro corpi, dentro, molto dentro.
- Ti sto guardando fin troppo, adesso – osa dire lui.
- E io guardo te, ma nel modo in cui ho sempre fatto, e continuerò a fare.
Lui si sente bene! Poi, improvvisamente, lui non si sente bene. In particolare quando lei aggiunge, a fior di labbra:
- Ti guarderò sempre con uno sguardo speciale. Anche quando non ti sembrerà più. Anche se mai dovessi pensare che non ti guardo più in modo speciale. Non sarà mai così.
In effetti, lui non si sente molto bene. Sono i brividi, forse l’emozione.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

***

Lui gira intorno a lei, vergognandosi di voler apparire il più disinvolto, il più in gamba, quello che la sa più lunga tra tutti gli uomini che lei avrebbe potuto mai incontrare. E gira intorno, intorno. Ha perso la bussola, che anche se la ritrovasse non la saprebbe usare, lui. Che anche se glielo volesse spiegare, non saprebbe come.

Borges Bar, Gianfranco Pecchinenda

***

L’esbat delle streghe

agosto 22nd, 2014

Alcune streghe festeggiano tutte e quattro le fasi lunari; luna crescente, luna piena, luna calante e la luna nuova mentre, molte altre, preferiscono festeggiare solo la luna quando e’ alta e piena nel cielo. Dipende da voi scegliere come muoversi, la cosa e’ soggettiva come soggettivi sono i modi di festeggiare. Come gia’ detto e’ sufficiente anche solo ballare, cantare, sfornare dolcetti a forma di luna, per esempio, o bere dalla coppa l’acqua entro la quale avremo fatto rispecchiare i raggi della luna ( se non vediamo la luna dalle finestre di casa bastera’ visualizzare la luna che si specchia nella nostra coppa ) e lanciarle pensieri di amore carichi di riconoscenza, oltre che rivolgerle il nostro pensiero con le parole che trascriviamo in fondo a questa pagina.
Bruciando dell’incenso puro e una candela d’argento. Poichè il colore della Dea è argento.

Gli esbat sono momenti personali e ogni strega deve trovare il suo modo personale di festeggiarli. Siate liberi di lasciarVi ispirare. Siate liberi di essere ciò che vogliate. )O(

**possiate essere sempre benedetti** )O(
La soffitta delle streghe
www.lasoffittadellestreghe.it

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Egoismo…

agosto 22nd, 2014

 

Da una persona devi prendere le distanze dopo. Dopo averla vissuta, per quel tempo che basta, per quel tempo da capire che al tuo “come stai” si scatenava sempre tutto il suo dolore e tutta la tua comprensione, che al tuo bacio ricambiava solo perchè ricevuto, come al tuo abbraccio. Da una persona devi prendere le distanze quando non ha mai una sua iniziativa, quando il suo cuore è egoista, e mai altruista. E allora devi prendere le distanze da chi nella tua vita non potrà mai darti niente se non è corrisposto da un tuo gesto, da chi si siede e aspetta sempre una carezza senza mai aver avuto la necessità di donartela prima. Si vive con la consapevolezza che ciò che fai con il cuore non ha mai il bisogno di essere ricambiato, di essere preteso. Ma chi vive con il cuore ha anche il bisogno di essere corrisposto, ma non lo dirà mai, anche quando prende le distanze. Chi vive con il cuore e quasi sempre vittima di indifferenza, difficilmente troviamo persone che si donano come riflesso alle nostre azioni, e quando lo fanno alla fine scopri sempre che c’era un motivo, proprio, personale. E allora percorri altre strade, ricordandoti sempre quelle già fatte, e le distanze che avevi deciso di prendere, non si accorciano mai, cominciano ad avere minuti, ore, giorni, anni. Chi vive con il cuore, non sporcherà mai l’indifferenza ricevuta, chi vive con il cuore se ne va sempre in silenzio, senza odio, senza rabbia, senza rancori. Se ne va con quella leggera rassegnazione, diventando invisibile per chi lo era già. Vengono a sua volta sporcati da quelli che avevano costruito la loro ragnatela, da quelli che ormai non si sentono più accarezzati, coccolati, da quelli che hanno sempre voluto solo il disperato bisogno di attenzioni. E allora diventano i tuoi migliori nemici, diventano aridi, sporcando la comprensione che gli avevi donato, diventano il peggio senza pensare che avevano la possibilità di essere il meglio. A volte basta un semplice “come stai” per accorciare le distanze, essere meno egoisti senza essere schiavi del sistema. A volte bisogna ricordarsi di tirare fuori il cuore se vogliamo un percorso, di incontrarsi a metà strada se vogliamo camminare con gli altri. Essere vittima senza aver mai dato niente, e come fare sesso senza essere innamorati…Trovare il piacere ed essere appagati solo per approvazione del prossimo. Immagino che in quello che avete letto nessuno di voi si riconosce, nessuno di voi è egoista. Immagino che state pensando che chi non ci ama non ci merita, che nei vostri percorsi avete sempre donato il cuore. Ecco perchè il mondo è senza…Ecco perchè non c’è più nessuno con un cuore in mano che ci dice. Come stai….

cuore

 

 

 

FRASI SUI PROBLEMI

agosto 22nd, 2014

PROBLEMI

Ringrazia i problemi: finché ce ne sono, avrai un lavoro… I problemi non sono un’anomalia del sistema, farci i conti è la nostra ragion d’essere.
Del resto, rimanere a corto di problemi sarebbe di una noia pazzesca e ci ridurrebbe come faraoni imbalsamati: a prima vista perfetti, in realtà inanimati. Le difficoltà quotidiane ci costringono a qualcosa di utile che per abitudine e pigrizia eviteremmo volentieri: fare il punto sulla nostra esistenza, metterci in discussione, progettare un’alternativa – il piano B – e, perché no?, rischiare un po’.
È quando tutto sembra andar male che troviamo il coraggio per scelte della cui bontà siamo intimamente convinti, ma che riusciamo a compiere solo se persuasi che non abbiamo più nulla da perdere.
Senza la frustrazione indotta da ostacoli all’apparenza insormontabili, ci limiteremmo a circuiti mentali già percorsi, che tendenzialmente sfociano in vicoli ciechi. E non c’è di peggio che restare fermi, nella nostra area confortevole, per finire fagocitati dall’inerzia, l’unica sconfitta davvero irreparabile. Smettere di affrontare problemi è l’inizio di ogni problema.”
Sebastiano Zanolli, Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi. Consigli per affrontare meglio le difficoltà
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Coloro che affrontano i problemi con atteggiamento intollerante non sono adatti alla lotta.
Nelson Mandela
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Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere.

Paulo Coelho, Monte Cinque
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Dentro ogni grande problema ce n’è uno più piccolo che sta lottando per venir fuori.

Arthur Bloch, Legge del lavoro accurato, La legge di Murphy
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Un nuovo inizio grazie al calendario. Succede ogni anno. Rimettiamo l’orologio su Gennaio. Il nostro premio per essere sopravvissuti alle feste è un nuovo anno. Rinverdire la grande tradizione dei propositi per l’anno nuovo. Buttati il passato alle spalle e ricomincia. È difficile resistere alla tentazione dell’inizio, alla voglia di accantonare i problemi dell’anno vecchio.
GREY’S ANATOMY
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Credo che non viaggerò mai più. Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei.
Charles Bukowski
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Quando si è nella merda fino al collo, non resta che cantare
Samuel Bekett
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La globalizzazione è un problema che riguarda tutti e su cui tutti hanno idee piuttosto confuse, nessuno escluso.

Bisogna essere docenti di economia politica per riuscire a essere utili nello spiegare un po’ com’è la faccenda? Non credo. Anzi. Ognuno può dare il suo contributo. Uno scrittore, ad esempio, può offrire due vantaggi: il primo è che, per il mestiere che fa, può riuscire a essere più chiaro di un docente universitario o di un ministro dell’Economia. Il secondo è che, appunto, fa un mestiere che non c’entra niente e quindi, almeno sulla carta, può vedere le cose da lontano, senza essere troppo condizionato da pregiudizi e interessi vari. Poi magari può sbagliare. Ma non perché è uno scrittore. Se mai, nonostante il fatto che sia uno scrittore

Next, Alessandro Baricco
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Non esiste nulla che sia un problema senza un dono per te nelle mani.

Richard Bach, Illusioni
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